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Migranti

preparazione no-border bruxelles

07/11/2009 - 12:28
Etc/GMT+2

A tutti quelli che hanno partecipato ai precedenti No Border Camps.

Gli attivisti No Border belgi vi invitano a partecipare all’organizzazione di un
No Border Camp estivo a Bruxelles (Belgio).

Ci rivolgiamo a tutti quelli coinvolti nei precedenti No Border Camps e a nuovi attivisti per organizzare una settimana di attività, formazione, manifest/azioni a Bruxelles all’inizio di Luglio.

Dal primo Luglio 2010 inizierà la presidenza belga al consiglio europeo. Dato che le politiche europee in materia migratoria e di frontiera hanno un enorme impatto sulla vita di migranti e cittadini europei, abbiamo deciso di scegliere Bruxelles come sede per questo campo.

Bruxelles é la capitale d’Europa, e ospita il Parlamento Europeo nonché le sedi di molte imprese internazionali coinvolte nei controlli, negli arresti, nelle detenzioni e deportazioni di migranti. Come capitale del Belgio é il centro amministrativo della macchina della espulsioni e ospita i quartier generali di tutti i partiti politici belgi.

Contribuisci anche tu a fare di questo No Border Camp un successo, sei benvenuto a Bruxelles per la prima riunione organizzativa Sabato e Domenica 7/8 Novembre.

La riunione includerà una prima introduzione, che chiarificherà fini, obiettivi e alleati del campo, ed una visita guidata della città. La riunione inizierà alle 14.00 finirà Domenica alle 11.00. Saranno fornite (nei limite del possibile) traduzioni in inglese e francese (e se la necessità é sentita si potrà arrangiare in Italiano).

Per un efficace svolgimento del meeting vi vorremo chiedere:

- di iscriversi via mail a questo indirizzo: nobordercamo@vluchteling.be. Se possibile di segnalare un numero di telefono per poter essere contattati.
- di prepararsi, pensando alle proprie competenze, a ciò che vorreste fare al campo e a agli elementi che secondo voi sono importanti per la buona riuscita dello stesso
- di comunicare in anticipo se avete bisogno di un posto dove dormire, esigenze alimentari particolari o qualsiasi altra esigenza specifica. Cercheremo di fornire cibo vegetariano e vegan.
- di organizzarvi con il vostro gruppo: se siete membri di un collettivo/organizzazione, comunicate il vostro ruolo e se e come il gruppo parteciperà al camp. Cercate di accordarvi di modo che gli accordi impegni presi siano condivisi e seguiti dal resto del vostro gruppo/ organizzazione.

Il punto di incontro vi verrà inviato via mail in seguito all’iscrizione.

No Borders Belgio

La sentenza di Milano - Vendetta a Gradisca

Via Corelli, la sentenza

Il primo grado del processo contro i rivoltosi di Corelli si
è chiuso. C’è stata una sola assoluzione, ma le condanne sono state di
molto inferiori alle richieste dell’accusa: dai 6 ai 9 mesi, contro i
due anni abbondanti che pretendeva il Pm durante la sua requisitoria.
Rimane tutta aperta la questione di Joy, che sarà processata per
calunnia per aver raccontato in aula ciò che nessuno ha avuto il
coraggio di affermare fino ad ora a voce alta: e cioè che oltre ad
essere luoghi di reclusione e teatro di pestaggi, ricatti e
umiliazioni, i Centri spesso nascondono storie tremende di molestie e violenze sessuali. Spogliati di tutto, nuda vita, i prigionieri sono corpi reclusi dei quali i guardiani ritengono sia naturale servirsi a proprio piacimento.

