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Anticapitalismo

L'insurrezione che viene...leggere, stampare, diffondere

autore: 
Comitato Invisibile

Link per stampare e/o salvare il libro.

http://damiel.dailyjyhad.com/wp-content/uploads/2009/06/insurrezionechev...

Non c'è un libro da tradurre, né una storia da raccontare...
(prefazione all'edizione italiana)

«Lo scandalo di questo libro è che tutto quello che vi figura è rigorosamente e
catastroficamente vero, e non cessa di avverarsi, ogni giorno di più». Queste le parole
rilasciate il 25 maggio 2009, al quotidiano Le Monde, da Julien Coupat, rilasciato da lì a
qualche giorno dopo una detenzione durata sei mesi, decisa sulla base di sospetti, e
senza prova alcuna. Julien Coupat è accusato non tanto di essere il «capo» di una
presunta «cellula terroristica», non tanto di aver sabotato le linee ferroviarie dell'alta
velocità francese, quanto piuttosto di aver scritto L'insurrezione che viene, il libro che
avete tra le mani. E queste sue parole potrebbero riassumere il motivo per il quale
abbiamo deciso di tradurlo: perché quel che dice è vero, e soprattutto, lo dice. Senza
compromessi di linguaggio e stile, senza promesse di comprensioni da raggiungere al
termine di chissà quali interpretazioni, il Comitato Invisibile ha condensato nelle pagine
che seguono una serie di esperienze sensibili a tutti, e da tutti immediatamente
riconoscibili. L'insurrezione che viene non ha nulla a che vedere con i saggi di filosofia
politica piazzati in un qualsiasi irraggiungibile pantheon di un qualsiasi vuoto
dogmatismo: esso fa della vita e della realtà una questione, in primis, di riflessione e,
conseguentemente, di azione. E lo fa con un atto, deliberato e tangibile, di
riappropriazione della vita.
Dovremmo quasi ringraziare il triste teatrino delle leggi antiterrorismo, dello stato
d'eccezione e dello sciacallaggio mediatico riguardo alla presunta connessione tra
L'insurrezione che viene e il cosiddetto «caso di Tarnac», per aver permesso che questo
libro venisse letto su così vasta scala, in maniera collettiva, e spesso da un punto di vista
pratico. Se non fosse stato per loro, probabilmente la gioia propagata da questo libro
non avrebbe raggiunto così tante persone. Probabilmente, non avrebbe spinto altri a
tradurlo nel proprio idioma, a parlarne in così tante occasioni, ad analizzare e mettere
in atto le conseguenze che esso inevitabilmente porta con sé.
Come Traduttori Invisibili, abbiamo tentato di rendere il più fedelmente possibile i
contenuti de L'insurrezione che viene, trasponendolo in un'altra lingua, ma rimanendo
strettamente legati allo spirito di ciò che viene espresso al suo interno. Abbiamo scelto
l'anonimato anche come traduttori, per gli stessi motivi espressi più avanti dal Comitato
Invisibile: il pensiero che è dietro a questo libro, è collettivo, collettiva è la sua
redazion, e collettiva, contro la proprietà intellettuale, è la sua diffusione. Situatici in
una qualche zona indefinita tra un comitato di sostegno e una possibile espressione del
sentimento insurrezionale, abbiamo cercato di far superare a questo libro i confini del
territorio linguistico francofono, per accendere la scintilla di un incendio fatto di
riflessioni, incontri, decisioni e azioni che ogni comune che nascerà in seguito avrà modo
autonomamente di sviluppare.
Non c'è un libro da tradurre, né una storia da raccontare: c'è un ordine da far crollare.

Agile, occupano la fabbrica incappucciati "No ai 237 licenziamenti".

image1: 
operai.jpg

LA GENTE SI STA INCAZZANDO

Agile, occupano la fabbrica incappucciati
"No ai 237 licenziamenti". E temoro ritorsioni
"Andremo avanti fino a quando la presidenza del consiglio non si interesserà alla vicenda", minacciano. "Dietro la decisione dell'azienda, di recente acquisita dal gruppo Omega, c'è un gioco di scatole cinesi"

Barricati all´interno dell´azienda, ci resteranno finché la presidenza del Consiglio non si farà carico del loro caso. Dalla mezzanotte di martedì 20 dipendenti di Agile (ex-Eutelia), compagnia dell´hi-tech fornitrice di servizi informatici, si sono accampati negli uffici di via Laboratori Olivetti, a Pregnana Milanese. Senza stipendio da agosto, venerdì 23 ottobre sulle teste di 237 lavoratori su 430 è calata anche la mannaia della mobilità collettiva. Che riguarda 1.192 tecnici su 1.880 in Italia. Un piano di ristrutturazione pesante avviato dalla nuova proprietà, il gruppo Omega da poco subentrato alla Agile. Un passaggio di consegne che ha attirato l´attenzione di molti.

FOTO Gli operai incappucciati

I sindacati presenteranno un esposto per truffa alla Procura di Napoli. "I continui passaggi di mano, il classico gioco di scatole cinesi, è stato congegnato per trattenere i Tfr e con il ricorso agli ammortizzatori sociali si scarica il costo della rottamazione sulla collettività. Vittime del giochetto i lavoratori", spiegano Fim e Fiom. Mesi di bocconi amari esplosi nella protesta di ieri. Mentre fuori dai cancelli i colletti bianchi raccoglievano le presenze per organizzare il presidio, è arrivata la notizia che anche la sede di Ivrea era stata occupata. Spontaneo è partito un lungo applauso. All´interno, i venti impiegati aspettano notizie.

