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Anticapitalismo

APPELLO ALLE COMPAGNE: DITE LA VOSTRA AL DR. LEANDRO ALETTI

autore: 
Donna rabbiosa

COMPAGNE E' ORA DI FARSI SENTIRE!!!!!!

Ecco dove chiamare se avete qualcosa da dire a questo "medico" che insulta e aggredisce le donne.

Milano Ospedale "S. Maria delle Stelle" di
MELZO
Via Maffia, 1
20066 Melzo - MI
Dr. Leandro Aletti
Divisione di Ostetricia e
Ginecologia
tel. 02/95122332-398
fax. 02/95122319

Melzo, in tre chiedono di abortire
il primario urla in corsia: "Assassine"

"Assassina, sta uccidendo suo figlio", ha urlato Leandro Aletti, responsabile di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Melzo (Milano) e noto antiabortista, simpatizzante di Comunione e liberazione, a ciascuna delle tre donne, dai 27 ai 36 anni, che avevano scelto quella struttura pubblica per abortire
di Ilaria Carra

Avevano deciso di abortire. Ma una volta all’ospedale, per gli accertamenti preliminari all’interruzione di gravidanza, il primario, obiettore di coscienza, le ha umiliate nel corridoio del reparto, davanti al personale e alle degenti. «Assassina, sta uccidendo suo figlio», ha urlato Leandro Aletti, responsabile di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Melzo e noto antiabortista, simpatizzante di Comunione e liberazione, a ciascuna delle tre donne, dai 27 ai 36 anni, che avevano scelto quella struttura pubblica per abortire.

L’aggressione verbale è riportata nella denuncia per ingiuria presentata al giudice di pace di Cassano d’Adda: «Il primario, noto antiabortista, ci ha insultate e diffamate — denunciano le donne — offendendo il nostro decoro e arrecandoci un danno morale». Dopo due rinvii, a dicembre si terrà l’udienza sul caso. Anche se entrambe le parti stanno cercando un accordo per evitare di arrivare al processo. Con il primario che, sebbene il suo avvocato Mario Brusa parli di un «fraintendimento tra le parti», sarebbe pronto a firmare una lettera di scuse e chiarimenti per archiviare l’accaduto. La direzione sanitaria ha già presentato le sue scuse.

Sotto accusa è anche la procedura che prevede di compilare la cartella clinica, preliminare all’aborto, in un atrio lungo la corsia del reparto. Pratica a cui nella struttura, si dice, si ricorre quando la sala visite è occupata, ma che in sostanza comporta la violazione della privacy delle donne. «Mentre iniziavamo il colloquio con il medico di turno venivamo accostate dal primario che ci aggrediva con insulti ad alta voce — si legge nel ricorso — così tutti i presenti venivano edotti della ragioni della nostra presenza nel reparto rendendo di pubblico dominio una scelta delicata e assolutamente personale».

Un episodio «lesivo della nostra dignità», tanto che una delle tre donne sarebbe stata anche identificata da una conoscente che passava di lì. «Le muove l’umiliazione subita in un momento delicato che nessuna donna affronta a cuor leggero», commenta l’a vvocato delle denuncianti, Ilaria Scaccabarozzi. La direzione dell’o spedale di Melzo precisa che in tema di accoglienza a chi vuole abortire «la paziente viene sottoposta alla raccolta dei dati sanitari e di degenza all’interno degli spazi deputati come previsto dal regolamento sulla privacy». (27 ottobre 2009)

"Illegale il no di Mediaset agli spot di Sky"

Boicotta Mediaset

Il tribunale di Milano: tra Biscione e Publitalia accordo anti-concorrenziale
Cologno: "Respinte le pretese della società di Murdoch di avere subito spazi pubblicitari"

