RECLAIM YOUR MEDIA!
Per continuare Indymedia Lombardia ha bisogno del vostro supporto.
Difendi la tua informAzione!

Autofinanziamento :
Partecipa|| Quanto ci costa? || Non puoi/vuoi fare una donazione online?

Diritti civili

Italia od Honduras?

autore: 
jtr

il governo golpista sospende le garanzie costituzionali
Limitazioni a libertà di circolazione, di espressione e di riunione. Giornali a rischio chiusura... o cazzo pensavo stessero parlando dell'Italia...

Ecco l'articolo nella sua versione integrale dal Corriere

Honduras, il governo golpista
sospende le garanzie costituzionali
Limitazioni a libertà di circolazione, di espressione e di riunione. Giornali a rischio chiusura

Soldati honduregni (Afp)TEGUCIGALPA - Il governo golpista dell'Honduras stringe la morsa sul Paese: ha sospeso per i prossimi 45 giorni le garanzie costituzionali e avvertito il Brasile che l'ambasciata perderà l'immunità diplomatica. Il decreto sulle garanzie costituzionali, emanato lo scorso 22 settembre nel Consiglio dei ministri e pubblicato sanato nella Gazzetta ufficiale, è stato annunciato nella notte a tutto il Paese tramite radio e televisione. In pratica, sono sospese la libertà di circolazione, di espressione e di riunione; inoltre è stato ordinato lo sgombero di tutte le istituzioni pubbliche occupate dai manifestanti, la chiusura dei mezzi di comunicazione che «attentano contro la legge» e l'arresto delle persone considerate sospette.

ARRESTI - Il governo, che sostiene di agire a causa degli appelli all'insurrezione del presidente deposto Manuel Zelaya e al fine di evitare che «la grande maggioranza degli honduregni sia colpita», dichiara anche che i poliziotti e i militari potranno arrestare «qualsiasi persona che metta in pericolo la sua vita o quella degli altri».

«UNA BARBARIE» - Contattato da "Radio Globo", Zelaya ha definito il provvedimento «una barbarie che indigna» e rivolto un appello al Parlamento perché lo sospenda e ai deputati perché tornino «al dialogo» per risolvere la crisi politica che vive l'Honduras.

28 settembre 2009

[Alessandria] manifesto manifestazione 10 ottobre

autore: 
L.A. PerlaNera

Manifesto per manifestazione

contro "pacchetto sicurezza"

Alessandria, 10 ottobre 2009 ore 15,00

partenza corteo da giardini F.S.

(C.so Crimea)

[Alessandria] manifesto manifestazione 10 ottobre

Pavia: nuovo bando d'assegnazione per 50 case ad edilizia residenziale pubblica. Con le solite discriminanti di Regione Lombardi

autore: 
Mattia Laconca

http://mattialaconcaprc.splinder.com/

Il bando per l'assegnazione di 50 alloggi di proprietà comunale o dell'ALER è partito il 15 luglio 2009 ed avrà termine il 20 dicembre dell'anno in corso, prendendo in considerazione la situazione reddituale dell'anno 2008. Le abitazioni saranno assegnate nell'anno 2010

Dal testo del bando, scaricabile dal sito ufficiale del Comune di Pavia, è possibile desumere tutte le informazioni dettagliate per potere avanzare la propria candidatura ed essere inseriti in graduatoria, ovviamente se in possesso dei requisiti necessari.

Le graduatorie vengono compilate secondo un preciso ordine di importanza e quindi di priorità, escludendo talune fattispecie ed inserendone d'urgenza altre. Vediamo nel dettaglio il bando, che personalmente non sembra proprio il migliore possibile, tuttaltro.

Innanzitutto, la data di assegnazione esplicitata è l'anno 2010, senza però indicare una ben precisa scadenza; inoltre, la "graduatoria informatica regionale" stabilisce l'ordine di priorità oggettiva nella formazione della graduatoria stessa. Eccone il testo:

Gli alloggi vengono assegnati secondo l’ordine della graduatoria comunale risultante dalla procedura informatica regionale:

1.

a coloro che siano residenti in Regione Lombardia da almeno cinque anni nel periodo immediatamente precedente alla data di presentazione della domanda e a coloro che prestano la propria attività lavorativa esclusiva o principale in Regione Lombardia da almeno cinque anni nel periodo immediatamente precedente alla data di presentazione della domanda;
2.

ai cittadini, il cui Comune di residenza e quello in cui si presta l’attività lavorativa non abbia indetto il bando per due semestri sino ad un massimo del 10% degli alloggi a canone sociale che si rendono disponibili nel corso dell’anno 2010;
3.

ai lavoratori che svolgeranno la nuova attività ovvero si tratti, comunque, di lavoratori destinati a prestare servizio presso nuovi insediamenti o attività produttive nel Comune, a seguito della perdita della precedente attività lavorativa esclusiva o principale, a causa di ristrutturazione industriale o di eventi a loro non imputabili;
4.

lavoratori che saranno assunti in base ad accordi con le organizzazioni sindacali di settore, a seguito di piani di sviluppo occupazionale nel Comune;
5.

il concorrente sia un emigrato italiano all’estero.