L´azienda ha tagliato la linea Internet e quella telefonica, i cellulari vanno centellinati. Per terra, tra le scrivanie e i computer, ci sono sacchi a pelo e coperte usate nella prima notte d´occupazione, «è stata lunga, ma non molliamo, vogliamo indietro il nostro lavoro», dice "Il Baffo", 56 anni, leader degli accampati. Si sono dati tutti un soprannome e tengono le sciarpe e i cappucci calati sul viso per non farsi riconoscere, hanno paura di ritorsioni. «I lavoratori - afferma Maria Sciancati, segretario generale di Fiom Milano - non sono più disponibili a subire le decisioni devastanti di una azienda fantasma. «Siamo di fronte a una bad company, la cui missione è liquidare l´attività, nonostante il lavoro sia assicurato dalle commesse pubbliche. Le istituzioni devono intervenire a gamba tesa», conclude Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc. (04 novembre 2009)

14 nov - Serata zapatista con Vittorio Sergi e John Holloway

autore: 
Cs()a il Molino e CzmL

Il Collettivo Zapatista Marisol e il Centro Sociale il Molino di Lugano
presentano:

Sabato 14 novembre a partire dalle 18.00 "Il volto del Messico che R-Esiste".

Programma della serata:

18.00 Aperitivo solidale

19.30 Cena popolare messicana "Chava cocinero"
(sopa azteca, arroz, frijoles, tacos al pastor de soja)

20.30 Vittorio Sergi presenta il libro
"Vento dal basso nel Messico della rivoluzione in corso"

Con la presenza di John Holloway, autore delle prefazione del libro
nonché di "Cambiare il mondo senza prendere il potere"

23.00 La Rifa con ricchi premi dignitosi

23.30 Dj set con Luka Rudeboy - Radio Kingston (from ska to salsa)

Cocktail bar a favore dei prigionieri politici e murales dal vivo!

*********************************
COMUNICATO:

Messico e nuvole... (gonfie di sangue): evitate le zone a "rischio"

Spiagge dorate, mare blu e trasparente, gastronomia esotica e invitante, popolazioni locali affabili e sorridenti. Vulcani, giungle, tequila e cocaina, arte e cultura e un’incredibile storia fatta di piramidi, templi e divinità misteriose. Intrigante e affascinante!
È il Messico venduto dalle agenzie e dai depliant turistici: etnico e a buon mercato, alla portata di tutti, spensierato e non troppo pericoloso.
Se si evitano le zone «a rischio»... chiaramente!

I «guerriglieri» in Chiapas, a Oaxaca, a Guerrero, i paesani di Atenco, gli studenti dell’auditorio occupato «Che» di Città del Messico, le mamme di Ciudad Juarez, i minatori e gli elettricisti in sciopero, i transessuali e le «sexoservidoras» del barrio bravo di Tepito e della Merced.
Evitate le zone a rischio perchè il Messico, attenzione sono notizie confidenziali, é il secondo paese dopo l’Iraq, con più giornalisti ammazzati.
È la nuova via della droga senza ostacoli e confini che provoca migliaia di morti mensili; è il moderno muro che, a vent’anni dalla caduta di quello di Berlino, viene eretto per impedire l’entrata su suolo statunitense.
In Messico non si rispettano i più elementari diritti umani, dice Amnesty International.
Il Messico sono le mattanze di Atenco e di Oaxaca, le bottte agli studenti, il femminicidio di Ciudad Juarez, le privatizzazioni selvagge, la devastazione ambientale e la costruzione di nuovi mega progetti turistici e d'autostrade devastatrici a scapito delle popolazioni indigene e locali. Qui, la violenza perpetua che subiscono le comunità indigene (sorridenti sulle foto…) in Chiapas, Guerrero e Oaxaca si chiama guerra a bassa intensità. Qui, chi ha lottato per difendere la propia terra dalla devastazione e dal saccheggio di governi e multinazionali é morto ammazzato o é rinchiuso nelle prigioni di massima sicurezza, in condizioni abominevoli.

Non ci piace il turismo di massa e ci piace narrare di altri mondi!
Le zone « a rischio » preferiamo attraversarle, conoscerle per interagire, per costruire comunità, ammiccamenti e solidarietà. Qui e altrove.
Oggi, all’interno della rassegna «caratteri resistenti», presentiamo un opuscolo e un libro, con amici e compagni con i quali abbiamo teneramente condiviso queste «zone a rischio», che narrano di quell’altro Messico che costruisce, lontano da partiti politici e istituzioni, cammini di autonomia e d’emancipazione.
Dove le storie, reali e immaginarie, dolci e violente, diventano lotta e resistenza, umanità «altra»! Dove per cambiare il mondo non si mira alla presa del Potere.
La solidarietà rimane un'arma e questa iniziativa partecipa alla campagna internazionale di mobilitazione per i prigionieri politici « primero nuestr@ pres@s ».

Possiamo ancora dire che non ci riguarda quando la complicità gonfia le nubi? Quando il governo svizzero vende armi e mezzi a quello messicano (gli aerei pilatus che nel 1994 bombardavano le comunità zapatiste)? Quando le multinazionali svizzere contribuiscono all’impoverimento e allo sfruttamento? Quando, silenziosi e indifferenti, godiamo delle « bellezze » locali contribuendo indirettamente allo spoliamento delle comunità indigene e della popolazione locale.

