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A.M.P. Transiti e Malfattori, storia infinita

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L' assemblea cittadina tenutasi il 21-11 lancia una giornata di mobilitazione contro i minacciati sgomberi in città del Circolo dei Malfattori e di un appartamento in via Torricelli,19, dell' Ambulatori medico popolare e di un appartamento in via dei Transiti,28 per la difesa degli spazi occupati e autogestiti, contro gli attacchi repressivi e l'ondata di terrore del regime 'sicurezza'.

Appuntamenti

- 26-11 h 6.00 presidio antisfratto @ torricelli e @ Ambulatorio popolare (ospitalità per chi viene da fuori)
- 26-11 h. 17.00 iniziativa con concentramento in XXIV Maggio

http://www.ambulatoriopopolare.org/
malfattori.noblogs.org
http://www.myspace.com/nospeculazione

A scuola di manganello

Dal sito Milano Internazionale (http://www.milanointernazionale.it):

A scuola di manganello

di Andrea Ferrario

Arresti di studenti e militanti di sinistra con accuse pesantissime, manganellate sui liceali, neofascisti che rialzano la testa in strana coincidenza con le azioni di polizia, il Corrierone che si fa interprete ideologico del regime, mentre in parallelo continua la campagna razzista contro rom e immigrati. Così la macchina del potere milanese si appresta ad affrontare l’emergente questione giovanile e la crisi economica.

Nel giro di una sola settimana a Milano si è verificata una serie di fatti che dipingono un’immagine della città dai toni neri, nerissimi, in senso sia figurato che politico. I giornali li hanno riportati con ampi particolari, ma senza metterli in reciproco collegamento, come se non fossero attraversati tutti da un unico filo comune (un filo impersonato in particolare da uno che di nero e di fascismo se ne intende molto: il vicesindaco Riccardo De Corato). Vale pertanto la pena di ripercorrerli tutti insieme.

