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Antimafie

Fusione Fredda: il rapporto 41

autore: 
Aldo Vincent

Tagliato l'albero per Impastato a Bergamo marcia di protesta

Dom, 27/09/2009 - 00:56

Dopo la decisione dell'amministrazione leghista di rimuovere la targa della biblioteca qualcuno ha anche divelto l'ulivo piantato nel 2008 per ricordare la vittima della mafia

Circa settemila persone alla manifestazione a Ponteranica
Il fratello di Peppino, Giovanni: "Azioni fasciste e razziste"

BERGAMO - Prima la targa che gli intitola la biblioteca, poi l'ulivo piantato quel 3 giugno del 2008 quando Ponteranica, comune alle porte di Bergamo, decide di ricordare anche così Peppino Impastato, vittima della mafia. Dopo che l'amministrazione leghista neoeletta ha deciso di togliere il suo nome alzando un polverone di polemiche culminato ieri con una protesta pacifica con migliaia di persone, lo sfregio.

L'albero che aveva messo radici nel prato del BoPo, la bocciofila del paese dove accanto ai campi in sabbia si organizzano mostre e concerti, è stato tagliato. Il blitz è di venerdì notte, la mano è ignota ma ha lasciato un biglietto irridente appeso alla sagoma di un piccolo pino: "Mé ché öle ü paghér", "Io qui voglio un pino".

Ma c'è una parte del paese che non ci sta e che ieri ha partecipato in massa alla manifestazione promossa da Comitato Peppino Impastato, 7.000 persone secondo gli organizzatori, forse più di qualcuno in meno. Hanno ripiantato un altro ulivo, sempre lì, e sotto ora c'è una piccola targa.

È una tappa del lungo corteo che si snoda per il centro del paese. "Davanti la gente di Ponteranica, dietro le bandiere dei partiti per favore", ripetono gli organizzatori. Due ragazzi portano quella targa che stava sulla facciata della biblioteca riprodotta in dimensioni giganti: "Biblioteca comunale Peppino Impastato, vittima della mafia, ucciso per aver denunciato la collusione politico-mafiosa in Sicilia. 3 giugno 2008", si legge. Dietro altri giovani, ai polsi un palloncino bianco con l'immagine di Impastato, portano uno striscione: "Ancora 100 passi", c'è scritto. Seguono il Comitato, le Associazioni contro le mafie, il Tavolo della pace, Orizzonti Nuovi, poi la Cgil, le bandiere di Rifondazione comunista e dell'Italia dei valori.

Un bambino legge un cartello e chiede alla mamma: "Ma che cos'è la mafia?". "Sono quelle persone che vogliono avere il potere su tutto", risponde lei. Ci sono ragazzi che suonano, altri ballano, c'è un furgoncino con della musica. Sembra una giornata per famiglie, anche là sul prato dove finisce il corteo. C'è chi si siede nel prato, chi sta sotto il palco.

In molti attendono le parole di Giovanni Impastato, fratello di Peppino. È un fiume in piena. Non parla solo della targa tolta, ma anche di scudo fiscale e pacchetto sicurezza: "Non è solo ignoranza, è un progetto più ampio con la Lega come uno dei fautori". I riferimenti al Carroccio sono più d'uno, duri: "Queste sono azioni di fascismo o razzismo, non importa se dal nero siamo passati al verde, le camicie sembrano le stesse", continua Impastato.

Dal palco arriva anche la voce di Salvatore Borsellino, attraverso una telefonata: "Non posso essere lì a esprimere la mia rabbia perché i campi di battaglia sono tanti. Si vuole cancellare anche la memoria. Agitiamo la nostra agenda rossa e resistiamo". Che mantenere la memoria è "indispensabile per la lotta alla mafia" lo sottolinea anche Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista. Anche le sue sono parole dure contro la Lega, contro tutto il governo: "Non sta facendo nulla contro la mafia, qui toglie una targa, altrove non scioglie i comuni con infiltrazioni mafiose".

Bergamo, sabato26 settembre 200- ANCORA 100 PASSI …!

26/09/2009 - 14:00
26/09/2009 - 17:53
Etc/GMT+2
autore: 
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Il Comitato Peppino Impastato di Ponteranica, Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie, Ass. Culturale Peppino Impastato Casa Memoria onlus promuovono a Ponteranica (BG) per sabato pomeriggio 26 settembre 2009 una manifestazione nonviolenta per chiedere all’amministrazione comunale il ripristino della targa e dell’intitolazione della Biblioteca di Ponteranica a Peppino Impastato, ucciso dalla mafia per la sua opera di impegno culturale, sociale e politico.

Non è una manifestazione contro ma per promuovere i valori testimoniati da Peppino: giustizia, legalità, solidarietà, accoglienza.
Quella targa per tutti noi è simbolo di questi valori.

Invitiamo quindi tutti, cittadine e cittadini, organizzazioni sociali, sindacali e politiche che hanno a cuore il valore della legalità e s’impegnano quotidianamente per mantenere viva la memoria delle vittime di tutte le mafie ad essere presenti alla manifestazione.

