27 ottobre 2009: Elham è nel cie di Gradisca. Non mangia da 57 giorni.Sta male. La sua compagna(incinta) non sa nulla, non vuole farla preoccupare. E intanto Elham ogni giorno che passa perde le forze…Giovedì dovrebbe essere ricoverato all’ospedale.
http://www.andreaonori.com/?page_id=412
---
cie Gradisca d'isonzo
Da 54 giorni Elham non tocca cibo
Elham è un uomo di 41 anni ed è chiuso in una gabbia. Si trova nel Cie di Gradisca d’Isonzo dal 14 agosto. Sono ormai 54 giorni che non apre bocca per alimentarsi.
25 ottobre 2009 - Andrea Onori
Fonte: www.periodicoitaliano.info
Mentre espone la sua storia, dai suoi occhi dispersi e abbattuti, escono a dirotto lacrime di dolore ed incomincia a singhiozzare quando mi parla dei suoi bambini. Non so più cosa chiedere. Resto in silenzio in attesa che ricominci a raccontare la sua storia. Quando prende coraggio e inizia di nuovo a parlare, riesco a capire molto poco. Le lacrime di disperazione annientano la sua parola.
Elham è un uomo di 41 anni ed è chiuso in una gabbia. Si trova nel Cie di Gradisca d’Isonzo dal 14 agosto. Da quel giorno, è stato ricoverato in ospedale ben tre volte, a causa del suo peso che continuamente scendeva (da 67 kg, ora ne pesa 49). In quel letto, dove correvano da una parte all’altra i camici bianchi, c’erano anche due sentinelle immobili che lo sorvegliavano a distanza giorno e notte. Trattato come un criminale, come se il ricovero fosse una mossa strategica per scappare da quella crudele realtà.
“Non voglio scappare dal centro di identificazione ed espulsione. Poi dovrò per forza fare il delinquente. Perderò il lavoro, la casa, la macchina e forse la mia donna. Io voglio solo quel maledetto pezzo di carta.” mi racconta telefonicamente Elham. Purtroppo, anche se volesse scappare, non ha la forza per reagire. Sono ormai 54 giorni che non apre bocca per alimentarsi, è troppo debole. Ed ora ha iniziato anche lo sciopero della sete, “bevo solo caffè” mi dice Elham.
Non dorme neanche mezz’ora la notte: “non ce la faccio proprio” dice sconsolato. Si capisce perfettamente che sta male. Fa fatica a parlare ed ogni tanto ci sono momenti di silenzio. La sua voce è triste e abbandonata. Ma parla e vuole far conoscere la sua storia. Nessuno gli fa compagnia durante le giornate all’interno del centro, lui è in stanza da solo e non esce mai. Durante la conversazione piange in continuazione Elham. Lui sa cosa vuol dire perdere la propria libertà senza aver commesso mai nessun reato.
E’ partito dal Marocco con un contratto di lavoro in mano. Ha effettuato il viaggio con il pullman pagando 8 mila euro. “Ho capito subito di aver preso la prima fregatura” dice Elham. E’ entrato regolarmente nel territorio italiano nel 2001. Ha iniziato a lavorare come aiuto cuoco e cameriere nei ristoranti. Nei primi mesi del 2005 Elham sfortunatamente riceve il primo mandato di espulsione a causa di un ritardo del rinnovo del permesso di soggiorno. E proprio per questo motivo ha fatto ricorso al Tar e l’udienza è prevista per il 30 ottobre. Intanto aspetta in cella e dimagrisce ogni giorno di più.
Sempre in quell’anno ha cambiato mestiere. Ha effettuato un corso ed ha avuto il patentino per fare il “pontista” (montaggio e smontaggio ponti). Per portare avanti la sua vita, deve anche lavorare nei ristoranti la sera. “Io pago regolarmente 850 euro di affitto e la rata della macchina. Ora, è tutto sospeso. Da casa mi vogliono cacciare perché sono 2 mesi che non pago, visto che non lavoro. Non ho avuto mai neanche una multa da quando sono in Italia” racconta Elham
“Sono due mesi che non parlo con i miei due bambini. Loro sono in Marocco con la mia ex moglie. Non sanno dove sono, mi vergogno a dirlo.” Elham ha due bimbi con la sua prima moglie. Invece, la sua compagna che si trova a Firenze, aspetta un bimbo che ha urgente bisogno del suo papà.
L’Italia è razzista? “Purtroppo in tutto il mondo c’è il razzismo, non solo in Italia. Il diverso viene visto male in tutto il mondo, siamo un po’ tutti colpevoli. Forse il problema italiano sono le leggi complicate e restrittive nei confronti di persone fragili, come me. Invece di aiutarti ti chiudono dentro una cella” conclude Elham.
Un uomo che ha lavorato dal 2001 per l’economia italiana. Ora, in un periodo di crisi non si ha bisogno di lui e le nostre autorità lo “parcheggiano” all’interno di un centro. Poi, se servirà ancora, lo tireranno fuori, altrimenti sarà espulso. Questa è la triste storia di tutte quelle persone vulnerabili violentate psicologicamente ed economicamente dagli stati occidentali. Per il sistema sono solo strumenti di mercato, servono solamente a compensare il lavoro che manca.
http://www.peacelink.it/migranti/a/30410.html
---
Roma - Il timbro e la foto
L’avevamo sentito venti giorni fa, e fino ad oggi non è cambiato niente. Proprio come allora non mangia. Allora era uno solo, ora sono quasi due i mesi di sciopero della fame di Elham Elalami, recluso nel Cie di Gradisca. Sciopera da solo, perché vuole un permesso di soggiorno che nessun funzionario sembra volergli concedere. Sciopera perché vuole avere in mano quel maledetto pezzo di carta, con il timbro e con la foto, e lo vuole perché si è fatto sfruttare per anni con contratti regolari, perché ha trovato una donna che ora lo aspetta a casa, perché con lei ha già due bambini e un altro è in arrivo, perché senza di lui tutti i suoi non sanno come pagare l’affitto e non sanno come tirare avanti. Non può stare senza di loro, e loro non possono stare senza di lui, ma senza quella foto e quel timbro non potrebbe stare con loro per davvero, sarebbe ancora una vita da braccati, una vita in fuga, una vita da solo. Questo, almeno, ci è parso di capire di lui e della sua ostinazione. Tante volte avrebbe potuto scappare, Elham Elalami, ma non l’ha mai fatto: dal Centro vuole uscirci con la foto e col timbro - oppure da morto. Fino ad ora ci ha guadagnato solo tre ricoveri all’ospedale, un tentativo di Tso, alimentazione forzata e ulteriore disperazione.
Figuratevi che noi, noi che stiamo qui a raccontarvi di lui che è disposto a morire per un permesso di soggiorno, noi siamo proprio quelli che nelle piazze urlano che «un pezzo di carta non vale una vita» oppure ancora che permessi di soggiorno e carte di identità sono solo pezzi di carta che bruceranno presto. Ecco, alla prossima piazza noi queste cose le urleremo ancora e le urleremo ancora più forte e lo faremo pensando anche a lui, a Elham Elalami, alla sua ostinazione, e a questo mondo infame che lo sta facendo morire per un timbro e per una foto su di un miserabile pezzo di carta.
Gio, 22/10/2009 – 15:32
http://www.informa-azione.info/roma_il_timbro_e_la_foto
---
...in ultimo, pur non piacendomi la sua posizione politica, ricordo che anche Furio Colombo ha parlato di Elham in questo pezzo del 1 novembre 2009:
In memoria dei diritti umani
http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=9657...