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Antipsichiatria

L'incomprimibile leggerezza dell'apparire

autore: 
passante di genova

Abbiamo fatto bene prima, stiamo facendo bene, faremo bene!
In un paese serio dopo Genova 2001 lo stato avrebbe arrestato i leader teorici ed operativi del disastro funzionale genovese, infatti il giorno dopo scappammo tutti come coniglietti. Purtroppo uno stato debole si accontenta di ammorbare, ammorbidire ed infine e infine marzullianamente rende possibile anche queste deliranti dichiarazioni.

genova 2001

Riflessioni sulla sentenza di appello sul G8 di Genova 2001
L'incomprimibile resistenza dell'essere
di Luca Casarini
9 / 10 / 2009

La procura generale aveva chiesto condanne aumentate del doppio per tutti. 208 anni per 25 persone. Trasformando tutte le posizioni in “devastazione e saccheggio” si sarebbero evitate prescrizioni, in vista per coloro le quali condanne in primo grado erano state inflitte sulla base dei reati di resistenza, lesioni, danneggiamento. Oltre al fatto tecnico, un fatto politico ovviamente. Che sta tutto nella volontà, da parte di questi giudici accusatori, di mantenere e rafforzare l’impianto punitivo nei confronti di chi è stato scelto come capro espiatorio per i fatti di Genova, ma appesantito su un punto: la negazione, piena, di qualsiasi “attenuante”, derivata dalla violenza esercitata, indiscriminatamente a Genova dai corpi dello Stato. Ancor più, con questo intento, si puntava a separare completamente i fatti l’uno dall’altro: la Diaz dagli scontri di piazza, Bolzaneto dal massacro del lungomare, le cariche al corteo del Carlini dalla resistenza dei manifestanti. Come dire che nessuna giustificazione, nessuna implicazione ambientale, può consentire di violare la legge.

La sentenza di oggi non ha assunto questa impostazione. Le dieci pesantissime condanne certo, aumentano gli anni di galera a persone che sono accusate di aver danneggiato “cose”, e non vite umane. E’ nello stesso solco tracciato dal primo grado, lo conferma e carica ancora di più il peso della sanzione. E’ un esempio, questa parte del giudizio, dell’assurdità di una impugnazione del codice penale come fosse il vangelo ( diciamolo pure ai giustizialisti democratici che circolano in questo periodo ), escludendo circostanze, contesti e soprattutto conseguenze: i neonazisti che hanno ammazzato di botte Nicola Tommasoli a Verona, hanno preso meno. Danneggiare cose, dopo questa sentenza, può essere come uccidere. Una assurdità evidente, che tralaltro risiede dal primo momento all’interno della scelta del reato ascritto agli imputati: “devastazione e saccheggio”.

Ma nella seconda parte della sentenza, quella che riguarda direttamente altre 15 posizioni, non solo si resta nel solco tracciato dal primo grado, e cioè quello di attribuire ai manifestanti di Via Tolemaide la scriminante prevista dall’art. 4, quella cioè relativa all’illegittimità delle cariche al corteo del Carlini, ma anche aggiungendo attenuanti che “prevalgono” sulle aggravanti, consentendo quindi la prescrizione del reato. Prescrizione che significa anche materialmente la cancellazione del reato, e quindi annulla gli effetti di pericolose recidive. Anche questa, come la decisione di aggravare le pene ai manifestanti accusati di devastazione, è una scelta politica. Ma come possiamo “usare” una sentenza come questa? Che cosa dunque rappresenta? Ovvio, la prima cosa che uno può pensare, ed è legittimo e giusto, è che lo Stato non solo non processerà mai sé stesso, in particolare nella forma dei suoi corpi separati che gestiscono il monopolio dell’uso della forza, ciò non è mai avvenuto né per stragi, né per altre incredibili nefandezze, ma anche non sarà mai disposto a rinunciare a vendette contro coloro che mettano in discussione questo principio.

