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Antifascismo

ONORE AL COMANDANTE PARTIGIANO GIOVANNI PESCE

Il compagno “Visone” Giovanni Pesce ci ha lasciato.
Quello che invece rimarrà di lui è la sua determinazione nel combattere per un mondo di liberi e di uguali, dalla partecipazione alle Brigate Internazionali in Spagna nel ’36 alla lotta di Liberazione come comandante dei G.A.P.
Dedichiamo al comandante Visone questo brano del suo libro e invitiamo tutti i compagni e le compagne a partecipare con noi al suo funerale, lunedi 30 alle ore 15,00 , fuori da Palazzo Marino, e a ricordarlo con il pugno chiuso ed una bandiera rossa.

"ABBIAMO SCELTO DI VIVERE LIBERI"
(Brano tratto da "Senza tregua. La guerra dei Gap" Feltrinelli, prima edizione 1967)

Da Viale Romagna si raggiunge Piazzale Loreto lungo il rettilineo fino in Via Porpora e si svolta a sinistra.
Dappertutto cordoni di repubblichini: militi dietro militi, sempre più fitti, sempre più lugubri.
In piazzale Loreto una folla sconvolta e sbigottita.
Si respi ra ancora l’odore acre della polvere da sparo.
I corpi massacrati sono quasi irriconoscibili.
I briganti neri, pallidi, nervosi, torturano il fucile mitragliatore ancora caldo, parlano ad alta voce, eccitatissimi per ave sparato l’intero caricatore.
Sbarbatelli feroci, vicino a delinquenti della vecchia guardia avvezzi al sangue ed ai massacri, ostentano un atteggiamento di sfida volgendo le spalle alle vittime, il ceffo alla folla.
Ad un tratto irrompe un plotone di repubblichini, facendosi largo a spinte e a corpi di calcio di fucile e andando a schierarsi vicino ai caduti.
“Via via, circolate” urlano.

Giovanni Pesce: «Abbiamo scelto di vivere liberi...» (dopo Piazzale Loreto)

autore: 
da liberazione

Il suo racconto del giorno della Liberazione a Milano e di quel ghigno che fa la differenza tra chi lotta per la libertà e chi per l'oppressione.

Scorgo da lontano quella scena incredibile, un volto mite incorniciato da capelli bianchi, un mazzo di fiori che sfila davanti alle canne agitate dei fucili mitragliatori. I fascisti rimangono annichiliti da quella sfida inerme, dall'improvviso silenzio della folla. La donna si china, depone i fiori, poi si lascia inghiottire dalla folla. Comincia cosi un corteo muto, nato come da un improvviso accordo senza parole.
Altre donne giungono con altri fiori passando davanti ai militi per deporli vicino ai caduti. Chi ha le mani vuote si ferma un attimo vicino alle salme martoriate. Per ogni mazzo di fiori ci sono cento persone che sostano riverenti.
Si odono distintamente i rumori attutiti dei passi e si colgono i timbri alti delle voci. Accanto a me uno bisbiglia: "Vede quello li sulla sinistra? Tentava di scappare. Appena era sceso dal camion si era diretto di corsa verso una via laterale. Credevamo che ce l'avrebbe fatta. Era già lontano. L'hanno riportato indietro che zoppicava, ferito ad una gamba. L'hanno spinto accanto agli altri, già schierati, in attesa."

Giovanni Pesce, il compagno antifascista che non ha mai chiesto nulla per sé

autore: 
da liberazione

Il lavoro in miniera, le ferite franchiste, il confino, i Gap, la Liberazione e quell'orgoglio mai domo d'essere un comunista.

A 13 anni è solo un "muso nero", un piccolo minatore italiano che scende 150 metri sotto terra per portare a casa miseri 100 franchi al mese, il sudato, prezioso denaro indispensabile ai suoi genitori per sopravvivere. La sua è infatti una famiglia di poveri emigrati: il padre Riccardo, scalpellino, di idee socialiste, "pizzicato" più volte dalla polizia fascista, nel '24 aveva deciso di lasciare il paese natio, Visone, 2mila anime in provincia di Acqui, per cercare lavoro in Francia, alla Grand' Combe, la zona delle miniere di carbone nelle Cevennes.
Arrivato in terra francese piccolissimo, lui parla solo quella lingua, lo chiamano Jeanu; e da "muso nero" lavora per quasi cinque anni, ragazzo con la lanterna da minatore e la tessera della "Jeunesse comuniste" in tasca. A 18 è già a combattere in Spagna nelle Brigate Internazionali. E da lì comincia la sua leggenda. La leggenda di Giovanni Pesce, classe 1918, garibaldino di Spagna, alla testa dei Gap in Italia, medaglia d'oro al valor militare nella lotta di Resistenza, eroe nazionale. Un comunista che ha fatto l'Italia, che è anche il titolo dell'ultimo libro-intervista uscito nel gennaio 2005 (Franco Giannantoni-Ibio Paolucci, "Giovanni Pesce, "Visone". Un comunista che ha fatto l'Italia", edizioni Arterigere di Varese).

