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Migranti

Ancora guerra nel Cie di Torino

«Di nuovo guerra» al Cie di Torino

Ore 19,00: è di nuovo guerra al Cie di Torino. Così raccontano i reclusi. E l’hanno cominciata i militari, questa guerra, minacciando di portare un recluso in isolamento e per “spaccargli il culo”. Il recluso minacciato è Adel, uno dei tre che avevano tentato la fuga tempo fa ma furono catturati e pestati dagli Alpini. E i militari che ora lo minacciano sono sempre gli stessi, gli stessi che lo avevano picchiato quella volta, gli stessi che il recluso ha denunciato per lesioni.

Adel viene portato fuori dalla sezione, da solo contro una cinquantina tra poliziotti e militari, e viene minacciato ancora, pesantemente. Quando lui alza la voce, prende la parola un ispettore che gli dice “stai calmo e… vai a calmare i tuoi compagni”, che nel frattempo avevano immediatamente spaccato tutti i vetri e trascinato i materassi in cortile. Sì, è di nuovo guerra stasera al Cie di Torino.
Ancora una volta, un presidio-lampo fuori dalle mura del Centro saluta i reclusi e il loro coraggio con urla, battiture e petardi. Da dentro rispondono gridando: “libertà!”. La calma ritorna solo quando la polizia si ritira. In cortile rimangono ancora per terra i cocci di vetro e i materassi. Nonostante le minacce, a nessun recluso è stato torto un capello.
Ascolta la diretta su Radio Blackout con Adel, il recluso minacciato su http://www.autistici.org/macerie/?p=21893

Aggiornamento ore 00.10
Vendetta della polizia. A mezzanotte alcune decine di agenti in tenuta antisommossa fanno irruzione in sezione e prelevano con la forza Adel e altri due reclusi. Li portano verso le celle d’isolamento, che stanno nei sottoerranei degli uffici adiacenti alle gabbie. Immediatamente dopo, gli altri reclusi sentiranno arrivare da lì grida di dolore e invocazioni aiuto. Secondo alcuni, una volta massacrati per bene, i tre saranno portati alle Vallette.

Aggiornamento ore 00,30
La polizia sta ancora girando minacciosa tra le gabbie. Sembra abbiano preso un altro recluso.
Ascoltate la diretta trasmessa da Radio Blackout: http://www.autistici.org/macerie/?p=21893

Aggiornamento ore 00,50
Parte un appello a telefonare ai centralini del Cie per chiedere spiegazioni. Qualcuno telefona allo 0115588778: risponde il centralino della questura, che passa la linea all’ambulatorio del Cie, che passa la linea all’ispettore della polizia all’interno del Centro. A quanto pare, nessuno sa nulla perché sono tutti appena arrivati. Ascoltate: http://www.autistici.org/macerie/?p=21893

Aggiornamento ore 01,10
Una cinquantina di solidali si radunano sotto al Cie. Bloccano la strada. Urla dappertutto, dentro e fuori: «libertà, libertà!» . Da dentro confermano i pestaggi e dicono che i tre (o quattro) potrebbero essere già stati portati alle Vallette.
Ascolta una diretta dal presidio: http://www.autistici.org/macerie/?p=21893

Aggiornamento ore 01,20
Dei mezzi escono dal Cie, probabilmente diretti verso le Vallette, con dentro gli arrestati.

Aggiornamento ore 01,25
Otto volanti e quattro camionette circondano il presidio dei solidali. Arriva pure la Digos. Situazione tesa ma tranquilla.

Aggiornamento ore 01,35
Il presidio dei solidali si sta sciogliendo, dopo venti minuti abbondanti di urla e battiture continue.
Aggiornamento ore 01.40
Un recluso è nudo dentro alla gabbia e si sta tagliando.

Aggiornamento ore 01.50
La polizia ha fermato 5 compagni e li sta portando in Questura.
Aggiornamento ore 02.20

La situazione dentro si è calmata. Il recluso che si stava tagliando ed è stato disarmato dalla polizia, che ha fatto una perquisizione nella gabbia per trovare altri oggetti taglienti. I cinque compagni sono in stato di fermo nella questura di via Tirreno, e i senza-documenti arrestati sembrano essere tre e non quattro.

Aggiornamento ore 4,30
Rilasciati, e senza alcuna capo d’accusa, i cinque compagni fermati in serata.