POLIZIA, MANGANELLI E CORRIERE DELLA SERA

Il 13 novembre, all’alba, con un blitz che ha visto la presenza spropositata di addirittura 90 poliziotti, sono stati arrestati tre militanti di sinistra del Collettivo autonomo Ringhiera in Ripa di Porta Ticinese, mentre altri due sono stati arrestati presso le loro abitazioni. L’accusa è quella pesante di rapina e minacce in seguito a un episodio in realtà molto meno pesante avvenuto presso la Libreria Cusl dell’Università Statale (da sempre area Comunione e Liberazione) il 2 ottobre scorso: secondo quanto riferiscono i giornali, i cinque avrebbero fatto alcune centinaia di fotocopie rifiutandosi poi di pagare e ne sarebbe nato un alterco con insulti e minacce, qualche testata parla anche di rissa. Valerio Ferrandi, 24 anni e già sotto sorveglianza speciale, è tuttora in carcere, mentre gli altri quattro sono agli arresti domiciliari. De Corato elogia le forze dell’ordine “che hanno riaffermato che la legge è uguale per tutti”: per tutti, forse, ma di sicuro non per il Comune, come illustra con chiarezza il caso del liceo Gandhi. La sera dello stesso 13 novembre quindici studenti lavoratori e professori del liceo serale Ghadhi di via XXV aprile sono entrati nella loro scuola occupandola. Sono esasperati, da due mesi protestano accampati nelle loro tende di fronte alla scuola serale (l’unica di Milano) per protestare contro la chiusura dei corsi per volontà del sindaco Letizia Moratti. Il particolare interessante è che il 22 ottobre il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha emesso un’ordinanza che impone la riapertura della scuola, ma il Comune non la applica. Dopo poche ore, l’alba del giorno successivo, ben sei camionette di polizia e carabinieri in assetto antisommossa, accompagnati dai vigili del fuoco, arrivano alla scuola e con un blitz durante il quale sono stati usati addirittura una motosega e la fiamma ossidrica sgomberano a manganellate gli occupanti che gridano “vergognatevi, non siamo delinquenti: vogliamo tornare a studiare e voi fate a pezzi le nostre scuole”. Le forze dell’ordine intervengono insomma con la violenza per difendere chi non rispetto un’ordinanza, cioè il Comune, da chi protesta per rivendicare l’applicazione del proprio diritto allo studio, sancito peraltro da un tribunale. Mariolina Moioli, che non si capisce perché si fregi del titolo di assessore alle politiche sociali, visto che il suo lavoro ha come esito principalmente blitz di polizia, sgomberi, chiusure di scuole, licenziamenti e simili, rincara la dose: “L’occupazione ha provocato danni [presumibilmente si riferisce alle porte abbattute dalle forze dell'ordine con motosega e fiamma ossidrica - N.d.A.] e il Comune è intenzionato a procedere”. Passano solo tre giorni e ancora manganellate contro studenti e militanti di sinistra. Il 17 novembre si protesta in tutta Italia, ma anche in altre città d’Europa, all’insegna dello slogan “l’educazione non è in vendita” e centinaia di migliaia di studenti manifestano per le strade. Se a Torino gli studenti ricordano il loro compagno Vito Scaridi, ucciso un anno fa da un crollo dovuto all’incuria in cui versa la scuola italiana, a Milano si protesta anche per la chiusura del Gandhi e gli arresti dei cinque militanti di sinistra. Ma nella metropoli meneghina il corteo non è autorizzato, da piazza Cairoli qualche centinaia di studenti, quasi tutti delle superiori, si dirigono prima all’assessorato all’educazione in Largo Treves e poi in piazza della Scala per cercare di raggiungere Piazza Duomo. In Piazza Mercanti alcuni di loro vengono accerchiati dalla polizia, scattano la carica e le manganellate, con cinque studenti feriti e quattro arrestati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, di cui due presto rilasciati in quanto minorenni. Gli arrestati sono due nomi noti tra gli studenti milanesi, perché da anni particolarmente impegnati nelle lotte studentesche, Gianmarco Peterlongo e Matteo Tunesi: i loro arresti appaiono quindi ben poco casuali. Così come appaiono ridicole le accuse di violenze contro i poliziotti, dato che questi ultimi erano a decine, ben messi, protetti da scudi e manganelli contro un piccolo gruppo di liceali pressoché tutti minorenni. Il giorno successivo i due arrestati vengono fatti scarcerare dal giudice (ma ora li attende un processo penale) e De Corato commenta acido: “per gli aderenti ai centri sociali vale il sistema delle facili scarcerazioni come per i clandestini”. Il Corriere della Sera di Ferruccio De Bortoli, giornale di proprietà tra gli altri di Banca Intesa e Salvatore Ligresti e che si sta trasformando sempre più nell’organo del nazional-populismo italiano, spara una raffica di articoli. Nel primo, un commento di Carlo Baroni dall’inopinato titolo “Quando si varca la sottile linea della violenza” (l’autore intende quella, inesistente, degli studenti e non quella, reale, della polizia) si parla della manifestazione con una retorica del tutto fuori luogo: i fatti vengono commentati usando termini come “rivolta sconsiderata”, “slogan urlati al cielo della violenza senza ragione” [!?! - forse Baroni si riferisce allo slogan "L'educazione non è in vendita"?], mentre in un altro articolo del Corriere si scrive, come esempio delle “violenze”, di “bidoni della spazzatura divelti”: rimaniamo in attesa che qualcuno ci spieghi come i cassonetti (e non bidoni) della spazzatura, che a Milano poggiano sui marciapiedi senza essere fissati, possano essere “divelti” – i vocaboli giusti sarebbero “rovesciati” o “spostati”, ma non suonano sufficientemente violenti… Due giorni dopo il Corriere condisce il tutto con un servizione mirato a discreditare le occupazioni, in cui tra le altre cose si rispolvera l’ipotesi del 5 in condotta per gli studenti che occupano. Per riassumere il quadro complessivo, quindi, in soli cinque giorni 9 arresti di studenti e militanti di sinistra, cinque studenti feriti, due blitz all’alba con decine di poliziotti in tenuta antisommossa, una carica a suon di manganellate, il tutto condito con i consueti due o tre sbrodoloni filoregime del Corriere.