E' morto ieri a Milano l'uomo dei Gap, un simbolo della Resistenza

autore: 
dal manifesto

Giovanni Pesce, antifascista.

E' morto ieri al Policlinico di Milano Giovanni Pesce, comunista, partigiano, medaglia d'ora della Resistenza. Aveva 89 anni. Se ne va una figura mitica dell'antifascismo e della sinistra italiana. La camera ardente verrà aperta lunedì mattina alle 8 a Palazzo Marino, dove - alle 15 - si terranno i funerali.
Pesce era nato a Visone d'Acqui, in provincia di Alessandria nel 1918. Era ancora un bambino quando la sua famiglia emigrò in Francia. Minatore a soli 13 anni nella miniera della Grand'Combe, la zona mineraria delle Cévennes, nel '35 aderì al Partito comunista, diventando segretario della sezione giovanile. Un anno dopo, ascoltando a Parigi un discorso della «Pasionaria» Dolores Ibarruri, decise di andare a combattere in Spagna contro i militari di Franco e in difesa della Repubblica. Inquadrato, a soli diciotto anni nelle Brigata Garibaldi, fu ferito per tre volte: sul fronte di Saragozza, nella battaglia di Brunete e al passaggio dell'Ebro. Rientrato in Italia nel 1940, venne arrestato e inviato al confino a Ventotene. Liberato con la caduta del fascismo, nel settembre del 1943 fu tra gli organizzatori dei Gap (Gruppi di azione patriottica) a Torino, col nome di battaglia di «Visone»; dal maggio del 1944 sino alla Liberazione, comandò a Milano, la Gap «Rubini».

Incendio al campo rom di Opera, indagato capogruppo della Lega

autore: 
dal manifesto

Nove persone, tra cui il consigliere leghista Ettore Fusco, sono accusate di incendio e istigazione a delinquere.

Il mandante del raid squadrista contro il campo rom di Opera non veniva da lontano, faceva (anzi fa) il capogruppo della Lega in consiglio comunale. Lo hanno ripreso diverse telecamere mentre il 22 dicembre scorso aizzava i suoi concittadini, e il suo accalorato intervento razzista se lo ricordano tutti. Gridava: «Occupiamo il campo nomadi...dobbiamo andare ad occupare quell'area in modo tale che torni nostra...Andiamo tutti e resistiamo perché così Opera è nostra e gli interssi degli operesi non sono la solidarietà ai nomadi». Gli operesi ascoltarono Ettore Fusco e ci provarono gusto, uscirono dal consiglio comunale e appiccarono il fuoco, come in Alabama, alle tende della Protezione civile che avrebbero dovuto ospitare per tre mesi un piccolo gruppo di settanta zingari (tutti regolari), tra cui circa 30 bambini. Quella spedizione, nemmeno troppo simbolicamente, come se sette secoli di persecuzioni e ignominie fossero passati invano, riportò alla ribalta delle cronache nazionali - influenzando la deriva sicuritaria del centrosinistra - l'assioma secondo cui gli zingari non sono persone come tutti gli altri, e quindi è legittimo cacciarli.

E’ morto Giovanni Pesce

autore: 
antifa-milano.noblogs.org

Oggi 27 luglio 2007 è morto il comandante partigiano Giovanni Pesce.
“Ci sono parole per cui bisogna vivere una di questa è la parola compagno”
Fino alla vittoria.

I fascisti ritornano nella fogna e “festeggiano” di nascosto

autore: 
Un’individualità

Fuori i fascisti dalla Sardegna e dalla Storia!

Il concerto neonazista(organizzato da Fiamma Tricolore, Blocco Studentesco e Sardegna Skinheads e che ha visto l’incredibile, ma non poi tanto, “ appoggio” di alcuni giovani esponenti di AN) che si sarebbe dovuto svolgere il 4 agosto prossimo a Cagliari, è stato spostato in quel di Capoterra(Ca)-luogo conosciuto per essere infestato da una discreta percentuale di naziskin e fascisti d’ogni sorta- in un non meglio precisato luogo.

