ASSEMBLEA PUBBLICA
L’approvazione del pacchetto sicurezza ha scatenato la rabbia. I primi riscontri si sono visti nei C.I.E (centri di identificazione ed espulsione per migranti). Alla “guerra fra poveri” gli oppressi hanno preferito la rivolta.
Nei lager di tutta la penisola si sono alternati scioperi della fame e veri e propri momenti di conflitto aperto (incendi, danneggiamenti e scontri con gli aguzzini). Da Bari a Gradisca, da Roma a Torino, si è ribellato chi vive rinchiuso per il semplice fatto di non avere il documento giusto.
Ma anche nelle città, come Lecco, dove un CIE non esiste ancora, ci si è resi conto di come non si possa vivere in pace con tante vittime sulla coscienza.
Chi tace e non prende posizione è complice dei carcerieri.
Lager di stato e respingimenti assassini sono legati da un unico filo: la morte in nome della “sicurezza”. Anche nel CIE milanese di via Corelli è scoppiata la rivolta. A seguito di questa 14 internati sono stati trasferiti al carcere di san vittore. Durante le prime udienze del processo a loro carico sono venuti alla luce parecchi lati oscuri della carcerazione dei migranti. Questo anche grazie al fatto che loro hanno visto e percepito una presenza fissa di solidali in sostegno e appoggio.
Ne discutiamo a partire dal racconto di due compagne che hanno vissuto da vicino il caldo ferragosto milanese.
giovedi 17 settembre ore 20.30 a lecco
presso il centro sociale di germanedo (zona ospedale nuovo)
Ridevano. I crocerossini ridevano quando, la settimana passata, un recluso di via Corelli ha tentato il suicidio prima impiccandosi e poi tagliandosi alla gola. La sua storia la sapete già, ve la abbiamo già raccontata. Quello che non sapete ancora è che è stato trasportato all’ospedale ammanettato e scortato, con il fiato della polizia addosso anche mentre, al Pronto Soccorso, il dottore gli ricuciva la ferita. Ora è di nuovo al Centro, e si sposta solo trasportato di peso dai suoi compagni, che provvedono pure a trovargli qualche cosa di liquido da ingurgitare ogni giorno, perché non può ancora masticare.
Noi diciamo Cie. I reclusi oramai dicono Guantanamo, dicono Abu Ghraib, si sentono come gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale: «mancano solo i forni, mancano solo le camere a gas».
dopo la cena delle 20 in Cascina Torchiera: lezione sul pacchetto sicurezza!
- ore 21.30:
° FREEDOM NOT FEAR
"il DDL sicurezza e' diventato legge"
dibattito ed incontro con l'avv. Belloli (associazione Naga)
Dalle norme contro i migranti alla crisi economica, dalla fragilita' del diritto d'asilo ai nuovi dispositivi di regolamentazione della vita sociale che parlano di carcere, sanzione, espulsione e punizione verso i comportamenti di conflittualita' diffusa.
Il paradigma di questo momento storico e' la crisi. E questa, con la perdita del lavoro per i migranti, significa anche difficolta' o impossibilita' di rinnovare il permesso di soggiorno e quindi clandestinita'.
E' in corso un grande processo di riscrittura delle norme in cui si misurano, nuovi rapporti di forza dentro alla crisi. Per i migranti questo avviene verso chi e' qui, ma anche verso chi intraprende il percorso migratorio. Si stanno ridisegnando i confini dello spazio del controllo sulla vita. Il diritto dasilo sembra ormai a brandelli. Lo abbiamo visto con i respingimenti illegittimi verso la Libia ma lo vediamo anche in quello che succede quotidianamente ai porti di Ancona o Venezia o ancora nel tentativo di punire con la revoca dello status di rifugiato chi ha Torino e Milano si e' mobilitato per chiedere accoglienza.