NEOFASCISTI

A tutto questo va ad aggiungersi l’attivazione dei neofascisti, che a ottobre si sono presentati provocatoriamente due volte al Liceo classico Manzoni (il “più di sinistra” di Milano) e una volta al Parini per volantinare in gruppi composti da energumeni con caschi, che hanno tra l’altro effettuato filmati con i cellulari. In due casi l’iniziativa è stata di Lotta studentesca (Forza Nuova), in un caso invece di Blocco studentesco (Cuore Nero). Ieri poi quelli di Forza Nuova sono tornati al Manzoni con un’altra provocatoria azione “contro le zecche, ovvero gli studenti di sinistra”, uno slogan che va a braccetto con le manganellate della polizia. Vale la pena di ricordare a proposito un altro caso in cui i neofascisti, sempre quelli di Forza Nuova, hanno organizzato a Milano un’azione provocatoria che ha preceduto di poco le movimentazioni studentesche dell’Onda, durante le quali poi a Roma c’è stata la brutale aggressione da parte di un manipolo del Blocco studentesco contro alcuni liceali, sotto gli occhi della polizia che non è intervenuta. Nel settembre 2008 Forza Nuova aveva preso di mira il liceo linguistico comunale Manzoni di Lambrate. I locali del liceo sono di proprietà dei Martinitt, che li dà in affitto al Comune ma ne utilizza alcuni in un’ala adiacente per ospitare alcuni ragazzi minorenni stranieri. Forza Nuova ha prima attaccato striscioni e manifesti contro i Martinitt sul muro dell’edificio con evidenti fini di minaccia nei confronti dei ragazzi da loro ospitati, che infatti per paura di raid sono stati allontanati dall’edificio per alcuni giorni, poi ha organizzato un volantinaggio con slogan deliranti come “Il Manzoni agli studenti, Italia agli italiani”. I neofascisti nell’occasione hanno tra l’altro dimostrato di essere totalmente estranei alla scuola in questione e più in genere alla città: da sempre a Milano il liceo linguistico viene chiamato “la” Manzoni (che un tempo era femminile) per distinguerlo da “il” Manzoni liceo classico. Va notato poi, in relazione a quest’ultimo caso che ha colpito un’istituzione di beneficienza di Milano dalla tradizione secolare come i Martinitt, che il Corriere della Sera, altrimenti prodigo di articoloni sulla “violenza” degli studenti di sinistra, non ha nemmeno riportato la notizia. Quello che comunque risulta evidente è che negli ultimi tempi, e in particolare nell’ultimo mese e mezzo, c’è stata una particolare “attenzione” dei neofascisti nei confronti della scuola, che coincide, guarda un po’, con quella della polizia e i relativi arresti e manganellate: cadono in questi giorni i quaranta anni dall’autunno caldo e da Piazza Fontana, e alla luce della storia le coincidenze di tempistica tra le azioni dei neofascisti e quelle dei cosiddetti “difensori dell’ordine” suonano particolarmente inquietanti. Più in generale, la violenta campagna repressiva contro gli studenti va letta nel contesto del momento. Da una parte la riforma Gelmini entra nella sua fase applicativa con le relative concrete conseguenze deleterie. Dall’altra, come abbiamo già notato in un recente numero del nostro Diario della crisi in Lombardia, la crisi ha effetti particolarmente pesanti per i giovani, in conseguenza soprattutto del crollo delle assunzioni che chiude loro prospettive per il futuro. Arresti, manganellate e provocazioni fasciste hanno quindi la funzione di prevenire eventuali più ampie proteste, isolando chi è più attivo e incutendo paura agli altri potenziali contestatori.

