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Carcere-repressione

Scontri di Venaus la rivolta dei poliziotti

Polemica per la richiesta di pagare i danni gli agenti schierati contro i dimostranti in Valsusa

TORINO: «Quando un procuratore generale della Corte dei Conti accusa la polizia di aver “danneggiato” l’immagine dell’Italia per aver compiuto il suo dovere disperdendo i manifestanti No Tav in seguito ad un legittimo ordine di sgombero emesso dal precedente governo, vuol dire che la politica dell’ordine pubblico in Italia non esiste più». Lo afferma in una dichiarazione il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto. E ancora: «Capiamo bene la solerzia dell’alto magistrato, evidentemente attento a non scatenare le ire della sinistra estrema e contigua a no global e anti-Tav ma fare affermazioni di questo tipo in un provvedimento giudiziario, questo sì rovina l’immagine, ma della magistratura contabile. Quanto alla sicurezza, essa è già stata messa a repentaglio da questo governo, così sensibile alle ragioni dei Disobbedienti che distruggono le città e invece ostile nei confronti di chi l’ordine pubblico è chiamato a difenderlo e garantirlo.

L’indagine al centro della polemica è quella promossa, nel dicembre 2005, ora prossima alla conclusione, dal procuratore generale del Piemonte, Ermete Bogetti, contro i dirigenti della polizia responsabili dell’ordine la notte in cui furono sgomberati strade e cantieri Ltf dai manifestanti della Val Susa, compresi anarchici e autonomi dei Centri Sociali. Dopo Cicchitto, Rifondazione Comunista. Dice il consigliere regionale Juri Bossuto: «Non si può che concordare con il procuratore generale.

UNA COMMISSIONE GIA' MORTA, UNA NUOVA BATTAGLIA DA COMINCIARE

Intervento del 10 luglio 2007

UNA COMMISSIONE GIA' MORTA, UNA NUOVA BATTAGLIA DA COMINCIARE

Il caso Genova/G8 è tornato improvvisamente alla ribalta a seguito di alcune notizie arrivate dal tribunale di Genova, dalla "macelleria messicana" di Michelangelo Fournier all'indagine su Gianni De Gennaro. Si è tornati anche a parlare del progetto di commissione parlamentare d'inchiesta, chiuso da mesi in un cassetto, ma la scelta più pesante e più importante è stata compiuta dal governo, che ha sostituito il capo della polizia De Gennaro con il suo vice Antonio Manganelli. Lo stesso De Gennaro è stato nominato capo di gabinetto del ministero dell'Interno.

Queste scelte, compiute in un momento di grande clamore mediatico, corrispondono a una presa di posizione politica molto forte: il governo ha deciso non solo di proteggere De Gennaro, ma di legittimare di fatto l'intero operato della polizia di stato, sia al G8 del 2001 sia negli anni successivi, segnati da una sconcertante copertura degli abusi compiuti (basti pensare alle promozioni dei massimi dirigenti imputati a Genova e agli ostacoli frapposti all'azione giudiziaria).

ALTA VELOCITA' "La polizia ha caricato? Deve pagare"

La Corte dei Conti: gli scontri procurano un grave danno d'immagine per lo Stato

Il procuratore generale della Corte dei Conti del Piemonte, Ermete Bogetti, ha «quasi concluso», sono parole sue, l’indagine sul presunto «danno d’immagine nei confronti dello Stato e degli stessi corpi di polizia», causato dalle cariche della polizia avvenute a Venaus, in Val Susa, nel dicembre del 2005, durante lo sgombero di strade e cantieri dell’Alta Velocità, occupati da giorni da centinaia di manifestanti, tra cui elementi estremisti e dell’area anarchica, ora imputati dai pm di Torino, di «resistenza, lesioni, devastazione e saccheggio». «Gli interrogatori sono conclusi, entro l’autunno chiederò le misure», dice l’alto magistrato. Giovanni Aliquò, segretario nazionale del sindacato funzionari di polizia va all’attacco: «Se mai passasse questa linea, ci sarebbe un cortocircuito. Da una parte, i poliziotti avranno mille remore a intervenire; dall’altra saranno accusati di lasciare mano libera ai danneggiamenti. Un’indagine incomprensibile, che si porta dietro conseguenze pericolose».