Queste le linee guida. Verrebbe da chiedersi come mai, in una situazione economica generale di consistente e diffusa gravità, la "procedura informatica regionale" preveda solamente al punto 3 lavoratrici e lavoratori che hanno perso il posto di lavoro o che siano stati delocalizzati grazie ai "piani di riassetto e programmazione industriale" del padronato.
Sono molte le persone che si trovano in condizioni di inoccupazione e disoccupazione, e che perciò faticano, quando addirittura sono impossibilitati, a pagare mensilmente il canone d'affitto. Da versare al privato proprietario o ad un Ente Locale fa veramente poca differenza, non esistendo in questo Paese un sistema radicato di ammortizzatori sociali veramente efficaci volti a garantire la dignità della persona, casa e reddito minimo in primis.

Per lavoratrici e lavoratori disoccupati è sì prevista esplicitamente la possiblità di procedere con formale domanda, ma solo se già residenti nel Comune interessato!

Fino a qui il sistema di regole è da imputare alla Regione. Il Comune ha però possibilità di avvalersi di deroghe. Vediamo quali:

in deroga alla posizione in graduatoria ovvero in caso di mancata presentazione della domanda ai fini dell’ultima graduatoria pubblicata, purché sussistano i requisiti per l’accesso all’erp, previo specifico atto, in via d’urgenza, che dispone l’assegnazione di un alloggio di erp ai nuclei familiari che:

1.

debbano forzatamente rilasciare l’alloggio in cui abitano a seguito di provvedimento esecutivo riconosciuto ai fini della graduatoria e non sia possibile sopperire alla sistemazione abitativa del nucleo familiare secondo i tempi previsti per la graduatoria salvo che per sfratto per morosità di alloggi di erp e/o di occupazione abusiva;

2.

siano assoggettati a procedure esecutive di sfratto riconosciute ai fini della graduatoria per una delle condizioni previste dall’art. 80, comma 20, della legge 388/2000, con presenza di componenti ultrasessantacinquenni ovvero componenti handicappati gravi affetti da minorazioni o malattie invalidanti, che comportino una percentuale d’invalidità, certificata ai sensi della legislazione vigente, pari o superiore al 66%, senza possibilità di altra abitazione o di redditi sufficienti ad accedere all’affitto di nuova casa;

3.

abbiano rilasciato o debbano rilasciare l’alloggio a seguito calamità naturali quali alluvioni, terremoti, frane ovvero eventi imprevisti quali esplosioni, incendi, crolli o altro ed essi riconducibili;

4.

necessitano di urgente sistemazione abitativa, anche a seguito di gravi eventi lesivi dell’integrità psico-fisica e personale, con particolare riguardo alle donne e ai minori per i quali è intervenuta l’assistenza del Comune alla data della domanda;

5.

siano privi di alloggio e benché collocati in graduatoria non è stato possibile provvedere all’assegnazione di un alloggio di erp entro i tre mesi successivi dalla data di pubblicazione della graduatoria stessa.

Anche qui si potrebbe intervenire meglio: bene i punti dal 2 al 5, il punto 1 lascia perplessi: viene escluso d'ufficio chi ha subito sfratti "per morosità" o "occupazione abusiva" di alloggi ad edilizia residenziale pubblica. Ed anche qui può valere il discorso degli ammortizzatori sociali: se il/la richiedente non è in grado di produrre reddito per disoccupazione, e non può accedere a serie forme di ammortizzazione sociale, come è possibile pagare "il canone sociale" all'Ente proprietario degli immobili? Non in tutti i casi la previdenza sociale eroga una forma d'aiuto economica: basti pensare ai vari contratti capestro come quelli di collaborazione o di lavoro a chiamata varati dai governi di centro-simil-sinistra come da quelli di centro-destra, quest'ultimo capace di inasprire all'ennesima potenza la condizione di precarietà di lavoratrici e lavoratori. Consideriamo, poi, l'ampia diffusione di tale inaccettabile ed ignobile condizione di insicurezza e precarietà. Inoltre, va considerato come la stessa Regione Lombardia del cavalierino Formigoni abbia equiparato con apposita Legge Regionale 27/2007, votata quasi all'unanimità salvo le solite nobili eccezioni, le abitazioni comunali con quelle dell'ALER, inventandosi un "canone moderato" sì inferiore alle quote di mercato, ma comunque superiore rispetto ad un canone sociale equo calcolato in base all'ISEE.

Dunque, se ne conviene che il precario o la precaria non hanno accesso agli ammortizzatori sociali, e risultano quindi oggettivamente indigenti ed impossibilitati a pagare.
Lo sfratto per morosità andrebbe diversamente gestito, e le Istituzioni di ogni grado e livello dovrebbero per senso civico e morale adoperarsi per creare una fitta rete di sostegno e solidarietà al fine di garantire a tutte e tutti le/i cittadine/i uguale dignità. Ne sono un piccolo ma allo stesso tempo grande esempio le cosiddette "casse di resistenza" in favore di maestranze in difficoltà sostenute da Comitati, Associazioni e Partiti Comunisti. La "occupazione abusiva" degli alloggi è figlia del disinteresse sociale ed economico dei governi sin qui succeduti senza distinzione di colore politico alcuna: la disperazione ed il bisogno stringente ed immediato portano a simili fenomeni, curati sempre e comunque da aberranti forme repressive e militaresche, in disprezzo a norme basilari di società civile e civica.

Il Progresso della società passa innanzitutto dalla dignità di ogni singola persona. La privazione del diritto di possedere un'abitazione ed un lavoro (fisso e garantito) non fa altro che alimentare quel conflitto sociale tanto inviso dal padronato, che in caso di grave difficoltà e di protesta netta e radicata non esita a sguinzagliare i suoi scagnozzi.