Esageriamo? Guardando in alto le nubi hanno striature rosso sangue e, a volte, gocciolano....
Passa e partecipa il 14 novembre (il ricavato della serata sarà destinato a progetti per le comunità zapatiste o in solidarietà agli arrestati di Atenco e Oaxaca)
e ti daremo tutti i particolari della guerra a bassa intensità che avvolge il Messico.

In fondo basta poco a stracciare depliant turistici e ipocrite foto sorridenti. A bucare le nubi.
La «vie est ailleurs», sicuramente non su carta patinata e cartelloni pubblicitari!

IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA e I BENI COMUNI

Campagna__Salva_l_Acqua_

Con un decreto del 10 settembre scorso (D.L. 135/09, Art. 15) il Governo regala l’acqua ai privati: sottrae ai cittadini l’acqua potabile, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.
Entro il prossimo 24 novembre, il decreto che privatizza l’acqua potrebbe diventare legge.
Si tratta della definitiva mercificazione di un bene essenziale alla vita

Si tratta della definitiva consegna al mercato di un diritto umano universale
Si tratta di un provvedimento inaccettabile!
IMPEDIAMOLO !
FIRMA L’APPELLO ON-LINE: CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L’ACQUA” - IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA!

*****
Mercoledì 18 Novembre (ore 14.00)
Presidio sotto al Parlamento (Piazza Montecitorio)
in concomitanza con la discussione del decreto legge 135/09 presso la Camera dei Deputati.
Mobilitiamoci per impedire la conversione in legge del decreto legge 135/09!
Partecipiamo tutte e tutti al presidio!

Per informazioni...

*****

Protesta contro questa decisione del Governo tramite interlocuzioni con i parlamentari ed invio di e-mail al Ministro dell’Ambiente, ai vari Ministri e parlamentari.

Chiedi al tuo Consiglio Comunale di prendere posizione contro questo decreto che dichiara l’acqua potabile una merce ed avvia una campagna - anche attraverso una raccolta di firme - per impegnare il consiglio comunale ad inserire nello Statuto Comunale il riconoscimento che l’acqua è “un bene comune e un diritto umano universale” e che il servizio idrico è “un servizio privo di rilevanza economica” da gestire in forma pubblica e con la partecipazione delle comunità locali. ---> Scarica la petizione popolare contro l’Artt. 15 e 23 bis e organizza banchetti di raccolta firme

http://www.acquabenecomune.org/

5 Novembre

autore: 
(A)

"Ricorda per sempre il 5 novembre, il giorno della congiura delle polveri contro il parlamento. Non vedo perché di questo complotto, nel tempo il ricordo andrebbe interrotto."

Chi di noi guardando il famoso film v per vendetta non ha goduto almeno un pochino?
Certo, certo, è solo un film, eppure...
Eppure ci sono tante date che stanno scomparendo, date importanti, date che varrebbe la pena far lo sforzo di ricordare e celebrare a nostro modo.
Tra un mesetto ricorre la data della morte di Pinelli ( 15 dicembre) e quella della strage di piazza fontana ( 12 dicembre). Il 29 luglio è la giornata in onore del "fatto" di Gaetano Bresci.

Viva l'azione diretta, viva l'azione libera.

Aperitivo Benefit nonostanteMilano

06/11/2009 - 19:00
06/11/2009 - 22:00
Etc/GMT+2
autore: 
nonostanteMilano

venerdì 6/11, ore 19.00
apertitivo benefit per l'uscita dedl nuovo numero di nonostanteMilano "S/Z".
via Bramantino ang. via De Predis, Milano (zona Mac Mahon).

"Nonostante: lemma composto, utile sia come preposizione sia come congiunzione. Il verbo ostare significa “essere d’ostacolo”, dal latino obstare, letteralmente “stare davanti”. Chiunque viva a Milano – o in uno qualsiasi degli immondi tentacoli dell’ectoplasma metropolitano che sta progressivamente sostituendo la biosfera – sa bene da quale micidiale “flusso di merda” si trovi quotidianamente assediato. Milano ci sta davvero di fronte, anzi intorno, come un impedimento, un ostacolo, un intralcio. Come un’incessante produzione di disagio di massa. Le “cronache” che sommessamente compileremo – in qualità di anonimi glossatori della vita alienata – ripudiano qualsivoglia intento informativo e si autoesiliano senza rimpianti dalla palude delle opinioni. Loro materia sarà l’evidenza della nostra anestesia: non i “fatti”, ma la nostra incapacità di percepire ciò che accade, la nostra insensibilità all’evento. Dal che si dovrebbe evincere il senso di questa impresa, apparentemente inane e velleitaria: condividere una pura esigenza. Condividerla, ovviamente, con chi già ce l’ha, benché talvolta non ne abbia consapevolezza o, stretto fra occupazioni varie e meschine distrazioni, non trovi agevolmente il modo di esprimerla. Condividerla nonostante Milano.

