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Antipro

Milano - Occupato simbolicamente l'androne dell'assessorato alla Salute

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dal corriere

Studenti manifestano contro il kit antidroga Tra gli slogan: «Ma kit ti vuole?». L'assessore organizzerà un incontro nelle scuole ma ribadisce il no all'antiproibizionismo.

MILANO - Alcune decine di ragazzi del Coordinamento collettivi studenteschi hanno occupato simbolicamente l'androne della sede dell'assessorato del Comune di Milano alla Salute per manifestare contro la distribuzione gratuita dei kit antidroga nelle farmacie.Davanti al palazzo degli uffici comunali, i giovani antiproibizionisti hanno acceso alcuni fumogeni e hanno tappezzato largo Treves con numerosi striscioni: «Landi assessore al proibizionismo e all'ignoranza», «Ma kit ti vuole», e «Kit antidroga? No grazie, più informazione e prevenzione».

POCA INFORMAZIONE - Nei giorni scorsi i collettivi studenteschi hannodistribuito nelle scuole circa 500 questionari per capire quanto i temi legati alla prevenzione della droga e all'educazione sessuale entrino nelle attività didattiche, dai quali risulta che il 70% degli allievi non ha mai ricevuto in classe materiale informativo sulle sostanze stupefacenti. «Nelle scuole - ha spiegato Gianmarco, uno degli organizzatori della protesta di oggi - non si fa nulla in fatto di informazione e prevenzione, a dimostrazione che l'amministrazione è capace ad affrontare i problemi della droga soltanto come un tabù».

Muore dopo il rave - Droghe Un ragazzo di 19 anni, a Milano

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dal manifesto

Ad ucciderlo potrebbe essere stato un cocktail micidiale di acidi, ketamina e alcol, per esempio, uno dei più in voga. Oppure qualche altra sostanza, forse ancora poco conosciuta, offerta sul mercato insieme ad hashish o marijuana, cocaina o eroina, tanto sono tutte uguali. Non si sa ancora quale droga - assunta durante un rave party organizzato all'ex dogana ferroviaria di Segrate, nell'hinterland di Milano - abbia stroncato sabato notte dopo dodici ore di agonia e quattro infarti consecutivi Nunzio Mattia Lo Castro, un ragazzo di 19 anni di origini siciliane, che abitava a Castellanza, alle porte di Varese. I medici dell'ospedale Bassini di Cinisello Balsamo, dove era stato trasportato sabato a mezzogiorno, sono riusciti a rianimarlo ogni volta, dopo i quattro arresti cardiaci, ma non hanno potuto fare nulla quando è sopraggiunto il blocco del sistema nervoso.

Morire di rave a 19 anni in nome di un rito stanco

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da repubblica

TUTTE le culture, in tutte le epoche, hanno avuto i loro baccanali. Momenti di "sballo" collettivo che liberano dalle regole, sfrenano i corpi, accendono gli spiriti. I rave-party, così come si sono evoluti in un breve arco di tempo, sono un baccanale triste. Triste come la sconfitta culturale delle controculture giovanili che li hanno inventati e via via abbandonati.

Li hanno via via abbandonati alla deriva masochista delle droghe (soprattutto intrugli di sintesi) e del compiacimento autodistruttivo.

Quando nacquero, nelle zone degli Stati Uniti in crisi industriale, sotto gli enormi scheletri delle fabbriche dismesse e in anni di pesante disoccupazione, volevano essere una risposta corale e alternativa all'aura di morte sociale che incombeva su luoghi e persone. Ballare per ore, a volte per giorni, proprio là dove la società industriale lasciava solo rovine e vuoto.

Riempire quel vuoto con il battito simbolico della musica techno, spesso nata assemblando suoni urbani (sirene, clangori, effetti metallici) reiterati fino allo sfinimento. L'agitazione sfrenata dei corpi che riempie il nulla, lo contrasta, gli si rivolge contro. L'energia e l'adrenalina delle masse giovanili urbane che rifiuta di dismettersi assieme alla produzione. Un significato politico neanche troppo sotteso, anzi rivendicato: "Noi" non accettiamo il silenzio e la stasi che "voi" imponete alle macchine. Noi non vogliamo arrugginire. Noi vogliamo vivere e godere.

Milano - 19 anni, muore dopo un rave party: "Ha inghiottito una dose d'acido"

autore: 
da repubblica

Segrate, soccorso nell'area dismessa delle Ferrovie alle porte di Milano. Durante la festa un altro ragazzo è caduto in un pozzo profondo 4 metri.