Fuori dall’aula un presidio abbastanza folto ha reso visibile in
strada come i 14 processati non siano affatto soli. Ma c’è stato di
più. Sempre a Milano, nei giorni precedenti, gruppetti di antirazzisti
sono andati a dire la propria di fronte ad una sede della Croce Rossa e
in una mensa gestita dalla Sodexo, ricordando la complicità di queste
aziende con i Centri e le vicende del processo; a Bologna alcune
compagne hanno fatto un rapido presidio sotto al Centro di via Mattei,
focalizzando l’attenzione sulla storia di Joy;  a Rivoli, vicino a
Torino, proprio mentre ancora l’udienza milanese era ancora in corso, un gruppo di compagni ha fatto irruzione nella sede della Sodexo.

E soprattutto fittissimi sono stati i contatti con gli altri Centri, in
particolar modo con i reclusi di via Corelli - che hanno fatto una
diretta con il presidio - e con quelli di Gradisca, che lunedì hanno fatto un giorno intero di sciopero della fame in solidarietà con i processati.

Ascolta un resoconto dell’udienza del processo, del presidio e delle iniziative Milanesi e i racconti delle iniziative solidali di Rivoli e Bologna ai microfoni di Radio Blackout su http://www.autistici.org/macerie/?p=21173.

Leggi i resoconti dei volantinaggi alla Croce Rossa e alla Sodexo di Milano.

Dall’altro capo del mondo

Una voce che arriva dall’altro capo del mondo. È la voce di Miguel: al telefono mi racconta l’ultimo capitolo della sua avventura italiana e me lo racconta proprio partendo dal momento in cui ci eravamo lasciati una mattina di qualche settimana fa.
“Mi stanno portando via”,  era tutto quanto era riuscito a dirmi
allora: ora mi può dire il resto, mentre se ne sta seduto nella casa di
sua madre, in un paese a qualche centinaio di chilometri da Lima, in
Perù.
Quella mattina l’hanno svegliato presto e l’hanno accompagnato
dentro all’ufficio immigrazione del Centro di Ponte Galeria dove i
funzionari gli hanno comunicato che la partenza sarebbe stata
immediata. Partenza immediata anche se nei mesi di detenzione non si
era mai visto nessuno del consolato peruviano, tanto immediata da non
lasciarlo nemmeno tornare nella camerata dove aveva nascosto pochi euro
di risparmi. Ci ha provato, Miguel, a chiedere ad un impiegato della
Croce Rossa di poterli recuperare, ma ne ha ricevuto come risposta solo
qualche minaccia. “Piuttosto ti tiro un cazzotto” - gli ha detto un
crocerossino prima di farselo sfilare dalle mani dai tre poliziotti che
lo hanno preso in consegna per il viaggio. Viaggio? Un bel viaggio,
certamente, con le braccia immobilizzate in una specie di camicia di
forza. “Mi ero preparato a questo, ero tranquillo”: non voleva fare
resistenza, Miguel. Eppure è stato tenuto legato, ed è stato fatto
salire sull’aereo prima di tutti gli altri e lontano da sguardi
indiscreti; è stato fatto sedere in fondo, coi tre agenti in borghese
schiacciati accanto a lui un po’ a trattenerlo e un po’ a nasconderlo
alla vista degli altri passeggeri. Non era un bello spettacolo, in
effetti, ma bisognava pur trovare una maniera per liberarsene, ore che
l’Europa non ha più bisogno di lui. Anche se lui l’Europa l’ha sempre
amata, se ne ha studiato con passione la storia e gli “ideali”. Anche
se ha passato vent’anni a servire nelle case dei notabili romani, la
più antica delle capitali del continente. Non voleva fare resistenza,
Miguel, ma i questurini gli hanno liberato le mani solo dopo mezz’ora
dal decollo e lo hanno marcato stretto anche dentro all’aeroporto di
Caracas - dove  ha fatto scalo il volo dell’Alitalia - tanto che i
funzionari della polizia di frontiera si son sorpresi nel vedere un
peruviano quasiasi accompagnato da una scorta simile (”Sei proprio un
tipo importante, eh?”). Poi l’aereo per Lima, e poi il ritorno nella
casa dalla quale era partito più di vent’anni fa, alla ricerca di una
vita e di una Europa che lo hanno tradito.
Dai compagni di prigionia di Miguel, intanto, ci sono giunte in questi giorni alcune piccole notizie. La prima è che il ragazzo che si era tagliato le vene per la disperazione
alla fine di settembre è stato rilasciato. Ora è con sua moglie,
libero. Dopo di lui, però, altri si sono lacerati la pelle e sono
ancora prigionieri. La seconda è che piove. Piove dentro alle camerate,
e i reclusi sono costretti a spostare i materassi per sfuggire alle
gocce che vengono dal soffitto. La terza - lo dicono i reclusi e lo confermano i giornali - è che il prefetto di Roma ha chiesto a Maroni di poter chiudere Ponte Galeria. Oramai sono tre i Centri (Gradisca,
Ponte Galeria e Restinco) che nel giro di un mese degli impiegati del
ministero degli Interni hanno dichiarato essere ingestibili. Il
capufficio, per ora, non risponde e contiene il nervosismo dietro a
discorsi generici su nuovi Cie da costruire in giro per lo stivale ma è
evidente che tra scioperi della fame, storie che valicano le mura,
sommosse, tentativi di fuga e quel po’ di mobilitazione che si è
costruita all’esterno almeno un po’ di grattacapi, fra tutti, gli sono
stati procurati.