ROM E AMBROGINI

Al quadro repressivo/decoratiano vanno aggiunti altri episodi, sempre di questi giorni. Quello più odioso è quello dello sgombero del campo rom di via Rubattino, in zona Lambrate, a due passi dallo stabilimento Innse. 61 famiglie, ivi compresi 40 bambini che frequentavano le scuole del quartiere, sono state sbattute per la strada nel giro di solo un paio di ore con un’operazione di polizia. Il Comune in un primo tempo non ha proposto nemmeno la soluzione del dormitorio per le donne e i bambini (comunque solo d’emergenza e inaccettabile), contrariamente a quanto aveva fatto in passato. Poi, su pressione di associazioni e di alcuni politici dell’opposizione, il Comune ha proposto il dormitorio per le mamme e i bambini, ma questa volta “solo fino al settimo anno di età”, una novità senza alcuna logica e per questo particolarmente crudele e chiaramente persecutoria. Non a caso solo in dodici hanno accettato. Il risultato dello sgombero è il solito: la sera decine di rom si sono rifugiati alla bell’e meglio in qualche luogo della zona (in aree dismesse o sotto i ponti) per essere poi di nuovo sgomberati due volte. In realtà questo caso ha mostrato anche un volto di Milano molto più bello di quello truce del barbuto De Corato, che è il vero ispiratore della campagna sgomberi. Qualche giorno prima si era tenuta una fiaccolata di abitanti del quartiere che, pur segnalando l’inabitilità del campo, hanno manifestato contro lo sgombero preannunciato, in solidarietà anche ai bambini rom che frequentavano le stesse scuole dei loro figli. Alcune mamme e bambini sgomberati sono stati poi ospitati proprio da alcune di queste famiglie e dagli insegnanti di alcune di queste scuole, nonché in alcune parrocchie, una manifestazione di coraggiosa solidarietà come non si vedeva da tempo in città. Nel momento in cui scriviamo circa un centinaio di rom, tra i quali i quaranta bambini, si sono rifugiati in una chiesa di via Feltre chiedendo di essere ospitati in strutture della protezione civile, ma il Comune ha ribadito il suo no e offre solo soluzioni di emergenza parziali, rifiutando di prendere in considerazione soluzioni che non comportino la divisione dei nuclei familiari. Se le repressioni contro gli studenti milanesi erano già in odore di fascismo, lo sgombero di Lambrate puzza direttamente di nazismo. L’ultimo evento della serie, di gran lunga meno preoccupante ma anch’esso disgustoso, è quello dell’assegnazione degli Ambrogini d’oro, che ormai vengono spartiti in base al dettame dei partiti esattamente come vengono spartite le poltrone ai vertici del potere amministrativo, anche loro d’oro. Su richiesta della Lega uno degli Ambrogini è andato ai manovali di quella che è un’altra operazione in odore di fascismo, i 32 vigili del nucleo trasporto pubblico che vanno a caccia di stranieri senza biglietto da rinchiudere in un apposito bus con grate, come è stato denunciato e documentato da Repubblica in una serie di articoli di Franco Vanni. Gli italiani senza biglietto, che pure ci sono, non subiscono la medesima sorte. D’altronde, come ha rilevato perfino il Corriere della Sera e come ha riscontrato in più occasioni anche chi scrive, il più delle volte i controllori i biglietti li verificano solo agli immigrati.

Arresti, cariche, denunce riforme...

Arresti, cariche, denunce riforme...

ATTENTI AL CLIMA!