Una Repubblica di Razzisti

autore: 
Stefo

Lettera di proteste per l’articolo pubblicato da Repubblica il 14 ottobre 2009
‘Il Triangolo dei mascherati’ a firma Sandro De Riccardis

Vorremmo esprimere la più viva contrarietà per i toni, i contenuti e i termini utilizzati nell’articolo apparso sul quotidiano ‘La Repubblica’, nella prima pagina della cronaca di Milano, mercoledì 14 ottobre a firma Sandro De Riccardis con il titolo ‘Il Triangolo dei Mascherati’.
Inoltre vorremmo sottolinearne gli errori che mal si addicono a uno dei quotidiani più letti della nostra città, Milano.
E più precisamente:
Termini e frasi come ‘La guerra di religione’, ‘Enclave araba’, ‘ Liberarono per sempre il parco dalle mamme occidentali’, ‘Colonizzazione delle scuole di quartiere’, ‘Visi scuri che si vedono sotto casa’,
Gli episodi citati come: ‘le liti continue, Le madri italiane con bambini che piangevano e scappavano quando vedevano quei lunghi abiti neri come i fantasmi dei loro incubi peggiori ’,
‘Mamme occidentali costrette a frequentare i giardini di via Don Gnocchi’
(Secondo il cronista donne con bambini e passeggini al seguito dovrebbero fare ogni giorno un chilometro di andata e uno di ritorno per frequentare un parco giochi di un altro quartiere?)
‘Fuori le porte degli stabili ci sono solo scritte in arabo’
(Non è assolutamente vero basta guardare i citofoni per accorgersene)
‘Oggi gli arabi controllano interi isolati di San Siro’
‘Impongono regole e abitudini agli italiani rimasti’
‘A San Siro domina il welfare islamico’
‘Muro invisibile con l’Occidente che abita ancora in quartiere’
‘Ogni giorno si combatte la guerra per la conquista delle strade’
Colonizzando gli stabili popolari’
‘Bivacchi di kebab e birra’
‘Durante il ramadan le notti diventano più violente…vampate di violenza’
‘Donne in niqab che sputano dietro a due marocchini con figli convertitesi al cristianesimo in via Maratta’
‘Riempiendo le scuole di via Paravia e via Dolci fino al 90% di bimbi arabi’
‘Le ore di digiuno davanti al bar San Siro di Piazza Monte Falterona’
‘In via Dolci e Aretusa esiste una società staccata, un unico regno islamico che fornisce tutto ai suoi sudditi’
‘Quelli che non hanno ancora venduto stabili sottocosto agli arabi’
(Ma se le vie citate riguardano stabili popolari di proprietà dell’Aler come si fa a parlare di vendita sottocosto?)
Racket che permette le occupazioni abusive (e l’Aler che lascia da anni decine di appartamenti sfitti con il bisogno di case che c’è a Milano non ha nessuna responsabilità?)
Piazzale Civitali (Non esiste, forse voleva dire via Matteo Civitali)

A farci indignare sono soprattutto le parole sottolineate. Trasudano di una rabbia, di un livore che oltre a non rispecchiare la realtà, sono le stesse usate nel Quindicinale ‘La difesa della razza’ pubblicato dal 1938 al 1943 durante il regime fascista. Uno dei redattori era Giorgio Almirante per anni a capo dei neofascisti italiani.
Parole che pensavamo relegate nel dimenticatoio della storia e che riemergono invece ora, nelle pagine di cronaca di uno dei quotidiani più importanti della nostra città.
Come cittadini, come esseri umani, come uomini e donne che hanno a cuore la difesa della Costituzione nata dalla Resistenza che proprio nel quartiere San Siro-Baracca ha avuto decine di martiri, (compreso Giuseppe Pinelli che vi abitava fino alla sera prima della sua ‘caduta accidentale’ dalle finestre della Questura di Milano nei giorni dopo la Strage di Piazza Fontana del dicembre1969) esprimiamo tutto il nostro stupore e la nostra preoccupazione per il razzismo che emerge dall’articolo.
Uno scritto che semina una malvagità pericolosa nel nostro futuro e in quello dei nostri figli. Crudele soprattutto quando parla dei bimbi che colonizzano, litigano, riempiono le scuole destinate ad altri.
Il futuro che vorremmo è di pace e serenità, di sicurezza sul lavoro e nel lavoro, di diritti oggi negati come quello della casa.
Una realtà diversa da quella prospettata e descritta negli squallidi termini usati dell’articolo.
Invitiamo il caporedattore della cronaca di Milano e l’articolista a fare una visita al doposcuola popolare che si tiene allo spazio di via Micene ogni lunedì e giovedì dalle 17 alle 19 per rendersi conto quali siano gli sforzi che molti stanno facendo per costruire un futuro migliore per tutti gli abitanti di Milano.

