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CL- ed Expo l'ascesa di Masseroli il costruttore

Dal Cremona a Palazzo Marino
l'ascesa di Masseroli il costruttore
di Rodolfo Sala

Gli studi al liceo scientifico, la laurea al Politecnico e la vicinanza a Comunione e liberazione: tutto il percorso dell'assessore

Quanta strada, dai pomeriggi in parrocchia a Niguarda. Lì Carlo Masseroli diventa figlio spirituale di don Fabio Baroncini, legatissimo a don Giussani. E anche per questo parecchio influente dentro il mondo di Cielle. Un mondo che Masseroli - ora al centro delle polemiche come ideatore di una deregulation urbanistica basata sull’aumento degli indici di edificabilità e della popolazione residente - frequenta subito dopo aver smesso i calzoni corti.

Prima al liceo Cremona, poi al Politecnico, dove si fa eleggere rappresentante degli studenti ciellini nel Consiglio di Facoltà in attesa di laurearsi in Ingegneria gestionale, e dove tornerà nell'88 come consigliere di amministrazione dell’università. E ha un bel dire, adesso - a 41 anni, con quattro figli avuti da una moglie anche lei seguace del movimento e dall’alto della poltronissima dell’Urbanistica comunale - che lui quell'etichetta la rifiuta. L'ascesa al cielo della politica, l’assessore la deve in gran parte a Maurizio Lupi, esponente di spicco della leva dei Cesana e dei Simone. È lui, ciellino seduto alla destra di re Formigoni, il mentore, e dunque il punto di riferimento principale di Masseroli. Lui a proporgli, nel 2001, il grande salto: candidatura alle elezioni comunali.

Quasi una staffetta, perché Lupi, dopo aver fatto per quattro anni l’assessore all’Urbanistica, in quell’anno varca per la prima volta il portone di Montecitorio. Ma il «ragazzo» il posto del maestro non può prenderlo subito: lo danno al casiniano Gianni Verga, Masseroli si deve accontentare della presidenza della commissione Bilancio. «Di urbanistica non capisco niente», confessa più di una volta. L’aria è quella della volpe che non riesce a prendere l'uva. Accompagnata al piglio con cui questo politico non di professione (l'attività di ingegnere esperto in corporate managent se la tiene ben stretta) affronta il noviziato a Palazzo Marino. Un ex collega di banco riassume così: «In aula diceva spesso "voi non potete arrivarci, adesso vi spiego io come si fa"». Insomma, il linguaggio è spiccio, e spesso oltrepassa i limiti del turpiloquio. E notevole l’autostima: «Se fosse una donna, direbbe che ce l´ha solo lei», sibila da Roma un pezzo grosso di Forza Italia.

L’occasione vera arriva nel 2006. I forzisti-ciellini, che i voti ce li hanno, decidono che è arrivato il momento di fare a Milano quello che hanno già fatto in Regione. Buttarsi sul settore che concentra il massimo delle risorse: al Pirellone è la Sanità, in città l’Urbanistica. Insomma: rivogliono l’assessorato, e non c’è niente da fare. Il candidato naturale è Masseroli, che per la sua storia è in grado di garantire il massimo di continuità con la gestione Lupi. E poi al «ragazzo» va dato un risarcimento: un anno prima vuole diventare consigliere regionale, ma il movimento gli preferisce un altro astro nascente: Mario Sala. Ombretta Colli, cui la Moratti aveva promesso un posto in giunta in cambio del ritiro della sua candidatura a sindaco, prova a fare resistenza: «L’urbanistica? A me». Le daranno le Periferie. E il nuovo sindaco darà invece a Masseroli e ai suoi sodali carta bianca per il governo del territorio.

Il controllo è totale: in assessorato sono vicini a Cielle il direttore di settore Giancarlo Jannetti e quello che si occupa di programmi esecutivi per l’edilizia, Achille Rossi. Poi c’è l’avvocato Guido Bardelli, impegnatissimo nel ruolo di interfaccia con gli uffici per mandare avanti le pratiche. Un ruolo molto attivo in campo urbanistico lo svolge la società di progettazione Urban, che ha come presidente Antonio Intiglietta. La sede, un edificio di venti piani, sta accanto alla Nuova Fiera (un altro feudo). Tra i best project di questa società, ci sono robette come la sede Sky di Santa Giulia e City Life. Ma anche Ticosa, un intervento urbanistico a Como, dove il sindaco Stefano Bruni è vicino a Cielle.

Il tutto con la benedizione dell’assessore. Che si difende così dagli attacchi di questi giorni: «Non ci sarà alcuna colata di cemento; aumentare la densità abitativa significa evitare che la gente vada avanti e indietro con il pendolarismo, e anche ridurre traffico e inquinamento». Solo una volta fu più perentorio. Estate 2007, polemica sul mancato finanziamento del Comune al festival del cinema gay: «Gli omosessuali - sentenziò - non hanno famiglie costituite e si possono permettere un tenore di vita superiore alla media: e allora perché dovremmo finanziarli?».

Dunque, il ciellino Carlo Masseroli vorrebbe una città da 2 milioni di abitanti e perciò con 105 milioni di metri cubi di case in più. Il che, di fatto, si tradurrebbe in 700 mila abitanti in più rispetto a quelli attuali. Chissà se riserverà posti speciali ai suoi di Comunione e Liberazione. Già si parla di intrallazzi che vedono coinvolta la Compagnia delle Opere, del resto già artefice di strane alleanze. Ormai con il Pontifex Maximus, Roby Formigoni, tutte le strade sono spianate: lui ha messo le sue pedine ovunque, e chi se ne frega dell’ambiente o di una città su misura d’uomo? A lui interessa una città su misura di… Comunione e Liberazione!
Rimangono due roccaforti da espugnare: la provincia di Milano e quella di Lecco, il covo di CL. Faranno ogni sorta di sotterfugi, anche combinazioni di strani matrimoni, dietro la benedizione della Chiesa, pur di conquistarsi ogni spazio per lanciare il Vangelo secondo il dio mercato

CL e compagna delle opere fatti e nomi

Compagnia delle Opere, braccio economico di Comunione e Liberazione.
Lo slogan della Compagnia delle Opere è suggestivo: «un criterio ideale, una amicizia operativa».

