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Carcere-repressione

[Milano] Giornata di solidarietà a 5 arrestati per la "rapina di fotocopie" in cusl

19/11/2009 - 12:00
Etc/GMT+1
autore: 
agitazione.noblogs.org
image1: 
STATALE_big.jpg

Dalle ore 12
In atrio centrale della Statale (Festa del Perdono)
Banchetti, controinformazione, striscioni, cibo e bevande in solidarietà ai 5 arrestati per "rapina di fotocopie" in CUSL

Dalle 14.30
Di fronte alla libreria CUSL Iniziativa su CUSL, CL, compagnia delle opere.
Cerchiamo di capire il loro potere religioso, politico ed economico ed il loro ruolo nell'università.
Porta materiali, informazioni, esperienze..

http://cattomafia.noblogs.org

http://agitazione.noblogs.org

Giornata di solidarietà a 5 arrestati per la "rapina di fotocopie" in cusl

autore: 
agitazione.noblogs.org

DOMANI 19/11
Dalle ore 12
In atrio centrale della Statale (Festa del Perdono)
Banchetti, controinformazione, striscioni, cibo e bevande in solidarietà ai 5 arrestati per "rapina di fotocopie" in CUSL

Dalle 14.30
Di fronte alla libreria CUSL Iniziativa su CUSL, CL, compagnia delle opere.
Cerchiamo di capire il loro potere religioso, politico ed economico ed il loro ruolo nell'università.
Porta materiali, informazioni, esperienze..

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Compagno anarchico pestato dai vigilantes in Cile

Il 13 novembre un caro compagno anarchico cileno ha partecipato ad una manifestazione in pieno centro di Santiago, la manifestazione è stata subito dissolta. Ma in questa occasione i più attivi nella repressione sono stati i vigilantes di un centro commerciale, questi ultimi hanno preso di mira il nostro compagno e prima lo hanno scaraventato a terra e poi lo hanno pestato con calci e pugni sulla testa, al punto da dover essere sottoposto a sutura della ferita, con grande sanguinamento. Questo il racconto del compagno, al quale inviamo tutta la nostra solidarietà ribelle!

Culmine

* * *

I vigilantes ed il sangue antiautoritario nella commemorazione dell'assassinio di Alex Lemun

Commemorando un altro anno dall'assassinio di Alex Lemun, il 13 novembre è stata convocata una manifestazione in solidarietà ai prigionieri, per l'autonomia delle comunità in conflitto e contro la militarizzazione in territorio mapuche. Appena radunati in piazza de los Heroes, la polizia ha disperso i manifestanti e così sono scoppiati incidenti in diverse parti de la Alameda (pieno centro di Santiago - ndt). Verso le 9.30 ci siamo ritrovati davanti alla stazione centrale, abbiamo eretto delle barricate con dei bidoni di un centro commerciale ed i vigilantes sono scattati all'attacco dei protagonisti dei disturbi. Erano in oltre 30 gli addetti alla sicurezza privata che hanno dato l'avvio alla caccia, hanno mostrato le armi ed hanno iniziato ad aggredire i manifestanti.

Testimonianza di un compagno anarchico pestato dai vigilantes:

In quei brevi secondi, per terra, le barricate spazzate via, il branco a pagamento e l'immediata (forse "stupida") reazione. La solidarietà verso quelli che sono contrari all'autorità, senza riflessioni, quella solidarietà che scoppia nel cuore e ti porta a difendere con tutto quel che hai tra le mani quegli sconosciuti complici che ricevono l'ira di coloro che mantengono la tranquillità del consumo con le botte. L'odore e il sapore del sangue inondano il tutto, forse in minor misura che nel territorio mapuche o allo stesso modo che in qualsiasi centro di detenzione della polizia. I colpi si ripetono per innumerevoli volte e gli insulti argomentano la loro miserabile vendetta. Noi, in quelle condizioni, possiamo solo ricevere ed osservare come si spezza quella che fino a poco fa era l'integrità del tuo corpo.

I colpi e le grida contro il "centro di detenzione e tortura", posto al lato delle vetrine e dei locali di fast-food, fanno aumentare i fermi e provocano l'arrivo delle forze antisommossa. La solidarietà torna ad essere la scelta meno logica nella società della codardia e del benessere individuale. Gli ambulanti trovano il momento meno propizio per restituire qualcosa del terrore quotidiano e delle persecuzioni e non restano indifferenti davanti ai manganelli sporchi di sangue.