[Segrate] Sabato 07 Novembre 09 "Big Ragga Hip Hop Night contro IL RAZZISMO" @CSA BARAONDA

07/11/2009 - 22:30
08/11/2009 - 03:00
Etc/GMT+2
autore: 
csa Baraonda
image1: 
7-10-09_amalamusica_odiail razzismo.jpg

SABATO 7 NOVEMBRE 09

Big Ragga Hip Hop Night CONTRO IL RAZZISMO @ CSA BARAONDA

DALLE 22.30:

JACK THE SMOKER

ASHER KUNO

MAD DOPA from Kaya Killa Salento's Fire SOUND

INOKI

Sabato 7 Novembre 09

@csa Baraonda via Pacinotti 13 zona Industriale Marconi -SEGRATE- .-MI-

Lo sciopero della fame di Elham Elalami, recluso nel Cie di Gradisca

autore: 
notizie col silenziatore

27 ottobre 2009: Elham è nel cie di Gradisca. Non mangia da 57 giorni.Sta male. La sua compagna(incinta) non sa nulla, non vuole farla preoccupare. E intanto Elham ogni giorno che passa perde le forze…Giovedì dovrebbe essere ricoverato all’ospedale.

http://www.andreaonori.com/?page_id=412

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cie Gradisca d'isonzo
Da 54 giorni Elham non tocca cibo
Elham è un uomo di 41 anni ed è chiuso in una gabbia. Si trova nel Cie di Gradisca d’Isonzo dal 14 agosto. Sono ormai 54 giorni che non apre bocca per alimentarsi.

25 ottobre 2009 - Andrea Onori
Fonte: www.periodicoitaliano.info

Mentre espone la sua storia, dai suoi occhi dispersi e abbattuti, escono a dirotto lacrime di dolore ed incomincia a singhiozzare quando mi parla dei suoi bambini. Non so più cosa chiedere. Resto in silenzio in attesa che ricominci a raccontare la sua storia. Quando prende coraggio e inizia di nuovo a parlare, riesco a capire molto poco. Le lacrime di disperazione annientano la sua parola.

Elham è un uomo di 41 anni ed è chiuso in una gabbia. Si trova nel Cie di Gradisca d’Isonzo dal 14 agosto. Da quel giorno, è stato ricoverato in ospedale ben tre volte, a causa del suo peso che continuamente scendeva (da 67 kg, ora ne pesa 49). In quel letto, dove correvano da una parte all’altra i camici bianchi, c’erano anche due sentinelle immobili che lo sorvegliavano a distanza giorno e notte. Trattato come un criminale, come se il ricovero fosse una mossa strategica per scappare da quella crudele realtà.

“Non voglio scappare dal centro di identificazione ed espulsione. Poi dovrò per forza fare il delinquente. Perderò il lavoro, la casa, la macchina e forse la mia donna. Io voglio solo quel maledetto pezzo di carta.” mi racconta telefonicamente Elham. Purtroppo, anche se volesse scappare, non ha la forza per reagire. Sono ormai 54 giorni che non apre bocca per alimentarsi, è troppo debole. Ed ora ha iniziato anche lo sciopero della sete, “bevo solo caffè” mi dice Elham.

Non dorme neanche mezz’ora la notte: “non ce la faccio proprio” dice sconsolato. Si capisce perfettamente che sta male. Fa fatica a parlare ed ogni tanto ci sono momenti di silenzio. La sua voce è triste e abbandonata. Ma parla e vuole far conoscere la sua storia. Nessuno gli fa compagnia durante le giornate all’interno del centro, lui è in stanza da solo e non esce mai. Durante la conversazione piange in continuazione Elham. Lui sa cosa vuol dire perdere la propria libertà senza aver commesso mai nessun reato.

