RECLAIM YOUR MEDIA!
Per continuare Indymedia Lombardia ha bisogno del vostro supporto.
Difendi la tua informAzione!

Autofinanziamento :
Partecipa|| Quanto ci costa? || Non puoi/vuoi fare una donazione online?

Dossier/approfondimenti

Vita e opere di Stefano delle Chiaie detto "er Caccola".

Sino alla primavera del 1968, e a partire grosso modo dagli inizi degli anni Sessanta, le caratteristiche del fascismo romano, il più importante e organizzato a livello nazionale, erano state ben diverse. E' possibile, e utile, ripercorrere le tappe fondamentali della sua storia seguendo la vita e l'opera di uno dei più importanti leader, Stefano Delle Chiaie, detto il Caccola (che a Roma vuol dire basso di statura), 34 anni. studente fallito di scienze politiche, ufficialmente di professione assicuratore. Ex segretario della sezione missina del quartiere Appio dal '56 al '58, quell'anno il Caccola aderisce all'organizzazione neonazista Ordine Nuovo il cui fondatore a Roma è un giornalista del quotidiano Il Tempo. Pino Rauti, noto per aver coniato la definizione "la democrazia è un'infezione dello spirito". Nato ufficialmente su posizioni di dissenso dalla linea parlamentaristica del Movimento Sociale, Ordine Nuovo - come del resto tutti gli altri gruppi e gruppetti frazionisti dal MSI - ha in realtàˆ il doppio compito di ancorare ideologicamente i fascisti "puri" e più scatenati al controllo indiretto del partito e nello stesso tempo di assicurare al MSI la copertura necessaria per le sue attività a livello propagandistico-squadrista (3) Ma questo tipo di servizi non è necessario solo al Movimento Sociale. Quando nel 1960 Stefano Delle Chiaie fonda i GAR (Gruppi di Azione Rivoluzionaria), viene contattato, per tramite di un deputato missino, da un funzionario del ministero degli Interni: siamo ai giorni del governo Tambroni che si regge in parlamento sui voti dell'estrema destra ed è utile che i GAR, i quali sino ad allora si sono limitati ad azioni squadristiche all'interno delle università, programmino un'attività clandestina di appoggio allo stesso governo e alle forze politiche ed economiche che lo sostengono, in previsione dei mesi caldi e dei violenti scontri di piazza che stanno per arrivare. Nel luglio Tambroni è costretto a dimettersi ma la breve esperienza ha convinto molti dell'importante funzione che possono svolgere le squadre fasciste organizzate nei prevedibili, futuri momenti di tensione sociale e di tentativi reazionari.

Avanguardia nazionale

Nel 1962 Stefano Delle Chiaie fonda Avanguardia Nazionale, forse il più importante dopo Ordine Nuovo dei gruppi dell'estrema destra extraparlamentare degli anni Sessanta. I reclutati provengono per la maggior parte dalla piccola e media borghesia, sono i figli del ceto impiegatizio tradizionalmente nostalgico, dei commercianti e dei nuovi imprenditori nati col boom economico, più alcune frange di sottoproletari di borgata. I personaggi di maggior rilievo sono i fratelli Bruno e Serafino Di Luia, i fratelli Cataldo e Attilio Strippoli, i fratelli Coltellacci, Flavio Campo e l'allora giovanissimo Mario Merlino.
I finanziamenti son consistenti: 300.000 lire al mese sono assicurate da un noto cementiere lombardo, altri soldi arrivano da alcuni notabili della capitale, e da ex gerarchi del regime fascista. In pochi mesi Avanguardia Nazionale apre sezioni in via Michele Amari, via del Pantheon, via delle Muratte, Via Gallia e al Quadraro, che diventa il covo principale dei picchiatori.
L'organizzazione di Delle Chiaie svolge bene i compiti per i quali è stata creata, e che sono di tipo assai diverso. Nonostante sia ufficialmente in polemica col Movimento Sociale, per le elezioni comunali del 1962 Avanguardia Nazionale viene "affittata" dal candidato missino Ernesto Brivio meglio noto come "l'ultima raffica di Salò", ex brigatista nero ed ex uomo di fiducia del dittatore cubano Fulgencio Batista. L'anno seguente il gruppo fascista entra in contatto coi monarchici che stanno organizzando l'associazione paramilitare delle Camicie Azzurre. Durante il congresso nazionale del MSI, che vede lo scontro tra i "duri" di Giorgio Almirante, l'ex direttore della Difesa della Razza, e i "molli" del rag. Arturo Michelini, Avanguardia Nazionale si schiera coi primi, che dispongono di notevoli mezzi finanziari (4) e nel corso della campagna elettorale per le "politiche" si mettono a disposizione di Pino Romualdi, Luigi Turchi e Giulio Caradonna. Ma per capire chi sta dietro ad Avanguardia Nazionale, oltre ai missini e ai soldi della Confindustria, succede, sempre nel 1963, un altro episodio significativo. A Roma, in visita al papa, arriva Ciombè, I'assassino di Patrice Lumumba, e a caricare gli studenti di sinistra che manifestano la loro protesta in piazza Colonna, ci sono, a fianco dei poliziotti e delle S.S. (le Squadre Speciali di agenti in borghese agli ordini del commissario Santillo), i fascisti di Avanguardia Nazionale che per l'occasione sono armati degli stessi manganelli neri usati dalla polizia. Presente anche stavolta Mario Merlino che con il suo capo Stefano Delle Chiaieè attivissimo nell'indicare agli agenti quali sono gli studenti più in vista da inseguire e picchiare. (5)

I precedenti del luglio '64

Agli inizi del 1964 Delle Chiaie ricomincia a teorizzare, come ha già fatto nel 1960, la necessità di organizzarsi clandestinamente. Vanta certi contatti con ufficiali del SIFAR, sostiene che sta per succedere qualcosa di grosso e che bisogna prepararsi. (6) In primavera, in diverse sezioni di Avanguardia Nazionale, si svolgono dei corsi teorico-pratici sulla tecnica di fabbricazione degli ordigni esplosivi a miccia e a tempo. Le lezioni sono impartite dallo "scienziato", uno studente d'ingegneria meridionale che è anche l'autore dei manifesti del gruppo. Vi prendono parte un po' tutti i fedelissimi di Delle Chiaie, e in più Saverio Ghiacci, Paolo Pecorella e Pio D'Auria Non manca, naturalmente, Mario Merlino.

Testimonianza n. 8

"Mario Merlino mi disse che lui, Delle Chiaie e altri due erano stati avvicinati da un ufficiale dei carabinieri e da un sottufficiale, tale Pizzichemi o Pizzichemini, non ricordo bene il nome, i quali gli avevano proposto di nascondere dell'esplosivo in alcune sezioni del PCI. che loro poi avrebbero provveduto a far perquisire. aggiunse che gli suggerirono, come obiettivi ideali per degli attentati, la sede romana della DC, quella della Confindustria in piazza Venezia e quella della RAI".
La provocazione contro il PCI non riesce perché i tre fascisti che avevano cercato di infiltrarsi in una sezione comunista vengono riconosciuti e cacciati. Ma le bombe alla RAI e alla sede della Democrazia Cristiana scoppiano davvero. Per questi attentati vengono arrestati e condannati i fratelli Strippoli, Nerio Leonori, Antonio Insàbato e Carmelo Palladino, tutti di Avanguardia Nazionale. Quando dopo qualche mese escono di prigione, i cinque accusano Stefano Delle Chiaie di averli traditi perché gli aveva garantito una "copertura" che in realtà non c'è stata.
Nonostante abbiano molto da fare, i fascisti di Avanguardia Nazionale non trascurano quello che resta il loro territorio di caccia preferito, cioè l'ambiente universitario. Il 25 aprile 1964, durante le celebrazioni della Resistenza, assaltano gli studenti di sinistra sotto gli occhi dei poliziotti impassibili, e la notte del 26, guidati da Serafino Di Luia, irrompono nella Casa dello studente per farsi consegnare tre "sinistri", ne feriscono gravemente due e se ne vanno indisturbati cantando in faccia ai poliziotti che non sono intervenuti "Il 25 aprile è nata una puttana e gli hanno messo nome repubblica italiana". Il mattino dopo occupano la sede delI'ORUR, l'organismo rappresentativo studentesco, ed espongono una bandiera con la svastica. Qualcuno protesta e i fascisti fanno una sortita, colpiscono a colpi di martello degli studenti tra i quali c'è il figlio del professor Pasquale Saraceno, che riporta delle fratture guaribili in due mesi. La polizia si rifiuta sempre di intervenire, così come il rettore Ugo Papi al quale si sono rivolti alcuni docenti democratici. Gli studenti aggrediti ormai non sporgono neppure denuncia, anche perché chi si decide a farlo viene minacciato personalmente di più gravi rappresaglie. E' in questo clima che il gruppo universitario fascista Caravella ottiene la maggioranza assoluta nelle elezioni universitarie.
All'inizio del 1965 Avanguardia Nazionale accorre sollecita al richiamo di Giorgio Almirante che si appresta a scatenare un'altra offensiva contro la gestione "molle" del segretario Arturo Michelini al congresso del MSI di Pescara. I lavori si trasformano in una gigantesca rissa. Dopo essersi scannati in pubblico Michelini e Almirante si accordano in privato: il primo conserverà la segreteria del partito, al secondo andrà la carica di presidente del gruppo parlamentare missino alla Camera. Alcuni delegati del congresso scrivono delusi: "Il MSI è un porcaio in cui alcune migliaia di imbecilli fanno la coda per avere l'onore di riempire la greppia a quattro ruminanti".
Ma Stefano Delle Chiaie non si scandalizza. Promuove l'unità dei gruppi universitari di destra, sempre divisi sul problema del controllo dei fondi dell'organismo rappresentativo. Avanguardia Nazionale, Caravella, Ordine Nuovo, i pacciardiani di Primula Goliardica, uniti, danno il via a una nuova serie di violenze. Il 12 aprile 1965 arrivano al punto di interrompere la lezione che Ferruccio Parri sta tenendo all'istituto di Storia Moderna. Inneggiano al fascismo, lanciano candelotti lacrimogeni nell'aula, picchiano degli studenti e insultano e prendono a spintoni lo stesso Parri (7). Il rettore Papi non interviene. La Polizia ferma ed identifica gli studenti aggrediti, lascia che gli aggressori si allontanino indisturbati. Sono gli stessi che in quei giorni, aizzati da una campagna di stampa razzista condotta dal Tempo e dal Messaggero. danno la caccia ai "capelloni" di piazza di Spagna.
Alla vigilia del congresso nazionale del PCI, nell'inverno del '65, appaiono sui muri di Roma migliaia di falsi manifesti stalinisti volti a fomentare la scissione del partito: tra i vari "committenti" di Avanguardiaˆ Nazionale non potevano mancare i Comitati Civici. (8)

L'entrismo

Improvvisamente, nel 1966, Avanguardia Nazionale si scioglie per rendere operativa la nuova politica "entrista" che Stefano Delle Chiaie ha elaborato. Il programma si articola grosso modo su questi tre punti:
1) I camerati più "duri" come Flavio Campo, Serafino Di Luia, Saverio Ghiacci, devono scomparire per qualche tempo dalla circolazione onde rifarsi una verginità politica in previsione di nuovi e più impegnativi compiti;
2) Altri cameratiri entrano nel MSI per occuparvi posti chiave. Cataldo Strippoli diventa dirigente nazionale giovanile, suo fratello Attilio segretario provinciale del partito. Coltellacci, Perri, Di Giovanni e altri entrano nel gruppo universitario Caravella. Mario Merlino, grazie ai suoi buoni rapporti con Giulio Caradonna, sarà il nuovo segretario provinciale della Giovane Italia che raggruppa gli studenti medi;
3) Stefano Delle Chiaie, il capo, resta invece nell'ombra con funzioni di coordinatore. Gli rimangono al fianco Nerio Leonori e Carmelo Palladino, noti "bombaroli".
Si tratta in realtà di una scissione simulata perché il gruppo di Avanguardia Nazionale continuerà a frequentarsi. Anche la sua sede più importante, quella di Via del Pantheon, rimane aperta.
In quel periodo Stefano Delle Chiaie e Mario Merlino si fanno vedere spesso in giro con un certo Jean, un francese dell'OAS che essi presentano ai camerati come istruttore militare ed esperto in esplosivi. Assieme al francese, secondo quanto dirà un giorno Merlino, depongono una notte un ordigno esplosivo presso l'ambasciata del Vietnam del Sud, "per far ricadere la responsabilità sulla sinistra". I contatti di Avanguardia Nazionale con elementi dell'estrema destra internazionale non sono nuovi. Uomini dell'OAS entrati clandestinamente in Italia sono stati aiutati da loro, uno è stato ospite per diverso tempo nella casa di Serafino Di Luia in via Gallipoli. Stefano Delle Chiaie compie frequenti viaggi in Spagna, Austria, Germania, e nel 1962 ha partecipato, a Londra. al congresso per la costituzione dell'lnternazionale Nera promosso da Colin Jordan, il capo del partito nazionalsocialista inglese.