E le norme contenute in questo provvedimento non riguardano solo i migranti. In primo luogo perche' si propone un arretramento complessivo della vita in comune, ma anche perche' il complesso delle disposizioni si presenta come la concretizzazione di qualcosa che in molti avevano anticipato. Il controllo sui migranti come laboratorio per l'estensione di questi dispositivi su una generalita' di soggetti: i lavoratori, i precari, i dissidenti, etc etc. Nel disegno di legge approvato dal governo sono contenute norme che colpiscono tutti. Un esempio e' quella che subordina, per tutti, l'iscrizione anagrafica alla verifica dei requisiti di idoneita' igienico-sanitaria. La tua casa non ci piace? Non potrai ottenere la residenza, con una serie di implicazioni a catena veramente drammatiche: sull'accesso alle prestazioni di sostegno al reddito, sulla possibilita' stessa di partecipare alle graduatorie per l'assegnazione degli alloggi, sull'accesso agli asili nido o all'assistenza sanitaria.
tre appuntamenti per superare la paura del buio e dei "babau" senza farsi sedurre da controllo e repressione...
ore 20:
° GRIGLIATA ARGENTINA
e continua l'esposizione della mostra
"LA PAURA FA BABAU"
- ore 21.30:
° FREEDOM NOT FEAR
"il DDL sicurezza e' diventato legge"
dibattito ed incontro con l'avv. Belloli (associazione Naga)
Dalle norme contro i migranti alla crisi economica, dalla fragilita' del diritto d'asilo ai nuovi dispositivi di regolamentazione della vita sociale che parlano di carcere, sanzione, espulsione e punizione verso i comportamenti di conflittualita' diffusa.
Il paradigma di questo momento storico e' la crisi. E questa, con la perdita del lavoro per i migranti, significa anche difficolta' o impossibilita' di rinnovare il permesso di soggiorno e quindi clandestinita'.
E' in corso un grande processo di riscrittura delle norme in cui si misurano, nuovi rapporti di forza dentro alla crisi. Per i migranti questo avviene verso chi e' qui, ma anche verso chi intraprende il percorso migratorio. Si stanno ridisegnando i confini dello spazio del controllo sulla vita. Il diritto dasilo sembra ormai a brandelli. Lo abbiamo visto con i respingimenti illegittimi verso la Libia ma lo vediamo anche in quello che succede quotidianamente ai porti di Ancona o Venezia o ancora nel tentativo di punire con la revoca dello status di rifugiato chi ha Torino e Milano si e' mobilitato per chiedere accoglienza.
E le norme contenute in questo provvedimento non riguardano solo i migranti. In primo luogo perche' si propone un arretramento complessivo della vita in comune, ma anche perche' il complesso delle disposizioni si presenta come la concretizzazione di qualcosa che in molti avevano anticipato. Il controllo sui migranti come laboratorio per l'estensione di questi dispositivi su una generalita' di soggetti: i lavoratori, i precari, i dissidenti, etc etc. Nel disegno di legge approvato dal governo sono contenute norme che colpiscono tutti. Un esempio e' quella che subordina, per tutti, l'iscrizione anagrafica alla verifica dei requisiti di idoneita' igienico-sanitaria. La tua casa non ci piace? Non potrai ottenere la residenza, con una serie di implicazioni a catena veramente drammatiche: sull'accesso alle prestazioni di sostegno al reddito, sulla possibilita' stessa di partecipare alle graduatorie per l'assegnazione degli alloggi, sull'accesso agli asili nido o all'assistenza sanitaria.
In via Ripamonti. Nel locale niente era a norma, denunciato il meccanico. Il 23enne marocchino, irregolare, ha preso la scossa ed è caduto. Raccolto dalla polizia in gravi condizioni.
MILANO - Si è procurato una brutta frattura alla testa nell'officina di carrozziere dove lavorava in nero, ma il suo datore di lavoro anziché soccorrerlo l'ha abbandonato sul ciglio della strada, a qualche centinaio di metri di distanza. È quanto successo ieri pomeriggio a un marocchino irregolare di 23 anni, ritrovato dalla polizia in via Ripamonti all'altezza del civico 500 e subito ricoverato alla clinica Humanitas con una frattura scomposta alla fronte.
LA SCOSSA ELETTRICA - Il ragazzo, secondo la ricostruzione degli agenti, lavorava da pochi giorni in una carrozzeria vicina al luogo dov'è stato ritrovato. Probabilmente il ragazzo è stato colpito da una scossa elettrica ed è caduto, battendo la testa. Nell'officina la polizia ha trovato tracce di sangue sul luogo dell'infortunio. Nel locale c'erano poi fili elettrici volanti, pozzanghere per terra, e non erano rispettate né le norme di sicurezza sul lavoro, né quelle sull'impianto elettrico, sullo smaltimento dei rifiuti speciali, sugli estintori. L'officina è stata chiusa e il titolare, Filippo R., 64 anni, denunciato per lesioni colpose e violazione della normativa sull'immigrazione.
Giornate internazionali per la libera circolazione delle persone
Lotte contro i centri d'internamento per gli stranieri e contro le frontiere
Distruggiamo le frontiere!