Chiediamo a tutti di partecipare senza strumentalizzare politicamente l’iniziativa in modo pacifico e civile.

Interverrà alla manifestazione Giovanni Impastato, fratello di Peppino.

Invitiamo inoltre gli artisti bergamaschi ad intervenire proponendo sul palco, dopo le testimonianze, un ricordo di Peppino con letture, poesie, canzoni, ecc.

Chiediamo alle organizzazioni e agli artisti che vogliono aderire e partecipare all’iniziativa di comunicare la propria adesione alla seguente email: bergamo@libera.it

I promotori della manifestazione:

• Comitato Peppino Impastato Ponteranica (BG)

• Libera - Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie – coord. Bergamo

• Libera - Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie -

• Coordinamento Provinciale di Bergamo
Ass. Culturale Peppino Impastato - Casa Memoria onlus - Cinisi (PA)

Manifestazione per i Cinque

10/10/2009 - 15:00
10/10/2009 - 17:54
Etc/GMT+2
autore: 
Cuba Informa
image1: 
cuba_invito_manifestazione.gif

Cinque cubani, dal 12 settembre 1998, sono detenuti negli Stati Uniti con condanne che vanno da 15 anni fino a un doppio ergastolo perché, a protezione del loro popolo, controllavano l’attività di gruppi paramilitari anticubani che dal territorio degli Stati Uniti pianificavano attentati terroristici contro Cuba.
Come è stato riconosciuto anche da alte autorità militari statunitensi, che hanno testimoniato durante il processo, i Cinque cubani non hanno mai commesso atti di violenza, né sono mai entrati in possesso di documenti segreti che avrebbero potuto mettere in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti, né hanno tentato di farlo.
Il processo tenuto a Miami è stato ritenuto illegale dal Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie dell’ONU per come è stato condotto. Dieci Premi Nobel, Parlamenti esteri, singoli parlamentari di tutto il mondo, istituzioni internazionali, organizzazioni dei Diritti Umani, associazioni di giuristi e diverse migliaia di personalità hanno chiesto invano, prima alla Corte di Appello di Atlanta e poi al Tribunale Supremo degli Stati Uniti, la revisione di questo processo.
Il Governo statunitense ha fatto di tutto perché questo caso passasse sotto silenzio. Infatti la revisione del processo, in una sede diversa da Miami, avrebbe potuto portare alla scoperta di connivenze, protezioni e sostegno ad azioni di terrorismo contro Cuba da parte dei vari Governi degli Stati Uniti.
In Italia i grandi mezzi di comunicazione - su questo caso come per altre situazioni avvenute nel mondo - hanno mantenuto un silenzio tombale, che dimostra il controllo a cui sono sottoposti, la loro mancanza di etica professionale e l’ipocrisia del cosiddetto mondo occidentale sulla tanto declamata "libertà di informazione". Ricordiamo che una delle 3.478 vittime di tali azioni di terrorismo contro Cuba è il cittadino italiano Fabio Di Celmo. Nessun grande quotidiano, nessuna importante rete televisiva ha mai speso una sola parola per chiedere giustizia per questo nostro concittadino. Il noto terrorista Luis Posada Carriles, che vive e gode di ampie protezioni negli Stati Uniti, non è mai stato perseguito per questo crimine dalla giustizia statunitense, pur avendo rivendicato pubblicamente la propria responsabilità.
Siamo contro tutti i terrorismi, in tutte le loro forme o manifestazioni, diretti contro chiunque, in ogni parte del mondo e per qualsiasi ragione. La lotta contro il terrorismo la si conduce anche attraverso una corretta informazione.
Invitiamo i cittadini italiani - che nonostante tutto quello che accade nel mondo e nel nostro paese continuano ad avere e a credere nei valori morali – ad aderire al nostro appello e a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Milano il 10 ottobre 2009 (ore 15 P.za Cavour) per lanciare un segnale di solidarietà ai Cinque, chiedere che i mezzi di informazione facciano finalmente conoscere il loro caso e arrivare alla loro liberazione.
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
per info e adesioni: amicuba@tiscali.it tel. 02-680862 fax 02-683037

Feltri minaccia Fini di rivelare che?

autore: 
Aldo Vincent
image1: 
SILVIO BUIO.jpg

Feltri minaccia Fini di rivelare che?
Non fatemi ridere.

Scrivo queste due righe per tutti i tromboni che hanno riempito di paroloni giornali e Web, stracciandosi le vesti per le velate minacce mafiose di Vittorio Feltri e di presunti dossier che sarebbero in sonno in attesa di far la loro comparsa, per dire loro che o sono in mala fede (ma Travaglio no) oppure usano male il Web (ma Travaglio no) oppure ci marciano…

Perchè se appena appena sapete usare Google e non avete una memoria da formichina dovreste trovarli da soli questi famigerati dossier, già tutti ampiamente pubblicati, tutti passati attraverso le maglie della contro informazione, tutti lì sotto gli occhi di tutti.
Essi sono:

1- Vengono intercettati in un bar del centro La Russa, Matteoli e Gasparri che oltre a manifestare la propria disistima, parlano del suo flirt con la Prestigiacomo, un’altra miracolata alla maniera del Papi Papi.