Quelli che pensavano che commissioni parlamentari, tribunali nazionali e sovranazionali potessero essere la risposta alla violenza statuale di Genova, sbagliavano. La ragione dell’assoluzione di De Gennaro, dei vertici della polizia, del non processo per l’omicidio di Carlo sta tutta lì, nell’impossibilità di vedere lo stato che processa sé stesso. Poi, gli stessi giudici che danno 15 anni per l’accusa di aver danneggiato qualcosa, decidono di mandare in prescrizione quelli che invece sono accusati di aver resistito in Via Tolemaide. Perché? Sono schizofrenici dissociati, o si sono trovati in una contraddizione enorme? Io credo in questa seconda ipotesi, e non perché qui siano giudicati comportamenti “radicali” da una parte e “moderati” dall’altra.

I tentativi di rinchiudere la disobbedienza, che in Via Tolemaide ha esercitato il suo diritto di resistenza nei confronti dell’attacco dei carabinieri, a mero comportamento “criminoso”, non hanno funzionato. Ci hanno provato, e testimonianza ne siano le richieste della Procura Generale per questo appello, ma quell’articolo 4, l’llegittimità delle cariche, l’ha impedito. Anzi, l’aver legato i comportamenti illegali di massa a quella situazione, ha obbligato il giudice a riconoscere, formalmente e de facto, lo spazio politico che quel corteo a Genova ha conquistato. E non solo. La diversità di atteggiamento dei giudici è frutto, abbiamo detto, di un dato politico. Ma, fatta salva la completa non processabilità di ogni imputato di quel maledetto processo, al di là dei reati ascritti dall’accusa, poco provati e sanzionati comunque in maniera vergognosa, vi è un dato politico anche dal punto di vista dei movimenti da riconoscere.

La scelta di stare nel movimento, e non sopra, a fianco, a lato, o altrove, è stata sacrosanta e giusta. La decisione del corteo del Carlini di essere una parte e non un’alternativa al Genoa Social Forum, pur conservando la propria autonomia, si è rivelata fondamentale. L’aver saputo costruire un’interpretazione dello spazio e delle forme del conflitto che potessero mantenere in piedi le relazioni tra tanti e diversi, non è stata una condizione di limitazione o di riduzione, ma l’unico modo per impedire che il diritto di resistere alla violenza dello stato non venisse sepolto con anni di galera tra il consenso generale. Questa sentenza dice queste cose, anche. E credo che possa servire anche per il presente e forse per il prossimo futuro.

La radicalità si misura nel livello di crisi che noi riusciamo a provocare allo Stato, impedendo che ci isoli, che ci faccia apparire come dei criminali, e che infine mandi in crisi noi. Rimane, e questo per chiunque sia garantista e democratico, lo schifo delle condanne. Ma anche la lezione delle prescrizioni.

Da questo dobbiamo, ognuno come crede, trovare le nostre strade e metterci di nuovo in cammino.

la dolce rivoluzionaria

autore: 
anonim*

quella a cui si Riferisce la compagna Maria Rosaria Doronzo in questo video, una esperienza di condivisione che dovrebbe riguardare tutti, non solo i giudicati "matti", una esperienza di condivisione per essere fuggiviti non solitari

http://www.youtube.com/watch?v=dl2mft83QAg&feature=channel_page

http://www.controappunto.org/documentipolitici/psich.html

I COMPAGNI SANNO IL PERCHE'!

Non si può parlare della morte di Mastrogiovanni senza parlare del "caso" Marini prima di tutto.
Qui non entrerò il merito del processo.Voglio intanto ricordare il compagno Marini perchè la sua vita, la sua militanza,era legata a quella del compagno
Mastrogiovanni, e legati furono anche dai traumi che la detenzione causò in entrambi.