E’ partito dal Marocco con un contratto di lavoro in mano. Ha effettuato il viaggio con il pullman pagando 8 mila euro. “Ho capito subito di aver preso la prima fregatura” dice Elham. E’ entrato regolarmente nel territorio italiano nel 2001. Ha iniziato a lavorare come aiuto cuoco e cameriere nei ristoranti. Nei primi mesi del 2005 Elham sfortunatamente riceve il primo mandato di espulsione a causa di un ritardo del rinnovo del permesso di soggiorno. E proprio per questo motivo ha fatto ricorso al Tar e l’udienza è prevista per il 30 ottobre. Intanto aspetta in cella e dimagrisce ogni giorno di più.

Sempre in quell’anno ha cambiato mestiere. Ha effettuato un corso ed ha avuto il patentino per fare il “pontista” (montaggio e smontaggio ponti). Per portare avanti la sua vita, deve anche lavorare nei ristoranti la sera. “Io pago regolarmente 850 euro di affitto e la rata della macchina. Ora, è tutto sospeso. Da casa mi vogliono cacciare perché sono 2 mesi che non pago, visto che non lavoro. Non ho avuto mai neanche una multa da quando sono in Italia” racconta Elham

“Sono due mesi che non parlo con i miei due bambini. Loro sono in Marocco con la mia ex moglie. Non sanno dove sono, mi vergogno a dirlo.” Elham ha due bimbi con la sua prima moglie. Invece, la sua compagna che si trova a Firenze, aspetta un bimbo che ha urgente bisogno del suo papà.

L’Italia è razzista? “Purtroppo in tutto il mondo c’è il razzismo, non solo in Italia. Il diverso viene visto male in tutto il mondo, siamo un po’ tutti colpevoli. Forse il problema italiano sono le leggi complicate e restrittive nei confronti di persone fragili, come me. Invece di aiutarti ti chiudono dentro una cella” conclude Elham.

Un uomo che ha lavorato dal 2001 per l’economia italiana. Ora, in un periodo di crisi non si ha bisogno di lui e le nostre autorità lo “parcheggiano” all’interno di un centro. Poi, se servirà ancora, lo tireranno fuori, altrimenti sarà espulso. Questa è la triste storia di tutte quelle persone vulnerabili violentate psicologicamente ed economicamente dagli stati occidentali. Per il sistema sono solo strumenti di mercato, servono solamente a compensare il lavoro che manca.

http://www.peacelink.it/migranti/a/30410.html

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Roma - Il timbro e la foto

L’avevamo sentito venti giorni fa, e fino ad oggi non è cambiato niente. Proprio come allora non mangia. Allora era uno solo, ora sono quasi due i mesi di sciopero della fame di Elham Elalami, recluso nel Cie di Gradisca. Sciopera da solo, perché vuole un permesso di soggiorno che nessun funzionario sembra volergli concedere. Sciopera perché vuole avere in mano quel maledetto pezzo di carta, con il timbro e con la foto, e lo vuole perché si è fatto sfruttare per anni con contratti regolari, perché ha trovato una donna che ora lo aspetta a casa, perché con lei ha già due bambini e un altro è in arrivo, perché senza di lui tutti i suoi non sanno come pagare l’affitto e non sanno come tirare avanti. Non può stare senza di loro, e loro non possono stare senza di lui, ma senza quella foto e quel timbro non potrebbe stare con loro per davvero, sarebbe ancora una vita da braccati, una vita in fuga, una vita da solo. Questo, almeno, ci è parso di capire di lui e della sua ostinazione. Tante volte avrebbe potuto scappare, Elham Elalami, ma non l’ha mai fatto: dal Centro vuole uscirci con la foto e col timbro - oppure da morto. Fino ad ora ci ha guadagnato solo tre ricoveri all’ospedale, un tentativo di Tso, alimentazione forzata e ulteriore disperazione.

Figuratevi che noi, noi che stiamo qui a raccontarvi di lui che è disposto a morire per un permesso di soggiorno, noi siamo proprio quelli che nelle piazze urlano che «un pezzo di carta non vale una vita» oppure ancora che permessi di soggiorno e carte di identità sono solo pezzi di carta che bruceranno presto. Ecco, alla prossima piazza noi queste cose le urleremo ancora e le urleremo ancora più forte e lo faremo pensando anche a lui, a Elham Elalami, alla sua ostinazione, e a questo mondo infame che lo sta facendo morire per un timbro e per una foto su di un miserabile pezzo di carta.