La morte di Paolo Rossi

Tuttavia i tempi stanno per cambiare e in senso sfavorevole, per il neofascismo romano. Il 27 aprile 1966, durante gli scontri violentissimi provocati dai picchiatori di Delle Chiaie davanti alla facoltà di Lettere, muore lo studente socialista Paolo Rossi. Un incidente, dirà la polizia: il ragazzo si è sentito male ed è precipitato dalla scalinata. Invece ci sono molti testimoni a dichiarare che PaoloRossi è stato picchiato e per questo è caduto sul piazzale (9). Anche le foto parlano chiaro, dimostrando le violenze dei fascisti che si accaniscono su studenti isolati, mentre i poliziotti stanno a guardare. Riconoscibilissimi sono Serafino Di Luia, Flavio Campo, Saverio Ghiacci, Adriano Mulas-Palomba, Alberto Questa, Loris Facchinetti e Mario Merlino.
La morte di Paolo Rossi risveglia le coscienze, mobilita i giovani della nuova sinistra. Alcune facoltà vengono occupate. La notte tra il 28 e il 29 gli squadristi di Delle Chiaie aggrediscono nuovamente alcuni studenti isolati, bloccano l'auto su cui viaggia la figlia del deputato comunista Pietro Ingrao assieme a due amici assistenti universitari, a uno dei quali un colpo di coltello asporta la falange di un dito. Tra i denunciati per il vile episodio c'è Serafino Di Luia ed un certo Angrillo, un militare dell'Aeronautica. Il 2 maggio tutta l'universitàˆ romana è occupata. Tremila studenti riuniti in assemblea e 51 docenti titolari di cattedra denunciano in una lettera inviata al presidente della Repubblica "la situazione di violenza e illegalità che regna nella città universitaria dove un'infima minoranza di teppisti che hanno fatto propri i simboli del nazismo, del fascismo, delle SS e dei campi di sterminio possono impunemente aggredire studenti e professori che non condividono metodi e idee appartenenti al più vergognoso passato e condannati dalle leggi di tutti i paesi civili". E concludono: "Di fronte a questo stato di cose, anche noi ci sentiamo responsabili della morte di Paolo Rossi perché abbiamo tollerato tutto ciòsino ad oggi". Il giorno precedente un corteo di centinaia di operai si era recato alla Città Universitaria per portare la propria solidarietà agli studenti occupanti. Il ministro della pubblica Istruzione, a scanso di guai ulteriori, costringe alle dimissioni chi, più degli studenti e dei professori democratici, è stato responsabile per anni della situazione che ha portato alla morte di Paolo Rossi: il rettore Ugo Papi. In una intervista rilasciata al giornale Rome Daily American l'ex fascista Papi dichiara: "L'unico mio tortoè stato quello quello di aver sempre cercato di ostacolare i professori di sinistra". Eppure i fascisti attaccano ancora. Il 2 maggio 300 squadristi guidati da Caradonna e Delfino danno l'assalto alla facoltà di Legge: ma ormai gli studenti sono in grado di reagire e di battersi e anche la polizia interviene (10).
In realtà, la presenza dei fascisti si era rivelata utilissima per la creazione nell'Università di quel clima di terrorismo e di rissa latente su cui il vecchio corpo accademico, incolto e clientelare, fonda le sue tradizionali fortune. Impossibilitati a sviluppare la dialettica delle idee, gli studenti di sinistra stentavano a mettere a fuoco gli obiettivi di lotta avanzati e restavano prigionieri della logica anacronistica - anche se legittimata da esigenze di conservazione fisica - della battaglia antifascista. Dall'esperienza di quegli anni il corpo accademico e, più in generale, le forze interne all'apparato statale. trarranno utili indicazioni per il futuro: in quel momento, l'applicazione di alcuni elementari principi costituzionali nell'ambito universitario nasce più dalla paura della reazione studentesca che da una, sia pur tardiva, resipiscenza democratica delle autorità.

La morte di Antonino Aliotti

Esclusi per il momento, ma non ancora definitivamente, dall'università, i fascisti dell'ex-Avanguardia Nazionale si mettono a disposizione per attività esterne. Ma nel gruppo c'è qualche segno di crisi. Stefano delle Chiaie non ha ancora risposto alle accuse che gli erano state mosse dai suoi fedeli finiti in galera per l'attentato dinamitardo alla RAI di via Teulada. Li abbia o no traditi, è un fatto che solo lui fra tutti riesce sempre a cavarsela, a non avere noie con la polizia. Questo aumenta la sua fama di intoccabile, di individuo potente e pericoloso ma nello stesso tempo lo espone anche a certe critiche da parte di chi crede nella "rivoluzione nazionale". Come, per esempio, Antonino Aliotti.
Aliotti è figlio di comunisti ma è anche uno sbandato che è finito giovanissimo negli ambienti della estrema destra. In poco tempo è diventato uno dei più noti picchiatori fascisti del gruppo di Delle Chiaie, ha partecipato all'aggressione contro la figlia di Pietro Ingrao. Si sente un "puro". Ma non è un irrecuperabile. Parte soldato e entra in crisi, ritorna a Roma e comincia ad accusare il Caccola di averlo ingannato, di non essere un "rivoluzionario" che lotta contro il sistema, bensì un mazziere al servizio del sistema.
Dopo qualche giorno Antonio Aliotti riceve il primo avvertimento. Viene fermato dalla polizia che gli perquisisce l'automobile: nel cofano vengono trovati degli esplosivi che lui giura di non aver messo. E deve essere vero visto che. processato, è assolto per insufficienza di prove A questo punto Antonino Aliotti si è chiarito le idee sino in fondo. Affronta Stefano Delle Chiaie e lo minaccia di rivelare pubblicamente i rapporti che lui, il Caccola, mantiene col Ministero degli Interni. Passano pochi giorni, il mattino del 25 febbraio 1967 Antonino Aliotti, ragazzo sbandato, viene trovato morto a bordo della sua auto che ancora una volta è carica di armi ed esplosivo. Suicidio, dice subito l'inchiesta di polizia. La sera prima di morire Aliotti aveva cercato disperatamente di mettersi in contatto con alcuni amici, anch'essi tutti dissidenti dal Caccola. Si scopre che sulla sua mano destra, quella con cui si sarebbe sparato, c'è un graffio. Qualcuno si rivolge ai carabinieri, racconta che Antonino Aliotti negli ultimi giorni era spaventato, diceva di aver ricevuto delle minacce. I carabinieri filmano tutte le persone che partecipano al suo funerale e poi interrogano quanti riescono a identificare. Ma non si verrà mai a sapere se l'inchiesta ha portato a qualche risultato.
Quasi nello stesso periodo Stefano Delle Chiaie conosce un'altra persona destinata a una morte misteriosa: Armando Calzolari. Verso la fine del 1967 lui e il gruppo della, ufficialmente disciolta, Avanguardia Nazionale frequentano assiduamente la sede del Circolo dei Selvatici, in via deil'Anima 55. Il circolo è la copertura culturale del Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese. Mescolati tra generali in pensione, ex combattenti di Salò, ufficiali dell'esercito e carabinieri in servizio e congedati, i mazzieri di Avanguardia Nazionale assistono alle conferenze tenute da alcuni stimati intellettuali dell'estrema destra, quali ad esempio il giornalista Giano Accame, collaboratore del pacciardiano La Folla, del Borghese, del Fiorino e corrispondente dall`ltalia del bollettino dell'NPD, il partito neonazista tedesco di Adolfo von Thadden. (11)

La nuova tattica: infiltrazione e nazimaoismo

In questo periodo di forzata stasi, tra la fine del '67 e i primi del '68, Stefano Delle Chiaie stringe nuovi legami con gli amici di Junio Valerio Borghese, consolida quelli già esistenti con Giulio Caradonna, Luigi Turchi e Pino Rauti, giornalista del Tempo di Roma. E' con lui che, nella primavera del 1968, organizza il viaggio in Grecia per la quarantina di fedelissimi amici dei colonnelli tra i quali c'è Mario Merlino. Ed è al ritorno da questo viaggio che ha inizio la vasta operazione di infiltrazione negli ambienti di sinistra e di creazione di nuovi gruppi fascisti mascherati sotto etichette che riecheggiano vagamente la terminologia marxista. (12) Mario Merlino, di cui abbiamo già raccontato la storia, è un esempio macroscopico ma è solo uno fra i tanti. Alcuni altri sono questi.
Serafino Di Luia. assieme a un gruppo di fedelissimi viene incaricato di tenere sotto controllo i fermenti eterodossi della base neofascista che nella facoltà di Legge ha il suo punto di maggior forza. (Basta pensare a come si sono comportati questi "ribelli" dell'estrema destra in occasione dell'assalto delle squadre di Giulio Caradonna contro il movimento studentesco). Di Luia svolge egregiamente il suo compito, riuscendo via via a emarginare dal Movimento Studentesco di Giurisprudenza (così si sono autodefiniti i fascisti "ribelli") tutti quegli elementi che sono entrati in crisi quando la mitologia fascista nella quale avevano creduto è crollata sotto l'incalzare delle lotte del movimento studentesco. Con quelli che gli rimangono, fascisti autentici, Serafino Di Luia organizza il Movimento Studentesco Operaio d'Avanguardia e, più tardi, il gruppo Lotta di Popolo. I cosiddetti nazi-maoisti si presentano nelle assemblee del movimento studentesco gridando slogan tipo "Hitler e Mao uniti nella lotta" e "Viva la dittatura fascista del proletariato", e provocando spesso gratuiti scontri con la polizia. Inoltre Lotta di Popolo rilascia numerosi comunicati stampa che, mascherati da una fraseologia pseudorivoluzionaria, danno un taglio nettamente qualunquistico e provocatorio alla critica svolta dal movimento studentesco contro i sindacati e i partiti revisionisti e condannano l'aggressione israeliana in Medio Oriente in termini razzisti e antiebraici. Questi comunicati vengono ampiamente ripresi dai giornali del centro e della destra che,. gridando allo scandalo, li spacciano agli occhi dei lettori come rappresentativi della ideologia e della politica del movimento studentesco. Dopo gli attentati del 12 dicembre 1969 la maggior parte di questi seguaci di Serafino Di Luia sono rientrati nel MSI o hanno ridato vita, sempre sotto la guida di Stefano delle Chiaie, alla vecchia Avanguardia Nazionale ritornando ai metodi squadristici di attacco frontale contro i "rossi" che usavano una volta.
Attilio Strippoli. Sulla falsariga di Mario Merlino fonda il sedicente anarchico Gruppo Primavera mettendo insieme una decina di studenti medi della Giovane Italia. Il gruppo - come del resto il 22 Marzo di Merlino - ha una vita brevissima: dopo aver tentato inutilmente di prendere contatti con i trotzkisti di Iniziativa Operaia, si scioglie e i suoi aderenti tornano a militare nella Giovane Italia. Tentativi analoghi a quelli sopra descritti avvengono, oltre che a Roma, anche a Milano, Napoli, Palermo, Reggio Emilia e altre città. E' curiosa la "versione rurale" di queste iniziative: a Cave, un paese a una sessantina di chilometri da Roma, feudo elettorale di Giulio Caradonna e situato vicino a Artena, dove Junio Valerio Borghese ha un castello e una tenuta, viene costituita la locale sezione del Fronte Nazionale. La propaganda svolta tra i contadini, molti dei quali sono iscritti al PCI, avviene con la diffusione del libretto rosso di Mao Tse Tung e con argomentazioni prese a prestito dai giornali dei gruppi marxisti-leninisti. Promotore dell'iniziativa è un certo Lippariti, intimo amico di Caradonna c di Borghese (13).
Domenico Pilolli (14) (Ordine Nuovo) e Alfredo Sestili (Avanguardia Nazionale) entrano nel Partito Comunista d'ltalia marxista-leninista. Ambedue vengono scoperti e allontanati come provocatori. Domenico Pilolli è molto amico della contessa F., moglie di un colonnello del ministero degli Interni, che diffonde a Roma il bollettino del partito neonazista tedesco NPD. Alfredo Sestili, che ha partecipato al viaggio in Grecia con Mario Merlino, ha proposto spesse volte a vari militanti del PC d'l di compiere attentati dinamitardi. Tre mesi dopo l'espulsione dal partito marxista-leninista, il 15 ottobre 1968 è stato arrestato assieme ad altri quattro fedelissimi di Stefano Delle Chiaie per detenzione di esplosivi e per aver organizzato attentati alla sezione comunista del Quadraro e a un cinema dove si proiettava il film sui fratelli Cervi. (15)
Marco Marchetti. (16) Tornato dal viaggio in Grecia, lascia Ordine Nuovo e entra nel comitato di base del movimento studentesco del liceo Vivona. Scoperto e allontanato, rientra ad Ordine Nuovo e partecipa alla ricostruzione di Avanguardia Nazionale. E l'elenco potrebbe continuare. In generale la tattica usata è sempre la stessa: una volta infiltrati i fascisli svolgono il doppio ruolo di informatori (a favore dei loro stessi camerati che sono rimasti all'esterno, o della polizia, o di agenzie di stampa di destra) e di provocatori. proponendo attentati e cercando di causare scontri con la polizia. Ma anche quando non c'è infiltrazione, i fascisti tentano in tutti i modi di confondere le acque: basta pensare al gruppo di Stefano Delle Chiaie che si presenta alla manifestazione contro la visita di Nixon a Roma con i bracciali delle guardie rosse. Un altro personaggio assiduo ai cortei organizzati dai giovani di sinistra, il cosiddetto "Lupo di Monteverde", alias Buffa, ex legionario e istruttore dell'associazione paramilitare Europa Civiltà, alternava la tuta mimetica dei paracadutisti all'eskimo verde con il distintivo di Mao.

(1) All'assalto partecipa anche Ugo Venturini il capo dei volontari del MSI di Genova che hanno risposto all'appello di Caradonna. Ugo Venturini è "l'operaio di 32 anni. padre di due figli" che. ferito nello scontro tra fascisti e antifascisti che cercavano di impedire un comizio dell'onorevole Giorgio Almirante a Genova, nell'aprile 1970 è morto una settimana dopo per una sopraggiunta infezione da tetano e è diventato il "martire" del MSI nella campagna elettorale del 7 giugno Nelle foto degli incidenti il Venturini è riconoscibile nel gruppo di fascisti che. impugnando aste di ferro acuminate, si lanciano contro un gruppo di studenti medi: il suo nome figura nella lista degli arrestati e denunciati all'autorità giudiziaria (cfr. "Il Messaggero" del 17 marzo 1968).