Quando parliamo di relegazione non dobbiamo mai dimenticare che non solo della carcerazione in se, della costrizione fisica si tratta: c'è il dopo.
Il dopo di quando sei un ex detenuto.
Ognuno reagisce a modo suo secondo il vissuto che ha sedimentato, le sue condizioni materiali e psicologiche.
Del compagno Marini sappiamo tutti che è stato "uno sciagurato anrachico" così lo definì il PCI ; è stato anche uno scrittore ed un poeta.
Quando fu scarcertao gli fu trovato lavoro, ma Marini continuava a rifiutare questa Società a modo suo, pareva che si chiudeva in se stesso, ma in realtà
si apriva al mondo futuro, al mondo sognato dall'utopia al mondo altro con la poesia, "e noi folli e giusti", vinse anche il premio Viareggio opera prima quel libro
di poesie.
Scisse altri libri di versi: Di sordomuti post, Antonio per inerzia, il bambino chiamato zio Ciccio.
Gli si spezzò il cuore a 59 anni.
Questo sevì ,a lui ,a Marini per non essere portato in manicomio e subire un TSO pure lui: infatti si diceva che soffriva di mania di persecuizione e che si immaginava complotti a suoi danni.

Quello che mi colpisce nella vita di questi due compagni anarchici è la simmetria della loro esistenza.

Entrambi hanno lottato contro lo Stato, entrambi furono per questo puniti.

Relegati entrambi: uno, Marini, si apre agli altri con la poesia, un altro, Mastrogiovanni; si apre col suo mestire di maestro elementare, un mestiere che è molto poetico se fatto in un certo modo, come sa farlo un compagno, un anarchico.
Entrambi considerati paranoici.
Entrambi entrati in quello che si dice "il tunnel della depressione".
Mastrogiovanni subì anche dei ricoveri come è stato ampiamente riportato.
Faceva una vita "normale"Mastrogiovanni, maestro, amato dai bambini, dai genitori, dalla comunità, ma non gli venne un infarto, e così accade che un
giorno prende una strada contro mano, pare, che abbia tamponato quattro macchine, pare, pare ancora che vedendosi circondato da Vigili Urbani e carabinieri in assetto di guerra abbia tentato la fuga, pare è fuggito e si è gettato a mare, pare. Perchè tutto quanto pare!
Un comportamento più che "normale" per me da parte di chi ha provato la galera e i ricoveri in reparti pischiatrici.
E' un istinto NATURALE fuggire dalla relegazione dalla contenzione.
Ma questo istinto NATURALE viene sancito da un TSO, questo è il punto, sopratutto se sei un anarchico, se hai avuto un processo "famoso" come quello Marini e per di più se sei considerato "folle".
E ce ne sono di motivi per cui in sindaco firmi un TSO!

Marini scompare nei meandri dei reparti psichiatrici e poi muore per edema polmonare.
E noi non sapremo mai se è stato per un trattamento di contenzione o per chissà quale altro motivo.
Hanno detto su di lui
"nessuno se ne accorgerà" era pure estate.
I compagni ne sono sicura se ne accorgeranno, come si accorgono di tutti quelli che muiono in relegazione.
I compagni non si chiederanno perchè? e non diranno AMEN
"un morto in più" "che non fa notizia" "Ci siamo abituati".
I COMPAGNI SANNO IL PERCHE'!
http://www.informa-azione.info/sui_tso_e_come_difendersi

vittoria
L'Avamposto degli Incompatibili

http://controappunto.splinder.com/

.

presentazione libro Sorvegliati mentale

autore: 
..me che ricevo e diffondo

http://centro-relazioni-umane.antipsichiatria-bologna.net/2009/08/28/pre...

