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Carcere-repressione

[Roma] Cucchi: avvocato famiglia, "Condivido molte frasi di Giovanardi"

ROMA - Il legale della famiglia Cucchi condivide molte delle affermazioni di Carlo Giovanardi. Lo ha detto lo stesso avvocato, Fabio Anselmo, in un'intervista radiofonica. "Cio' che mi preme precisare - ha spiegato Anselmo - e' che nelle cartelle cliniche emerge come Stefano abbia rifiutato cibo e acqua perche' voleva parlare con il suo avvocato. Che fosse un tossicodipendente con grossi problemi di droga come ha detto Giovanardi e' vero - ha aggiunto Anselmo - ma e' evidente come i molteplici traumi alla colonna vertebrale abbiano debilitato il fisico fino al decesso di Stefano. (RCD)

[Genova] Falsi verbali sui pestaggi al G8. Condanna bis per Perugini

autore: 
da repubblica

Sconto di pena in appello per l'ex dirigente della Digos di Genova
protagonista di una delle sequenze-simbolo sulle violenze al vertice del 2001.

GENOVA - La condanna è arrivata anche in appello, ma con lo sconto della prescrizione. Un anno di reclusione per Alessandro Perugini, il funzionario di polizia protagonista di una delle sequenze più impressionanti del G8, l'uomo che in jeans e maglietta gialla sferra un calcio al volto di un adolescente, poi ripreso dalle telecamere con un occhio orribilmente tumefatto.

Era il pomeriggio di sabato 21 luglio 2001, Perugini - allora numero 2 della Digos ligure e responsabile dell'antiterrorismo - arrestò a modo suo il giovane no-global, che insieme ad altri ragazzi partecipava ad un pacifico sit-in davanti alla questura di Genova. Otto manifestanti finirono in manette nella caserma di Bolzaneto, accusati di aver lanciato pietre e bottiglie all'indirizzo degli agenti.

I filmati dimostrarono però che il gruppo di no-global era innocente: i ragazzi erano seduti a terra con le gambe incrociate e le braccia in alto, quando furono trascinati via dagli uomini della Digos. Perugini e
quattro sottufficiali falsificarono i verbali della cattura, farcendoli di bugie. Durante il trasferimento in macchina al carcere, due dei no-global furono minacciati con una pistola: "Vi ammazziamo, bombaroli di merda".

Già condannati in primo grado, gli imputati hanno potuto usufruire in parte della prescrizione, intervenuta per i reati di calunnia, percosse, minacce e ingiurie. Sono però stati ritenuti responsabili dei falsi: un anno a Alessandro Perugini (già condannato a 2 anni e 4 mesi per i soprusi e le violenze nel 'centro di prima detenzione' di Bolzaneto) e Antonio Del Giacco, otto mesi per Luca Mantovani, Enzo Raschellà e Sebastiano Pinzone.

[Roma] Cucchi, carabinieri e agenti penitenziari indagati. Spunta un testimone..

I primi provvedimenti dell'inchiesta sulla morte del 31enne riguardano coloro che entrarono in contatto con lui fra l'arresto e Palazzo di Giustizia: carabinieri e agenti penitenziari. E poi nelle celle del Palazzo di Giustizia, dove i fermati restano in attesa di comparire nelle aule del tribunale o per la convalida degli arresti o per il processo. Si cerca di fare luce anche sul ruolo di alcuni detenuti di Regina Coeli. Indagini fra i sanitari degli ospedali Villa San Pietro e Sandro Pertini

ROMA - Primi indagati nell'ambito dell'inchiesta su Stefano Cucchi, il 31enne morto lo scorso 22 ottobre dopo essere stato arrestato una settimana prima, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre. L'ipotesi di reato è omicidio preterintenzionale. I provvedimenti si riferiscono a chi fu in contatto con Cucchi, arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti. Cioè, carabinieri, agenti penitenziari e detenuti di Regina Coeli, e poi nelle celle del Palazzo di Giustizia, dove i fermati restano in attesa di comparire nelle aule del tribunale o per la convalida degli arresti o per il processo.

"Su tutte queste posizioni si stanno facendo accertamenti", si spiega a piazzale Clodio. Dalla cittadella giudiziaria non si confermano le indiscrezioni: "Molte cose scritte e dette sono sbagliate. Bisogna attendere lo svolgimento di alcuni accertamenti".

