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Antifascismo

anzoni Antifascista / presidio

21/11/2009 - 14:00
Etc/GMT+1
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A tutti gli studenti, i cittadini e le associazioni antifasciste milanesi

Scritte sui muri firmate con le celtiche, volantinaggi eseguiti da gruppi di 15 teste rasate munite di casco. Lotta Studentesca-Forza Nuova insieme ai loro simili di Blocco Studentesco-Cuore Nero-Casa Pound si stanno dando da fare ultimamente.
Noi, studenti e studentesse del Liceo Classico Manzoni non abbiamo alcuna intenzione né di rispondere ad atteggiamenti provocatori dei gruppuscoli neofascisti milanesi, né di cedere a questi spazio.
Le scuole sono il luogo dell’educazione alla cittadinanza democratica, della crescita culturale consapevole.
Per questo è temuta tanto da chi preferisce avere sudditi ignoranti anziché cittadini responsabili, tanto dai neofascisti che si burlano della Costituzione e delle leggi che fanno delle manfestazioni fasciste (legge Scelba) e incitanti all’odio razziale (legge Mancino) un reato.

Per rispondere abbiamo scelto di convocare un PRESIDIO ANTIFASCISTA
davanti al MANZONI in Via Orazio il 21 novembre alle 14.00 circa.

Il nostro appello si rivolge a tutti gli studenti delle scuole milanesi, e in maniera particolare di quelle che hanno ricevuto medesimi episodi da parte dei fascisti,
e alle associazioni e ai cittadini della società civile e responsabile che ritengono che alla base di tutte le idee dell’Italia repubblicana e democratica debba esserci l’antifascismo.

comunicato contro picchiatori disobbedienti

autore: 
cileni\e esiliati\e

LETTERA APERTA

Scriviamo questa lettera aperta all’opinione pubblica, ai democratici ed agli antifascisti per denunciare un gravissimo episodio accaduto nella serata di sabato 7 novembre 2009 all’interno del Crocevia di Alessandria.
Quella sera al Crocevia sono arrivati due ragazze e due ragazzi, (un ragazzo del Laboratorio Anarchico Perlanera e gli altri tre del CSA Locandona di Valenza), che andavano a prendere un ragazzino per accompagnarlo a casa; nell’attesa hanno bevuto una birra, come hanno fatto altre volte, ma da quel momento sono cominciati i problemi.
Quelli del Crocevia hanno intimato a questi ragazzi di andarsene o li avrebbero sbattuti fuori loro a calci nel sedere, uno dei tre ha risposto che avrebbero tolto subito il disturbo e se ne sarebbero andati, non avevano nessuna intenzione di rimanere.
In quello stesso istante l’altro ragazzo veniva circondato da una decina di persone e picchiato tanto da ferirlo alla testa e rompergli gli occhiali.
Il compagno della Locandona, visto l’amico a terra e sanguinante, è andato a difenderlo ed è stato subito immobilizzato da tre o quattro componenti del Crocevia mentre altri hanno iniziato a picchiarlo.
Una delle ragazze è intervenuta gridando di piantarla e per tutta risposta è stata sbattuta a terra e calpestata, quando ha detto:” Guarda cosa hai combinato!” mostrando il sangue che scorreva dal naso, uno degli assalitori ha risposto:”Che cazzo me ne frega!?”
Uno dei ragazzi picchiati si è avvicinato barcollante all’uscita, ma è stato raggiunto e trascinato in un luogo più appartato e picchiato ancora: solo allora è intervenuto uno dei picchiatori che ha detto all’altro: ” Smettila! Vuoi ammazzarlo?”
La ragazza alla fine riesce ad accompagnarli in auto, ma uno di loro si sente male, gli manca il respiro e viene accompagnato al pronto soccorso.
Questi sono i fatti accaduti quella sera!
Alla luce di quanto accaduto ai danni dei compagni e della ragazza, che per altro collaborano a molte delle lotte da noi organizzate in favore dei diritti sociali e degli immigrati, noi dell’Associazione Comitato Lavoratori Cileni Esiliati e l’Associazione degli immigrati di Alessandria e provincia riteniamo che:

1. coloro che si sono resi responsabili di questo pestaggio selvaggio, di chiaro stampo fascista, debbano essere condannati politicamente e moralmente da tutti quelli che oggi lottano per difendere le poche libertà che ci rimangono
2. la Comunità San Benedetto al Porto e il responsabile individuato all’interno della Caserma dei Vigili del fuoco di Alessandria per cui Don Gallo si è fatto garante, debba dare una risposta pubblica e ufficiale a questa lettera, prendendo una chiara posizione contro la violenza e lo squadrismo utilizzato da queste persone
3. sia necessario un chiarimento da parte del responsabile della Provincia di Alessandria che ha concesso a questa gente di aprire, all’interno dell’ex Caserma dei Vigili del fuoco, una palestra il cui all’allenatore è uno dei picchiatori di quella sera al Crocevia

L’accaduto ci porta a concludere che questo centro sociale, che dovrebbe essere luogo di socialità e convivenza, si stia trasformando in un luogo dove si allenano e allevano picchiatori! Non si può concedere nessun alibi, né mediazione a questa gente. Chi ha garantito fino ad oggi per loro deve prendersi le proprie responsabilità politiche e morali.
Questi avvenimenti ci ricordano troppo da vicino il ventennio nero, durante il quale gli antifascisti erano picchiati e malmenati. Oggi come ieri vediamo che questa pratica viene esercitata tutti i giorni contro gli immigrati, gli omosessuali, i centri sociali e contro chiunque che provi a dissentire. Ma questo lo fanno i fascisti! Per questo ciò che è accaduto all’interno del Crocevia è ancora più indegno!
Fino a ieri noi dell’Associazione Comitato Lavoratori Cileni Esiliati e l’Associazione degli Immigrati di Alessandria e Provincia, anche se non abbiamo collaborato direttamente con il Crocevia, non avremmo mai pensato che potessero usare gli stessi metodi che noi vediamo utilizzare quotidianamente dai fascisti in questo paese.
Per noi rimane una posizione netta politica e morale, loro NON SONO COMPAGNI! La violenza viene usata solo dai fascisti, lo squadrismo e il pestaggio non appartengono alla nostra cultura.
Quindi chiediamo a tutti i democratici e gli antifascisti di fare una scelta di libertà sociale condannando gli atti ignobili di queste persone CHE NON SONO DEGNE DI CHIAMARSI COMPAGNI !

ASSOCIAZIONE COMITATO LAVORATORI CILENI ESILIATI
ASSOCIAZIONE IMMIGRATI DI ALESSANDRIA E PROVINCIA

Noi, donne dell’Associazione Comitato Lavoratori Cileni Esiliati CONDANNIAMO la meschinità di questo spregevole gruppo che è arrivato alla violenza fisica, agendo come un vero e proprio BRANCO, approfittando dell’inferiorità numerica dell’avversario e arrivando persino a picchiare le donne!
Questi esseri non sono degni di far parte di una realtà politica e sociale che ha alla base obiettivi di convivenza pacifica, integrazione e rispetto della diversità e dei diritti di ciascuno.
Questi sono comportamenti da CAMICIE NERE!

PARMA - MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA

SABATO 21 NOVEMBRE - ORE 14.30

Il Comitato Antifascista Montanara, formato da cittadini di età, provenienze, formazione, professioni, idee e appartenenze diverse, che si riconoscono nei valori della Resistenza, dell’Antifascismo e della Costituzione Italiana, è nato in modo spontaneo nel maggio scorso in risposta alla presenza in quartiere dell’ “associazione” neofascista Casa Pound, insediatasi in Via Jacchia 33. Come altre sigle dell’estrema destra, Casa Pound si rifà esplicitamente ai valori e all’ideologia fascista, così come è scritto in alcuni punti del suo programma politico (tra i quali si legge la volontà di riscrivere la Costituzione). L’organizzazione, nata a Roma nel 2003, apre oggi sedi in molte città italiane, forte degli appoggi finanziari e politici provenienti da alcuni partiti, e tenta di arruolare nuovi camerati nelle Scuole Medie Superiori attraverso il ramo studentesco denominato “Blocco Studentesco”.
In tutto il paese intanto si susseguono aggressioni, minacce, pestaggi ed omicidi nei confronti di cittadini stranieri, omosessuali ed attivisti di sinistra, la cui matrice è prevalentemente quella fascista, e questo si affianca ad un clima generale fatto di razzismo culturale ed istituzionale. Il clima di permissivismo nei confronti di queste organizzazioni fasciste e nazifasciste non può non preoccupare. Per questo, il Comitato Antifascista Montanara ha lanciato una raccolta di firme per chiedere la chiusura della sede di Casa Pound, ha attivato presidi e iniziative culturali (tra cui la prima festa popolare antifascista del quartiere alla quale hanno partecipato circa 400 persone) e continuerà a promuoverle, supportato dagli altri comitati cittadini, chiedendo che anche le istituzioni locali si adoperino per sensibilizzare ed invitare quelle nazionali ad affrontare il problema. Ad oggi, però, le istituzioni cittadine si sono impegnate soprattutto nel chiederci di abbassare i toni. Invece noi pensiamo che sia necessario opporsi a questa deriva culturale e politica e che i toni vadano anzi migliorati ed elevati nella loro qualità.
Fascismo e resistenze sono e saranno sempre termini antitetici e solo qualche neofascista cerca di accostarle in nome di una “nuova” italianità. L’antifascismo, l’opposizione al razzismo ed ai sistemi autoritari non sono mediabili; la Libertà, la dignità, il diritto ad una vita decorosa appartengono a tutti, e da tutti vanno difesi e praticati.
Parma è da sempre antifascista, non solo nella ricorrenza del 25 aprile.