La vendetta anche a Gradisca

Dopo le espulsioni e i massicci trasferimenti di Roma, il vento della vendetta ministeriale arriva anche a Gradisca dove, lunedì scorso, è stato arrestato uno dei presunti protagonisti della tentata fuga del 21 di settembre. È un ragazzo di 21 anni ed è accusato di aver fatto cadere giù dalle scale d’emergenza un carabiniere che stava cercando di tirarlo giù dal tetto. Il carabiniere ruzzolato è finito subito al pronto soccorso ed ha avuto i soliti dieci giorni di prognosi: quello che è successo dopo ai reclusi potete vederlo invece sul video che sta circolando in rete da tre settimane. L’arresto è avvenuto a due settimane dai fatti, giusto il tempo che si calmassero un po’ le acque, ed è stato richiesto - a detta del  capitano Sutto del comando dei Carabinieri di Gradisca - a causa dell’«atteggiamento particolarmente sfrontato dell’immigrato». Sembra quasi, insomma, che quello che pesa non siano tanto i fatti specifici dei quali è accusato l’arrestato ma la sua presunta mancanza di rispetto verso i proprio carcerieri: fatto indicativo di un clima, senza dubbio. È indicativo anche che, dall’arresto in poi, le autorità parlino dei fatti del 21 come di una «doverosa e regolare reazione alla resistenza a pubblico ufficiale». Se per una settimana intera hanno fatto finta di niente e se tutta la settimana successiva hanno messo in dubbio l’autenticità delle foto e del video, ora invece rivendicano l’accaduto e lo giustificano. Finalmente si parla chiaro.

Quelli che stanno ancora zitti, invece, sono i consiglieri d’amministrazione della “Connecting Peolple” che in altri tempi erano tanto loquaci. Del resto il consorzio che gestisce il Centro di Gradisca è in corsa per aggiudicarsi anche quello di Ponte Galeria e deve dare prova di fedeltà complice e silenziosa per rimanere nelle grazie del ministro Maroni.

Rivolta Cie, tredici condanne - qualcuno se ne è accorto?

autore: 
...

Rivolta Cie, tredici condanne
Pene lievi rispetto alle richieste del pm: tra 6 e 9 mesi. Assolto uno degli imputati

