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Diritti civili

Con Radio Popolare milanese contro i neofascisti

autore: 
Alex Miozzi

MILANO, 04 novembre 2009. La Confederazione Unitaria di Base CUB-Nazionale esprime la sua più totale solidarietà a Popolare Network di Milano - Radio Popolare, oggetto di un'azione intimidatoria compiuta da militanti della destra del circolo neofascista "Cuore nero", che hanno appeso all'esterno della sede uno striscione con scritto: "Un fascio non ha prezzo per il resto c'e' Radio Popolare".
“Questo nuovo e spregevole fascismo razzista cerca di intimidire chi svolge il lavoro di informare” afferma Piergiorgio Tiboni, coordinatore nazionale della CUB “Questa gentaglia ha in testa idee molto pericolose, e cerca di creare un clima di intolleranza anche su questioni culturali ed etniche”.

Stefano Cucchi non doveva andare in carcere

(AGI) - Roma, 1 nov. - Il reato contestato a Stefano Cucchi non dovrebbe prevedere il carcere. E’ il parere di Giuseppe Durante segretario aggiunto del Sappe, il sindacato di polizia penitenziaria. Dice Durante: “Fermo restando la necessita’ di approfondire tutta la vicenda, con l’auspicio che si faccia piena luce al piu’ presto, anche al fine di fugare ogni dubbio su tutti gli operatori che sono intervenuta nella triste storia della morte di Stefano Cucchi, si ripropone un problema che il SAPPE, da molto tempo, sta ponendo all’attenzione del mondo politico e del governo. In particolare: e’ giusto ed opportuno che persone come Cucchi, arrestate per quel tipo di reato, ovvero per altri reati che non destano grave allarme sociale, vengano portate in carcere, soprattutto se si tratta di soggetti non ancora condannati definitivamente e in condizioni di salute precarie? Noi riteniamo che il carcere debba essere l’estrema ratio, in carcere ci devono andare solo soggetti che si sono resi responsabili di gravi reati e che sono pericolosi per la societa’. Non si risolvono i problemi della sicurezza solo con la carcerazione. Al carcere devono essere affiancate altre strutture filtro che consentono di curare e contenere soggetti che non sono particolarmente pericolosi socialmente. Quindi, ribadiamo con forza la necessita’ di riformare il sistema penale, attraverso una modifica del diritto penale sostanziale e processuale, con una particolare attenzione all’esecuzione della pena”. (AGI)

Trasferimento Alfa a Torino, Arese unita alla riscossa

autore: 
Alex Miozzi

MILANO, 02 novembre 2009. Domattina nuovo incontro in fabbrica dei lavoratori in cassa integrazione all’Alfa di Arese, con la proposta di lanciare un’iniziativa comune che coinvolga tutti i sindacati.
“Davanti a un’emergenza del genere è ora di mettere da parte ogni tipo di divisione e fare fronte comune contro la FIAT per salvaguardare i lavoratori e la loro occupazione” dichiara Carlo Pariani dell’FLMUniti-CUB “e, come già detto, annunciamo che le prossime iniziative saranno veramente clamorose”.
La stessa FLMUniti-CUB ha anche inviato una lettera al presidente della Regione Lombardia Formigoni e al ministro Scajola riguardo alla questione.
“Sarebbe ora di darsi tutti quanti una bella svegliata” aggiunge Pariani “perché qui è in gioco il posto di lavoro di centinaia di persone e un pezzo di storia milanese e lombarda”.
Ricordiamo che attualmente ad Arese ci sono 314 lavoratori organici di FIAT, di cui 229 in cassa integrazione, esclusi quindi quelli del settore commerciale, e 180 di Powertrain, di cui 150 cassintegrati.

Khamenei sfidato da uno studente

Mahmoud Vahidnia è già diventato un piccolo eroe. Il giovane studente vincitore delle olimpiadi di matematica iraniane ha criticato l'ayatollah Khamenei durante l'incontro che la guida della rivoluzione iraniana ogni anno tiene con i migliori studenti e professori. Sono stati venti minuti di discorso che nulla e nessuno è riuscito a interrompere, venti minuti in cui il piccolo, coraggioso studente iraniano è riuscito a indirizzare verso il capo supremo iraniano le critiche che molti condividono ma che se espresse in pubblico fino a ieri avrebbero portato al carcere duro chi solo avesse iniziato a farle. Un modo per riuscire a dire che "il re è nudo" senza provocare la reazione immediata dei pretoriani dell'ayatollah.