Reclamiamo il diritto di vivere liberi in una città libera da ronde e bande nere.

UN SIMPATICO DOCUMENTO DEL GLORIOSO MOVIMENTO ANTAGONISTA (SIGH) LIVORNESE

ALCUNI CHIARIMENTI DEL MOVIMENTO ANTAGONISTA LIVORNESE SUI FATTI DELL'11 OTTOBRE

CON IL PRESENTE COMUNICATO ANNUNCIAMO CHE DA ORA IN AVANTI NON
ACCETTEREMO PIÙ CHE VENGA MENZIONATO IL NOME DEL MOVIMENTO ANTAGONISTA
LIVORNESE E DEI NOSTRI QUATTRO COMPAGNI AGLI ARRESTI DOMICILIARI
(ALESSANDRO ORFANO, ELISABETTA CIPOLLI, VITTORIO COLOMBO E SELVAGGIO
CASELLA) ALL'INTERNO DI COMUNICATI DELIRANTI SCRITTI DA PARTE DI
COMITATI PIÙ O MENO CLANDESTINI CHE INTERVENGONO IN RIFERIMENTO AI
FATTI DI PISTOIA DELL'11 OTTOBRE.

UNA SERIE DI SIGLE SCONOSCIUTE (VEDI COMITATO ANNA MARIA MANTINI E
COMITATO ANGELO CASSINERA) HANNO PENSATO BENE DI CAVALCARE QUESTA
SITUAZIONE REPRESSIVA CON IL SOLO SCOPO DI FARSI PROPAGANDA.

* DENUNCIAMO PUBBLICAMENTE IL DANNO CHE QUESTE SIGLE SCONOSCIUTE
ARRECANO A TUTTI COLORO CHE SONO COINVOLTI NELL'INDAGINE POLIZIESCA
DELLA MAGISTRATURA FIORENTINA CHE NON ASPETTA ALTRO PER ASSOCIARE
QUESTE SIGLE DI CUI NON CONOSCIAMO NÉ L'ORIGINE NÉ LO SCOPO A PERSONE
CHE FANNO MILITANZA POLITICA QUOTIDIANAMENTE ALLA LUCE DEL SOLE E FRA
LA GENTE.

* RIFIUTIAMO I CONTINUI RIFERIMENTI CHE ORGANIZZAZIONI QUALI
(NUOVO)PARTITO COMUNISTA, CARC E ASP FANNO NEI LORO COMUNICATI AI
NOSTRI COMPAGNI, ACCOSTANDO LA LORO SITUAZIONE E LE LORO LOTTE A
EVENTI E PRATICHE POLITICHE CHE NIENTE HANNO A CHE VEDERE CON LA
STORIA POLITICA DEL MOVIMENTO ANTAGONISTA LIVORNESE.

* DENUNCIAMO IL COMPORTAMENTO DELLA STAMPA, DELLE TELEVISIONI E DELLE
QUESTURE CHE CONTINUANO A CONFONDERE CON DOLO GLI APPARTENENTI ALLE
DIVERSE ORGANIZZAZIONI POLITCHE PER SPECULARE E FAR EMERGERE FALSITÀ
UTILI AI TEOREMI REPRESSIVI IN ATTO.

RIBADENDO CON FORZA LA TOTALE ESTRANEITÀ DI TUTTE LE PERSONE COLPITE
DALLE MISURE CAUTELARI IN SEGUITO AI FATTI DI PISTOIA CONTINUEREMO A
MANIFESTARE NELLE PIAZZE E NELLE STRADE, TRA LA GENTE ED ALLA LUCE DEL
SOLE,

PER LA LORO RAPIDA E DEFINITIVA LIBERAZIONE.

MOVIMENTO ANTAGONISTA LIVORNESE

16 NOVEMBRE 2009

[MEMORIA] Neofascisti Romani ALL'OMBRA DELLA MADONNINA

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Il Casoretto assomiglia più a un grande paesone che a un quartiere di una città.Gli abitanti si conoscono,si trovano al mercato mentre vanno a far compere,con i sacchetti della spesa.Le donne chiaccherano nei negozi vicini a Piazza San Materno,gli uomini nei bar a giocare le carte per ore,dopo il lavoro,i ragazzi si divertono come possono.Convivono case di ringhiera e palazzoni costruiti nel dopoguerra.E' facile vedere,in quelle sere d'estate,vecchietti parlottare con la sedia fuori dall'uscio di casa.E' un pezzo di vita popolare di Milano.La sinistra ha sempre ritrovato le proprie origini ma negli anni Settanta avviene la lacerazione.Mentre molti offrono le proprie speranze elettorali al Pci, tra i giovani nasce il malcontento e inizia la rottura.Prendono forma in breve tempo decine di luoghi frequentati da militanti della sinistra non convenzionale:Centro Sociale Leoncavallo,Collettivo Casoretto,casa occupata di via Pasteur. Un eruzione sociale. C'è un clima che favorisce l'insediamento di sei appartamenti utilizzati da militanti delle Brigate Rosse e Prima Linea.
La cartina che verrà pubblicata nel libro del generale Vincenzo Morelli,"Anni di Piombo",è' l'esatta fotografia di cosa accadeva in quella zona tra il Casoretto,Porta Venezia e Lambrate.Il covo di via Montenevoso 8 e' lì da un bel pezzo.Almeno se si deve dar retta ai brigatisti nelle deposizioni davanti alla Commissione Parlamentare Moro.Vi trovarono il 1 ottobre di quell'anno le carte di Aldo Moro.Vengono arrestati Nadia Mantovani,Lauro Azzolini,Antonio Savino,Biancamelia Sivieri,Paolo Sivieri,Maria Russo,Flavio Amico,Domenico Gioia .C'è anche Franco Bonisoli.Lo chiamo,voglio sapere qualcosa di più. Così prende fiato e mi racconta che "l'appartamento venne comprato alcuni mesi prima del rapimento Moro anche se non sentivamo la morsa degli inquirenti che indagavano su di noi".L'intestatario dell'appartamento è il ragioniere Domenico Gioia.E' lui,almeno formalmente,il proprietario:in realtà aveva firmato solo il compromesso e pagato solo il 70% del prezzo stabilito con il precedente inquilino, Rocco Lotumolo("La tela del ragno,Sergio Flamigni,edizioni Kaos).Secondo il generale Morelli che condusse le operazioni in via Montenevoso,"il covo era situato in una zona di Milano molto abitata(oltre 100 mila abitanti),popolare ed operaia,a due passi dalla stazione di Lambrate,confinante con l'aeroporto di Linate ed a brevissima distanza dalla trangenziale ovest e quindi dall'imbocco delle autostrade per Genova,Bologna,Torino,Venezia;una zona ricca di fabbriche e pullulante di collettivi dell'Autonomia,allora veri serbatoi del terrorismo".