Una vera e propria setta, piu giovane e meno potente della Massoneria ma che contribuisce, nel suo piccolo, a dirottare soldi, favori e tutta l’economia territoriale di concerto alle altre grandi sette con le quali si spartisce affari e interessi. Presieduta prima da Vittadini, poi da Raffaello Vignali e adesso dal tedesco Bernhard Scholz.

Il loro giro d’affari è imponente: 70 miliardi di euro, realizzati da 35 mila aziende e professionisti, il 69% dei quali opera nel Nordovest italiano. Nella stessa zona dove opera Giuseppe Grossi arrestato ni giorni scorsi per corruzione e frode fiscale, per la bonifica – gonfiata – di Santa Giulia nel milanese e per le tangenti e mazzette pagate e ricevute e per i finanziamenti illeciti a partiti e politici per ogni favoritismo.
L’adesione alla Compagnia delle Opere tocca annualmente una crescita del 10% e questo perche, qualunque imprenditore nasca e intenda lavorare in quella zona deve fare parte di certi circoli, altrimenti resta tagliato fuori dagli appalti e dagli interessi economici. Sopratutto tra le
medio – piccole imprese dove il fatturato è di circa 2 milioni di euro l’anno, i settori sono vari: edilizia, sanità, fiere, servizi ect.

A livello manageriale, come vedremo, cresce la presenza di uomini targati Comunione e liberazione e Compagnia delle Opere, in campo internazionale, la Cdo ha già uffici in 12 Paesi stranieri e sta preparando lo sbarco in grande stile negli Stati Uniti. Tutto questo, nonostante la crisi economica, ed è nei momenti di recessione che il peso di certi ambienti si fa schiacciante e di vitale importanza per la sopravvivenza di alcune imprese. Massimo Ferlini presidente della Compagnia delle opere spiega il perchè di questo crescente di adesioni in tempi di durissima crisi economica: « Noi facciamo in modo di veder superata la solitudine dell’imprenditore, creando reti di amicizia che hanno un impatto determinante sul business. Sarebbe sbagliato paragonarci a Confindustria, perché noi associamo anche professionisti, non solo imprese. Ma soprattutto perché al centro della nostra azione c’è la persona, e non l’azienda». Gli uomini che nella rocca forte di Formigoni dettano legge in campo finanziario ed economico intrecciando pericolose amicizie politiche ad amicizie imprenditoriali, bancarie fino a congiungersi, talvolta, in quel di San Marino. Ogni settore ha una sua associazione, ognuna di queste piccole associazioni fa capo alla setta che le guida e le istruisce.

Principali partner sono Bombardier, Finmeccanica, Sai e Intesa Sanpaolo.

Il Cofidi-Compagnia delle opere, in collaborazione con Banca Intesa, facilitano l’accesso al credito da parte delle pmi. Alcune attività si appoggiano al partner pubblico come il Coexport, il consorzio della Compagnia delle Opere per l’esportazione, che ne è punto operativo di Regione Lombardia in Argentina, Cile, Cuba, Germania, Kazakhstan, Romania e Stati Uniti.

La Compagnia delle Opere si occupa anche di stipulare accordi per conto di terzi, un esempio è quello tra la Per spa di Peschiera Borromeo e la genovese Rgi. La prima, diretta da Stefano Sala è stata fondata nel 2007 e opera nel recupero dei danni derivanti alle imprese da incendi e allagamenti. La seconda, è stata costituita nel 1987 da Ercole Gialdi e si occupa della disinfestazione di opere d’arte con il metodo dell’anossia (mancanza di ossigeno), attraverso un macchinario brevettato che si chiama Veloxy.

Inoltre la Compagnia delle Opere agisce anche da mediatore permettendo di entrare negli affari che contano 3 aziende palermitane di informatica, la Sg Sait di Antonino Verro (system integration elettrica ed elettronica nel settore della sicurezza), la Glowing technologies e la Starbeam di Giovanni Termini. Dopo l’incontro, le tre aziende si sono fuse e hanno dato vita, insieme a marchi minori, a una nuova impresa: Cseven.

Naturalmente ricordiamo che Compagnia delle Opere è solo uno strumento di Comunione e Liberazione infatti il suo rappresentante storico, Luigi Roth, è da 9 anni presidente della Fondazione fiera di Milano (1 miliardo di patrimonio), oltre che di Terna e della Banca popolare di Roma, è anche consigliere di amministrazione Pirelli, Avvenire, Cariferrara e Ospedale maggiore di Milano. Maurizio Lupi è amministratore delegato del Milano Convention center dal 1994, di Forza Italia ed è stato per alcuni anni assessore all’Urbanistica del comune di Milano, oggi vice presidente della Camera dei deputati e, soprattutto, capocorrente di Comunione e Liberazione nei palazzi romani. Inoltre, è considerato fra i papabili per la candidatura a sindaco di Milano dopo la scadenza del mandato di Letizia Moratti. Anche perche la Moratti non va a genio a Salvatore Ligresti capo imprenditore e amicissimo di Forimigoni.

Anche Lupi è una adepto fedelissimo del conflitto di interesse infatti, nonostante l’attività politica, non ha mai abbandonato gli incarichi manageriali in Fiera. Presidente della Gefi, Gestione fiere, è Antonio Intiglietta, che è anche a capo della Compagnia delle Opere della Lombardia. Gestione fiere, che organizza Artigianifiera ed Expo Italia Real estate, fattura 20,3 milioni di euro, con un utile netto di 3,3 milioni. Intiglietta è tra l’altro presidente di Media Expo. La Compagnia delle Opere spesso affianca Promos, ‘azienda speciale della Camera di commercio di Milano guidata da Bruno Ermolli, manager vicinissimo a Silvio Berlusconi, nella promozione all’estero del sistema fieristico lombardo, condotta grazie a un finanziamento regionale. Il trait d’union fra le due realtà è Sandro Bicocchi, vice presidente di Promos ed ex direttore generale della Compagnia delle opere carica che ha lasciato per diventare prima amministratore delegato di Fiera di Milano International e poi amministratore delegato della società di software Opera 21.