Tutto è accaduto il 28 ottobre, all'università di Teheran: nel suo discorso introduttivo Khamenei aveva commentato con durezza i disordini scoppiati dopo le elezioni del 12 giugno, sentenziando che "contestare il voto del 12 giugno è il crimine più grande che possa esserci". Un ennesimo richiamo all'ordine dal leader di un regime che poco alla volta sembra riuscire a reimporre le sue regole alla società iraniana. La notizia, rilanciata da molti siti internet e da pochissime agenzie, è approdata questa mattina sul "Secolo XIX" di Genova.
Dopo gli interventi cerimoniosi e le domande "preparate" di altri studenti e studentesse, il giovane Mahmoud sale al podio alla sinistra di Khamenei, si aggiusta il microfono e inizia a parlare. Dopo le prime battute la televisione iraniana, che trasmetteva in diretta l'evento, stacca la spina e sospende tutto; ma i cellulari di molti fra i presenti sono serviti a registrare l'intervento di Mahmoud per rilanciarlo poi su Internet. "Voglio dirle qualcosa", esordisce il giovane rivolgendosi direttamente alla Guida, "perché nessuno può permettersi di criticarla in questo paese? Non è ignoranza questa? Lei ritiene di non fare errori? L'hanno trasformata in una sorta di idolo irraggiungibile che nessuno può sfidare".
Sbanda la prima linea di dignitari e professori, seduta in terra di fronte al leader: tutti insieme si girano verso destra, a guardare lo studente, i volti sbigottiti mentre l'arringa di Mahmoud prosegue. A un certo punto dalle file dei giovani parte qualche applauso; gli applausi poi si ripetono, diventano più insistenti.
La contestazione di Mahmoud continua così sincera, quasi candida, che lo stesso ayatollah Khamenei alla fine quasi sceglie di giustificarsi. "Le critiche sono bene accette, so che ce ne sono molte", dice l'ayatollah. E poi, riferendosi alle critiche del giovane alla Tv iraniana di cui la Guida è il responsabile supremo, l'ayatollah risponde: "Non crediate che per il fatto che io indichi il capo della televisione di Stato loro mi sottopongano tutti i programmi che trasmettono".

Gli spezzoni di video con la parte ufficiale trasmessa dalla tv e quelle aggiunte sul web da chi ha scaricato il suo telefonino in queste ore sono tra i più cliccati in Iran e in tutta la blogosfera persiana nel mondo. Incertezze sulla sorte di Mahmoud: c'è chi dice che, all'uscita dall'università sarebbe stato raggiunto da due uomini e identificato, chi afferma che è stato interrogato a lungo e chi, addirittura, che è sparito.
Per un attimo, comunque, le sue parole si sovrappongono alle notizie sulla grande partita che il regime iraniano sta giocando all'esterno, con l'Onu e con i paesi che vogliono uno stop al suo programma nucleare.
Oggi molti deputati della fazione "principialista" più conservatrice hanno detto che l'accordo proposto dalla Aiea per arricchire all'estero l'uranio iraniano non è accettabile. Fino a venerdì l'Iran aveva lanciato segnali contradditori, frutto diretto della voglia del regime di rimandare il più possibile una resa dei conti con la comunità internazionale ma segno anche della grossa indecisione, anche dei contrasti profondi che dividono le varie anime dell'establishment iraniano. Un regime che ormai è guidato da un leader a cui il giovane Mahmoud ha chiesto una cosa molto semplice: di essere pronto, anche lui, ad essere giudicato per i suoi errori.

Salviamo il Centro Studi e Ricerche Sociali di Cremona !!