La storia del nostro Paese bene ci insegna cosa sia avvenuto nel periodo immediatamente successivo al cosiddetto "Biennio Rosso" fatto di occupazioni dei luoghi di lavoro e radicali battaglie per conquiste civili, sociali ed economiche. Cancellate via via con il passare degli anni, tramite un agghiacciante processo ancora in corso.

MATTIA LACONCA - P.R.C. CIRCOLO DI PAVIA

‘Pulizia sociale’ a San Siro: La ‘bonifica’ di un quartiere: laboratorio di repressione

autore: 
Stefano Mansi
image1: 
Crollobalcone1.JPG

Si susseguono da due mesi, incessanti, i tentativi di sgombero delle case popolari occupate del quartiere Baracca a San Siro.
Le modalità militari degli interventi sono inedite, almeno per la città di Milano. Ai sopralluoghi pomeridiani misti, carabinieri e militari o polizia e militari, poco vistosi, seguono vere e proprie azioni di ‘bonifica’. Interi stabili circondati alle 6 di mattina, presenza di diversi cellulari con agenti in tenuta antisommossa, intervento di decine di agenti della Digos, (Direzione generale operazioni Speciali della Polizia di Stato) non solo di Milano. Preparazione del terreno, raccolta di informazioni sul posto, catena di comando delle operazioni, tutto evidenzia la preminenza dell’apparato militare e poliziesco su quello civile, degli enti pubblici e del Comune. Repressione al posto della mediazione, gerarchie militari si sostituiscono agli interventi degli organi eletti democraticamente.
Curiosi, giornalisti ‘non amici’, e cittadini vengono allontanati dal luogo delle operazioni. Non è possibile parlare con gli sgomberati. Nei cortili cittadini e bambini riferiscono di avvisi a rimanere in casa, a non scendere nei cortili durante le operazioni di sgombero. Ad agosto la mobilitazione spontanea degli abitanti e una manifestazione per le vie del quartiere, avevano sventato ulteriori tentativi di ‘bonifica’ dell’area Tracia, Preneste, Micene.
E’ della scorsa settimana l’ultimo tentativo di sgombero ‘in sordina’ di un appartamento da parte di operai scortati dalla Polizia, sventato dalla presenza di numerosi abitanti del quartiere.
Visto il tam tam mediatico sul ‘racket delle case abusive’ trasmesso da molti media, non solo ‘addomesticati’, è necessario controbattere con fatti che non si basino sull’estemporanea ripresa di una telecamera nascosta, ma sulla contro-ricerca approfondita. Vista la colpevolizzazione di tutti gli occupanti abusivi, descritti come ‘delinquenti’, ‘mafiosi’, descritti mentre si intrufolano meschinamente in appartamenti di anziani appena ricoverati in ospedale, è necessario fare un po’ di chiarezza.
Il complesso residenziale, costruito negli anni Trenta, è il più popoloso e grande quartiere popolare di Milano. Lasciato in colpevole abbandono per decenni dai vari enti pubblici che si sono succeduti nella sua gestione, enti locali, istituzioni nazionali, per ultima l’Aler, l’ente regionale che ne ha la responsabilità, è l’esempio lampante della malafede dei molti amministratori pubblici che l’hanno gestito. Basta farsi un giro tra via Maratta, Ricciarelli, Abbiati e Tracia, a due passi dalle ‘luci di San San Siro’, per vedere in che stato versino quelle case.
Quasi eliminato il ruolo dei portinai sostituito meno che parzialmente da custodi sociali che abitano a chilometri da San Siro, tralasciata la minima manutenzione ordinaria, la situazione è andata via via peggiorando dagli anni Settanta ad oggi. L’impatto visivo stesso per chi arrivi dal centro, distante ¼ d’ora di tram, lascia trasparire un dubbio che diventa via via certezza. L’incuria è sistematica, il degrado è voluto, creato per giustificare interventi che soddisfano precisi interessi non solo di tipo speculativo e immobiliare.
I metodi di assegnazione delle case applicati da Aler, sfidando il comune buon senso, hanno posto accanto ad anziani milanesi centinaia (sono oltre 600 sui 16 mila residenti ‘ufficiali’) di soggetti seguiti dai centri psico sociali, malati mentali, persone con disturbi psichici. A questi se ne aggiungano molti altri con problemi legati all’alcol, all’Aids, alla droga. A questi già problematici rapporti di vicinato si sono aggiunti migliaia di migranti che rappresentano la quota più alta tra le ultime assegnazioni di case Aler.
Le occupazioni degli appartamenti nascono spesso dal bisogno ma anche dalla constatazione di vedere decine e decine di immobili vuoti, non utilizzati, lasciati cadere a pezzi nell’indifferenza dell’Aler. Le tipologie delle abitazioni, di tutte le abitazioni del quartiere, sono di 25 e 52 mq e nel 99% dei casi chi le occupa deve sobbarcarsi costosi lavori di manutenzione interna.