2 - Fini alla Sarzanini del Corriere: «Quanto accaduto nel 2006 ha segnato l’anno della svolta nella mia vita privata, mi ha fatto capire chi avessi intorno» e cos’è accaduto di grazia? Che sua moglie e il suo segretario Francesco Proietti sono coinvolti nelle indagini su pastette sanitarie con Storace: «Io sono andata a sbattermi il culo con Storace» parole intercettate alla Lady. (L’intercettazione è del 2005. I due fanno riferimento a un loro società nella sanità del Lazio, la “Panigea”, convenzionata con la regione governata da Francesco Storace, all’epoca ancora dentro An.)

3- Henry John Woodcock indagando su Vallettopoli e dintorni, comprese gli affari di Vittorio Emanuele di Savoia. I magistrati arrestano Salvo Sottile, portavoce di Fini. Per lui l’accusa di aver chiesto sesso ad aspiranti stelline in cambio di una sistemazione alla Rai. Concussione sessuale, questo il reato. Poi l’accusa, a Roma, si è trasformata in peculato. In pratica, Sottile avrebbe fatto accompagnare con l’auto blu alla Farnesina – durante gli anni di Fini ministro degli Esteri – la valletta Elisabetta Gregoraci, oggi consorte di Flavio Briatore.

4- Sesso a Montecitorio, alla fine l’unica condannata fu la maitresse Rita Farnitano, che patteggiò la pena ed ebbe un anno per sfruttamento della prostituzione. 1999
Il primo giornale a scrivere di questa storia fu L’Espresso, gennaio 2001:
Proietti: «Ero in Eritrea con Fini. Ci dissero che un articolo parlava del processo a Rita Farnitano, e di ‘avventure organizzate dal portaborse di un leader del centrodestra’. Capii che si riferivano a me, ma Fini non diede importanza alla cosa». Lei conosceva la Farnitano? «Io sono di Subiaco e nel ‘94 dovevamo organizzare una mostra di fotografie di Gina Lollobrigida. Mi rivolsi a Lorenzo Cesa, futuro segretario Udc, che conoscevo perché è di Arcinazzo. Cesa aveva una società di eventi, la Farnitano era uno dei soci. Allestirono la mostra, fu un grande successo».

5- Ieri Fini ha incontrato Proietti.
Racconta Proietti: «Il colloquio si è svolto in un clima di grande tranquillità». Si tira in ballo lei per colpire Fini? «Il nome di Fini non lo troveranno mai né in quell’indagine né in altre».

6- Dal Sito di Dagospia:

Clamoroso flop d'agosto per il programma musicale di Raidue di Giancarlo Tulliani, titolare della Giant Entertainment Group, la new entry tra i tipini fini. Era il dato auditel che tutti i dirigenti Rai aspettavano avendo assistito increduli alle rimostranze del giovane produttore che voleva il suo programma "italian fan club music award's" addirittura in prima serata.

Ma vista la qualità non è stato possibile il prime time solo per compiacere il presidente della camera e la di lui compagna, l'ex show girl Elisabetta Tulliani legata a doppio filo con suo fratello considerato da tutti il suo vero stratega.

Il programma andato in onda poi in seconda , grazie ai buoni uffici del neo direttore di Raidue ‘mèche selvaggia' Massimo Liofredi, non ha catturato più di 267 mila spettatori con uno share da mignolo d'ascolto: nemmeno il 6,8 per cento. Ma Tulliani è convinto che il suo futuro sia ormai la televisione ed ha pronto anche un pacchetto di film da vendere a Rai Cinema.
(Nota di Vincent: Vendere un pacchetto di film a Rai Cinema si fa cosi’: dalla Rai ti dicono cosa gli interessa e tu al mercato di Cannes compri il pacchetto praticamente già venduto, e con una società estera gli ricarichi un 30% e lo dai alla Rai)

Continua Dagospia:

Con grande padronanza di sé ricorda a tutti chi è e dove vuole arrivare. Una storia vecchia. Se la ricordano bene anche i calciatori della Viterbese quando il giovane Tulliani, grazie sempre alla sorella Elisabetta, riusci' a farsi nominare presidente esecutivo della Viterbese - squadra all'epoca di proprietà di Gaucci.

…………………………………………………………

Insomma, dove sarebbero questi dossier nascosti di Fini? E’ tutto sotto gli occhi di tutti. Feltri gli ha solo detto di fare attenzione perchè basterebbe mettere in prima pagina una qualsiasi di queste marachelle e con la collaudata tecnica del suo Padrone e Signore, la gente si risveglierebbe dal coma. Medda nel ventilatore, si chiama in gergo.

P.S.
Tutto quello che ho scritto in questa nota l’ho preso pari pari da Google, e per favore non chiedetemi i link. Andateveli a cercare da soli, è un buon esercizio di memoria…

www.giornalismi.info/aldovincent

Inchiesta sul racket degli alloggi a Milano

image1: 
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Video: http://www.youreporter.it/video_Inchiesta_sul_racket_degli_alloggi_a_Mil...

sos-racket-usura.org

Dopo indagini ed accertamenti abbiamo filmato il momento in cui un esponente del racket, del quartiere case popolari di via Padre Luigi Monti, "assegna" la casa ad un nostro infiltrato.