MILANO - E' morto il giovane di 19 anni ricoverato per una overdose di droga durante il rave party in corso da ieri in un'area dismessa delle Ferrovie dello Stato a Segrate, alle porte di Milano. Il giovane aveva subito quattro arresti cardiaci. Da quanto si è appreso, avrebbe ingerito un acido (la cui natura non è stata resa nota) in dosi doppie a quelle che l'organismo riesce a sopportare. All'ospedale Bassini di Cinisello Balsamo sono arrivati i genitori (la famiglia abita a Castellanza, in provincia di Varese), avvisati dalla polizia.

Un altro intervento del 118 è avvenuto sempre all'interno dell'area di via Tiziano, una volta sede della Dogana ferroviaria, poco dopo l'1 per soccorrere un ragazzo caduto in un pozzo profondo quattro metri. E' stato estratto e riportato in superficie da alcuni partecipanti alla festa. Il giovane ha riportato trauma cranico e lesioni al volto, ma ha rifiutato le cure del medico inviato sul posto.

Scuola: la certezza (dell'istruzione? Naaa, della pena!)

autore: 
StudenteMediOattivista

Il delirio securitario e la strategia delle paura hanno fatto sentire, quest'anno più che mai, il loro peso sugli studenti e i giovani delle scuole.

Le istituzioni e gli "educatori" (professori, dirigenti scolastici, ...), che prima almeno fingevano di porsi la questione dei disagi e dell'esigenze giovanili sono passate ad un ragionamento molto più spiccio e comodo. In una follia "alla età vittoriana" chi sbaglia (si droga, ha brutti voti, fa danni, s'incazza, occupa, non studia ecc...) paga e che paga non ha un disagio sociale ma è nato criminale, e come criminale va punito perchè la scuola, si sa, deve premiare i migliori e punire i peggiori. Questa repressione pura, semplice e rivendicata come la migliore soluzione è sintomatica di una Scuola e di un "mondo adulto" che è in una incomunicabilità abissale col "mondo giovanile", in una distanza senza precedenti, di istituzioni che non ascoltano, non capiscono e non rispondono...

[Bologna] denunce per l'azione contro la farmacia che non vende la pillola del giorno dopo

autore: 
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Lo scorso 7 marzo circa 50 donne e uomini hanno denunciato pubblicamente la farmacia Bolognese di via Massarenti, che si rifiuta di vendere la pillola del giorno dopo.
Come gesto simbolico sono state rovesciate davanti all’esercizio commerciale finte pillole di polistirolo. Il proprietario della farmacia ha reagito aggressivamente all’iniziativa.

L’Arcidiocesi bolognese ha duramente criticato l’iniziativa dalle pagine del Bologna: «Grande amarezza – è stato scritto sul giornale locale–suscita questo episodio di violenza perchè le forze dell’ordine intervenute si sono limitate a proteggere i farmacisti, ma non hanno provveduto né ad allontanare il gruppo né a garantire il regolare esercizio del presidio sanitario della farmacia».
Le/i manifestanti sono state/i anche accusate dalla Curia di praticare la «strategia del terrore» nei confronti dei farmacisti.

« ‘Boicotta chi decide per te” è una campagna di invito al boicottaggio che si basa sulla libera scelta dei cittadini e dei consumatori ponendo alla loro attenzione che la Farmacia S. Antonio, come altre, non fornendo il contraccettivo di emergenza compie un’omissione di atti di ufficio e di interruzione di pubblico servizio, come specificato anche dall’Ordine dei Farmacisti Bolognesi con una circolare e come sancito dall’art. art. 328, comma 1, c.p. (Rifiuto d’atti d’ufficio) del R.D. del 30 settembre 1938, n. 1702.

[Bari] campagna contro i posti blocco della GdF agli eventi reggae a Bari.

autore: 
irie

http://www.lamusicanonsiblocca.wordpress.com

La musica non si blocca!
Il reggae a Bari contro la criminalizzazione della vita notturna e per la depenalizzazione della cannabis.