In tutta la signorile zona San Siro, tranne che nel fastidioso quartiere Baracca, il prezzo al mese di un monolocale di 50 mq in affitto sfiora i 700 euro e una casa di 75 mq costa 300mila euro (3500-4000 Euro al Mq).
Dal 2003 il quartiere è diventato un laboratorio sociale dove si sperimentano pratiche malcelate dietro il paravento di parole quali ‘’riqualificazione urbana’, ‘miglioramento della qualità abitativa’, ‘lotta all’abusivismo’.
Potete trovarne una corposa descrizione sul sito del Comune di Milano (www.comune.milano.it) cliccando su ‘cerca’ Contratto di quartiere, oppure spulciando il sito del www.laboratoriodiquartiere.it, la realtà creata ad hoc dal bando regionale e gestita dalla s.r.l. di servizi sociali Retemetodi in uno spazio messo a disposizione dall’A.l.e.r in piazza Selinunte.
Quindi a fianco delle istituzioni Comune, Provincia e Regione, troviamo anche società che ‘operano nel sociale’,’specializzate nel terzo settore’ incaricate leggiamo nella loro presentazione di: ‘liberare spazi di vita e socialità’. Accanto a loro cittadini, associazioni no profit (Alfabeti, Il gabbiano, parrocchie, Anpi, sindacati come il Sicet della Cisl e la Camera del lavoro di Piazza Selinunte, Cgil).
Tutti d’accordo nel ‘riqualificare’ il quartiere, alcuni godono dei sostanziosi finanziamenti piovuti sulle varie iniziative ‘sociali’. Due estati fa nei giardini ‘riqualificati’ di via Mar Jonio si è visto perfino uno spettacolo dei comici di ‘Zelig’. Incredibile a dirsi per il quartiere.
Tutto ha avuto inizio con tante belle parole, progetti di alto profilo stesi dal Politecnico di Milano Dipartimento di architettura e pianificazione, costose consulenze, mappature. Poi il censimento dell’Aler con tanto di rassicurazioni ai cittadini più sospettosi, soprattutto gli anziani: ‘Non vi preoccupate a voi non accadrà nulla. E’ per combattere il fenomeno delle case abusive e rendere il quartiere più sicuro’, ripetevano in coro le signorine dell’Aler di piazza Se gesta, ammaestrate a dovere. Poi sono arrivate le telecamere del Comune di Milano, ex Settore Sicurezza, con tanto di sala di controllo del quartiere installata in un ex bar di via Mar Jonio. Accanto a loro i mediatori sociali di una cooperativa convenzionata.
Alle buone intenzioni sono seguiti i fatti culminati con il rifacimento dei marciapiedi e del giardinetto di viale Mar Jonio e di Piazzale Selinunte, tra il 2003 e il 2009, il cambio di alcuni sensi di marcia, la costruzione di un campo da basket e la ristrutturazione parziale di molti stabili, soprattutto delle facciate. Oltre a iniziative promosse dal laboratorio di quartiere, interventi di socializzazione, giochi per i bimbi della zona, rifacimento di parte delle scuole e degli asili della zona frequentati da una netta maggioranza migrante.
Accanto a questi interventi meritevoli, che hanno visto la collaborazione dei tanti che in buona fede hanno creduto alla riqualificazione ‘sociale’, sono intervenuti altri fatti ben più importanti per gli abitanti di San Siro.
Il rifacimento della struttura del mercato comunale, posto al centro del quartiere, ha provocato la chiusura dell’unico supermercato presente, il Lidl. Oggi gli anziani devono fare un bel pezzo di strada in più se vogliono mangiare e devono confrontarsi con i prezzi più alti dell’Esselunga di via Morgantini.
In via Aretusa i giardinetti esistenti, lasciati deperire completamente dall’incuria del Comune, sono stati trasformati in un megaparcheggio sotterraneo non a uso degli abitanti, con la parte superiore cementata.
Nonostante le chiacchere e le migliaia di pagine scritte in merito, nessun nuovo commerciante ha deciso di investire nel quartiere, anzi oltre alla Lidl hanno chiuso due bar (uno in piazzale Se gesta dove sta nascendo una nuova costruzione con vista case popolari, l’altro in via Mar Jonio, diventato Centro per i servizi alla sicurezza coi monitor delle telecamere), un parrucchiere per signora (diventato sede dell’ennesima associazione) e un negozio di tende, diventato sede del Laboratorio di quartiere.
All’angolo di via Paravia e piazza Segesta dove è prevista la demolizione di parte delle case popolari ‘troppo degradate’ per molti rappresentanti politici di entrambe gli schieramenti (‘meglio distruggere e ricostruire’), è stata prevista la costruzione di un avveniristica torre ovoidale da parte di una cooperativa che un tempo si definiva ‘socialista’, la Torrazza, associata a Legacoop (www.latorrazza.coop). I lavori sono iniziati ma l’impatto visivo è totalmente incoerente con il resto delle costruzioni così come il costo (oltre 3000 euro al metro quadro) e la composizione sociale dei nuovi abitanti. I soci della cooperativa però, avranno il loro bel box sotterraneo nei prossimamente devastati giardinetti di Piazzale Segesta, dove oggi vi sono imponenti alberi con oltre 50 anni di vita. La stessa cooperativa ha provveduto a costruire allo stesso modo un parcheggio sotterraneo decurtando alberi e giardinetti di via Don Gnocchi 500 metri più a nord di fronte allo stadio Meazza.