Sul ritrovamento del covo brigatista esistono almeno tre versioni.Quella ufficiale dice che "è un borsello smarrito a Firenze dal br Lauro Azzolini nel luglio 1978,la traccia che porta i carabinieri della sezione speciale anticrimine di Milano ad individuare via Montenevoso 8".Secondo il tenente colonnello Nicolò Bozzo(uno dei più importanti collaboratori del generale Dalla Chiesa)"l'operazione prende il via nel luglio 1978,l'input arrivò a Milano con un rapporto dei carabinieri di Firenze,i quali su un mezzo pubblico avevano trovato un borsellino di cui un terrorista si era liberato alla vista dei militari"(testimonianza tratta dalla Repubblica del 21 ottobre 1990).Il generale Dalla Chiesa afferma che"tutto era nato da un lavoro svolto sul borsello di Azzolini".Una vecchietta lo ritrova e lo consegna al conducente di un tram.Apre e vede dentro una pistola così si affretta a portarlo alla stazione dei carabinieri di Castello di Firenze.Si mette in moto la sezione anticrimine di Firenze che invia il brigadiere Negroni a Milano per stabilire,attraverso i documenti sequestrati ,qualcosa che potesse condurre al proprietario del borsello.Secondo Dalla Chiesa"una serie di appostamenti condussero verso l'agosto 1978 a stabilire che Azzolini entrava e usciva da via Montenevoso8"(Commissione Parlamentare Moro,volume 9,pagina 226).La seconda versione è del generale Morelli."Le investigazioni presero l'avvio da un mazzo di chiavi trovate occasionalmente a Firenze verso i primi di luglio 1978 su un autobus,erano state perdute da un rapinatore di una banca che aveva terrorizzato i passeggeri ed era scomparso a bordo di una vespa rossa:La sezione anticrimine della città toscana inviò le chiavi alla Legione di Milano che condusse le indagini.Una vespa rossa venne trovata in zona Lambrate mentre una delle chiavi rinvenute a Firenze entrava perfettamente nella toppa dell'edificio di via Montenevoso 8".La terza e ultima versione la fornisce il maggiore Valentino Fortunato,comandante del Reparto Operativo dei carabinieri di Milano.La sua testimonianza è differente da quella offerta da Dalla Chiesa e Morelli."Durante il servizio di vigilanza all'interno della stazione della Metropolitana di Lambrate,il personale aveva notato un giovane non solo per il borsello rigonfio portato a tracolla ma anche perché aveva lasciato transitare senza salirvi almeno tre convogli diretti verso il centro città.Il 23 settembre 1978 Azzolini veniva notato provenire da via Monte Nevoso.(Commissione Parlamentare Moro volume 34,pagine 466/467).

Fausto Tinelli abita in via Montenevoso 9,al primo piano.Proprio davanti al balcone dell'appartamento dei brigatisti.Salgo le scale dell'appartamento dove vive Danila Angeli,in Tinelli,la madre.Mi accompagna in sala,dove Fausto dormiva in un divano letto.Apro la porticina ,in fondo c'è la finestra ,la spalanco e noto che la vicinanza con l'appartamento è minima,meno di dieci metri.Stando seduto riesco a vedere perfettamente cosa accade nell'ex covo brigatista ora messo all'asta dall'Autorità Giudiziaria.Scorgo le sagome delle persone.Via Montenevoso è una strada stretta. D'agosto la città è vuota.Riesco perfino ad ascoltare le voci che provengono dalla casa di fronte. Danila mi indica il punto dove era messo il letto,a quel tempo."Fausto dormiva qui,il letto era per il largo della stanza ,la testa era rivolta verso la finestra.Passava delle ore a leggere libri,sempre con le ante aperte.Poteva aver visto qualcosa?"La madre Danila mi fa sedere.Sento che deve dirmi una cosa importante che non ha mai raccontato a nessuno.Lo capisco da come mi guarda e mi osserva ,come se stesse cercando le mie intenzioni.Si deve fidare,gli do tempo. Così inizia un racconto.Sono cose accadute tra gennaio e febbraio 1978."Ben prima del rapimento Moro,il 16 marzo 1978 e dell'omicidio di mio figlio notai che all'ultimo piano del mio edificio c'era uno strano movimento di persone.Salivano anche con pacchi voluminosi.Accadeva sempre di sera e di notte. C'era gente che andava anche sull'antana a ridosso del tetto.Seppi più tardi che carabinieri e servizi presero l'appartamento per controllare via Montenevoso 8.Lo seppi naturalmente dalle cronache giornalistiche dopo il ritrovamento del covo delle Br .Era un monolocale,ci abitava una famiglia da molti anni.Gli diedero uno sfratto d'urgenza e in tre mesi se ne andarono.Di quella famiglia non seppi più niente,sparita,volatilizzata".L'appartamento "osservatorio" in via Montenevoso 9 esiste davvero . Sergio Flamigni,ex senatore comunista,scrive nel suo libro "La Tela del ragno" che"da un monolocale in affitto situato nell'edificio davanti il numero 8 di via Monte Nevoso,un sotto ufficiale controlla i movimenti".Il generale Morelli conferma il particolare.Sempre in "Anni di piombo" mette nero su bianco la sua testimonianza."Venne deciso di prendere in affitto un monolocale nell'edificio prospiciente quello sospetto.Il contratto di locazione semestrale venne sottoscritto da un sottufficiale dei carabinieri che si qualificò come impiegato privato.Da tale appartamento egli iniziò un attento lavoro di osservazione,usando con molta circospezione,intelligenza e bravura,sofisticati apparati fotografici,muniti di moderni teleobiettivi".

Danila Tinelli va avanti con il suo racconto mozzafiato."Fausto è stato ammazzato perché aveva visto qualcosa che non doveva vedere,un fatto,un particolare anche banale.Le sue paure me le aveva confessate pochi giorni prima di morire.Negli ultimi giorni registrava decine di bobine con un vecchio Grundig.Dopo l'omicidio portammo la bara di Fausto nel cimitero di Trento.Al ritorno trovammo la nostra casa messa sotto sopra.Erano entrati senza scasso".Il fatto viene descritto minuziosamente nel dossier di Umberto Gay e Fabio Poletti del marzo 1988."Mentre i familiari di Fausto si trovano a Trento dove hanno seppellito il giovane,si verifica un fatto inquietante.La vicina del pianerottolo, un tardo pomeriggio, sente dei rumori.Sa che nell'appartamento di Tinelli non c'è nessuno e ,incuriosita,si mette a sbirciare dallo spioncino.Nota sul pianerottolo degli uomini che aprono la porta ed entrano nell'appartamento.In un primo tempo racconterà che erano persone in divisa:in seguito si sentirà di confermare che erano muniti di torce.Sta di fatto che quando Danila Tinelli rientra a Milano scopre che sono scomparsi proprio i nastri su cui Fausto registrava i risultati di un'indagine sullo spaccio di eroina nel quartiere.Non manca nient'altro,solo i nastri,la porta d'ingresso non risulterà essere stata forzata. All'epoca a Danila Tinelli non erano stati restituiti gli effetti personali di Fausto,fra cui le chiavi di casa".

Danila descrive un altro particolare."Mi sono ricordata che la vicina di casa disse inizialmente che gli uomini che entrarono nel mio appartamento portavano un giaccone come quello dei carabinieri ma davanti al magistrato ritrattò tutto.Una mattina vado al mercato.Mi avvicina una signora sui cinquant’anni,mai vista in quel quartiere.Racconta che nei giorni precedenti alla morte di Fausto e Iaio via Montenevoso era piena di uomini dei servizi segreti,forse del Sismi,che vedeva strani movimenti di appostamento,che voleva parlarmi ma non aveva mai trovato il coraggio.Anche questa donna poi è sparita ,sarei in grado comunque di riconoscerla".

