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Comunicati/volantini

Arresti, cariche, denunce riforme...

Arresti, cariche, denunce riforme...

ATTENTI AL CLIMA!

Negli ultimi mesi la Questura di Milano sta colpendo tutte le realtà
organizzate che lo scorso autunno hanno partecipato attivamente al
movimento contro lo smantellamento della pubblica istruzione. Il 24
settembre la Procura ha emesso 60 avvisi di garanzia per fatti avvenuti
durante l'Onda; il 29 settembre il Senato Accademico della Statale ha
sospeso 2 studenti alla fine di un procedimento disciplinare iniziato
grazie al materiale fornito dalla Digos; il 13 novembre una
maxi-operazione di polizia si è conclusa con l'arresto di 5 studenti
accusati di aver rubato fotocopie per un valore di 20 euro; il 14
novembre è stata sgomberata per la terza volta la scuola civica serale
Gandhi che il Comune ha deciso di chiudere nonostante la sentenza del
Tar; il 17 novembre, durante la giornata europea per il diritto allo
studio, carabinieri e polizia hanno caricato ripetutamente un corteo
studentesco fermando 4 studenti ora sotto processo.

Questa fitta
successione di eventi di certo non porta a pensare a delle coincidenze.
Il clima sta cambiando. Non si tratta solo di fare terra bruciata
attorno a coloro che hanno contributo all'Onda per preparare il terreno
alla riforma dell'università, ora in esame alla Commissione del Senato.
Le persone colpite dai provvedimenti, infatti, non fanno politica solo
a scuola o all'università, ma anche nella metropoli. Inoltre, i capi di
imputazione e la quantità di mezzi e agenti impiegati nelle azioni
repressive sono sproporzionati rispetto agli atti contestati.

I
meccanismi e gli strumenti sono sempre gli stessi. Si colpisce chi è
più attivo attraverso polizia e magistratura e contemporaneamente lo si
criminalizza e lo si isola usando i media. La strategia è semplice:
delegittimare chi è ritenuto un punto di riferimento per impedire che
lo scontento possa trasformarsi in azione collettiva e opposizione
sociale.

Il governo vuole “riformare” la scuola e l'università.
Cerca di creare consenso spacciando lo smantellamento della pubblica
istruzione e del diritto allo studio come innovazione e meritocrazia.
Di certo non vuole un'altra Onda, men che meno come quella dell'anno
scorso che ha saputo guadagnare consensi nella società. E' toccato lo
scorso marzo a Roma, lo scorso luglio a Torino e ora è il turno di
Milano.

La cosa più intollerabile per noi, forse, è l'appoggio che
le autorità accademiche stanno concedendo. La presenza della polizia in
borghese all'interno delle nostre facoltà è ormai consuetudine, le
pressioni sugli studenti affinché denuncino altri studenti si stanno
facendo sempre più frequenti, così come le richieste del Rettore alla
Questura e ai Presidi dei nomi e delle foto degli studenti che fanno
politica.

“Noi smantelliamo la scuola e l'università. Voi state
zitti!”, questo sembra lo slogan degli ultimi mesi. E' rivolto a tutti.
E sarà responsabilità di tutti se la strategia di sempre avrà successo
anche questa volta.

Collettivo Fuori Controllo - Scienze Politiche
Uninversi
Collettivo di Cittá Studi
Ri-Scossa Studentesca - Lingue
Collettivo No Pasaran - Mediazione
Collettivo AutArt - Brera
Collettivo Pantera
Lapus - Storia
GayStatale

Cgil-Flc d'Ateneo

Mirano (VE). Gli antifascisti hanno buona memoria.

Veneto libero dal razzismo e dalla paura

Manifestazione contro il razzismo, in ricordo delle vittime delle leggi razziali e della barbarie nazifascista.

Siamo un popolo che ha radici nell’emigrazione. Ne conosciamo la storia, l’urgenza. Il dolore del distacco, l’accoglienza sospettosa, denigratoria. Persecutoria.

Siamo un popolo che ha subito l’assurdità e la violenza di un regime. Un regime che ci ha imposto la guerra e l’oppressione straniera, strappandoci la libertà e la parola per esprimerla.
Un regime che ci ha imposto per legge l’odio razziale.

Siamo un popolo che ha perso i suoi figli migliori, per reagire e riconsegnarci a una possibile storia migliore: democrazia, diritti, pace.

Chi ci governa sembra aver perso la memoria.
E tra noi c’è chi con un silenzio cieco, distratto, anche codardo sta trascorrendo indifferente giorni d’abominio.
Aprono galere per i mendicanti di pane e libertà. Li respingono alla morte quando chiedono accoglienza. Improvvisano squadre notturne per scovarli. Li denunciano quando hanno bisogno di cure.

Siamo un popolo che, contro tutto questo, ha il dovere di reagire.

