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Carcere-repressione

COLLABORAZIONE O MORTE. In merito alla morte di Diana Blefari

autore: 
OLGa – Milano

Apprendiamo oggi che ieri sera nel carcere di Roma Rebibbia è stata trovata morta Diana Blefari.
Le agenzie stampa nel darne notizia hanno trovato le ragioni del suicidio di Diana nella sentenza della Corte di Cassazione del 27 ottobre scorso con cui le era stata confermata la condanna all’ergastolo, fine pena mai.
Nemmeno una parola è stata spesa sulla recente operazione “anti-terrorismo” che all’inizio di ottobre ha portato all’arresto di Massimo Papini, l’unico compagno con cui Diana, da un po’ di tempo a questa parte, faceva i colloqui in carcere. Era l’unica persona che Diana – da anni sepolta viva in regime di 41-bis e solo da poco uscita da questo infame circuito – riusciva ad incontrare, oltre alle guardie carcerarie. Il suo arresto, ordinato dal Pm Enrico Cieri, ha di fatto tranciato a Diana la possibilità di avere rapporti affettivi.
La vacuità del teorema accusatorio – propria delle tante inchieste per reati associativi per cui con il “decreto antistupri” é negata anche la possibilità degli arresti domiciliari – doveva servire quale ulteriore elemento di pressione e di ricatto per ottenere la collaborazione di Diana.
La collaborazione con lo stato è infatti l’unico modo per vedersi attenuare le condizioni di isolamento e di tortura alle quali si è sottoposti nel regime carcerario applicato con l’art. 41-bis e nei tre circuiti speciali, definiti di Alta Sicurezza, istitutiti l’aprile scorso con circolare del DAP n.3619/6069. Una logica che viene perseguita anche in via informale nel circuito dei detenuti “comuni” dove il meccanismo del premio/punizione opera impunemente regolando sia l’accesso ai benefici e al lavoro che il passaggio a sezioni o carceri punitive, lontane dal luogo di residenza. Un sistema carcerario sempre più differenziato e individualizzato sulla base della presunta “pericolosità sociale” della persona e della sua partecipazione e collaborazione al “trattamento rieducativo”.
Attraverso il carcere lo stato pretende la più completa sottomissione altrimenti sono torture, vessazioni e botte. Alla mente di tutti noi torna l’assassinio di Marcello Lonzi avvenuto nel carcere di Livorno nel luglio del 2003, quello di Aldo Bianzino nel carcere di Perugia nell’ottobre del 2007, di Stefano Frapporti ucciso nel carcere di Rovereto nel luglio 2009 e l’ultimo, purtroppo solo in ordine cronologico, di Stefano Cucchi, ucciso nel carcere di Regina Coeli a Roma il 22 di ottobre.
Da gennaio ad oggi sono 146 i detenuti morti in carcere dei quali 61 per “suicidio” ma al di là delle statistiche, dell’elenco di tutti i morti ammazzati quotidianamente nelle carceri o di coloro che, come Diana, vengono indotti ad ammazzarsi da soli per sfuggire al ricatto dello stato, quello che ci interessa ribadire è che non esistono suicidi in carcere ma precise colpe e responsabilità.
Diana è stata uccisa dallo stato italiano perché in quasi sei anni di carcere speciale non ha mai rinnegato se stessa, la propria identità comunista e le ragioni delle sue scelte.
Diana è vittima del 41-bis perché questo infame regime torturatorio le ha tolto la voglia di vivere e di lottare. Da quasi un anno, proprio in ragione del grave disagio psicologico prodotto dalla tortura, le era stato sospeso il 41-bis ma è sempre stata sottoposta all’isolamento carcerario e alla pressione dello stato. Diana è morta combattendo lo stato che voleva annientarla nell’intimo, Diana ha scelto di morire per non dover soccombere. Ha dovuto difendere la sua dignità con la morte.
Ci auguriamo che la rabbia che oggi in molti sentiamo saprà essere un ulteriore stimolo a rafforzare la lotta contro il carcere, la tortura dell’isolamento, il 41-bis.

1 novembre 2009
OLGa – Milano

olga2005@autistici.org

[Piacenza] ancora un morto di carcere

..