Il ritrovamento di quell'appartamento avviene ufficialmente tra luglio e agosto 1978 ma Danila sostiene che ciò accade prima del rapimento Moro,intorno a gennaio e febbraio. Forse è bene chiedere lumi a chi ha indagato sul caso Fausto e Jaio."La pista che porta al covo di via Montenevoso è inesistente- mi dice il sostituto procuratore Armando Spataro che per primo iniziò le indagini sulla morte dei ragazzi del Casoretto- I dati ufficiali corrispondono a quelli reali.E' impensabile che carabinieri o servizi avessero scoperto il covo prima del rapimento.Credo invece che il duplice omicidio sia un fatto voluto dalla destra romana e da ambienti legati alla criminalità organizzata".Franco Bonisoli della Direzione Strategica delle Brigate Rosse è convinto che la versione ufficiale sia quella vera."Non risulta che ci avessero individuati prima del rapimento Moro.Notai invece movimenti strani a partire dall'agosto 1978. Luigi Cipriani era un parlamentare di Democrazia Proletaria.Si è battuto in Commissione Stragi perché venisse a galla tutta la verità sul rapimento Moro.Ora è morto ma le sue carte sono tutte conservate . Michela Cipriani sua moglie,mi dice:"Mio marito non era convinto da nessuna delle versioni circolanti sull’affare Moro.La sua ipotesi era che il sequestro ebbe due fasi,la seconda delle quali giocata dalla Banda della Magliana,mossa dal potere politico che,per motivi internazionali e interni,voleva impedire la liberazione dell’ostaggio e la divulgazione del memoriale.Lui non credeva alla firma dei brigatisti,pensava fossero stati,di fatto,estromessi".Luigi Cipriani si era fatto anche un’idea sull’omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci.Dice Michela:"Subito dopo la morte di Fausto e Jaio,Luigi disse ai compagni che questo evento poteva avere un significato politico,che occorreva chiarire.Tempo dopo,mi disse di ritenere che i due compagni del Leoncavallo,impegnati nella controinformazione sullo spaccio di droga,si fossero imbattuti in qualcosa di molto più grosso di loro e senz’altro più grosso del piccolo spaccio.Pensava a un mix di trafficanti,fascisti e al sottobosco dei servizi segreti".Umberto Gay ricorda che sul caso del Casoretto,il parlamentare di Democrazia Proletaria Luigi Cipriani era andato molto vicino alla soluzione."Dopo lunghe indagini non sapevamo dove sbattere la testa.Un giorno mi sono incontrato con Luigi,Cip per gli amici.Lui mi ha fermato.Si è chiesto se mi pareva possibile che quell'omicidio poteva essere un problema di fascistelli di Milano.Se fosse stato così li avrebbero presi in ventiquattro ore,disse.E' vero .il fatto era clamoroso e per polizia e magistratura sarebbe stato un bel colpo,si era alla fine degli anni Settanta e gli opposti estremismi erano finiti. Perché non ragionate,mi disse,perché non capite che sulla pelle di quei due,che probabilmente sono stati ammazzati come simbolo o per un fatto marginale, si sono catalizzate altre cose che con Milano c'entravano poco o nulla.Ebbene il fatto è andato proprio così,riguardava quella parte della città ma non tanto i fascisti in sé,quanto il mercato di spaccio dell'eroina che in quel momento era in mano a ex fascisti e malavitosi dichiaratamente colorati di destra;era un rapporto che riguardava una fetta impazzita dei Nar di Roma con cui questi erano in contatto per traffici e azione politica. Cipriani aveva ragione.Non si era occupato a fondo dell'omicidio ma sapeva perché la chiave di lettura era vincente".(Tratto da "Quel Marx di San Macuto,Autori vari,Fondazione Luigi Cipriani")

Il 1978 è un anno caldo per Milano.Solo nella zona Lambrate sono presenti sei appartamenti di uomini delle Br e Prima Linea:via Montenevoso8,via Buschi27(una tipografia scoperta il 1 ottobre ),via Negroli 30/2(il primo indirizzo di Corrado Alunni e della sua compagna Marina Zani),via Melzo 10(il secondo appartamentodi Alunni)via Olivari 9 e via Pallanza 6(scoperte il 1 ottobre).Durante il rapimento Moro quel quartiere viene sorvegliato a vista dagli apparati dello stato,ogni angolo è blindato,si contano decine di posti di blocco,soprattutto alle entrate delle tangenziali di Lambrate e Rubattino. Aldo Granuli realizza una perizia per il sostituto procuratore di Milano Stefano Dambruoso. Scrive:nel 1998"Si esclude che Fausto Tinelli possa aver visto qualcosa ma la doppia coincidenza (via Montenevoso e l’omicidio a due giorni dal rapimento Moro) resta un inquietante punto irrisolto. Il comportamento delle Br è inusuale come quel documento in cui si rende onore a Fausto e Jaio."

Anche sull'altro fronte qualcosa si muove. L'ambiente della destra extraparlamentare è in subbuglio.Nella città i fascisti hanno un peso organizzativo e politico scarso ma non per questo insignificante:neppure le posizioni dei duri fedeli a Pino Rauti,in larga maggioranza nell'allora Movimento Sociale e Fronte della Giovenù,riescono ad ampliare il consenso.Nonostante ciò si verificano fatti nuovi:il Msi organizza dopo anni di silenzio alcune iniziative contro la giunta di sinistra, moltiplicando i tentativi di propaganda: lancia con Rauti la parola d'ordine dell'"opposizione al regime Dc-Pci".Il partito cambia strategia e si rivolge ai giovani,alle donne,alle fasce socialmente più emarginate,soprattutto nel centro-sud.Crea i "Movimenti di giovani disoccupati",scimmiotta i festival di Re Nudo attraverso le esperienze dei campi Hobbit,riprende i testi di Jiulius Evola.Convive una doppia anima:quella politica,alla luce del sole,quella che propugna la rivoluzione armata contro lo stato.Nei quartieri popolari di Milano gruppi di fascisti cercano appoggi nella malavita comune e nella criminalità organizzata.La zona di Lambrate è senz'altro uno dei punti di maggior radicamento degli elementi di destra a Milano.Sono presenti in diverse scuole come il Gonzaga,l'Openheimer,lo Studium e dispongono di gruppetti organizzati in via Negroli e Piazza Adigrat.Quelle strade tra via Padova e via Porpora vedono allacciare i rapporti tra fascisti e malavita organizzata.Nel quartiere del Leoncavallo ci sono bar,locali pubblici dove il connubbio si esprime fino al paradosso." E' il caso del bar Adriana,riferimento per Rodolfo Crovace detto Mammarosa e del Mokito bar di via Porpora,frequentato da Samuele Judica,trafficante di eroina nelle zone Lambrate e Venezia,dove agisce il suo braccio destro,uno spacciatore meticcio soprannominato Barry"(tratto dallo speciale della Sinistra del 10/3/1979).

La malavita milanese e' una fonte di finanziamento e di rifornimento di armi per le organizzazioni terroristiche di destra.Non c'è settore della delinquenza che non veda in qualche modo coinvolti elementi vicini a quegli ambienti. C'è inoltre un interscambio nella gestione dell'organizzazione dei sequestri,rapine,prostituzione,traffico delle armi e della droga.Spesso personaggi della criminalità milanese sono usati come fonte di manovalanza per azioni violente.Gli esempi non mancano:i rapporti tra Vallanzasca e Concutelli(nell'omicidio del giudice Vittorio Occorsio),il sequestro organizzato in Puglia dal deputato di Democrazia Nazionale,Manco;la tentata rapina in cui perse la vita Umberto Vivirito,presente a Pian del Rascino prima della sparatoria con i carabinieri in cui perse la vita Giancarlo Esposti;il caso di Sergio Frittoli,esponente di primo piano della Giovane Italia e del Fronte della Gioventù,arrestato nel 76 per rapina a mano armata in alcune gioiellerie di San Remo;il movente dell'omicidio di Olga Julia Calzoni,uccisa da Invernizzi e De Michelis nel corso di un fallito tentativo di sequestro."Si può affermare che la forte conpenetrazione tra squadrismo fascista e malavita è uno dei dati caratteristici della città di Milano:in alcune zone in particolare questo legame è talmente forte da fungere di supporto valido per l'attività del Msi e dei suoi gruppi collaterali.La metropolitana che esce da Milano in zona Lambrate e prosegue verso l'Adda è diventata una delle linee di sviluppo dello spaccio di droga in provincia.Quasi tutte le stazioni sono frequentate da piccoli o medi rivenditori,soprattutto di eroina i cui clienti provengono in genere da Cernusco,Cologno,Pioltello e Gorgonzola"(La Sinistra 1979).La Questura di Milano accerta che fascisti come Rodolfo Crovace,detto Mammarosa,Adriano e Lucio Petroni,Samuele Judica e Riccardo Manfredi hanno a che fare con lo spaccio di eroina medio,grande.In particolare nella zona circostante il Centro Sociale Leoncavallo,i fascisti del quartiere sono riusciti a istallarsi in alcuni locali pubblici come il bar tabacchi di Piazza Udine .C'è un doppio livello. I gruppi della destra terroristica hanno bisogno di denaro contante per finanziare le attività illecite,la malavita offre supporti,armi.