Sulla vicenda è in corso anche un'indagine parallela che riguarda la degenza di Cucchi prima nell'ospedale Villa San Pietro e poi al Sandro Pertini, dove Cucchi è morto. In questa parte dell'indagine è stato ipotizzato il reato di omicidio colposo. Al momento, quindi, i medici non sarebbero coinvolti nel lavoro dei pm Vincenzo Barba e Francesca Loy. Nei confronti dei sanitari, se dovessero emergere responsabilità a livello di negligenze, si procederebbe per omicidio colposo.

Anche oggi, con le audizioni di testimoni, prosegue l'attività istruttoria dei due magistrati, mentre è cominciata la consulenza dei medici legali dell'università di Roma La Sapienza incaricati di esaminare le risultanze degli accertamenti autoptici e di fare chiarezza sulle cause della morte di Cucchi.
(09 novembre 2009)

http://roma.repubblica.it/dettaglio/cucchi-carabinieri-e-agenti-penitenz...

[Roma] Giovanardi: "Cucchi morto perché drogato e anoressico"

autore: 
..

fonte: ANSA

ROMA - Primi indagati per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta nell'ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre scorso forse per le conseguenze di un pestaggio compiuto dopo il suo arresto del 15 ottobre. Le iscrizioni, secondo quanto si è appreso, sono state fatte per omicidio preterintenzionale, fattispecie configurabile nei confronti di coloro che hanno avuto in custodia il detenuto (carabinieri e polizia penitenziaria) e compagni di cella (a Regina Coeli e nella cella di sicurezza del tribunale).

Massimo riserbo a piazzale Clodio sul numero degli indagati e a quale delle tre tipologie appartengano. Al momento non sarebbero quindi coinvolti nelle indagini dei pm Vincenzo Barba e Francesca Loy il personale medico dell'ospedale, nei confronti dei quali, se emergessero responsabilità a livello di negligenze, si procederebbe per omicidio colposo. Anche, con le audizioni di testimoni, oggi prosegue l'attività istruttoria dei due magistrati, mentre è cominciata la consulenza dei medici legali della Sapienza incaricati di esaminare le risultanze degli accertamenti autoptici e di fare chiarezza sulle cause della morte di Cucchi.

Sul caso e' intervenuto il sottosegretario Carlo Giovanardi.

"Stefano Cucchi era in carcere perché era uno spacciatore abituale. Poveretto, è morto - e la verità verrà fuori - soprattutto perché pesava 42 chili", ha detto Giovanardi intervenuto a "24 Mattino" su Radio 24, che ha diffuso il testo dell'intervista, per parlare di droga.

"La droga - ha continuato Giovanardi - ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi il fatto che in cinque giorni sia peggiorato... certo bisogna vedere come i medici l'hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così ".

Le parole di Carlo Giovanardi ''si commentano da sole''. Quel che e' certo e' che la ''famiglia e' sempre in attesa di giustizia'', la replica di Giovanni Cucchi, il padre di Stefano. ''Che Stefano aveva dei problemi non lo abbiamo mai negato - dice Giovanni Cucchi - ma non per questo doveva morire cosi'''.

Sul web poliziotti e carabinieri chiedono verità

Sui siti frequentati dagli uomini delle forze dell'ordine il caso Cucchi
è molto discusso. Difesa di corpo, ma prevale il desiderio di chiarezza e verità"
"E' stato pestato. Qualcuno deve pagare"
Sul web l'orrore di poliziotti e carabinieri

ROMA - Nessun insabbiamento. Sul caso Cucchi la richiesta che migliaia di italiani sottoscrivono nell'agorà digitale è limpida. Chiarire le dinamiche, enucleare le cause e punire i colpevoli. Richieste vicine all'invettiva, colme d'indignazione. Perché gli interrogativi che serpeggiano dalla notte del 22 ottobre sono di quelli pesanti, che toccano valori importanti e questioni di principio come la fiducia nello Stato. Qual è stato il ruolo delle forze dell'ordine nella morte del 31enne romano? Cosa è successo nella caserma dei carabinieri del Casilino, in tribunale, nel carcere di Regina Coeli e all'ospedale Pertini nei giorni in cui si è consumata l'insostenibile agonia di Stefano?