Barcellona, 1-4 ottobre 2009
Fortezza Europa costruisce fronti di guerra attorno ai territori militarizzati; sviluppa sempre più sofisticate tecnologie di controllo sociale; incoraggia lo spettro del nemico interno, controllato, perseguito, eliminato, deportato; criminalizza gli atti di solidarietà con i “senza documenti” e sta costruendo una rete di prigioni per migranti che, con la complicità e la collaborazione dei paesi d'origine, comincia molto prima che i migranti raggiungano la frontiera europea, e si estende su tutta l'Europa. Queste forme di controllo stanno convergendo in un modello unico sempre più repressivo e totalitario, e noi sentiamo il bisogno urgente di condividere esperienze di lotta dal basso in differenti paesi.
Questi giorni di dibattito e confronto si incentreranno sulle lotte attorno ai punti più conflittivi di frontiera – scenari quotidiani della guerra contro la Fortezza Europa – e sulla resistenza nei CIE e la solidarietà attiva dall'esterno. Sono un'opportunità di condividere idee, esperienze e prospettive per future azioni e campagne. Quali tattiche hanno funzionato in luoghi diversi? Quali compagnie stanno approfittando del sistema delle frontiere, delle prigioni e del controllo? Come possiamo collegare le nostre differenti lotte?
Giorno 1 (sera) Introduzione
Giorno 2 (tutto il giorno) Le lotte alle frontiere
Giorno 3 (tutto il giorno) Le battaglie dentro e fuori i centri di detenzione
Giorno 4 (mattino) Conclusione
Porta una radio FM con auricolari per le traduzioni.
Per maggiori informazioni o per partecipare, contattare antilager@riseup.net o visita il blog antilager.entodaspartes.net.
Incontro internazionale per la libera circolazione delle persone:
lotte contro i CPT, CIE, e frontiere.
Barcellona 1-4 Ottobre
La esistenza delle frontiere implica la necessità di trasgredirle.
Ê importante questionare lo spazio dal quale si parla, la Fortezza Europa, fondata i rifondata sopra secoli di politica colonialista, che ridefinisce la repressione di una forma selettiva, inseguendo e penalizzando la libera circolazione delle persone, trasformando ad alcuni in produttori sotto controllo e altri in “illegali”, inseguiti e rinchiusi.
Per la sua ridefinizione, la Fortezza Europa crea fronti di guerra, territori militarizzati; sviluppa tecnologie di controllo sociale ogni volta più sofisticate; incentiva la figura del nemico interno, controllato, scovato , eliminato e deportato; criminalizza atti di solidarietà con gli immigrati, ed estende un rete di lager che, mediante la complicità e la collaborazione dei paesi di origine degli immigrati, inizia molto prima di arrivare alle frontiere e si estende per tutta la Unione Europea.
La definizione dell’altro è fondamentale per la gestione della guerra capitalista, è il nemico necessario. Gli stessi che sfruttano gli immigrati, formano i vari secondini di turno, mentre i mezzi di comunicazione massiva non smettono di propagandare messaggi di un razzismo protetto e “politicamente corretto”, che la popolazione accetta attraverso il discorso del multiculturalismo e quando no, attraverso la paura dell’insicurezza, creando la figura del cittadino sbirro che denuncia e collabora con il meccanismo dell’espulsione.
Le forme di controllo, oggi, convergono verso un modello unico ogni volta sempre più repressivo e totalitario. Questo sistema impone delle condizioni che ai migranti e ai reclusi non lasciano altra alternativa che lo scontro e la ribellione. A Ceuta e Melilla centinaia di “sin papeles” si sono uniti per assaltare le frontiere dello stato Spagnolo. A Lampedusa (Italia), a Vincennes (Francia), a Patras (Grecia), a Steenokkerzeel (Belgio) e in molti altri luoghi sono stati gli stessi detenuti che si sono ribellati e organizzati per bruciare le proprie strutture di reclusione. Conseguentemente a questi fatti, compagni con o senza permesso di soggiorno, ci siamo mobilizzati di fronte alle frontiere e ai lager di stato, realizzando azioni, campagne e lotte autorganizzate in distinti paesi.
Per questo sentiamo l’ urgenza di condividere esperienze di lotta e abbiamo deciso di convocare un incontro internazionale di discussione e dibattiti. Vi invitiamo a condividere le vostre idee, tattiche ed esperienze, e a discutere proposte di strategie future durante le giornate dal 1 al 4 ottobre.