(2) Un'ora e mezzo circa dopo l'inizio degli scontri (cfr. "Il Messaggero" del 17-3-68, quando già le autoambulanze avevano portato via una ventina di studenti feriti.

(3) Ordine Nuovo è nato nel 1956 dalla scissione dal MSI di un gruppo neonazista, Ha rappresentato un efficace punto di riferimento, organizzativo e propagandistico, per l'OAS e !e altre: organizzazioni europee del colonialismo negli anni '60. Subito dopo il colpo di stato in Grecia, il suo presidente Pino Rauti è stato ricevuto dal ministro Pattakòs, e da allora i rapporti con il regime dei colonnelli si sono fatti strettissimi. Nel '68 e '69 P. Rauti ha fatto frequenti viaggi a Atene. Nella sede romana di Ordine Nuovo, via degli Scipioni 268, durante l'autunno-inverno '69. si sono tenute riunioni alle quali hanno partecipato membri dell'ESESI, la lega degli studenti greci fascisti in Italia. Nello stesso periodo gli iscritti al Fronte d'Azione Studentesca - la sezione giovani di Ordine Nuovo - hanno compiuto numerose azioni squadristiche davanti a licei romani e contro sezioni di partiti di sinistra. Il 15 novembre 1969 il gruppo dirigente di Ordine Nuovo è improvvisamente confluito nel MSI. dove è stato cooptato nel comitato centrale. A Pino Rauti è stata affidata la direzione del settore Iniziative sociali e di pubblica opinione. Tra i membri più attivi del gruppo ci sono Paolo Andreani, Giulio Maceratini, Carlo Magi, Giuseppe Spadaro, Gaetano Grazioni, Salvatore De Domenico, Oscar Marino, Paolo Zanadoff, Antonio Lombardo, Franz Primicino, Nunzio Bragaglino, i fratelli Cascella, Fabio Mari, Domenico Pilolli, Tommaso Mauro, Grillo e Cospito. Ordine Nuovo ha organizzato esercitazioni a fuoco nella zona di Tolfa. nei dintorni di Civitavecchia. L'incaricato alle armi è Daniele M., abitante a Roma, in via Ugo Bignami.

(4) In quella occasione l'on. Giovanni Malagodi "dirottò" parte dei fondi confindustriali a lui destinati verso la corrente di Almirante, preoccupato della concorrenza elettorale che un MSI " moderato" avrebbe potuto esercitare nei confronti del PLI (cfr. Le nuove camicie nere di M. Giovana - Ed. I Radar, 1966).

(5) Della esplicita connivenza tra fascisti e polizia parlò diffusamente anche la stampa estera. Per soffocare lo scandalo il Ministero degli Interni sciolse le squadre speciali in borghese e trasferì il commissario Santillo dalla Questura di Roma a quella di Reggio Calabria.

(6) Su questo tipo di reclutamento esistono varie testimonianze. Un ex aderente all'organizzazione giovanile pacciardiana "Primula Goliardica" dichiara, ad esempio, che lui ed altri iscritti parteciparono, nell'estate del 64, ad un corso di addestramento para-militare tenuto da ufficiali del SIFAR in una località della Sila. Nel 1969 uno di questi ufficiali, per I'esattezza un colonnello, volle essere presente, nell'ufficio politico della Questura di Roma, agli interrogatori di alcuni fascisti, sospettati di attentati dinamitardi. fra i quali un paio dei suoi ex "allievi".

(7) In quella circostanza distribuirono il seguente volantino:"Giovani! A voi che rappresentate il futuro della Nazione spetta il dovere morale di dire "basta" alla banda di cialtroni che da vent'anni appesta l'aria della nostra Patria. Dire "basta" ai rinnegati che con il loro tradimento videro coronato vent'anni fa il loro servilismo. Dire "basta" ai rinnegati che ancora oggi celebrano la vittoria di quegli eserciti stranieri che permisero d'instaurare in Italia il più infausto sistema di governo che la nostra Storia ricordi! Firmato: Avanguardia Nazionale. Iniziativa Rivoluzionaria MSI (via del Pantheon 57)".

(8) La denuncia, presentata all'autorità giudiziaria dal PCI, non ebbe seguito nonostante alcuni fascisti di AN fossero stati fermati e identificati dalla polizia durante l'attacchinaggio, forse perché scambiati per autentici comunisti. Questi - tra i quali Flavio Campo - furono condannati in Pretura ad una multa per "affissione in luogo non idoneo"(!). La divisione dei tre milioni di compenso diede luogo a contestazioni. Il Delle Chiaie - che aveva rinnovato il guardaroba ed acquistato un'auto Austin A40 nuova fiammante - fu accusato dagli altri di aver fatto la parte del leone.

(9) 1I quotidiano Il Tempo, tradizionale sostenitore - in alcuni casi - "ispiratore" dell'Avanguardia Nazionale. scrisse che Paolo Rossi "era precipitato per un attacco di vertigini, causato da una crisi epilettica". I genitori del ragazzo - provetto rocciatore - querelarono il giornale. La Magistratura, in base alle risultanze dell'autopsia, aprì un'inchiesta che si concluse, un anno più tardi, con una archiviazione motivata dalla formula "omicidio ad opera di ignoti".

(10) Emersa drammaticamente la sua connivenza con i fascisti, il commissario l)'Alessandro - responsabile dell'ordine pubblico nella città universitaria - fu rimosso dall'incarico e trasferito.

(11) Nel novembre 1967 il tenente colonnello dei paracadutisti Roberto Podestà, ex ufficiale del SIM e comandante dei corsi di ardimento della scuola militare di Cesano, ha rilasciato a un giornalista del settimanaleABC, convocato d'urgenza nel suo appartamento in via Gianicolense a Roma, clamorose dichiarazioni riguardanti il tentato colpo di Stato del luglio '64. Il colonnello Podesà ha affermato di essere stato avvicinato allora dal giornalista Giano Accame che gli propose di collaborare con il movimento Nuova Repubblica di Randolfo Pacciardi in vista dei "gravi compiti che attendevano tutti gli uomini d'onore e tutti i veri soldati". Per questo il Podestà si era impegnato a prendere contatti con "elementi fidati" come il colonnello dei paracadutisti Palumbo e altri ufficiali della scuola di Cesano. Accertata la sua disponibilità , Giano Accame lo presentò all'onorevole Randolfo Pacciardi il quale, dopo alcuni colloqui interlocutori, gli propose " un'azione dolorosa ma necessaria per riportare l'ordine in Italia", e cioè l'eliminazione fisica dell'allora presidente del consiglio Aldo Moro. Sempre secondo il Podestà, Pacciardi aggiunse che "in vista dei disordini che ne sarebbero seguiti. sarebbe entrato in funzione un piano - concordato con il generale De Lorenzo - che prevedeva l'arresto, ad opera dei carabinieri, di parlamentari, sindacalisti e militanti di sinistra". L'operazione si sarebbe conclusa con l'accentramento di tutti i poteri nelle mani del presidente del Senato Cesare Merzagora. Il colonnello Podestà disse di avere finto di stare al gioco "per prendere tempo e mettersi in contatto con altri eventuali complici" ma poche settimane dopo fu "inspiegabilmente" trasferito da Roma a Trieste. A pochi giorni di distanza dalle dichiarazioni rilasciate a ABC Roberto Podestà è stato arrestato e rinchiuso a Regina Coeli per "irregolarità amministrative"

(12) Non tutta l'ex Avanguardia Nazionale vi partecipa. Alcuni confluiscono nei vari Ordine Nuovo, G.A.N., Europa Civiltà, Nuova Caravella, Fronte Nazionale: è una diaspora, comunque, più apparente che reale: nelle migliori tradizioni "politiche" del gruppo la maggior parte dei suoi membri manterrà regolari contatti fino a ricostituirsi ufficialmente, nell'inverno del '69, sotto il vecchio simbolo della "runa". Infiltrazione a parte, in questi ultimi due anni alcuni di essi continueranno a praticare l'attività in cui eccellono, quella degli attentati dinamitardi. Calcolando, per difetto, negli anni tra il '62 e il '67 il gruppo compie a Roma una quindicina di attentati "ufficiali" - per i quali undici dei suoi membri vengono condannati a lievi pene detentive - ed una ventina di attentati "ufficiosi" la cui paternità è nota a tutti tranne che alla polizia. Ai primi di settembre del '68, in sei o sette viaggi successivi, arrivano a Roma tra i 200 e i 250 chilogrammi di esplosivo, il cosiddetto "plastico viola". Provengono dalla Germania, nascosti nelle ruote di scorta di alcune auto e - divisi in pacchi di 5 chilogrammi l'uno - vengono nascosti in tre luoghi diversi. Una parte verrà usata in ottobre per gli attentati agli automezzi di P.S. in via Guido Reni, in novembre per quelli ad una scuola elementare e a due licei, e in dicembre per gli attentati ai distributori di benzina. Considerando gli altri attentati "minori" fatti nella capitale nel '69 ed eventuali "esportazioni", ne resta sempre una discreta riserva. Complessivamente finiscono in galera soltanto cinque h avanguardisti E' il loro leader indiscusso, Stefano Delle Chiaie - il quale trascorrerà i mesi di marzo-aprile in frequenti "missioni" al nord Italia - non ha problemi di "repressione". Una volta soltanto, nel 1962, fu arrestato con una pesante imputazione - aggravata da una precedente, antica, condanna a 1 anno con la condizionale - ma riuscì a cavarsela grazie al camerata Ernesto Brivio il quale - confiderà il Delle Chiaie ad un'amica - sborsò un milione "per cavarlo dagli impicci".

(13) Gli autori di questa inchiesta sono venuti a conoscenza, tramite la segnalazione di alcuni contadini del luogo, che nel fondo circostante la villa del Lippariti esisterebbe - sepolto accanto a un pilone dell'energia elettrica - un notevole quantitativo di esplosivi e di armi da guerra. La cosa, per scrupolo, viene notificata "a chi di dovere".

(14) Nel marzo del 1970 è stato denunciato per apologia di fascismo.

(15) I nomi degli altri arrestati sono: Carmine Palladino, già implicato nell'attentato alla RAI del 1964, Claudio Fabrizi, Gregorio Manlorico, Lucio Aragona, tutti di A.N., e Corrado Salemi, guardiano della sezione del MSI del Quadraro. Alfredo Sestili è molto legato a Mario Merlino. I due si frequentarono assiduamente durante lutto il 1969. Il 12 dicembre 1969, giorno degli attentati. passarono la mattinata assieme in casa della studentessa G.M., figlia di un alto funzionario del Ministero degli Interni.

(16) Nel marzo del 1970 è stato denunciato per apologia di fascismo.

Le origini della Costituzione dalla voce di Piero Calamandrei

"Se voi volete andare in pellegrinaggio
nel luogo dove è nata la nostra Costituzione..."

Un eccezionale documento sonoro

Piero Calamandrei legge, nel gennaio 1955, il suo famoso discorso introduttivo a un ciclo di lezioni sulla Costituzione repubblicana organizzato nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria di Milano. E' il celebre discorso che termina con le parole:

"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione".

In quell'occasione Calamandrei sviluppò ampiamente il suo pensiero, con riferimenti a Cavour, Cattaneo, Mazzini, Garibaldi e ad altri grandi italiani del passato. Per la sua straordinaria chiarezza e linearità, e per l'efficacia oratoria dell'autore, è un discorso che affascina l'ascoltatore e che mantiene intatta la sua freschezza ancora oggi, a oltre mezzo secolo di distanza. Buon ascolto!

http://www.anpi.it/documenti/calamandrei55_audio.htm

Le reti del terrorismo neofascista ancora operative.

Quando è giunta la notizia che le forze di sicurezza boliviane avevano smantellato una rete terroristica che intendeva uccidere il presidente Evo Morales e il vice presidente Garcia Linera, l’attenzione è andata subito sulla composizione di questa rete. In essa vi compaiono mercenari e neofascisti europei o boliviani di origine croata. Una ricerca più approfondita su quello che appare il “capo” del gruppo liquidato in un hotel di Santa Cruz – da anni regione praticamente in mano alla destra più violenta e reazionaria – porta direttamente a incrociare i dati con i gruppi mercenari e neofascisti che hanno combattuto al fianco dei gruppi fascisti croati nella guerra di secessione che ha insanguinato la Jugoslavia negli anni ’90. Questi due fattori così lontani geograficamente- Bolivia e Croazia – hanno visualizzato un denominatore comune che coinvolge anche l’Italia e le reti neofasciste che hanno animato la “guerra a bassa
intensità” anticomunista dagli anni Sessanta in poi e che oggi godono di posizioni di potere e di risorse assicurate dal nuovo quadro politico italiano. Le forze antifasciste in Italia non possono dunque rimanere indifferenti di fronte alla gravità dei fatti rivelati da quanto accade in Bolivia. Non solo per la simpatia e la solidarietà verso il primo presidente indigeno nella storia recente dell’America Latina e della Bolivia o per il processo democratico e popolare che la nuova Costituzione boliviana sta realizzando. Quanto accaduto in Bolivia concretizza agli occhi dell’opinione pubblica l’esistenza ancora attiva di quella rete terroristica neofascista che ha insanguinato con attentati e stragi anche la storia recente dell’Italia e che ha trovato storicamente rifugio e complicità proprio negli ambienti della destra boliviana che oggi si oppone violentemente al cambiamento democratico in corso in Bolivia.