MILANO - Per la rivolta del 13 agosto nel centro di identificazione e di espulsione in via Corelli a Milano il Tribunale ha condannato 13 immigrati extracomunitari accusati a vario titolo di danneggiamento seguito da incendio, lesioni a rappresentanti delle forze dell’ordine, resistenza a pubblico ufficiale. Le pene decise dal giudice Antonella Lai vanno dai 6 ai 9 mesi e sono lievi rispetto alle richieste del pm che aveva sollecitato condanna tra i 2 anni e i 2 anni e mezzo. Uno degli imputati è stato assolto. Per l’incendio sono state condannate solo le donne, assolti invece gli uomini. «Poca prova, poca pena - dice l’avvocato Francesca Sertore - il giudice ha applicato questo principio aberrante, anche se le condanne sono più basse rispetto alle richieste dell’accusa. Ma non si tratta di condanne leggere viste dal nostro punto di vista e in base a una analisi rigorosa dei fatti». Il giudice ha ordinato inoltre la trasmissione degli atti al pm in relazione a un imputato che avrebbe fornito false generalità (per la difesa è stato solo un errore letterale) e a una imputata che in aula aveva accusato l’ispettore di polizia responsabile della sicurezza nel Cie di averla molestata. La donna sarà indagata per calunnia.

LE CONDANNE - In particolare, sono stati condannati a nove mesi di reclusione il marocchino Said Elnnohi, l'algerino Abdelaziz Mahfoudi e il portoghese Luis Miguel Pereira, trattenuto nel centro in base a una normativa comunitaria sulla pericolosità sociale. Per questi imputati il pm aveva chiesto una condanna a due anni e mezzo. Altri due immigrati sono stati condannati a otto mesi di reclusione, mentre l'ivoriano Kone Lacine è stato condannato a sette mesi. Sette imputati hanno avuto una condanna di sei mesi di reclusione e tra loro figurano le cinque donne arrestate nell'ambito dei tafferugli e degli scontri. Gli imputati erano accusati a vario titolo di danneggiamento seguito da incendio, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, perchè avrebbero incendiato materassi e scagliato pietre per protestare contro l'allungamento dei tempi di permanenza nei centri previsto nel pacchetto sicurezza. Per molti degli imputati però è caduta l'accusa di incendio che è rimasta in piedi soltanto per le donne. Questo ha portato a condanne nettamente inferiori a quelle richieste dal Pm.

13 ottobre 2009

PRESIDIO ANTIRAZZISTA A BRESCIA

autore: 
Claudia

10-10-2009 - SABATO 10 OTTOBRE: PRESIDIO ANTIRAZZISTA A BRESCIA

Sabato 10 ottobre, dalle 15 alle 19, tutti e tutte in piazza Loggia a Brescia con le associazioni migranti e antirazziste che organizzano un presidio contro il liberticida regolamento di Polizia Urbana del Comune e contro il pacchetto (in)sicurezza varato dal Governo. radiondad'urto.org

[Torino] Due giornate contro la Sorveglianza Speciale

image1: 
sorvegliateci11[1].jpg

Sorvegliati?

Questa mattina, dentro ad un Palazzo di Giustizia blindatissimo, si è tenuta l’udienza per la Sorveglianza Speciale dei due redattori di //Macerie//. Dopo aver sentito un particolarmente sciatto e frettoloso Padalino, la lunga e approfondita arringa dell’avvocato difensore e le dichiarazioni dei due involontari candidati a questa antipatica misura di prevenzione, i giudici si sono presi tutto il tempo per decidere. Giorni o settimane, vedremo.

Ma proprio mentre nell’aula deserta del Tribunale è in corso l’arringa della difesa ai telefoni di Radio Blackout arriva una notizia significativa: nella sede della Camst, in corso Svizzera, sono appena entrati un gruppo di antirazzisti che con megafono e volantini hanno disturbato per un po’ il normale tran-tran dell’ufficio rinfacciando ai presenti (a quanto pare particolarmente insensibili al tema) il brutto affare che ha fatto la loro azienda appaltando la mensa del Cie di corso Brunelleschi. Fino ad oggi, insomma, la minaccia della sorveglianza maroniana non ha spaventato proprio nessuno.

A proposito di Sorveglianza Speciale ascolta un piccolo approfondimento registrato da Radio Blackout insieme ad una compagna della redazione di “Scheggia”, il bollettino bolognese contro ogni forma di reclusione. su http://www.autistici.org/macerie/?p=20913

Leggi anche:

I pesci di Maroni

Sorvegliati di ieri e di oggi
e le dichiarazioni fatte oggi in aula degli imputati

Vi ricordiamo che il prossimo appuntamento contro la “sorveglianza speciale” e il Pacchetto sicurezza sarà domenica prossima, dalle 10.00, in piazza della Repubblica, per un presidio a Porta Palazzo.

