
Ha rifiutato le cure perché voleva vedere il suo legale. Amnesty vuole aprire un'inchiesta.
Tre associazioni (abuondiritto.it, italiarazzismo.it e innocentievasioni.net) a partire dalle 13 hanno pubblicato sui loro siti on line tutta la documentazione clinica, i referti, i diari sanitari e le cartelle cliniche di Stefano Cucchi. "Le mettiamo on line - spiega il presidente di 'A buon diritto' Luigi Manconi - con l'autorizzazione dei familiari e dopo aver consegnato questa documentazione ai pubblici ministeri e aver comunicato all'Autorità garante per la tutela della Privacy la nostra iniziativa".
“Lo facciamo”, si continua a leggere sul sito dell’associazione, “perché da questa documentazione emerge come una moltitudine di operatori della polizia giudiziaria, del personale amministrativo e delle strutture sanitarie, abbiano assistito – inerti quando non complici – al declino fisico di Stefano Cucchi e fino alla morte. Ed emergono, con cruda evidenza, le contraddizioni, ma anche le vere e proprie manipolazioni ai danni di Stefano Cucchi e dell’accertamento della verità”.
La confessione di un delitto di chi non ha saputo impedirlo
Nei documenti emerge infatti con evidenza che Stefano Cucchi decise di non nutrirsi e di non assumere liquidi perché voleva prima vedere il suo avvocato: “Visti gli esami eseguiti questa mattina, si propone nuovamente al paziente reidratazione endovenosa, ma il paziente si rifiuta perché vuole parlare prima con il suo avvocato e con l’assistente della comunità Ceis di Roma. Lo stesso, rifiuta anche di alimentasi, come sta facendo fin dall’ingresso, per lo stesso motivo”.
Questo scrivono i sanitari nel diario medico di Stefano (l'immagine è a sinistra). E l’associazione A buon diritto spiega: “Quella notazione è una sorta di confessione del delitto da parte di chi non ha saputo o voluto impedirlo. Balza agli occhi, in altre parole, che sulla morte di Stefano Cucchi non c’è alcun 'mistero': in quella documentazione c’è tutto”
Amnesty International vuole aprire un’inchiesta
Amnesty International, annuncia poi Luigi Manconi, intende condurre una propria inchiesta sulla vicenda della morte di Stefano Cucchi: “Ho ricevuto una richiesta di informazioni dall'ufficio londinese dell'organizzazione”.
Acccuse al documento pubblicato da Panorama
Il giorno in cui il ministro della Giustizia Alfano ha riferito in Senato sulla morte di Cucchi, aggiungendo il tassello che era stato Stefano a non volere autorizzare i medici a diffondere notizie sul suo stato di salute, neanche ai suoi familiari, il settimanale Panorama ha pubblicato, sul suo sito, il documento in questione (l’immagine è di seguito).
Il modulo era intestato al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia, e si leggeva la richiesta di autorizzare i sanitari "di questa struttura a rilasciare notizie mediche alle persone sotto elencate durante tutto il periodo della degenza in questo reparto".
Nel documento, riferisce Panorama.it, datato 17 ottobre: "Cucchi scrive no due volte sopra lo spazio dove andrebbero inseriti i nomi e il grado di parentela delle persone autorizzate". Sotto mette la firma, sulla cui autenticità i genitori (e il loro legale) hanno espresso dubbi.L’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, quello stesso giorno ha detto a Il Salvagente.it che non credeva in alcun modo a quel documento.
Il legale: "Quello pubblicato è diverso da quello originale"
Oggi aggiunge che è un falso: "Nella cartella clinica inviata dal Pertini ai pm Barba e Loy, il documento riguardante l'accettazione o meno da parte di Stefano Cucchi nel comunicare notizie ai suoi familiari è diverso da quello pubblicato dagli organi di stampa. È diverso addirittura il modulo, pur rimanendo sostanzialmente le stesse domande. Il documento ha soltanto l'intestazione scritta a penna, col nome di Stefano Cucchi e la data. Per il resto non è scritto altro (né sì, né no come risposta alle domande, ndr) e non è neppure sottoscritto, senza firma alcuna".
"La sua indisponibilità all'alimentazione e alla somministrazione di liquidi era dovuta al fatto che Stefano chiedeva di parlare con il suo legale di fiducia, con una operatrice della comunità Ceis e con il cognato - ha detto ancora Anselmo - richiesta evidentemente non accordata dal reparto dell'ospedale Pertini dove era ricoverato".