Durante l’incontro, vogliamo centrarci soprattutto nella resistenza dentro i CIE e nella solidarietà attiva fuori dai centri. Ci sembra importante anche trattare il tema delle frontiere Sud e Est d’Europa, visto che sono le entrate principali, scenario quotidiano della guerra contro la Fortezza Europa.
Anche se non pensiamo trattare in profondità i temi della regolarizzazione e del lavoro, visto che dipendono dalla situazione giuridica di ogni paese, disponiamo del blog antilager.entodaspartes.net per inviare documenti che possono complementare l’incontro.
Vi invitiamo a inviare informazioni, esperienze, relati e critiche attraverso documenti scritti o immagini.
L’incontro si svilupperà in spazi liberati di Barcellona e fra tutti autogestiremo le infrastrutture (cucina collettiva, alloggio e traduzioni simultanee).
Se volete partecipare all’incontro, per favore mettetevi in contatto .
In caso di necessitare un invito per il visto, contattaci il prima possibile.
Esiste un cassa (molto limitata) per finanziare eventuali costi di viaggio.
Se non potete venire, potete inviarci materiale o scritti che metteremo eventualmente nel blog.
Per partecipare all’incontro e/o inviarci informazioni:
«Probabilmente io mi sono illuso tanto con l’ideale dell’Unione europea. Si dice che l’Unione europea al centro di sé ha l’Uomo, che la dignità dell’Uomo sia inviolabile, che i suoi diritti siano inalienabili: questa veramente mi sembra una utopia. Mi crea una tristezza, mi crea una grande tristezza… che menzogna, veramente! Purtroppo io mi metto a piangere. A volte dico: non è difficile diventare un sovversivo, assolutamente non è difficile diventare un sovversivo di fronte a tanta ingiustizia. Ma sa che le dico? Io mi batterò non con il fucile né con il passamontagna, bensì con la forza della parola e la ragione collettiva. È questo il mio appello a voi, veramente.»
Queste parole ci giungono dalle gabbie di Ponte Galeria e chiudono un racconto esemplare. J. è nato in un paese dell’America Latina. Vent’anni fa emigra in Italia e a Roma trova lavoro come domestico nelle ville dei ricchi. Per sei anni è di casa da Anna Fendi, poi ancora due anni nella villa di un pezzo grosso dei Carabinieri. «Guarda, quella villa che sta di là è la casa del Presidente Leone» - gli dice un giorno qualcuno, indicando giusto oltre il cancello. Domestico dei ricchi, legge, studia e si informa: è nel continente dei diritti e delle libertà e il suo sogno sarebbe fare il sociologo. Ma i sogni sono sogni, e la realtà è una sola: lui è un proletario come ce ne sono tanti, ed è pure straniero. Non può fare altro che passare da un padrone all’altro senza uno straccio di contratto e senza contributi. Sfruttato e senza permesso di soggiorno: un illegale che si aggira tra i piani alti della borghesia capitolina.
Ora è arrivato il tempo «della pulizia etnica», e l’Italia si è «spogliata della sua onestà per vestirsi di potere». Un giorno la polizia lo prende e lo porta al Centro. Prima due mesi, poi gliene promette altri quattro. Lui ingoia due pile, sperando che qualcuno si accorga di lui, della sua storia, delle sue aspirazioni spezzate, della sua fiducia residua nell’Europa e nell’Occidente. Sta dodici giorni all’ospedale e nessuno va a trovarlo, neanche il suo avvocato. È messo in isolamento, guardato a vista da due carabinieri che la notte fanno casino e non lo fanno neanche dormire: lui reclama, chiede di essere trattato come un paziente qualsiasi, come uno che ha dei diritti ma loro rispondono «tu non hai niente, sei un pezzo di merda e devi stare zitto». Ieri i finanzieri di guardia hanno insistito molto perché fosse dimesso e il dottore alla fine ha obbedito, anche se J. non è ancora fuori pericolo. Ora è di nuovo al Centro, con una pila bloccata nella pancia e senza più illusioni sull’Europa, sui diritti e sulla democrazia. Cerca ancora qualcuno che lo ascolti, e si domanda quale sia la sua strada per cominciare a lottare.