Chi sono gli uomini neri in Bolivia
La storia di Eduardo Rosza Flores, uno dei tre mercenari uccisi dalle forze di sicurezza boliviane dopo un violentissimo scontro a fuoco, è rivelatrice di scenari inquietanti che collegano i gruppi eversivi in America Latina con reti analoghe anche in Europa. Eduardo Rosza Flores nasce in Bolivia nel ’60 da padre ebreo comunista ungherese e madre cattolica boliviana, dopo un passaggio in Cile e uno in Svezia, a 14 anni ritorna in Ungheria. A Budapest finisce gli studi e si arruola. Si specializza militarmente in Unione Sovietica, ma dopo meno di due anni si dimette. «Niente di più noioso che fare il soldato in tempo di pace», spiegherà. Vivrà per un periodo in Israele «alla ricerca delle radici». Nel ’91 Flores era corrispondente per il quotidiano spagnolo Vanguardia e il giornale di Barcellona lo mandò a seguire gli albori del conflitto yugoslavo. Osservò due cose. «Che mi trovavo meglio con i soldati croati che con i miei colleghi» e
che «i serbi sparavano deliberatamente sui giornalisti».Si licenziò con un telegramma. E’ entrato a far parte della Guardia Nazionale Croata, diventandone il primo volontario estero. Qualche tempo dopo gli fu affidata la formazione della Prima Unità Internazionale dell’esercito croato. Ottenne il grado di colonnello e per ordine personale del presidente croato Tujman è diventato cittadino della Croazia. Rosza Flores organizzò la fuga degli ebrei albanesi da un paese ormai in disfacimento. Operazione di certo gradita al Mossad. Più di recente, fu avvistato in Iraq; si presume col ‘gradimento’ della Cia. Di passaporti ne aveva diversi Eduardo Rózsa Flores ha scritto libri, ed ha girato un film sulla epica lotta contro i "serbi aggressori" (il film si intitola “Chico”). Ma Rózsa è stato silenzioso su alcuni episodi della sua biografia. E’ noto che egli avesse qualcosa a che fare con l'uccisione di due giornalisti - lo svizzero
Wurtenberg e il britannico Jenks. Vi erano prove serie, ma "la guerra ha cancellato tutto"."Nel ’94, trascorsi un paio di giorni con lui - racconta sul Resto del Carlino il giornalista italiano Andrea Cangini - e dopo l’uscita dell’intervista, fummo abbordati da un fotoreporter. Ci mise in guardia. Considerava Flores responsabile dell’assassinio di due giornalisti che indagavano su un traffico d’armi". Prima di partire per la Bolivia, intervistato da un giornalista della TV di stato ungherese MTV, Rosza Flores ha detto: "Siamo pronti a dichiarare l'indipendenza della (più riottosa provincia autonoma boliviana) e alla creazione di un nuovo stato". (1)Gli altri mercenari uccisi o arrestati hanno una storia meno “clamorosa” ma altrettanto indicativa.I due mercenari morti insieme a Eduardo Laszlo Flores erano Michael Dweyer (irlandese) e Arpad Magyarosi (ungherese-rumeno). I due arrestati sono Tádic Astorga di origini croate e un altro
ungherese-rumeno Elöd Tóásó.Il giornale Irish Times del 25 aprile, riferisce che l’irlandese Michael Martin Dweyer era arrivato in Bolivia in compagnia di un cittadino rumeno di origini ungheresi. Secondo il Sunday Times costui sarebbe Tibor Revesz che ha soggiornato all’Hotel Asturia di Santa Cruz dal 9 dicembre al 10 gennaio.L’ungherese Revesz è il fondatore nel 2002 della Loggia Secuiesti (LS), una organizzazione paramilitare che punta alla secessione della regione di Szekely Landa dalla Romania. Nel suo statuto è scritto che “LS è una organizzazione sovrana destinata a formare milizie per difendere i cittadini e non per servire propositi politici che si finanzia con risorse private”. Uno dei fondatori di questa organizzazione è proprio Arpad Magyarosi rimasto ucciso nel blitz della polizia boliviana. Revesz e Dweyer si sono conosciuti come mercenari quando lavoravano nella stessa compagnia la Risk Management Services (I-RMS), a
protezione di un gasdotto in Irlanda fortemente contestato dalla popolazione locale e dai gruppi ecologisti.Grazie a un uomo della sicurezza boliviana infiltratosi nella cellula, sono stati individuati altri due componenti della stessa: Gueder Bruno e Mendoza Mazabi. Gueder Bruno insieme all’infiltrato Ignacio Villa Vargas facevano parte degli apparati di sicurezza della Unione Giovanile Crucenista, protagonista degli episodi di violenza antigovernativa e contro gli indios a Santa Cruz.I finanziatori di questa rete – alcuni importanti uomini d’affari di Santa Cruz – si sono già rifugiati all’estero tranne l’ex militare in pensione Lucio Anez Rivera. Si tratta di Alejandro Melgar (dirigente della Camera di Commercio, Industria e Turismo di Santa Cruz, collaboratore della organizzazione statunitense Human Rights Foundation e attualmente negli USA); Hurtado Vaca (dirigente della società Telefonica e finanziatore dell’ospitalità a Santa
Cruz della cellula terrorista); Lorgio B. A., conosciuto come “Yoyo” possiede tre emittenti radio di Santa Cruz e fa parte del comitato civico “Pro Santa Cruz” che propugna la secessione dalla Bolivia. (2)Ma se questi sono i pesci al momento finiti nella rete delle indagini, il vero padrone di Santa Cruz e capofila del movimento secessionista contro la Bolivia di Evo Morales è un altro boliviano di origine croata: Branko Goran Marinkovic Jovicevic. Il padre era un ustascia croato fuggito in Bolivia alla fine della Seconda Guerra Mondiale come tanti altri che si servirono della rat line messa a disposizione dai servizi segreti USA in funzione della lotta contro l’Urss. (3) Branko Marinkovic è accusato di essere diventato uno degli uomini più ricchi del paese fregando le terre abitate dagli indios Guarayno e di pensare ad un modello di secessione di Santa Cruz simile a quello che portò alla secessione della Croazia dalla Jugoslavia.A Santa
Cruz agiscono organizzazioni come l’Unione Giovanile Crucenista (di cui abbiamo parlato ed è agli ordini di Brannko Marinkovic) e la Falange Socialista Boliviana che si ispira al franchismo spagnolo. “Se non ci sarà una mediazione internazionale in questa crisi – annuncia Marinkovic – andremo allo scontro e sfortunatamente ci saranno sangue a paura per tutti”. (4)

Tra operazione Condor e Lega Anticomunista Mondiale. Cos’è la Fondazione UnoAmerica?

Ma nelle relazioni tra la cellula terroristica neutralizzata in Bolivia, emergono anche altre piste che passano attraverso alcuni ex militari della dittatura argentini (conosciuti come “carapintadas”) che per anni hanno ostacolato e minacciato i governi civili emersi dalla fine della giunta militare. Tra questi spicca l’ex militare argentino Jorge Nones Ruiz che manteneva i contatti con il capo militare della cellula terroristica Eduardo Laszlo Flores e agiva in Bolivia con un mandato di altissimo livello: la Fondazione UnoAmerica recentemente costituita (e con l’appoggio della destra europea, Aznar in testa) per contrastare apertamente i governi latinoamericani espressione del Foro di San Paulo (5).La Fondazione UnoAmerica è stato costituita a metà dicembre dello scorso anno a Bogotà, in Colombia, uno dei pochissimi paesi latinoamericani rimasti alleati con gli USA nel continente. Ad esempio i terminali colombiani della Fondazione UnoAmerica
sono la Fondazione di Difesa della Patria e la Federazione Verità Colombia (che trae origine dal Centro di Analisi Sociopolitiche, una “Ong” creata dai militari per contrastare le denunce delle Ong sulla situazione in Colombia). La Fondazione UnoAmerica è finanziata dalle ormai note organizzazioni governative statunitensi come l’USAID e il NED (National Endowment for Democracy) che sono la “facciata sociale” della CIA. Le altre connessioni sono con la Fondazione per l’Analisi Economica e Sociale (FAES) fondata dall’ex primo ministro spagnolo Josè Aznar e con la Fondazione Internazionale per la Libertà presieduta dallo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa convertitosi da anni in un soggetto ultrareazionario. In Italia, al momento, emergono legami solo con i soliti ambienti anticomunisti vicini al misterioso giornale “L’Opinione”. Indicativo è il fatto che nel sito di questa organizzazione gli unici paesi europei che hanno una
propria sezione siano proprio Italia e Spagna (6)
La maggiore preoccupazione dichiarata dalla Fondazione UnoAmerica è che “L’America Latina è in pericolo perché esistono 14 paesi latinoamericani che appartengono o sono vincolati al Foro di San Paulo. Benché siano arrivati al potere per la via democratica, costoro stanno distruggendo la democrazia e le libertà come è il caso di Hugo Chavez, Evo Morales, Rafael Correa, Cristina Kirchner e Daniel Ortega”. Obiettivo di questa organizzazione è “creare un meccanismo di scambio, informazione, coordinamento permanente e mutuo appoggio tra i settori democratici”. Secondo alcuni osservatori è la versione rimodernata della micidiale Operazione Condor che coordinò le dittature militari negli anni ’70 e che fu creata per affrontare quella che veniva denominata “insorgenza sopranazionale” (7). Secondo altre fonti questa rete richiama più da vicino la CAL (Lega Anticomunista Latinoamerica affiliata alla WACL, la Lega Anticomunista Mondiale)
formata da gruppi neofascisti e di destra. Al congresso della CAL in Paraguay nel 1977 c’era anche Giorgio Almirante. A quello del 1979 a Buenos Aires partecipò sicuramente Stefano Delle Chiaie che insieme al Battallon 601 dell’intelligence dell’esercito argentino, stava preparando il colpo di stato di Garcia Meza in Bolivia che avvenne l’anno successivo.