Quali conclusioni trarre? Come evitare di normalizzare i proiettili in territorio mapuche? I pestaggi contro quelli che espropriano i supermercati? La morte dei compagni? Il trascorrere del tempo senza Alex, Matias, il punky Mauri, la Claudita, il Jhonny? La repressione che diviene carne e sangue... soprattutto sangue, tanto sangue.

Queste forze "private" sono nostre nemiche così come quelle pubbliche o di polizia, ne siamo certi. Miserabili esseri umani che decidono di dedicare la vita a proteggere i privilegi dei potenti, capaci di mettere a rischio la propria insignificante esistenza affinché proseguano il consumo e la tranquillità dei loro padroni.

I prigionieri politici Cristian Otero, Pablo Carvajal, Matías Castro, il primo arrestato e gli ultimi due infamati da vigilantes a guardia delle università durante giornate di scontri, lo sanno molto bene. L'autorità non è solo lo Stato astratto o la caricatura della polizia fascista, è la riproduzione dell'ideologia a forza di colpi che genera questo sistema macabro, in cui dei ragazzini si sentono importanti per indossare un'uniforme e custodire i possibili sospetti. Il dibattito cittadino potrebbe vertere - ed a ragione- sui compiti e sulla formazione di queste guardie private.

Ma dalla rivolta, ben lungi da queste posizioni, ci basta solo convincerci e non nutrire alcuna fiducia sulla "neutralità" dei vigilantes. Che non si blateri sul fatto che son dei proletari, dei lumpen (per coloro che deificano questi strati sociali), essi solo riproducono l'autorità e il tessuto costituito dalle forze repressive sia in civile che con le uniformi, entrambe macchiate di sangue.

All'alba, gli occhi stanchi della luce contro la cella e il corpo acciaccato dalle "carezze" della repressione, i loro volti, i nostri volti, abbracci sempre degni per quelli che ci sono e quelli che non ci sono più... e nella nostra memoria attiva tutti i nostri morti. Il sangue si rapprende, le ferite si curano (anche se ci mettono tempo), gli ematomi scompaiono, ma il nostro convincimento sulla guerra contro l'autorità continua ad essere incandescente e sempre, senza paure, alla lotta!

“Ma è ora che sappiano che non c'è legge che rispetteremo, che se c'è da lottare ci attaccheremo ai loro colli, che se bisogna scontrarsi faremo fuori i loro cani, che se bisogna morire essi saranno i primi a morire. Il mio canto non è un pianto, non è una protesta, che questo canto che io canto sia di lotta."

Mauricio Morales, Punky Mauri

Milano - Gli scontri in Via Larga del 19 Novembre 1969

autore: 
***
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E' il giorno dello sciopero generale per la casa. I sindacati hanno convocato una assemblea al Teatro Lirico e, mentre la folla defluisce dalla sala, in via Larga sfila il corteo dei marxisti leninisti. La polizia che presidia l'area in forze, tenta di inserirsi nel corteo con delle camionette e nella manovra sfiora un manifestante. La reazione è immediata e scatta la carica. Sulla strada si tenta di bloccare la Celere e si smantella un vicino cantiere mentre si alza il fumo dei lacrimogeni. Durante gli scontri, un gippone perde il controllo e urta un altro veicolo militare. L'autista, Antonio Annarumma, forse colpito da una sbarra di ferro, muore nell'impatto. Ecco le immagini di quella tragica mattina

Milano - Gli scontri in Via Larga del 19 Novembre 1969
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Dal Palazzo di Giustizia di Milano

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Trecento studenti in presidio.

Milano - Studenti, presidio davanti al Tribunale: «E adesso manganellateci tutti»

autore: 
dal corriere

Arrestati durante il corteo non autorizzato di martedì. Processo per direttissima a due ventenni coinvolti nei tafferugli: un centinaio di giovani protesta.