Giorgio Vittadini quando lascia la guida della Compagnia delle opere si dedica alla costruzione della fondazione per la Sussidiarietà, il punto più oscuro di Compagnia delle Opere. La Sussidarietà è «una modalità di sviluppo, che riconosce e valorizza l’iniziativa del singolo, delle formazioni sociali e delle pmi». Praticamente affida al privato i servizi che erano pubblici potendo controllarne l’occupazione, l’uso e i finanziamenti. « Con la sussidiarietà la Regione Lombardia di Roberto Formigoni ha alimentato migliaia di società, cooperative e fondazioni», rileva Marcello Saponaro, consigliere regionale dei Verdi, uno dei pochi oppositori agguerriti che il governatore ha in seno al Pirellone, «creando un potere parallelo che si autoalimenta e svuota lo Stato dall’interno». Noi invece pensiamo che in una nazione liberale non dovrebbero esistere – sacchi – occulti e soprattutto non dovrebbero società con le mani in pasta ovunque occuparsi della gestione dei soldi pubblici.

Quanto vale la Sussidiarietà? A livello nazionale è impossibile fare una stima, anche perché appalti, delibere e affidamenti sono divisi fra decine di migliaia di sigle. In Lombardia, negli anni della presidenza Formigoni, otto dei 16 miliardi di euro di spesa sanitaria sono passati ai privati. Di questi 8 miliardi, una buona metà è confluito nella galassia ciellina, attiva anche in formazione, istruzione, volontariato e servizi alla persona di vario tipo. Considerando tutto, per aziende e cooperative vicine alla Compagnia delle Opere il business della sussidiarietà vale circa 5 miliardi di euro nella sola Lombardia. Lo stesso Giuseppe Grossi era uomo vicino alla Compagnia delle Opere e guarda caso ultimamente si era aggiudicato importantissimi appalti pubblici, ma è anche l’uomo scoperto nella lista con altri 552 nomi come evasore fiscale finito in una banca nel Texas. Chi comanda politicamente nel nord – est d’Italia?

Sia Comunione e Liberazione sia, naturalmente, Compagnia delle Opere sono alleate con la Lega e quindi con il Popolo delle Libertà e con le cooperative rosse emiliane, quindi con tutti i grandi nomi dell’alta finanza che questo spaccato porta con se. Centinaia di imprese nel confine tra pubblico privato, direttamente possedute o guidate da politici, ex o ancora attivi. Come il gruppo Della Frera, che fattura circa 25 milioni di euro, impiega 500 dipendenti e controlla il Polo geriatrico riabilitativo (case di riposo a Milano e Cinisello Balsamo che operano in convenzione con la regione) e l’Hotel Villa Torretta, un quattro stelle di proprietà del Parco Nord Milano, che l’ha concesso in gestione gratuita per 60 anni in cambio della ristrutturazione.

Guido Della Frera da 15 anni è in politica con Forza Italia, prima come consigliere comunale di Milano e presidente della commissione Lavori pubblici, poi come assessore regionale agli Affari generali. Della Frera gestisce il Polo geriatrico riabilitativo dal 2002. Dal 2003 Della Frera non ha più incarichi amministrativi, ma ha continuato sempre a fare politica nel partito. L’ultima fatica, nell’estate 2009, è stata quella di coordinatore della campagna elettorale di Guido Podestà per la provincia di Milano. Nel campo assistenziale la maggiore azienda resta il gruppo Arkimedica con Claudio Cogorno come presidente e amministratore delegato. Cogorno è il numero uno della Compagnia delle opere a Crema. Arkimedica, quotata in Borsa, ha una strategia di «acquisizioni federative». In pratica, prende partecipazioni (fino ad oggi sono 45, per un giro d’affari complessivo di 200 milioni di euro circa) in strutture sanitario assistenziali già esistenti e convenzionate con le regioni. Queste partecipazioni sono pagate con azioni di Arkimedica.

In campo sociale, la parte del leone viene svolta dalle cooperative che fanno riferimento a Valter Izzo, responsabile della Compagnia delle opere di Milano. Izzo è anche presidente dell’Asilo Mariuccia e della fondazione Esae e promotore del gruppo La Strada, un insieme di imprese sociali con 25 strutture operative a Milano e provincia. Legatissima a Comunione e liberazione è con la Fondazione banco alimentare della Lombardia. Nulla è lasciato al caso, tutto è minuziosamente controllato, preparato. Come detto non lasciano nulla al caso e cos’ anche rifiuti e mensa fanno parte di questa gigantesca galassia sconosciuta ma imperante. Dei rifiuti lo sappiamo, se ne occupava da tempo Giuseppe Grossi e sappiamo cosa è successo con lui, delle mense si occupa la cooperativa romana La Cascina, giunta recentemente agli onori delle cronache per presunti favori fiscali. Guidata dal presidente Giorgio Federici, La Cascina fattura 200 milioni di euro con un utile di 400 mila. Eugenio Scalfari nel 2008 dichiara a proposito della Compagnia delle Opere e di Comunione e Liberazione: «nemmeno la mafia a Palermo ha tanto potere».

Tra i manager pubblici simpatizzanti, spicca Alberto Daprà, che è presidente sia di Compagnia delle opere informatica, ma anche di Lombardia informatica, 216 milioni di euro di fatturato 2009.

Un altro importante manager regionale targato Comunione e Liberazione è Marco Nicolai, presidente della finanziaria regionale Finlombarda. Raffaele Cattaneo che, oltre a essere assessore regionale alle Infrastrutture è presidente del consiglio di sorveglianza di Infrastrutture Lombarde, grande centro appaltante del settore, praticamente si appalta da solo mamma mia che vergogna!

Luciano Bresciani (Sanità), Giulio Boscagli (Famiglia e solidarietà sociale), Romano Colozzi (Finanze). Della cordata fanno parte anche il consigliere Marco Sala e il segretario generale Nicola Sanese, ex deputato dc, da molti considerato come una sorta di vice governatore de facto. Tutti facenti capo a Comunione e Liberazione e quindi alla Compagnia delle Opere.

Nel consiglio di amministrazione di Infrastrutture Lombarde figurano gli stessi nomi: Guido Della Frera, in campo sanitario, Pasquale Cannatelli presiede il Niguarda e Alberto Guglielmo il San Matteo di Pavia. Mentre Giancarlo Cesana è recentemente diventato presidente della maggior struttura lombarda: l’Ospedale maggiore, policlinico Mangiagalli e Regina Elena. Cesana è da sempre indicato come il leader laico di Comunione e Liberazione. Ma appunto tale setta sta crscendo e moltiplicando soldi e territori, tra gli astri nascenti, Graziano Tarantini e Claudio Artusi.
Tarantini è l’uomo che ha fatto nascere e crescere la Compagnia d elle Opere di Brescia, avvocato, fondatore dello studio Gft & partners è presidente del consiglio di sorveglianza di A2A, vice presidente della Banca popolare di Milano e presidente della sua controllata Banca Akros.