Ci è stato scritto e detto che alcuni nuclei familiari di origini siciliane, da oltre dieci anni gestiscono in totale impunità, l'assegnazione abusiva di decine e decine di appartamenti, dietro compenso di somme che variano dai 1500 ai 7000 euro, occupando le case libere o sigillate e "assegnandole" ad italiani ed extracomunitari molti dei quali clandestini.
Numerosi esposti, lettere, proteste, in questi anni sono state mandate a tutti gli uffici competenti, senza mai ottenere nessun tipo di risposta.

L'attuale Gestione Romeo che amministra questi alloggi ed è a conoscenza anche di gravi episodi di intimidazione, pestaggi, minacce, che da anni gli inquilini degli stabili di via Padre Luigi Monte 15, 16, 23 subiscono ed attualmente stanno subendo, non ha mai inoltrato nessun tipo di denuncia alla Autorità Giudiziaria.
Anche gli amministratori degli stabili sono a conoscenza di questi gravissimi episodi. Il Comune di Milano è a conoscenza di questa grave situazione da vari anni senza mai fare nessun tipo di intervento al fine di fare cessare questo sporco e ignobile commercio.

L'Associazione SOS Racket e Usura ha potuto verificare l'assoluta attendibilità di quanto ci veniva scritto nelle e-mail, e lo ha fatto andando a parlare negli stabili, con decine e decine di testimoni.

Le famiglie che gestiscono questo ignobile racket sono: PESCO, PRIOLO, CARDINALE: famiglie di origini siciliane, i cui componenti hanno un corposo curriculum criminale, e che in quegli stabili ed in quelle vie hanno oltre 15 appartamenti, gestendone ed assegnandone non meno di 50.
Dopo tre giorni di sopralluoghi contatti, verifiche, avendo oramai acquisito la certezza della presenza del racket, l'Associazione ha deciso di infiltrare uno dei suoi membri - che chiameremo Alberto - al fine di documentare in maniera inequivocabile quanto ci veniva denunciato.

La mattina del 25 Agosto 2009 attraverso un ragazzo extracomunitario abbiamo fatto recapitare una lettera presso l'abitazione della signora GIOVANNA PESCO, (soprannominata nel quartiere "GABETTI") in via Padre Luigi Monti 23 (vedi lettera in allegato), in cui chiedevamo come potevamo ottenere un alloggio pagandole il disturbo.
Alle ore 18:42 dello stesso giorno venivamo contattati e ci veniva dato appuntamento di fronte al civico 19, della stessa via, presso un bar alle ore 14:00 del giorno successivo.

Avevano abboccato. Avevamo poche ore per organizzarci e ottenere la prova madre che documentasse che il racket in quella zona esiste.
Con una normale videocamera posizionata in un appartamento nella zona da cui avevamo una discreta visuale abbiamo filmato l'incontro tra GIOVANNA PESCO ed il nostro volontario "Alberto".

Con un normale registratore abbiamo registrato tutta la conversazione fra i due nella quale ci viene richiesta la somma "di favore" di 1500 euro. "Solo perché sei italiano", dice la PESCO ad Alberto, perché agli stranieri noi chiediamo 2500 euro.
Inoltre, continua la PESCO, devi avere pazienza, aspettare un mese e mezzo, se fossi venuto qualche giorno fa te l'avremmo data subito - continua - perché proprio la settimana scorsa ne ho sistemati quattro. Inoltre la PESCO ammette anche che i soldi vengono divisi tra la figlia ed i genero, visto che quest'ultimo si occupa di sfondare gli appartamenti... A quel punto la PESCO dice ad Alberto che appena ci sarebbero state novità lo avrebbe contattato.

Avevamo realizzato la prova madre.
Le famiglie PESCO - PRIOLO - CARDINALE, con questo sistema hanno la gestione diretta su oltre 70 alloggi, per i quali, da alcuni, ricevono persino l'affitto.
Hanno occupato case di persone finite in ospedali per lunghe malattie, svuotandogli l'appartamento e vendendolo in cambio di danaro. Hanno sfondato porte di appartamenti in piena notte, facendo entrare "l'inquilino" al quale avevano venduto la casa.

Decine di testimoni ci hanno raccontato che quando chiedevano conto a questi "signori", del loro comportamento venivano intimiditi. Le occupazioni vengono fatte soprattutto tra il venerdì e la domenica, perché contano sull'assenza delle istituzioni nella fine settimana.

Sabato 29 Agosto 2009 ad esempio verrà occupato l'appartamento numero 30, secondo piano scala C di via Padre Luigi Monti 16, perché gli attuali proprietari - che hanno un contratto regolare - hanno ottenuto un cambio di alloggio. Il racket lo sa, l'appartamento è stato già venduto perché hanno una lista d'attesa lunghissima. In sostanza si stanno sostituendo da anni all'amministrazione delle case popolari, privando i legittimi assegnatari, persone per bene e aventi diritto, di vivere in un quartiere che, a detta di tutti, era bello e sano e che ormai è gestito direttamente dalla malavita che ne influenza la civile convivenza.

