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Carcere-repressione

poveri ciellini...

Fonte: "Il giornale"

Negli anni ’20 i fascisti riuscirono a ridurre al silenzio giornali, sindacati, associazioni culturali e partiti d’opposizione a colpi di incursioni squadristiche. In questi giorni, con gli stessi metodi, i centri sociali, amorevolmente accuditi da Rifondazione comunista e Sinistra critica, hanno costretto a chiudere la Cusl, cartolibreria di Comunione e liberazione all’Università Statale. Anzi, di più: hanno talmente intimidito i «ciellini» da indurli a non denunciare nemmeno l’ultima aggressione, avvenuta l’altro pomeriggio, per paura di ulteriori ritorsioni.
Finisce così una settimana di passione per la città, e per la civile convivenza, iniziata venerdì 13 con l’arresto dei cinque anarchici, uno in carcere e quattro ai domiciliari, che un mese prima avevano fatto 800 fotocopie di un volantino alla Cusl e poi «pagato» a calci e pugni. Immediata la reazione dei compagni con cassonetti rovesciati, muri imbrattati venerdì sera al Ticinese e bombe carta dentro San Vittore sabato pomeriggio. Ma c’è soprattutto un conto da regolare ed è con «quegli infami» di Comunione e liberazione. Così lunedì la libreria viene assaltata e costretta a chiudere. Ma non basta, bisogna dare un segnale e deve essere di chiaro stampo mafioso: così i nomi dei cinque ragazzi della Cusl vengono vergati sia su un lenzuolo fatto scendere dalla balconata dell’atrio sotto la scritta «nuociono gravemente alla libertà» sia sul muro della libreria accompagnati dalla parola «carcerieri». Come dire: chi vuole è libero di andarli ad aspettare sotto casa.
Martedì, durante la giornata nazionale di mobilitazione contro la riforma Gelmini, i «centrosocialisti» iniziano una scorribanda in centro. La polizia interviene e in Loggia dei Mercanti quattro ragazzi vengono bloccati e accusati di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale più lesioni, per un paio di agenti contusi. Due vengono denunciati a piede libero, due rimangono nelle celle di sicurezza. Il giorno dopo il Tribunale, dove si svolge l’udienza di convalida degli arresti, è preso d’assedio. Poi con un buffetto del giudice «Fate i bravi adesso» i due tornano liberi. Anche se dovranno presentarsi il 25 per la prima udienza del processo.
Dopo averli portati in trionfo per la città i «bravi ragazzi» tornano alla Statale per verificare che la libreria sia chiusa. Invece è aperta e riparte l’assalto: spintoni, minacce, insulti, libri e suppellettili fatti volare. Arriva il nucleo Informativo dei carabinieri ma gli squadristi, 7/8 sembra, se ne sono andati, quindi gli agenti chiedono alle vittime se vogliono presentare denuncia. Ma questa volta vince la paura: «No grazie, altrimenti “questi” ritornano». Gli investigatori esaminano i fatti: ingiurie, minacce e danneggiamento, vista la modesta entità dei danni, sono reati perseguibili per querela di parte. I ciellini non la presentano quindi caso chiuso. L’Informativo invierà una relazione all’autorità con i nomi e cognomi degli aggressori, di più non si può fare.
Intanto gli squadristi cantano vittoria: per tutto il giorno festeggiano la loro «giornata contro Cl». Oggi invece riposo ma si riprende domani con una serie di presidi davanti a tutte le scuole cittadine. L’11 e il 12 dicembre, manifestazioni e occupazioni contro la riforma Gelmini.

quando l'infamia dei giornalisti non conosce limiti, e ovviamente quando i ciellini non conoscono il pudore per le LORO ladronerie sistematiche...
Che almeno conoscano un altro sentimento