Claudio Artusi, dal 2005 all’estate 2009 numero uno di Fiera di Milano, è invece amministratore delegato di Citylife progetto che ha permesso a Ligresti di vedersi accreditare 11 miliardi di euro e che dovrebbero riconsegnare entro gennaio 2010. La sponda di Artusi in consiglio comunale, l’assessore allo sviluppo del territorio Carlo Masseroli di Comunione e Liberazione.

Molti dei nomi qui citati sono conosciuti nelle procure o figurano negli archivi di qualche magistrato, o hanno già avuto qualche condanna, tuttavia la strada della giustizia sembra non conoscere meta e farsi sempre più in salita. Per accorciare questo percorso dobbiamo parlarne, ovunque, ad alta voce.

Fonte: http://www.thepopuli.it/2009/11/compagnia-delle-opere-comunione-liberazi...

[Reggio Calabria] Intimidazioni al CSOA ‘Cartella’, il 17 iniziativa solidale

autore: 
mk
image1: 
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Agli imbrattamenti seguono le minacce

L’avevamo accolta con ironia e senza allarmismo l’azione di imbrattamento della scorsa notte.

Salvo svegliarci ieri mattina e scoprire che in città erano stati “avvistati” alcuni manifestini, gli stessi che abbiamo trovato affissi alla nostra porta.

Se la forma linguistica è piuttosto sgrammaticata, il messaggio però risulta essere abbastanza chiaro.

Con questo comunicato intendiamo rivolgerci a tutte le compagne ed i compagni, alle associazioni, ai comitati, alle tante persone che abbiamo incrociato in questi anni e con le quali abbiamo collaborato per “costruire un futuro migliore”, ma anche alla cittadinanza tutta, non credendo che possa essere un motivo di festeggiamento la nostra “fine”.

Lo spazio che occupiamo è la struttura del Parco Cartella, a Gallico (costata all’epoca circa 1,7 miliardi delle vecchie lire) che più di 7 anni fa abbiamo sottratto all’incuria e al degrado in cui era stato abbandonato, e trasformandolo in luogo di aggregazione e di propulsione per battaglie di libertà e dignità, oltre che di promozione artistica e culturale.

Da allora, nonostante appetiti speculativi politico-mafiosi abbiano spesso cercato di mettere le mani su questa struttura, i diversi attentati ed episodi di intimidazione, noi proseguiamo nel nostro impegno.

Ci appare una strana coincidenza che questa serie di intimidazioni segua il lancio della manifestazione contro l’apertura dei cantieri del Ponte, ideata proprio in una partecipata assemblea da noi promossa. Sarà per questo che qualcuno ci vorrebbe morti?

Non certo per celebrare la nostra “fine” ma per ragionare insieme sulla progressiva restrizione degli spazi di agibilità politica, nonché a rafforzare in nostri sforzi in vista della manifestazione del 19 dicembre

invitiamo tutte e tutti a partecipare
all’assemblea pubblica
martedì 17 novembre alle ore 19,00
Via Quarnaro I - Gallico

Schierati al fianco del Cartella!

Prime Adesioni:
Anomalia - PA
ARCI di Reggio Calabria
Aspromonte Liberamente
Ass. "Compresi gli Ultimi" - VV
Ass. Da Sud - Roma
Attac Italia
Box3 Autogestito Lettere - PA
c.s.o.a. ExKarcere - PA
Collettivo L'evasione - CS
Collettivo UniRC
Comitato Ambiente Costa dei Gelsomini
Confederazione Cobas Sicilia
cpoa Rialzo - CS
Fiom Reggio Calabria
G.A.S. Felce & Mirtillo
Onda Anomala Palermo
Rete No Ponte
Scenari Visibili - Lamezia Terme
Sinistra EuroMediterranea
SpazioTeatro - Reggio Calabria
Teleimmagini
TerritoRioT
Demetrio Delfino - Consigliere comunale PRC
Mimmo Cosentino - Comitato Politico Nazionale PRC

Ringraziamo anche i tanti singoli, compagne/i, amiche/i, che ci stanno attestando la loro solidarietà

http://www.csoacartella.org/

***

RASSEGNA STAMPA:

Intimidazioni al ‘Cartella’, il 17 iniziativa solidale al centro sociale gallicese

Reggio Calabria. Dopo l’imbrattamento, i manifesti: il centro sociale occupato “Angiolina Cartella” pare destinato a non aver pace. La struttura – recuperata 7 anni fa ormai – è decisamente “nel mirino”. E adesso i suoi attivisti chiedono solidarietà…

Quanto ai manifestini, e inneggia alla fine dell’esperienza “alternativa” del Parco Cartella. I cui propulsori “antagonisti” rivendicano però, in una nota, l’allestimento di un , ipotizzando perfino quale sia il motivo che ha profondamente “dato fastidio” rispetto alla loro azione: , si chiedono al Csoa “Cartella”.

E allora, a maggior ragione in vista della manifestazione del 19 dicembre, è indetta per martedì prossimo 17 novembre un’assemblea pubblica dal tema fin troppo chiaro: “Schierati al fianco del ‘Cartella’!”, cui seguirà una cena di sottoscrizione e solidarietà (per adesioni, basterà inviare un’email agli indirizzi csoacartella@ecn.org oppure adesioni@retenoponte.it ).

Mario Meliadò

Venerdì 13 novembre 2009 ore 10:14
http://www.reggiotv.it/news.php?id=12058

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Zecche Raus! Il Centro sociale Cartella nel mirino dei "neo-stupidi"
http://www.newz.it/2009/11/12/zecche-raus-il-centro-sociale-cartella-nel...

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11-11-2009
REGGIO C.: GALLO (PDCI), SOLIDARIETA' A CENTRO SOCIALE CARTELLA

(ASCA) - Reggio Calabria, 11 nov - ''Sdegno e indignazione'' esprime Massimo Gallo, responsabile provinciale dell'organizzazione dei Comunisti Italiani di Reggio Calabria, in merito ''all'ennesimo atto vandalico e provocatorio di cui e' stato fatto oggetto il centro sociale autogestito 'Angelina Cartella' di Gallico (RC)''.

''Non saranno certo - ha affermato Gallo - delle svastiche e delle scritte inneggianti al nazifascismo a fermare l'impegno politico e la passione dei compagni e degli attivisti del centro sociale Cartella''.