MILANO - Publitalia ha tenuto un comportamento "anti-concorrenziale" rifiutandosi di mandare in onda lo scorso settembre le promozioni di Sky "al solo fine di avvantaggiare l'offerta di Mediaset Premium". Ma i network di Silvio Berlusconi non saranno obbligati a riprendere immediatamente la trasmissione della pubblicità perché l'autorità giudiziaria non ha il potere di imporre "vincoli contrattuali sostituendosi alla volontà delle parti". La guerra giudiziaria degli spot si è chiusa ieri alla prima sezione del tribunale civile di Milano con una vittoria ai punti per la rete satellitare controllata da Rupert Murdoch. Che ha visto riconosciuti i comportamenti illegali del Biscione - obbligato a pagare le spese di pubblicazione del provvedimento e a trattare le future promozioni di Sky senza "rifiuti pregiudiziali" - ma che non è riuscita a sferrare il colpo del ko, costringendo Cologno a riprendere subito la sua campagna pubblicitaria.

Questa sfida in tribunale è l'ennesimo capitolo della delicatissima battaglia che sta ridisegnando in questi mesi l'etere italiano. Sky, dopo il raddoppio dell'Iva deciso dal governo e l'uscita dell'accoppiata Biscione-Rai dai suoi canali si è trovata a far fronte da qualche mese all'offensiva a tutto campo di Mediaset (alle prese con le difficoltà della tv generalista) nella pay-tv. Una guerra senza esclusione di colpi in cui anche Publitalia ha fatto la sua parte, rifiutando le promozioni della società di Rupert Murdoch a settembre, mese delicatissimo sia per l'avvio del campionato di calcio che per il lancio dei nuovi servizi a pagamento Mediaset Premium.

A squadernare nero su bianco il significato "politico" del no agli spot di Sky è, come emerge dalla sentenza, una lettera scritta il 6 agosto da un dirigente del Biscione alla tv satellitare: "Stante la concorrenzialità del prodotto oggetto della campagna rispetto ad analoghi prodotti del nostro Gruppo (il maiuscolo è nell'originale, ndr.) - c'è scritto - Publitalia ha garantito disponibilità di spazi non oltre il 5 settembre". Si tratta - sintetizza il giudice - di un comportamento anti-concorrenziale. Cologno, continua, deve esaminare "senza rifiuti pregiudiziali" le richieste del rivale "stante l'enorme potere di mercato della concessionaria, anche perché gli spazi pubblicitari in Rai sono facilmente saturati per i limiti di legge".

Mediaset, commentando il provvedimento, ha preferito vedere il bicchiere mezzo pieno, ricordando tra l'altro di aver mandato in onda da inizio anno ad oggi ben 3.107 spot su prodotti e programmi Sky: "La decisione non modifica la condotta seguita sino a oggi dalle società del gruppo - dice una nota - Le pretese impositive di Sky Italia, come la ripresa immediata della fornitura di spazi pubblicitari, la richiesta di vietare a Mediaset i messaggi promozionali Mediaset premium e la richiesta di un pagamento di 100mila euro per ogni giorno di ritardo dell'esecuzione sono state respinte". Il network satellitare della famiglia Murdoch ha invece preso atto "con grande soddisfazione della decisione che vieta alla concessionaria pubblicitaria di Mediaset di rifiutare gli spot della stessa Sky".

PRIMARIE PD :LA RAPPRESENTAZIONE DELLA PARTECIPAZIONE

autore: 
da www.radiondadurto.org

da http://www.radiondadurto.org/agenzia/2009-10-26-19-22_red_pol-revelli-co...