Il clima delle settimane che precedono l'omicidio dei ragazzi del Casoretto sul fronte della droga è surriscaldato.Si organizzano iniziative contro il grande spaccio di eroina:piovono denunce,dossier,libri bianchi. Nell'area dell'Autonomia e nei principali Centri Sociali nasce l'idea di un grande dossier che proponga la mappa dello spaccio a Milano,i bar,le alleanze,nomi e cognomi.Nei quartieri ragazzi in incognita raccolgono dati preziosi.E' una straordinaria rete sotterranea composta prevalentemente da ragazzini coordinati a livello centrale da una redazione di sei persone.Fausto e Iaio ne fanno parte ma forse non conoscono neppure i committenti .Il Centro Sociale Leoncavallo assume l'iniziativa."Fausto Tinelli raccoglieva notizie tra i farmacisti-ricorda Umberto Gay-Contando le siringhe vendute si poteva risalire alla quantità di tossicodipendenti presenti in zona,alle loro abitudini,ai grammi di eroina venduta e infine al business degli spacciatori".Fausto infatti registra attraverso il suo Grundig notizie che riguardano lo spaccio ma anche altri fatti .Il loro lavoro prosegue da settimane.Alcuni testimoni li scorgono impegnati a raccogliere informazioni nella zona del Parco Lambro dove i Nar hanno un punto d'appoggio certo:la carrozzeria Luki di via Ofanto.Cosa potevano aver scoperto?Forse qualcosa di grosso.E' il quotidiano Lotta Continua di venerdì 9 marzo 1979 a ricordare che" Fausto e Jaio avevano casualmente scoperto che lo spaccio di eroina in zona Lambrate era in mano ad una sacra alleanza tra la banda di Francis Turatello e i fascisti direttamente legati a Servello".

Il dossier del Centro Sociale Leoncavallo e dei Collettivi Autonomi esce davvero. E' un volume di un centinaio di pagine."Dossier Eroina,nomi e indirizzi,a cura dei collettivi comunisti autonomi,Centro di lotta e informazione contro l'eroina."E' dedicato a Carletto Sponta ,un ragazzo ucciso dagli spacciatori .Lo sfoglio."L'eroina è vicina,il movimento,quello ufficiale se ne è accorto in ritardo.Le analisi sulla crisi economica,i dibattiti sull'organizzazione,sulla classe non hanno lasciato vedere che giorno dopo giorno una larga fascia di giovani scompariva dalle assemblee,dalle piazze,dai sacri templi del culto dell'ideologia".Le pagine riportano a quegli anni.Alcune parti di quel dossier sono state scritte anche attraverso le fonti e le informazioni di Fausto e Jaio.Si parla dell'eroina,della diffusione degli oppiacei nel mondo occidentale.Ci sono tabelle dettagliate sulla produzione del mercato legale e clandestino e la descrizione del viaggio degli stupefacenti in Italia,tramite Tir,tra l'Iran e l'Europa.Chi muove le fila di tutto ciò ?.L'inchiesta invita alla riflessione."A nostra disposizione sono solo sospetti sull'attività di rispettabili personaggi ben coperti da regolari traffici commerciali tipo import export,di cui si può dall'esterno osservare l'aumento vertiginoso ed inspiegabile del tenore di vita e qualche agente delle tasse trasferito perché troppo curioso.Nella perquisizione eseguita nel novembre scorso presso la sede del centro di lotta contro l'eroina,i poliziotti trovarono una lista di nomi di spacciatori su cui si stavano svolgendo delle indagini accurate,si misero a ridere affermando di conoscere gente più potente".Ha inizio una lunga sequela di nomi e cognomi,indirizzi ordinati in modo alfabetico.Contiene un gran numero di fotografie e didascalie dei principali bar dove si vende eroina e tuttavia è incompleto.La sensazione che qualcosa manchi è evidente. Così scopro che il libro bianco è uscito con sei pagine in meno.Dovevano esserci nomi di spacciatori con forti legami internazionali,bande grosse in contatto con narco trafficanti sudamericani ed europei.Sarebbe stato difficile sostenere le eventuali ritorsioni di tipo strettamente militare.Il giro era quello di Piazza Aspromonte.Il controllo e 'dei sudamericani.Intanto Francis Turatello e' diventato il vero boss di Milano,era subentrato nella gestione del territorio a Renato Vallanzasca".Il settimanale Avvenimenti del 3 novembre 1993 sostiene la tesi che a uccidere Fausto e Jaio fu " il più vasto intreccio tra eversione di destra,mercato dell'eroina e delle armi,servizi".Ne è consapevole Carmine Scotti,ora alla Digos di Cremona,tra i primi ad indagare sul caso di Fausto e Jaio."Gli spacciatori non li avrebbero mai uccisi nel luogo più pericoloso,vicino al centro sociale Leoncavallo -dice- Anche chi spaccia non poteva uccidere in quel modo". Armando Spataro,membro del Consiglio Superiore della magistratura,ne è convinto."Non potevano essere solo spacciatori di eroina. C'era dell'altro.Le prime indagini si erano mosse proprio in questa direzione ma ben presto mi accorsi che era un omicidio politico,dove la costruzione del libro bianco del Leoncavallo c'entrava poco o nulla".

Dossier Destre Verona

Spunti per un istruttoria sui movimenti di destra nel nostro territorio

http://metropoliscafe.noblogs.org/gallery/3854/dossier%20antifa.pdf

De la crisis mundial a la expropiación de los expropiadores: el Movimiento Negación de la Negación

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MNN

“La producción capitalista produce, con la inexorabilidad de un proceso natural, su propia negación. Es la negación de la negación.”
—Marx, El capital, Libro I, Capítulo XXIV, 1867.

Ahora es realmente innegable que la crisis coyuntural mundial del capitalismo, que comenzó en 2007, por lo tanto, alrededor de casi tres años, comienza a dar señales de que está llegando a un cierto proceso de recuperación o, por lo menos, de suspensión provisoria de sus convulsiones. Sin embargo, dejémoslo claro, pensamos que se trata solamente de una breve pausa, ya que el capitalismo vive una crisis estructural y, como dijimos y repetimos muchas veces, agoniza como sistema productivo mundial desde hace varias decenas de años.

Sin embargo, estas señales de la superación relativa de la crisis coyuntural ahora son bastante evidentes. Pero, como en toda crisis capitalista, evidentemente, mientras millones pierden sus trabajos y millares pierden sus empresas, algunos salen ganando: son los que, aprovechando la situación específica, debido a circunstancias coyunturales diversas, ocupan los lugares que dejaron las empresas más debilitadas por la crisis. Ocurren dimisiones en masa, reducción media de los salarios, reducción media en las planillas de pago y, particularmente, bancarrotas, fusiones o compras de empresas. Las empresas más fuertes tragan a las débiles y los trabajadores son sometidos a formas más grandes de explotación. Se trata de una gran concentración de capital. Se trata de los capitalistas expropiándose entre sí, y se trata también de una masacre de gran parte de la fuerza de trabajo activa.

En cuanto a las señales evidentes de recuperación relativa, podemos citar al Goldman Sachs Group, un enorme grupo financiero norteamericano que anunció esta semana utilidades de US$ 3.19 mil millones en el tercer trimestre de 2009. De la misma forma, una de las instituciones de actividades bancarias más tradicionales de los EE.UU., JP Morgan, anunció utilidades de US$ 3.6 mil millones. El grupo Goldman Sachs, inclusive, devolvió ya al gobierno US$ 10 mil millones que había recibido de ayuda en el auge de la crisis. Estas recuperaciones, sin embargo, no son acompañadas por todas las empresas. Están vinculadas, generalmente, con bancos que no actúan tanto con consumidores directos, siendo así, no son alcanzados por los altos índices de desempleo e insolvencia, que continúan aumentando en la economía norteamericana.

En este sentido, recordemos que el Citigroup, el grupo financiero norteamericano que también habría salido de un balance negativo, solamente lo consiguió por medio de una manipulación relativa de los datos, no contabilizando ciertos pagos. Según analistas, el Citigroup, en el caso de contabilizar tales gastos, todavía tendría pérdidas por US$ 3.2 mil millones, más grandes que las de US$ 2.9 mil millones que tuvo en uno de los trimestres de 2008. Según ciertas fuentes, el banco todavía debe al tesoro norteamericano gran parte de las “inyecciones” que lo salvaron en el auge de la crisis. Se calcula que las deudas al gobierno alcanzaron alrededor de los US$ 45 mil millones.

La situación, todavía deficitaria del Citigroup, sería ocasionada, justamente, porque muchas de sus líneas de crédito están ligadas a consumidores directos, es decir, los que han sido afectados por el desempleo masivo que continúa aumentando en la economía de los EE.UU. El banco tenía y todavía tiene grandes perjuicios con las tarjetas de crédito y las hipotecas no pagadas, que también son resultado directo de los cerca de 10% de desempleados que afectan a la economía norteamericana y que deben continuar creciendo en 2010, alcanzando una probable tasa de desempleo del 11%. En una situación similar al Citigroup se encuentra el Bank of America, que estaría lejos de salir de las deudas no pagadas, reflejos del aumento masivo del desempleo.