La solidarietà non si arresta

autore: 
Compagni e compagne di Como

La lotta non si arresta
La solidarietà non si processa

Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad una nuova ondata repressiva che colpisce indistintamente studenti, lavoratori, migranti, precari... Dagli stabilimenti in stato di agitazione, alle rivolte nei CIE, alle rivendicazioni degli studenti, la risposta dello Stato è sempre la stessa: carcere, denunce, sgomberi, manganelli.
In primavera ci siamo “stupiti” delle cariche agli operai che difendevano il proprio posto di lavoro, quest’estate le rivolte nei CIE di tutta Italia sono state soffocate nel sangue e seguite da una serie di arresti e condanne. Ora, al primo accenno di mobilitazione studentesca, nel giro di cinque giorni abbiamo assistito all’arresto di nove studenti. Alcuni, colpevoli di aver sottratto delle fotocopie alla libreria dei padroni di questa regione, Comunione e Liberazione, sono stati prelevati dalle loro case e messi agli arresti. Altri, rei di essersi opposti allo sgombero dell’ultimo Liceo serale pubblico di Milano, e di aver dato solidarietà ai loro compagni, sono stati malmenati in strada e arrestati.
Ancora una volta, siamo pienamente e assolutamente solidali con chi, organizzando le proprie lotte dal basso, viene duramente represso. Riteniamo che la solidarietà attiva sia un’arma per rompere l’isolamento perché mette in crisi quella strategia che ci vuole divisi tra buoni e cattivi, tra compatibili e incompatibili.
A questo punto non si è arrivati per caso.
Il sistema capitalista è in crisi: dopo il crollo finanziario ora tocca a produzione e occupazione, e mentre il peggio deve ancora venire, lo stato si preoccupa di non far nascere saldature tra le situazioni più conflittuali e le realtà antagoniste già attive. La crisi non è finita, cresce il numero di quelle persone che non hanno una fonte di reddito sufficiente, e i fondi per la cassa integrazione di ogni tipo non sono infiniti. Ciò non significa un’imminente fine della struttura economica e sociale attuale, ma può significare la possibile apertura di interessanti spiragli di cambiamento radicale dell’esistente.
Prima che ciò possa accadere lo Stato cerca di mettere a tacere quelle realtà isolate e divise che cercano di smascherare le contraddizioni del sistema capitalista. Consapevoli che ora la repressione colpisce sempre più forte e sempre più indistintamente è necessario riflettere su pratiche e modalità, senza smettere di portare avanti i propri percorsi di lotta.
Unica nota positiva degli avvenimenti degli ultimi giorni è la risposta unitaria (e non così scontata) a cui abbiamo assistito e che speriamo possa diffondersi e diventare pratica abituale.

SOLIDALI E COMPLICI CON TUTTI GLI ARRESTATI!!
LIBERI TUTTI LIBERI SUBITO!!

I compagni e le compagne di Como

Week End Raccolta fondi per le/i compagne/i e fratelli arrestati

20/11/2009 - 00:40
Etc/GMT+1
autore: 
KNR

A Milano Attualmente abbiamo 16 detenutE/I in quell'inferno che è San Vittore, Noi come KNR e Ponte della ghisolfa abbiamo gia fatto due Benefit e raccolto un po' di soldini e materiale da inviare.

Una/o detenuta/o non ha bisogno solo di soldi ma anche di vestiti, scarpe, giubbotti(non imbottiti).

Ora noi Venerdì e Sabato faremo altri due benefit per gli arrestati ed invitiamo i partecipanti a portare tutto quello che vorreste che questi compagni e fratelli ricevessero.

Ricordiamo che molte cose nei carceri non entrano come dentifricio,sapone etc..

Sono ben accetti Asciugamani,Tute,Felpe,Maglioncini,Intimo,ciabatte,scarpe e giubbotti(non Imbottiti).Sono ben accetti inoltre Libri, cd, quotidiani ed altro materiale di studio e lettura.

I soldi nei carceri servono per mangiare, per fare il bucato comprarsi sapone dentifricio e sigarette(più o meno un detenuto senza vizi spende circa 25 euro a settimana, fatevi due conti con 16 arrestate/i)...