Presentazione del dott. Giorgio Antonucci del libro “Sorvegliato mentale - effetti collaterali degli psicofarmaci - manuale d’uso” di M. D’Oronzo e P. Minelli (Nautilus, 2009).
Fidenza Psicofestival - edizione 2009
Video su You Tube

ANIMAE IUDICUM - inquisizione e psichiatria

19/06/2009 - 19:30
20/06/2009 - 00:00
Etc/GMT+2
autore: 
peste
image1: 
20090619animaeiudiciumWEB.jpg

venerdì 19 giugno Al Perlanera occupato di Alessandria
ANIMAE IUDICUM - inquisizione e psichiatria
salvezza dell'anima e cura medica
mezzi antichi e moderni per il controllo di costumi, comportamento, pensiero

h.19,30 Aperitivo benefit Laboratorio Anarchico Perlanera
h 20,30 INQUISITIO spettacolo teatrale sui processi della "santa" inquisizione a cura del gruppo Le Streghe del Musinè
h 21,30 Presentazione del libro di Paola Minelli e Maria Rosaria D'Oronzo "Sorvegliato Mentale, effetti collaterali degli psicofarmaci" edizioni Nautilus
e del giornale "Il Folletto"giornale autoprodotto da sopravvissuti, utenti loro malgrado e individui contrari alla psichiatria
con Paola Minelli

Perlanera occupato, via Tiziano 2 (parcheggio stazione, in autostrada uscire Alessandria ovest san Michele e poi seguire per la stazione - lab.perlanera@libero.it

altre info su
http://www.radioblackout.org/palinsesto/stato-terapeutico
http://www.senzaragione.org

FUORI DOVE?

13/06/2009 - 09:00
13/06/2009 - 22:30
Etc/GMT+2
autore: 
territori milano

sabato 13 giugno, dalle 9 a notte inoltrata, una giornata per discutere e far discutere di disagio psichico, con attori, artisti e musicisti, ma soprattutto con i direti interessati, utenti, professionisti e operatori del settore, persone che ancora cercano nuovi percorsi per abbattere i muri sociali. la mattina dibattiti, mentre il pomeriggio e la sera la giornata sarà animata da accademia della follia, e gli ospiti antonio rezza e flavia mastrella con lo spettacolo PITECUS.

LETTERA DALL'AQUILA, una città prigioniera

quello che il Governo
sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco
banco di prova per vedere come si fa a tenere
prigioniera l 'intera popolazione di una città,
senza che al di fuori possa trapelare niente"

Questa lettera è stata scritta da Andrea
Gattinoni, un attore che si trovava a L 'Aquila
per presentare un film. Le parole sono dirette a
sua moglie ma rappresentano un'efficace
testimonianza per tutti quelli che a L 'Aquila
non ci sono ancora stati. FATE GIRARE.