Bolivia, Croazia, Italia e reti neofasciste
Come abbiamo visto, contro i governi progressisti dell’America Latina si stanno rimettendo in moto diverse reti che hanno già sperimentato la loro sanguinaria attività nella guerra fredda. Gli “uomini neri” che si sono prestati a tutto campo nella “guerre di bassa intensità” in America Latina come in Europa, si stanno riattivizzando per impedire la sperimentazione e la crescita di un progetto socialista nel XXI° Secolo.
Quanto è coinvolta l’Italia in questo risveglio degli “uomini neri” dormienti? Le stragi fasciste, il ruolo di Gladio, la funzione dei gruppi neofascisti contro la sinistra e i movimenti, il “noto servizio” etc. è tutta acqua passata – visto che il progetto neofascista in qualche modo oggi si esprime a livelli di governi centrale e locali - oppure questo attivismo merita la dovuta attenzione?
Quando sentiamo parlare di Bolivia possiamo non rammentare che quel paese è stato il rifugio di neofascisti “pesanti” come Stefano Delle Chiaie o Pierluigi Pagliai? Il primo collaborò al colpo di stato del 1980 del gen. Garcia Meza e ne divenne collaboratore insieme a Klaus Barbie, l’ex capo della Gestapo di Marsiglia. Il secondo fu ferito a La Paz il 9 ottobre 1982 e riportato in Italia – nel quadro dell’operazione Marlboro/Pall Mall dei servizi italiani - contro la sua volontà. Morì pochi giorni dopo in un ospedale romano. Il consulente del giudice Salvini, Aldo Giannuli, racconta che sull’aereo italiano espressamente inviato in Bolivia c’erano praticamente rappresentanti di tutti i servizi segreti e gli apparati di sicurezza italiani. Stefano delle Chiaie si sottrasse all’arresto attraversando il confine tra Bolivia e Argentina in compagnia di un uomo del Battallon 601 dell'Esercito Argentino.Ma le connessioni tra i neofascisti
italiani e la Bolivia sono tornate alla luce anche recentemente e proprio in occasione dei violenti pogrom contro gli indios e i funzionari governativi avvenuti sempre a Santa Cruz, il “cuore nero della Bolivia” (8).
Più di qualche testimonianza afferma di aver visto tra i killer che ammazzarono a settembre del 2008 un gruppo di indios nella località di El Porvenir, Marco Marino Diodato, un noto neofascista italiano rifugiatosi in Bolivia negli anni ’80 e oggi più che cinquantenne. Diodato in Bolivia si è sposato con una nipote del generale golpista Hugo Banzer, era diventato un uomo d’affari e un consulente militare in quanto ex paracadutista. Nel 1994/95 mette in piedi ua organizzazione paramilitare la FRIE (Forza di Reazione Rapida dell’Esercito)Nel 1999 fu arrestato per una serie di truffe e condannato a dieci anni ma nel 2004 riuscì a “fuggire” dalla clinica Bilbao di Santa Cruz dove era riuscito a farsi ricoverare. Oggi lo segnalano come consigliere di Leopoldo Fernandez, governatore di Pando (un’altra delle regioni secessioniste che si oppongono al governo boliviano di Evo Morales) arrestato con l’accusa di essere il mandante proprio del
massacro degli indios a El Porvenir (8)
Ma il vero crocevia di questa rete sembra essere la Croazia e la comune esperienza accumulata nella guerra civile secessionista in Jugoslavia durante gli anni Novanta. In quel conflitto, fascisti italiani, slavi, francesi, tedeschi etc si ritrovarono insieme nelle milizie paramilitari fasciste del Partito del Diritto Croato (HOS).La Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle stragi, a cavallo tra il 2000 e il 2001, chiese al Ministero degli Interni e al ROS dei Carabinieri l’acquisizione dei “Dossier balcanici” contenenti una ventina di nomi di neofascisti che avevano combattuto in Croazia e Bosnia durante la guerra civile che dilaniò la Jugoslavia negli anni ’90. (9)
In quelle settimane si stava indagando sull’attentato dinamitardo contro Il Manifesto che portò al ferimento e all’arresto dell’attentatore – il noto neofascista Andrea Insabato. Quest’ultimo, nel 1991 aveva promosso l’arruolamento in Italia di mercenari disposti ad andare a combattere per “la sorella Croazia che ora ha un nemico più grande. Si deve difendere dai serbi e dai comunisti”. Per la polizia c’erano almeno una trentina di neofascisti esperti di esplosivi e una ventina di loro aveva combattuto in Jugoslavia. (10)
Il sito antifascista francese “Reflex” riferisce che neofascisti francesi, italiani e tedeschi, furono integrati in Croazia e Bosnia nella “Legione Nera”, derivazione balcanica messa in piedi dall’organizzazione fascista francese Nuova Resistenza nell’estate del 1991, ossia nello stesso periodo dell’arruolamento avviato da Andrea Insabato e dal suo gruppo “Rinascita Nazionale”. Ma se il progetto di Insabato si arenò – il suo progetto era una sorta di linkage con la destra croata che prevedeva l’aiuto militare italiano in cambio delle zone croate rivendicate dall’Italia – i fascisti italiani rimasero lo stesso a combattere nelle milizie paramilitari in Croazia e Bosnia contro serbi e musulmani (11).
In quel contesto si ritrovarono insieme un vasto raggruppamento di “uomini neri” non solo dell’Europa occidentale ma anche ungheresi, rumeni, ultracattolici irlandesi, personaggi del tutto simili a quelli che abbiamo trovati coinvolti nella vicenda boliviana.Un ruolo centrale nel finanziamento dei gruppi fascisti nei Balcani, chiama in causa quella che possiamo definire la “Holding nera” cioè il complesso impero finanziario messo in piedi in Gran Bretagna da Fiore, Morsello e dai fuoriusciti neofascisti che gravitavano intorno a Terza Posizione e che oggi animano la più forte tra le organizzazioni neofasciste italiane: Forza Nuova.Varie fonti britanniche – sia antifasciste che giornalistiche – segnalano l’impetuosa crescita finanziaria delle attività gestite in Gran Bretagna dal leader di Forza Nuova, Roberto Fiore. Ma segnalano anche come questa attività dei neofascisti italiani abbia potuto godere della copertura dei servizi segreti
britannici Mi 6(copertura acquisita nei campi di addestramento dei falangisti in Libano) (12). Le più note società che fanno capo ai neofascisti italiani in Gran Bretagna sono le agenzie turistiche Easy London e i circa 1.300 negozi della catena Meeting Point. . «Altre importantissime fonti di finanziamento del movimento sono due organizzazioni ultra cattoliche, che fin dagli inizi della latitanza hanno offerto a Fiore e Morsello protezione, ma soprattutto danaro, sono la St.George Educational Trust e la St.Michael Arcangel Trust, vale a dire enti per la promozione degli insegnamenti della chiesa cattolica. Della prima – afferma l’autore del libro “Trame Nere” Giuseppe Scaliati - Fiore è amministratore ed è direttamente collegata alla St.George League, un piccolo e ricchissimo gruppo nazista in contatto con personaggi e fondi delle ex SS; la seconda, al pari della prima in quanto a ricchezza, prende il nome dall’Arcangelo Michele, santo
patrono dei miliziani della Guardia di ferro del leader fascista rumeno Corneliu Codreanu». E’ inquietante il nome scelto. Infatti dietro un rassicurante e molto cristiano nome come quello dell’Arcangelo Michele agiva proprio la Legione dell’Arcangelo Michele nella Romania fascista degli anni trenta e quaranta. E in tempi più recenti (il 2004) i fascisti rumeni di Noua Dreapta hanno fatto parte del coordinamento neofascista europeo messo in piedi da Forza Nuova con NDP (Germania); Noua Dreapt (Romania); Alleanza Patriottica (Grecia) e La Falange (Spagna). Mentre ne fanno parte semplicemente come affiliati: Renouveau Francais (Francia); Partido Nacional Renovador (Portogallo); Nationale Alliantie (Olanda) e Alleanza Nazionale Bulgara (Bulgaria). Ma non è tutto, un‘altra inchiesta giornalistica porta alla luce l’esistenza del “Gruppo dei Quaranta”. Il gruppo che utilizza anche i fondi della “Third Position International” doveva
acquisire un intero paese in Spagna per farne una sorta di zona liberata nera. “Le tracce del gruppo” scrive Guido Olimpio, l’esperto di intelligence del Corriere della Sera “sono state individuate nella ex Jugoslavia, in Italia e ovviamente in Gran Bretagna. Usando come copertura ditte e società, i neonazisti hanno arruolato lo scorso anno volontari da inquadrare nelle unità paramilitari della milizia croata HOS. Aiuti alla fazione sono stati inviati da Third Position International che ha patrocinato raccolte di denaro “in favore dei bambini croati”. Ed ancora “E’ probabile che attraverso il centro di reclutamento i neofascisti siano riusciti a raccogliere miliziani dell’ultradestra europea disposti a dar manforte ai camerati croati”. Sempre secondo Olimpio, il terminale italiano del “Gruppo dei Quaranta” è una rete che raccoglie i resti di varie formazioni (neofasciste, NdR) come i NAR, Ordine Nuovo e Terza Posizione (14).

La “sicurezza dei cittadini” come schermo della rete degli “Uomini neri”
Connettendo insieme questi pezzi, emerge un quadro che in Italia – e non solo in Bolivia e America Latina – nessuno farebbe bene a sottovalutare. La rete degli “uomini neri” che hanno combattuto tutte le guerre sporche della “lotta al comunismo”, appare piuttosto attiva, ben finanziata e organizzata. Le relazioni tra gli uomini neri in America Latina, Croazia, Italia etc. appaiono molto strette tra loro e ancora attrezzate per intervenire lì dove nuove campagne li chiamino in attività per i loro servigi: ieri in Jugoslavia, oggi in Bolivia, magari sotto il volto rassicurante di Ong o di una organizzazione religiosa europea (15).
E' emblematica la similitudine tra gli obiettivi della FIER costituita dal fascista italiano Diodato in Bolivia ("proteggere i cittadini dai narcotrafficanti) con la Loggia Secuiesti di Arpad Magyarosi e di Tibor Revesz in Romania (“La LS è una organizzazione sovrana destinata a formare milizie per difendere i cittadini e non per servire propositi politici che si finanzia con risorse private”) e il progetto per l'Italia elaborato in Gran Bretagna dai leader Forza Nuova. In Italia uno degli obiettivi è quello di "dar corso ad azioni di contrasto alla micro e macrocriminalità e allo spaccio di stupefacenti, mediante la formazione di gruppi di tipo paramilitare non armati che dovrebbero operare dopo aver acquisito il necessario consenso della cittadinanza". Obiettivi così e parole del tutto simili le stiamo verificando da mesi nell’agenda politica del nostro paese.

Fonti:
(1) Andrea Cangini su “Il Quotidiano nazionale/Resto del Carlino” del 21 aprile 2009 ma anche Nik Nikandrov in http://en.fondsk.ru/article.php?id=2111 tradotta in italiano da http://www.bollettinoaurora.da.ru e pubblicata nella newsletter del Coordinamento per la Jugoslavia dell’11 maggio “Balkan Connection en Bolivie”
(2) http://www.laprensa.com.bo/noticias del 10 maggio 2009
(3) La Rat Line o sentiero dei topi fu la via di fuga che i servizi segreti USA e il Vaticano organizzarono nell’immediato dopoguerra per far fuggire in America Latina e Spagna i criminali nazisti e i loro collaboratori italiani, francesi, jugoslavi, polacchi, ucraini, rumeni etc. Snodo fondamentale della Rat Line era Genova
(4) New York Times del 26 settembre 2008
(5) Il Foro di San Paulo è il forum annuale della sinistra latinoamericana fondato nel 1990 nella città brasiliana e che è stato l’incubatoio dei processi di cambiamento popolare e democratico in tutto il continente.
(6) Vedi il sito della Fondazione: www.unoAmerica.org. Nel sito – nella sezione italiana - compare una intervista di uno dei maggiori commentatori de “L’Opinione” – Dimitri Buffa - al neofascista venezuelano Alejandro Pena Esclusa in visita in Italia. L’Opinione conta tra i suoi editorialisti anche il neofascista Giusva Fioravanti fondatore dei NAR, autore di numerosi omicidi e condannato per la strage alla stazione di Bologna
(7) Bruno Matapay in Virtin/Red Informativa del 24 aprile 2009
(8) Maurizio Chierici. Il nodo Bolivia, su l’Unità del 14 maggio 2008
(9) La Repubblica del 19 settembre 2008. Vedi anche l’inchiesta di www.selvas.org “Il caso Diodato”, l’italiano più famoso in Bolivia e l’inchiesta di Wilson Garcia Merida tradotta e pubblicata su: http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=6084&lg=it
(10) Gianni Cipriani, Il Nuovo 23 dicembre 2000/ Indymedia Lombardia
(11) Atti della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle Stragi, seduta di martedi 9 gennaio 2001
(12) Sia il sito antifascista “Searchlight” sia The Guardian pubblicarono ampi servizi su questo
(13) Giuseppe Scaliati, “Trame Nere”, edizioni Frilli 2005
(14) Guido Olimpio, in Corriere della Sera del 24 novembre 1997
(15) "Inside the League: The Shocking Expose of How Terrorists, Nazis, and Latin American Death Squads Have Infiltrated the World Anti-Communist League", by Scott and Jon Lee Anderson, 1986, http://www.namebase.org/sources/HB.html

www.contropiano.org

Chi è Gaetano Saya, il capo della polizia parallela?

autore: 
antifa

Il capo della "polizia parallela", Gaetano Saya, viene presentato come un personaggio da operetta. Eppure, la sua storia e la sua biografia non paiono quelle di un semplice millantatore. E comunque sembra impossibile credere che egli non abbia goduto di rapporti, coperture e sostegni anche finanziari più o meno occulti a livello politico e istituzionale.
La sua autobiografia si può leggere sul sito del suo partito "Nuovo MSI-Destra nazionale" corredata da foto e riproduzioni. Ce n'è una che lo ritrae con i paramenti massonici e altre con divise varie. C'è poi una foto con dedica di Licio Gelli datata 5 giugno 1991 ("A Gaetano Saya, la verità ha un solo volto, quello dell'onestà verso gli altri e verso se stesso. Con stima e molta simpatia. Licio Gelli") e un'altra con Giovanni Spadolini allora ministro della Difesa.
Saya nasce a Messina nel 1956 ed è allevato a pane e fascismo. Il motto che campeggia sul sito è quello mussoliniano "Dio, patria e famiglia". Viene cresciuto dal nonno che aveva partecipato alla marcia su Roma, il quale, si legge "gli aveva inculcato l'amore per la Patria". Fin da giovanissimo si dichiara legato al Movimento sociale italiano-Destra nazionale di Giorgio Almirante e nel 1970, appena quattordicenne, partecipa ai moti di Reggio Calabria egemonizzati dai fascisti.
A 18 anni si arruola nel disciolto Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza. Ne esce a suo dire per entrare nei servizi segreti della Nato, "esperto di Ispeg (Informazioni, Sabotaggio, Propaganda e Guerriglia), controspionaggio e antiterrorismo", sembra con la raccomandazione dell'allora generale del Sismi e piduista Pietro Musumeci.
Raggiunti i massimi livelli si congeda nel 1997. Nel 1975 è il generale Giuseppe Santovito, allora capo del Sismi e altro noto piduista, a iniziarlo in una loggia massonica riservata: da apprendista di primo grado in breve diviene Maestro Venerabile della Loggia "Divulgazione 1" a carattere internazionale.
Nel novembre 1977 viene citato come teste d'accusa della Procura della Repubblica di Palermo, nel processo contro Giulio Andreotti. Saya accusa Andreotti di essere il mandante dell'omicidio del generale dei carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa. Verità che gli avrebbe rivelato l'"amico fraterno" Giuseppe Santovito. Proprio nel corso del processo di Palermo Saya si definì "ex agente di una struttura segreta della Nato", si trincerò dietro il "segreto Nato".
Congedatosi dai servizi, e messosi in "sonno" massonico, decide di dar vita al movimento politico "voluto da Almirante ed iniquamente soppresso", "Movimento sociale Italiano-Destra nazionale" che si presenta alle elezioni regionali 2005. Quello di fondare partiti è un pallino di Saya. Già nel '98 a Firenze aveva dato vita al "Partito giustizialista italiano" o "partito nazionale della destra (Pndi). La Digos di Firenze lo mette sotto inchiesta ritenendo che sia a capo di una associazione segreta e lo accusa di ricettazione di equipaggiamento in dotazione alla polizia e usurpazione di titolo perché si sarebbe qualificato come appartenente al Sismi e alla polizia. L'inchiesta verrà poi archiviata.
Nel 2001 è invece alla testa del partito della "Rinascita della Democrazia Cristiana" (RDC). Intanto nel 2000 registra a Firenze il logo "Destra nazionale", il simbolo è molto simile a quello della CIA: un'aquila sopra il tricolore. Continuano anche i guai giudiziari. A Firenze è sotto processo per una truffa con carte di credito legate a un commercio di pelli. A Milano nel novembre dell'anno scorso è stato rinviato a giudizio dal pm milanese Stefano Civardi per la propaganda di idee fondate sulla superiorità e l'odio razziale, diffuse attraverso il suo sito. Il processo, iniziato a maggio, è stato rinviato a ottobre.
Il primo dicembre 2002 a Milano viene nominato Presidente onorario dell'UNFP (Unione nazionale Forze di Polizia) un fantomatico sindacato di polizia interforze.
Nell'aprile 2004 fonda invece, col suo sodale Riccardo Sindoca, il "Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo - Interforze di Polizia in funzione antiterrorismo islamico", una nuova Gladio per la quale la procura di Genova lo ha messo agli arresti domiciliari. La sede è nel suo attico di Firenze, in via Masaccio 38, addobbata con cimeli militari e tre grandi bandiere, una italiana, una Usa e una israeliana. Ai giornalisti che sono andati a intervistarlo ha mostrato un invito dell'ambasciatore israeliano alla cerimonia per il 57° anniversario della fondazione dello Stato di Israele. Un bigliettino del direttore del Sismi Niccolò Pollari. I suoi collaboratori dichiarano che poteva andare e venire dal Viminale a suo piacimento.
Un "pataccaro" l'ha definito il ministro degli Interni Pisanu, ma che ha trovato credito in ambienti istituzionali nazionali e internazionali e ha potuto mettere in piedi un'organizzazione di centocinquanta adepti pronti a battersi contro il "terrorismo islamico", o per meglio dire, contro le guerre di liberazione nazionale, al fianco degli imperialisti americani, europei e israeliani per un "nuovo ordine mondiale".
Come si legge nel sito del Nuovo MSI di Saya: "Dio benedica George W. Bush.