CARCERI: DETENUTO MUORE PIACENZA; BERNARDINI, SERVE INDAGINE (ANSA) - PIACENZA, 6 NOV
Un detenuto tunisino di 27 anni è morto l'altro ieri alle 22.20 nella Casa Circondariale di Piacenza.
Era solo in cella. Un agente l'ha trovato a terra e a nulla è valso l'utilizzo del defibrillatore per soccorrerlo. «Si sospetta abbia usato il gas di una bomboletta. Suicidio?»'. A ricordare la vicenda e porre l'interrogativo è Rita Bernardini, deputata radicale in commissione Giustizia. «Ieri il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, - ha aggiunto - rispondendo all'interrogazione radicale sul decesso di Stefano Cucchi, ha detto che non si vede l'utilità di un'indagine conoscitiva sui decessi in carcere perchè 'da sempre l'Amministrazione se ne occupà. Questa risposta ci dà una ragione in più per chiedere ufficialmente, come delegazione radicale nel gruppo del Pd, un'indagine conoscitiva secondo quanto previsto da regolamento della Camera». Il detenuto era stato trovato senza vita durante il controllo delle celle dalla polizia penitenziaria. I primi accertamenti hanno ipotizzato che abbia aspirato gas dal fornello in dotazione per 'sballarsì, e che l'inalazione gli sia risultata fatale. L'uomo stava scontando una pena di sette mesi per reati minori. Sarebbe uscito dalle Novate nel marzo 2010«

radiocane: informazione 6 novembre

autore: 
radiocane

Londra: corrispondenza con franco, presente all'incontro internazionale di
Brighton sulla società carcere. Una sintesi del dibattito e le differenze emerse tra nord e sud europa nell'intendere la lotta anticarceraria (da 2')

Calabria: dalla nave dei veleni alla fabbrica dei tumori; un breve
passeggio nel circo degli eco orrori calabresi.
Francesco ci accompagna tra le menzogne di stato e ci racconta cosa si
muove dal basso (da 11'50'')

Bologna: mentre si avvicina la manifestazione del 25 novembre contro la
violenza sulle donne continuano i presidi itineranti delle compagne contro
il CIE. Abbiamo sentito Nicoletta su quanto sta crescendo a bologna e altrove in
solidarietà a joy e contro i CIE come dispositivi di controllo sui corpi
(da 19'18'').

Napoli: occupazione nei pressi del quartiere Materdei, dove casapound ha
da qualche tempo inaugurato una sede. Stamattina cortei e blocchi.
L'occupazione avvia una tre giorni antifascista (da 24'39'')

http://radiocane.info/la-striscia-informativa-di-radiocane/873-informazi...

MANNU LIBERO, SOLIDARIETA' AGLI ANTIFASCISTI PERQUISITI

autore: 
compagni/e di Firenze

MANNU LIBERO, SOLIDARIETA' AGLI ANTIFASCISTI PERQUISITI

Stamani le solerti forze di polizia hanno perquisito numerosi abitazioni di compagni e compagne appartenenti a centri sociali e non solo. Se questo non bastasse un compagno è stato arrestato adducendo ad un presunto pericolo di fuga per un viaggio in sud America che avrebbe dovuto, e farà, nel mese di Febbraio.

Le accuse vanno dalla detenzione di presunti esplosivi, ai rapporti di solidarietà internazionale, alle iniziative contro la presenza dei fascisti in città, alle iniziative contro Forza Nuova a Rignano sull'Arno.

Il GIP Pezzuti ha pensato bene di tentare la carta dell'aggravante di terrorismo, utilizzando in maniera piuttosto stravagante quanto previsto dal Decreto Pisanu sulla nuova definizione di terrorismo stesso “ Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un’organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l’Italia”.

Non stiamo qui a leccarci le ferite ma lanciamo da subito quello che deve essere per ognuno di noi una pratica da cui nessuno può “dissociarsi”: la solidarietà

Fuori da ogni richiesta di giustizialismo pensiamo che non sia casuale che in prossimità dell'ennesimo tentativo di svolgere iniziative in città da parte di quei fascisti di Forza Nuova, si vada a colpire proprio chi in questi anni è stato protagonista nell'impedire qualsiasi tipo di agibilità politica a questi loschi figuri.