Negli ultimi mesi la Questura di Milano sta colpendo tutte le realtà
organizzate che lo scorso autunno hanno partecipato attivamente al
movimento contro lo smantellamento della pubblica istruzione. Il 24
settembre la Procura ha emesso 60 avvisi di garanzia per fatti avvenuti
durante l'Onda; il 29 settembre il Senato Accademico della Statale ha
sospeso 2 studenti alla fine di un procedimento disciplinare iniziato
grazie al materiale fornito dalla Digos; il 13 novembre una
maxi-operazione di polizia si è conclusa con l'arresto di 5 studenti
accusati di aver rubato fotocopie per un valore di 20 euro; il 14
novembre è stata sgomberata per la terza volta la scuola civica serale
Gandhi che il Comune ha deciso di chiudere nonostante la sentenza del
Tar; il 17 novembre, durante la giornata europea per il diritto allo
studio, carabinieri e polizia hanno caricato ripetutamente un corteo
studentesco fermando 4 studenti ora sotto processo.

Questa fitta
successione di eventi di certo non porta a pensare a delle coincidenze.
Il clima sta cambiando. Non si tratta solo di fare terra bruciata
attorno a coloro che hanno contributo all'Onda per preparare il terreno
alla riforma dell'università, ora in esame alla Commissione del Senato.
Le persone colpite dai provvedimenti, infatti, non fanno politica solo
a scuola o all'università, ma anche nella metropoli. Inoltre, i capi di
imputazione e la quantità di mezzi e agenti impiegati nelle azioni
repressive sono sproporzionati rispetto agli atti contestati.

I
meccanismi e gli strumenti sono sempre gli stessi. Si colpisce chi è
più attivo attraverso polizia e magistratura e contemporaneamente lo si
criminalizza e lo si isola usando i media. La strategia è semplice:
delegittimare chi è ritenuto un punto di riferimento per impedire che
lo scontento possa trasformarsi in azione collettiva e opposizione
sociale.

Il governo vuole “riformare” la scuola e l'università.
Cerca di creare consenso spacciando lo smantellamento della pubblica
istruzione e del diritto allo studio come innovazione e meritocrazia.
Di certo non vuole un'altra Onda, men che meno come quella dell'anno
scorso che ha saputo guadagnare consensi nella società. E' toccato lo
scorso marzo a Roma, lo scorso luglio a Torino e ora è il turno di
Milano.

La cosa più intollerabile per noi, forse, è l'appoggio che
le autorità accademiche stanno concedendo. La presenza della polizia in
borghese all'interno delle nostre facoltà è ormai consuetudine, le
pressioni sugli studenti affinché denuncino altri studenti si stanno
facendo sempre più frequenti, così come le richieste del Rettore alla
Questura e ai Presidi dei nomi e delle foto degli studenti che fanno
politica.

“Noi smantelliamo la scuola e l'università. Voi state
zitti!”, questo sembra lo slogan degli ultimi mesi. E' rivolto a tutti.
E sarà responsabilità di tutti se la strategia di sempre avrà successo
anche questa volta.

Collettivo Fuori Controllo - Scienze Politiche
Uninversi
Collettivo di Cittá Studi
Ri-Scossa Studentesca - Lingue
Collettivo No Pasaran - Mediazione
Collettivo AutArt - Brera
Collettivo Pantera
Lapus - Storia
GayStatale

Cgil-Flc d'Ateneo

Presidio al CdA del Politecnico contro la chiusura della mensa

24/11/2009 - 13:00
24/11/2009 - 18:00
Etc/GMT+1
autore: 
Collettivo Cittastudi
image1: 
vol comitato mensa[1].jpg

Gli studenti di cittastudi ed i lavoratori della mensa di via Golgi riuniti nel comitato "Giù le mani dalla mensa" invitano tutti al presidio in piazza Leonardo alle 13:00 per protestare contro la chiusura della mensa universitaria decisa dal politecnico di Milano.
Difendiamo il diritto allo studio ed il posto di lavoro.

Presidio al CdA del Politecnico contro la chiusura della mensa

22/11/2009 - 13:00
24/11/2009 - 18:00
Etc/GMT+1
autore: 
Collettivo Cittastudi
image1: 
vol comitato mensa[1].jpg

Gli studenti di cittastudi ed i lavoratori della mensa di via Golgi riuniti nel comitato "Giù le mani dalla mensa" invitano tutti al presidio in piazza Leonardo alle 13:00 per protestare contro la chiusura della mensa universitaria decisa dal politecnico di Milano.
Difendiamo il diritto allo studio ed il posto di lavoro.