26 Ott. Ore: 19.22 - PRIMARIE PD: LA RAPPRESENTAZIONE DELLA PARTECIPAZIONE
Pierluigi Bersani è destinato a vincere alle primarie del Pd con oltre il 50% dei voti: è quello che emerge dai primi dati ufficiali annunciati oggi dal partito, dato che le cifre diffuse ieri, pur verosimili, erano comunque ufficiose. Bersani avrebbe il 53,3% delle preferenze dopo lo scrutinio di 7.166 seggi, pari al 73% del totale; Dario Franceschini sarebbe fermo al 34,4%, Ignazio Marino al 12,3; l'1,6% delle schede sarebbe invece risultato nullo o bianco. Le previsioni indicano inoltre una quota di votanti alle primarie democratiche superiore ai 2milioni e 800mila unità. E mentre nel partito già montano le polemiche sul futuro, con tanto di possibili scissioni centriste, guidate da Francesco Rutelli, noi sentiamo il commento sulla partecipazione alle primarie di Marco Revelli, sociologo, docente universitario e storico intellettuale di sinistra, molto critico con quella che definisce una rappresentazione della partecipazione
[Scarica il contributo audio, durata: 9 min.] on www.radiondadurto.org

Coincidenze parallele: in margine all'affaire Marrazzo

autore: 
ilprimoamore

Coincidenze parallele
di Teo Lorini

Molte riflessioni si stanno dipanando in queste ore dal complicato garbuglio di omissioni e ricatti, video apparsi e scomparsi, smentite e ammissioni che ha per protagonista il presidente PD della regione Lazio, Pietro Marrazzo.
A cominciare dalla constatazione (ovvia ovunque tranne che in Italia) per cui è inammissibile che sia esposto a ricatti il titolare di una carica politica di quel livello e –a maggior ragione- il detentore di un ancor più importante incarico. Perché allora Marrazzo si sospende dalla carica e non lo fa invece il primo ministro che da mesi ha ammesso, con l'ardito eufemismo "non sono un santo", di essere un puttaniere e del quale sono, per di più, provati gli intensissimi rapporti con un corruttore sotto inchiesta per induzione alla prostituzione, ma anche per detenzione di cocaina a fini di spaccio?
Più a fondo ancora ci si potrebbe chiedere, come fa Piergiorgio Paterlini, se tutto si possa ridurre alle usurate categorie della 'debolezza', degli ormai logori vizi privati e delle sempre più implausibili pubbliche virtù o se invece non si debba almeno tentare un'esplorazione più ampia, nei campi ancora ostinatamente tabù "del desiderio, dell'identità, del sesso che si paga".

L'affaire Marrazzo, però, non è solo l'occasione per ragionamenti e argomentazioni ma è anche un fatto di cronaca che si sostanzia di dati e risultanze. Dal primo lancio dell'Ansa sulla vicenda, i giornali hanno raccolto e rilanciato un numero molto ampio di informazioni, non sempre in perfetta coerenza le une con le altre. Quanti sarebbero i video? Quali i nomi delle transessuali con cui Marrazzo si accompagnava? Quanti i carabinieri coinvolti? Quanti direttori di giornale erano in possesso del filmato tramite il quale Marrazzo veniva ricattato? Agli inquirenti che si dovranno orizzontare in tanta complessa materia non sarà però sfuggito il ricorrere, nel materiale di indagine, di un elemento suggestivo. L'incontro nel quale Marrazzo sarebbe stato filmato dai carabinieri che lo hanno ricattato si è svolto a Roma, in un appartamento sito in via Gradoli 96.