Il Ministro sul pisello

Una giornata amara per i leghisti di largo Saluzzo. Asserragliati nella loro sede per resistere alla giornata contro la sorveglianza speciale, prima chiedono alla polizia di allontanare una ventina di manifestanti che si erano appiccicati alla loro vetrina. Poi, galvanizzati, si lamentano per lo striscione “sorvegliateci i maroni” che era stato issato tra due lampioni. Dopo mezz’ora di telefonate, probabilmente col Viminale, la polizia chiama rinforzi e decide di sequestrare lo scabroso striscione. Ne nasce un parapiglia, qualche manganellata da una parte e qualche colpo di cavalletto dall’altra, ma alla fine lo striscione viene sequestrato. Poco male, i manifestanti ne tirano fuori un altro simile, ma con la faccia di Maroni un po’ più… flaccida. I leghisti, che invece ce l’hanno sempre più duro, escono allo scoperto e vengono colpiti da una raffica di castagne che li costringe a rientrare in ufficio. Poco dopo, tirano giù la serranda e i manifestanti esultano: ora che la sede è chiusa si legge chiaramente chi c’è dentro: dei “razzisti di merda”. I leghisti tentano di andarsene dal retro, di soppiatto, ma vengono riconosciuti e inseguiti, e se la filano a gambe levate.

Raggiunto l’obiettivo della giornata, è giusto farsi un giretto per San Salvario. Ma la polizia ritiene che non sia opportuno sfilare con un bel cazzone a forma di Maroni in testa al corteo. Allora lo striscione viene sostituito con un più sobrio “contro il razzismo azione diretta” e si può partire. Lungo il tragitto diversi stranieri ascoltano interessati, leggono i volantini, si uniscono alla manifestazione spontanea. E in via Madama Cristina salta di nuovo fuori lo striscione dello scandalo, e con molta intelligenza la polizia ferma il corteo bloccando il traffico per diversi minuti, in modo che tutti vedano per bene il Ministro sul pisello. Terminato lo spettacolo, i manifestanti ripiegano definitivamente lo striscione e ritornano contenti in largo Saluzzo. In via Baretti, si sentono distintamente due carabinieri che si chiedono: “ma perché non va bene lo striscione?”

Due giorni intorno ai Centri

autore: 
antira

Decoder

Sempre più inviperiti per non poter più guardare la televisione, i reclusi del Cie di corso Brunelleschi a Torino oggi per protestare hanno gettato tutta l’immondizia per terra e hanno impedito l’ingresso agli addetti alle pulizie. Il Direttore del lager, con disprezzo, dice loro di chiedere il decoder “ai vostri amici che vi telefonano.” E Torino Cronaca ironizza sulle “assurde pretese di chi non dovrebbe neppure essere in Italia.” Ma al posto di leggere l’editoriale di Andrea Monticone, leggete la storia di un recluso nel Cie di Torino, tratta dal sito Fortress Europe.

Continua a pag. 21013

Nella tua città c’è un lager, numero 2

Scarica, stampa e diffondi l’ultimo numero del bollettino (dal 22 settembre al 4 ottobre 2009)
Scarica, stampa e diffondi il numero 1 del bollettino (dal 5 al 18 settembre 2009)

Il gusto della democrazia

9 ottobre. Un gruppetto di antirazzisti fa irruzione negli uffici della Camst, in corso Svizzera, ed interrompe il normale tran-tran di impiegati e segretari. Megafono alla mano, in giro per le stanze vengono lasciati un sacco di volantini abbastanze espliciti, proprio come quello che trovate qua: http://piemonte.indymedia.org/attachments/oct2009/camst1.jpg
Dieci minuti e via. Giusto per dire anche a loro: “se continuate a far soldi sul Cie non vi passa più”.
Se questo volantino ti piace, scaricalo e fanne buon uso.