Gio, 22/10/2009 – 15:32

http://www.informa-azione.info/roma_il_timbro_e_la_foto

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...in ultimo, pur non piacendomi la sua posizione politica, ricordo che anche Furio Colombo ha parlato di Elham in questo pezzo del 1 novembre 2009:
In memoria dei diritti umani
http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=9657...

urgente: ancora rivolta nel cie di via corelli

nuova rivolta nel centro di via corelli.

chiama il centralino del centro per chiedere conto di quanto sta accadendo e far sapere che fuori sappiamo (più si sentono gli occhi addosso meno picchiano):

corelli: 02-70001950

Stop deportation day in Belgio - azione internazionale contro la fortezza Europa

autore: 
noborders

Dalle sei di mattina di Sabato 30 Novembre i cancelli di 2 dei 4 quattro centri di detenzione presenti in Belgio (Brugge e Vottem) sono stati bloccati da circa 150 attivisti provenienti da diverse parti D'Europa.Lo scopo dell' azione è bloccare la macchina delle espulsioni per una giornata, per rivendicare libertadi movimento per tutti e tutte. Gli attivisti si sono incatenati ai cancelli e hanno opposto resistenza non-violenta all'intervento delle forze del disordine.Il bilancio della giornata è estremamente positivo: il blocco a Vottem è durato sino alle 13.00, il blocco di Brugge è durato sino alle 18.00.Entambi i blocchi si sono conclusi dopo l'intervento di un corpo speciale di polizia che ha tagliato i lock-ons con i quali gli attivisti erano incatenati. Nessun migrnate è stata espulso durante la giornata. Gran parte degli attivisti sono stati arrestati, per poi essere rilasciati in giornata senza conseguenze giuridiche.Per maggiori informazioni:

in Francese http://www.cemab.be/ http://liege.indymedia.org/

in Olandese http://ovl.indymedia.org/news/2009/10/28362_comment.php#28377

NO BORDERS, NO NATIONS, STOP DEPORTATIONS!

[Torino] corso Brunelleschi “come al G8″

autore: 
aaa

Continua lo sciopero della fame al Cie di Torino. E alle sei di sera, comincia una buona ora di casino, prima nell’area blu, poi nella rossa. La polizia un po’ spintona i reclusi dentro alle gabbie, un po’ prova a parlamentare per raffreddare gli animi. Cani e manganelli da una parte, urla e battiture dall’altra. E sullo sfondo si sente chiaramente urlare «libertà», fortissimo. A un certo punto, la polizia riesce ad entrare delle gabbie pestando alcuni reclusi e rompendo i loro cellulari. In serata, ignoti solidali esplodono diversi petardi fuori dalle mura del Centro, e dentro rispondono con forti grida.

Da Radio Blackout, ascolta una breve diretta con un recluso di Torino http://www.autistici.org/macerie/?p=21663

Casino al Cie di Torino - evasione a Gradisca

autore: 
aa

p>Sguardi
«Non dormiamo, stasera!» Così ci dicono, all’una e mezza di notte, i reclusi di corso Brunelleschi. Dormire è abbassare lo sguardo, ma lo sguardo i prigionieri vogliono tenerlo fisso sui poliziotti che se ne stanno schierati dall’altra parte delle gabbie. Si guardano in cagnesco sin dall’ora di cena, quando i reclusi delle due aree maschili hanno gettato tutto il cibo per terra invece di mangiarselo. Da lì un crescendo di tensione, con la polizia che si moltiplica e i detenuti che non abbassano lo sguardo. Ad un certo punto dalle strade fuori dal Centro arrivano slogan, battiture, petardi e fuochi d’artificio. I reclusi, contenti, rispondono e urlano «libertà!», e la polizia si innervosisce ancora di più e provoca, e i reclusi rispondono bersagliando gli agenti con frutta e bottiglie d’acqua fino a farli ritirare. La polizia rientra con i rinfozi. Attimi di calma e poi di nuovo urla: «libertà!», «libertà!». In mezzo a tutto questo, qualche manganellata ai reclusi che escono dalle gabbie per prendere la terapia.
In realtà, questa serata di tensione ha avuto origine a metà pomeriggio di oggi, quando un recluso brasiliano è stato portato via dalla polizia per essere deportato: senza preavvisarlo, l’hanno acciuffato di tutta fretta così com’era vestito, con la tuta e le ciabatte, senza fargli prendere le sue cose e per di più dandogli un po’ di mazzate di fronte a tutti. Ascoltate il racconto di un testimone, raccolto da Radio Blackout: http://www.autistici.org/macerie/?p=21643
 
Aggiornamento ore 2.00. Dentro al Centro si sente ancora battere ed urlare. C’è anche del fumo che si alza, non si sa dovuto a cosa.