Rifiutò le cure solo perchè voleva vedere il suo avvocato
Stefano Cucchi non rifiutò le cure al Pertini, per una scelta irrazionale, come anche il ministro Alfano aveva fatto credere fino a questo momento, ma soltanto come forma di pressione per poter vedere il suo avvocato, cosa che gli era stata negata fin dal suo arresto.
La notizia è più che attendibile e spiega un passaggio finora oscuro nella morte della tragica morte di un giovane di 26 anni, arrestato solo per il possesso di un piccolo quantitativodi droga.
E' scritta, infatti - come scrive Maria Zegarelli oggi sull'Unità - "in un documento firmato da un dirigente del reparto detentitvo dell'ospedale Sandro Pertini. Chcci, si legge, ha rifiutato espressamente qualsiasi terapia reidratante endovenosa, necessaria per la presenza di un quadro di insufficienza renale da disidratazione. E ha rifiutato anche di alimentarsi (...) finché non parlerà con il suo avvocato".
La notizia è confermata anche da Luigi Manconi, presidente dell'associazione "A buon diritto", in passato leader dei Verdi e sottosegretario alla Giustizia: "è da una settimana - dice Manconi - che segnalo il fatto che già all'atto dell'ingresso in caserma, il 15 ottobre, Cucchi chiede che venga avvertito il suo avvocato di fiducia. La cosa non avviene né in quel momento né in seguito".
Perché? Cosa volevano impedirgli di dire al suo avvocato? Forse la vera spiegazione delle tante botte subite?
Arrivò a Regina Coeli già con lesioni gravi
Stefano Cucchi arrivò a Regina Coeli già con lesioni gravi. Lo hanno detto ieri ben tre medici del carcere alla commissione alla commissione parlamentare sul servizio sanitario nazionale diretta dal senatore Ignazio Marino.
Due dei dottori visitarono il ragazzo lo stesso giorno del suo ingresso in carcere, il 16 ottobre e hanno dichiarato che Stefano, al suo ingresso in carcere, aveva già lesioni gravi al volto, lesioni vertebrali e un sospetto di trauma cranico addominale. Lividi violacei intorno ai due occhi, escoriazioni sul collo e sulle mandibole, una mascella gonfia.
Le foto apparse ieri
Le foto segnaletiche dalla Polizia penitenziaria all'ufficio matricole del Regina Coeli, scattate all’ingresso del penitenziario nel pomeriggio del 16 ottobre, sono chiare. Una di esse la vedete sulla home: Stefano è stato picchiato prima dello scatto di questa foto. Per capirlo basta confrontare questa immagine con quelle che lo ritraggono dopo la morte.
Cucchi, 31 anni, è il centoquarantottesimo detenuto morto in carcere dall’inizio dell’anno. Si è spento il 22 ottobre, alle 6,20 del mattino, nel reparto detenuti dell'ospedale Pertini, senza una spiegazione plausibile.
Era stato arrestato solo una settimana prima, per aver venduta una piccola quantità di hascisc per 20 euro.
Il direttore del carcere: qui non è successo nulla
Ma per il direttore del carcere romano di Regina Coeli, Mauro Mariani, la presenza di Cucchi in carcere non presenta alcuna anomalia. Lo ha detto alla commissione di indagine sulla sanità del Senato presieduta da Ignazio Marino.
"C'è il certificato medico del tribunale - ha spiegato Marino - ci sono le foto e la visita di primo ingresso, quindi la situazione dell'arrivo è ben documentata".
"Alla commissione - ha aggiunto Mariani - ho consegnato tutta la documentazione perché vogliono fare una ricognizione a 360 gradi sulla breve permanenza di Stefano Cucchi nel carcere di Regina Coeli. Credo che in nessun momento della permanenza, seppur breve - dalla giornata del 16 ottobre nell'area delle matricole, perché non é neanche entrato nei reparti, e di quella del 17, per poche ore - non c'è stato un momento buio. L'unica idea che mi sono fatto è che nel carcere di Regina Coeli sono state fatte le cose a norma".
A breve si attendono i primi avvisi di garanzia
Intanto a breve dovrebbero arrivare i primi avvisi di garanzia nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi.