Domande che attraversano blog e social network, siti istituzionali e politici. E non ne sono immuni quelli vicini alle forze dell'ordine. "Militari Forum" è uno dei tanti luoghi virtuali dove appartenenti alle forze armate e aspiranti tali si confrontano sulla vita in divisa, sui ruoli e sulle responsabilità dei difensori dello Stato. Su Stefano Cucchi, sin dal giorno della divulgazione delle foto da parte della famiglia, è in corso una discussione accesa. Il primo post contiene una formulazione secca e spigolosa della questione: "Mio Dio, ho visto le foto di Stefano Cucchi. Le forze dell'ordine sono in grado di fare questo? Possono sul serio aver ridotto come un animale un giovane solo perché in possesso di 20 grammi di erba?".

Nessuno, ovviamente, risponde con certezza. Nessuno ha elementi per farlo. Ci si affida agli occhi e in qualche caso all'esperienza maturata in anni di servizio. "Che è stato pestato è certo. Quello che è strano è che hanno colpito cercando di non nascondere gli effetti". Ci si riferisce a procedure in vigore, al fatto che l'autopsia è prevista per ogni decesso in carcere. "Allora perché non pensare a qualche compagno di cella?". Ma per molti è una posizione difficile da sostenere: "Non credo a questa storiella". Poi un amaro richiamo al pericolo che non si riesca mai a saapere com'è andata davvero: "Sarò brutale, ma si fa la figura degli illusi se si pensa che prima o poi la verità verrà a galla".

Poi lo spirito di corpo prende il sopravvento in senso positivo. L'amore per la scelta di difendere le istituzioni s'impone sulla difesa a oltranza del corpo: "Noi siamo preposti per tutelare il cittadino e non per fargli male. Chiunque esso sia". Non conta, e non deve contare, che Stefano sia stato arrestato per possesso di sostanze stupefacenti. Poi le prime accuse: "Va detto che nel ruolo di agenti truppa si trovano, anche se non frequentemente, degli esaltati, dei violenti frustrati che si sfogano sui malcapitati di turno". E ancora: "Secondo me qualcuno ha perso la testa e ha fatto un sacco di stronzate. Sono disgustato". Mele marce, che non possono mettere in ombra chi lavora con passione e spirito di servizio.

Poi i racconti e i punti di vista di chi per anni è stato sul campo: "Interventi simili ne ho fatti a centinaia. E può capitare di tutto, sopratutto avendo a che fare con un soggetto non collaborativo e in stato di alterazione mentale dovuta all'assunzione di sostanze stupefacenti". E, riferendosi ai colleghi "se hanno sbagliato è giusto punirli e congedarli dalla Polizia, ma stai tranquillo: nessuno di noi esce di casa per rovinare le persone".

Uno dei moderatori del forum ipotizza scenari giudiziari: "Sicuramente questo tizio o tizi, non diranno pubblicamente ciò che è successo né tanto meno lo confesseranno spontaneamente". E "gli avvocati difenderanno i loro assistiti, appigliandosi ad ogni cavillo possibile". Per giungere "ad una via di mezzo" che renda "soddisfatte entrambe le parti". Poi l'amarezza: "Quello che rimarrà a noi, come spesso accade, è l'eterna incertezza su come si sono svolti realmente i fatti". E c'è chi invita alla calma e chi attende le indagini della magistratura: "Per carità, prima di buttare fango addosso alle forze dell'ordine aspettiamo che si sappia qualcosa di più". Un'attesa che accomuna tanti, anche sul web.

© Riproduzione riservata (9 novembre 2009) Tutti gli articoli di cronaca

[Roma] Cucchi, on line tutta la documentazione clinica: la confessione di un delitto?

Cucchi, on line tutta la documentazione clinica: la confessione di un delitto?