Oggetto: HO VISTO L 'AQUILA
Lettera a mia moglie scritta ieri notte
Ho visto l 'Aquila. Un silenzio spettrale, una
pace irreale, le case distrutte, il gelo fra le
rovine. Cani randagi abbandonati al loro
destino. Un militare a fare da guardia a ciascuno
degli accessi alla zona rossa, quella off limits.
Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho
mangiato nell'unico posto aperto, dove va
tutta la gente, dai militari alla protezione
civile. Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini
e la mozzarella e i pomodori e gli affettati.
Siamo andati mentre in una tenda duecento
persone stavano guardando "Si Può Fare".
Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia,
Anna Maria, Franco e la sua donna.
Poi siamo tornati quando il film stava per
finire. La gente piangeva. Avevo il microfono e
mi hanno chiesto come si fa a non impazzire,
cosa ho imparato da Robby e dalla follia di
Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo.
Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da
fitta al cuore. Chi ha perso la fidanzata, chi i
genitori, chi il vicino di casa. Francesca,
stanno malissimo. Sono riusciti ad ottenere solo
ieri che quelli della protezione civile non
potessero piombargli nelle tende
all'improvviso, anche nel cuore della notte,
per CONTROLLARE. Gli anziani stanno impazzendo.
Hanno vietato internet nelle tendopoli perchè
dicono che non gli serve. Gli hanno vietato
persino di distribuire volantini nei campi, con
la scusa che nel testo di quello che avevano
scritto c'era la parola "cazzeggio". A
venti chilometri dall'Aquila il tom tom è
oscurato. La città è completamente
militarizzata. Sono schiacciati da tutto, nelle
tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia
e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato
uno. Nel frattempo tutte le zone e i boschi
sopra la città sono sempre più gremiti di
militari, che controllano ogni albero e ogni
roccia in previsione del G8. Ti rendi conto di
cosa succederà a questa gente quando quei pezzi
di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le
loro auto blindate? Là ???? Per entrare in
ciascuna delle tendopoli bisogna subire una
serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado
sconcertante, manco fossero delinquenti, anche
solo per poter salutare un amico o un parente.
Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno)
rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno
bisogno anche solo di tute, di scarpe da
ginnastica. Per far fare la messa a Ratzinger,
il governo ha speso duecentomila euro per
trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L 'Aquila.
Poi c 'è il tempo che non passa mai, gli
anziani che impazziscono. Le tendopoli sono
imbottite di droga. I militari hanno fatto
entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy,
cannabis, tutto. E ' come se avessero voluto
isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano
lasciarli a stordirsi di qualunque cosa,
l'importante è che all'esterno non trapeli
nulla. Berlusconi si è presentato, GIURO, con
il banchetto della Presidenza del Consiglio. Il
ragazzo che me l 'ha raccontato mi ha detto che
sembrava un venditore di pentole. Qua i media
dicono che là va tutto benissimo. Quel ragazzo
che mi ha raccontato le cose che ti ho detto,
insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche
anziano, mi ha detto che "quello che il Governo
sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco
banco di prova per vedere come si fa a tenere
prigioniera l 'intera popolazione di una città,
senza che al di fuori possa trapelare niente".
Mi ha anche spiegato che la lotta più grande
per tutti là è proprio non impazzire. In tutto
questo ci sono i lutti, le case che non ci sono
più, il lavoro che non c 'è più, tutto perduto.
Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a
piedi più di tre chilometri in cerca di un
ristorante, ma erano tutti già chiusi perchè i
proprietari devono rientrare nelle tendopoli per
la sera. C 'era un silenzio terrificante,
sembrava una città di zombie in un film di
zombie. E poi quest'umanità all'improvviso
di cuori palpitanti e di persone non dignitose,
di più, che ti ringraziano piangendo per essere
andato là. Ci voglio tornare. Con quella luna
gigantesca che mi guardava nella notte in fondo
alla strada quando siamo partiti e io pensavo a
te e a quanto avrei voluto buttarmi al tuo collo
per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai.
Dentro al ristoro privato (una specie di
rosticceria) in cui abbiamo mangiato, mentre ci
preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e
fuori c 'erano i tavoli nel vento della sera,
un commesso dietro al bancone ha porto un
arrosticino a Michele, dicendogli "Assaggi,
assaggi". Michele gli ha detto di no, che li
stavamo già comprando insieme alle altre cose,
ma quello ha insistito finchè Michele non
l'ha preso, e quello gli ha detto
sorridendogli: "Non bisogna perdere le buone abitudini".
Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve
sapere.
Anzi metto in rete questa mia lettera per te.

Andrea Gattinoni, 11 maggio notte.

video antipsichiatria: Socialmente Pericolosi

Claudio Misculin accademia della follia - film documentario- socialmente pericolosi - sul manicomio criminale di aversa

http://www.archive.org/download/antipsichiatria_video_socialmente_perico...