''Ai compagni ed agli attivisti del centro sociale autogestito di Gallico, va - conclude Massimo Gallo - la piena e totale solidarieta' del PdCI di Reggio Calabria, nella convinzione che non si faranno certo intimidire da queste azioni vandaliche, ma anzi reagiranno con maggiore forza per difendere una presenza che rappresenta uno stimolo positivo ed importante del dibattito e dell'iniziativa per la crescita politica, sociale e culturale''.

red/gc/lv
(Asca)

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[C.S.O.A. Cartella] Agli imbratti seguono le minacce
http://calabria.indymedia.org/article/4051

A volte ritornano!
http://calabria.indymedia.org/article/4031

RISpuntano i terroristi rossi

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LETTORE
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IL Documento è di una povertà d'analisi e di concetti che non c'è bisogno di leggere le eventuali altre parti, un tema di un ragazzo delle medie inferiori avrebbe fatto meglio, almeno come grammatica.

CL , giornali fantasma pagati con soldi veri

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periodico master giorn statale

re giornali: Tru(e)man, Tiger e The Globe. Un triennio: 2004-2007. Una lista: Obiettivo Studenti, vicina a Comunione e Liberazione. Ventimila copie stampate, per un totale di 25.000 euro. Rimborsati agli studenti dall’Università degli Studi di Milano.
Solo che, a sentire chi frequenta via Festa del Perdono e via Conservatorio, quei tre giornali non sono mai stati distribuiti.
Nessuno – o quasi nessuno –li ha mai letti. Al Tribunale, dove dovrebbero essere registrati, non risultano. Nonostante, in fase di stampa, abbiano goduto dell’Iva agevolata, applicabile soltanto alle testate registrate.
Giornali universitari «fantasma», quindi. Ma che tali non sono per la contabilit dell’Ateneo. Perchè il sistema di finanziamento delle attività universitarie prevede che, perchè un progetto riceva soldi, venga presentata una fattura che dimostri le spese sostenute e almeno sei copie della pubblicazione. I tre progetti editoriali, in questi tre anni, hanno consegnato tutta la documentazione necessaria.
Per cui l’Università non ha colpe. Di più. L’Ateneo ha previsto nuove regole proprio per bloccare furbizie vere o presunte. E dare i fondi solo a chi li merita. Cosa può essere successo fino al 2007?
Rivela un ex rappresentante d’Ateneo: «Inizialmente pensavamo che questi progetti proprio non esistessero, ma non riuscivamo a capire come facessero ad ottenere i rimborsi, visto che per ricevere
i soldi bisogna presentare anche le copie del giornale. Poi ci è venuto ilsospetto che le copie effettivamente stampate non corrispondessero a quelle fatturate. Quei pochi esemplari se li distribuivano
solo tra loro. Così era impossibile dimostrare che avessero stampato cinquanta, cento o mille copie». Affermazione confermata dal fatto che i soli studenti a dire di aver visto le tre pubblicazioni sono quelli della Cusl, libreria gestita proprio dalla lista vicina a Comunione e Liberazione.
Che,fino al 2006, è stata in maggioranza nel consiglio di amministrazione.
Chi decide quanti fondi assegnare a ogni progetto culturale studentesco – 170mila euro all’anno –, è proprio una commissione del Cda in cui siedono anche tre rappresentanti studenti. Uno di questi – nel triennio in questione – è Marco Martino. Ex di Obiettivo Studenti, ex consigliere comunale di Cinisello Balsamo. Ora, neoeletto consigliere provinciale nelle file del Popolo della Libertà. I giornali «fantasma» nascono in tre anni diversi. Tru(e)man è il primo, nel 2004. L’anno successivo arriva Tiger, seguito da The Globe nel 2006. Nessuno dei tre giornali, come già scritto, è¨ presente
nei registri cartacei dell’Ufficio Registrazione Periodici del Palazzo di Giustizia dal 1999 ad oggi. Lo prescrive la legge, per qualsiasi stampato, anche se di diffusione contenuta. Nessuna traccia nemmeno sul web.
Non un sito o una menzione in altre pagine. Le domande di finanziamento sono identiche.
Cambiano soltanto i nomi dei responsabili delle riviste. I preventivi, poi, sono emessi tutti dalla stessa società la Ce.se.d. Che però dice di non aver conservato nessun esemplare.
Nel 2006/2007, quando i tre giornali risultano finanziati e stampati insieme, a fronte di preventivi targati Ce.se.d, a stampare è la Edint, associazione neocostituita e la cui partita Iva è registrata all’Agenzia delle Entrate dal 1 ottobre 2006. Tra i soci fondatori c’è proprio Marco Martino, membro uscente del consiglio di amministrazione.
Nell’intestazione dell’associazione c’è un numero di telefono cellulare: il suo. Anche l’indirizzo coincide
con quella che, all’epoca, era la suar esidenza. I tre progetti sembrano viaggiare parallelamente. Sono stati tutti realizzati da universitari – rappresentanti o simpatizzanti – di Obiettivo Studenti. I responsabili sono tutti iscritti a Scienze politiche, come Marco Martino, che dicono di conoscere. Un’ultima circostanza li accomuna.
Nel luglio 2007, dopo le elezioni universitarie, cambia la composizione in Consiglio di amministrazione. Obiettivo studenti perde la maggioranza a favore di Sinistra Universitaria. Tra le prime iniziative dei nuovi eletti, Matteo Cazzulani ed Emanuele Crespi, c’è una mozione che parla del proliferare di attività strane, alcune delle quali riconducibili a Obiettivo Studenti.
La loro azione paralizza l’attività della commissione fino a ottobre, per concedere il tempo di valutare meglio ogni singolo progetto. Vengono così introdotte le nuove regole – grazie anche all’intervento del professor Alessandro Toccolini – che impediscono il rimborso spese di progetti «fantasma». «Nell’ultima sessione di finanziamenti – dice il docente –, è stata erogata la metà dei fondi disponibili».
Così, con i nuovi criteri, i tre giornali spariscono.