Como así puede verse, la crisis coyuntural ya ha pasado o se calmó relativamente, para los sectores que han ganado con la crisis, expropiando a otros grupos capitalistas. Pero para amplios sectores, aún del gran capital, la crisis está lejos de ser superada y no aparecen buenas perspectivas en un período a corto o medio plazo. Con respecto a los trabajadores, sobre todo, la crisis no sólo continúa, sino que se va profundizando sin grandes perspectivas de salida.

El mismo escenario vivido en los EE.UU., en cierto sentido, sucede en la economía europea y japonesa. Algunos aspectos de esta situación mundial también se repiten en ejemplos de Brasil, India, China y Rusia. La mayor parte de las máquinas ociosas en la economía europea y norteamericana ha sido transferida, particularmente para Brasil, que está recibiendo un volumen bastante alto de inversiones extranjeras. Fábricas enteras se han transferido a Brasil donde, principalmente una mano de obra más barata y una estructura productiva relativamente razonable facilitan los costes de producción, volviéndolos más competitivos en el mercado mundial.

Por otra parte, en el propio Brasil, se repite el proceso de expropiación de grupos capitalistas. La transferencia de fábricas extranjeras está destruyendo sectores enteros de la producción, anteriormente realizados completamente en Brasil. Particularmente, el sector productivo de máquinas industriales viene siendo reducido sustancialmente con la entrada de máquinas extranjeras y fábricas enteras que realizan su migración para Brasil. No por casualidad, el número de bancarrotas en Brasil ha llegado a récords históricos. También se trata de la expropiación de los expropiadores en la cual los capitalistas tragan a otros capitalistas.

Sin embargo, como en Europa y en los EE.UU., en Brasil, y particularmente en las regiones más industrializadas como San Pablo, debido a estos fenómenos, el desempleo y la miseria aumentan de manera alarmante. Sin duda, para los trabajadores, la crisis continúa y de forma cada vez más aguda. ¡Como en los EE.UU., muchos de los trabajos perdidos en Brasil jamás volverán a existir!

Como decía Marx en El capital, capítulo XXIV, libro I, este proceso de expropiación de los expropiadores, es decir, la expropiación de los capitalistas por los mismos capitalistas es una tendencia irreversible del capitalismo, pero, según el mismo autor, la expropiación de los expropiadores va profundizando el proceso de crisis, polarizando la contradicción entre el capital y el trabajo, conduciendo a un nuevo proceso de la expropiación de los expropiadores. En esa otra fase de este proceso, debido al aumento de las contradicciones, la expropiación comienza a volverse contra el propio capitalismo. Los productores directos, los primeros expropiados por el capitalismo naciente, acaban expropiando a los primeros expropiadores, los propios capitalistas.

Este movimiento objetivo sería el movimiento de la negación de la negación, es decir, los productores directos negados por los primeros capitalistas comenzarían a expropiar a los propios capitalistas, los que han realizado la primera negación. Éste sería el movimiento de la negación de la negación. Este movimiento no sería, así, un movimiento ideológico o moral, sino mucho más, la expresión objetiva de un proceso contenido en el propio desarrollo del capitalismo y de sus crisis sucesivas.

Evidentemente, sin embargo, cabe a los trabajadores realizar este proceso objetivo y, para eso, la clase trabajadora tiene en el marxismo la comprensión teórica de este proceso de expropiación de la expropiación o, si queremos, la expresión teórica consciente del movimiento de la negación de la negación, que puede transformarse en partido político de masas, pues, estaría apoyado en un proceso puesto objetivamente por el propio desarrollo del capitalismo.

Curiosamente, sin comprender este análisis marxista, muchos sectores identifican el Movimiento Negación de la Negación, hoy existiendo, como un movimiento anárquico, ideológico o moral, un movimiento que estaría contra todo y contra todos. En verdad, el Movimiento Negación de la Negación es la expresión teórica de un proceso objetivamente puesto por el propio desarrollo del capitalismo y de sus crisis siempre inevitables y siempre crecientes. Buscar hacer consciente (y, así, subjetivo) ese movimiento de la negación de la negación es un esfuerzo que se hace cada vez más necesario.

El capitalismo del siglo XX y de este comienzo del siglo XXI solamente nos ha mostrado y nos muestra una crisis detrás de otra, guerras, epidemias, aumento de la miseria y del hambre, en una palabra: barbarie. La expropiación de los expropiadores y la negación de la negación necesitan recibir su forma teórica consciente; de lo contrario, las contradicciones objetivas de estos procesos pueden solamente llevar a los trabajadores, a la humanidad y a la propia Naturaleza (de la cual somos parte) a la destrucción más catastrófica jamás vista en la historia.

¡CONSTRUIR EL MOVIMIENTO NEGACIÓN DE LA NEGACIÓN!

La devaluación del dólar y la clase trabajadora

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MNN

por Barry Grey, do wsws.org

Indicios cada vez mayores señalan que un cambio fundamental ha ocurrido en el alineamiento de divisas. Desde marzo, el dólar estadounidense ha declinado constantemente hasta depreciarse en un 13% según el comercio exterior. La semana pasada, la caída aceleró tanto que empujó los precios del oro a niveles que batieron el récord.

La caída también causó que cierta cantidad de bancos centrales de Asia intervinieran en el mercado de divisas para amortiguar la devaluación del dólar.

En vez de advertir acerca de las consecuencias de la erosión del valor de la moneda principal sobre la cual se basa el comercio mundial y que también funciona como moneda de reservas, prominenctes publicaciones del mundo de las finanzas, así como también comentaristas sobre asuntos económicos, ahora son de la opinión que la caída del dólar debería ser bienvenida y que a largo plazo se debería dejar devaluar aún más.

El sábado, el Financial Times de Londres publicó un editorial titulado, “Un Estados Unidos fuerte necesita un dólar debilitado”. El periódico escribe que “aunque la disminución del valor es bastante grande, a ésta no se le debería ni temer ni obstruir...En realidad sería provechoso si el dólar se debilitara aún más...El efecto de un dólar más barato terminaría en ayudar a los exportadores estadounidenses a la vez que hace las importaciones más caras”.

El artículo sigue: “Esto es lo que Estados Unidos y el mundo necesitan. A mediano plazo, tal como lo dijera el Sr. Summers [principal asesor de la economía bajo Obama, Lawrence Summers] a principios de año, ‘La reconstrucción de la economía estadounidense tiene que orientarse más hacia las exportaciones y menos al consumo’. En pocas palabras, Estados Unidos debe comenzar a vivir dentro de sus propios medios económicos, y el resto del mundo tiene que parar de depender de sus [de Estados Unidos] hábitos derrochadores”.

El ejemplar del Financial Times del lunes lleva un artículo escrito por Wolfgang Münchau, columnista sobre la economía, bajo el titular, “La causa por un dólar más débil”, en el que aboga por reestablecer equilibrio en la economía mundial por medio del cual el déficit de la balanza de pagos se reduciría marcadamente, el superávit de Asia también disminuiría, y el déficit de la Eurozona, compuesta por 16 países, aumentaría “un tanto más”.

“A largo plazo”, escribe Münchau, “semejante mundo precisaría una reforma significativa del sistema monetario internacional. A corto plazo, la caída de las divisas valoradas en dólares nos ayudaría llegar allí”.

El Sr, Münchau sugiere que las promesas de mantener al “dólar fuerte” por parte de funcionarios estadounidenses son poco honradas, pues Estados Unidos ahora alienta una caída del dólar aún más marcada como parte de la estrategia de recuperación económica basada principalmente en las exportaciones.

Munchau continúa: la reforma a largo plazo necesaria del sistema monetario internacional se basaría hasta cierto punto en la reducción permanente del papel global del dólar. Predice que el mundo se está moviendo hacia “un sistema dual en que tanto el dólar como el euro actuarían de facto como las monedas de reserva.

Estos comentarios y otros similares evaden los inmensos riesgos que inevitablemente acompañarían a la devaluación del dólar y la debilitación de su posición como divisa de reserva. Semejante proyecto contiene la semilla del colapso del mercado mundial. Es extremadamente dudoso que este cambio sucedería de manera ordenada sin empujar a Europa y a Asia a la competencia con sus propias devaluaciones; sin la formación de bloques monetarios y comerciales; sin la explosión de una guerra comercial; y, por último, sin el conflicto militar entre las potencias principales.