L'associazione ha anche verificato le zone di spaccio di droga ed i luoghi di ritrovo degli spacciatori. Ovviamente anche questo è sotto gli occhi di tutti.

L'Associazione SOS Racket e Usura si scusa per la qualità delle immagini del filmato che documenta la conclusione della nostra indagine; vogliamo mettere in evidenza l'enorme rischio personale che abbiamo corso nella gestione di questa inchiesta, e soprattutto vogliamo lodare il nostro volontario "Alberto" per il coraggio dimostrato durante le trattative e l'incontro finale con la rappresentante della Famiglia Pesco. Domani sul nostro sito pubblicheremo la lettera che Alberto ci ha inviato.
Precisiamo anche che l'Associazione SOS Racket e Usura non vuole sostituirsi agli organi né investigativi né giudiziari ma ha voluto soltanto essere di stimolo e di conforto nei confronti delle persone che si rivolgono alla nostra Associazione, come è ben definito nel nostro statuto pubblicato sul sito www.sos-racket-usura.org.

L' Associazione SOS Racket e Usura, visto e documentato quanto da noi descritto chiede alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano di aprire un'inchiesta, al fine di fare cessare questo scandalo noto a tutti nella città di Milano.

Tutto il materiale da noi raccolto lo mettiamo a disposizione dell'Autorità Giudiziaria che, qual'ora decidesse di aprire un'inchiesta, potrà accertare sicure connivenze e complicità delle quali sino ad ora hanno goduto questi "signori"" nella gestione del racket.
Una piccola Associazione come la nostra, in soli cinque giorni ha documentato questa vergogna milanese, ed allora ci poniamo la domanda:
Come mai nessuno è intervenuto?

Il comune di Milano, la gestione Romeo, le Forze dell' Ordine, la procura di Milano hanno l' obbligo di intervenire alla luce di questo scandalo, lo chiediamo con forza e determinazione per dare una risposta concreta a tutti coloro che ci hanno scritto, documentato, e messo in condizione di realizzare la nostra inchiesta.
Questi coraggiosi cittadini che da anni subiscono queste ingiustizie, pressioni, minacce, intimidazioni, hanno il diritto di essere liberati da questi "signori", visto il coraggio dimostrato raccontandoci le loro storie, con rabbia e voglia di riscatto, ridando così loro la forza di credere nello Stato di Diritto che ogni cittadino dovrebbe ottenere.

La nostra Associazione vigilerà affinché questo avvenga, onde evitare di presidiare il territorio con i nostri volontari. Infine chiediamo che le forze politiche della città di Milano non stiano zitte e che levino voce a sostegno dei cittadini di via Padre Luigi Monti e vie limitrofe, come ci auguriamo che la società civile scenda in campo ed alzi la voce su questo scandalo.

28 Agosto 2009
Frediano Manzi
Presidente Associazione Sos Racket ed Usura

Per gli antifascisti

autore: 
Battaglia Comunista

Ecco un commento uscito sul corriere della sera, del massimo esponente della borghesia, Giorgio Napolitano, sulla resistenza in merito all'8 settembre 1943.

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150 dell'Unità d'Italia:
«Siamo alla vigilia, io spero, dell'inizio dell'attività celebrativa»

Napolitano ricorda l'8 settembre

«La Resistenza ci ha ridato dignità»

Il capo dello Stato alle celebrazioni a Porta San Paolo: «Continuità con le battaglie del Risorgimento»

ROMA - La guerra di Liberazione fu combattuta «per ridare dignità, indipendenza e libertà all’Italia», tutti «valori fondamentali». Queste le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a margine della cerimonia a Porta San Paolo per celebrare l'8 settembre 1943, data dell'annuncio dell'armistizio che segna anche l'avvio della Resistenza a Roma contro l'occupazione delle truppe naziste.