Agli inquilini degli stabili di via Preneste è stata recapitata una lettera con la quale l’Aler chiedeva o l’acquisto della casa, non in piena proprietà ma con clausole ‘particolari’ (come l’obbligatorietà della rivendita all’Aler), oppure prometteva di trovare nuova sistemazione ai vecchi inquilini, gente che abita nel quartiere anche da 30-50 anni, molto spesso anziani.
Con gli oltre 10 milioni di euro stanziati dal protocollo firmato tra Governo, Regioni e Enti Locali, sarebbe stato possibile costruire alloggi per parte delle migliaia di persone che oggi attendono una casa a Milano. Le centinaia di migliaia di euro spesi per la ‘rigenerazione sociale’ del quartiere, sarebbe bastata a ristrutturare non solo esternamente interi stabili. Con gli oltre 200mila euro spesi dal comune per tutta l’operazione sicurezza, con le dispendiose telecamere (costo unitario di 5400 euro + iva + contratto di manutenzione) si sarebbero potuti ristrutturare completamente almeno 10 miniappartamenti.
Lo strumento del Contratto di quartiere diventa, dopo gli sgomberi di Luglio, più chiaro anche a chi aveva apprezzato i risultati ottenuti dagli interventi ‘sociali’. Non è un caso se Tina Motta del Sicet, in un allarmato comunicato stampa ignorato dai media agostani, troppo indaffarati con le cronache di veline, parla di ‘Umanità sospesa’. Non vi sono più dubbi circa le supposte buone intenzioni di chi lo ha progettato. Tutti stanno rendendosi conto di cosa sia la ‘riqualificazione’, soprattutto dopo gli interventi militari di sgombero di anziani, famiglie con bambini piccoli, trascinati fuori dalle case sotto gli occhi terrorizzati degli amichetti del cortile. Persone che sono state sbattute in mezzo a una strada senza preavviso, senza nessuno che potesse opporsi. Famiglie divise, bambini traumatizzati, privati del loro ambiente familiare.
Gli sgomberi non sono, come vorrebbero far credere in coro la quasi totalità di giornali e tv, un mero ripristino della legalità. Una crociata contro quello che, dalle loro comode poltrone, dai loro lussuosi appartamenti hi tech, hanno definito il ‘racket delle case abusive’. Ma l’ultimo e più importante atto di una trasformazione di una zona molto appetibile da parte di imprese costruttrici e immobiliari: la vendita degli immobili Aler opportunamente ‘bonificati’ tanto per usare un termine spesso presente nei rapporti di Polizia e Carabinieri, e che rende meglio il senso della loro azione. Troppo drammaticamente simili a interventi di sgombero di stanziamenti di nomadi, centri sociali (vedi Conchetta) e per ultimo il Liceo Ghandi. Nel caso delle famiglie con figli piccoli però, e non è un caso, le telecamere sono state tenute debitamente alla larga. Non ci sono baracche da indagare con gli obiettivi ma giochi e vestitini, nessuno stupratore nascosto in un cartone di periferia, ma occhi di bimbi che potrebbero essere i nostri figli e nipoti.
La trasformazione in atto vedrà la ‘rigenerazione’ delle capacità commerciali della zona attuata con modifiche edilizie sostanziali, come il progettato innalzamento di due piani dei corpi bassi di via Micene, e il palazzo di piazzale Se gesta. Spostando (sarebbe meglio dire deportando) fuori zona tutti gli incompatibili: anziani monoreddito che non potrebbero acquistare le case, gli inqulini abusivi che chiedono da anni una regolarizzazione negata per motivi evidenti (meglio vendere l’immobile a far cassa), i malati di mente, tutti quelli che non possono mantenere precisi standard di reddito.
Una vera e propria operazione di ‘pulizia sociale’, vergogna di una città che si vanta di guidare il progresso economico, sociale e politico dell’Italia, tanto più pericolosa in quanto sperimentale, studiata dagli esperti del settore, monitorata costantemente dalle forze dell’ordine e dai militari, pronta ad essere replicata in altre realtà di Milano e di tutta Italia.
Non solo. Preparata oltre che da una campagna di marketing giornalistico senza precedenti da un approccio subdolo con i soggetti presenti nel quartiere, associazioni, realtà di volontariato, aziende no profit. Diventati involontari complici di chi ha sfruttato la loro esperienza, presenza sul territorio e riconoscibilità, per ottenere il consenso degli abitanti, dividendoli tra buoni e cattivi, tra italiani e migranti, tra abusivi e regolari, italiani e clandestini. Cercando di contaminare e spezzare l’unica arma che possono far valere contro chi vuole mandarli via da San Siro: la solidarietà e l’autorganizzazione.