Il processo a Milano, lo sciopero a Torino

Nonostante le porte chiuse dell’aula e di tutto il tribunale un gruppetto di antirazzisti è riuscito ad entrare dentro al Palazzo di Giustizia di Milano in occasione della nuova udienza del processo per la rivolta di via Corelli di agosto. Grande sconcerto della Digos e grosso movimento di truppe - che fino a quel momento avevano presidiato inutilmente l’accesso principale del palazzo -, ma oramai i solidali erano entrati e non c’è stato più niente da fare. Gli antirazzisti sono rimasti sulla soglia dell’aula durante tutta la giornata e a scambiare qualche parola con i detenuti, in particolar modo con i ragazzi che dalla settimana passata sono agli arresti domiciliari.

Dentro l’aula, ascoltati gli ultimi testimoni, è arrivata l’arringa del Pubblico Ministero che ha chiesto al giudice di assolvere uno dei quattordici imputati e di condannare tutti gli altri a pene che vanno dai 2 anni ai 2 anni e 6 mesi di reclusione. Mano pesante, insomma, e non è mancata l’aggravante di clandestinità. Inoltre il Pm ha chiesto alla Procura gli atti che riguardano la vicenda di tentato stupro da parte dell’ispettore capo Vittorio Addesso nei confronti di Joy. Se questa richiesta verrà accettata, sia Joy che la sua compagna di stanza - che in aula ne aveva confermato il racconto - saranno denunciate per calunnia.
La prossima udienza del processo milanese è confermata per martedì 13 ottobre, dalle ore 9.30. Quasi sicuramente sarà il momento della sentenza.
Intanto, dopo tre giorni di alti e bassi, è terminato lo sciopero della fame dei reclusi del Cie di Torino.
Leggi l’appello
Contro le violenze del razzismo di Stato, presidio al processo Corelli!
Continua a pag. 20853

La piazza di Torino, le strade di Roma

autore: 
Basta retate

La piazza di Torino, le strade di Roma

Un bel pomeriggio di merda, questo pomeriggio a Porta Palazzo. Dalle due in avanti poliziotti, vigili urbani ed alpini cominciano a girare la piazza con una piccola colonna di mezzi. Ogni tanto i mezzi inchiodano e le guardie scendono di corsa per fare irruzione in un bar, o in un negozio, e caricare tutta la gente che trovano. Gente a caso, ovviamente, con una sola caratteristica in comune: essere stranieri. Alcuni li portano via senza neanche chieder loro i documenti, tanto al Commissariato delle Porte Palatine ci sarà il tempo di identificare tutti con calma e lontano da occhi indiscreti. Carichi umani prelevati in piazza e poi scaricati in Commissariato: su e giù, per tutto il pomeriggio. Ad un certo punto c’è qualche resistenza, e quattro alpini saltano addosso ad un ragazzo di colore, riempiendolo di calci e manganellate quando già è a terra. Sono contenti i militari: dopo un anno passato a tenere a bada i propri nervi e far la faccia buona finalmente possono scaldare un po’ i muscoli, dentro ai Cie e per le strade.

Ascolta il racconto in diretta di un redattore di Radio Blackout, in piazza durante la retata e il racconto di un abitante del quartiere su: http://www.autistici.org/macerie/?p=20803

Oramai sono scene abituali, queste, a Torino. Ve ne abbiamo già raccontate in passato e altre ve ne racconteremo in futuro. Vorremmo un giorno raccontarvi anche episodi di resistenza, di gente che si mette in mezzo e che urla «non è giusto!», di gente che riesce ad ostacolare almeno un po’ la corsa oscena degli sgherri del Ministro. Ma questi episodi sono ancora tutti da costruire, e la nostra stessa insistenza nel raccontarvi controlli e retate è dovuta alla consapevolezza che siamo noi - noi che scriviamo assieme a voi che ci leggete - a doverli costruire, insieme alla gente che vive nei nostri quartieri. Ci poniamo il problema, e ve lo giriamo: di sicuro fermi non si può stare.