Ha rifiutato le cure perché voleva vedere il suo legale. Amnesty vuole aprire un'inchiesta.
Tre associazioni (abuondiritto.it, italiarazzismo.it e innocentievasioni.net) a partire dalle 13 hanno pubblicato sui loro siti on line tutta la documentazione clinica, i referti, i diari sanitari e le cartelle cliniche di Stefano Cucchi. "Le mettiamo on line - spiega il presidente di 'A buon diritto' Luigi Manconi - con l'autorizzazione dei familiari e dopo aver consegnato questa documentazione ai pubblici ministeri e aver comunicato all'Autorità garante per la tutela della Privacy la nostra iniziativa".
“Lo facciamo”, si continua a leggere sul sito dell’associazione, “perché da questa documentazione emerge come una moltitudine di operatori della polizia giudiziaria, del personale amministrativo e delle strutture sanitarie, abbiano assistito – inerti quando non complici – al declino fisico di Stefano Cucchi e fino alla morte. Ed emergono, con cruda evidenza, le contraddizioni, ma anche le vere e proprie manipolazioni ai danni di Stefano Cucchi e dell’accertamento della verità”.
La confessione di un delitto di chi non ha saputo impedirlo
Nei documenti emerge infatti con evidenza che Stefano Cucchi decise di non nutrirsi e di non assumere liquidi perché voleva prima vedere il suo avvocato: “Visti gli esami eseguiti questa mattina, si propone nuovamente al paziente reidratazione endovenosa, ma il paziente si rifiuta perché vuole parlare prima con il suo avvocato e con l’assistente della comunità Ceis di Roma. Lo stesso, rifiuta anche di alimentasi, come sta facendo fin dall’ingresso, per lo stesso motivo”.
Questo scrivono i sanitari nel diario medico di Stefano (l'immagine è a sinistra). E l’associazione A buon diritto spiega: “Quella notazione è una sorta di confessione del delitto da parte di chi non ha saputo o voluto impedirlo. Balza agli occhi, in altre parole, che sulla morte di Stefano Cucchi non c’è alcun 'mistero': in quella documentazione c’è tutto”

Amnesty International vuole aprire un’inchiesta
Amnesty International, annuncia poi Luigi Manconi, intende condurre una propria inchiesta sulla vicenda della morte di Stefano Cucchi: “Ho ricevuto una richiesta di informazioni dall'ufficio londinese dell'organizzazione”.

Acccuse al documento pubblicato da Panorama
Il giorno in cui il ministro della Giustizia Alfano ha riferito in Senato sulla morte di Cucchi, aggiungendo il tassello che era stato Stefano a non volere autorizzare i medici a diffondere notizie sul suo stato di salute, neanche ai suoi familiari, il settimanale Panorama ha pubblicato, sul suo sito, il documento in questione (l’immagine è di seguito).
Il modulo era intestato al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, e si leggeva la richiesta di autorizzare i sanitari "di questa struttura a rilasciare notizie mediche alle persone sotto elencate durante tutto il periodo della degenza in questo reparto".
Nel documento, riferisce Panorama.it, datato 17 ottobre: "Cucchi scrive no due volte sopra lo spazio dove andrebbero inseriti i nomi e il grado di parentela delle persone autorizzate". Sotto mette la firma, sulla cui autenticità i genitori (e il loro legale) hanno espresso dubbi.L’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, quello stesso giorno ha detto a Il Salvagente.it che non credeva in alcun modo a quel documento.

Il legale: "Quello pubblicato è diverso da quello originale"
Oggi aggiunge che è un falso: "Nella cartella clinica inviata dal Pertini ai pm Barba e Loy, il documento riguardante l'accettazione o meno da parte di Stefano Cucchi nel comunicare notizie ai suoi familiari è diverso da quello pubblicato dagli organi di stampa. È diverso addirittura il modulo, pur rimanendo sostanzialmente le stesse domande. Il documento ha soltanto l'intestazione scritta a penna, col nome di Stefano Cucchi e la data. Per il resto non è scritto altro (né sì, né no come risposta alle domande, ndr) e non è neppure sottoscritto, senza firma alcuna".
"La sua indisponibilità all'alimentazione e alla somministrazione di liquidi era dovuta al fatto che Stefano chiedeva di parlare con il suo legale di fiducia, con una operatrice della comunità Ceis e con il cognato - ha detto ancora Anselmo - richiesta evidentemente non accordata dal reparto dell'ospedale Pertini dove era ricoverato".