Famiglie sfondano le transenne: assalto a Palazzo Marino

autore: 
Stefano Mansi
image1: 
P9241374.JPG

Nelle stanze del ‘Palazzo’ non si sente quasi nulla. Un’eco lontana, qualche fischio. La quotidianità insomma. E invece oggi a Palazzo Marino hanno dovuto chiudere i portoni e far rientrare i vigili in divisa dall’ingresso. Alle 18, dopo un’ora dall’inizio del presidio in cui si trovavano insieme abitanti abusivi e studenti sgomberati, cittadini sfrattati e ragazzi del Centro sociale Cantiere sono arrivate loro. Una ventina, trenta. Le famiglie sgomberate delle case popolari di San Siro. Quelle che finiranno in mezzo una strada a breve se Aler e Comune continueranno nella pratica della repressione e degli sgomberi indiscriminati. Molte donne arabe, diverse italiane. Unite per una volta a chiedere diritti, dignità. Uno straccio di contratto per quelle case (max 52 mq da ristrutturare completamente) che il bisogno le ha spinte ad occupare. Fiere con i bambini in braccio hanno prima inscenato una sfilata improvvisata davanti agli occhi increduli dei poliziotti e poi, con un’azione fulminea si sono aperte una breccia tra le transenne di metallo che da anni circondano Palazzo Marino durante le manifestazioni. Nulla le poteva contenere e si sono spinte verso l’ingresso, in un gesto disperato. Il Comune infatti, nega qualsiasi incontro ai gruppi autorganizzati che si sono costituiti in questi due mesi di sgomberi nel quartiere San Siro Baracca. A rimetterci è stata una bimba di 7 anni, colpita dalla transenna spinta dagli agenti nel tentativo di contenere le mamme. Ricoverata al pronto soccorso in lacrime, le è stata pronosticata una forte contusione alla gamba sinistra. Case, diritti, dignità chiedevano in coro insieme agli studenti del Liceo Civico Serale Ghandi, chiuso dall’assessore ai Servizi Sociali Mariolina Moioli. Vergogna, bastardi, mafiosi, le invettive lanciate contro tutte le forze politiche del Comune da De Corato, deus ex machina degli sgomberi all’assessore alla casa Verga, da Carmela Rozza del PD all’Aler guidata dall’ex socialista Loris Zaffra. Tutti concordi nel promuovere quel ‘Contratto di quartiere’ applicato da 5 anni nelle vie comprese tra Piazza Selinunte e Piazza Segesta, che con la scusa di riqualificare l’area sta provocando decine di sgomberi di famiglie, spezzando quel poco di dignità che il bisogno e la precarietà non avevano ancora prostrato. (leggi dossier San Siro negli approfondimenti).

Presidio contro gli sgomberi delle case popolari

24/09/2009 - 17:00
24/09/2009 - 19:30
Etc/GMT+2

Presidio degli abitanti delle case popolari sotto sgombero domani giovedì 24 settembre alle ore 17 davanti a Palazzo Marino. Contro gli interventi militari nei quartieri, per la difesa della dignità umana, contro i media collusi che parlano di racket per un'informazione limpida sulle responsabilità di Comune ed Aler. Contro le cooperative, le associazioni complici degli sgomberi, per sbugiardare la favola della 'riqualificazione' e presentare il conto delle speculazioni immobiliari e sociali in atto. Non alla pulizia sociale del quartiere San Siro Baracca, no alla deportazione degli abitanti.

Unione Inquilini: case agli occupanti

autore: 
Alex Miozzi

MILANO, 23 settembre 2009. Da settimane si assiste a una campagna di criminalizzazione indistinta verso gli occupanti di alloggi popolari accompagnata alla ripresa degli sgomberi, preannunciati ed eseguiti da ALER e Comune di Milano, una più generale emergenza abitativa dai risvolti drammatici trasformata così in un problema di ordine pubblico.
Come puntualmente emerge da ogni verifica effettuata da ALER e Comune la maggior parte degli occupanti è costituito da famiglie, o da persone, in precaria situazione economica e sociale, impossibilitati a trovare casa nel mercato privato degli affitti, e contemporaneamente non in grado di ottenere regolarmente una casa popolare, pur essendo in attesa da anni.
Non è possibile porre sullo stesso piano chi si trova in simili situazioni con il racket criminale che organizza occupazioni “a pagamento”, sfruttando la situazione e cedendo, dietro compenso, l’alloggio occupato, ed esercitando una vera e propria forma di estorsione.
Le leggi attuali, dopo quasi 20 anni in cui è stata preclusa agli occupanti qualsiasi possibilità di regolarizzazione, permettono di valutare la situazione di ogni singola famiglia e dare un contratto, nello stesso o in altro alloggio, a chi ha occupato per necessità.
L’Unione Inquilini rivendica che Comune e ALER mettano in pratica questa normativa, con l’istituzione di una commissione comunale di valutazione della situazione delle famiglie occupanti, prevista dalla legge regionale 36/’08, con contratto per tutti coloro che hanno occupato per necessità e assegnazione immediata di tutti gli alloggi vuoti.
Per questo, e per contrastare questa campagna di criminalizzazione e contro la ripresa degli sgomberi di massa, per giovedì 24 settembre, alle ore 17.30, di fronte al Comune (piazza della Scala) l’organizzazione allestirà un presidio.

Valenza (AL): iniziative per manifestazione 10 ottobre

autore: 
CSA Lacandona

Il CSA Lacandona di Valenza è fra i promotori del corteo contro il pacchetto sicurezza e la xenofobia indetto per il 10 ottobre in Alessandria.
Per questo motivo, l’attività del centro prevede una serie di iniziative volte a sensibilizzare la cittadinanza su queste tematiche.
Verranno effettuati, in Valenza, volantinaggi lungo le vie del centro e presso le scuole;
si terrà, presso la sede del Csa Lacandona, la proiezione di un ciclo di film con dibattito a seguire:

mercoledì 16 settembre Fa la cosa giusta (versione integrale)
mercoledì 23 settembre Rocco e i suoi fratelli
mercoledì 30 settembre East is East
mercoledì 7 ottobre Lamerica
mercoledì 14 ottobre Gran Torino
mercoledì 21 ottobre Così ridevano
Le proiezioni avranno inizio alle ore 21,30

Venerdì 2 ottobre, ore 21.00, al Csa Lacandona, si terrà un’ASSEMBLEA ANTIRAZZISTA aperta alla cittadinanza.