Chi ha più di trent'anni non faticherà a riconoscere questo indirizzo. La mattina del 18 aprile 1978, in pieno svolgimento del sequestro Moro, nell'appartamento sito al secondo piano, interno 11, di via Gradoli 96 qualcuno trova il modo di incastrare tramite una scopa la bocchetta della doccia e di puntarla verso una fessura fra le piastrelle del bagno. Una volta aperto il rubinetto, l'acqua filtra nei muri, allaga le intercapedini sino a quando una vasta macchia si allarga sul soffitto dell'appartamento di sotto, dove l'inquilina è costretta a chiamare prima l'amministratore e poi i pompieri. È in questo modo che viene scoperto il covo brigatista in cui è alloggiato, con il nome falso di Mario Borghi, nientemeno che Mario Moretti, il capo delle Brigate Rosse. Su quel ritrovamento tutt'altro che casuale, si è parlato a lungo, tanto nelle varie commissioni parlamentari d'inchiesta, quanto in libri di storici, politici e saggisti intenzionati a indagare i troppi misteri d'Italia in cui non è difficile supporre l'intervento dei Servizi segreti. È il caso, ad esempio, del celebre tramezzo di un altro covo BR, quello milanese di via Montenevoso. In quel bilocale che i carabinieri al comando di Dalla Chiesa "scarnificarono mattonella per mattonella", rimase però occultata una copia completa del Memoriale di Aldo Moro, comprensiva delle pagine in cui Moro rivelava alle BR l'esistenza di una struttura clandestina, Gladio, creata dalla Nato in funzione antisovietica e ignota persino al Parlamento italiano. Rimaste celate (dietro il citato tramezzo) per oltre 12 anni, quelle pagine riapparvero nel 1990. All'indomani, guarda caso, della disgregazione del blocco sovietico.
Nel caso del covo di via Gradoli, però, il ruolo degli apparati è qualcosa di più di una fantasticheria per amanti delle cospirazioni. Come ampiamente documentato dal senatore Sergio Flamigni in Il covo di Stato (Kaos edizioni, 1999), lo stabile dove Moretti aveva affittato sin dal dicembre 1975 un appartamento in cui visse per tutto il primo mese del sequestro Moro, era amministrato da un sistema di scatole cinesi di società-ombra, immobiliari, fiduciarie e finanziarie, connesse ai servizi e ad essi in toto riconducibili.

"In pratica" scrive Flamigni "nella primavera del 1978 ben 24 appartamenti della palazzina di via Gradoli 96, sede del covo BR, erano di proprietà di società immobiliari nei cui organismi societari figuravano alcuni fiduciari del servizio segreto civile (Sisde). A Roma e circondario si contano più di un milione di abitazioni, ma le BR morettiane che progettarono e attuarono il sequestro di Aldo Moro insediarono il covo-base dell'operazione proprio in via Gradoli 96, in un'abitazione letteralmente circondata da appartamenti la cui proprietà era controllata da fiduciari del servizio segreto del Viminale."

Interessante anche la figura dell'amministratore del palazzo, Domenico Catracchia, professionista di fiducia del Sisde e amministratore dei beni di Vincenzo Parisi, il futuro capo del Servizio che aveva acquistato nel settembre 1979, appena un anno dopo il delitto Moro, proprio l'appartamento-covo di via Gradoli. Interrogato dalla Digos lo stesso giorno della "scoperta"

"Catracchia dichiarò: «Sono amministratore dello stabile sito in via Gradoli n° 96. Riscuoto gli affitti di tutti gli appartamenti del suddetto stabile, tranne quello nella palazzina Imico, scala A, int. 11, 2° piano, che è di proprietà del sig. Ferrero-Bozzi, il quale lo ha affittato direttamente all'inquilino», cioè al capo delle BR che dovevano preparare il sequestro Moro […] Di norma gli inquilini pagano l'affitto direttamente al proprietario, ma in via Gradoli 96 questa regola valeva esclusivamente per il capo delle BR, Mario Moretti. A questa macroscopica incongruenza gli inquirenti non prestarono alcuna attenzione, né prestarono attenzione allo strano ruolo del Catracchia il quale, riscuotendo personalmente gli affitti pagati dagli inquilini, garantiva di fatto una copertura agli effettivi proprietari degli appartamenti. In pratica, il ruolo operativo di Catracchia faceva da schermo alle società immobiliari e agli studi commercialisti che le gestivano".