Rifiutò le cure solo perchè voleva vedere il suo avvocato
Stefano Cucchi non rifiutò le cure al Pertini, per una scelta irrazionale, come anche il ministro Alfano aveva fatto credere fino a questo momento, ma soltanto come forma di pressione per poter vedere il suo avvocato, cosa che gli era stata negata fin dal suo arresto.
La notizia è più che attendibile e spiega un passaggio finora oscuro nella morte della tragica morte di un giovane di 26 anni, arrestato solo per il possesso di un piccolo quantitativodi droga.
E' scritta, infatti - come scrive Maria Zegarelli oggi sull'Unità - "in un documento firmato da un dirigente del reparto detentitvo dell'ospedale Sandro Pertini. Chcci, si legge, ha rifiutato espressamente qualsiasi terapia reidratante endovenosa, necessaria per la presenza di un quadro di insufficienza renale da disidratazione. E ha rifiutato anche di alimentarsi (...) finché non parlerà con il suo avvocato".
La notizia è confermata anche da Luigi Manconi, presidente dell'associazione "A buon diritto", in passato leader dei Verdi e sottosegretario alla Giustizia: "è da una settimana - dice Manconi - che segnalo il fatto che già all'atto dell'ingresso in caserma, il 15 ottobre, Cucchi chiede che venga avvertito il suo avvocato di fiducia. La cosa non avviene né in quel momento né in seguito".
Perché? Cosa volevano impedirgli di dire al suo avvocato? Forse la vera spiegazione delle tante botte subite?

Arrivò a Regina Coeli già con lesioni gravi
Stefano Cucchi arrivò a Regina Coeli già con lesioni gravi. Lo hanno detto ieri ben tre medici del carcere alla commissione alla commissione parlamentare sul servizio sanitario nazionale diretta dal senatore Ignazio Marino.
Due dei dottori visitarono il ragazzo lo stesso giorno del suo ingresso in carcere, il 16 ottobre e hanno dichiarato che Stefano, al suo ingresso in carcere, aveva già lesioni gravi al volto, lesioni vertebrali e un sospetto di trauma cranico addominale. Lividi violacei intorno ai due occhi, escoriazioni sul collo e sulle mandibole, una mascella gonfia.

Le foto apparse ieri
Le foto segnaletiche dalla Polizia penitenziaria all'ufficio matricole del Regina Coeli, scattate all’ingresso del penitenziario nel pomeriggio del 16 ottobre, sono chiare. Una di esse la vedete sulla home: Stefano è stato picchiato prima dello scatto di questa foto. Per capirlo basta confrontare questa immagine con quelle che lo ritraggono dopo la morte.
Cucchi, 31 anni, è il centoquarantottesimo detenuto morto in carcere dall’inizio dell’anno. Si è spento il 22 ottobre, alle 6,20 del mattino, nel reparto detenuti dell'ospedale Pertini, senza una spiegazione plausibile.
Era stato arrestato solo una settimana prima, per aver venduta una piccola quantità di hascisc per 20 euro.

Il direttore del carcere: qui non è successo nulla

Ma per il direttore del carcere romano di Regina Coeli, Mauro Mariani, la presenza di Cucchi in carcere non presenta alcuna anomalia. Lo ha detto alla commissione di indagine sulla sanità del Senato presieduta da Ignazio Marino.
"C'è il certificato medico del tribunale - ha spiegato Marino - ci sono le foto e la visita di primo ingresso, quindi la situazione dell'arrivo è ben documentata".
"Alla commissione - ha aggiunto Mariani - ho consegnato tutta la documentazione perché vogliono fare una ricognizione a 360 gradi sulla breve permanenza di Stefano Cucchi nel carcere di Regina Coeli. Credo che in nessun momento della permanenza, seppur breve - dalla giornata del 16 ottobre nell'area delle matricole, perché non é neanche entrato nei reparti, e di quella del 17, per poche ore - non c'è stato un momento buio. L'unica idea che mi sono fatto è che nel carcere di Regina Coeli sono state fatte le cose a norma".