Venerdi 20/11/2009 Inizio ore 23:30 Fine circa le 5:30
Break/Tek Nigth For Fredoom....(Animatek,Tomawack,MyMiNdPrOjEcT, etc etc )

Sabato 21/11/2009 Inizio ore 23:30 Fine circa alle 5:30
GoaTrance Fredoom Nigth...Dj O.s.c.a.r. e il Meglio del Goa Trance Milanese

Ci teniamo a ribadire che tutti questi soldi e materiali arriveranno direttamente ai detenuti e non ad avvocati e quant'altro....Un Saluto ed un abbraccio a tutti da tutto il KNR ed il circolo Anarchico "Ponte della Ghisolfa" sito in Viale Monza al 255 fermata Precotto della Metropolitana.

Ulteriori contatti ed info presso: http://www.kollettivonuovaresistenza.tk

A Milano gli studenti finiscono in galera

autore: 
dal manifesto

Una settimana nera tra arresti, sgomberi e manganelli. Studenti medi, universitari e precari della ricerca in piazza in 50 città d'Italia. Nel mirino il ddl Gelmini sull'università e i tagli del governo. Occupati i rettorati a Bari e Torino, a Milano la polizia carica: arrestati due liceali, altri due saranno processati questa mattina per direttissima.

La situazione, qui a Milano, è dolorosamente semplice. Non che ci sia granché da reprimere, eppure - anzi, proprio per questo - da settimane non passa giorno senza che qualcuno venga accarezzato dalla mano pesante di chi cerca in tutti i modi di provocare lo scontro. E' qui, complice la giunta più avanzatamente reazionaria del centrodestra, che si sta sperimentando la capacità di soffocare sul nascere qualsivoglia tentativo di dissenso, ancorché modesto, o divertito, o disperato. Le pigliano gli studenti, i ragazzi che la sera si ritrovano con un bicchiere in mano, vengono processati per direttissima i writers, le pigliano gli occupanti di case, e figuriamoci i rom...
Gli ultimi, in ordine di tempo, sono stati arrestati ieri - resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale - dopo un corteo non autorizzato che solo per finta è sfuggito al controllo delle «forze dell'ordine». Cariche di alleggerimento, manfrine paramilitari, accerchiamenti vari, qualche concessione dello spazio giusto per agevolare infrazioni e poi manganelli, e la Questura di via Fatebenefratelli. Ne hanno fatto le spese due ventenni del centro sociale Cantiere rimasti impigliati nelle maglie sempre più strette della polizia (altri due sono stati fermati e poi rilasciati): questa mattina alle 9 vengono processati per direttissima - con presidio studentesco al seguito. Si sono macchiati per aver organizzato un corteo un po' itinerante, «sportivo», come fanno quasi sempre. E dire che poteva andare anche peggio, stando alle parole mai tanto calibrate del vicesindaco De Corato, l'uomo che meglio di tutti interpreta il clima da caccia alle streghe che si respira in città, lo stesso che pochi giorni fa è stato investito anche della delega al Traffico: «Non è tollerabile che Milano sia oggetto di uno stillicidio di cortei non autorizzati che hanno l'unico scopo di paralizzare il traffico. Senza dimenticare che questi raid, effettuati correndo per mezza città, solo per creare maggiore scompiglio, sono molto pericolosi. E se qualche studente finisce sotto una macchina non si può poi accusare il Comune o le forze dell'ordine». Geniale, e anche un po' agghiacciante.