Amato: "Picchiare le donne è tradizione siculo-pakistana"

Prestigiacomo: "Straparla, chieda scusa o lo querelo"

ROMA - "Nessun Dio autorizza un uomo a picchiare la donna. E' una tradizione siculo-pakistana che vuole far credere il contrario". Lo ha detto il ministro dell'Interno Amato nel suo intervento al convegno su Islam e integrazione. Amato ha più volte ricordato come solo fino agli anni '70 si trovavano in Sicilia costumi e tradizioni non molto distanti da quelle che ora in Italia sono importate dagli immigrati di certi gruppi musulmani.

Il ministro ha sottolineato nel suo intervento che l'integrazione "passa anche di qua: attribuire alla tradizione ciò che appartiene alla tradizione che non vuol dire negare Dio" ma semmai "l'io" che domina negli atteggiamenti patriarcali e maschilisti. Dobbiamo evitare di imputare a Dio - ha ribadito - il Dio dei cristiani e dei musulmani, che in realtà è lo stesso, ciò che è da imputare invece agli uomini".

Il ministro dell'Interno ha poi sottolineato come sia necessario evitare, quando pensiamo agli immigrati e in particolare ai musulmani, di avere di fronte dei "blocchi umani" invece che singole persone. "Non esiste il concetto noi contro gli altri - ha sottolineato - se lo deve cacciare fuori di testa tutto l'occidente: ognuno di noi è diverso e questo è importante soprattutto quando si parla di Islam", ha evidenziato, ricordando come questa religione non abbia una autorità gerarchica unica ma una pluralità di voci al suo interno. "Noi siamo gelosi della nostra identità - ha concluso - e ciascuno ha diritto alla sua".

LIBIA, PENA DI MORTE PER 5 INFERMIERE BULGARE

TRIPOLI - Un tribunale militare libico ha confermato oggi la pena di morte per cinque infermiere e un medico bulgari condannati per aver contagiato con il virus dell'Aids 438 bambini libici, ultimo passo dell'iter giudiziario che apre la strada a un intervento del governo di Muammar Gheddafi per una loro eventuale liberazione.

Le infermiere Kristiana Valtcheva, Nassia Nenova, Valia Tcherveniachka, Valentina Siropulo e Snejana Dimitrova e il medico Ashraf Jumaa Hajuj, di origine palestinese, sono detenuti dal 1999.

Il gruppo è accusato di aver inoculato deliberatamente il virus dell'Aids ai bambini di Bengasi. Tutti si sono dichiarati innocenti. Il presidente della Corte suprema Fathi Dahane ha respinto l'appello presentato dagli accusati, nel corso di un'udienza durata cinque minuti, assenti i sei imputati. Ieri sera, la Fondazione Gheddafi, presieduta dal figlio di Gheddafi, Seif Al-Islam, aveva annunciato il raggiungimento di un accordo per il versamento di risarcimenti alle famiglie delle vittime, 438 bambini infettati di cui 56 morti. L'accordo, grazie a un fondo speciale creato da Sofia e Tripoli sotto l'egida dell'Unione Europea, sarà presentato al Consiglio superiore delle istanze giudiziarie che si riunirà lunedì, il quale potrebbe decidere di commutare la condanna a morte in pene detentive, ha detto il ministro degli Esteri libico Abdel Rahmene Chalgham. Il consiglio superiore, organo politico presieduto dal ministero della Giustizia, "é abilitato a tenere conto di questo accordo", ha aggiunto.