INSIEME CONTRO LA CHIUSURA DELLA MENSA UNIVERSITARIA DI VIA GOLGI

23/11/2009 - 16:25
24/11/2009 - 01:00
Etc/GMT+1
autore: 
S d L

marted* pomeriggio a partire dalle 14.00 gli studenti di città studi e i lavoratori della mensa in sciopero effettuano un presidio in Piazza Leonardo da vinci indetto da SdL ed RdB.
Gli amministratori del Politecnico probabilmente discuteranno il rinvio per 3 mesi della delibera di chiusura della mensa di Via Golgi.
I Lavoratori della mensa che rischiano i posti di Lavoro, gli Studenti e gli Operatori universitari che difendono il Diritto allo Studio ed a un pasto Caldo, ribadiscono che l'eventuale rinvio è un trucco per smobilitare e intendono continuare le mobilitazioni affinchè sia definitivamente ritirata la delibera di chiusura.

Alle 15.00 si svolgerà una conferenza stampa per info:
3482545794

Seconda giornata di mobilitazione contro CL

24/11/2009 - 14:00
Etc/GMT+1
autore: 
cattomafia.noblogs.org

SECONDA GIORNATA DI MOBILITAZIONE CONTRO LA CUSL
Banchetti benefit con cibo e bevande, interventi, distribuzione di materiale..
Continuiamo a scavare nel barile di merda!
Dalle 14.00 in Atrio Aula Magna in Statale(Festa del perdono)

Presenza fino a tardi per "occuparsi" delle biblioteche in università

Seconda giornata di mobilitazione contro CL

autore: 
cattomafia.noblogs.org

SECONDA GIORNATA DI MOBILITAZIONE CONTRO LA CUSL

Banchetti benefit con cibo e bevande, interventi, distribuzione di materiale..
Continuiamo a scavare nel barile di merda!

Dalle 14.00 in Atrio Aula Magna in Statale(Festa del perdono)

MILANO 26 NOVEMBRE 2009: PER LE STRADE CI RITROVERETE!

autore: 
nospeculazione
image1: 
4-bassa.jpg

L' ASSEMBLEA CITTADINA SI RICONVOCA PER LUNEDI' 23 NOVEMBRE ore 21.00 c/O la sede dell' USI v.le bligny 22 per organizzare la giornata di mobilitazione del 26/11.

DIFENDI LE OCCUPAZIONI, DIFFONDI AUTOGESTIONE
http://lombardia.indymedia.org/node/23565
http://www.ambulatoriopopolare.org/
malfattori.noblogs.org
http://www.myspace.com/nospeculazione

assemblea cittadina 19/11
L' assemblea cittadina tenutasi ieri sera lancia una giornata di
mobilitazione contro i minacciati sgomberi in città del Circolo dei
Malfattori e di un appartamento in via Torricelli,19, dell' Ambulatorio
medico popolare e di un appartamento in via dei Transiti,28 per la difesa
degli spazi occupati e autogestiti, contro gli attacchi repressivi e l'
ondata di terrore del regime 'sicurezza'.

appuntamenti per tutti/e -presidio antisfratto dalle ore 6.00 presso
il Circolo dei malfattori e l' Ambulatorio popolare (con possibilità di ospitalità per
chi viene da fuori la sera del 25/11)
-a seguire dalle ore 17.30 iniziativa con concentramento in p.zza XXIV
Maggio, P.ta Ticinese
Assemblea cittadina 19/11 realtà e spazi occupati autogestiti
DIFENDI LE OCCUPAZIONI, DIFFONDI AUTOGESTIONE

http://www.ambulatoriopopolare.org/
malfattori.noblogs.org
http://www.myspace.com/nospeculazione