E a questo proposito la redazione di Radio Blackout ha raccolto il racconto di un rastrellamento avvenuto due giorni fa al Pigneto, nel centro di Roma. Più che una retata, una spedizione punitiva dei finanzieri contro i senegalesi del quartiere. Questa volta, però, ci sono state delle reazioni, con urla dalle finestre contro gli agenti scatenati e gente in strada e di fronte alla caserma. Non abbastanza, ma qualcosa si muove.
Ascoltate qua: http://www.autistici.org/macerie/?p=20803

[Torino] Continua lo sciopero nel Cie

autore: 
No Cie

Terzo giorno di sciopero a Torino

Anche a causa di una epidemia di influenza, questa mattina lo sciopero della fame al Cie di Torino sembrava traballare, e solo una sezione ha rifiutato il pranzo. La lotta ha però avuto una ripresa in serata, quando nuovamente tutti i reclusi hanno rifiutato la cena. Il motivo? Oggi tutto il Piemonte è passato al digitale terrestre e tutte le tv del Cie, a parte ovviamente quella del Direttore, non prendono più nessun canale nonostante le ripetute promesse di comprare decoder per tutti. E allora sciopero.

Infine, dai giornali apprendiamo due notizie. La prima è che lunedì sera, mentre fuori dal Cie di Torino scoppiavano i fuochi d’artificio, il Direttore del lager ha chiamato gli artificeri per far brillare una cassetta degli attrezzi dimenticata da un idraulico sotto casa sua. Evidentemente non dorme sonni tranquilli. La seconda notizia, ben più interessante, è che il Direttore del Cie abita in corso Cosenza. Per questa informazione, fino ad ora top secret, ringraziamo sentitamente Torino Cronaca.

Continua lo sciopero a Torino, nuovi racconti da Roma

Il secondo giorno di sciopero della fame al Cie di Torino è iniziato presto, esattamente alle sei del mattino, con una perquisizione della polizia che ha sequestrato accendini e lamette. I reclusi raccontano anche di insulti e provocazioni. Nonostante l’intimidazione, anche oggi hanno rifiutato il cibo tutte le donne e tre quarti degli uomini, come ieri sera.

Ascolta il racconto della perquisizione: http://www.autistici.org/macerie/?p=20763

E proprio ieri sera, mentre diverse volanti di pattuglia attorno a corso Brunelleschi erano intente a controllare i documenti a un gruppo di antirazzisti, dall’altro lato in via Mazzarello è partita una serie di fuochi d’artificio. Che coincidenza, avranno pensato i fermati, per fortuna che a festeggiare lo sciopero ci ha pensato anche qualcun altro!
E sono arrivati, intanto, nuovi dettagli sul pestaggio di Roma dell’altra sera. Al pestaggio nella camera di isolamento hanno assistito almeno quattro dipendenti della Croce Rossa, che non hanno mosso un dito per impedire le violenze. Insieme a loro era presente anche un medico, una dottoressa che - al contrario dei crocerossini - si è messa ad urlare contro le guardie pregandole di fermarsi. Continuano, poi, gli episodi di autolesionismo: in due, ieri sera, si sono tagliati. Uno alla gola. Medicati nell’infermeria del Centro sono stati riportati nelle gabbie.
Per finire sulla giornata romana, stanno circolando le dichiarazioni fatte all’uscita dal Centro dai quattro Consiglieri ragionali della sinistra - Anna Pizzo, Enrico Fontana, Luisa Laurelli e Ivano Peduzzi - che hanno visitato la struttura lunedì. In soldoni hanno raccontato che gli operatori di Ponte Galeria smentiscono categoricamente ogni pestaggio e che il vero problema del Centro sono i Consolati che non collaborano per rendere i rimpatri abbastanza celeri e le Asl che si ostinano a fornire i propri servizi con una lentezza incompatibile con il ritmo delle deportazioni. Insomma, presenteranno una bella mozione perché la Regione Lazio ci metta del suo per oliare un po’ gli ingranaggi della macchina delle espulsioni e farla andare più veloce. Insieme ai quattro, però, è entrata anche una giovane giornalista: ha fatto tutta la visita con i politici e ha visto tutto quello che hanno visto loro. A differenza loro, però, all’uscita non ha nascosto niente: oggi i reclusi le hanno telefonato per ringraziarla dell’onestà che ha dimostrato, ai consiglieri regionali no.