Spray your hate a Brescia

09/07/2007 - 11:00
09/07/2007 - 19:59
Etc/GMT+2

Sabato 14 luglio 2007, ore 11.00, piazzale C. Battisti a Brescia. Presidio itinerante per denunciare la violenza di fascisti e polizia.

lucavolonte.eu SEQUESTRATO

PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA

sito sottoposto a sequestro preventivo

http://www.lucavolonte.eu

Decreto n. 49751/07
Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni "Roma"
Sezione Polizia Postale di Frosinone

"G8, quei falsi documenti di Bolzaneto" I pm: precompilati i modelli degli arrestati

GENOVA - Massacrata a calci e manganellate nell'inferno della scuola Diaz. Arrestata illegalmente con prove false. Trascinata via per i capelli, il volto ridotto ad una maschera di sangue. Ma Anna Nicola Doherty, cittadina inglese di 27 anni, quella notte maledetta entrando nella caserma di Bolzaneto dichiarava di "non temere per la propria incolumità fisica". Di non voler parlare con i propri familiari, con un legale, tantomeno con l'ambasciata britannica. E come lei tutti gli altri no-global stranieri, 66 delle 93 vittime del blitz poliziesco durante il G8.

Secondo i verbali ufficiali del ministero della Giustizia - redatti nel centro di prima detenzione - i ragazzi non avevano paura e non volevano parlare con nessuno. Sei anni più tardi la Procura di Genova è riuscita a dimostrare la falsità di quei documenti, e stamani chiederà che venga ascoltato in aula il perito che ha smascherato la bugia delle forze dell'ordine. I rapporti erano stati compilati in anticipo.

arresti a padova

Questa notte (6 luglio 2007) agenti dell'Ucigos hanno arrestato due persone in seguito all'inchiesta "operazione tramonto". Di seguito riportiamo la notizia su repubblica.it.
Stiamo attendendo notizie sulla loro destinazione, che probabilmente è Milano.

Invitiamo tutti ad esprimere solidarietà e, appena avremo maggiori notizie, a inviare lettere e telegrammi ai compagni arrestati.

parentieamici

Padova, operazione antiterrorismo
Arrestati due presunti brigatisti

ROMA – Operazione antiterrorismo a Padova: arrestate due persone accusate di associazione sovversiva e banda armata. Andrea Tonello, 52 anni, e Giampietro Simonetto, 19 anni, sono stati fermati la scorsa notte dagli agenti dell'Ucigos, l'Ufficio centrale per le investigazioni generali e le operazioni speciali su ordine dell'autorità giudiziaria di Milano.

"I provvedimenti cautelari - spiega l'Ucigos - sono il naturale sviluppo delle indagini che nel febbraio scorso hanno portato in carcere quindici presunti brigatisti aderenti al Partito Comunista Politico Militare", l'ala movimentista della Br, la cosiddetta seconda posizione.
Andrea Tonello è accusato in particolare di aver trasportato le armi del gruppo e di aver fornito supporto logistico per un'azione di autofinanziamento del PCPM. [...] In precedenza era stato già segnalato per associazione eversiva. Giampietro Simonetto[...] è accusato di aver procurato munizioni al gruppo eversivo.

La Digos ha inoltre eseguito alcune perquisizioni domiciliari.

L'sos di Save the children contro le mutilazioni genitali femminili

Tre milioni di piccole vittime ogni anno nel mondo. Per combatterle meglio la fermezza o la comprensione?

Il caso di Budur Ahmed Shakir, la bambina egiziana di 11 anni morta due settimane fa a Minya durante un’operazione di circoncisione decisa per "festeggiare" la sua promozione a scuola, sta diventando in Egitto, il Paese dove la pratica è più diffusa, il simbolo della rivolta contro una pratica che tutti a parole rifiutano, ma che pure resta fiorente. Nel mondo, denuncia Save the Children, ogni anno circa 3 milioni di bambine fra i 4 e i 15 anni subiscono mutilazioni genitali. La maggior parte vive in Africa: molte devono affrontare serie conseguenze sanitarie per le condizioni in cui si svolge l' "operazione", tutte hanno, da adulte, una vita sessuale, e non solo, dolorosa e difficile, con il continuo rischio di infezioni e la certezza di un parto travagliato.

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