MILANO - Oltre un centinaio di studenti di scuole e università milanesi, tra cui moltissime ragazze, sono riuniti in presidio davanti all'ingresso del tribunale di Milano di via San Barnaba, per protestare contro l'arresto di due loro compagni che ieri hanno partecipato al corteo per le vie del centro. Durante la manifestazione si sono verificati scontri con le forze dell'ordine. Mentre si attende l'inizio dell'udienza per direttissima a carico dei due studenti ventenni arrestati, Matteo Tunesi e Giammarco Peterlongo, i giovani all'esterno del tribunale stanno gridando slogan come «Tutti liberi» e «Assassini». Alcuni espongono cartelli con su scritto «E adesso manganellateci tutti», e «La vostra repressione non fermerà la nostra ribellione. Jimmy e Teino liberi subito». Le forze dell'ordine, in tenuta antisommossa, sono schierate davanti all'entrata del Palazzo di giustizia.

MILANO - STUDENTI, IN 300 A PRESIDIO FUORI PALAZZO GIUSTIZIA

autore: 
da repubblica

"Gimmi e Teino liberi ora. No justice no peace". Questo uno degli striscioni appesi dagli studenti fuori dal palazzo di giustizia al presidio per la scarcerazione dei due studenti dell'istituto professionale Kandinsky e del liceo Manzoni arrestati ieri per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. In via San Barnaba, all'ingresso posteriore del tribunale nei pressi delle aule riservate alle direttissime, si sono radunati circa 300 studenti, secondo una stima della polizia. Al momento il presidio è piuttosto tranquillo. Alcuni partecipanti gridano slogan tipo "Vergogna, vergogna" o "Assassini". Altri bivaccano, ascoltando musica, fumando e appendendo sulle auto in sosta diversi manifesti in cui denunciano: "La prossima volta sparate alla folla", "Italy is not Iran", "La vostra repressione non ci fermerà", "E adesso manganellateci tutti". L'ingresso del tribunale è protetto da un cordone di polizia.

STUDENTI ARRESTATI - ANDIAMO TUTTI SOTTO AL TRIBUNALE

Oggi, giorno martedì 17 novembre 2009,non soddisfatti delle recentissime porcate, gli infami agenti della digos hanno fatto caricare a freddo e ammazzare di botte dai loro scimmioni con casco e manganello un corteo di studenti medi colpevoli di reclamare il diritto allo studio e di aver espresso solidarietà aggli arrestati per i fatti della cusl.

Quattro persone sono state portate in questura due delle quali hanno avuto l'arresto confermato e subiranno domani un processo per direttissima; processo che si andrà a sovrapporre conil riesame di quattro dei cinque studeni arrestati grazie alle menzogne dei cattomafiosi della cusl.

Gli sbirri hanno avuto una faccia di merda tale aver inizialmente dichiaratoche non ci sono state cariche.

Invitamo tutti ad esser presenti davanti al tribunale per entrambe le udienze.

Libertà per Sid Paolino Mattia MArcelo Iez Teino e Giamma

Lettera del padre di Aldo Bianzino

Lettera del padre di Aldo Bianzino

Gentilissimo Direttore,

Il caso recente di Stefano Cucchi e, quello ancor più recente, di Giuseppe Saladino a Parma (Il Manifesto dell'11 novembre), hanno richiamato l'attenzione sui casi di Marcello Lanzi e di mio figlio Aldo Bianzino, anch'essi morti in carcere in circostanze tutte da chiarire (chissà quando e sopratutto se). Ora, volendo esaminare il caso di Aldo, bisogna precisare alcune cose.