Nell'ultimo anno magistratura, questura hanno operato in maniera tale da cercare di stroncare nella nostra città ogni tentativo di protagonismo politico, attraverso gli avvisi orali e le perquisizioni agli studenti, convocazioni in questura, fino ad arrivare a quanto è successo oggi.

Un clima davanti al quale, come più volte abbiamo detto e scritto, non si può sottacere.
Particolarmente in questo momento non possiamo pensare e tollerare che qualcuno si possa sentire non coinvolto da quanto sta succedendo.

Che sappia chi di dovere, davanti a quanto venuto alla luce in questi mesi, che non tollereremo nessun atto di vessazione verso il compagno arrestato.

VENERDI 6 NOVEMBRE ORE 17.30
PRESIDIO SOTTO LA PREFETTURA DI FIRENZE IN VIA CAVOUR

SABATO 7 NOVEMBRE ORE 16.00 PIAZZA SAN MARCO
MANIFESTAZIONE PER LA LIBERAZIONE DI MANNU
IN SOLIDARIETA' AI PERQUISITI

CPA FI-SUD, CANTIERE SOCIALE K100, CSA NEXT EMERSON, MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA, INDIVIDUALITA' ANARCHICHE FIORENTINE, COLLETTIVO POLITICO SCIENZE POLITICHE, ASSEMBLEA DELLE SCUOLE IN LOTTA

Una lettera-denuncia dei detenuti di Pavia: «Sami, morte evitabile»

PAVIA. I detenuti di Torre del Gallo lanciano la loro accusa: la tragedia di Sami Mbarka Ben Garci, il tunisino che si è lasciato morire di fame in cella, «si poteva evitare benissimo». Lo scrivono in una lettera al legale del nordafricano e fanno riferimento a un altro caso. All’avvocato Aldo Egidi di Milano, i detenuti della prima sezione del carcere scrivono di avere assistito alla «lunga agonia del suo povero cliente, una morte lenta e umiliante». Descrivono Sami come «un prigioniero in un campo di concentramento» e aggiungono che «il suo povero cliente è stato lasciato morire sotto gli occhi di tutti noi». Parole pesanti, che vengono respinte dalla direzione del carcere. Sami, secondo alcune testimonianze, avrebbe sofferto in particolar modo per l’accusa di violenza sessuale, che ha sempre respinto, ma che lo ha portato a dover vivere in una situazione “protetta”, isolato dagli altri detenuti e messo a condividere la cella con un compagno condannato sempre per reati a sfondo sessuale. In una lettera indirizzata alla fidanzata, il 27 agosto, Sami scriveva: «Io sto muorendo, sono dimagrito troppo» e ancora «ti dico che mi dispiace io lo sciopero non lo tolgo. Di questa vita non me ne frega niente». Tornando alla lettera spedita all’avvocato Egidi, i detenuti della prima sezione (che alla notizia del decesso hanno protestato battendo le stoviglie contro le sbarre) si offrono di fornire la loro testimonianza. E fanno riferimento a un altro caso. Quello di Luca Campanale, un ventottenne che si è impiccato a San Vittore lo scorso 12 agosto. La vicenda del ragazzo è riassunta in un’interrogazione che la senatrice radicale Donatella Poretti ha rivolto al ministro della Giustizia, Angelino Alfano.
Il giovane in questione avrebbe avuto una pesante invalidità psichica dopo un incidente stradale verificatosi quando aveva 17 anni. In seguito, anche a causa dell’abuso di alcol e cocaina, il giovane commise alcune rapine. I giudici gli riconobbero solo un vizio parziale di mente, condannandolo a due anni di reclusione. Nel giugno 2009, Luca Campanale fu portato nel carcere di Torre del Gallo, dove rimase sino al 30 luglio. Il padre, Michele Campanale, contattò più volte le direzioni sanitarie degli istituti di pena, manifestando il timore che il giovane potesse farsi del male. In particolare, in una lettera indirizzata il 20 giugno alla direzione sanitaria di Torre del Gallo, si parla di “graffi ripetuti” notati sul collo del giovane e di una sua lettera “delirante” all’avvocato. Il 12 agosto, Luca Campanale si è impiccato in cella a San Vittore.