Nonostante le loro baldanze(“ l’evento dell’anno” si può leggere sul loro putrido sito), i fascisti sono stati costretti a nascondersi, per timore di scatenare la rabbia popolare, in una qualche fogna privata di Capoterra(15 km circa da Cagliari) perché la Prefettura aveva loro negato i permessi per un pubblico concerto.

E’ oramai chiaro che i fascisti alzano la testa solo quando godono della copertura mediatico-istituzionale e soprattutto quando percepiscono l’assenso o l’indifferenza popolare. La mobilitazione degli antifascisti sardi, espressa in vari modi(presidi, comunicati, messaggi web, lettere e mail di protesta..), gli ha evidentemente sorpresi, costretti ad abbassare la testa e rituffarsi nei sotterranei liquami fognari, ambiente sicuramente a loro più congeniale.

L’invito è dunque a non abbassare la guardia e a tenere sempre gli occhi ben aperti.

Ciao Ilya

Esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra rabbia per la morte del compagno anarchico Ilya Borodaenko barbaramente ucciso da una squadraccia nazista che ha attaccato all'alba del 21 luglio il campeggio antinucleare organizzato da diverse realtà ecologiste, antiautoritarie e anarchiche nei pressi della città di Angarsk in Russia.
Questo fatto gravissimo dimostra l'inaudita pericolosità dei gruppi
nazifascismi che, in Russia come altrove, costituiscono la manovalanza al soldo delle lobby economiche e politiche che non tollerano alcuna forma di opposizione alle strategie di sfruttamento dell'ambiente.
I militanti del campeggio ecologista sono stati attaccati per aver messo in discussione con la loro iniziativa il programma di stoccaggio, commercializzazione, smaltimento e trasformazione di materiali nucleari e rifiuti radioattivi concertato dal governo e dalle maggiori aziende della Russia, e per aver denunciato l'estrema nocività del nucleare
promovendo l'uso di forme di energia pulita e compatibile con l'ambiente.
L'infame violenza nazista non può e non deve fermare la lotta per la difesa dell'ambiente e per la costruzione di un mondo più libero e più giusto, contro lo stato e il capitale.
Ciao Ilya, non ti dimenticheremo!

Commissione Relazioni Internazionali della Federazione Anarchica Italiana - FAI

Nottetempo, casa per casa

La sentenza di primo grado del processo agli anarchici leccesi arrestati nell'ambito dell'operazione "Nottetempo" riassume nella sua intrinseca debolezza e nelle sue numerose contraddizioni la volontà chiaramente politica di ritorcere contro gli imputati la vendetta delle istituzioni contro chi lotta per una società libera dalle frontiere, dai centri di permanenza temporanea e per la solidarietà tra gli sfruttati.
Come in molte altre analoghe vicende giudiziarie, l'accusa di associazione sovversiva si è facilmente sgretolata dando spazio a una generica condanna per associazione a delinquere comminata contro quattro degli imputati (otto anarchici sono stati invece assolti) per reati oggettivamente pretestuosi, come manifestazioni non autorizzate, presunte istigazioni a delinquere nei confronti degli immigrati detenuti nel CPT di Lecce, una scritta murale, diffamazione.
Questa volontà persecutoria nei confronti degli anarchici di Lecce non può nascondere gli abusi, le violenze e le sopraffazioni perpetrate per
anni all'interno del Centro di permanenza temporanea "Regina Pacis" da don Cesare Lodeserto, dai suoi collaboratori del personale medico e da agenti delle forze dell'ordine, tutti responsabili – e, tra l'altro, condannati – per aver creato in quel CPT delle condizioni infernali di abuso fisico e psicologico ai danni degli immigrati, violenze puntualmente denunciate proprio dagli anarchici che subiscono ora una condanna inequivocabilmente politica e ai quali va la nostra solidarietà.

CONCERTO BANDA BASSOTTI

26/07/2007 - 22:00
27/07/2007 - 00:00
Etc/GMT+2
autore: 
antifa-milano.noblogs.org

GIOVEDI 26 LUGLIO ORE 22
ALLA CASCINA MONLUE’
BANDA BASSOTTI IN CONCERTO

ANTIFASCISTI SEMPRE

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