Entre los comentarios más superficiales a favor de un dólar más débil se encuentra el de Paul Krugman, economista estadounidense y columnista del New York Times. En una columna publicada el lunes, el Sr. Krugman acusa de cascarrabias a toda persona que le inquieten las insinuaciones a largo plazo de la caída del dólar.

Sin considerar las insinuaciones internacionales de la caída continua del dólar, o las consecuencias para las relaciones sociales en Estados Unidos que ello trae, Krugman dice del “escándalo” acerca del dólar en descenso: “La verdad es que el dólar que cae es una buena noticia”.

Un dólar devaluado es “bueno para los exportadores estadounidenses”, escribe Krugman, “y nos ayuda a establecer una transición: de enormes déficits en la balanza de pagos a una posición internacional más sostenible”. Aboga por dejar la tasa de interés — la cual efectivamente está en cero — “sin tocar durante los próximos dos años o más”. No dice nada acerca de las consecuencias que traería la depreciación del dólar para la situación monetaria de Estados Unidos o para su posición como divisa mundial de reservas.

Lo cierto es que la pérdida de la posición del dólar como la indiscutible moneda de reserva mundial tiene consecuencias devastadoras para la clase trabajadora de Estados Unidos.

Un dólar fuerte y estable era el cimiento del sistema monetario capitalista internacional que fue establecido en la conferencia de Bretton Woods al acabar la Segunda Guerra Mundial. El dólar ha funcionado por casi siete décadas como la moneda suprema para fines comerciales y de divisas. Esta posición del dólar, única y privilegiada, se basaba al terminar la guerra en una supremacía de Estados Unidos que no se podía desafiar; supremacía que le garantizó al capital estadounidense ventajas inmensas.

La caída a largo plazo del capitalismo estadounidense, la cual se reflejaba de la manera más obvia en la decadencia de su base industrial, resultó en los enormes desequilibrios mundiales entre naciones deudoras — entre éstas Estados Unidos como la más importante — y las naciones acreedoras, tales como China, Japón y Alemania - que llevaran la implosión de la economía mundial hace ya un año. La transformación de Estados Unidos como el país industrial más poderoso del mundo en centro de la especulación — y el parasitismo — económica mundial que, a fin de cuentas, ha socavado la posición internacional del dólar.

Permitir que el dólar continúe su descenso significa reconocer la realidad de que Estados Unidos ha decaído y que es necesario que el capitalismo encuentre una nueva base para su expansión. Pero el seno de este “reequilibrio” económico mundial es la reestructuración de las relaciones entre las clases sociales en Estados Unidos mismo.

El marco establecido por los acuerdos de Bretton Woods le dio a la burguesía estadounidense una enorme ventaja para manejar las relaciones sociales internas de Estados Unidos. En ese entonces la clase gobernante del país podía valerse de gastos financiados mediante déficits presupuestarios y una política inflacionaria para hacer concesiones a las exigencias de la clase trabajadora porque el mundo aceptaba al dólar sin titubeos. Sin esa ventaja, Estados Unidos ha de adherirse a restricciones monetarias y económicas onerosas, cuyo peso ha de caer sobre los hombros de la clase trabajadora.

Este proceso ya está en camino. En nombre del reequilibrio económico mundial y de las reformas internas del país, el gobierno de Obama ahora trata de reducir el consumo de la clase trabajadora, diminuir tajantemente los costos de producción y aumentar las exportaciones del país.

Esto significa lo mismo que someter a los trabajadores estadounidenses al mismo tipo de “terapia de electrochoque” que el Fondo Monetario Internacional - dominado por Estados Unidos — impuso sobre un grupo de países deudores del Tercer Mundo durante el último cuarto de siglo. Son los mismos métodos que ahora se usan contra la clase trabajadora de Estados Unidos: la devaluación de la moneda, las reducciones de los gastos gubernamentales para los servicios sociales y el uso del desempleo masivo para disminuir los salarios y aumentar la explotación.

Hay que poner en reversa el proceso por medio del cual Estados Unidos cerró sus propias instalaciones manufactureras y exportó la producción industrial a los paraísos de mano de obra barata en todas partes del mundo. Estas prácticas fueron lo que produjo que Estados Unidos dependiera, insosteniblemente, de infusiones de crédito por parte de naciones con superávits como China y Japón. Estados Unidos puede resucitar su industria, pero sólo en base de la destrucción de los salarios, las condiciones de trabajo y las normas de vida de la clase trabajadora.

Se supone ahora que Estados Unidos ha de convertirse en productor a bajo costo de mercancías para el mercado mundial, La clase trabajadora estadounidense ahora debe sufrir niveles de explotación que no se han visto durante en un siglo. Sus salarios y normas de vida ahora deben sacrificarse para vincularlos más íntimamente con los trabajadores súper explotados del continente asiático.

Esta política de guerra clasista es la razón por la cual Obama ha desatado una agresión salvaje contra los empleos y salarios de los trabajadores automotrices; rehusado toda ayuda a los estados y municipalidades que se han declarado en quiebra; y entablado una campaña para destruir los beneficios de salud de los trabajadores y atacar programas sociales subvencionados por el gobierno federal, tal como Medicare.

Estados Unidos de nuevo servirá de ejemplo para el capitalismo mundial; es decir, será el modelo para ataques similares contra los trabajadores de todos los países.

Pero la clase trabajadora de Estados Unidos no tiene la menor intención de someterse humildemente a su propio empobrecimiento. Se han echado las bases para el renacimiento de una lucha de clases titánica en Estados Unidos y a nivel internacional.

[Venezuela] La burocracia estatal contra las luchas estudiantiles

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MNN

por Pablo Cardana

En la actualidad existe en Venezuela un profundo conflicto entre los movimientos estudiantiles y el gobierno. Como si no fueran suficientes los ataques directos y las manipulaciones contra los movimientos obreros independientes de la cúpula de Chávez, como si ya no fuera suficiente el crecimiento continuo de la represión de las manifestaciones públicas, que ahora sufren con la criminalización de las protestas que supuestamente “perturban la paz pública”, según el gobierno; la población venezolana tiene ahora que hacer frente a la dominación total del gobierno en la estructura educativa.

La Ley Orgánica de Educación (LOE) fue promulgada por Chávez en este año de 2009, siendo aprobada por la Asamblea Nacional de la República Bolivariana de Venezuela el 5 de agosto del mismo año. Esta nueva ley de educación constituye una nueva intervención del estado, que tendría como objetivo, según su primer artículo, “desarrollar los principios y valores rectores (…) guiada por valores éticos y humanísticos para la transformación social”.

Esta intervención, en lugar de representar cualquier forma de liberación – ya sea ideológica, social, política o económica -, constituye una verdadera máscara de dominación que muestra cada vez más su carácter típicamente bonapartista. El propósito del gobierno Chávez no se limita, sin embargo, a una mera reformulación de la educación y de las instituciones educativas, desde los niveles primarios hasta la enseñanza universitaria. Sus directrices se enredan en contradicciones insolubles, ya que fingen ser capaces de proporcionar una educación que lleve a la “emancipación” y a la “justicia social”, como dice el Artículo 3º; con diferencias socioeconómicas que no pueden ser silenciadas.

Del mismo modo, el articulo 15º se propone a “formar a partir de, por y para el trabajo libertador”, esto, sin embargo, sólo se propone en la medida que tal trabajo, sea un “trabajo libre” dentro de los parámetros de la libertad de Chávez. Es aún más evidente el unilateralismo imponente del gobierno en el Articulo 12º, la “prohibición de propaganda partidaria”, es decir, carteles y banderas del movimiento estudiantil en las instituciones educativas. El resultado es una clara afrenta a los medios legítimos de difusión de las manifestaciones políticas y protestas de las organizaciones estudiantiles. Esto, ni siquiera, puede justificarse con las excusas extrañas y de carácter típicamente reaccionario de evitar una abstracta perturbación del orden público.

En general, la nueva Ley Orgánica de Educación busca dar un tono humanista a su supuesta inclusión de los “educados” en una sociedad de desarrollo igualitario. Sin embargo, en los índices más recientes del gobierno, que remontan a 2007, nada menos que 47,7% de la renta nacional está en manos del 20% más rico, mientras que solo 5,1% de la renta nacional va para el 20% más pobre. Por lo tanto, la Venezuela de Chávez promete una realidad educacional que no está de ninguna manera de acuerdo con la realidad social del país. La LOE, no sólo insiste en la participación de la iniciativa privada en la formación de la instituciones educativas, sino que no posee ningún fundamento social.