Aggiornamento ore 3.00. Ora tutto tace, probabilmente la protesta è rientrata. A domani maggiori aggiornamenti.
 
 
Con le proprie gambe Torino. Lo hanno liberato di nascosto, all’interno di un’ambulanza. Per nascondere agli altri reclusi che da corso Brunelleschi si può uscire con le proprie gambe, lottando con determinazione. Dopo due mesi e 10 giorni di reclusione B. A. ha iniziato uno sciopero della fame e della sete ad oltranza. Dopo otto giorni, ieri ha accettato di farsi visitare dal medico, che si è accorto che i suoi reni si stavano deteriorando. Portato in ospedale d’urgenza, hanno cercato di fargli una flebo di soluzione fisiologica, ma lui se l’è strappata di dosso. Quindi lo hanno riportato al Centro, dove in fretta e furia gli hanno firmato un foglio di via dall’Italia e lo hanno lasciato andare, in serata. Qualcuno abbastanza in alto non vuole sentir più parlare di morti all’interno del suo Cie, e chissà come mai…  Ma non è automatico che chi è disposto a morire venga liberato. Un recluso minorenne due giorni fa ha “fatto la corda”, ha tentato di impiccarsi. Per rianimarlo, i militari lo hanno portato nella sala d’aspetto del barbiere (una stanza senza telecamere) e lo hanno riempito di botte. Questo sì, capita abbastanza spesso.

Gradisca. Ci hanno provato in tre. Hanno cercato di scappare dai tetti, venerdì scorso, come succede quasi ogni giorno dal Cie di Gradisca d’Isonzo. Uno solo ce l’ha fatta ad uscire con le sue gambe, questa volta. Un altro, saltando, le gambe se le è spaccate, un altro ancora è stato ripreso poco lontano. Entrambi si trovano ora in isolamento, per punizione. Da dove ci raccontano che il Cie è pieno, che pochissimi vengono espulsi, che il cibo è poco e fa schifo, che il direttore è uno stronzo, e che è tutta colpa della Lega Nord. Ascolta questa conversazione telefonica con un recluso del Cie di Gradisca: http://www.autistici.org/macerie/?p=21623

Milano, volantino minaccia gli immigrati "Non costringeteci a usare i bastoni"

autore: 
Piazzale Loreto

Il volantino che annuncia il “presidio per la sicurezza” in corso Buenos Aires ha toni forti. Residenti e commercianti chiedono un intervento per evitare che siano "ragazzi giovani ed esuberanti" a "risolvere il problema con quattro bastoni"
di Franco Vanni

Non ne possono più dei quindici senza tetto africani che «dormono, urinano, si ubriacano e fanno sesso» in galleria Buenos Aires, sotto le loro case. A Milano scenderanno in piazza i residenti di via Masera, assieme ai commercianti di corso Buenos Aires, per chiedere «l’intervento del sindaco e del prefetto», prima che qualcuno «decida di risolvere il problema con quattro bastoni», come è scritto nel volantino shock che annuncia la manifestazione. Si protesta anche per la presenza sul corso di venditori abusivi, «mai numerosi come oggi», come dice Luigi Ferrario, presidente della associazione dei negozianti Buenos Aires Futura. Al “presidio per la sicurezza” di mercoledì prossimo, alle 11 in corso Buenos Aires 36, ci saranno anche esponenti politici e dei partiti: dalla Lega al Pdl, fino alla lista Ferrante, all’opposizione a Palazzo Marino.