Proseguono infatti a passo spedito gli accertamenti di chi indaga, che sta procedendo a sentire tutte le persone che ebbero contatti in quei giorni con il 31enne, compresi i detenuti. Questa mattina i magistrati si sono incontrati con gli avvocati Fabio Anselmo e Mario Piccioni che rappresentano la famiglia di Cucchi. All'esito di tale colloquio i penalisti si sono detti "soddisfatti dell'incontro".
Sono due le ipotesi di reato, nel fascicolo aperto dai Pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy, sulla morte di Stefano Cucchi.
E si lavora quindi su due, diversi, fronti: omicidio preterintenzionale (che è quello più grave), volto a verificare se Stefano sia stato picchiato; e omicidio colposo, nei confronti dei medici del Pertini che hanno avuto in cura il giovane, per presunte negligenze nelle cure sanitarie.
Ascolato Fierro, il primario del Pertini
Per quanto riguarda i medici, c'è nell'inchiesta un'ipotesi di colpa professionale su cui si stanno tra gli altri indirizzando le indagini dei pm romani. Anche per accertare l'eventuale sussistenza o meno dei medici, i magistrati hanno oggi sentito come persona informata sui fatti Aldo Fierro, primario della struttura protetta per detenuti dell'ospedale Sandro Pertini. Nel corso dell'audizione il medico, stando a quanto si è appreso, ha affermato come Cucchi abbia a tratti rifiutato l'alimentazione e come abbia firmato il divieto che la famiglia fosse informata delle sue condizioni di salute. Comunicazioni che comunque sarebbero potute avvenire solo previo via libera del tribunale, secondo quanto previsto da un protocollo d'intesa tra Asl e il Dap.
La firma di Stefano sul documento di Panorama
"L'ho visto, e ne prendiamo atto, ma non ci crediamo": così Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi, commenta a caldo il documento diffuso da Panorama. "Io da 12 anni faccio processi per colpe mediche, e non posso certo credere che Cucchi non volesse informare la famiglia sul suo stato di salute": dice a il Salvagente.it rispondendo al dubbio che Stefano sia stato costretto a firmare.
Avvocato, ma la famiglia poteva immaginare, o lo ha saputo questa mattina dal Ministro Alfano, dell'esistenza di questo documento? "Rispettiamo quanto ha detto il Ministro questa mattina, noi ora faremo tutti gli accertamenti del caso, ma, ripeto, a quella firma continuiamo a non crederci".
Panorama pubblica la firma di Cucchi, ecco il documento
I medici dovevano o no inormare la famiglia Cucchi sullo stato di salute del figlio? E' su questo punto che oggi emerge la novità, per voce del ministro della Giustizia Alfano: stando ai sanitari Cucchi "non autorizzò a diffondere notizie sul suo stato di salute, neanche ai suoi familiari". Lo ha messo per iscritto: ha specificato il ministro.
La sorella di Stefano non ci crede, vuole vedere la firma di Stefano. Poche ore dopo, Panorama esegue: sul suo sito pubblica, nero su bianco, (di seguito l'immagine) il modulo intestato al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia.
A Cucchi viene richiesto di autorizzare i sanitari “di questa struttura a rilasciare notizie mediche alle persone sotto elencate durante tutto il periodo della degenza in questo reparto”.
Nel documento, riferisce Panorama.it, datato 17 ottobre, Cucchi scrive no due volte sopra lo spazio dove andrebbero inseriti i nomi e il grado di parentela delle persone autorizzate. Sotto mette la firma, sulla cui autenticità i genitori (e il loro legale) hanno espresso dubbi.
Inchiesta parlamentare per accertare la qualità delle cure
Anche l'ufficio di presidenza della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale si muove velocemente, e ha deciso oggi all'unanimità di aprire un'inchiesta sull'appropriatezza e la qualità delle cure somministrate a Stefano Cucchi. Nei prossimi giorni verrà stabilita la lista delle persone che saranno chiamate in audizione e gli eventuali sopralluoghi.
“L'obiettivo che si prefigge l'inchiesta - afferma Ignazio Marino, presidente della Commissione - è di arrivare a stabilire con esattezza se nell'assistenza prestata a Stefano Cucchi vi siano stati degli errori o delle omissioni da parte dei sanitari. La documentazione in nostro possesso mostra alcuni aspetti che necessitano di precisazioni e per questo abbiamo valutato l'esigenza di procedere con una vera e propria inchiesta. Sono certo che dagli approfondimenti che faremo potremo contribuire a chiarire questa vicenda che lascia tutti sgomenti”.
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