A breve si attendono i primi avvisi di garanzia
Intanto a breve dovrebbero arrivare i primi avvisi di garanzia nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi.
Proseguono infatti a passo spedito gli accertamenti di chi indaga, che sta procedendo a sentire tutte le persone che ebbero contatti in quei giorni con il 31enne, compresi i detenuti. Questa mattina i magistrati si sono incontrati con gli avvocati Fabio Anselmo e Mario Piccioni che rappresentano la famiglia di Cucchi. All'esito di tale colloquio i penalisti si sono detti "soddisfatti dell'incontro".
Sono due le ipotesi di reato, nel fascicolo aperto dai Pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy, sulla morte di Stefano Cucchi.
E si lavora quindi su due, diversi, fronti: omicidio preterintenzionale (che è quello più grave), volto a verificare se Stefano sia stato picchiato; e omicidio colposo, nei confronti dei medici del Pertini che hanno avuto in cura il giovane, per presunte negligenze nelle cure sanitarie.

Ascolato Fierro, il primario del Pertini
Per quanto riguarda i medici, c'è nell'inchiesta un'ipotesi di colpa professionale su cui si stanno tra gli altri indirizzando le indagini dei pm romani. Anche per accertare l'eventuale sussistenza o meno dei medici, i magistrati hanno oggi sentito come persona informata sui fatti Aldo Fierro, primario della struttura protetta per detenuti dell'ospedale Sandro Pertini. Nel corso dell'audizione il medico, stando a quanto si è appreso, ha affermato come Cucchi abbia a tratti rifiutato l'alimentazione e come abbia firmato il divieto che la famiglia fosse informata delle sue condizioni di salute. Comunicazioni che comunque sarebbero potute avvenire solo previo via libera del tribunale, secondo quanto previsto da un protocollo d'intesa tra Asl e il Dap.

La firma di Stefano sul documento di Panorama
"L'ho visto, e ne prendiamo atto, ma non ci crediamo": così Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi, commenta a caldo il documento diffuso da Panorama. "Io da 12 anni faccio processi per colpe mediche, e non posso certo credere che Cucchi non volesse informare la famiglia sul suo stato di salute": dice a il Salvagente.it rispondendo al dubbio che Stefano sia stato costretto a firmare.
Avvocato, ma la famiglia poteva immaginare, o lo ha saputo questa mattina dal Ministro Alfano, dell'esistenza di questo documento? "Rispettiamo quanto ha detto il Ministro questa mattina, noi ora faremo tutti gli accertamenti del caso, ma, ripeto, a quella firma continuiamo a non crederci".

Panorama pubblica la firma di Cucchi, ecco il documento
I medici dovevano o no inormare la famiglia Cucchi sullo stato di salute del figlio? E' su questo punto che oggi emerge la novità, per voce del ministro della Giustizia Alfano: stando ai sanitari Cucchi "non autorizzò a diffondere notizie sul suo stato di salute, neanche ai suoi familiari". Lo ha messo per iscritto: ha specificato il ministro.
La sorella di Stefano non ci crede, vuole vedere la firma di Stefano. Poche ore dopo, Panorama esegue: sul suo sito pubblica, nero su bianco, (di seguito l'immagine) il modulo intestato al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia.
A Cucchi viene richiesto di autorizzare i sanitari “di questa struttura a rilasciare notizie mediche alle persone sotto elencate durante tutto il periodo della degenza in questo reparto”.
Nel documento, riferisce Panorama.it, datato 17 ottobre, Cucchi scrive no due volte sopra lo spazio dove andrebbero inseriti i nomi e il grado di parentela delle persone autorizzate. Sotto mette la firma, sulla cui autenticità i genitori (e il loro legale) hanno espresso dubbi.

Inchiesta parlamentare per accertare la qualità delle cure
Anche l'ufficio di presidenza della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale si muove velocemente, e ha deciso oggi all'unanimità di aprire un'inchiesta sull'appropriatezza e la qualità delle cure somministrate a Stefano Cucchi. Nei prossimi giorni verrà stabilita la lista delle persone che saranno chiamate in audizione e gli eventuali sopralluoghi.
“L'obiettivo che si prefigge l'inchiesta - afferma Ignazio Marino, presidente della Commissione - è di arrivare a stabilire con esattezza se nell'assistenza prestata a Stefano Cucchi vi siano stati degli errori o delle omissioni da parte dei sanitari. La documentazione in nostro possesso mostra alcuni aspetti che necessitano di precisazioni e per questo abbiamo valutato l'esigenza di procedere con una vera e propria inchiesta. Sono certo che dagli approfondimenti che faremo potremo contribuire a chiarire questa vicenda che lascia tutti sgomenti”.

http://www.ilsalvagente.it

[Roma] Cucchi, la pista dei pm: fu pestato in tribunale

autore: 
da repubblica

I magistrati ora si concentrano su ciò che è accaduto subito prima e dopo il processo. E le forze dell'ordine temono tensioni al corteo degli ultras sabato a Roma.