Il primogenito: Tru(e)man
Torniamo indietro di tre anni. Il primo a comparire in Ateneo è Tru(e)man. Stando a quanto viene scritto nella presentazione del progetto, dice di ispirarsi ad un principio che è una garanzia: «La verità non è tutto ciò che appare».
L’idea del giornale è di un ex studente di Scienze politiche, Filippo Facco. Che ricorda: «Ho realizzato un numero zero nel 2003. Poi non se n’è fatto più nulla». E invece il giornale si è fatto, almeno a leggere quello che risulta all’Ufficio contabile dell’Ateneo.
Il progetto ha base a Scienze politiche e il responsabile è Alessandro Carini, consigliere di facoltà. Nel 2004-2005 vengono stampate sette edizioni, per un totale di 9.000 copie. Costo? 7.125 euro in un solo anno. Un rimborso alto. Così come è un record la tiratura dichiarata.
Ma nessuno, in via Conservatorio, ricorda di averlo visto circolare. Altro aspetto: i costi di stampa. Fino a
tre euro per ogni copia. Una cifra non da poco considerato che si tratta di fotocopie, in bianco e nero, e non di stampe tipografiche.
È il caso del quarto numero della rivista (anno 2006): un solo foglio A3 verde – piegato – e pochissimi articoli. Per avere un’idea del suo costo effettivo, abbiamo fatto stampare la stessa pubblicazione sullo stesso tipo di carta in una delle copisterie di fronte alla Statale. Prezzo? 48 centesimi. Sei volte di meno.
Tanto per fare un confronto, Vulcano, un altro giornale universitario nato nel 2003, con 12 pagine in formato A4, costa circa 39 centesimi. Acido Politico, mensile della facoltà di Scienze politiche, 32 pagine in full color su carta patinata, costa 1,90 euro ogni copia.

Febbraio 2006: arriva Tiger L’anno successivo nell’elenco dei progetti finanziati compare Tiger. Il motto:
«Nient’altro che la verità… Nuda e cruda». Rispetto al suo predecessore stampa soltanto duemila copie tra marzo e ottobre 2005. In apparenza nessun legame con Tru(e)man. Slogan a parte. Solo che, incrociando le fatture della Ce.se.d presentate dai due giornali, si scopre che sono state emesse una dopo l’altra. Anche se a distanza di un giorno. Circostanza che si ripete cinque mesi dopo, quando i documenti sono contabilizzati ancora uno dopo l’altro. Questa volta, nella stessa giornata.
Con una novità. Rispetto alle fatture di maggio, tanto per Tru(e)man quanto per Tiger, l’Iva applicata scende dal 20% al 4%. La riduzione è prevista però soltanto per i periodici regolarmente registrati in Tribunale e le due pubblicazioni, come è stato detto, non risultano iscritte. Nell’anno accademico 2006-2007, ai due giornali si aggiunge The Globe. Nella richiesta di finanziamenti afferma di volersi appoggiare come gli altri ancora alla Ce.se.d per la stampa di almeno 1.100 copie, in sei edizioni diverse. Riceverà un rimborso di 2.000 euro. Nel frattempo la composizione della commissione cambia perchè Marco
Martino si dimette da consigliere. Quattro mesi più tardi costituirà la Edint, che stampa Tru(e)man, Tiger e The Globe. E solo loro visto che, anche in questo caso, i numeri di fatturazione sono progressivi. Anche se a distanza di diversi mesi. La fattura II (Tiger) è datata 10 maggio, la III (Trueman) 29 maggio, la IV (The Globe) 3 settembre. Significa che la Edint in quell’intervallo di tempo ha lavorato soltanto per la pubblicazione di quei giornali.
Nessuna altra commessa in quattro mesi. Con due particolari. Che riguardano tutti e tre i progetti. Rispetto alle fatture precedenti che indicavano dettagli le copie stampate, l nuove sono più «povere » di informazioni: indicano soltanto la spesa e il numero delle edizioni. Nessun accenno alla tiratura di ciascun giornale. L’associazione di Marco Martino emette una fattura per il lavoro svolto, la consegna ai titolari dei progetti (suoi amici o comunque ragazzi che conosce), che con essa chiedono il rimborso all’università.

L’Ateneo versa i soldi ai responsabili, che pagano Martino. Stando a quello che c’è scritto sulla fattura, di copie possono esserne state stampate dieci. O mille. Non lo si sa. L’unico dato certo è l’incasso della Edint in quei quattro mesi: 9.000 euro. È particolare anche quello che succede con l’Iva. Non solo non è più al 4%, ma cresce addirittura fino al 25%. Le voci dei protagonisti Sentiti da MM, nessuno dei responsabili dei progetti è stato in grado di fornire un esemplare cartaceo delle migliaia di copie stampate. L’unico riscontro tangibile di quanto dichiarato nelle fatture. E nessuno conserva nemmeno un file in formato pdf. Chiara Orteca, titolare di The Globe, non ricorda
neanche le caratteristiche del suo giornale.

Lo stesso realizzato soltanto dueanni fa. «Da qualche parte dovremmo averlo», dice Alessandro Carini, realizzatore di Tru(e)man. Gli fa eco Luca Gerevini, di Tiger: «Sono passati tanti anni, è difficile trovare una copia cartacea». E Marco Martino? «Come rappresentante del Cda non ho nulla da rimproverarmi
– replica –, ho solo dato l’approvazione di alcuni progetti. E comunque a me risulta che questi giornali siano usciti regolarmente». Quanto alla Edint: «Ero già fuori dall’università, non avevo più incarichi al Cda». Se fosse davvero come ha raccontato l’ex rappresentante, e se di questi giornali fossero circolate molte meno copie di quelle dichiarate, è naturale domandarsi come sia stato possibile. «L’Ateneo si preoccupa solo di effettuare il rimborso una volta ricevuta la fattura», chiarisce Andrea Aiello, direttore amministrativo di via Festa del Perdono. «Se poi queste fatture – documenti ufficiali – sono irregolari, la responsabilità è delle copisterie che le emettono». «Per evitare che si ripetano fenomeni sospetti – dice Dario Casati, prorettore della Statale – si potrebbe introdurre l’obbligo di registrazione al Tribunale per tutti i periodici finanziati col fondo “Mille Lire”». Un’altra idea nel segno della trasparenza, un altro paletto significativo. Che si aggiungerebbe a quelli introdotti due anni fa. Perché soltanto le regole possono impedire di nascondere le cose. Anche se – come insegna Tru(e)man – «la verità non è sempre ciò che appare».
Appunto.

Mafia plot to kidnap Silvio

HE mafia planned to kidnap Italian Prime Minister Silvio Berlusconi — but scrapped the plot after he hired a rival gangster as a minder.

