Una settimana nera tra arresti, sgomberi e manganelli. Studenti medi, universitari e precari della ricerca in piazza in 50 città d'Italia. Nel mirino il ddl Gelmini sull'università e i tagli del governo. Occupati i rettorati a Bari e Torino, a Milano la polizia carica: arrestati due liceali, altri due saranno processati questa mattina per direttissima.
La situazione, qui a Milano, è dolorosamente semplice. Non che ci sia granché da reprimere, eppure - anzi, proprio per questo - da settimane non passa giorno senza che qualcuno venga accarezzato dalla mano pesante di chi cerca in tutti i modi di provocare lo scontro. E' qui, complice la giunta più avanzatamente reazionaria del centrodestra, che si sta sperimentando la capacità di soffocare sul nascere qualsivoglia tentativo di dissenso, ancorché modesto, o divertito, o disperato. Le pigliano gli studenti, i ragazzi che la sera si ritrovano con un bicchiere in mano, vengono processati per direttissima i writers, le pigliano gli occupanti di case, e figuriamoci i rom...
Gli ultimi, in ordine di tempo, sono stati arrestati ieri - resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale - dopo un corteo non autorizzato che solo per finta è sfuggito al controllo delle «forze dell'ordine». Cariche di alleggerimento, manfrine paramilitari, accerchiamenti vari, qualche concessione dello spazio giusto per agevolare infrazioni e poi manganelli, e la Questura di via Fatebenefratelli. Ne hanno fatto le spese due ventenni del centro sociale Cantiere rimasti impigliati nelle maglie sempre più strette della polizia (altri due sono stati fermati e poi rilasciati): questa mattina alle 9 vengono processati per direttissima - con presidio studentesco al seguito. Si sono macchiati per aver organizzato un corteo un po' itinerante, «sportivo», come fanno quasi sempre. E dire che poteva andare anche peggio, stando alle parole mai tanto calibrate del vicesindaco De Corato, l'uomo che meglio di tutti interpreta il clima da caccia alle streghe che si respira in città, lo stesso che pochi giorni fa è stato investito anche della delega al Traffico: «Non è tollerabile che Milano sia oggetto di uno stillicidio di cortei non autorizzati che hanno l'unico scopo di paralizzare il traffico. Senza dimenticare che questi raid, effettuati correndo per mezza città, solo per creare maggiore scompiglio, sono molto pericolosi. E se qualche studente finisce sotto una macchina non si può poi accusare il Comune o le forze dell'ordine». Geniale, e anche un po' agghiacciante.
Allora, solo per restare nel limitato campo delle proteste studentesche di questi ultimi giorni, vediamo un po' quali responsabilità possiamo attribuire con certezza al Comune di Milano, alle forze dell'ordine (che prendono ordini direttamente dal ministro degli Interni Roberto Maroni), e a quella parte della magistratura milanese che non esita ad invocare la galera per fatti di poco conto.
Torniamo a sabato scorso, per esempio. Tra i protagonisti del corteo di ieri c'erano anche i ragazzi e le ragazze delle scuole civiche serali Gandhi, il gruppo di studenti lavoratori che a settembre si è visto sbattere in faccia le porte della scuola perché, a detta di Palazzo Marino, non era «conveniente» tenerla aperta - era uno dei pochissimi licei serali d'Italia. Da mesi stanno campeggiando in segno di protesta, giorno e notte, di fronte al cinema della gauche milanese (l'Anteo), senza raccogliere molta solidarietà. Il Tar ha dato loro anche ragione, e sabato scorso, dopo l'ennesimo tentativo simbolico di occupazione, sono stati sgomberati duramente dalla polizia. Niente di grave, solo qualche gomitata fuori programma per una inutile esibizione di muscoli, davvero niente se confrontato a ciò che è accaduto il giorno prima.
E veniamo quindi a venerdì scorso. Quel giorno, novanta agenti tra poliziotti e carabinieri, con un blitz in perfetto stile antimafia che nemmeno a casa di Provenzano, hanno arrestato cinque studenti della cosiddetta «area antagonista» dell'Università Statale di Milano. Quattro sono finiti agli arresti domiciliari, il quinto - noto alle cronache e soprattutto agli uomini della Digos, come «figlio di un ex terrorista di Prima Linea» - è finito direttamente in carcere. Di quale reato si sono resi colpevoli? Furto di fotocopie, con rissa al seguito - per i magistrati: «rapina aggravata». Lo scorso 2 ottobre, i cinque, nel corso delle proteste contro la sospensione di alcuni studenti dell'Onda, sono entrati nella libreria Cusl (di area Comunione e Liberazione) per fotocopiare alcuni volantini: senza pagarli. E' scoppiata una rissa, è volato qualche schiaffone. Tutto qui. E la sproporzione tra l'illecito contestato e la furia repressiva si può spiegare solo con l'ansia criminalizzatrice che tutto macina nel tritacarne della repressione. Ecco perché le botte al corteo di ieri, e perché in quattro giorni gli arrestati sono saliti a sette. A bocce ferme, senza lo straccio di un'opposizione sociale degna di questo nome, a Milano questo non era mai capitato. «Dare la possibilità di non pagare le tasse per il primo anno di laurea magistrale o specialistica agli studenti che saranno neolaureati alla triennale nei primi mesi del prossimo anno». Questa la richiesta al senato accademico avanzata dal coordinamento dei collettivi degli studenti della Sapienza di Roma, che ieri hanno manifestato all'interno della città universitaria della Sapienza di Roma e davanti al rettorato. Le scale del rettorato, in piazzale Aldo Moro, sono state «isolate» con del nastro rosso. All'entrata lo striscione «Di-istruzione in corso. Ricostruiamo l'università». Una delegazione di studenti è stata poi accolta in senato accademico, dove si stava già svolgendo una seduta. Alla fine il senato accademico ha votato all'unanimità la proposta degli studenti per l'esenzione dalle tasse universitarie per gli studenti laureandi, «negli ultimi anni notevolmente svantaggiati a seguito della riduzione del tempo di durata dell'anno accademico». Per i collettivi si tratta di «un'importantissima vittoria».