LA RESISTENZA E IL RISORGIMENTO - Il capo dello Stato ricorda la Resistenza e sollecita l'avvio delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unita d'Italia . Fra le due cose, spiega non c'è soluzione di continuità. «Anche nella sua essenzialità, la cerimonia di oggi è molto significativa», ha detto Napolitano dopo aver deposto una corona di fiori a Porta San Paolo, a Roma, dove ebbe luogo il primo episodio della resistenza contro i nazisti e fascisti. Quindi il capo dello Stato si è soffermato a commentare i numeri delle vittime di quella lotta: 87mila, secondo la lapide che si trova nel vicino parco della Resistenza. «Contano molto le cifre dei caduti», spiega, specificando che «tanti furono i partigiani, e tanti furono i militari che morirono per ridare indipendenza, libertà, dignità» al Paese. Questi sono «i valori fondanti» della Nazione ed è necessario «sottolinearlo oggi che siamo alla vigilia, spero, dell'inizio dell'attività celebrativa per il 150esimo dell'Unità nazionale». C'è «continuità tra le battaglie del risorgimento» e la nascita dello Stato democratico. Pronunciando la parola «spero», Napolitano ha calcato il tono della voce.
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Mettiamo in evidenza questo commento perché il presidente della repubblica non ha sbagliato una virgola rispetto alle cose che successero.
Effettivamente la guerra di liberazione fu combattuta per ridare dignità alla borghesia,la quale con la veste fascista aveva toccato il fondo,mentre con la veste democratica riprese il suo ciclo.
Però questo cambiamento avvenne con il sangue di tutti gli antifascisti morti,ingannati dal PCI che portò il proletariato su di un interesse esclusivamente della classe borghese.
Questo intervento va ai compagni che credono ancora che il vecchio PCI abbia avuto dei limiti nel 1945 a non saper instaurare il socialismo in Italia.
Noi che denunciavamo questa collaborazione del PCI con il progetto borghese, fummo perseguiti sia dai fascisti che dai sicari di Togliatti e bollati come nazisti, gestapo e anticomunisti.
Il Partito Comunista Internazionalista nacque nel fuoco della lotta di classe nel 1943, quando tutti gli operai insorsero contro il regime fascista.
Sul sito www.ibrp.it, si possono conoscere dal vivo della lotta, le posizioni di Battaglia Comunista nella definizione della guerra antifascista come lotta chiusa dentro gli steccati compatibili del capitalismo che porta solo ad un cambiamento di pelle della borghesia, da fascista a democratica senza mettere in discussione il sistema capitalistico.

Saluti Comunisti

Ponteranica, rimossa la targa dedicata a Peppino Impastato

autore: 
da repubblica

BERGAMO - Il nuovo sindaco leghista di Ponteranica, in provincia di Bergamo, ha fatto rimuovere ieri la targa voluta un anno e mezzo fa dal suo precedessore di centrosinistra per dedicare la biblioteca civica a Peppino Impastato, giovane siciliano ucciso dalla mafia nel 1978.

Cristiano Aldegani, primo cittadino del paese lombardo, motiva l'iniziativa con il desiderio di onorare personalità locali, suscitando, però, la reazione degli esponenti locali del Pd e dell'associazione antimafia Libera. "Sono polemiche pretestuose - ribatte il sindaco - fatte da persone in malafede. C'è addirittura chi mi accusa di essere pro-mafia, è assurdo".

La rimozione della targa è "sconcertante" commenta Pina Picierno, responsabile "Legalità" del Partito Democratico. Secondo l'ex ministro-ombra, la Lega "fa politica con paraocchi ideologico". Una politica che, a suo parere, è "intrisa di ideologia e di interessi localistici, che dividono e indeboliscono il Paese. Negare la memoria di un giovane ucciso dalla mafia non trova giustificazioni. La Lega si assuma le proprie responsabilità e sia coerente". Si associa alle proteste anche il capogruppo dell'Idv alla Camera Massimo Donadi: "Rimuovere la targa è un gesto incivile, uno schiaffo alla memoria di chi ha combattuto contro la mafia a costo della propria vita. Siamo indignati da una decisione che offende la coscienza collettiva di tutta l'Italia perché la lotta contro il crimine non è una questione territoriale".

Il sindaco, di contro, precisa che l'iniziativa della Giunta "non ha alcuna motivazione diversa" da quella di valorizzare personalità locali, come il sacerdote Giancarlo Baggi, al quale sarà presto ridedicata la biblioteca. A fine giugno, dieci giorni dopo le elezioni, c'era stato anche un incontro, che lo stesso Aldegani definisce "cordialissimo", con i rappresentanti locali di Libera. In quell'occasione si era parlato di un'eventuale manifestazione "riparatoria" dedicata ad Impastato. Tuttavia, oggi il sindaco fa un passo indietro spiegando che prima di riproporre l'idea della manifestazione dovrà sentire "la volontà della Giunta e della maggioranza".

I nuovi pentiti: Mafia, contatti fino al '94, anno di nascita di Forza Italia

I fratelli Graviano accostati in più inchieste a Dell'Utri
Dalle carte delle stragi di mafia
quella trattativa tra boss e politica

PALERMO - Le indagini sui morti eccellenti di Palermo cambiano rotta e destinazione. Tornano in scena i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, i boss più "stragisti" della città. I mafiosi che in tante inchieste e agli atti di un processo vengono raccontati come molto vicini al senatore Marcello Dell'Utri.

Torna in scena una "trattativa" fra mafia e Stato che non si è interrotta con Capaci o con via D'Amelio, ma è proseguita fino al 1993 e anche nei primi mesi del 1994. Torna in scena la coincidenza temporale fra le stragi siciliane e la nascita di un nuovo partito: Forza Italia.