Le informazioni tratte da una biografia pubblicata sul sito del movimento Destra Nazionale. I rapporti con Quattrocchi
«Sono Saya, massone e militante»
Il nonno che ha marciato su Roma, la stima di Licio Gelli, le accuse ad Andreotti, il passato tra i rivoltosi di Reggio Calabria

«Gaetano Saya nasce a Messina nel 1956, cresciuto dal nonno Matteo Francesco Gesuino, che aveva servito nel Regio Esercito ed era stato presente alla marcia su Roma, il quale gli aveva inculcato l'amore per la Patria». Così, sul sito si presenta Gaetano Saya, uno degli arrestati nell’ambito dell'inchiesta sulla «Polizia parlallela» della Questura di Genova.

Nel sito Saya esibisce anche alcune sue foto giovanili, in divisa da poliziotto, una mentre regge l'ombrello che protegge l'allora ministro della Difesa Giovanni Spadolini, un biglietto di «stima e solidarietà» di Licio Gelli. «Fin da giovanissimo - continua la biografia - simpatizza per il Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale e nel 1970 appena quattordicenne partecipa alle giornate di Reggio Calabria (rivolta per il capoluogo), a diciotto anni si arruola nel disciolto Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, dopo l'addestramento e una breve permanenza, viene ingaggiato dai Servizi Segreti della N.A.T.O. esperto in ISPEG (Informazioni, Sabotaggio, Propaganda e Guerriglia), controspionaggio e antiterrorismo».

«Raggiunti i massimi livelli si congeda nel 1997. Cooptato nel 1975 dal Generale Giuseppe Santovito, allora Capo del SISMI - scrive la nota -, viene iniziato in una Loggia Massonica riservata; da Apprendista di primo grado in breve diviene Maestro Venerabile della Loggia Divulgazione 1 a carattere internazionale. Nel Novembre 1997, viene citato come principale teste d'accusa della Procura della Repubblica di Palermo, nel processo contro Giulio Andreotti dove Gaetano Saya accusa Andreotti di essere il mandante dell’omicidio del Generale dei Carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa; verità rivelatagli dal Generale ed amico fraterno Giuseppe Santovito». «Congedatosi dai Servizi, e messosi in sonno Massonico, decide insieme ad un gruppo di provata fedeltà di dar vita al movimento politico, voluto da Almirante ed iniquamente soppresso, Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale. Gaetano Saya - continua il racconto - diviene così il capo assoluto di questa formazione politica. Laureato in Legge e Scienze Politiche, Cavaliere dell’Ordre International de la Paix. Il primo Dicembre 2002 in Milano è stato nominato Presidente onorario dell’ U.N.F.P. (Unione Nazionale Forze di Polizia), il primo sindacato di Polizia interforze. Di recente ha assunto la Direzione Generale dell’Ente denominato: Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo - Interforze di Polizia in funzione Antiterrorismo Islamico».

Saya, massone orgoglioso che si richiamava a Gladio
Rinviato a giudizio nel novembre scorso a Milano per razzismo

Secondo la sua biografia riportata sul sito dell'organizzazione Destra Nazionale, Gaetano Saya ha lavorato per la Nato, dalla quale si è congedato nel 1997 "raggiunti i massimi livelli", ed è stato cooptato nella Massoneria dal generale Giuseppe Sansovito, allora capo del Sismi. Non solo: secondo il settimanale News, Fabrizio Quattrocchi, l'italiano rapito a Bagdad con altri tre colleghi e poi ucciso, lavorava per il Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo , la polizia 'parallela' finita sotto inchiesta per iniziativa della Digos della procura di Genova, e guidata appunto da Saya e da Roberto Sindoca.

"Fabrizio Quattrocchi - scrive News - non era né un mercenario né una bodyguard, ma un agente contractor impegnato a tempo pieno nella lotta contro il terrorismo insieme ad altre persone che sarebbero poi entrate nel Dssa, una nuova organizzazione di intelligence nata dopo l'attentato di Atocha dell'11 marzo 2004".

Secondo News il Dssa è un'organizzazione in sei divisioni la cui sede legale è in Italia, ma che dispone di sedi operative in diversi Paesi del mondo, ed è collegata alla Nato e alla Cia.

Sulla biografia 'ufficiale' di Saya si dice che ha assunto di recente la direzione del Dssa. Si ricorda che è stato il capo assoluto del 'Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale', "voluto da Almirante ed iniquamente soppresso".

Si parla anche del processo Andreotti: "Gaetano Saya accusa Andreotti di essere il mandante dell'omicidio del generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, verità rivelatagli dal generale ed amico fraterno Giuseppe Sansovito".

La carriera 'militante' di Saya, si legge ancora in questa biografia, inizia prestissimo: appena quattordicenne partecipa alle giornate di Reggio Calabria, e a diciotto anni si arruola nel disciolto Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza.

Sul sito ci sono varie foto di Saya. Una lo ritrae con i paramenti massonici (è stato nominato Maestro Venerabile della Loggia 'Divulgazione 1), altre con varie divise. C'è poi una foto con dedica di Licio Gelli, e un'altra nella quale regge l'ombrello a Giovanni Spadolini, allora ministro della Difesa, come si legge nella didascalia. La sua organizzazione vanta rapporti con ufficiali Nato e appartenenti all'organizzazione Gladio (Stay Behind).

Saya ha avuto problemi con la giustizia anche nel recente passato. Nel novembre dello scorso anno è stato rinviato a giudizio dal pm milanese Stefano Civardi per la propaganda di idee fondate sulla superiorità e l'odio razziale, diffuse attraverso il suo sito internet.

Camaleonti Fascisti -Ultas Stadio - Sdoganamento - Il caso Gabriele Sandri

Fine anni ottanta, la riorganizzazione passa dalle curve degli stadi. Poi gli anni '90, col Congresso di Fiuggi (gennaio '95) che battezza la trasformazione in partito costituzionale, per quanto non tutti gli esponenti di An amassero quella metamorfosi. E infine, l'oggi, fatto di postfascisti diventati berluscones e ora liofilizzati nel Pdl, alleati leghisti e ultrafascisti che convergono da anni nel blocco amalgamato dal Cavaliere

Prima dello sdoganamento berlusconiano, segnato dal plauso alla candidatura di Fini a sindaco di Roma e dal successivo accordo elettorale alle politiche di marzo ‘94, il Msi era un partito di presenza nostalgica che raccoglieva un milione e mezzo di voti, oscillando fra il 5.9% del 1987 e il 5.3% del '92. L'identità neofascista restava invariata ma apparentamenti come quelli col Front National di Le Pen, con tanto di gemellaggi nei comizi fra Nizza e Roma, rappresentavano più una ricerca di partner per uscire dall'isolamento in patria e in Europa che un reale futuro. Quello scambio conduceva il partito verso un'area di ultradestra segnata da programmi xenofobi e razzisti di foggia magari diversa dagli abiti steieranzung di Heider, ma della medesima stoffa. Fini che indossava cravatte, prima in regimental italico poi mondanamente variopinte anche quanto comiziava davanti a camerati guarniti di caschi, bastoni e pistole, soffriva nel vedere il Msi costretto a banchettare solo in certe giunte locali. La grande politica costituiva l'ambizione del segretario e di diversi esponenti del partito. Berlusconi, nuovo uomo forte della scena italiana, lo intuisce e trasporta la famiglia missina nel Palazzo.

A fine Ottanta gli scontri e le uccisioni con gli avversari di sinistra scemavano e accanto a talune conferme di legami fra estremismo nero e malavita non si verificarono particolari ritorni violenti. Il neofascismo s'apprestava a perseguire due strade per nulla contraddittorie. Da una parte si riorganizza fuori dal Msi con molteplici sigle (Forza Nuova, Fiamma Tricolore, Azione Sociale, poi La Destra), dall'altra tiene i piedi nella casa originaria avviata a continue trasformazioni, magari organizzandosi in corrente alla maniera della 'Destra Sociale' del già rautiano Alemanno. I due percorsi come per il passato non si contrappongono. Le curve degli stadi sono state il primo laboratorio per una nuova ondata squadrista che ha lì stabilito enclavi in cui la società civile e politica permettevano quello che non doveva essere tollerato. Dagli atti teppistici, agli scontri fra tifoserie, a gemellaggi in base a coloriture politiche delle curve conquistate sempre più dalla marea nera che saluta a braccio teso, urla ‘Boia chi molla' e ‘Sigh Heil'. Lì si srotolano striscioni con croci uncinate e celtiche, rune, aquile fasciste, bandiere del Terzo Reich e l'intera simbologia del nazifascismo pre e postbellico.

Pensare che gli spalti della domenica potessero diventare uno "sfogatoio" che non avesse riscontro nella vita sociale è stato l'ennesimo errore tattico della politica democratica che ha lasciato adolescenti imberbi in balìa della propaganda eversiva di nuovi caporioni. Costoro comprendevano come la platea andasse ben oltre le decine di migliaia di giovani assiepati sugli spalti. Il romano Maurizio Boccacci, ad esempio, leader del disciolto (in applicazione della legge Mancino) Movimento Politico Occidentale, dal '93 al '97 ha lavorato a un meticoloso piano di reclutamento negli stadi e lo ha ampliato superando schemi vecchi come le curve nere dei Boys interisti o degli Irriducibili laziali. La passione calcistica diventava un pretesto utile a intercettare ogni domenica, per nove mesi l'anno, una marea di ragazzi, e attraverso simboli e comportamenti orientarne un numero crescente verso l'ideologia fascista. Due strumenti del disegno erano: creare incidenti che aggregano giovani eccitati dal vitalismo della violenza, unire le curve e le piazze in base a vicinanza di fede politica più che calcistica.

A questo sono servite le svastiche su bandiere di Roma, Lazio, Inter, Milan e decine di club le cui curve nere mimano rivalità nel pallone ma di fatto si ritrovano e si sostengono. I morti si spostano in questi luoghi, è il caso della drammatica fine di Vincenzo Spagnolo accoltellato da un sedicenne intento a imitare un capo branco famoso nell'uso delle lame. Ma poi tornano a insanguinare le strade visto che il rinnovato neofascismo dà rapidamente dannati frutti con decine e decine di aggressioni e anche assassini come testimoniano gli omicidi di Cesare Dax e Renato Biagetti. Boccacci non è l'unico, gli si è affiancato Giuliano Castellino creando con lui Base Autonoma . In tempi più recenti lo squadrismo curvaiolo con Daniele Pinti di Forza Nuova, Francesco Ceci, Marco Turchetti (nella cui auto viaggiava Gabriele Sandri durante la tragica trasferta con la rissa itinerante nell'autogrill dell'A1 e la sua uccisione da parte di un agente di Ps) vede gli ultras di destra implicati in nuovi agguati a colpi di catene e coltello, come negli anni Settanta.

A Milano sono attivi Luca Cassani, Alessandro Pozzoli, Giancarlo Cappelli, Giancarlo Lombardi, Alessandro Todisco, nomi sconosciuti ai più che si raccordano con politici minori della destra eversiva e istituzionalizzata. Trovano in "Ambrosiana skinheads" e negli "Hammerskin" il brodo primordiale per un'infiltrazione capillare e accettata dalla società calcistica presieduta dall'illuminato ma tanto chiacchierato Massimo Moratti. E anche benedizioni e appoggi di politici locali di Alleanza Nazionale: Alberto Bozzoli, Carlo Fidanza e Roberto Jonghi Lavarini, come ben chiarisce Saverio Ferrari in "Dove batte in cuore nero" su Osservatorio Democratico delle Nuove Destre. Altre calamite usate dal postfascismo verso i giovani sono i punti aggregativi. Sperimentali continuano a essere Roma (Casa Pound, Foro 753) e Milano (Cuore Nero) dove si riciclano avanzi del mai morto cameratismo stragista. E' il caso degli uomini dei Nar, Dimitri e Adinolfi, e di Terza Posizione Piso, quest'ultimo recentemente promosso coordinatore laziale del Pdl. La lista di attivisti e fatti che riporta un dossier ("L'organizzazione di An. Foro 753") pubblicato da Indymedia è ampia.

E' grazie al passaporto democratico offerto unilateralmente agli alleati missini che Forza Italia crea quel Polo che raccoglie l'eredità del crollo dei partiti principi delle tangenti: Psi e Dc. I missini non credono ai loro occhi quando nel giro di ventiquattro mesi le percentuali elettorali salgono di otto punti. Col Congresso del gennaio '95 avevano bagnato nell'acqua di Fiuggi (secondo una rèclame anni Sessanta capace di donare vent'anni di meno) la propria trasformazione in partito costituzionale, per quanto non tutti gli esponenti amassero quella metamorfosi. Si registravano parecchie resistenze nel tagliare radici non solo da parte di chi porta nel cognome il dna fascista e di chi si sente ancora "ragazzo di Salò", parecchi big di Alleanza Nazionale in parecchi dichiarano di avere, non solo per età anagrafica, il Ventennio nel cuore. A offrire sponda politica a memorie e riproposte "ideali" contribuiva il neopresidente della Camera, il diessino Violante, che nell'ufficialità del discorso del suo insediamento sostenne la necessità di comprendere le ragioni dei ragazzi di Salò.