Former mob man Gaspare Mutolo said the organisation planned to abduct Mr Berlusconi in the 1970s as he started to make a name for himself as a successful property developer.

An 18-strong team was organised to kidnap the AC Milan football team owner but the job was called off when he suddenly hired feared Cosa Nostra mobster Vittorio Mangano as protection.

Blood

Mutolo, 69, who claims to have murdered 30 people during his 25 years in the Mafia but was never charged, told an Italian magazine: "The most significant kidnap I was involved in was one that was planned but never carried out - it was in the 1970s and we were told to kidnap Berlusconi.

"I didn't even know who he was - they just told us we had to kidnap the guy who was building Milano 2 (Berlusconi's property development on the outskirts of Milan).

"At that time the boss of bosses was Gaetano Badalamenti and he had issued orders saying that no more kidnaps were to be carried out in Sicily.

"That was not a problem as there were loads of rich people in the north of Italy - we went there and it was all clean stuff. Never any women or children and we never cut off people's ears, there was no blood.

"We would kidnap the people, we would negotiate with their families and they would pay the ransom and they would get the person involved back.

"For the Berlusconi job there were 18 of us then we had counter orders and the plan was cancelled.

"We found out that Berlusconi had hired Vittorio Mangano (convicted Mafia mobster who died in jail) to protect him. Mangano was someone who was really on the ball."

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Mr Berlusconi has always denied that he knew Mangano was a member of the Sicilian Mafia.

He says he hired Mangano to care for his horses and he employed him as a stable chief at his villa at Arcore near Milan.

However Mangano was later convicted of being a member of Cosa Nostra, drug trafficking, and two counts of murder.

He died of natural causes in 2000 while in jail.

Mutolo was convicted of drug trafficking and Mafia association in 1987 and sentenced to 16 years.

In 1992 he became a supergrass and was freed early and is now in a witness protection scheme.

Read more: http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/news/2724643/Mafia-plot-to-kidnap-S...

[sardegna] baratro o rivolta?

autore: 
sardus in fabula

Nonostante i media nazionali dicano poco o niente sulla drammatica crisi economica che sta attraversando l’isola, la situazione é veramente drammatica, le proteste si susseguono in moltissime zone della Sardegna. Il governo regionale si distingue per il suo NIENTE, badate bene non sto dicendo che sta governando male, ma che non governa affatto. Il governo Cappellacci è assolutamente immobile, su tutti i fronti, tranne su quello che dovrebbe permettere la ripresa della attività di cementificazione delle coste (gode il Berlusconi sardo, Zuncheddu: imprenditore del cemento, proprietario della tv Videolina, de L’Unione Sarda, finanziatore del Foglio di Ferrara, ecc.).

Ecco una breve, e incompleta, rassegna di quanto accade in sardegna:

-A Cagliari, il comune rifiuta di stabilizzare diversi precari, i quali hanno per qualche settimana monatato una tenda davanti alla sede del Comune per ricordare il loro dramma e per spingere verso la stabilizzazione. Alla fine la polizia, su mandato del sindaco Emilio Floris, «i precari sono stati fatti sgomberare da dentro e fuori il Comune. Ed è stata fatta smontare la loro storica tendina dove si riparavano tutte le notti per chiedere il diritto al lavoro».

http://www.ufficiostampacagliari.it/rassegnastampa.php?pagina=8078

-Portovesme, dopo l'occupazione da parte di quattro operai dell'Alcoa del serbatoio dell'acqua dello stabilimento di Portovesme, circa un centinaio di lavoratori hanno raggiunto Cagliari per presidiare il palazzo della Regione in viale Trento. I Sindacati ed una rappresentanza dei lavoratori, che avrebbero dovuto incontrare oggi il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, la cui visita è slittata a data da definirsi, hanno attuato anche un picolo sit-in nell'aeroporto di Elmas.

http://www.sardegnaoggi.it/notizie.php?notizia=12878

http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/154066

-Porto Torres, a luglio Polimeri Europa, la società che gestisce l' attività petrolchimica dell' Eni, aveva annunciato l' intenzione di chiudere l' impianto per due mesi, a partire da agosto. Le mobilitazioni degli operai avevano indotto il governo a convincere l’ENI e prender tempo e rimandare la decisione ai mesi seguenti. A distanza di mesi, la situazione non è affatto sicura per gli operai e per tutto l’indotto del sassarese.

http://archiviostorico.corriere.it/2009/luglio/08/Crisi_mercato_Eni_chiu...

-Ottana, l’Equipolimers ha annunciato nel settembre scorso di voler chiudere lo stabilimento. A rischio diverse centinaia di posti di lavoro.

Come si evolverà la crisi in Sardegna?Cadremo nel baratro o ci sarà rivolta?