Esasperati dalla presenza degli africani, che in più occasioni hanno aggredito chi chiedeva loro di spostarsi, i residenti mercoledì scorso hanno anche organizzato una sorta di ronda: sono scesi in strada alle 23, ora a cui si presentano i quindici uomini, e si sono messi a chiacchierare in capannello, occupando lo spazio dove ogni notte vengono gettati i cartoni e i sacchi a pelo. «Non siamo razzisti e con i clochard che dormono qui da anni non abbiamo mai avuto problemi — dice la portavoce del comitato di via Masera — ma di questi non ne possiamo più. Il Comune deve trovare loro una sistemazione dignitosa e liberarci così dagli schiamazzi e dalla vista di escrementi sui marciapiedi e sesso consumato in strada». I controlli di polizia hanno riscontrato che gli africani, accampati in viale Vittorio Veneto fino al luglio scorso e poi cacciati dai vigili, hanno tutti documenti regolari e permessi di soggiorno “per ragioni umanitarie”.

I volantini che convocano il presidio, appesi sui muri e sulle serrande dei negozi, hanno toni duri. Si chiede alle istituzioni di intervenire contro «un vero schifo» precisando che «è loro preciso dovere». E denuncia «l’arroganza e la prepotenza dei venditori abusivi, non importa se gialli, neri, rossi o bianchi». La manifestazione, proclamata venerdì scorso, ha rapidamente raccolto l’adesione dei comitati dei quartiere di ogni colore politico. E sono arrivate le promesse di presenza da parte degli esponenti partiti, soprattutto di quelli di centrodestra, che sostengono quella giunta comunale a cui i residenti chiedono soluzioni.

Mercoledì ci saranno Mario Borghezio e Max Bastoni con le loro “ camicie verdi padane” e l’assessore regionale leghista Davide Boni. Ci sarà una delegazione dei consiglieri comunali del Pdl, come annuncia Carlo Fidanza, e anche Carlo Montalbetti, consigliere di opposizione eletto a Palazzo Marino con la lista Ferrante. Uno schieramento di rappresentanti eletti che non piace al vicesindaco Riccardo De Corato: «I problemi non si risolvono con la piazza — dice — la presenza dei senzatetto molesti si impedisce solo chiudendo la galleria Buenos Aires di notte. Siamo disposti autorizzare i lavori per installare una cancellata a scomparsa anche subito». A pagare i lavori, però, dovranno essere i condòmini, visto che la galleria è privata. A contestare l’utilità del presidio è anche Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in consiglio comunale: «Il Comune dovrebbe trovare il modo di fare stare queste persone in dormitorio, senza tanti clamori», dice.

(Repubblica, 25 ottobre 2009)

Una domenica in Corelli

autore: 
radiocane

Domenica in corelli la situazione è questa:

una sezione intera (28persone) ha contratto l'influenza e le condizioni igienico sanitarie aggravano la situazione di giorno in giorno. In settimana hanno protestato per ottenere cure adeguate e la visita di un medico; l'unica visita che hanno ottenuto è stata quella della polizia che ha pestato sei reclusi. Venerdì hanno iniziato lo sciopero della fame. Ieri, nella speranza di essere portati al pronto soccorso, hanno scelto di tagliarsi il petto, le braccia, il collo, perchè sanno che i medici arrivano solo quando spunta il sangue, quando si rischia la vita. Ma nell'infermeria fantasma della crocerossa non si muove una foglia.
Nella sezione intanto la febbre non si placa, il riscaldamento è spento, non mangiano da 2 giorni e le ferite continuano a sanguinare.

Al telefono con noi uno di loro prova a chiamare l'infermeria attraverso il citofono. Non risponde nessuno. E' disperato. Poi si presentano due crocerossini, lui lascia il telefono acceso e ci permette di registrare la conversazione. Abbiamo deciso di riportarla quasi per intero nonostante la bassa qualità audio perchè ci da uno spaccato di quello che accade nei centri, perché ci racconta un momento come tanti altri di confronto tra gestori e reclusi.
Al termine della conversazione si accorgono che il suo cellulare era acceso e che qualcuno dall'altra parte ha sentito. Dopo dieci minuti mandano un infermiere.

In serata la febbre sale, la fame si fa sentire, i reclusi della sezione scoppiano e bruciano i materassi. La polizia entra nel centro e chiude le gabbie. Alcuni vengono portati negli uffici dell'Ispettore capo Vittorio Addesso e poi di nuovo in cella.

Per ascoltare il file audio

http://www.radiocane.info/cronache-dal-fronte/guerra-alla-guerra/843-una...

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