La politica italiana, investita dal disegno berlusconiano della grande destra e dalla revanche d'un revisionismo storico che ossessivamente imponeva una rilettura riabilitativa del regime di Mussolini, trova in queste aperture linfa vitale. In questi anni si assiste al paradosso dei postfascisti che a parole si defascistizzano e col proprio leader prendono distanze dal passato: nel '95 approvando un emendamento contro razzismo e antisemitismo, nel '99 con la visita di Fini al campo di Auschwitz, seguita quattro anni dopo a quella in Israele. Ma dentro Alleanza Nazionale e nelle aree di riferimento persistono inquietanti esaltazioni del passato, cui seguono i servizi apologetici su gerarchi e Regime divulgati in tivù da ex giornalisti dell'organo di partito traslocati nelle strutture televisive di Stato. E ancora con le dichiarazione dei controllori politici (Storace, Landolfi) della stessa pubblica informazione, e di un ministro della Repubblica (La Russa) che nella celebrazione dell'8 settembre rilancia il paragone fra i combattenti della libertà e i saloini collaboratori dei nazisti. E' la fase in cui gli aennini hanno fatto seguire alla patente democratica consegnatagli da Berlusconi il desiderio di rivalsa verso gli orientamenti dello Stato puntando a svuotarlo dei tratti antifascisti, secondo il vecchio refrain missino e poi dell'estremismo fascista di "guardare oltre".

La divulgazione fra l'asettico e l'apologetico del fascismo con una ricaduta sulle mode giovanili fra le quali l'uso di gadget nostalgici, non è ormai esclusiva degli ultras da stadio, inizia a radicarsi nei comportamenti comuni con il culto del capo, il disprezzo per i deboli, la ‘tolleranza zero' verso stranieri e diversi, e aperti toni di razzismo e xenofobia. Di essi il maggiore divulgatore, accanto all'estremismo destorso, è la Lega Nord, partito non a caso vezzeggiato da Berlusconi e incredibilmente tollerato nei comportamenti anticostituzionali dagli avversari. Come per il Msi del dopoguerra e An, la Lega usa la pratica dell'entrismo: stare nelle istituzioni, dai piccoli comuni al Parlamento, e sfruttarle per i propri interessi. Ma sul ‘chi usa chi?' la risposta appare chiara da tempo. Postfascisti diventati berluscones e ora liofilizzati nel Pdl, alleati leghisti e ultrafascisti convergono da anni nel blocco autoritario amalgamato dal Cavaliere. A cementarlo la conservazione d'un sistema classista, supportato anche dall'interclassismo degli interessi corporativi e minuti. Pur con le modifiche formali la storia si ripete: poteri forti e politici - incarnati dal leader populista con velleità bonapartiste - e alleati servitori. Nel cantiere dell'Italia autoritaria i prossimi passi, fra consenso e mancanza di alternative, sono la riscrittura della Costituzione e l'attacco al Parlamento. I nostalgici vecchi e nuovi gioiscono, la cosa sa tanto di Ventennio.

http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=11637

Il signoraggio-truffa monetaria

autore: 
anticapital

Cos'è il signoraggio
(di Sandro Pascucci - www.signoraggio.com)

Il signoraggio è una truffa monetaria e psicologica a cui tutti noi siamo soggetti. Questa truffa si nasconde e si potenzia dietro una cortina di silenzio e di morte e ha attraversato gli ultimi 300 anni senza lasciar trapelare nulla della propria esistenza.

###

Si usa dire che “il più grande inganno del diavolo sia stato far credere all’umanità che lui non esiste” ed è proprio grazie a questa diabolica tecnica che il signoraggio è padrone del mondo ma in maniera trasparente per tutti noi.

Non sentirai mai parlare di signoraggio in TV o suoi libri, nessun cantante ci farà mai una canzone né un comico uno spettacolo. I politici non litigheranno mai per il signoraggio e non vedrai mai la Guardia di Finanza arrestare qualcuno per quest’argomento.

Il signoraggio è il massimo potere del pianeta e tutti noi ne siamo schiavi.

Tecnicamente il signoraggio è il lucro che si genera dal creare moneta.

La legislatura internazionale prevede attualmente che siano le Banche Centrali a creare moneta, sia contante che scritturale.

Un esempio chiarirà il meccanismo:

creare una moneta (sia essa di carta, in metallo o virtuale come un c/c) ha dei costi, dovuti alla materia prima, alla manodopera e ai servizi necessari di contorno, come la distribuzione, le tecniche anticontraffazione, etc..

Il costo maggiore è il materiale di cui è composta la moneta, e l’insieme di tutti i vari costi su indicati vanno a determinare il suo VALORE INTRINSECO.

La moneta però riporta sulla facciata un numero che indica un altro valore: il VALORE NOMINALE (o, per l’appunto, DI FACCIATA o anche LEGALE). I due valori (intrinseco e nominale) differiscono tra loro e la loro differenza determina quello che si chiama SIGNORAGGIO, ossia il guadagno che ha chi ha creato quella moneta.

Ovviamente chi crea moneta tende a segnare un valore nominale più alto possibile rispetto al valore intrinseco, altrimenti ci rimette (signoraggio negativo), come avviene ad esempio nel conio delle monetine da 1, 2, 5 o 10 centesimi di euro, poiché per farle occorre spendere 15 centesimi. Guarda caso il conio di monetine metalliche è riservato allo Stato e non alla BCE..

Ora vediamo ciò che avviene nella creazione della moneta-oro e della moneta-carta. Anticamente le monete metalliche erano in oro e quindi con un valore intrinseco piuttosto alto. Il “signore” che coniava queste monete imprimeva loro un valore nominale più alto per poterci guadagnare e permettersi così un “aggio” economico notevole.

Infatti questo Potente riceveva l’oro (da ricchi commercianti o direttamente da miniere) con la richiesta di convertirlo in moneta sonante e semplicemente metteva la sua effige per GARANTIRE la bontà del pezzo da lui creato (coniato). Era una sorta di garanzia e per questo aveva il suo guadagno.

In soldoni.. una moneta veniva dichiarata come contenete 10 grammi d'oro mentre in realtà ne venivano impiegati in fase di conio solo 9 grammi (con l'aggiunta di 1 grammo di metallo non nobile). La differenza tra il valore nominale dichiarato (10 grammi) e valore intrinseco effettivo (9 grammi) era il signoraggio (un grammo d’oro per moneta).

Quando all’oro si è sostituita la carta il discorso è peggiorato (per noi) e il signoraggio è arrivato a quasi il 100%.

Infatti per stampare una banconota da 5 euro o una da 500 euro bastano 30 centesimi di euro e consideriamo anche che tale banconota non è più legata all’oro (non ha più ‘copertura’ e non è più ‘convertibile’). Questo vuol dire che il Signore moderno, ossia chi oggi CREA moneta (ad esempio la BCE in Europa o la Federal Reserve negli USA) ha un potere enorme. Infatti questi organi privati (tutte le Banche Centrali sono private) possono ricattare o comunque influenzare intere Nazioni.

Basti pensare che la Banca Mondiale (di proprietà della Federal Reserve e della Banca d’Inghilterra, a loro volta tutt’e due private e padrone anche del Fondo Monetario Internazionale) nega prestiti a quei Paesi che NON ACCETTANO di privatizzare il settore dell’acqua potabile! E questo è solo un esempio.

Chi ha ben capito il meccanismo del signoraggio ora avrà anche compreso che ELIMINARE la banconota è un’azione PEGGIORATIVA in quanto sparisce, per le Signore Banche, il ‘costo’ e aumenta al 100% il signoraggio sulla moneta elettronica. Inoltre la moneta è sottoposta ad un interesse (ad. es. 3%) che fa lievitare il debito dei Cittadini di un Paese sovrano oltre il valore nominale della moneta stessa! In pratica una moneta (banconota) da 100 euro costa al cittadino 103 euro e al Banchiere solo 30 centesimi. Questo è il signoraggio.

Si potrebbe ovviare a tutto ciò in un modo molto semplice: basterebbe infatti che lo Stato, finalmente Sovrano, emettesse moneta senza debito, come fa, ad esempio, con le monete metalliche (naturalmente quelle con valore nominale maggiore del valore intrinseco, ad esempio i pezzi da 50 centesimi, 1 e 2 euro). I più smaliziati avranno capito ora la presa in giro del defunto governatore DUISENBERG nei confronti di TREMONTI quando quest'ultimo chiedeva di sostituire le monete metalliche da 1 e 2 euro con banconote di pari valore e l'ex governatore (morto in circostanze misteriose) rispose dicendo: "Ma il sig. Tremonti sa che così facendo il suo Paese perderebbe il diritto di signoraggio sulla massa di denaro sostituita?".

Dal momento che la banconota non ha un corrispettivo in oro (le banconote sono convertibili in dollari USA ma dal 1971 il Dollaro USA non è più convertibile in oro) non c’è ragione che ad emetterla sia una entità privata né tanto meno che questa entità abbia un monopolio su tale emissione. Inoltre le spese per servire questo prestito (interesse) sarebbero evitate e lo Stato, ovvero tutti noi, avrebbe la REALE autonomia di gestione del Paese.

Chi teme che lo Stato possa in qualche modo iniziare a stampare moneta fuori misura e fuori controllo è una persona che non ha fiducia nello Stato.
Sappiamo bene che i politici nostrani sono collusi con ogni interesse immaginabile (banche, petrolio, armi, droga, prostituzione ecc..) ma la domanda che dobbiamo porci è molto semplice:

Perché un politico dovrebbe RIFIUTARE la responsabilità di creare denaro per il popolo?

Se egli è onesto non ci dovrebbero essere problemi poiché opererà secondo ETICA e REGOLE corrette e democratiche. Solo un politico disonesto, con un ultimo barlume di sincerità dirà: “No, guarda.. non darmi questa stampante in mano perché mi conosco e mi stamperei montagne di soldi per me e i miei amichetti!”.

Fortunatamente in questo caso la soluzione è semplice: si ringrazia e si manda a casa l’individuo prima che possa fare, per sua stessa ammissione, dei danni terribili.

L’ultimo caso è che il politico sia effettivamente disonesto...
Ma se è disonesto perché dovrebbe rifiutare una così ghiotta occasione?

Non per remore morali in quanto abbiamo detto che è già disonesto.
Se non lo fosse (disonesto) accetterebbe subito la stampante e si comporterebbe come i tanto decantati Governatori di una qualsiasi e privatissima Banca Centrale, ai quali è riconosciuta stima e saggezza fuori dall’ordinario e notoriamente operano secondo il bene della Comunità.
Einaudi ebbe a dire:”Alla scarsità dell’oro si è sostituita la saggezza del governatore [della Banca Centrale, n.d.A.]” (sic!).

Ma allora un ladro perché non ruba? Forse perché c’è un pezzo grosso molto più potente di lui? Forse c’è un’entità che NON VUOLE dargli la stampante e far si che si crei denaro per il popolo (pur con il rischio di ruberie politiche)? E questa entità superiore è onesta? Se così fosse DOVREMMO IMMEDIATAMENTE cedergli ogni potere, poiché saprebbe ben governarci, di sicuro meglio del politico di cui sopra, o no? E se fosse invece disonesta perché ha in mano la stampante e affama il popolo facendolo vivere in un regime di anemia finanziaria? E questa entità superiore disonesta tanto, anzi più, del politico chi è se non Il Grasso Bankiere©?

E’ evidente che il politico NON VUOLE E NON PUO’ prendere la stampante in nome del popolo perché i banchieri privati internazionali NON LO PERMETTERANNO MAI.

Eleggiamo persone che sono sponsorizzate dai banchieri e che quindi non opereranno mai in un’ottica popolare ma sempre a vantaggio dei loro VERI DATORI di lavoro.

E’ pur vero che solo POLITICAMENTE si potranno invertire le cose ma per far ciò occorre la CONSAPEVOLEZZA di una grande fetta della popolazione, che sia informata, cosciente e motivata ad operare un RADICALE CAMBIAMENTO NELLA SCENA POLITICA.

A tal fine questo articolo deve essere divulgato presso il Popolo tutto, assieme ad altri scritti, libri, manifestazioni e dibattiti pubblici che spieghino quale sia LO VERO MALE DELLO MONNO e le soluzioni terribili e dolorose che si dovranno presto adottare per non cadere nel baratro.

In un prossimo articolo approfondiremo aspetti importanti della questione e chiuderemo in un terzo articolo parlando di Riserva Frazionaria, altra truffa questa, vera responsabile dell’Inflazione e del potere delle Banche Commerciali che creano denaro dal nulla tramite i Conti Correnti che ci obbligano oggi ad avere.
(sandropascucci)

L’INFILTRAZIONE NEOFASCISTA DELLE CURVE – III

autore: 
Oleg

L’enfasi riservata all’arresto del militante di Forza Nuova per gli scontri allo stadio di Catania culminati nella morte dell’ispettore di polizia rischia di essere fuorviante. Negli ultimi anni si è continuato a morire di calcio ma la polarizzazione politica sembra rivestire un ruolo calante rispetto ad altre dinamiche. Certo, la curva etnea è una delle più nere di Italia – nella città in cui già il Msi negli anni ’70 superava il 20% – e gli ultrà rossoblu un’altra volta si erano resi responsabili (Messina 2001) di una “morte da stadio”.