Insomma, la palazzina in cui nasce lo "scandalo Marrazzo" è un edificio ben noto ai servizi. Gli stessi servizi da cui, secondo diversi analisti, proverrebbe la velina che definiva Dino Boffo "noto omosessuale attenzionato dalla Polizia di Stato" e che Vittorio Feltri allegò disinvoltamente a un vero certificato giudiziario (quasi si trattasse di documenti ufficiali di pari valore) nella serie di articoli che portò alle dimissioni del direttore di 'Avvenire'.
Dopo quella vicenda, diverse voci dell'entourage del premier sono tornate a minacciare l'esibizione o il recupero di succulenti fascicoli da adoperare alla bisogna. Berlusconi in persona aveva dichiarato: "da editore ho stracciato molti servizi e fotografie" e, più di recente, ha annunciato che ne sarebbero venute fuori "delle belle" sul giudice della sentenza Mediaset-Cir. Alla lista delle dichiarazioni si aggiunge Feltri, che ha ricevuto una querela da Gianfranco Fini per aver minacciato esplicitamente di ripescare un dossier a luci rosse su un esponente di Alleanza Nazionale, né poteva mancare Emilio Fede che il 21 giugno in uno dei suoi strabordanti editoriali ha parlato di "scheletri negli armadi" chiedendo: "Li vogliamo aprire?".

Qualcuno potrebbe argomentare che il primo a essere fatto oggetto di curiosità e reportage è stato Berlusconi. Ma mentre i maneggi del premier con prostitute, attricette, candidate e così via emergono per così dire "in diretta", per effetto di valide inchieste giornalistiche e (non di rado) per il suo stesso cospicuo contributo (come ad esempio le molte contraddizioni del 5 maggio di Porta a Porta, puntata: "Adesso parlo io"), per i personaggi poco graditi al governo, le rivelazioni imbarazzanti o, meglio, il loro ripescaggio arriva sempre "in differita", al momento opportuno. È il caso di Boffo, la cui condanna per molestie risaliva al 2004 e, ora, di Piero Marrazzo: il video del ricatto, (che secondo il Corriere pare fosse in circolazione già in agosto, tanto da essere oggetto di un'inchiesta giudiziaria) viene alla luce ora, in prossimità di elezioni regionali che si preannunciano molto tese, soprattutto per la pretesa della Lega di avere una presidenza di Regione (verosimilmente quella del Veneto).
Quella di fabbricare dossier sugli avversari, magari con l'aiuto degli apparati di intelligence è un'antica tradizione italiana. Nella storia della Repubblica si può risalire almeno sino al 1964 e alla lista di "enucleandi" stilata dal Sifar per ordine del generale dei carabinieri Giovanni De Lorenzo, spalleggiato da importanti esponenti della DC. Ma anche nell'attuale maggioranza ci dev'essere chi non disprezza tale tecnica, almeno a giudicare dall'imponente centrale di dossieraggio fasullo scoperta il 5 luglio 2006 in via Nazionale a Roma e gestita da un funzionario del Sismi, Pio Pompa, assunto direttamente dal generale Niccolò Pollari, a sua volta nominato ai vertici del servizio nell'autunno 2001 da Silvio Berlusconi.

Gli editoriali parlano sempre più spesso di "imbarbarimento", di "torbidi", di "ultimi giorni dell'impero". L'affaire Marrazzo è un'altra tappa di questo declino, ma lo spettro di coincidenze che vi aleggia intorno partendo dalla palazzina di via Gradoli, colora di bagliori ancor più foschi tutto quanto il contesto. Un Contesto che, coincidenza per coincidenza, pare opportuno rileggere. A sollievo, almeno parziale, della concitazione di questi complicatissimi mesi.

La ragion di Stato, signor Cusan: c'è ancora come ai tempi di Richelieu. E in questo caso è coincisa, diciamo, con la ragion di Partito…
(Leonardo Sciascia - Il contesto)

http://www.ilprimoamore.com/testo_1600.html

Il Pdci: attacca la Lega e sta con gli antifascisti

Dieci, cento, mille gazebo della Lega Nord distrutti». E’ il primo pomeriggio quando l’auspicio di Maurizio «Mao» Calliano, segretario provinciale dei Comunisti italiani, scatena un putiferio di reazioni. L’eco degli scontri tra gli antagonisti e i giovani di estrema destra in piazza San Carlo, seguiti dall’assalto contro lo stand della Lega nella vicina piazza Castello, non si è ancora spenta.