Qui sotto puoi leggere il testo integrale dell'appello che verrà consegnato alla Provincia di Cremona. Puoi aderire in diversi modi:
Iscrivendoti e lasciando un messaggo in bacheca sulla pagina Facebook del Centro Studi. Clicca qui http://www.facebook.com/pages/Cremona-Italy/Associazione-Centro-Studi-e-... e poi schiaccia il pulsante "Diventa fan". Puoi anche lasciare un messaggio sulla bacheca, se vuoi.
Spedendo una mail firmata con nome e cognome all'indirizzo infocentrostudi@e-cremona.it con oggetto "Sostengo il Centro Studi".
Fimando l'appello cartaceo, dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 17.00 presso il Centro Studi di via San Bernardo 2, a Cremona
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APPELLO PER IL FUTURO DEL CENTRO STUDI E RICERCHE SOCIALI

Siamo donne e uomini impegnati nella comunità cremonese, nella società civile e nelle istituzioni locali. Siamo operatori sociali e culturali, amministratori pubblici, attivisti e volontari, viviamo le nostre esperienze civili nell’associazionismo e nel volontariato, nelle comunità e nella cooperazione, nei servizi territoriali e negli enti locali, nel mondo del lavoro, della cultura, della solidarietà e della partecipazione.

Partendo da condizioni, convinzioni e ruoli differenti, mossi da diverse ispirazioni morali, civili e religiose, abbiamo incontrato, conosciuto e apprezzato la bella storia dell’Associazione Centro Studi e Ricerche Sociali.
Abbiamo usufruito dei suoi servizi, partecipato alle sue tante attività e collaborato ai suoi numerosi progetti, dalla fornita e aggiornata Biblioteca-Emeroteca alla consulenza d’orientamento, dai Corsi di formazione ai Convegni di Studio, dalle produzioni editoriali all’organizzazione di Tavoli e Reti, da tutto il lavoro svolto nel corso degli anni sulla condizione giovanile, sulle mutevoli forme del disagio e della devianza, della marginalità e della solitudine, della discriminazione e dell’esclusione, delle vecchie e nuove povertà, delle dipendenze da sostanze e consumi, dello sradicamento prodotto dai processi di globalizzazione, fino alle inedite questioni delle nuove comunità interetniche e interreligiose prodotte dai moderni fenomeni di migrazione.

Il Centro Studi non è un ente anonimo tra i tanti, ma un’esperienza originale, nata dalla necessità di sedi e forme permanenti di confronto e di collaborazione tra privato sociale e servizio pubblico sul fronte della fragilità del rapporto tra l’individuo e la comunità.

Una storia unica, che si è evoluta e arricchita cimentandosi con tempi sempre più veloci e dinamiche sempre più vertiginose, volendo e sapendo rinnovarsi ed aggiornarsi, aggregando nuovi soci, costruendo nuove partnership, aprendo nuove collaborazioni con i tanti mondi vitali che animano la “welfare community” del nostro territorio.
Generazioni di volontari e operatori, esperti e dirigenti dei servizi pubblici e della società civile si sono formati anche nell’incontro e nel confronto con il Centro Studi e la sua rete di umanità e professionalità, competenza e passione. Strutture ed Enti, con i loro piani e programmi, si sono ascoltati e compresi , culture e pratiche, soggetti ed esperienze si sono qualificati e contaminati anche attorno all’ambiente intelligente e vivace, operoso e informale che volontari e operatori, amministratori e soci del Centro Studi hanno avuto il coraggio e la forza di costruire e animare, sempre preservandone identità e autonomia, pluralità e rigore di approcci, stili e valori differenti.

Oggi che i rapporti umani e le relazioni sociali sembrano sempre più deboli, sottoposti a tendenze e poteri che paiono destrutturarli, impoverendo le nostre vite e le nostre comunità, come e più di ieri, la nostra città e la nostra provincia, le donne e gli uomini che ci vivono, le associazioni e i servizi che vi operano per il benessere di ciascuno e la coesione sociale, per il bene comune e la libertà di scelta, hanno bisogno di continuare a poter contare sul Centro Studi e Ricerche Sociali.

Perciò guardiamo con grande preoccupazione ad alcune scelte compiute e ad altre annunciate da alcuni enti locali, che sembrano andare nella direzione di un indebolimento e di un abbandono di questa come di altre preziose esperienze di cooperazione tra Enti Pubblici e Società Civile.

Perciò lanciamo il nostro appello alla società civile, alle organizzazioni sociali e del terzo settore, al mondo della formazione e della cultura, ai servizi territoriali e agli enti locali, alle istituzioni, affinché insieme sappiano riconoscere il valore sociale pubblico di questa esperienza e vogliano contribuire a sostenerla e rafforzarla.

