Il segretario del sindacato filo-governativo CISL ha dichiarato che la sua organizzazione non aderirà allo sciopero sostegno della libertà d'informazione del prossimo 19 settembre.
Secondo Bonanni i problemi dell'informazione italiana sono principalmente due: che non ci sono "editori puri" e che la RAI è occupata dai partiti. Ma non fa nomi.
bonanni_governo.jpg_370468210La libertà d'informazione nel paese non è lesa e nemmeno è in pericolo, dice lui, e "La manifestazione del 19 settembre è incompleta e per questo non aderiamo", ma non dice cosa occorra per "completarla" e soddisfare così le sue ignote pretese. Non dice niente, se non che secondo lui i problemi sono ben altri e che la CISL non parteciperà, rompendo così il fronte sindacale.
Dice di avere "idee diverse" dai promotori della manifestazione e che: "Ci vuole un clima più sereno perché, se ci dovesse essere veramente un rischio per la libertà di stampa, questo ci sarebbe innanzitutto per quel clima di litigiosità molto forte che anche i giornali hanno contribuito a creare". Quindi il rischio per la libertà di stampa non c'è, se lo sarà sognato chi in Italia e all'estero ha lanciato l'allarme, e se dovesse mai emergere la colpa sarebbe dei giornali (non delle TV) che creano un clima di litigiosità.
Identico a come lo conosciamo, Bonanni interpreta in maniera purissima il ruolo del sindacato giallo, quello che fa gli interessi del padrone in luogo di quelli dei lavoratori, e nemmeno in questo caso si smentisce. Sposa le tesi di Silvio Berlusconi sul complotto del giornale che si vuol fare partito ("I giornali farneticano e spesse volte non solo si sostituiscono ai partiti ma puntano a prendere il posto della politica stessa.") con un riferimento velato a La Repubblica e non vede, non sente e non vuol parlare del notissimo e macroscopico conflitto d'interessi, ma nemmeno della politica degli editori "impuri" che editano fogliacci di pessima propaganda messi insieme da una pletora di precari sottopagati e spesso privi di qualsiasi tutela contrattuale.
Non azzarda nemmeno un riferimento all'anomalia italiana, non una parola contro l'uso criminoso da parte del Presidente del Consiglio de Il Giornale di famiglia o contro l'occupazione a reti unificate della RAI. Evidentemente i giornalisti iscritti alla CISL condividono, perché dall'interno del sindacato non si sono levati dissensi.
Forse Bonanni è solo, come molti altri, troppo attaccato a una delle sue poltrone, in particolare a quella in pelle bianca di Porta a Porta, ma gli effetti di questo suo servile attaccamento si riverberano sulla CISL e a cascata sull'intero fronte sindacale italiano, sempre meno rosso e sempre più giallo. Non è da oggi che la CISL sembra più interessata a interpretare il ruolo di rappresentante di Confindustria che a difendere e a proteggere i suoi iscritti.
dal blog di Mazzetta