Le parole di Calliano, affidate a un comunicato, sono benzina sul fuoco: «Il sottoscritto esprime il proprio totale sostegno a quegli ignoti che hanno deciso che una forza politica come la Lega - che incita all’eliminazione dei bambini rom, che plaude a quei poliziotti che hanno denudato una donna somala all’aeroporto di Ciampino, che insiste per non prestare le cure mediche ai clandestini - non può avere uno spazio pubblico in una città come Torino».

«Una cosa è il Pdl, quello si muove in un contesto democratico, altra cosa è la Lega. Oggi i veri fascisti sono i leghisti. La distruzione del gazebo? C’è violenza e violenza. Picchiare a sangue un barbone, come talora è capitato nel Nord Est ad opera di militanti fascisti e leghisti, è più grave che sfasciare un gazebo. In ogni caso, durante l’aggressione non c’erano le bandiere del nostro partito».

i professionisti del fare schifo

autore: 
unità mobile 32 dicembre

Capita spesso che a notizie ,considerazion,cirtiche o semplici interrogativi pubblicati qualche emerito stronzo celerino o servo celebroleso di altra parrocchia posti commenti come: smettetela andate a lavorare.Facciamo presente che è proprio quello che i più già fanno con risultati che però vogliamo totalmente ribaltare...non più migliaia di morti mutilati ed invalidi nelle officine e nei cantieri.non più tumori,asbestosi o altre terribili malattie degenerative e mortali causate da lavorazioni pericolose e tossiche...non più ricatti e precariato...non più suicidi causati dall'incertezza ,dalla paura per il futuro per sè e per la propria famiglia, dalla totale perdita della dignità e della voglia di vivere..non più sfruttamento con la minaccia di delocalizzare linee di produzione efficenti e produttive...andare a lavorare ...si fa presto a dire ,stronzi!!ce lo dite come cattivo augurio perchè sapete quello che ci spetta o perchè siete tanto ignoranti da credere ancora al lavoro di oggi come valore?dov'è quella merda di democrazia quando hai la tua vita in mano ad un "capo" che decide non solo cosa devi fare e in quanto tempo ma come ti devi vestire,a che ora devi mangiare e in quanto tempo,a che ora devi presentarti e andare a dormire,quando puoi fare una settimana di vacanza e quando puoi sperare di mettere al mondo un figlio...andate a lavorare?ci maledite dicendolo o è un auspicio che proviene dal più profondo regresso della civiltà?fate schifo in entrambi i casi,fate schifo come i crumiri durante gli scioperi o i sottoufficiali ricattatori e spacciatori che coprono gli omicidi e le violenze sui più deboli per vivere di ricatti all'ombra di qualsiasi potere gli garantisca un avanzo due stracci e l'impunità.Non ve lo dimenticate mai al di là di queste tastiere la lotta continua

Elementi per un appello combattivo contro il WTO

A la fine di quest’anno si terrà à Ginevra la settima sessione de la conferenza ministeriale del WTO/OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio). Dieci anni dopo Seattle, che aveva visto nascere il movimento anti-globalizzazione, l’evento sarà l’occasione per i potenti di questo mondo di ricominciare le negoziazioni sul Ciclo di Doha con l’obiettivo di cercare di rincollare i pezzi di un capitalismo sfiancato dal terremoto finanziario dell’ottobre 2008. L’obiettivo è sempre lo stesso, si tratta di favorire il libero scambio e di attivare la circolazione delle merci con tutte le conseguenze deleterie che conosciamo: delocalizzazione, messa al bando delle persone e delle collettività non abbastanza “svendibili”, arricchimento dei più ricchi, aumento dell’inquinamento, distruzione massiccia delle materie prime non rinnovabili e della natura.