Allora, solo per restare nel limitato campo delle proteste studentesche di questi ultimi giorni, vediamo un po' quali responsabilità possiamo attribuire con certezza al Comune di Milano, alle forze dell'ordine (che prendono ordini direttamente dal ministro degli Interni Roberto Maroni), e a quella parte della magistratura milanese che non esita ad invocare la galera per fatti di poco conto.
Torniamo a sabato scorso, per esempio. Tra i protagonisti del corteo di ieri c'erano anche i ragazzi e le ragazze delle scuole civiche serali Gandhi, il gruppo di studenti lavoratori che a settembre si è visto sbattere in faccia le porte della scuola perché, a detta di Palazzo Marino, non era «conveniente» tenerla aperta - era uno dei pochissimi licei serali d'Italia. Da mesi stanno campeggiando in segno di protesta, giorno e notte, di fronte al cinema della gauche milanese (l'Anteo), senza raccogliere molta solidarietà. Il Tar ha dato loro anche ragione, e sabato scorso, dopo l'ennesimo tentativo simbolico di occupazione, sono stati sgomberati duramente dalla polizia. Niente di grave, solo qualche gomitata fuori programma per una inutile esibizione di muscoli, davvero niente se confrontato a ciò che è accaduto il giorno prima.
E veniamo quindi a venerdì scorso. Quel giorno, novanta agenti tra poliziotti e carabinieri, con un blitz in perfetto stile antimafia che nemmeno a casa di Provenzano, hanno arrestato cinque studenti della cosiddetta «area antagonista» dell'Università Statale di Milano. Quattro sono finiti agli arresti domiciliari, il quinto - noto alle cronache e soprattutto agli uomini della Digos, come «figlio di un ex terrorista di Prima Linea» - è finito direttamente in carcere. Di quale reato si sono resi colpevoli? Furto di fotocopie, con rissa al seguito - per i magistrati: «rapina aggravata». Lo scorso 2 ottobre, i cinque, nel corso delle proteste contro la sospensione di alcuni studenti dell'Onda, sono entrati nella libreria Cusl (di area Comunione e Liberazione) per fotocopiare alcuni volantini: senza pagarli. E' scoppiata una rissa, è volato qualche schiaffone. Tutto qui. E la sproporzione tra l'illecito contestato e la furia repressiva si può spiegare solo con l'ansia criminalizzatrice che tutto macina nel tritacarne della repressione. Ecco perché le botte al corteo di ieri, e perché in quattro giorni gli arrestati sono saliti a sette. A bocce ferme, senza lo straccio di un'opposizione sociale degna di questo nome, a Milano questo non era mai capitato. «Dare la possibilità di non pagare le tasse per il primo anno di laurea magistrale o specialistica agli studenti che saranno neolaureati alla triennale nei primi mesi del prossimo anno». Questa la richiesta al senato accademico avanzata dal coordinamento dei collettivi degli studenti della Sapienza di Roma, che ieri hanno manifestato all'interno della città universitaria della Sapienza di Roma e davanti al rettorato. Le scale del rettorato, in piazzale Aldo Moro, sono state «isolate» con del nastro rosso. All'entrata lo striscione «Di-istruzione in corso. Ricostruiamo l'università». Una delegazione di studenti è stata poi accolta in senato accademico, dove si stava già svolgendo una seduta. Alla fine il senato accademico ha votato all'unanimità la proposta degli studenti per l'esenzione dalle tasse universitarie per gli studenti laureandi, «negli ultimi anni notevolmente svantaggiati a seguito della riduzione del tempo di durata dell'anno accademico». Per i collettivi si tratta di «un'importantissima vittoria».