"La Provincia pavese", 16 settembre 2009

Luca Campanale morto di carcere: indagate psicologa e psichiatra per abbandono di incapace

AVEVA 28 anni e "problemi psichici", Luca Campanale.
Nel carcere di San Vittore, probabilmente, non sarebbe neppure dovuto entrare.
Invece tre mesi fa, in pieno agosto, si impiccò in una cella del 5° raggio, e ora la psichiatra e una psicologa del penitenziario sono sotto inchiesta per «abbandono di persona incapace aggravato dalla morte».
Campanale non era un pericoloso killer ma uno scippatore bloccato dai poliziotti dopo una borsetta strappata.
Due anni di condanna e addosso l''accusa di un altro scippo ancora da provare.

Arrestato nel settembre del 2008, aveva dato anche in precedenza ripetuti segni di fragilità psichica. Oltre a due tentativi di suicidio, c''erano anche due trattamenti sanitari obbligatori e numerosi ricoveri in comunità di recupero per tossicodipendenti. Il padre Michele e il suo avvocato Maria Pina Blanco non avevano risparmiato gli sforzi per sottrarlo ad un destino che non doveva essere il suo, quello del carcere.
Anche perché, stando dietro le sbarre, il suo stato di salute mentale peggiorava visibilmente.
Da mesi chi lo assisteva aveva sollevato la questione con la direzione sanitaria della struttura.
Ma nemmeno l''istanza urgente depositata dal legale alla Corte d''appello il 22 giugno scorso, con la quale si chiedeva «l''immediato ricovero presso idonea struttura sanitaria», aveva avuto ascolto.
Respinta un mese dopo. Altri 19 giorni e Luca veniva trovato impiccato nel bagno della sua cella, attaccato con le lenzuola alle sbarre della finestrella.

Non era solo nella stanza, il ragazzo. Con lui 3 compagni, tutti però con problemi psichici di vario tipo, comuni tra gli ospiti del reparto che accoglie detenuti in procinto di ricovero o ritenuti «a rischio suicidio».
Luca Campanale, arrivato nel carcere milanese a fine luglio proveniente da Pavia dove era sorvegliato a vista, era destinato al Centro di osservazione neuro-psichiatrico interno, che però non aveva letti liberi in quel momento.
Il PM Silvia Perrucci ha iscritto nell''elenco degli indagati i nomi del medico psichiatra e di una psicologa del carcere di San Vittore.
Nonostante la storia che Luca aveva alle spalle e tutta la documentazione prodotta dall''avvocato Blanco, secondo l''accusa non presero sul serio il rischio che il giovane si togliesse la vita. «Riferisce di non avere intenti autolesionisti», scrissero suppergiù nella loro relazione i sanitari.
Dieci giorni dopo, Campanale era morto.

Roma manifestazione 7 novembre: Verità e Giustizia per Stefano Cucchi!

Roma manifestazione 7 novembre: Verità e Giustizia per Stefano Cucchi!

La tragica vicenda di Stefano Cucchi sta sconvolgendo la coscienza civile della nostra città e del paese tutto. Un giovane uomo di 31 anni è stato arrestato dai carabinieri per il possesso di una modica quantità di sostanza stupefacente e viene riconsegnato morto alla famiglia dopo un calvario di sei giorni trascorso tra una camera di sicurezza dell’Arma, il carcere di Regina Coeli e il reparto per detenuti dell’ospedale Pertini.
Sul suo corpo gli evidenti segni di un brutale pestaggio, reso di pubblico dominio dalla coraggiosa decisione della famiglia di consegnare alla stampa le foto che documentano l’accaduto.
Tanti sono ancora i lati oscuri della vicenda, tanta la voglia di verità e giustizia che sta spingendo alla mobilitazione e alla presa di parola molte persone preoccupate della svolta autoritaria che sta prendendo questo paese.