Il P.M. dott. Giuseppe Petrazzini, che aveva fatto arrestare Aldo e la sua compagna la sera del venerdì 12 ottobre 2007, è lo stesso magistrato che ha in carico le indagini sul suo successivo decesso avvenuto nella notte tra il 13 e il 14, Aldo era stato messo in cella di isolamento nel carcere "Capanne" di Perugia. Era stato visto da un medico, che l'aveva riscontrato sano e da un avvocato d'ufficio, col quale aveva parlato verso le 17 di sabato. Non sono disponibili registrazioni di telecamere su ciò che è avvenuto successivamente, né, dopo il decesso, la cella risulta sia stata isolata e sigillata, né che siano stati chiamati per un intervento i reparti speciali di indagine dei carabinieri. A detta degli altri detenuti del reparto, durante la notte Aldo aveva suonato più volte il campanello d'allarme ed aveva invocato l'assistenza di un medico, sentendosi anche, pare, mandare al diavolo dall'assistente del corridoio, la guardia carceraria Gian Luca Cantore, attualmente indagato. Fatto sta che verso le 8 del mattino di domenica le due dottoresse di turno, arrivate a svolgere il loro turno di servizio, trovarono il corpo di Aldo, con indosso solo un indumento intimo (e siamo a metà ottobre, non ad agosto). I suoi vestiti si trovavano nella cella, accuratamente ripiegati (cosa che Aldo, in 44 anni, non aveva fatto mai). Le due dottoresse provarono di tutto per rianimarlo, ma alla fine dovettero desistere: Aldo era morto. L'autopsia, svoltasi il giorno dopo, diede risultati controversi: si parlò prima di due vertebre poi di due costole, rotte, poi tutto fu negato. Di certo ci fu un'emorragia celebrale e un'altra di 200 ml., al fegato. Segni esterni di percosse o violenze, nessuno (i professionisti sanno come si fa C.I.A. insegna). Ora, l'emorragia cerebrale è stata amputata ad un aneurisma, quella epatica ad un maldestro tentativo di respirazione artificiale, che le due dottoresse respingono nel modo più assoluto (e ci mancherebbe, si tratta di medici, mica di personale non qualificato), ma nessun altro ha affermato d'aver fatto tentativi in tal senso. Ora, può accadere quando si è nelle mani delle "forze dell'ordine", lo abbiamo purtroppo visto in molti casi, basterebbe pensare al G8 di Genova, e magari al colloquio recentemente intercettato nel carcere di Teramo (i detenuti non si massacrano in reparto, ma sotto!). L'emorragia cerebrale potrebbe benissimo essere stata la conseguenza di uno stress per colpi ricevuti in altre parti del corpo, immaginatevi l'angoscia e il terrore di una persona in quelle condizioni. In ogni caso credo proprio di poter dire in tutta coscienza che Aldo è stato assassinato in un ambiente violento e omertoso, del quale non si riesce neppure a sapere i nomi del personale presente quella notte nel carcere. Quanto al dott. Petrazzini, mi sembra che dignità gli imporrebbe di passare ad altri il suo incarico, date le omissioni, invece di insistere come sta facendo, per ottenere l'archiviazione del caso.

Ma i veri assassini sono coloro che hanno voluto ed ottenuto una legge sulle "droghe" come l'attuale, persone che nella loro profonda ignoranza, considerano in modo globale, senza distinzioni. Una legge fascista e clericale, da stato etico e peggio, da stato che manda in galera (con le conseguenze che si sono viste) il poveraccio che coltiva per uso personale qualche pianta di cannabis, mentre, se la droga (quella pesante, cocaina o altre sostanze) circola nei festini dei potenti, non succede nulla. Vorrei dire comunque che un paese che considera delitto la detenzione e l'uso di droghe, magari solo marijuana, o l'essere "clandestino", pur non avendo colpe e quasi sempre per sfuggire a condizioni di vita impossibili, uno stato che avendo preso in custodia delle persone, è responsabile a tutti gli effetti delle loro vite e della loro salute, uno stato che non riconosce come reato gravissimo la tortura, uno stato che difende i forti e i potenti e non i deboli, è uno stato che non può ritenersi civile e non può chiedere ai suoi cittadini (o sudditi?) di amare la propria patria.

In fede

Giuseppe Bianzino

Vercelli, 16 novembre 2009

pressioni DIGOS

autore: 
solidali

Oggi abbiamo appreso che la DIGOS ha espressamente fatto pressione su almeno due note realtà cittadine che hanno espresso solidarietà ai 5 studenti della Statale, arrestati affinchè non garantissero nessun appoggio morale o materiale ai ragazzi indagati.

Evitando di soffermarci inutilmente sulla sintomaticità di tale azione, e comprendendo che non è possibile qui fornire altre informazioni (a meno che non siano coloro che sono stati contattati dalla polizia a fornirle direttamente, rinnoviamo la gratitudine a tutti coloro che stanno vicino ai ragazzi arrestati e a noi, loro amici e compagni, ora come in passato... e in futuro...

...unendo a queste amare notizie un grande abbraccio a M. e G. !!!!

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