ROMA - Stefano Cucchi pestato nelle celle del tribunale di Roma, a Piazzale Clodio, prima della direttissima, e subito dopo la sentenza che ne ha disposto la carcerazione. È questa la pista seguita in queste ultime ore dalla procura di Roma. Nel frattempo la sua morte in carcere da vicenda di ordinaria malagiustizia s'è trasformata in caso di ordine pubblico.

Dopo i disordini dell'altro ieri a Roma al corteo dei centri sociali, le forze dell'ordine temono tensioni alla manifestazione del prossimo sabato 14 novembre dei gruppi di ultras delle squadre di calcio di tutta Italia contro la "tessera del tifoso". I primi segnali che le "curve" si stanno mobilitando sulla morte dell'uomo arrestato per venti grammi di hashish ci sono già: alla partita del primo novembre Roma-Bologna è stato esposto uno striscione "Giustizia per Stefano Cucchi" seguito da cori di invettive contro carabinieri e polizia. Analoga scena il giorno prima per la partita di serie B Lecce-Empoli. La preoccupazione di polizia e carabinieri è che i dubbi ancora irrisolti sulle cause del decesso di Cucchi possano ingenerare, sabato prossimo, reazioni violente durante il corteo delle tifoserie.

A questo proposito, le indagini della procura di Roma sono alla stretta finale. Nei prossimi giorni partiranno i primi avvisi di garanzia. L'attenzione dei pm s'è concentrata sulla permanenza di Cucchi in Tribunale, alla direttissima. L'uomo vi arriva alle 9 del 16 ottobre. Fino alle 12 resta nelle celle sotto la sorveglianza della Polizia penitenziaria. Alcuni detenuti hanno già verbalizzato che in questo periodo ci sarebbe stato del "trambusto" seguito dall'intervento "sbrigativo" degli agenti. Quando Cucchi arriva in aula presenta arrossamenti sotto gli occhi (lo notano i familiari), ma si regge sulle gambe. E dà un calcio a un tavolo quando il giudice decide di mandarlo in carcere. Inoltre, riferisce l'Arma, insulta i carabinieri. Ma al padre e all'avvocato d'ufficio non riferisce di botte. Alle 13,30 viene consegnato alla Polpen e portato nelle celle del tribunale in attesa del trasferimento a Regina Coeli. Ma qui succede qualcosa. Cade dalle scale? Viene pestato? Quel che è certo è che alle 14,05 la stessa polizia chiede l'intervento di un medico dell'Asl che referta "lesioni ecchimodiche in regione palpebrale di colore purpureo". E prende atto che Cucchi manifesta "dolore e lesioni alla regione sacrale e agli arti inferiori".

"Non mi curo senza l'avvocato". Così Stefano fu isolato in corsia

autore: 
da repubblica

Il caso. All'esame dei pm le differenti versioni dei medici fra ospedali e Regina Coeli
Agli atti manca la firma del giovane nel documento con cui avrebbe tenuto lontani i familiari.

ROMA - Protestava rifiutando cure, cibo e acqua perché voleva parlare con il suo avvocato di fiducia e con un'operatrice del Ceis che era diventata dal 2004 un punto di riferimento per lui. "Ma quei diritti a Stefano sono stati negati, forse per impedirgli di denunciare il pestaggio subito in più riprese", continua a ripetere da giorni Ilaria Cucchi. Da quando suo fratello Stefano, 31 anni, è morto all'alba del 22 ottobre con due vertebre rotte, traumi alla testa e all'addome, dopo essere stato arrestato il 15 alle 23.30 con pochi grammi di droga.