nonostantemilano@gmail.com

Sfogo contro la critica del "ribellismo"

autore: 
Anticapitalista

Buon giorno a tutti i compagni e a tutte le compagne,
quella che segue è un piccolo sfogo.
Preciso (pare che serva specificarlo) che sono un uomo di 35 anni, ho studiato fino alla terza media e provengo da una famiglia operaia.
Quindi provate a lasciare correre gli errori di scrittura o di punteggiatura…se potete.
Leggo spesso o mi capita durante delle discussioni di sentire sempre critiche al “ribellismo giovanile”.
Io credo invece che il “ribellismo” sia la palestra naturale dell’insurrezione.
Mi ricorderò per tutta la vita una piccolissima conversazione fatta con mio padre prima che morisse.
Gli dissi che ero dispiaciuto per tutti i casini che avevo combinato da sbarbato e per tutte le volte che avevo dato battaglia su cose (che dopo anni) mi sembravano delle cazzate.
Lui mi disse che non dovevo chiedere scusa di niente e che anzi era orgoglioso di me.
Mi disse:”se un ragazzo non si ribella a 15 anni sarà uno schiavo a 30; e tu per fortuna hai scelto di non essere un servo”……quanto aveva ragione!
Sono convinto che molti giovani compagni, comunisti e anarchici, che esplodono nelle piazze di tutto il mondo siano da ringraziare e non da attaccare con mille distinguo….violenza, non violenza, utilità politica, comunicazione ecc…ecc…
Voglio dire, ma che cazzo!
Mica tutti siamo economisti, studiosi, intellettuali, artisti, scienziati del marxismo.
Ci sono persone come me e come molti altri che sono semplicemente poveri e in più hanno una “sensazione”, un intuizione.
Non so come spiegarmi…senti dentro di te che le cose non quadrano, non riesci a mandare giù le ingiustizie che vedi.
Vuoi riprenderti la tua vita, che è l’unica cosa che hai.
Certo che non ho idea di come si amministra uno stato e non sono riuscito a leggere il capitale (ci ho provato), ma so che sono contro il capitalismo che è la causa della mia miseria e dalla miseria molto più pesante di tanti miei fratelli.
E allora mi incazzo, e allora voglio scendere per la strada e spaccare tutto, e allora voglio rubare tutto quello che mi serve, e allora vorrei assaltare i cie per tirare fuori altri poveri come me (che però sono più poveri e FISICAMENTE in catene).
Che cosa c’è di sbagliato in questo?
Cosa c’è di non rivoluzionario?
Sono comunista?
Si lo sono, perché credo che il comunismo sia GIUSTO e sia la rivincita dei popoli.
Non ho ne la voglia ne il tempo di studiare gli scritti dei maestri.
Io voglio vivere e vivere bene e voglio combattere.
E se proprio devo essere sincero mi va bene “delegare” ad altri compagni questo difficile compito, a chi ne ha la capacità.
Però ricordatevi sempre che non ci sarà mai la rivoluzione senza i giovani arrabbiati che tutti insultano sempre.

Sperando di non violare nessun regolamento di Indy vi saluto.

Sperando che siano sempre di più i ragazzi incazzati e sempre di più gli studiosi anticapitalisti.

Alla classe operaia, ai lavoratori, ai popoli oppressi del mondo

autore: 
Piattaforma Comunista

Cari compagni ed amici,
inviamo in allegato la versione italiana del documento adottato dalla Conferenza Internazionale di Organizzazioni e Partiti Marxisti-Leninisti (CIPOML) in occasione del 20° anniversario della caduta del muro di Berlino.
Tutti gli organismi politici e sociali che intendono aderire alla presente dichiarazione possono comunicarlo all'indirizzo email teoriaeprassi@yahoo.it
Il sito web della CIPOML è visitabile all’indirizzo www.cipoml.org
Saluti fraterni. Piattaforma Comunista