(Dentro al Centro i giornali arrivano con molto ritardo, sempre che arrivino. Solo ieri, dunque, i reclusi hanno potuto leggere gli articoli sulla visita di Fabrizio Santori, Fernando Aiuti e Romulo Salvador del due di settembre scorso. Come ricorderete, questi miserabili truffatori inviati nel Centro dal sindaco Gianni Alemanno avevano urlato ai quattro venti che a Ponte Galeria si sta benissimo, e che tutti i reclusi non fanno altro che ringraziare Croce Rossa e Polizia dell’ottimo trattamento che ricevono ogni giorno.)
8 settembre. Una quindicina di antirazzisti, desiderosi di fare il punto su di un mese di resistenza al Pacchetto Sicurezza, entrano nella sede del Comitato Regionale della Croce Rossa di via Bologna a Torino e - armati di sedie, megafono, registratore, pizzette, striscioni e volantini - si accomodano per dare vita ad una assemblea pubblica. I due poliziotti di guardia intervengono a cose fatte perché al momento dell’irruzione erano impegnatissimi a svuotarsi le narici da vecchie e solidissime incrostazioni: riescono solo a chiudere i cancelli, cercando di non fare entrare altra gente. In rapida successione si presentano sul posto numerosi agenti della Digos, compagni interessati all’assemblea, camionette della Celere ma dopo una mezz’ora di tira e molla i cancelli si riaprono e si può cominciare.
Intanto, qualcuno tra gli occupanti fa irruzione in una stanza a lato del cortile dove si sta tenendo un corso per aspiranti volontari e spiega ai presenti le proprie ragioni: ma proprio mentre si sta cominciando a discutere, la Digos trascina via i contestatori e da qual momento in poi la lezione continuerà protetta da un cordone di celerini alla porta. Oramai gli occupanti in assemblea sono una una quarantina, con intorno i crocerossini che passano, si fermano ad ascoltare, ripartono: qualcuno solidarizza di nascosto, altri non ne vogliono proprio sapere. Vengono fatte ascoltare alcune testimonianze registrate nei Cie gestiti dalla Croce Rossa e letti alcuni appelli, ci si racconta le novità di questi ultimi giorni di resistenza e lotta dentro ai Centri. Dopo un paio d’ore l’assemblea finisce, e si telefona ad alcuni reclusi in vari Cie italiani con cui si è in contatto per raccontare l’iniziativa, che dentro dicono di apprezzare moltissimo. Nel frattempo, e a più riprese, fa anche capolino ma sempre da lontano il solito Massimo Numa. Qualcuno lo riconosce, lo insegue, gli urla dietro, e lui si spaventa e scappa ancora una volta sgommando, questa volta a bordo di una Fiat Stilo di colore grigio scuro - guidata da non si sa chi - in tasca il suo pane quotidiano: le veline della Digos da cui trarrà il solito, mediocre articolo.
Poi, alle 22.30, escono gli aspiranti volontari, che erano stati invitati a fermarsi all’assemblea da un ulteriore intervento in aula. A molti di loro evidentemente il tema non interessa, visto che neanche si fermano. Quei pochi che rimangono a parlare sono scettici, mettono in discussione l’autenticità delle testimonianze, negano l’evidenza, attribuiscono le responsabilità dei maltrattamenti a poche mele marce, arrivano a dire che comunque non possono denunciare i pestaggi per tutelare la privacy del pestato. Sono preparati, questi studenti, pronti per entrare nei Centri. I più deboli di stomaco tra gli antirazzisti iniziano a raccogliere le sedie e le pizzette avanzate, e in poco tempo il gruppo di contestatori se ne va.
Come sapete, in seguito alla prima ondata di rivolte dopo l’entrata in vigore del Pacchetto sicurezza di Maroni, l’ex Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Brindisi è stato - e senza troppi sforzi - convertito in Cie: evidentemente la differenza tra queste due tipologie di strutture è sempre stata molto sottile. Attualmente, molti dei reclusi a Brindisi sono alcuni dei protagonisti della rivolta di via Corelli a Milano, quelli cioè che non sono stati arrestati e rinchiusi nel carcere di San Vittore.
Il regime di reclusione al Centro di Brindisi è particolarmente punitivo, tra docce fredde e provocazioni da parte delle guardie, cui seguono sistematicamente pestaggi brutali. Eppure, anche da lì, da questo nuovo Centro così speciale, si può evadere: ce l’hanno fatta una trentina di reclusi nei giorni scorsi. E tutto questo, nonostante tutte le smentite e rassicurazioni di ordine e normalità diramate dal ministro Maroni.
Ascoltate questa conversazione con un recluso da Brindisi e sentite, tra l’altro, il suo speciale augurio al ministro