http://mattialaconcaprc.splinder.com/
Il bando per l'assegnazione di 50 alloggi di proprietà comunale o dell'ALER è partito il 15 luglio 2009 ed avrà termine il 20 dicembre dell'anno in corso, prendendo in considerazione la situazione reddituale dell'anno 2008. Le abitazioni saranno assegnate nell'anno 2010
Dal testo del bando, scaricabile dal sito ufficiale del Comune di Pavia, è possibile desumere tutte le informazioni dettagliate per potere avanzare la propria candidatura ed essere inseriti in graduatoria, ovviamente se in possesso dei requisiti necessari.
Le graduatorie vengono compilate secondo un preciso ordine di importanza e quindi di priorità, escludendo talune fattispecie ed inserendone d'urgenza altre. Vediamo nel dettaglio il bando, che personalmente non sembra proprio il migliore possibile, tuttaltro.
Innanzitutto, la data di assegnazione esplicitata è l'anno 2010, senza però indicare una ben precisa scadenza; inoltre, la "graduatoria informatica regionale" stabilisce l'ordine di priorità oggettiva nella formazione della graduatoria stessa. Eccone il testo:
Gli alloggi vengono assegnati secondo l’ordine della graduatoria comunale risultante dalla procedura informatica regionale:
1.
a coloro che siano residenti in Regione Lombardia da almeno cinque anni nel periodo immediatamente precedente alla data di presentazione della domanda e a coloro che prestano la propria attività lavorativa esclusiva o principale in Regione Lombardia da almeno cinque anni nel periodo immediatamente precedente alla data di presentazione della domanda;
2.
ai cittadini, il cui Comune di residenza e quello in cui si presta l’attività lavorativa non abbia indetto il bando per due semestri sino ad un massimo del 10% degli alloggi a canone sociale che si rendono disponibili nel corso dell’anno 2010;
3.
ai lavoratori che svolgeranno la nuova attività ovvero si tratti, comunque, di lavoratori destinati a prestare servizio presso nuovi insediamenti o attività produttive nel Comune, a seguito della perdita della precedente attività lavorativa esclusiva o principale, a causa di ristrutturazione industriale o di eventi a loro non imputabili;
4.
lavoratori che saranno assunti in base ad accordi con le organizzazioni sindacali di settore, a seguito di piani di sviluppo occupazionale nel Comune;
5.
il concorrente sia un emigrato italiano all’estero.
Queste le linee guida. Verrebbe da chiedersi come mai, in una situazione economica generale di consistente e diffusa gravità, la "procedura informatica regionale" preveda solamente al punto 3 lavoratrici e lavoratori che hanno perso il posto di lavoro o che siano stati delocalizzati grazie ai "piani di riassetto e programmazione industriale" del padronato.
Sono molte le persone che si trovano in condizioni di inoccupazione e disoccupazione, e che perciò faticano, quando addirittura sono impossibilitati, a pagare mensilmente il canone d'affitto. Da versare al privato proprietario o ad un Ente Locale fa veramente poca differenza, non esistendo in questo Paese un sistema radicato di ammortizzatori sociali veramente efficaci volti a garantire la dignità della persona, casa e reddito minimo in primis.
Per lavoratrici e lavoratori disoccupati è sì prevista esplicitamente la possiblità di procedere con formale domanda, ma solo se già residenti nel Comune interessato!
Fino a qui il sistema di regole è da imputare alla Regione. Il Comune ha però possibilità di avvalersi di deroghe. Vediamo quali:
in deroga alla posizione in graduatoria ovvero in caso di mancata presentazione della domanda ai fini dell’ultima graduatoria pubblicata, purché sussistano i requisiti per l’accesso all’erp, previo specifico atto, in via d’urgenza, che dispone l’assegnazione di un alloggio di erp ai nuclei familiari che:
1.
debbano forzatamente rilasciare l’alloggio in cui abitano a seguito di provvedimento esecutivo riconosciuto ai fini della graduatoria e non sia possibile sopperire alla sistemazione abitativa del nucleo familiare secondo i tempi previsti per la graduatoria salvo che per sfratto per morosità di alloggi di erp e/o di occupazione abusiva;
2.