Perciò, in particolare, chiediamo al Presidente e alla Giunta della Provincia di Cremona di sospendere la decisione -per noi incomprensibile ed immotivata - di recedere dall’adesione e dal sostegno all’Associazione Centro Studi e Ricerche Sociali, procedendo eventualmente ad una verifica puntuale, programmatica e progettuale, tecnica ed amministrativa del valore autentico e dell’utilità sociale delle attività di interesse generale prodotti negli anni da questa realtà ed aprendo invece un confronto pubblico e partecipato su come contribuire doverosamente - da Ente Pubblico chiamato a perseguire gli interessi veri dei cittadini e della comunità provinciale - a promuovere ogni azione volta a consentire una nuova stagione di rilancio, consolidamento e qualificazione di questa come di altre realtà che costituiscono altrettante esperienze virtuose di quella tante volte evocata sinergia pubblico-privato nella nostra piccola storia locale contemporanea.

No Berlusconi Day?

autore: 
kurir

Ma nel movimento e nei centri sociali proprio nessuno se ne accorto della manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni a Berlusconi? E' organizzata in piena autonomia dai partiti, anche se all'ultimo minuto hanno fatto un insolito asse Ferrero-Di Pietro per non perdere anche questo treno. Spero che non si è talmente appannati da discorsi ideologici per non capire che è una priorità la fine di Mr. B.
Spero non vinca lo snobbismo

http://noberlusconiday.wordpress.com/

Italiani brava gente

autore: 
Bestia feroce

Compra donna del Mozambico e la violenta per otto mesi. Condannato

15:39 CRONACA Cinque anni di reclusione per Agostino Ardigò, il pensionato 58enne che ha segregato la donna, costringendola a prostituirsi. Nel novembre del'anno scorso la fuga, e la denuncia

dal Corriere

Melzo, in tre chiedono di abortire il primario urla in corsia: "Assassine"

"Assassina, sta uccidendo suo figlio", ha urlato Leandro Aletti, responsabile di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Melzo (Milano) e noto antiabortista, simpatizzante di Comunione e liberazione, a ciascuna delle tre donne, dai 27 ai 36 anni, che avevano scelto quella struttura pubblica per abortire
di Ilaria Carra

Avevano deciso di abortire. Ma una volta all’ospedale, per gli accertamenti preliminari all’interruzione di gravidanza, il primario, obiettore di coscienza, le ha umiliate nel corridoio del reparto, davanti al personale e alle degenti. «Assassina, sta uccidendo suo figlio», ha urlato Leandro Aletti, responsabile di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Melzo e noto antiabortista, simpatizzante di Comunione e liberazione, a ciascuna delle tre donne, dai 27 ai 36 anni, che avevano scelto quella struttura pubblica per abortire.

L’aggressione verbale è riportata nella denuncia per ingiuria presentata al giudice di pace di Cassano d’Adda: «Il primario, noto antiabortista, ci ha insultate e diffamate — denunciano le donne — offendendo il nostro decoro e arrecandoci un danno morale». Dopo due rinvii, a dicembre si terrà l’udienza sul caso. Anche se entrambe le parti stanno cercando un accordo per evitare di arrivare al processo. Con il primario che, sebbene il suo avvocato Mario Brusa parli di un «fraintendimento tra le parti», sarebbe pronto a firmare una lettera di scuse e chiarimenti per archiviare l’accaduto. La direzione sanitaria ha già presentato le sue scuse.

Sotto accusa è anche la procedura che prevede di compilare la cartella clinica, preliminare all’aborto, in un atrio lungo la corsia del reparto. Pratica a cui nella struttura, si dice, si ricorre quando la sala visite è occupata, ma che in sostanza comporta la violazione della privacy delle donne. «Mentre iniziavamo il colloquio con il medico di turno venivamo accostate dal primario che ci aggrediva con insulti ad alta voce — si legge nel ricorso — così tutti i presenti venivano edotti della ragioni della nostra presenza nel reparto rendendo di pubblico dominio una scelta delicata e assolutamente personale».