Cristian P., ostaggio della polizia e giustizia a Berlino

autore: 
Free Cristian

Dal 1°maggio Cristian P., di Roma si trova in detenzione preventiva nel carcere di Moabit. Poco tempo fa è stato condannato per violazione dell’ordine pubblico ad una pena detentiva di 2 anni e mezzo. Il tribunale di Tiergarten lo ha dichiarato colpevole di aver tirato 17 bottiglie contro la polizia durante gli scontri a Kreuzberg.
La particolarità di questo caso consiste nel fatto che il giudice lo ha affidato durante il processo completamente alla polizia federale.
La manifestazione del 1° maggio vede la presenza della “Hundertschaft” (compagnia di 100 poliziotti federale)di Blumberg, un’unità specializzata negli arresti. La polizia dopo aver incassato gravi perdite durante gli scontri, verso la mezzanotte ha aumentato la sua aggressività e ha deciso di arrestare nella zona del Kottbusser Tor (stazione della metro dove sono avvenuti la gran parte degli arresti compreso quello di Cristian).
Il capo della “Hundertschaft” , Ritter, dice di aver saputo, dagli agenti infiltrati, che Cristian P. era uno degli attori principali negli scontri. Ha anche detto davanti al tribunale di lavorare già da 10 anni nell’unità speciale per gli arresti e che tutti gli arresti vengono da lui coordinato e soltanto lui ha ricevuto gli informazioni per l’arresto de Cristian. Però ha rifiutato di spiegare, in seguito alla domanda degli avvocati come ha riconosciuto Cristian, cosa gli è stato detto dagli agenti infiltrati, benché questi ultimi si siano più volte contraddetti riguardo i vestiti, il luogo e i tempi dell’arresto.
Ritter ha deciso così di assumersi la guida dell’udienza e di spiegare alla giuria il perché non poteva dire niente sui particolari dell’arresto (dichiarandoli strategia polizesca), ad esempio non ha voluto dire come gli agenti infiltrati individuano le persone da arrestare e come lo comunicano alle unità di arresto assumendosi al 100% le responsabilità dell’arresto. Si è poi assunto anche la responsabilità delle prove, istruito dai suoi capi presenti tra il pubblico.
Il tribunale non ha dimostrato alcun interesse nel verificare i fatti con chiarezza, la condanna di Cristian era già stata decisa dalla polizia il 1° maggio e non ci sono state possibilità giuridiche di contrapporsi all’unione di polizia e giustizia.
Nonostante sia stato presentato il ricorso contro la sentenza invitiamo a mettere pressione sui responsabili per capire perché si trova ancora in carcere .
Questo processo è stato trattato dai media con grande entusiasmo, i giudici sono stati festeggiati per una sentenza ammonitrice e contro un italiano che loro dicono essere venuto appositamente a Berlino per compiere atti vandalici. Gli stessi media dimostrano ogni compiacenza verso la polizia e verso il loro atteggiamento.
Noi diciamo che non ha importanza se Cristian abbia tirato o no delle bottiglie, ma i fatti dimostrano le bugie della polizia e che il presunto stato democratico e solo la successione del “Volksgerichtshof” (il supremo tribunale nazista per i delitti politici) di Freisler.
Vogliamo comunicare la nostra rabbia e la nostra domanda per la liberazione di Cristian all’ambasciata tedesca a Roma e in tutta Italia.

Pestato perchè "i tossici non possono entrare"

http://www.facebook.com/informareXresistere

Riceviamo questa lettera e la pubblichiamo
La pubblicheremo per tutta la settimana in orari differenti contando sull'aiuto dei fan per la condivisione, e sperando che qualche testata giornalistica si occupi di questa ingiustizia.
Questi fatti osceni devono cessare di esistere!

Informare per Resistere.

Mattina dell'11 novembre 2009,

Il giovane Flavio voleva entrare nei bagni della stazione dei pullman di Bergamo "solamente per fare pipì" come dirà in seguito lui stesso,
quando l'ingresso gli viene VIETATO dal guardiano della struttura, giustificandosi con la frase "i tossici non entrano in questo bagno".
Flavio inorridito, e colpito nei suoi diritti fondamentali come essere umano, chiede spiegazioni di fronte a tale comportamento,
di tutta risposta il guardiano chiama un vigilante. Se forse Flavio aveva intravisto una speranza di essere trattato come essere umano da una figura che avrebbe dovuto garantire un suo diritto inviolabile, questa si è spenta subito: l' "uomo" ribadisce "ha ragione, qui i tossici non possono entrare!". Sempre più sconvolto, Flavio cerca di farsi dare nome e cognome da queste due "autorità", uscirà dalla stazione così:

Flavio riceve una dose di manganellate dal vigilantes, che gli costeranno dei punti sopra l'occhio e sull'orecchio.
Pochi minuti e arriva la polizia, chiamata da delle signore che aspettavano il pullman.
Questi rappresentanti delle cosiddette "forze dell'ordine" dichiareranno che "i vigilantes non hanno in dotazione nessun manganello estensibile", tentando di fatto, di coprire i loro colleghi vigilantes.
A noi non interessano queste scuse!!
Flavio è stato pestato perchè la sua faccia non è piaciuta ad un guardiano!!
Flavio: "non sono un santo, ma volevo solo andare in bagno, prima che iniziasse tutto mi sono anche tolto il giubbino mettendomi a disposizione per un'eventuale(anche se illegittima) perquisizione, per dimostrare che non avevo droghe di nessun tipo, Invece è successo quello che è successo, e adesso ho tanta rabbia, ho urlato anche il nome di Cucchi in quei momenti di trambusto, e domani c'è anche il lavoro da affrontare, non è giusto!"
ADESSO CI SIAMO STANCATI!!!
VOGLIAMO CAMMINARE TRANQUILLI PER LE STRADE DELLE NOSTRE CITTA' SENZA RISCHIARE CHE QUALCHE PERSONAGGIO CON DELIRI AUTORITARI CI SPACCHI LA FACCIA NEGANDOCI DEI NOSTRI DIRITTI FONDAMENTALI CON SCUSE ASSURDE!!!!
VOGLIAMO GIUSTIZIA!!!!
SOLIDARIETA' A FLAVIO!!!!!

http://www.facebook.com/informareXresistere

sgombero di un campo stamattina a milano: i vigili antisommossa

il corriere parla di sgombero fatto da polizia e caramba, ma qua si vede benissimo che gli sbirri con casco e manganello sono la polizia locale, i vigili insomma.

http://milano.corriere.it/milano/gallery/milano/11-2009/rom/1/sgombero_4...

acab

[Roma] un altro detenuto nell'ospedale Pertini, in gravi difficolta

..

(ANSA) - ROMA, 18 NOV - ''Siamo preoccupati perche' c'e' un altro detenuto nell'ospedale Pertini, in gravi difficolta'''.Lo ha detto il senatore Marino.
Uscendo dall'ospedale dove,con la Commissione parlamentare si sta occupando della morte di Stefano Cucchi, Marino ha detto che questo detenuto sta facendo lo sciopero della fame,perche' non riesce ad avere contatti con il suo avvocato.''Decideremo se allargare la nostra inchiesta. Il nostro scopo e' capire se Cucchi ha avuto assistenza adeguata''.

cena benefit inguaiati cremasch*

21/11/2009 - 20:30
22/11/2009 - 00:00
Etc/GMT+1
autore: 
inguiati.crema@gmail.com
image1: 
inguaiaticrema.jpg

sabato 21 nov presso panetteria occupata cena benefit spese legali con cibo vagano,vegetariano e carnivoro,dalle ore 20.30.

contatti:inguaiati.crema@gmail.com

Battisti, dal Brasile sì all'estradizione - Applausi nell'Aula di Mafiacitorio.

Via libera all'estradizione. Il Tribunale supremo federale brasiliano ha votato, con 5 voti favorevoli e quattro contrari, in favore dell'estradizione in Italia dell'ex terrorista dei Pac, Cesare Battisti, condannato in contumacia in Italia all'ergastolo per quattro diversi omicidi. Notizia che è stata salutata dagli applausi nell'aula di Montecitorio.

I giudici brasiliani hanno stabilito che i reati per cui Battisti è stato condannato non sono di natura politica e che quindi non sia legittima la concessione dello status di rifugiato politico che lo scorso gennaio il ministro della giustizia Tarso Genro assicurò a Battisti. Determinante, il voto favorevole del Presidente del Tribunale, Gilmar Mendes.