Purtroppo la storia terribile di Stefano Cucchi è solo la punta di un iceberg.
Chi vive quotidianamente il disagio sociale di questa città sa bene che non si tratta di un caso isolato.
L’uso della violenza contro le persone sottoposte a provvedimenti restrittivi è cosa comune, una “prassi” consolidata perpetrata contro soggetti deboli, lontana dai riflettori dei mass media, ignorata da un opinione pubblica in questi anni incattivita dalla retorica della sicurezza e della legalità.
Come è ormai data per scontata l’impunità per coloro che, forti di una divisa e dell’appoggio senza remore del potere costituito, si permettono di tutto.
In questi giorni stanno venendo alla luce un’infinità di episodi tragicamente simili a quello che ha spezzato la vita di Stefano, episodi che richiamano alla memoria i nomi di Federico Aldrovandi, di Aldo Bianzino e dei tanti che sono incappati nella violenza istituzionale ma che non sono assurti agli onori delle cronache perché privi di una famiglia coraggiosa alle spalle, di buoni avvocati, di giornalisti sensibili, di comitati attivi nel perseguire un percorso di verità.
E tante sono le storie di persone che sono rimaste in silenzio perché sole, spaventate, minacciate.

E’ ora di dire basta.
E’ ora di dire mai più violenza sulle persone detenute; mai più violenza nelle caserme, nei commissariati, nelle carceri, nei CIE.
E’ anche ora di dire basta all’anonimato di cui godono le forze dell’ordine nello svolgimento del loro servizio, una circostanza che garantisce loro l’impunità nella stragrande maggiorana dei casi.
Ma è anche ora di dire con chiarezza che esistono delle leggi in questo paese che costringono alla detenzione persone che hanno l’unica colpa di essere in possesso di modiche quantità di sostanze stupefacenti: la legge Fini-Giovanardi sulle droghe, la legge Bossi-Fini, il pacchetto sicurezza, strumenti normativi che non fanno altro che riempire le carceri.
Provvedimenti legislativi che riducono le criticità sociali a mera questione di ordine pubblico
Tutto ciò si verifica in un contesto che non esitiamo a definire di deriva autoritaria e che vede il progressivo restringimento degli spazi di libertà.

Questa ennesima vita spezzata deve trovare la coscienza civile di questa città e di questo paese attenta e vigile.
E’ per tutti questi motivi che invitiamo tutte e tutti quelli che non rinunciano ad esercitare la loro coscienza critica, a manifestare nelle strade del quartiere di Stefano, Tor Pignattara.
Per esprimere la massima solidarietà alla famiglia, per rivendicare verità e giustizia per Stefano Cucchi e per tutte le persone che subiscono quotidianamente la violenza istituzionale.

SABATO 7 NOVEMBRE 2009
ORE 15 CORTEO CITTADINO A TOR PIGNATTARA
CONCENTRAMENTO A VIA DELL’ACQUEDOTTO ALESSANDRINO ANGOLO VIA DI TORPIGNATTARA!
ROMA

Milano, striscioni e un presidio per Stefano Cucchi

autore: 
da repubblica

Raid notturno del Cantiere a Milano con cinquanta striscioni "per non dimenticare - spiegano dal centro sociale - la morte inaccettabile di Stefano Cucchi". Gli striscioni sono stati appesi nella centrale piazza XXIV Maggio, su cavalcavia, ponteggi e su un distributore di benzina. In un comunicato si spiega che sono stati messi non solo per il geometra trentenne morto dopo essere stato arrestato, ma anche "per denunciare l'assurdità di questo clima securitario fatto di diritti negati, proibizionismo e razzismo". In serata era stato organizzato anche un presidio