Son estos tipos de devaneos que marcaron, si no todas, por lo menos la gran mayoría de las políticas burocráticas de los gobiernos liberales. Esta es una crítica ya señalada por Marx: a través de leyes, el estado burgués busca inculcar en la gente una idea de igualdad y libertad que tiene, sin embargo, un carácter puramente ilusorio. Las propuestas de Chávez, desde hace mucho, llevan ese formalismo vacío, sin cambios significativos. Con la LOE no podría ser diferente.

Para dar este tono de mayor igualdad y emancipación, el gobierno chavista habla de organizaciones comunitarias para una supuesta construcción de base de la educación. Sin embargo, se tratan en su gran mayoría, de Consejos Comunales llenos de sectores chavistas y que actúan bajo el comando del Estado. No es mera casualidad que estos consejos se han convertido en un instrumento político de contención social. Tomemos el ejemplo de cómo el gobierno hizo uso de los Consejos Comunales para dar un golpe a la huelga nacional de profesores. En este episodio, los sectores chavistas llegaron a amenazar de criminalización aquellos que se sumasen a la huelga.

Finge, por lo tanto y otra vez, dar autonomía a las organizaciones obreras y estudiantiles, cuando en realidad se trata de un vaciamiento de estos sectores de actuación popular. Las iniciativas que se originan realmente en la base en Venezuela, se están vaciando. Es eso que el gobierno venezolano afirma ser el “ejercicio del Poder Popular en la promoción y defensa de la educación” (Artículo 18º).

La unidad que Chávez trata de vender, como una bella marca de una empresa que esconde en sus rincones oscuros la sobreexplotación de la población, es molestada cuando uno se fija al aumento desmedido de las movilizaciones estudiantiles en todo el país. Inspirados por los arrestos arbitrarios que ocurrieron contra protestas que se oponían al gobiernos (como es el caso del universitario Julio César Rivas), algunos alumnos empezaron una huelga de hambre. Con el tiempo, hoy los huelguistas de hambre ya son más de 159 en todo el país.

Del mismo modo, manifestaciones estudiantiles no paran de ocurrir, oponiéndose no solo a la LOE. Las manifestaciones luchan también contra la prohibición, por parte del gobierno Chávez, a la entrada de un representante de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos de la OEA. Este representante visitaría el país para investigar no solo la persecución e intimidación del universitario Julio Rivas, sino también las detenciones por motivos políticos que están ocurriendo tanto en el movimiento estudiantil como en el obrero.

Por lo tanto, el presidente Chávez hace propaganda de una unidad interna nacional que no pasa de un gran espectáculo. Sus leyes sólo sirven para formalidades que, desde hace mucho, sirven de instrumental político para los intereses de sectores de la burguesía. Chávez concentra en sí el poder de un estado entero. Así va tejiendo sus redes burocráticas en una gran red que no tiene otro objetivo sino encarcelar e invadir las organizaciones de base. Sin embargo, al mismo tiempo, no destruye estas organizaciones, sino que se utiliza de su infiltración en ellas para dar un rasgo humanista, popular y hasta obrero a sus políticas.

México: ataque a los electricistas y crisis de la dirección

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MNN

por José Elói

A las once de la noche del sábado, 10 de octubre, más de mil agentes de la Policía Federal Preventiva (PFP) y militares han invadido las instalaciones de la Compañía Luz y Fuerza del Centro (LyFC). La acción ejecutada visaba imponer, a la fuerza, lo que la firma del presidente Felipe Calderón (PAN) legalizaba en la ley: 44 mil trabajadores sumariamente despedidos, desde el decreto publicado en el Diario Oficial en la primera hora del 11 de octubre, mero domingo.

Se justificaba el corte de vagas por la “adopción de medidas que permitan apuntalar la viabilidad económica del país”. Por su fuerte ligación con los EEUU – se van 15 años del Nafta, responsable por el rebasamiento de salarios en la región, México es uno de los países más afectados por los efectos de la crisis económica mundial. Las previsiones para el 2009 son de queda de 8% en el PIB. Solamente en el segundo semestre el derrumbe fue de 10,3%. Son más de 1 millón de trabajadores despedidos en este año. Datos oficiales apuntan para el 75% de desempleados y subempleados (informales). Todavía, Calderón no se ha olvidado de decir algo sobre los electricistas, ahora nuevos desempleados, en el decreto. Se les ofreció “indemnizaciones correspondientes”.

Para que se creara un clima de aversión a los obreros de LyFC, los medios de comunicación y la administración estatal han promovido una campaña de desmoralización de la categoría. Lo que no se decía, sin embargo, es que la gestión precaria de la empresa era de responsabilidad del gobierno, no de los trabajadores.

La dirección del Sindicato Mexicano de Electricistas (SME), por su vez, no preparaba a los obreros para la lucha que venía. Aparentemente estaban más preocupados con sus mismos empleos y el mantenimiento de la corrupción en la estructura sindical, pues la gran lucha hasta ese momento era la lucha por el reconocimiento de las elecciones del gremio (con sospecha de fraude). Mientras el temor por la pérdida de los empleos avanzaba, el comunicado oficial del día 7 decía, de manera obediente: “somos trabajadores responsables y comprometidos con nuestra empresa”.

Crisis de la dirección

Después de concretizada la desgracia de la eliminación de los empleos de los trabajadores, el SME empezó a actuar. La dirección, bajo el comando del obradorista Esparza Flores (PRD), volvió sus esfuerzos en acompañar en el parlamento y las cortes judiciales la disputa por la cancelación de la extinción de LyFC. Luego de las primeras horas, ha apelado hacia la inconstitucionalidad de la medida y diseñado una “batalla legal”, mientras que miles de ex empleados protestaron frente del Departamento federal de Gobernación.

El candidato derrotado a la presidencia en 2006, Andrés Manuel López Obrador, aprovechó el momento para canalizar la ira en torno a su liderazgo personalista, apoyando una gran campaña contra la ilegalidad de la medida. El PRD, al cual pertenece, se movía en el Congreso y el Senado para legitimar su postura de “oposición de izquierda institucional”.

La fuerza de la movilización de los electricistas en realidad sólo se sentiría el quinto día, cuando 300 mil salieron a las calles en un acto en defensa de los puestos de trabajo. Bajo presión, el gobierno de Calderón llama el SME a la mesa de negociación, que terminó abandonada por el sindicato.

En el último período, organizaciones sindicales, estudiantiles, populares y políticas intentan formar una Asamblea Nacional de Resistencia Popular, que tendría su primera reunión en el día 24/10. El foro prometía un acuerdo político que pondría las masas en movimiento para luchar contra las dimisiones en LyFC y el aumento de los impuestos.

¿Qué hacer?

Probada una vez más la incapacidad demostrada por el Estado burgués para proporcionar condiciones mínimas de supervivencia de la clase obrera, los principales grupos de izquierda en México – lamentablemente – presentan como principales demandas la lucha con perspectiva de fortalecer la misma estructura de dominación de clase. Como se ha señalado por diversos sectores de la izquierda, detrás de las medidas del gobierno está el interés en la privatización del servicio eléctrico de todo el país.

Sin embargo, se recordará el escrito de Marx en el Manifiesto del Partido Comunista. Ya en 1848, puso él, “El Estado moderno no es sino un comité de asuntos administrativos de la burguesía”.

Es, pues, un error que la dirección de la revuelta de los electricistas del SME y de los demás millones de trabajadores subempleados y desempleados de México se vaya a la lucha por una medida estatista. Lo que demuestra el cierre de LyFC y la política traidora del sindicato es que, frente a la terrible situación que está sujeta la clase en el país, la alternativa es la auto-organización de los trabajadores en una defensa intransigente por condiciones de trabajo y por una existencia digna. ¡“Empleo y sueldo”!, es el lema único que puede movilizar a los electricistas y todos los que son atacados por los efectos de la crisis del capitalismo agonizante.

Frente a los ataques del gobierno y las traiciones de los dirigentes sindicales y políticos, la clase obrera mexicana debe confiar apenas en sus propias fuerzas. A continuación, la rebelión de la clase se materializará utilizándose de los métodos radicales apropiados para imponer, tal como lo anunció Marx en el capítulo XIV de El Capital, la “expropiación de unos pocos usurpadores por la masa del pueblo”.

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