S'indaga su altri mafiosi. E s'indaga anche su quelli che chiamano i "mandanti altri", i mandanti che non sono di Cosa Nostra. Le ultime scoperte spostano l'epicentro investigativo: da una borgata palermitana all'altra, dalla Guadagna a Brancaccio. Sono appena un paio di chilometri sulle mappe di Palermo, sono un paio di chilometri che portano in un altro mondo di intrecci fra boss e uomini politici a ridosso delle uccisioni di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino.
Ci sono i fatti e poi ci sono le congetture, le ipotesi, le voci. Ci sono personaggi che sono già scivolati nelle nuove indagini e poi ci sono ombre che si allungano oltre i boss. C'è chi dice che un pentito abbia già fatto nomi, c'è chi dice di no, certo è che la "pista di Brancaccio" fa scorrere una nuova trama nella storia delle stragi siciliane del 1992.

Si scava - alla procura di Palermo e a quella di Caltanissetta - sul patto fra i Corleonesi di Totò Riina e apparati dello Stato (alcuni già identificati, altri in corso di identificazione), si scava sul coinvolgimento nelle stragi di uomini dei servizi segreti, si scava sulla "accelerazione" della decisione di uccidere Borsellino voluta a tutti i costi da qualcuno. Chi?
Sono due i testimoni che hanno svelato elementi inediti ai magistrati delle procure siciliane, a quella di Firenze e a quella di Milano. Uno è il pentito Gaspare Spatuzza, ex sicario e poi a capo della "famiglia" di Brancaccio. L'altro è Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito.

Il pentito Spatuzza si è autoaccusato della strage di via D'Amelio e ha praticamente sbugiardato Vincenzo Scarantino, l'uomo che 17 anni fa aveva confessato di aver portato in via D'Amelio l'autobomba. Ma Spatuzza non ha parlato solo della strage.
Spatuzza ha parlato tanto anche dei Graviano e dei loro "interessi" su a Milano, delle amicizie importanti che avevano in ambienti imprenditoriali. Dei Graviano e dei rapporti che avrebbero avuto con Dell'Utri riferiscono tanti altri pentiti, tutti passati al vaglio dei giudici di primo grado che nel dicembre del 2004 hanno condannato il fondatore di Forza Italia a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Il racconto di Spatuzza è stato "secretato". Poi, i procuratori siciliani si sono concentrati sulla "pista di Brancaccio" con annessi e connessi.

Il secondo testimone chiave è il figlio dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. La procura di Palermo ha già depositato agli atti del processo d'appello a Marcello Dell'Utri uno stralcio di un suo interrogatorio e tre lettere che negli anni a cavallo delle stragi - fra il 1991 e il 1994 - l'allora capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano avrebbe indirizzato a Silvio Berlusconi. Lettere che sarebbero state inviate alla vigilia e subito dopo la famosa "discesa in campo". Lettere dove si fanno velate minacce e si parla del "contributo politico" che avrebbe voluto portare lo stesso Provenzano.

Grandi mediatori di questa che sembrerebbe all'apparenza un'altra trattativa, secondo Massimo Ciancimino, sono stati suo padre Vito e Marcello Dell'Utri. Il 17 settembre la Corte di appello deciderà se acquisire agli atti del processo di secondo grado l'interrogatorio del figlio di don Vito e le tre lettere. Se la richiesta verrà accolta la sentenza subirà uno slittamento, altrimenti a metà o a fine ottobre sapremo se al senatore Marcello Dell'Utri sarà confermata o sarà annullata la condanna per mafia.
I sussurri si sono rincorsi per tutta l'estate su quei "mandanti altri". E anche sulla trattativa. Fino a qualche tempo fa si diceva che era cominciata prima di Capaci ed era finita prima di via D'Amelio. Poi si è scoperto che è andata avanti ancora per due anni. "Fino al 1994", riferisce il colonnello dei carabinieri Michele Riccio riportando le confidenze del suo informatore Luigi Ilardo, un boss vicino a Provenzano. Fino al 1994, fino a quando Berlusconi è diventato il leader di Forza Italia.

E' un'indagine che si ripete. Con tanti nuovi protagonisti. Ma non tutti. I nomi del premier e del suo braccio destro siciliano erano già entrati nelle indagini sulle stragi siciliane e poi anche in quelle in Continente, le bombe di Firenze e Roma e Milano del 1993. A Caltanissetta furono iscritti nel registro degli indagati come "Alfa" e "Beta" "per concorso nelle stragi", a Firenze come "Autore 1" e "Autore 2". Dalla prima inchiesta - ("Prove insufficienti, dichiarazioni di pentiti senza riscontro, elementi contrastanti") - uscirono nell'inverno del 2002, dalla seconda tre anni prima.

Al Compagno Mauro Rostagno - “Ciao Mauro con gli Architetti” - il 19 settembre

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Dòpu vint'ànni, nùddru sàpi ancòra
cu li mannàu e cu, lu vòsi mòrtu,
speràmu chi cu cèrca, p'accomòra...
fa tràsiri ‘sta vàrca, rìntra u pòrtu.

Festeggiamo dopo ventuno lunghi anni, il primo passo concreto verso la soluzione giudiziaria del caso Rostagno. Sapevamo tutti che Mauro è stato una vittima di mafia, adesso ci sarà un processo con degli imputati. Finalmente!
Tutto questo con il contributo di tutti noi, perché con la raccolta di firme abbiamo dato una grossa spinta affinché il caso non fosse archiviato, e fossero fatte seriamente le indagini che non erano mai state fatte. O che erano state fatte in modo episodico e occasionale, in mezzo ad omissioni e depistaggi.
Siamo felici ed orgogliosi. Ecco perché ci apprestiamo a fare un Ciao Mauro forse ancora più grande, bello ed impegnativo di quello del ventennale.