Sabato 10 ottobre, ovviamente, saremo in corteo

CSA LACANDONA
Via del Castagnone, Valenza

Alessandria: adesione lavoratori immigrati a manifest. 10 ottobre

autore: 
urb

LE UNICHE LOTTE CHE SI PERDONO SONO QUELLE CHE SI ABBANDONANO!
I lavoratori e le donne immigrati della provincia di Alessandria aderiscono alla manifestazione del 10ottobre 2009 contro la legge del pacchetto sicurezza entrata in vigore l'8agosto 2009.
Noi saremo in piazza perche' siamo contro questa legge ingiusta,disumana, xenofoba e razzista!Siamo contro perche' in questa provincia dall'inzio degi anni novanta abbiamo lottato per avere un soggiorno che ci permetesse di lavorare in regola con gli stessi diritti dei lavoratori italiani. In questi quasi vent'anni non ci e' stato regalato niente, il diritto al'esistenza e ad una vita dignitosa, ce lo siamo coquistato con il lavoro e le lotte, siamo riusciti anche a formare i nostri propri gruppi famigliari.Si potrebbe dire che forse siamo integrati ma non è così In questi vent'anni abbiamo conosciuto il razzismo,la xenofobia,è una campagna fatta con i mezzi di comuncazione e di informazione che martella tutti i giorni e diffnde notizie contro di noi.Siamo arrivati all'assurdità;dietro a tutta questa propaganda oggi l'talia,il suo parlamento,il senato hanno approvato una legge razziale e razzista.
Noi non siamo d'accordo con questa legge che intende negare la nostra presenza e annientare le comunita' degli stranieri.Non siamo d'accordo con la deportazione di massa perchè sappiamo fino a dove vengono respinti migliaia e migliaia di disperati che fuggono dall'Africa e dai paesi in guerra, guerre imposte in alcuni casi come Iraq e Afghanistan e mandati indietro nella Libia di Gheddfi dove non si conosce neanche il significato della parola Asilo politico.Nella Libia vengno rinchiusi nei campi di concentramento dove perlaltro è risaputa che non ha firmato nessuna convenzione sul rispetto dei diritti umani.Siamo contrari alla carcerazione per un nuovo reato creato da questa legge:quello della clandestinità punito fino a 6 mesi di detenzione e ad una multa da 5.000 a 10.000 euro.Ora tutti sappiamo che la stragrande maggioranza sono entrati come clandestini in Europa,in Italia e in tutto i mondo perchè i fenomeni emigratori sono sempre stati cosi e quelli che pensano di fermarli non ci riusciranno mai a meno che si voglia distruggere tutta l'umanità e il mondo.L'UOMO EMIGRA DA QUANDO ESISTE!Siamo contrari a queta legge che intende togliere i figli alle donne immigrate che partoriscono qui in Italia,solo perchè non hanno il permesso, questo Stato si permette di prendere questi bambini e darli in adozione la stessa cosa faceva Videla con la giunta militare in Argentina ,dove le donne che si opponevano al regime militare venivano prima fatte partorire e poi ammazzate e i loro figli dati in adozione.Siamo contrari a tutti quelli che, nella foga della propaganda politica dicevano:noi non metteremo le mani in tasca ai cittadini ,anche se questo non è vero perchè con la crisi globale le mettono eccome se le mettono le mani in tasca lasciando a casa operai,insegnanti e giovani di questo paese che vedono spezzato il proprio futuro e la prospettiva di una vita migliore,per pagare il conto di questa crisi.Siamo contrari perchè con noi sono stati più spudorati questa legge affonda le mani nelle già esigue tasche degli immigrati aumentando il costo del permesso di soggiorno a 200 euro(che tra l'altro arrivava sempre in ritardo e molte volte già scaduto),inoltre chiedono per regolarizzare uomini e donne che lavorano come badanti degli anziani di questo paese una somma di 500 euro più il soggiorno 200 euro oltre le tasse amministrative , che come tutti sappiamo sono gli stessi immigrati a pagare pur di avere questo soggiorno per non essere cacciati via.Siamo contrari perchè come lavoratori e lavoratrice non accettiamo di pagare questa crisi che noi non abbiamo creato.Non vogliamo essere usati in campagne sicuritarie perchè la stragrande maggioranza di noi lavora nelle fabbriche e nell'edilizia nelle scuole, nei campi e infine nelle case degli italiani.Ci sembra che tutti sono contro di noi! se è così non ci rimae altro,i che lottare con tutte le nostre forze per diffendere noi, le nostre donnei nostri figli e la nostra famiglia. Per il nostro diritto all'esistenza e a una vita dignitosa perchè questo è la cosa più importante,lo abbiamo detto e lo abbiamo gridato nelle piazze QUI CI SIAMO E NON CE NE ANDIAMO!
ORA FACCIAMO UN APPELLO A TUTTI GLI IMMIGRATI A ESSERE IN PIAZZA IL 10 OTTOBRE ALLE ORE 15,CHIEDIAMO AI LIBERTARI,AGLI ANTIFASCISTI E AI DEMOCRATICI DI SCENDERE IN PIAZZA INSIEME A NOI PERCHE' NON C'E' PIU' TEMPO DI ASPETTARE,NON CI SONO PIU' ALIBI ,PERCHE' IL FUTURO DAVANTI A NOI E' MOLTO NERO E BRUTTO.TUTTI INSIEME SAREMO CAPACI DI RICACCIARE INDETRO TUTTO QUESTO DELIRIO XENOFOBO,RAZZISTA E AUTORITARIO CHE COLPISCE ALLE FONDAMENTA LA LIBERTA' E I DIRITTI DI TUTTI QUELLI CHE OGGI VOGLIONO CONTINUARE A CIAMARSI UOMINI E DONNE LIBERI!! DA QUESTE LOTTE DIPENDE IL NOSTRO FUTURO COME EMIGANTE, COME UOMINI LIBERI COSTRETTI A LOTARE PER IL DIRITTO ALL'ESISTENZA ALLA QUALE NON RINUNCEREMO MAI!!!!
VI ASPETIAMO NUMEROSI ALLA MANIFESTAZIONE DEL 10 OTTOBRE 2009 ALLE ORE 15 IN CORSO CRIMEA (davanti al cavallo) IN ALESSANDRIA