www.piattaformacomunista.com
email: teoriaeprassi@yahoo.it

Alla classe operaia, ai lavoratori, ai popoli oppressi di tutto il mondo!
Si avvicina il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino e la borghesia va allestendo
l’ennesimo attacco anticomunista e antioperaio, condito dalle più logore falsificazioni storiche.
Sono ormai venti anni che la classe dominante pretende di sequestrare le necessità e le aspirazioni di
cambiamento della classe operaia e dei popoli con le demagogiche promesse di “un nuovo ordine
mondiale” e le menzogne sulla “fine del socialismo”, per impedire ogni tentativo di resistenza, di
rivolta, di messa in discussione del sistema capitalistico.
Dopo gli avvenimenti del 1989 i propagandisti dell’imperialismo annunciarono che era finita la
storia, che le ideologie non servivano più (tranne quella borghese, ovviamente), che la rivoluzione era
una cosa del passato, e che perciò esisteva un solo orizzonte per l'umanità: quello fondato sulla
proprietà privata dei mezzi di produzione sociali.
Da allora, assieme alla presentazione degli eventi accaduti nell'Est europeo come la “sconfitta del
comunismo”, si sono imposte le politiche neoliberiste, il “diritto d’ingerenza”, le “guerre preventive”
per la riconquista del mondo da parte degli imperialisti nordamericani. Da allora la borghesia ha
rafforzato la sua offensiva contro la classe operaia e le masse popolari, per aumentare lo sfruttamento
e il saccheggio imperialista.
Da parte loro, i revisionisti e i social-democratici in occasione di questo anniversario si dividono fra
chi si cosparge il capo di cenere e chi ricostruisce in modo alterato le vicende che portarono alla caduta
del muro. Molti di loro negli ultimi anni si sono spostati ancor più a destra, dimostrando tutta la loro
debolezza ideologica e politica, mentre una parte è passata direttamente nel campo nemico. Altri, continuano
a sostenere che non è più tempo di rivoluzione, che bisogna adattarsi alle regole imposte dalla
borghesia, limitarsi alle riforme, e perciò condannano le forze comuniste e rivoluzionarie che hanno
deciso di opporsi alla slavina, riorganizzandosi e riprendendo il cammino della lotta.
Noi comunisti sappiamo che la caduta del muro di Berlino non ha implicato il crollo del socialismo
proletario, ma è stata la tappa finale di un processo di distruzione della dittatura del proletariato e di
restaurazione capitalista cominciato negli anni 50-60 dello scorso secolo in URSS e nella maggioranza
dei paesi dell'Est, a causa dell’affermazione del revisionismo. L’affondamento del cosiddetto
“socialismo reale” è stato il crollo di una sovrastruttura che non corrispondeva più ai rapporti di
produzione effettivi, ma che a causa dei suoi tratti esteriori nominalmente “socialisti” ha contribuito a
determinare confusione, sbandamento, riflusso e perdita di posizioni da parte della classe operaia.
La caduta del muro non ha annullato la validità del marxismo-leninismo come teoria rivoluzionaria,
bensì ha completato la parabola dell’ideologia revisionista nell’Est europeo. Essa non ha determinato
la risoluzione delle principali contraddizioni della nostra epoca, bensì il loro aggravamento, come
dimostra la realtà odierna.
Cosa abbiamo visto, infatti, negli ultimi venti anni?
Invece del superamento degli ostacoli economici, sociali e politici che impediscono l’emancipazione
dell’umanità, abbiamo visto alzare muri ancora più alti di fronte agli sfruttati e agli oppressi.
Quello che separa l’oligarchia finanziaria che vive nel lusso e nello spreco dalle grandi masse di
donne e di uomini che creano con il loro lavoro tutte le ricchezze, senza però poterne beneficiare
poiché sono costretti a soffrire il giogo dello sfruttamento intensivo, della disoccupazione, della
precarietà, della povertà, ricevendo solo carità dai governi borghesi.
Quello fra un pugno di potenze imperialiste e i paesi dipendenti sottoposti al brutale saccheggio
delle loro risorse, costretti al sottosviluppo e gettati nella fame.
Quello rappresentato dall'oscurantismo, dall'ignoranza, dall'oppressione religiosa, dal
cosmopolitismo borghese, che servono a mantenere i lavoratori sottomessi e abbrutiti.
Quello eretto contro i migranti fra USA e Messico, in Europa, nel Mediterraneo, quello alzato dal
sionismo in Palestina, quello conservato dall'imperialismo nella penisola coreana e molti altri.
Che fine hanno fatto dopo due decenni le promesse sparse ai quattro venti dalla classe dominante?
Avevano promesso la “crescita economica”, ma abbiamo visto l’estensione senza precedenti del parassitismo
e della speculazione, crisi economico-finanziarie sempre più frequenti e profonde, fino a
giungere a quella attuale, la più grave e distruttiva crisi degli ultimi ottanta anni, nella quale si esprimono
tutti i problemi accumulatisi anteriormente.
Avevano garantito “libertà e democrazia”, ma queste ipocrite parole si sono presto trasformate nella
dittatura rafforzata di un gruppo di paesi imperialisti e dei monopoli finanziari, in un dominio neocolonialista
ancora più feroce, cui sono sottoposti centinaia di paesi e nazioni dipendenti, in colpi di stato
come quelli avvenuti di recente in Honduras e in Africa, in soppressione dei diritti dei lavoratori e delle
libertà democratiche in molti paesi, in Stati-gendarme sempre più autoritari e fascisti.
Avevano assicurato un “mondo di pace”, ma le potenze imperialiste, USA in testa, hanno rafforzato i
loro arsenali e apparati militari, scatenato una serie di guerre di aggressione ed atti di autentico
terrorismo che hanno mietuto centinaia di migliaia di vittime, così come si sono intensificate le rivalità
fra i paesi imperialisti e i gruppi monopolisti per una nuova spartizione delle materie prime, dei
mercati, delle sfere di influenza, accrescendo così il pericolo di un nuovo conflitto mondiale.
Parlavano ancora di “protezione della natura”, ma vediamo che la ricerca del massimo profitto ha
devastato l’ecosistema, mostrando che il capitalismo, con la sua logica predatoria, è incompatibile con
l’esistenza stessa del genere umano.
E che dire della situazione dei paesi dell’Est europeo “restituiti alla libertà”? Salari da fame,
disoccupazione di massa, cancellazione di ogni forma di tutela sociale, catastrofe economica, aumento
della mortalità, criminalità, prostituzione, subordinazione più servile agli interessi dell’imperialismo
occidentale o, nel caso della Russia, affermazione del più retrivo sciovinismo per affermare i propri
interessi imperialisti. C’è forse da stupirsi se in questi paesi oggi cresce la “nostalgia del socialismo”,