Certo, ci rendiamo conto che non sarà facile durante il processo fare emergere tutti gli intrecci che hanno portato a questo omicidio, tutti gli scenari politico-mafiosi, di massoneria deviata, di servizi dello stato compromessi che lo hanno determinato, nonché tutte le complicità e la verità sui depistaggi giudiziari. Né ci accontenteremo di un risultato parziale, perché cercheremo e troveremo nuovi modi per perseguire le ricerca della verità, altri modi per “costringere” chi deve fare le cose a farle.
Ma nessuno potrà negare che oggi le cose non sono come ieri. Che è stato fatto un importante passo avanti, innanzitutto per restituire l’onore a chi ha amato Mauro, ai familiari e agli amici ingiustamente accusati di nefandezze inverosimili; e poi per guardare in faccia il mandante dell’omicidio e gli esecutori materiali, ed esprimere loro il nostro disprezzo più profondo. Siamo tra quelli, infatti, a cui non interessa la vendetta calcolata in anni di carcere o in numero di ergastoli, vogliamo “semplicemente” affermare la necessità di ricercare la verità e la giustizia, e restituire l’etica ai nostri comportamenti personali, sociali e politici.

Dunque il “Ciao Mauro” della festa si fa in tre.

Il primo sarà “Ciao Mauro in Corto” - il 4, 5 e 6 settembre a Erice Vetta - una Rassegna di cinema Breve, con una sezione dedicata al documentario, con sonorizzazioni di film muti, laboratori e tanto altro ancora.

Il secondo sarà “Ciao Mauro con gli Architetti” - il 19 settembre - la premiazione del Premio di Architettura Mauro Rostagno, con uno straordinario concerto bandistico.

Il terzo sarà “Ciao Mauro in teatro” – il 26 settembre alla Cittadella della Salute - la rappresentazione teatrale di “Un uomo vestito di bianco” messo in scena da una compagnia teatrale torinese, con la regia della nostra amica Adriana Castellucci.

La scelta di organizzare una rassegna di cinema non è casuale. Da tanti anni mettiamo in scena la Trapani migliore, quella che a noi piace di più. Quella delle ragazze e dei ragazzi, quella dei cittadini che si dedicano al volontariato, all’associazionismo, allo scoutismo, agli sport, quelli che fanno danza, musica, teatro, poesia. In effetti ci eravamo occupati poco o nulla di quelli che fanno cinema, e abbiamo inteso recuperare. Abbiamo scoperto un mondo fatto di ragazzi a cui piace recitare, che si dedicano alla regia, alla fotografia, al montaggio, e a tanto altre cose ancora che ruotano intorno ad un film, breve o lungo che sia.
Allora ci siamo rivolti ai nostri amici del “Marsala Film Festival -in particolare a Ignazio Passalacqua- i quali ci hanno aiutato, mettendoci a disposizione la loro grande esperienza, maturata in tanti anni di attività. Poi abbiamo nominato “sul campo” due Direttori Artistici -Francesco Siro Brigiano e Massimo Mantia- anche loro a vario titolo impegnati in cose di cinema. Abbiamo “convocato” alcuni “cinematografari” trapanesi/ericini/favignanesi che lavorano in altre parti d’Italia, e loro hanno accettato di “tornare a casa” con entusiasmo (Marcello Mazzarella, Gaspare Pellegrino e Corrado Fortuna). Infine abbiamo chiesto la collaborazione della “Filmoteca Regionale Siciliana”, la quale ci ha fornito del materiale importantissimo, documentari nuovissimi e pressocché inediti, altri “antichi” recentemente ristrutturati, girati da maestri del cinema come Vittorio De Seta. Infine, ma non per ultimo -anzi-, abbiamo chiesto aiuto al Sindaco di Erice Giacomo Tranchida, il quale, nonostante il problematico periodo attraversato dalla Sua Amministrazione, ha voluto darci una mano, mettendoci a disposizione quelle strutture che le associazioni non hanno, e che non si possono permettere perché dispongono di bilanci esigui.
Ovviamente la scelta di Erice Vetta non è casuale, perché a noi appare come il luogo naturale delle arti, e del cinema in particolare. La nostra segreta speranza è di poter dare continuità alla rassegna nei prossimi anni, contribuendo alla rinascita di quel borgo antico attraverso uno sviluppo corretto, gentile e delicato, fatto di conservazione e riutilizzo delle cose per come esse sono state.

Chissà che questo nuovo impegno di “Ciao Mauro” nel cinema possa in qualche modo stimolare gli addetti ai lavori ad impegnarsi per produrre i “Cento Passi” di Mauro? Noi pensiamo che questa cosa manca a tutti noi, e che ce ne sia un gran bisogno. Speriamo di poter approfondire questa idea nel corso di “Ciao Mauro in Corto”.
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