Ass.lavoratori Immigrati di Alessandria e Provincia

Nuovo gesto omofobo a Roma Attacco incendiario contro locale gay

ROMA - Ancora un episodio di violenza contro la comunità omosessuale a Roma. Un attacco incendiario è avvenuto poco prima delle sette di questa mattina contro la discoteca Qube, nella zona di Portonaccio, noto locale gay della Capitale. Nessuno è rimasto ferito. Non si è trattato del lancio di una molotov, come era parso in un primo momento: i carabinieri hanno accertato che la benzina data alle fiamme è stata versata da una bottiglia da un litro e mezzo e non lanciata.

In base ai rilievi e alle indicazioni di un testimone che ha avvertito il 112 sarebbero state due le persone che, con il volto coperto dai caschi, hanno dato fuoco al liquido infiammabile versato davanti al locale. I carabinieri accanto alla bottiglia vuota rimasta per terra hanno trovato un sasso piuttosto grande. Il portone del Qube è stato annerito dalle fiamme e il vetro all'ingresso si è crepato. E' quindi molto probabile che i due abbiano inizialmente tentato di sfondare il vetro per versare il liquido infiammabile all'interno del locale.

"Probabilmente c'è la stessa mano degli attentati precedenti" ha commentato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, esprimendo la sua "totale condanna per il nuovo attentato contro un locale frequentato da persone omosessuali". "Mentre attendiamo l'esito delle indagini - ha aggiunto - è assolutamente necessario un forte coinvolgimento di tutte le istituzioni contro qualsiasi forma di discriminazione razzista e omofoba. Per questo dobbiamo impegnarci affinché la fiaccolata in programma a Roma per il 24 settembre trovi una larghissima partecipazione di tutte le forze politiche e sociali della nostra città".

"Se c'è un attacco e un aumento della violenza contro la comunità omosessuale credo che tutti, la società civile e la politica, debbano fare muro perché è intollerabile qualunque forma di discriminazione - ha detto il ministro delle Politiche giovanili, Giorgia Meloni - Sono disponibile a fare la mia parte".

Secondo il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli "mancherebbero i presupposti perché si possa parlare di attacco omofobo, diretto contro la comunità glbt e uno dei suoi locali simbolo". "Pur non sottovalutando il preoccupante gesto - si legge in una nota - si invita quindi alla massima prudenza anche i media, per evitare allarmismi all'interno di una comunità già sotto pressione per gli eventi che si sono ripetuti a Roma e in altre città italiane negli ultimi mesi".

"Se gli inquirenti confermeranno la matrice omofoba" dichiara, in una nota, il presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, "si tratterebbe dell'ennesimo tentativo di intimidazione verso le persone lesbiche, gay e trans. Colpire i luoghi di ritrovo a cui la nostra comunità fa riferimento vuol dire lanciare un messaggio di intolleranza e violenza ben preciso. Questa strategia della tensione non ci fa paura: rispondiamo con la forza della nostra presenza in città, con la grande fiaccolata cittadina del 24 settembre e con la manifestazione unitaria 'Uguali' che si terrà nella Capitale il 10 ottobre".

La discoteca Qube era già stata obbiettivo di un'altra intimidazione nel corso dell'estate, da quando è iniziata una escalation di violenze e aggressioni che hanno colpito la comunità omosessuale in Italia e nella Capitale. Solo a Roma dal 19 agosto scorso sono stati numerosi gli episodi di intolleranza omofoba, espressa con aggressioni a ragazzi gay o atti intimidatori verso luoghi e locali frequentati dalle comunità omosessuali. Come appunto il Qube - sede storica della serata Muccassassina, la più importante festa gay, lesbica e transessuale della Capitale che riprenderà dal 9 ottobre prossimo - che a fine agosto è stata presa di mira da ignoti che hanno rotto i vetri dell'entrata e hanno appiccato il fuoco all'interno del locale.

Ultime Features

A.M.P. Transiti e Malfattori, storia infinitaMAr, 24/11/2009 - 15:03
Chi sono i ladri ? Mer, 18/11/2009 - 10:51
Fermi e cariche al corteo di stamattinaMAr, 17/11/2009 - 14:00
L'accoglienzaDom, 08/11/2009 - 07:38
Comportamenti correttiSab, 31/10/2009 - 19:32
C'è del marcio in Danimarca. Gio, 22/10/2009 - 23:40
Sciopero Generale.Lun, 19/10/2009 - 09:46
Manifestazione nazionale per i cinqueMAr, 06/10/2009 - 18:27
Un altro autunno un'altra crisiSab, 03/10/2009 - 15:17
Summit UNESCO a Monza: Cultura e autorganizzazione contro la vetrina del ForumVen, 18/09/2009 - 22:25