cioè di un sistema sociale superiore a quello capitalista, che aveva raggiunto grandi conquiste
nonostante le continue aggressioni imperialiste, prima che il revisionismo lo minasse dall'interno e poi
lo sgretolasse?
In questi venti anni la classe operaia, gli altri lavoratori, la maggioranza dei popoli, nonostante i colpi
subiti non sono stati fermi, non hanno accettato in silenzio la schiavitù del lavoro salariato e l'oppressione
imperialista. Il riflusso della lotta di classe ha gradualmente lasciato il posto ad una maggiore
resistenza e a nuova ascesa della lotta politica e sociale, sia pure espressa in modo differente da paese
e paese. In particolare nell’ultimo decennio abbiamo osservato un importante processo di ripresa
delle lotte, significativi avanzamenti dei lavoratori e dei popoli, nonostante la crescente aggressività
della borghesia.
La storia non è finita con la caduta del muro di Berlino, al contrario ha subito una evidente accelerazione.
La lotta delle classi sociali, che è il suo motore fino al raggiungimento del comunismo, va
avanti e riprende slancio il movimento comunista ed operaio internazionale. I protagonisti della lotta
per la trasformazione sociale sono ancora in piedi e disposti a dare battaglia! Ciò preoccupa a tal punto
la borghesia che - a venti anni dalla “morte dichiarata del comunismo” - deve continuamente esorcizzare,
denigrare e criminalizzare il suo fantasma, per evitare che il proletariato si riappropri della
sua teoria rivoluzionaria.
Tutto ciò è una dimostrazione che la presunta superiorità e invincibilità del capitalismo è una
menzogna, che le ragioni della rivoluzione e del socialismo continuano a esseri più che mai attuali e
valide.
Oggi siamo in una situazione internazionale assai differente da quella del 1989. La borghesia si
trova dentro una disastrosa crisi economica, risultato delle leggi di funzionamento del capitalismo, e
non ha risposte da fornire alle necessità e alle aspirazioni dei lavoratori e dei popoli. E’ più vulnerabile
di ieri, ed esistono numerosi anelli deboli nella catena del suo dominio.
La crisi attuale di sovrapproduzione relativa, intrecciata con la crisi generale del sistema imperialista-
capitalista, durerà a lungo, svelando agli occhi delle masse il vero volto della borghesia: una classe
che ha da tempo esaurito la sua funzione storica, ma che continua a chiamare chiamano i lavoratori e i
popoli ai “necessari sacrifici” per garantirsi la sopravvivenza e i privilegi.
Vediamo infatti che mentre i governi prelevano dalle casse pubbliche enormi quantità di denaro per
favorire i monopoli capitalisti, le banche, si accresce costantemente la disoccupazione, i salari e le pensioni
vengono ridotti, i servizi sociali smantellati, e perciò i lavoratori cadono nella miseria e nella
fame. L'offensiva dei capitalisti va assumendo man mano forme sempre più acute, la borghesia e suoi
governi lanciano l'attacco a tutte le conquiste politiche ed economiche ottenute a prezzo di dure lotte.
Il fascismo fa passi avanti in diversi paesi, fomentato dai gruppi più reazionari del capitale finanziario.
Nuove guerre di rapina si preparano.
Questa situazione mette in luce l'inconciliabilità degli interessi fra proletari e borghesi e pone la
classe operaia e i lavoratori di fronte al bisogno urgente di realizzare il fronte unico di lotta contro l'offensiva
capitalista, la reazione politica e le aggressioni imperialiste.
L'ostacolo principale che oggi si frappone alla costruzione del fronte unico è la politica di collaborazione
di classe seguita dai partiti socialdemocratici e dai sindacati gialli, veri e propri puntelli sociali
della borghesia. Costoro riproponendo alle masse un “riformismo” messo ormai fuori uso dalle leggi
inesorabili del capitalismo, frenano e dividono il movimento operaio e sindacale, lo deviano verso il
cretinismo parlamentare e aprono le porte alla forze reazionarie.
Per rimuovere questo ostacolo, per lottare efficacemente, occorre che i lavoratori si uniscano per
difendere in modo intransigente i propri interessi economici e politici, avanzando un programma
concreto di azione contro la borghesia: contro i licenziamenti, la diminuzione del salario, i tagli alla
spesa sociale, per riversare sui padroni, sui ricchi, sui parassiti le conseguenze della crisi,
intensificando nelle fabbriche, nelle campagne, nelle strade, la lotta contro l'offensiva capitalista,
organizzando così una larga controffensiva internazionale, affinché non siano i proletari e i popoli ad
essere sacrificati ma gli interessi economici dei capitalisti!
Allo stesso tempo è necessario che ai comunisti e ai rivoluzionari si uniscano tutte le forze realmente
democratiche, progressiste, di sinistra, per dare impulso alla lotta antimperialista e antifascista, per favorire
la tendenza al cambiamento che si sviluppa nel mondo, particolarmente in America Latina e in
Asia, per sviluppare la solidarietà tra i popoli.
I partiti e le organizzazioni della C.I.P.O.M.L., assieme alle forze politiche e sociali che aderiscono al
presente appello, pongono nel modo più risoluto alle masse il problema dell'uscita rivoluzionaria dalla
crisi del capitalismo. Di fronte alle misure adottate dai governi borghesi, di fronte alle illusioni sparse
da coloro che si propongono di “regolare” un ordinamento sociale in decomposizione, noi comunisti affermano
che i mali dell'imperialismo non sono curabili, che la sola via di uscita dalla crisi generale del
capitalismo è il socialismo proletario, la società pianificata dei produttori.
A questo scopo, mentre prendiamo parte e sosteniamo le lotte che sotto i colpi della crisi si vanno
sviluppando con forme sempre più acute, mentre cooperiamo alla loro organizzazione indicando che i
lavoratori devono rifiutarsi di sopportare le conseguenze della crisi, diciamo che la situazione diverrà
ancora più grave se il proletariato e i popoli non riusciranno a raccogliere tutte le loro forze per rispondere
all'attacco e lottare per l'abbattimento della dittatura delle classi sfruttatrici, per un nuovo e
superiore ordinamento sociale.
Venti anni dopo la caduta del muro di Berlino la rivoluzione socialista si presenta ancora una volta
come una questione posta e da risolvere attraverso il rafforzamento e la costruzione di forti partiti comunisti
che alzino la bandiera del marxismo-leninismo, la bandiera dell'Ottobre sovietico, la bandiera
della rivoluzione proletaria mondiale!
Ottobre 2009
Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML)