Numerose le coincidenze significative: anche in quel caso si trattava di un derby (come ad Avellino: dove a restare vittima degli scontri con la polizia fu un giovane napoletano, nell’autunno 2003), ci fu l’uso di bombe carta, ad essere accusato del delitto fu un minore. L’osservatorio della polizia sottolinea come le curve più violente siano oggi al Sud: Catania, appunto, ma anche Napoli e Salerno. E in uno nei numerosi blitz che si sono succeduti in questi giorni contro altre tifoserie responabili di comportamenti violenti è emerso un interessante spaccato della nuova realtà ultrà: nei Niss (Niente incontri solo scontri) ci sono anche figli della buona borghesia e non solo gli emarginati dei quartieri della morte quotidiana. Il gruppo è nato dall’aggregazione di dissidenti dai vari gruppi storici. L’inchiesta è uno sviluppo della precedente retata che nel giugno 2005 mandò in galera nove ultrà della Sanità (alcuni già condannati con i riti alternativi). Ma le violenze sono continuate, come il lancio di petardi durante la partita con il Frosinone nello scorso dicembre, che portò alla squalifica del San Paolo. Bene, nelle perquisizioni ai 13 ultrà del Niss, con il solito armamentario di mazze e botti sono stati sequestrati come cimeli le foto che immortalano numerosi scontri con le forze dell’ordine, dal lancio di petardi contro i poliziotti all’incendio di una gazzella dei carabinieri. Ed è questa la nuova frontiera del calcio ultrà: il poliziotto primo nemico. Ma almeno a Napoli questa scelta non si colora di “nero” né è immediatamente riconducibile a una volontà politica della “camorra” di estendere il fronte di scontro con le forze dell’ordine. Infatti, quando nei giorni scorsi, i giovani dei centri sociali che animano il movimento di lotta per il lavoro hanno tentato di promuovere un coordinamento unitario contro le nuove misure repressive che colpiscono la presenza organizzata negli stadi quanto nellle manifestazioni di piazza, si sono sentiti rispondere da un esponente dei Mastiff, un gruppo storico nato e cresciuto nella periferia settentrionale ad altissima densità camorristica, che “ognuno si fa le sue”.
Minor attenzione ha meritato, invece, sull’onda securitaria che ha travolto il Paese e il sistema calcio per lo choc emotivo del primo poliziotto ammazzato allo stadio da un ultrà (mentre era già successo il contrario a Cremona e a Trieste ma nessuno sembra ricordarsene) un dato più significativo: che le violenze sono in calo, già prima del decreto Pisanu.
Anche nelle politiche di ordine pubblico – dopo l’incapacità manifestata a mettere mano allo smantellamento delle più odiose leggi del centrodestra – il governo Prodi si dimostra assai riottoso a fare qualcosa di sinistra. Probabilmente non c’è proprio un lucido disegno ma sicuramente la spinta alla “privatizzazione” della security è un segnale inquietante della pervasività crescente del controllo sociale mentre la improvvida decisione della “serrata” degli stadi accentua la spinta alla definitiva trasformazione del calcio in un “prodotto televisivo”.
Sia chiara una cosa: la “fascisteria” ha sempre un peso rilevante in alcune delle curve più importanti di Italia ma a comprendere quello che di interessante sta succedendo nel movimento ultrà ci aiuta piuttosto il ricorso ad altri strumenti dell’analisi sociale, come l’uso della categoria della concorrenza mimetica e delle dinamiche di ricambio della leadership in movimenti carismatici e poco strutturati.
Alcuni dei leader delle “curve nere” negli anni ’90 hanno oggi compiti importanti di direzione politica nei principali gruppi della destra radicale: in Forza nuova il patavino Caratossidis è il coordinatore nazionale, l’interista Canu il segretario lombardo, nella Fiamma Tricolore Castellino e Chiavenato sono segretari provinciali rispettivamente a Roma e a Verona. Ma dal basso nuovi gruppi emergenti spingono. Per una sigla prestigiosa come la giallorosa Distinzione e tradizione che si scioglie decimata dai Daspo (il divieto amministrativo di accesso alle manifestazioni sportive) si vanno a formare piccoli aggregati più o meno spontanei che si caratterizzano per un più basso tasso di affermazione ideologica e un uso esplicito della violenza (le “lame”) per occupare lo spazio liberato. Canu è rimasto invece vittima di una duplice, contrapposta pressione. Da una parte dagli altri leader della curva nerazzurra, preoccupati dagli effetti di un eccesso di caratterizzazione politica e della conseguente visibilità, come ostacolo agli “affari” milionari che il controllo di una curva assicura (il giro dei biglietti omaggio oggi è gestito da Franchino Caravita, inquisito negli anni ’80 per un accoltellamento ma poi divenuto socio con un leader della curva rossonera nell’affare del merchandising), dall’altra dalla nascita di una nuova formazione di skin, gli Irriducibili, che si erano aggregati a “Spazio libero”, anomalo centro sociale della zona Bovisa, smantellati dopo le indagini per un raid nella zona dei Navigli concluso con l’accoltellamento di alcuni giovani del centro sociale Conchetta: le ammissioni di qualche indagato e l’uso massiccio delle intercettazioni ambientali e delle analisi tecniche sui cellulari hanno permesso di ricostruire l’operatività di una banda di strada, dedita allo scontro con gli avversari, tanto politici (autonomi, anarchici) quanto di stile (punk, grabber) o di curva (milanisti). Che anche quando portano le “mazzate” a casa – come è successo a Bergamo – vedono i compagni che li hanno picchiati non menarsene vanto per non incorrere nei rigori giudiziari: e così se la possono prendere solo con i camerati meno coraggiosi che non hanno saputo reggere la durezza dello scontro.
Il ruolo “d’ordine” degli altri leader della curva nerazzurra emerge in diversi episodi: dal lancio di fumogeni contro il portiere del Milan (il “negro” Dida) nel derby del 2005 alla comparsa di una croce celtica in curva durante la partita con il Livorno, la squadra “rossa” per eccellenza che si è rivelata la cartina di tornasole per verificare il tasso di “fascisteria” delle curve avversarie. E del resto è un antico sapere poliziesco (Liborio Romano che all’arrivo di Garibaldi arruola la camorra nella Guardia nazionale per assicurarsi il controllo della piazza) che in certe situazioni è meglio coinvolgere i “capi” per il controllo delle “truppe”.
Da tutt’altri problemi è attraversata la curva rossonera: dopo lo scioglimento della Fossa dei Leoni (l’unica sigla di “sinistra”) una nuova aggregazione di destra, i Guerrieri ultras, sgomita per guadagnare spazio. E in questo contesto sotto tiro sembrano essere finiti i gruppi storici: a ottobre un esponente dei Commandos è stato gambizzato in un supermercato a Sesto San Giovanni mentre un leader delle Brigate Rossonere è da due settimane in prognosi riservata dopo un pestaggio in curva. I primi due arrestati hanno tentato di buttarla su “questioni di donne”, ma le indagini si sono indirizzate sulla “guerra” per il controllo del business della curva. E ora ci sono sei latitanti per tentato omicidio. Ma già in precedenza era affiorato l’intreccio tra ambienti malavitosi e ultrà rossoneri. Uno degli arrestati per la rissa di Genova in cui è ammazzato “Spagna” paga duramente la circostanza sfortunata di essere stato l’ultimo a vedere in vita Alessandro Alvares, il militante dell’area politica rosso-nera (era fuoriuscito dal Fronte Nazionale di Tilgher con il gruppo che ha dato vita all’Associazione Limes): accusato dell’omicidio dell’amico sarà assolto al processo. Resta sullo sfondo – come ipotesi di movente – un traffico d’armi mentre il coinvolgimento nell’inchiesta dello storico leader militare di Avanguardia nazionale, Mimmo Magnetta, conferma la continuità dell’ambiente. Già nel 1997, nei pressi del ristorante Maya, gestito da Nico Azzi (condannato per la mancata strage sul treno nel 1973) un gruppo di ultrà milanisti aveva accoltellato un consigliere comunale di Rifondazione. Poiché tutte queste vicende giudiziarie non hanno esito è opportuno non arrivare a conclusioni definitive, ma al di là del rilievo penale è evidente la contiguità ambientale tra vecchia guardia delle destra radicale milanese e giovani leoni della curva rossonera.

L'INFILTRAZIONE NEOFASCISTA DELLE CURVE - II parte: 1995-2000

autore: 
Oleg

La violenza degli ultrà e la leadership esercitata in numerose tifoserie da militanti neofascisti non sono riconducibili a un disegno strategico o alla ricerca a tavolino di una massa di manovra. Sono autentici tifosi romanisti e leader riconosciuti dei Boys, due ex leader del Fuan come Guido Zappavigna e Mario Corsi che si sono fatti anni di carcere per i NAR (il primo prosciolto in istruttoria, il secondo condannato per reati minori e assolto dall’accusa di omicidio del militante del Pci Ivo Zini) ma anche Bruno Petrella consigliere provinciale di AN e vicepresidente della quarta circoscrizione, uno dei protagonisti del comitato di difesa di Valerio e Francesca per la strage di Bologna (sarà lui a consegnare la loro lettera al Papa). Nell’autunno 1996 la magistratura romana presenta il conto a Corsi e alla sua banda. Una prima raffica di 7 arresti scatta a fine settembre: per le pressioni e le violenze esercitate per assicurarsi ingressi di favore allo stadio e trasferte pagate, sotto la minaccia di scatenare disordini in curva e danneggiare così la società. Un mese dopo per 4 leader ultrà scatta un nuovo arresto (domiciliare), per i ricatti, le botte e le minacce ai cronisti del calcio, costretti talvolta a firmare articoli sotto falso nome per paura di rappresaglie: Corsi, Fabrizio “er Mortadella” Carroccia, 26 anni, Giuseppe “Peppone” De Vivo, 36 anni, leader di Frangia ostile, già sospettato per il raid di Brescia, Fabio “er Mafia”, Mazzei, 33 anni.

L'INFILTRAZIONE NEOFASCISTA DELLE CURVE - I parte: 1995-2000

autore: 
Oleg

di Ugo Maria Tassinari*

[Questo testo è tratto dalle pp. 430-444 di FASCISTERIA. I protagonisti, i movimenti e i misteri dell'eversione nera in Italia (1945-2000) (ed. Castelvecchi, 2001). Nelle prossime puntate Tassinari lo aggiornerà fino ad oggi.]

[...] È proprio il movimento ultrà l’altro luogo di riaggregazione dei naziskin, anche se forse è più semplice parlare di un gruppo umano polimorfo, le cui vicende si intrecciano tra violenza politica, devianza sociale e criminalità comune. Pochi giorni prima del fermo del leader dei naziskin per l’attacchinaggio pro Priebke, il pm di Brescia Paola De Martiis aveva concluso l’inchiesta per il raid squadristico al margine dell’incontro calcisticio Brescia–Roma del 20 novembre 1994, segnata da ben 19 arresti, chiedendo il rinvio a giudizio di “Boccacci+26” per reati che comportano pene fino a un massimo di 15 anni e che vanno dall’apologia di fascismo alle lesioni gravissime e alla resistenza aggravata, dalla detenzione e dal porto d’arma all’attentato alla pubblica sicurezza.

la Volante rossa

«Ho avuto una grave condanna, in passato». La voce, tranquilla e bonaria, è quella di un anziano signore. Si conoscono per caso al telefono, lui - l'anziano signore - si chiama Paolo Finardi, mentre dall'altra parte del cavo c'è Massimo Recchioni, responsabile dell'Anpi in Repubblica Ceca. Si incontrano dopo qualche giorno - siamo nel mese di marzo 2006 - al tavolo d'un caffè di Bratislava, «all'ombra dei platani». «Così sono venuto a conoscenza della lunga e incredibile storia che vado a raccontare» e che di fatto Massimo Recchioni ha raccontato nel libro Ultimi fuochi di Resistenza. Storia di un combattente della Volante Rossa.
Andiamo con ordine. Paolo Finardi accetta d'essere intervistato dopo aver taciuto per quasi sessant'anni. E' un racconto in prima persona, senza note aggiuntive, a eccezione del saggio introduttivo di Cesare Bermani, il primo storico che ha ricostruito da sinistra la vicenda della Volante Rossa. Paolo Finardi, alias "Pastecca", comincia dalle origini, dal paese natìo, Castel Rozzone e di quando tutta la famiglia, per sfuggire alle ritorsioni dei fascisti, si trasferisce a Milano. Qui Paolo, poco più che quindicenne, manovale in una ditta di costruzioni, si avvicina alla Resistenza. Entra a far parte della 118ma Brigata Garibaldi. Porta in giro per la città messaggi nascosti nel sellino della bicicletta, fa il palo durante le azioni contro i tedeschi, fino a che non prende a partecipare in prima persona.

Ultime Features

A.M.P. Transiti e Malfattori, storia infinitaMAr, 24/11/2009 - 15:03
Chi sono i ladri ? Mer, 18/11/2009 - 10:51
Fermi e cariche al corteo di stamattinaMAr, 17/11/2009 - 14:00
L'accoglienzaDom, 08/11/2009 - 07:38
Comportamenti correttiSab, 31/10/2009 - 19:32
C'è del marcio in Danimarca. Gio, 22/10/2009 - 23:40
Sciopero Generale.Lun, 19/10/2009 - 09:46
Manifestazione nazionale per i cinqueMAr, 06/10/2009 - 18:27
Un altro autunno un'altra crisiSab, 03/10/2009 - 15:17
Summit UNESCO a Monza: Cultura e autorganizzazione contro la vetrina del ForumVen, 18/09/2009 - 22:25