Walter Galbusera della UIL chiede solidarietà per i cattomafiosi della statale

dal Giornale

Il sindacato: "Assalti a Cl? Metodo da prime Br era un dovere mobilitarci"
di Giulia Guerri

Non c’è scusa che tenga. Non c’è credenza ideologica o politica che possa giustificare l’assenza di una presa di posizione e il silenzio di questi giorni. Perché episodi come quelli accaduti ai ragazzi di Comunione e liberazione all’interno della Statale richiedono una solidarietà civile e umana che è ben al di sopra delle parti. Dopo l’intervento del ministro all’Istruzione Mariastella Gelmini, che ieri da queste pagine aveva invitato il rettore dell’Università degli Studi a render conto delle aggressioni nel suo ateneo, ora scendono in campo anche i sindacati. Lo fa la Uil Lombardia per prima attraverso il proprio segretario generale Walter Galbusera. «Anche chi è lontano per formazione politica, ha il dovere di schierarsi e muoversi e di creare quella mobilitazione e quell’allarme che finora sono mancati». Nelle forze sociali, come l’Anpi e nelle stesse associazioni corporative. «Non ci abbiamo pensato e arriviamo con un po’ di ritardo su questa faccenda», ammette Galbusera che, nonostante il momento difficile per i rapporti con le altre sigle, si augura lo stesso di riuscire a creare le condizioni per prendere una posizione comune e condivisa su quanto accaduto.
La vicenda ormai è nota: i ragazzi della cartolibreria Cusl sono stati prima aggrediti dai centri sociali e poi costretti a barricarsi nel loro locale, sotto la minaccia dell’estrema sinistra. Infine, la pubblica gogna ovvero la lista con i nomi dei titolari della libreria scritto sulle pareti della facoltà, colpevoli di aver denunciato cinque anarchici che avevano rubato 800 fotocopie. «Sì, l’elenco con le persone da colpire... Ora - continua Galbusera -, non abbiamo le fette di salame sugli occhi: questo significa che il ripetersi di comportamenti simili può riaprire una strada che abbiamo già visto in passato». E questo vale per quello che è successo in Statale ma anche per altri fatti. «Qui stiamo parlando di un gruppo stretto di persone con eccesso di militanza. La vicenda, i nomi, il comportamento: è il metodo delle prime Br. All’inizio non è stato ucciso nessuno, venivano soltanto picchiati». Il problema rimane ed è grave. Il problema, ribadisce ancora una volta il segretario della Uil Lombardia, è che questi atti devono essere repressi immediatamente per evitare poi di domandarsi il perché di una possibile degenerazione. «Sinceramente non capisco cosa intende fare l’università. Se lo stesso episodio fosse accaduto nei confronti di alcune realtà, la mobilitazione sarebbe stata immediata e forte. E giustamente. Perché fatti del genere non devono avere colore politico. Ma la reazione deve essere coerente». Come a dire: se l’indignazione si sveglia solo se ad essere colpita è la sinistra, allora non va bene. Allora sì che si commette un grave errore. «Su questo, le forze politiche, la magistratura e l’Università in primo luogo dovevano muoversi. Un tempo quando si voleva colpire in modo profondo, si distruggevano i libri, si abbattevano le statue...Insomma, quest’aggressione è avvenuta in un luogo simbolico come l’Università, la casa della cultura».
Si chiami pure latitanza, ritardo oppure indifferenza. Da parte delle istituzioni così come di alcuni organi di stampa. La sostanza, secondo Galbusera, non cambia di molto. «Chi tace si assume la responsabilità di non difendere la libertà politica. Quello che è grave è che non ci sia una reazione analoga dei democratici. Quello che colpisce è il ritardo con cui affrontiamo questa vicenda, ed è questo l’allarme». Anche il silenzio da parte cattolica non è un bel segnale, aggiunge il segretario. Avrebbero potuto farsi sentire attraverso le Acli, la Caritas o la Cisl. «Nessuno può condividere l’indifferenza. Ripeto: la logica della solidarietà in questi casi va al di sopra delle parti».

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