Per la mosche è scontro in Consiglio a Sesto.

autore: 
antirazzista

Per la mosche è scontro in Consiglio a Sesto.
Il referendum popolare chiesto dall'opposizione non si farà, ma prima del voto in aula sono volati insulti fra i cittadini presenti al dibattito
La tarda serata di ieri a Sesto San Giovanni ha visto andare in scena momenti di tensione durante la seduta del Consiglio comunale dove era in discussione una mozione del Pdl che proponeva di promuovere un referendum cittadino sull'ubicazione della sede del Centro Islamico e della moschea di Sesto San Giovanni.

La mozione, secondo la cronaca riportata dal quotidiano on-line della città, "sestonotizie.it", "non è passata. La maggioranza di centrosinistra, con il sindaco Giorgio Oldrini in testa, si è detta infatti contraria al referendum che quindi non si farà.

Ma ancor prima del voto, dalla tribuna del pubblico volavano insulti e frasi offensive tra i cittadini di parere contrapposto che affollavano l'aula. Il clima diventava surriscaldato al punto che è stato necessario l'intervento degli agenti delle forze dell'ordine per evitare che la situazione trascendesse ulteriormente e i lavori dell'aula potessero riprendere regolarmente. (06 ottobre 2009)

http://milano.repubblica.it/dettaglio/per-la-mosche-e-scontro-in-consigl...

[Gradisca] Report dal presidio

autore: 
anarchico

Questo il report che apparirà su Umanità Nova in uscita questa settimana del presidio di sabato di fronte al CIE di gradisca.
www.ecn.org/uenne

Gradisca presidio di fronte al CIE

Quasi un centinaio di persone hanno partecipato al presidio che si è svolto sabato 3 ottobre di fronte ai cancelli del CIE. Erano presenti Sinistra Critica (che aveva promosso per prima la scadenza che poi era diventata unitaria), numerosi/e compagni/e anarchici/e da tutta la regione e tutti le altre associazioni e gruppi da sempre attivi su questo tema assieme a varie individualità. Assenti i partiti.
L’iniziativa è nata dall’esigenza di esprimere agli immigrati detenuti la solidarietà dopo il violento pestaggio avvenuto fra le giornate del 21 e 22 settembre (vedi UN scorsi). Era anche importante dare visibilità a quanti continuano a lottare per la chiusura di tutti questi campi di internamento e contro le leggi razziste. Dalle 16 in poi con striscioni, bandiere e musica i presenti hanno cercato di far sentire a chi sta dentro e agli automobilisti che passavano la nostra presenza. Con contatti telefonici avvenuti nel corso dell’iniziativa abbiamo saputo che nella mattinata erano avvenute nuove perquisizioni e violenze (per fortuna non gravi come quelle dei giorni scorsi) e che i reclusi erano stati confinati di nuovo nelle celle. Durante il pomeriggio sono stati però fatti uscire negli spazi comuni.
Sebbene non ci si potesse né vedere né sentire sapevano che eravamo lì fuori ed erano ovviamente felici di questo.
L’iniziativa ha avuto eco nei giornali locali che però hanno parlato di “presidio pacifista” ma almeno hanno riportato la parola d’ordine “Chiudiamo tutti i CIE!”.
E’ importante dopo la riuscita di questa iniziativa che l’attenzione su quanto avviene dietro quelle sbarre resti alta.
Per tutti gli aggiornamenti: nordest.indy.ortiche.net

Un anarchico presente

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