Serata zapatista con Vittorio Sergi e John Holloway

autore: 
Cs()a il Molino
14nov-originale.jpeg

Collettivo zapatista marisol Lugano

Programma serata "Il volto del Messico che resiste"

Presentazione del libro che rientra nella Rassegna "caratteri resistenti"
http://ch.indymedia.org/it/2009/09/71221.shtml

18.00 Aperitivo solidale

19.30 Cena popolare messicana

20.30 Vittorio Sergi presenta il libro
"Vento dal basso nel Messico
della rivoluzione in corso".

Con la presenza di John Holloway
(autore di "Cambiare il mondo senza prendere il potere")

23.00 La Rifa con premi dignitosi

23.30 Dj set Luka Rudeboy - Radio Kingston
(from ska to salsa)

> cocktails bar & live murales <

Volantino serata:
http://switzerland.indymedia.org/it/2009/11/72023.shtml

Comunicato:

MESSICO E NUVOLE (gonfie di sangue): … EVITARE LE ZONE « A RISCHIO » !

Spiagge d’orate, mare blu e trasparente, gastronomia esotica e invitante, popolazioni locali affabili e sorridenti. Vulcani, giungle, tequila e cocaina, arte e cultura e un’incredibile storia fatta di piramidi, templi e divinità misteriose. Intrigante e affascinante!
È il Messico venduto dalle agenzie e dai depliant turistici: etnico e a buon mercato, alla portata di tutti, spensierato e non troppo pericoloso.
Se si evitano le zone «a rischio»... chiaramente!

I «guerriglieri» in Chiapas, a Oaxaca, a Guerrero, i paesani di Atenco, gli studenti dell’auditorio occupato «Che» di Città del Messico, le mamme di Ciudad Juarez, i minatori e gli elettricisti in sciopero, i transessuali e le «sexoservidoras» del barrio bravo di Tepito e della Merced.
Evitate le zone a rischio perchè il Messico, attenzione sono notizie confidenziali, é il secondo paese dopo l’Iraq, con più giornalisti ammazzati.
È la nuova via della droga senza ostacoli e confini che provoca migliaia di morti mensili; è il moderno muro che, a vent’anni dalla caduta di quello di Berlino, viene eretto per impedire l’entrata su suolo statunitense.
In Messico non si rispettano i più elementari diritti umani, dice Amnesty International.
Il Messico sono le mattanze di Atenco e di Oaxaca, le bottte agli studenti, il femminicidio di Ciudad Juarez, le privatizzazioni selvagge, la devastazione ambientale e la costruzione di nuovi mega progetti turistici e d'autostrade devastatrici a scapito delle popolazioni indigene e locali. Qui, la violenza perpetua che subiscono le comunità indigene (sorridenti sulle foto…) in Chiapas, Guerrero e Oaxaca si chiama guerra a bassa intensità. Qui, chi ha lottato per difendere la propia terra dalla devastazione e dal saccheggio di governi e multinazionali é morto ammazzato o é rinchiuso nelle prigioni di massima sicurezza, in condizioni abominevoli.

Non ci piace il turismo di massa e ci piace narrare di altri mondi!
Le zone « a rischio » preferiamo attraversarle, conoscerle per interagire, per costruire comunità, ammiccamenti e solidarietà. Qui e altrove.
Oggi, all’interno della rassegna «caratteri resistenti», presentiamo un opuscolo e un libro, con amici e compagni con i quali abbiamo teneramente condiviso queste «zone a rischio», che narrano di quell’altro Messico che costruisce, lontano da partiti politici e istituzioni, cammini di autonomia e d’emancipazione.
Dove le storie, reali e immaginarie, dolci e violente, diventano lotta e resistenza, umanità «altra»! Dove per cambiare il mondo non si mira alla presa del Potere.
La solidarietà rimane un'arma e questa iniziativa partecipa alla campagna internazionale di mobilitazione per i prigionieri politici « primero nuestr@ pres@s ».

Possiamo ancora dire che non ci riguarda quando la complicità gonfia le nubi? Quando il governo svizzero vende armi e mezzi a quello messicano (gli aerei pilatus che nel 1994 bombardavano le comunità zapatiste)? Quando le multinazionali svizzere contribuiscono all’impoverimento e allo sfruttamento? Quando, silenziosi e indifferenti, godiamo delle « bellezze » locali contribuendo indirettamente allo spoliamento delle comunità indigene e della popolazione locale.

Esageriamo? Guardando in alto le nubi hanno striature rosso sangue e, a volte, gocciolano....
Passa e partecipa il 14 novembre (il ricavato della serata sarà destinato a progetti per le comunità zapatiste o in solidarietà agli arrestati di Atenco e Oaxaca)
e ti daremo tutti i particolari della guerra a bassa intensità che avvolge il Messico.