«Ho votato in favore dell'estradizione. Nessuno può attribuire a questi crimini di sangue commessi in forma premeditata il medesimo carattere di un reato politico», ha dichiarato Mendes, prima di sospendere la sessione per un breve intervallo. La decisione del tribunale non comporta automaticamente l'estradizione di Battisti in Italia. Dopo l'intervallo, i giudici decideranno se l'ultima parola in merito alla concessione dello status di rifugiato politico spetti al potere giudiziario (e quindi al Tribunale supremo federale) oppure al potere esecutivo, quindi al Presidente Luiz Inacio Lula da Silva.

Fine di una lunga latitanza. Battisti, nato a Sermoneta il 18 dicembre 1954, era entrato a far parte del gruppo Proletari Armati per il Comunismo (Pac) alla fine degli anni Settanta. Nel 1979 viene arrestato dalla polizia e rinchiuso nel carcere di Frosinone dal quale evade nel 1981 e si rifugia in Francia. Successivamente si trasferisce con la moglie in Messico, dove nasce una figlia. Nel Paese del Centroamerica inizia a scrivere romanzi.

Nel 1979 Battisti viene arrestato dalla polizia e rinchiuso nel carcere di Frosinone dal quale evade nel 1981 e si rifugia in Francia. Successivamente si trasferisce con la moglie in Messico, dove nasce una figlia. Nel Paese del Centroamerica inizia a scrivere romanzi. Intanto, in Italia la giustizia fa il suo corso e Battisti viene condannato in contumacia all'ergastolo per quattro omicidi, rapine e sequestro di persona.

Nel 1990 torna in Francia, a Parigi, dove, grazie alla «dottrina Mitterrand», vive facendo il traduttore e continuando a scrivere. Nella capitale francese viene raggiunto da un mandato di arresto internazionale spiccato da un tribunale italiano che ne chiede l'estradizione. Dopo quattro mesi di detenzione Battisti viene rimesso in libertà «perché non estradabile». Nel 1993 arriva la sentenza definitiva della Corte d'Appello di Milano che conferma la condanna all'ergastolo per quattro omicidi (1978 - Udine, assassinio A. Santoro, maresciallo di polizia penitenziaria; 1979 - provincia di Venezia, assassinio L. Sabbadin, commerciante; 1979 - Milano, assassinio P. Torregiani, commerciante; 1979 - Milano, assassinio A. Campagna, agente Ps).

Nel marzo 2004 Battisti viene nuovamente arrestato a Parigi, in seguito a una nuova richiesta di estradizione da parte di un tribunale italiano. Un mese dopo l'ex leader dei Pac viene rimesso in libertà ma con l'obbligo della firma. Nel giugno dello stesso anno la Corte d'appello di Parigi accoglie la richiesta di estradizione italiana. In attesa che si pronunci la Cassazione francese, Battisti fugge in Brasile. L'Italia presenta una richiesta di estradizione al Brasile. Nel marzo del 2007 Battisti viene arrestato in Brasile. Nel gennaio 2009 il ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro, concede a Battisti lo «status di rifugiato politico».

Il 12 novembre 2009 il Supremo Tribunale federale brasiliano si è riunisce per riprendere l'esame del dossier Battisti. Il dibattimento viene però sospeso e aggiornato a oggi con i giudici in parità (quattro a favore dell'estradizione, quattro contrari), e si attende il voto del presidente della Corte, Gilmar Mendes. Sabato scorso Battisti ha iniziato uno sciopero della fame per cercare di fare pressione sul governo del presidente Luiz Inacio Lula Da Silva, che in teoria potrebbe avere l'ultima parola sulla vicenda. Lula - in principio non contrario all'asilo politico concesso da un suo ministro - ha tuttavia più volte affermato di non voler interferire con la sentenza della Corte Suprema, specialmente se sarà decisoria, cioè se non rimetterà a lui la decisione finale sul caso.

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