In questa occasione tutto quello che produce il “militantismo” ai quattro angoli del mondo converge nel tradizionale percorso di lamentele. Il folklore protestatario tenta, bene o male, di riunirsi per pronunciare i suoi tradizionali reclami. E dopo questi dieci anni di altermondialismo il quadro non è più confortante, in quattro parole: la paralisi è totale.

Eppure questi dieci ultimi anni hanno visto un accumularsi di ragioni per rivoltarsi, ma la desolazione militante si accompagna a un deserto intellettuale. Guardiamo le cose in faccia: “l’alternativismo” non può rispondere a la miseria. Non esiste nessuna alternativa dentro al capitalismo, sola la Distruzione ha una prospettiva. Oltre a integrare i metodi di gestione dei responsabili del disastro, gli altermondialisti, a ben vedere, non si oppongono alla “governance” mondiale. Un’organizzazione del commercio dal volto mano non porrebbe loro alcun problema. Agiscono come una forza di conciliazione in seno all’attuale società. I settori sindacali partecipano a “l’appassimento” sociale e i settori politici sono la cauzione democratica del sistema, la sana opposizione.

I sindacati, i partiti di sinistra e gli ambienti associativi hanno quello che si potrebbe chiamare un partnerariato sociale con lo Stato. Le prestazioni sociali e altre sovvenzioni consentite dai padroni fanno parte delle misure di “appassimento” sociale che hanno distrutto ogni forma di contestazione. Siamo ben indirizzati per condurre la nostra piccola vita anestetizzata. La “sinistra” si fa direttamente co-gestionaria della crisi: insomma una specie di contro-rivoluzione permanente contro ogni possibilità di emancipazione.

A l’opposto un spettro spaventa l’Europa: l’autonomia. Una constatazione s’impone: da Genova e Rockstock a Strasburgo, l’altermondialismo si spegne mentre il movimento radicale è in pieno sviluppo. E’ che noi non cerchiamo, episodicamente, di fare degli interventi spettacolari che ci serviranno in una negoziazione. Al contrario, siamo parte integrante della guerra generalizzata e costante che lo Stato e il Capitale fanno contro i poveri e gli sfruttati. Ci evolviamo tutti i giorni in un ambiente in guerra. Una guerra diffusa dove ogni individuo è un attore e una vittima. Accettare la pacificazione condotta dai co-gestionari della “sinstra” è accettare la nostra impotenza. Dobbiamo marcare la rottura con l’ordine stabilito: nessun dialogo, nessuna rivendicazione. Del vecchio mondo non possiamo che fare tabula rasa. Combatterlo per non cadere. Non sfuggirgli, ma affrontarlo per non subirlo più.

Vi chiamiamo a partecipare massicciamente alla grande manifestazione del 28 novembre a Ginevra dove cercheremo insieme di inceppare la macchina del WTO. Un meeting point sarà allestito dal 27 novembre fino al 2 dicembre, così come alloggio, servizio medico, media-center indipendente e supporto legale.

Al di là dell’immediatezza del momento, questa occasione deve condurre a dei nuovi rapporti di forza su scala internazionale, in uno spirito di organizzazione accresciuta dei gruppi radicali in Europa e altrove. Per cancellare la separazione effettiva tra teoria e pratica, vi invitiamo a condividere le vostre conoscenze, reti e contatti in seno a un forum per l’autonomia, domenica 29 novembre.

http://www.revolutionnaire.ch

Sardegna. Classe operaia sotto processo (e non é una metafora...)

autore: 
sardus in fabula

Inizia oggi il processo a carico di 33 tra operai e sindacalisti che dal 20 al 24 febbraio 2006 occuparono l'inceneritore dei rifiuti di Tossilo per protestare contro la chiusura della Legler.