Gli operatori e gli artisti legati alla scena musicale del reggae in puglia, intendono denunciare pubblicamente un singolare fenomeno di accanimento repressivo nei loro confronti.
La questione è di interesse generale, perchè riguarda un notevole spreco di energia e di risorse pubbliche che danneggia la vera lotta alla criminalità ed ai traffici illeciti, preferendo piuttosto criminalizzare un fenomeno musicale in quanto tale, fermando e controllando migliaia di suoi semplici utenti, e colpendo decine di ragazzi colpevoli solo del possesso di piccole quantità di hashish o marijuana.
Ma veniamo ai fatti. Da circa un anno ormai, la Guardia di Finanza in terra di Bari impiega uomini e mezzi in quantità nella lotta contro il reggae. Avete letto bene, non contro la mafia, l’evasione fiscale, l’alcolismo e le sostanze pericolose in generale ma contro la musica reggae.
E’ un dato di fatto ormai che sistematicamente, qualsiasi evento musicale grande o piccolo in provincia di Bari, purchè promozionato come “reggae”, viene monitorato dalla Guardia di Finanza.
A pochi metri dall’ingresso dei locali vengono allestiti posti di blocco spropositati, con almeno sei auto e decine di agenti, unità cinofile e bilancini.
Questo vuol dire soldi, straordinari per chi lavora di notte nei fine settimana, e super utilizzo di mezzi come i cani che poi sono stanchi per le cose più serie.

antiproibizionismo e repressione a sinistra

autore: 
????

nei programmi della sinistra elettorale sembrano scomparse le voci a proposito dell'antiproibizionismo, della salute mentale e del carcerario.andiamo bene

IL BUSINESS DELLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ABORTO

autore: 
comidad

http://www.comidad.org/commentario/135commentario.html

Il tema dell'aborto arriva in campagna elettorale e già si è allestita la solita rappresentazione di alternative astratte da talk show: "sacralità della vita" da un lato e "libertà di scelta" dall'altro. In realtà, l'unica alternativa davvero concreta riguarda da una parte l'aborto pubblicamente assistito - che consente anche di prevenire gli aborti e ridurli - e, dall'altra parte, un aborto lasciato in preda all'affarismo privato, il quale ha tutto l'interesse a tenere il numero degli aborti il più alto possibile. Questo è il motivo per cui anche molte persone sinceramente contrarie all'aborto, difendono l'attuale legge 194, proprio perché temono l'invasione dell'affarismo su questo versante.

Il problema è che oggi il business dell'aborto si presenta in termini molto diversi rispetto a quarant'anni fa: non è più un affare di "cucchiai d'oro" cattofascisti, o di cliniche svizzere, o di pionieri "progressisti" del metodo Karman. Le nuove biotecnologie hanno trasformato gli embrioni e i feti, da scarto biologico che erano una volta, in una materia prima indispensabile per le multinazionali farmaceutiche. Mettere le mani su questa materia prima è da almeno vent'anni per le multinazionali farmaceutiche un imperativo che spiega anche l'ingresso sulla scena dei cosiddetti neoconservatori americani, che sono i pubblicitari del sistema affaristico, incaricati di conferire un alone idealistico anche al più criminale dei business.

MARITO DROGATO, NOZZE NULLE PER SACRA ROTA. ANCHE PER LO STATO

Cresciuta in una famiglia 'all'anticà, in un piccolo comune di poco più di 15muila abitanti. Nozze in abito bianco, il coronamento di un sogno e poi la scoperta: il marito faceva uso di droghe leggere. Da qui la scelta: annullare tutto, attraverso lo Stato e la Chiesa. E' così che si sono unite e poi divise le vite di O.P., originaria di Eboli (Salerno), e R.M., 42 anni. Era il 4 luglio del 1993, quando si sposarono. Un matrimonio tradizionale, celebrato col vestito bianco e la chiesa piena di fiori e tanti invitati, scelti tra gli amici e i parenti. Un matrimonio celebrato nel cuore dell'entroterra salernitano, a Campagna, comune di 15 mila abitanti dove i valori che contano sono ancora quelli di una realtà rurale fortemente orgogliosa della propria storia e delle proprie usanze. Del resto, anche lei, O.P., che all'epoca delle nozze aveva 24 anni ed era cresciuta in una famiglia "all'antica", legata alle tradizioni della sua terra di origine, all'interno della quale dominava la figura del padre, autentico modello di "pater familias", rigido e autoritario, era certa che quelle nozze sarebbero state il suggello di un amore, ma soprattutto la nascita di una nuova e numerosa famiglia. Ma con il passare dei mesi, lei ha scoperto, un po' alla volta, che il suo uomo frequentava strani giri e, soprattutto, faceva uso di droghe leggere. Una scoperta inconciliabile con l'educazione che suo padre le aveva trasmesso fin da piccola.

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