[Bergamo] PRESENTAZIONE DEL LIBRO "ISTITUZIONI POST- MANICOMIALI" con l'autore NICOLA VALENTINO

06/06/2009 - 18:00
06/06/2009 - 22:00
Etc/GMT+2

Il collettivo antipsichiatrico di bergamo organizza, sabato 06/06/2009:

alle ore 18:00 presentazione del libro "ISTITUZIONI POST-MANICOMIALI" con l'autore Nicola Valentino edito da sensibili alle foglie;

alle ore 21:00 videoproiezione del filmanto "SOCIALMENTE PERICOLOSI" Storie di vita nell'OPG di Aversa.

presso UNDERGROUND SPAZIO ANARCHICO VIA FURIETTI 12/B - QUARTIERE MALPENSATA - BERGAMO

CRITICA AL GIUDIZIO PSICHIATRICO

05/06/2009 - 21:00
06/06/2009 - 00:00
Etc/GMT+2
autore: 
telosino
image1: 
nonpsich.jpg

INCONTRO PUBBLICO CON G. ANTONUCCI E G.BUCALO

“L'antipsichiatria non è una teoria ma una pratica. Non spiega cosa accade dentro o fra le persone o perché accada. Permette solo che accada” G. Bucalo

GIORGIO ANTONUCCI, medico e psicanalista, ha dedicato la sua vita ad evitare i ricoveri e gli internamenti, per evitare che storie di uomini e donne si trasformino in vicende psichiatriche. E' stato per ventitré anni responsabile del “Reparto autogestito” negli istituti di Imola, contribuendo allo smantellamento delle strutture manicomiali. Ha scritto numerosi testi di critica alla psichiatria.
GIUSEPPE BUCALO, inizia il suo impegno a Furci Siculo, che diventa il laboratorio vivente dell'esperienza del Comitato d'Iniziativa Antipsichiatrica. Nel '94 fonda e coordina le sedi di Telefono Viola attive in Sicilia. Nel '96 fonda l'associazione Penelope, che gestisce esperienze di accoglienza e percorsi di fuoriuscita dagli Ospedali Psichiatrici giudiziari e da altre istituzioni psichiatriche.

La psichiatria è a tutti gli effetti una pseudo scienza, dato che non è stata finora in grado di dimostrare scientificamente il valore delle sue tesi. Ciò nonostante essa ha un ruolo fondante per questa società. Come il carcere, la scuola e la fabbrica, la psichiatria, oltre ad essere un ottimo strumento di controllo e repressione, è necessaria alla costruzione di uomini, sottomessi e flessibili, strumenti malleabili e docili, utili alla riproposizione costante e silenziosa di questa società. Non è un caso che i metodi psichiatrici si fondino sull'utilizzo sistematico della violenza psicologica e fisica (non solo il TSO, ma tutti i mezzi da lei utilizzati si basano sull'uso della forza), finalizzata alla cancellazione di ogni “anomalia”, di ogni comportamento o pensiero socialmente non accettabile.
Le multinazionali farmaceutiche inoltre lucrano da sempre sulla “salute” altrui, favorendo e spingendo verso una sempre più sistematica somministrazione di psicofarmaci, arrivando a psichiatrizzare massicciamente persino i bambini. La “salute mentale” è oggi più che mai un grosso mercato, fonte di immensi guadagni per poche spietate aziende.
L'esperienza del Gruppo di Iniziativa non Psichiatrica di Saronno ha preso il via qualche mese fa, con un primo appuntamento pubblico, organizzato in seguito all'incontro avuto da alcune persone a noi vicine con le violenze psichiatriche. Questo percorso continua oggi con questa iniziativa, ma non vuole limitarsi a dei momenti di discussione e critica, pur necessari; è per questo motivo che il Gruppo di Iniziativa non Psichiatrica di Saronno si dota ora di un numero di telefono, di una mail, e di uno spazio di documentazione, con la finalità ultima di costruire non già un centro in cui si ripresenti la dinamica paziente/esperto, malato/sano, ma una alternativa reale e giornaliera alla psichiatria ed ai suoi orrori.
La lotta alla psichiatria è una lotta a questa società, violenta e basata sulla sopraffazione; una società che, come la prima, non sa e non può mettere in discussione le proprie basi, dato che altrimenti ne uscirebbe distrutta.

VENERDÌ 5 GIUGNO ORE 21
PRESSO LA SALA ALDO MORO
VIALE SANTUARIO 13 SARONNO (VA)

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