Che le condizioni del giovane fossero molto gravi è certificato dal diario infermieristico del reparto carcerario dell'ospedale Sandro Pertini. Il 21 ottobre, ventiquattro ore prima della morte, i medici annotano: "Visti gli esami ematochimici eseguiti si propone nuovamente al paziente la reidrazione endovenosa ma il paziente rifiuta perché vuole parlare prima con il suo avvocato o con l'assistente sociale del Ceis". Nella comunità terapeutica Cucchi si era disintossicato soprattutto per problemi di alcol. Ma nel diario medico si dice di più: "Rifiuta di alimentarsi fin dall'ingresso e anche di effettuare l'ecografia all'addome". Che il quadro clinico fosse grave i medici del Pertini l'avevano segnalato anche in una relazione al magistrato per chiedere il trattamento sanitario obbligatorio. Ma la richiesta non fece in tempo neanche a partire: all'alba del 22 ottobre il trentunenne morì.

I referti mostrano però una realtà diversa da quella poi riferita dai medici ascoltati dai pm che indagano per omicidio preterintenzionale nei confronti dei responsabili del pestaggio e e per omicidio colposo nei confronti dei sanitari che avrebbero dovuto assistere adeguatamente il giovane. I sanitari del Pertini ai magistrati raccontano invece che le condizioni di Cucchi non erano così gravi e che si alimentava in modo discontinuo e non totalmente.

La sorella non ha dubbi: sia la richiesta di Stefano Cucchi sia il rifiuto del personale del carcere avevano la stessa motivazione: le botte. "Le sue richieste sono cadute nel vuoto". E quando i genitori di Stefano chiesero di entrare nel reparto carcerario del Pertini non gli fu consentito. Trovarono un'opposizione, sorda all'inizio e via via più esplicita. E il modulo che i pazienti-detenuti firmano all'ingresso ha una barra sul diniego di informare i familiari, ma non porta la firma di Stefano Cucchi. "Perché lo spazio della firma resta bianco e a noi è stato impedito di vederlo? - ripetono i familiari - Hanno detto che dovevano rispettare la sua volontà, ma era proprio così o volevano nascondere le aggressioni che Stefano ha subito?". Ora cartelle cliniche e i moduli d'ingresso al carcere sono al centro delle verifiche della procura che sta per inviare i primi avvisi di garanzia.

"controllo del vicinato"?!?

Le nuove ronde, dalla poltrona del salotto
di Redazione
Se le ronde non decollano, ci pensano i vicini di casa. A fare le ronde dalla poltrona del salotto. È partita ieri la raccolta firme e il volantinaggio a favore della nascita del «Controllo del vicinato» nella zona 7, ovvero Baggio-Forze armate. L’iniziativa, su modello inglese del «NeightbourhoodWatch», prevede che siano gli stessi abitanti del quartiere a controllare strade e vie, segnalando a forze dell’ordine e agenti di polizia locale qualsiasi particolare sospetto o poco chiaro. Il progetto, nato da un’idea dell’assessore regionale alla Polizia locale, Stefano Maullu si basa sulla collaborazione tra residenti e agenti. Ma come funziona? Per riconoscere i quartieri sorvegliati a vista basterà fare attenzione ai cartelli, posti all’inizio e alla fine delle vie, negli spazi comuni e in prossimità degli esercizi commerciali. E i cittadini? Potranno limitarsi a stare alla finestra o al balcone e osservare. «Cosa puoi fare? Presta maggior attenzione - si legge nel volantino - a ciò che avviene in strada. Segna su un taccuino eventuali auto sospette, chiedi a persone che vanno in giro con aria strana se hanno bisogno di qualcosa». «Non sono richiesti né eroismi, né particolari competenze - spiega l’assessore Maullu - si tratta sostanzialmente di essere più vigili».
Una volta raccolte le firme saranno consegnate al sindaco per chiedere l’istituzione del progetto in via sperimentale a Baggio.

http://www.ilgiornale.it/milano/le_nuove_ronde_poltrona_salotto/08-11-20...

[Bs] Presentazione "le scarpe dei suicidi"

17/11/2009 - 20:15
17/11/2009 - 23:59
Etc/GMT+2

Martedì 17 Novembre 2009 Ore 20:15
Presentazione del libro "Le scarpe dei suicidi"
sarà presente l'autore, Tobia Imperato e la distro delle Autoproduzioni Fenix!

presso il Circolo Anarchico Bonometti in vicolo Borgondio, 6 (zona Carmine) Brescia

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