Un episodio «lesivo della nostra dignità», tanto che una delle tre donne sarebbe stata anche identificata da una conoscente che passava di lì. «Le muove l’umiliazione subita in un momento delicato che nessuna donna affronta a cuor leggero», commenta l’a vvocato delle denuncianti, Ilaria Scaccabarozzi. La direzione dell’o spedale di Melzo precisa che in tema di accoglienza a chi vuole abortire «la paziente viene sottoposta alla raccolta dei dati sanitari e di degenza all’interno degli spazi deputati come previsto dal regolamento sulla privacy». (27 ottobre 2009)

Da Repubblica

Pari opportunità, l'Italia scende in classifica

Lungi dall'essere pari, le opportunità per le donne in Italia sono un terreno sempre più accidentato, soprattutto nel lavoro. Nel rapporto 2009 sul "Gender gap" del World Economic Forum, la penisola scende al 72esimo posto su 134 paesi dal 67esimo del 2008 e dopo l'84esimo del 2007.

L'italia è superata anche da Vietnam, Romania e Paraguay, precede appena la Tanzania, è terzultima in Europa. A pesare è «la persistenza di indici negativi sulla partecipazione delle donne alla vita economica», in primis la disparità di salari e redditi rispetto agli uomini.

«I paesi che non capitalizzano sulla metà delle loro risorse umane minano la loro competitività», ammonisce il rapporto.

La classifica stilata dal Wef, l'istituzione che organizza il forum di Davos, copre il 93% della popolazione mondiale, assegnando ai paesi scandinavi il podio delle pari opportunità tra donne e uomini. Al primo posto si piazza l'Islanda (quarta nel 2008), davanti a Finlandia, Norvegia e Svezia. Seguono Nuova Zelanda, Sudafrica, Danimarca e Irlanda.

Sorprendente il Lesotho al decimo posto (dal 16esimo), davanti quindi a tutti i big europei. La Germania è 12esima, il Regno Unito 15esimo (entrambi in leggero calo), la Spagna 17esima e la Francia 18esima.

Agli ultimi posti nel vecchio continente Repubblica Ceca (74esima) e Grecia (86esima). Il rapporto
assegna poi il 31esimo posto gli Usa, in discesa di 3 posizioni e il 75esimo al Giappone.

A spingere l'Italia nella retroguardia è soprattutto il sub-indice su «partecipazione e opportunità nell'economia» 96esimo posto) a causa delle disuguaglianze rispetto agli uomini nei salari (116esimo posto), nel reddito da lavoro (91esimo) e nella partecipazione alla forza lavoro (88esimo).

Ovvero, solo il 52% delle donne fanno parte della popolazione attiva contro il 75% degli uomini e il reddito medio delle donne è la metà rispetto agli uomini, 19.168 dollari l'anno contro 38.878.

Vanno molto meglio le aree di «potere politico» (45esimo, grazie alle donne che siedono in parlamento e al governo) e «scuola e istruzione» (46esimo posto), meno bene di quanto ci si potrebbe aspettare il settore «salute e attesa di
vita» (88esimo posto).

Tra gli altri dati evidenziati dal rapporto la differenza nella disoccupazione tra donne (7,87%) e uomini (4,88%), come pure l'età media di matrimonio (28 anni).

Rispetto al 2006, anno del primo rapporto sul "Gender gap", il voto all'Italia è solo marginalmente migliorato: laddove 1 rappresenta la parità, la penisola è passata dallo 0,646% allo 0,68%, mentre l'Islanda e i principali paesi nordici veleggiano sullo 0,82%. All'estremo opposto Pakistan, Chad e, ultimo di tutti, lo Yemen (0,46%).

«Per avere società economicamente competitive e prospere è necessario coinvolgere le donne su un livello pari degli uomini in tutti gli aspetti della vita», sottolinea il rapporto e «l'integrazione di donne e ragazze è tanto più imperativa se si vuole una ripresa rapida e sostenibile della crisi finanziaria».
27 ottobre 2009

Movida Tribe Milano

31/10/2009 - 18:00
Etc/GMT+2
autore: 
Liberi si nasce!

Sabato 31/10/2009 dalle 18:00 in piazza Duomo Movida Milano Tribe porta la libertà in piazza Duomo...
Sound con dj set e liveset di musica elettronica, d&b, Tekno, etc...
Palco con 12 band punk/rock dal vivo...
Videoproiezioni...
Workshop...
Comunicazioni...
Interventi...
Diretta streaming su www.kollettivonuovaresistenza.tk e su www.comotvfree.tk ...
Dirette radio...

Non mancate, la libertà vi attende...

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