In totale gli operai occupanti furono oltre 800, ma "solo" 33 saranno quelli che finiranno alla sbarra, tra cui i leader sindacali Franco Mussoni della Cgil, Ignazio Ganga e Tomaso Canu della Cisl, Bobo Arbau della Uil e Franceschino Spanu dell'Ugl.

Secondo l'accusa avrebbero impedito per tre giorni l'ingresso dei camion nel recinto dell'inceneritore di Tossilo, carichi di rifiuti provenienti da decine di paesi della provincia e di altre aree della Sardegna centrale.

Ma perché solo 33 persone?E' evidente che se fossero finito tutti sotto processo, questo si sarebeb caratterizzato come un vero e proprio processo classista. La giustizia ha in questa maniera inteso evitare quella che comune é un'evidenzia, prendendo 33 capri espiatori e portando comunque avanti un processo di classe.

Giusto sarebbe stato autodenunciarsi in massa e far sì che davvero il processo fosse manifestatamente, e non accultamente, classista a antiproletario. Purtroppo i sindacalisti e gli opera non denunciati hanno mostrato nessuna solidarietà e voglia di fare veramente qualcosa per la prorpia causa, lasciando di fatto sili i loro compagni. C'è da essere veramente pessimisti...

[Grecia] Aggiornamenti dalla Grecia del PASOK

autore: 
mk
image1: 
grecia.jpg

Scontri ad Atene: il PASOK tiene Eksarxia sotto assedio!

La sinistra è al governo da una manciata di giorni e l’aria è totalmente cambiata: la repressione di stato mossa dal PASOK è molto più pungente di quello che Karamanlis aveva messo in piedi fino a questo momento.

Alcuni spazi di agibilità erano intoccabili, in alcuni quartieri la polizia e i suoi infami reparti speciali (M.A.T.) se entravano in determinati quartieri era per provocare un po’, per provare ad acciuffare qualcuno, prendersi qualche molotov addosso e tornare via, nelle strade principali, a pattugliare.

Ora, da poche ore dopo la vittoria del PASOK quartieri come Exarchia hanno già cambiato il loro profilo: dallo scorso dicembre è stato il quartiere roccaforte degli anarchici e di tutti coloro che hanno fatto riferimenti alla grande rivolta di dicembre. I vicoli di Exarchia hanno il profumo della cera delle candele che continuamente vengono accese nel luogo dove fu ammazzato il 16enne Alexis, i vicoli di Exarchia ora sono costantemente presidiati da un imponente schieramento di forze dell’ordine.

Il quartiere è in stato d’assedio dal giorno dopo la vittoria delle elezioni, tanto per dimostrare che la sinistra userà la mano pesante, non marcerà sui corpi come ha fatto il governo precedenti, ma di quei corpi vorrà lo scempio: il nostro buon vecchio PCI sarebbe invidioso di tanta mano libera.

Da ieri sera le strade e le facoltà di Atene sono di nuovo in fermento, dopo l’arresto di un esponente del partito di estrema sinistra Syriza e di due giornalisti, poi tutti rilasciati. Gli arresti sono avvenuti ieri sera durante la presentazione di un libro: i reparti speciali sono entrati in libreria (dichiarano che stavano rispondendo ad un assalto) suscitando l’ira di tutti i presenti. Gli scontri che ne sono seguiti hanno portato all’occupazione del rettorato e di alcune facoltà e scuole della capitale e di altre città nel paese: da giorni ormai l’aria del quartiere degli studenti ateniesi è estremamente tesa.

La repressione e i fermi di polizia sono aumentati vertiginosamente e la rabbia s’è unita alle manifestazioni indette per la morte di un migrante pachistano in stato di arresto…..insomma, la capitale dell’Ellade è da tenere sotto controllo.

http://baruda.net/2009/10/22/scontri-ad-atene-il-pasok-tiene-eksarxia-so...

manifesto 23 ottobre

image1: 
Manifesto23ott.jpg

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