siano assoggettati a procedure esecutive di sfratto riconosciute ai fini della graduatoria per una delle condizioni previste dall’art. 80, comma 20, della legge 388/2000, con presenza di componenti ultrasessantacinquenni ovvero componenti handicappati gravi affetti da minorazioni o malattie invalidanti, che comportino una percentuale d’invalidità, certificata ai sensi della legislazione vigente, pari o superiore al 66%, senza possibilità di altra abitazione o di redditi sufficienti ad accedere all’affitto di nuova casa;
3.
abbiano rilasciato o debbano rilasciare l’alloggio a seguito calamità naturali quali alluvioni, terremoti, frane ovvero eventi imprevisti quali esplosioni, incendi, crolli o altro ed essi riconducibili;
4.
necessitano di urgente sistemazione abitativa, anche a seguito di gravi eventi lesivi dell’integrità psico-fisica e personale, con particolare riguardo alle donne e ai minori per i quali è intervenuta l’assistenza del Comune alla data della domanda;
5.
siano privi di alloggio e benché collocati in graduatoria non è stato possibile provvedere all’assegnazione di un alloggio di erp entro i tre mesi successivi dalla data di pubblicazione della graduatoria stessa.
Anche qui si potrebbe intervenire meglio: bene i punti dal 2 al 5, il punto 1 lascia perplessi: viene escluso d'ufficio chi ha subito sfratti "per morosità" o "occupazione abusiva" di alloggi ad edilizia residenziale pubblica. Ed anche qui può valere il discorso degli ammortizzatori sociali: se il/la richiedente non è in grado di produrre reddito per disoccupazione, e non può accedere a serie forme di ammortizzazione sociale, come è possibile pagare "il canone sociale" all'Ente proprietario degli immobili? Non in tutti i casi la previdenza sociale eroga una forma d'aiuto economica: basti pensare ai vari contratti capestro come quelli di collaborazione o di lavoro a chiamata varati dai governi di centro-simil-sinistra come da quelli di centro-destra, quest'ultimo capace di inasprire all'ennesima potenza la condizione di precarietà di lavoratrici e lavoratori. Consideriamo, poi, l'ampia diffusione di tale inaccettabile ed ignobile condizione di insicurezza e precarietà. Inoltre, va considerato come la stessa Regione Lombardia del cavalierino Formigoni abbia equiparato con apposita Legge Regionale 27/2007, votata quasi all'unanimità salvo le solite nobili eccezioni, le abitazioni comunali con quelle dell'ALER, inventandosi un "canone moderato" sì inferiore alle quote di mercato, ma comunque superiore rispetto ad un canone sociale equo calcolato in base all'ISEE.
Dunque, se ne conviene che il precario o la precaria non hanno accesso agli ammortizzatori sociali, e risultano quindi oggettivamente indigenti ed impossibilitati a pagare.
Lo sfratto per morosità andrebbe diversamente gestito, e le Istituzioni di ogni grado e livello dovrebbero per senso civico e morale adoperarsi per creare una fitta rete di sostegno e solidarietà al fine di garantire a tutte e tutti le/i cittadine/i uguale dignità. Ne sono un piccolo ma allo stesso tempo grande esempio le cosiddette "casse di resistenza" in favore di maestranze in difficoltà sostenute da Comitati, Associazioni e Partiti Comunisti. La "occupazione abusiva" degli alloggi è figlia del disinteresse sociale ed economico dei governi sin qui succeduti senza distinzione di colore politico alcuna: la disperazione ed il bisogno stringente ed immediato portano a simili fenomeni, curati sempre e comunque da aberranti forme repressive e militaresche, in disprezzo a norme basilari di società civile e civica.
Il Progresso della società passa innanzitutto dalla dignità di ogni singola persona. La privazione del diritto di possedere un'abitazione ed un lavoro (fisso e garantito) non fa altro che alimentare quel conflitto sociale tanto inviso dal padronato, che in caso di grave difficoltà e di protesta netta e radicata non esita a sguinzagliare i suoi scagnozzi.
La storia del nostro Paese bene ci insegna cosa sia avvenuto nel periodo immediatamente successivo al cosiddetto "Biennio Rosso" fatto di occupazioni dei luoghi di lavoro e radicali battaglie per conquiste civili, sociali ed economiche. Cancellate via via con il passare degli anni, tramite un agghiacciante processo ancora in corso.
MATTIA LACONCA - P.R.C. CIRCOLO DI PAVIA