In fondo basta poco a stracciare depliant turistici e ipocrite foto sorridenti. A bucare le nubi.
La «vie est ailleurs», sicuramente non su carta patinata e cartelloni pubblicitari!

CzmL

Serata zapatista con Vittorio Sergi e John Holloway

03/11/2009 - 00:00
03/11/2009 - 18:49
Etc/GMT+2
autore: 
Cs()a il Molino

Collettivo zapatista marisol Lugano (czl.noblogs.org)

Programma serata:

Presentazione del libro che rientra nella Rassegna libri "caratteri resistenti"
http://ch.indymedia.org/it/2009/09/71221.shtml

18.00 Aperitivo solidale

19.30 Cena popolare messicana

20.30 Vittorio Sergi presenta il libro
"Vento dal basso nel Messico
della rivoluzione in corso".

Con la presenza di John Holloway
(autore di "Cambiare il mondo senza prendere il potere")

23.00 La Rifa con premi dignitosi

23.30 Dj set Luka Rudeboy - Radio Kingston
(from ska to salsa)

> cocktails bar & live murales <

Flyer serata:
http://switzerland.indymedia.org/it/2009/11/72023.shtml

Comunicato:

MESSICO E NUVOLE (gonfie di sangue): … EVITARE LE ZONE « A RISCHIO » !

Spiagge d’orate, mare blu e trasparente, gastronomia esotica e invitante, popolazioni locali affabili e sorridenti. Vulcani, giungle, tequila e cocaina, arte e cultura e un’incredibile storia fatta di piramidi, templi e divinità misteriose. Intrigante e affascinante!
È il Messico venduto dalle agenzie e dai depliant turistici: etnico e a buon mercato, alla portata di tutti, spensierato e non troppo pericoloso.
Se si evitano le zone «a rischio»... chiaramente!

I «guerriglieri» in Chiapas, a Oaxaca, a Guerrero, i paesani di Atenco, gli studenti dell’auditorio occupato «Che» di Città del Messico, le mamme di Ciudad Juarez, i minatori e gli elettricisti in sciopero, i transessuali e le «sexoservidoras» del barrio bravo di Tepito e della Merced.
Evitate le zone a rischio perchè il Messico, attenzione sono notizie confidenziali, é il secondo paese dopo l’Iraq, con più giornalisti ammazzati.
È la nuova via della droga senza ostacoli e confini che provoca migliaia di morti mensili; è il moderno muro che, a vent’anni dalla caduta di quello di Berlino, viene eretto per impedire l’entrata su suolo statunitense.
In Messico non si rispettano i più elementari diritti umani, dice Amnesty International.
Il Messico sono le mattanze di Atenco e di Oaxaca, le bottte agli studenti, il femminicidio di Ciudad Juarez, le privatizzazioni selvagge, la devastazione ambientale e la costruzione di nuovi mega progetti turistici e d'autostrade devastatrici a scapito delle popolazioni indigene e locali. Qui, la violenza perpetua che subiscono le comunità indigene (sorridenti sulle foto…) in Chiapas, Guerrero e Oaxaca si chiama guerra a bassa intensità. Qui, chi ha lottato per difendere la propia terra dalla devastazione e dal saccheggio di governi e multinazionali é morto ammazzato o é rinchiuso nelle prigioni di massima sicurezza, in condizioni abominevoli.

Non ci piace il turismo di massa e ci piace narrare di altri mondi!
Le zone « a rischio » preferiamo attraversarle, conoscerle per interagire, per costruire comunità, ammiccamenti e solidarietà. Qui e altrove.
Oggi, all’interno della rassegna «caratteri resistenti», presentiamo un opuscolo e un libro, con amici e compagni con i quali abbiamo teneramente condiviso queste «zone a rischio», che narrano di quell’altro Messico che costruisce, lontano da partiti politici e istituzioni, cammini di autonomia e d’emancipazione.
Dove le storie, reali e immaginarie, dolci e violente, diventano lotta e resistenza, umanità «altra»! Dove per cambiare il mondo non si mira alla presa del Potere.
La solidarietà rimane un'arma e questa iniziativa partecipa alla campagna internazionale di mobilitazione per i prigionieri politici « primero nuestr@ pres@s ».

Possiamo ancora dire che non ci riguarda quando la complicità gonfia le nubi? Quando il governo svizzero vende armi e mezzi a quello messicano (gli aerei pilatus che nel 1994 bombardavano le comunità zapatiste)? Quando le multinazionali svizzere contribuiscono all’impoverimento e allo sfruttamento? Quando, silenziosi e indifferenti, godiamo delle « bellezze » locali contribuendo indirettamente allo spoliamento delle comunità indigene e della popolazione locale.

Esageriamo? Guardando in alto le nubi hanno striature rosso sangue e, a volte, gocciolano....
Passa e partecipa il 14 novembre (il ricavato della serata sarà destinato a progetti per le comunità zapatiste o in solidarietà agli arrestati di Atenco e Oaxaca)
e ti daremo tutti i particolari della guerra a bassa intensità che avvolge il Messico.

In fondo basta poco a stracciare depliant turistici e ipocrite foto sorridenti. A bucare le nubi.
La «vie est ailleurs», sicuramente non su carta patinata e cartelloni pubblicitari!

CzmL

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