Dietro l'Eutelia fantasmi e mafie

Eutelia

Numero 27 di Holywell Row, strada breve e stretta, a mezzo miglio dalla City di Londra nei pressi di Old Street. Paesaggio urbano decadente ma alla moda, vecchi magazzini e palazzi commerciali trasformati in abitazioni, uffici, «studios» per designer e artisti, a pochi passi dai club della movida londinese di Shoreditch. La sede della Restform, uno dei due fondi di investimento che controllano Omega, impresa che ha acquisito il ramo information technology di Eutelia è all'angolo, in un modesto palazzo a tre piani. All'entrata una porticina blu e quattro nomi sul citofono. Non esattamente quello che ci si attende dalla sede legale di un fondo finanziario che controlla imprese con migliaia di lavoratori e beni ingenti.
Il manifesto è andato a fare visita alla Restform, fondo di investimento inglese che insieme ad Anglo Corporate, controlla Omega. Ma non l'ha trovata. In compenso allo stesso indirizzo ha scovato la Ashcroft Cameron, piccola impresa specializzata nella registrazione di compagnie, che offre il servizio di nominee. Ovvero messa a disposizione di prestanome, direttori d'azienda e azionisti fittizi, quelli che nel gergo finanziario chiamano gli straw men: gli «uomini di paglia».
Suoniamo al campanello della Ashcroft Cameron. «Salve. Sono interessato ai servizi che offrite». Un signore inglese sulla cinquantina ci apre la porta e fa strada verso lo scantinato. Dentro un ufficio angusto, mobilio modesto, quattro computer e due altri uomini di mezz'età in jeans e felpa impegnati al lavoro su alcuni documenti. Diciamo che vogliamo aprire una compagnia, ci danno un modulo per la registrazione e un tariffario. Creazione compagnia: 95 sterline. Servizio sede legale: 150 sterline l'anno. Direttore e azionisti nominali: a partire da 150 sterline all'anno.
Proviamo a chiamare il numero di telefono sul biglietto da visita e chiediamo della Restform. La persona che ha risposto passa la cornetta a qualcuno al suo fianco. «Pronto? Vorrei parlare con il direttore della Restform». La prima volta buttano giù il telefono. La seconda volta rispondono. Dall'altro capo del telefono la voce incespica, «sì... qui ci prendiamo cura della Restform». «Ci potrebbe mettere in contatto con il direttore?». «Salve, il direttore sono io». Dice di chiamarsi Stuart Baxter, la voce sembra quella della persona che poco prima ci aveva aperto la porta. Ma poi il «direttore», o meglio il prestanome della Resform limited, si rifiuta di rispondere alle domande e spiegare chi sia il «direttore reale». Tutto lecito, per carità. «È un sistema perfettamente legale, che serve a preservare la privacy delle imprese», spiega il sito di una delle tante compagnie che nel Regno offre il servizio di prestanome. «È pensato per quelle persone che preferirebbero evitare che il proprio nome venga associato ad una certa compagnia». Una pratica legale sì, ma infame. Ideale per mettere al riparo chi vuole fare operazioni poco chiare da occhi indiscreti.
Spulciando tra i documenti ufficiali di Restform messi a disposizione dal registro britannico delle imprese si scopre che l'impresa fu creata nel 2000, ma i bilanci 2008 e 2009 sono fermi ad una sterlina, la cifra che viene messa di default quando si apre un'impresa. Una società fittizia insomma, che esiste solo sulla carta e sui database informatici. Chi la controlla? Stando ai documenti esaminati, a partire dal giugno 2009 il direttore è un'altra compagnia. Si tratta della Cdf Formations Limited, la cui sede legale è ancora una volta il 27 di Holywell Row. Un'altra scatola cinese? Probabile. Ma cosa si nasconde allora dietro la Restform Ltd, dietro la Cdf Formations Ltd, e dietro altre eventuali scatole cinesi? Su siti e blog rimbalza la voce che di mezzo ci sia nientemeno che la 'ndrangheta. Un'accusa pesante il cui solo indizio al momento è contenuto in un articolo apparso il 28 aprile scorso sul Giorno di Lodi, dove si riferisce come Daniele D'Apote, imprenditore accusato di ricettazione e legami con la mafia calabrese. Tra le azioni di compagnie chiacchierate trovate in suo possesso, c'era pure una piccola quota della Revincta srl, azienda di costruzioni con sede a Milano, controllata proprio dalla fantomatica Restform.

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2009/mese/11/articolo...

Milano - Blitz contro il racket delle occupazioni

Tra le persone finite in manette anche Giovanna Pesco, 57 anni, nota come la 'Gabetti' al centro di una precedente operazione

E' di tre arresti per associazione a delinquere il bilancio dell'operazione messa a segno stamane da gli uomini della squadra mobile di Milano, in collaborazione con gli agenti del commissariato Greco Turro, contro un'organizzazione che gestisce gli alloggi abusivi in via Padre Luigi Monti 16 a Milano.

Tra le persone finite in manette anche Giovanna Pesco, 57 anni, nota come la 'Gabetti', la signora 'trovacasa' accusata di gestire, in modo illecito, quelle case popolari del Comune a pochi passi dall'ospedale Niguarda. Alloggi da anni occupati dagli abusivi e per i quali sarebbe disposta a chiedere dai 1.500 ai 3mila euro. Insieme alla figlia e al gene¡ro, secondo alcuni residenti, controllerebbe la borsa delle occu¡pazioni.

A fine agosto una trattativa della donna con un finto interlocutore fu filmata dall'associazione 'Sos racket e usura', dopo alcune segnalazioni dei pochi residenti regolari.

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118 famiglie sono ostaggio a Chiaiano in via Cupa Spinelli da parte di affiliati al clan camorrista del boss Gaetano Stabile che con intimidazioni, pesantissime minacce, soprusi, angherie di ogni genere, gestiscono impunemente i loro traffici di droga. Sono gli stessi stabili dove nel 1992 i fratelli Gaetano e Vincenzo Stabile avevano la camera delle torture.Vi raccontiamo la storia di quello che oggi succede.

http://www.sos-racket-usura.org/index.asp?pagina=newsart&idarticolo=399&...

Brunetta sigla intesa con Mediaset per fornire servizi ai dipendenti

Boicotta Mediaset

ROMA - Un accordo per semplificare i rapporti tra azienda, lavoratori e pubblica amministrazione, attraverso la creazione di "reti amiche": a siglare l'intesa è il ministro Renato Brunetta, che ha firmato un accordo col gruppo Mediaset.

In base a questa intesa - firmata per Mediaset dal direttore del centrale personale, nonché vicepresidente di Rti, Niccolò Querci - i dipendenti potranno accedere ai servizi pubblici "on the job", cioè direttamente dal posto di lavoro. Evitando code agli sportelli, con un notevole risparmio - assicurano i contraenti - per le casse dello Stato.

Al progetto, voluto dal ministro Brunetta, hanno già aderito, tra gli altri, associazioni di categoria come Confindustria e Confcommercio. Il nuovo protocollo sottoscritto da Mediaset coinvolgerà progressivamente i circa 5.000 dipendenti del gruppo, che potranno accedere a: visure anagrafiche; servizi come i pass per la sosta; pagamenti per la tassa sui rifiuti; pagamenti di tasse scolastiche; visure e pagamenti Inps.

"Abbiamo accolto subito con entusiasmo - commenta Querci - la proposta del ministro Brunetta di semplificare la vita ai nostri dipendenti. Siamo orgogliosi di essere la prima azienda editoriale a poter garantire questo servizio agli uomini e alle donne che trascorrono al lavoro gran parte della giornata".

"Reti amiche abbandona la cultura del 'numeretto' e della fila - ha detto il ministro Brunetta - e va nella direzione della semplificazione. Man mano che cresceranno i contenuti di 'Reti amiche' crescerà il valore della rete e dei suoi singoli nodi: si attiverà un circolo virtuoso dove la qualità e la velocità del servizio creeranno nuova domanda. La firma di oggi va in questa direzione".

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