Un muro in meno nel Cie di Corso Brunelleschi: sei ore di rabbia e di lotta

autore: 
aaaa

Una crepa in Corso Brunelleschi

Alle 20,00 di questa sera uno dei reclusi che l’altro giorno era stato trasferito da via Corelli è esploso. La lunga detenzione, il trasferimento inatteso, le condizioni di detenzione, la lontananza da sua figlia appena nata, lo portano a tagliarsi le mani e le braccia e ad ingoiare un accendino e vari altri ferri. Dice che vuole morire, accusa la polizia di averlo trasferito da Milano per punirlo di aver denunciato la situazione dei Centri tramite le radio di movimento e tramite il nostro sito, //Macerie//. I suoi compagni di cella vedono subito che la situazione è abbastanza grave: il sangue è ovunque e la Croce Rossa si rifiuta di intervenire. Così chiamano i solidali che conoscono all’esterno e da subito - dai microfoni di Radio Blackout e dai siti di movimento - parte un appello a telefonare al Centro perché i responsabili chiamino l’ambulanza e lo facciano curare.
Parte un vasto giro di telefonate di protesta. Da dentro al Centro i responsabili negano, affermano che “la situazione è sotto controllo”, che provvederanno… alla fine il recluso ferito viene portato in infermeria e poi riportato subito nelle gabbie.

Intorno alle 22,30 i prigionieri riferiscono entusiasti di sentire un gran baccano fuori dalle mura: “c’è una manifestazione” - dicono. Sono gli antirazzisti, veloci e rumorosi come al solito. Da quel momento in poi la situazione si scalda: i reclusi continuano a protestare rumorosamente, alle 23,00 inizia una breve sommossa, e i prigionieri delle due aree maschili danneggiano il danneggiabile. Alle 23,20 il ferito si taglia di nuovo, questa volta alla gola. Dopo un attimo di silenzio sgomento, riparte la protesta. Solo intorno alle 23,40 i responsabili del Centro chiamano un’ambulanza, che recupera il ferito e lo porta al Pronto Soccorso.
Intorno alla mezzanotte la polizia circonda le gabbie e minaccia di caricare, i reclusi si barricano dentro accumulando le panchine di cemento contro le porte. Dentro ad una delle aree, i reclusi riescono a buttare giù il muro della saletta interna. La polizia un po’ minaccia un po’ cerca di calmare la situazione: arrivano i capi dell’ufficio immigrazione e del Centro. “Se non vi rispondiamo al telefono domani mattina, vuol dire che siamo in carcere o all’ospedale” - dicono i reclusi.

Alle 0,45 il recluso ferito è in chiurgia all’ospedale Martini. Fuori dall’ospedale due volanti e la Digos, che ferma e identifica alcuni solidali.
Nello stesso tempo la polizia comincia a provare a sfondare le porte, ma non ci riesce. Arrivano i vigili del fuoco e altri rinforzi. Ci sono più o meno 50 carabinieri e 100 poliziotti. I capi dell’ufficio immigrazione parlamentano con i reclusi e intorno all’1.05 trovano un accordo: via la celere e i poliziotti armati, nelle gabbie potranno entrare soltanto i pompieri a raccogliere le macerie del muro demolito, scortati da due donne dell’ufficio immigrazione.
Alle 1,15 sembra tornata la calma. Alle 2.10, quando oramai i pompieri hanno terminato di raccogliere le macerie del muro demolito, due volanti riportano al centro il prigioniero ferito. Sei ore di rabbia, e il Cie di Torino ha un muro in meno.  

Ascolta una diretta realizzata da Radio Onda Rossa con il recluso ferito a inizio serata: http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/silenzioassordante/091104_cie-torino.mp3
Ascolta una diretta trasmessa da Radio Blackout alle 0,20: http://www.autistici.org/macerie/?p=21823

Stefano è stato ammazzato

autore: 
@ j@
image: 
stefanocwb.jpg

Alla fiaccolata per Stefano Cucchi indetta dai radicali c'erano Pddini, sinistra democratica e pochissimi altri cani sciolti. Un centinaio in tutto.
L'appuntamento era in piazza Duomo per le 21, ma alle 21,10 erano già partiti.
Il comunicato l'hanno diffuso essenzialmente via facebook dove una partecipante ha dichiarato al megafono di rappresentare una comunità di 60.000 iscritti. Ce ne fossero stati un migliaio in carne ed ossa in piazza...
Insomma tra la buffonata organizzata dal PDL a Roma, che tenta di cavalcare anche questa vicenda instillando confusione nell'italiano medio già disorientato, e l'appuntamento autoreferenziale milanese, mi sembra che un'iniziativa più costruttiva con un dibattito e un report di tutte le violenze recentemente recensite nelle carceri sarebbe opportuna.

Stefano è stato ammazzato

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