Gli antifascisti hanno buona memoria.
L’ANPI, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, dà a questo popolo appuntamento per ritrovare la strada. Insieme. E con la Resistenza e la Costituzione lavorare per il futuro.

Incontriamoci a Mirano (Venezia), Piazza Martiri, sabato 12 dicembre, alle ore 15.

Mirano, tra il 25 luglio 1943 e il 27 aprile 1945: 15 partigiani, per lo più sotto i 23 anni, cuori di libertà, vengono trucidati.
Vogliamo ripartire da qui.

Per informazioni: ANPI Venezia: tel.0415220897 - ANPI Nazionale: Tel. 063212345

ANPI Venezia

fonte: anpivenezia@libero.it

Seconda giornata di mobilitazione contro CL

autore: 
cattomafia.noblogs.org

SECONDA GIORNATA DI MOBILITAZIONE CONTRO LA CUSL

Banchetti benefit con cibo e bevande, interventi, distribuzione di materiale..
Continuiamo a scavare nel barile di merda!

Dalle 14.00 in Atrio Aula Magna in Statale(Festa del perdono)

Discarica di Cappella Cantone: la lotta continua verso il presidio permanente

L’associazione ‘Cittadini contro l’amianto’ HA PARTECIPATO ieri all’assemblea di San Bassano organizzata dal comitato promotore di un’assemblea popolare contro la discarica di Cappella Cantone. La riunione, parecchio partecipata, ha visto la presenza di alcuni cittadini di San Bassano e di esponenti di gruppi e di giovani che operano in altre aree del territorio cremonese.

Al termine di un dibattito, a volte vivace e a volte anche un po’ confuso, infantile e strumentale, vista la presenza di persone provenienti da altre zone del territorio finora estranee alle iniziative fin qui condotte ed organizzate da noi (tre convegni di approfondimento tecnico-scientifico, presidi, volantinaggi, ecc…), si è confermata la proposta di procedere alla realizzazione di un presidio permanente con il compito di proseguire la campagna di informazione già da noi intrapresa da oltre un anno e di creare le condizioni di una futura occupazione dell’area coinvolgendo il più possibile la popolazione locale e tutti i comitati a livello nazionale. “Cittadini contro l’amianto” ringrazia tutta la popolazione intervenuta e la stampa locale presente a questa serata e che in questo anno e mezzo ha affiancato la nostra battaglia.

Le iniziative continueranno e nelle prossime riunioni saranno decise le modalità operative.

La discarica di Cappella Cantone non è un problema locale, ma ormai un problema nazionale ed in questa logica continueremo a muoverci.
D’ora in poi il nostro slogan sarà “L’unica battaglia che si perde è quella che si abbandona”.
Continueremo a tenere informata la stampa e la popolazione dei prossimi passaggi. La discarica non passerà.

Per chi vuole avere costanti informazioni sulla nostra lotta e per trovare tutti gli strumenti di approfondimento sul problema amianto e la pericolosità della discarica, consulti il nostro blog http://cittadinicontroamianto.blogspot.com.

Siamo anche su facebook, http://www.facebook.com/cittadinicontroamianto con quasi 1400 contatti.

per informazioni scrivi a nodiscaricadiamianto@yahoo.it
o telefona a: 3389875898
visita il nostro blog: http://cittadinicontroamianto.blogspot.com

Mariella Megna
Cittadini contro l'amianto della provincia di Cremona

fonte: nodiscaricadiamianto@yahoo.it

Appello internazionale per denunciare e disconoscere la farsa elettorale in Honduras

Le organizzazioni sociali, politiche e solidarie e le persone a titolo personale sotto firmanti dichiariamo:

1. Il colpo di stato in Honduras, con la partecipazione complice degli Stati Uniti, materializzato da Micheletti ed il suo regime di fatto, ha portato con se 21 persone assassinate, 4.234 denuncie per violazioni delle libertà fondamentali, 7 attentati, 95 minacce di morte, 133 casi di tortura, 394 persone con lesioni e 211 ferite a causa della repressione, 1.987 arresti illegali, 2 intenti di sequestro e 114 prigionieri politici accusati di sedizione. E ogni giorno questi numeri continuano ad aumentare.

2. I golpisti si mantengono al potere dimostrando con questo gesto il loro profondo disprezzo per la democrazia ed il loro riconoscimento nullo del diritto sovrano dei popoli di esprimersi attraverso del voto.

Il tempo ha dimostrato che le manovre tanto del governo nordamericano, come quelle dell’OSA, sottomesso ai suoi interessi, non pretendevano difenderla, bensì semplicemente dilatare, ostruire ed infine appoggiare a coloro che pretendono portare a termine una farsa elettorale.

3. Posteriormente al 30 ottobre, gli Stati Uniti hanno manovrato e reso possibile l’accordo tra il governo presidiato da Manuel Zelaya Rosales e i golpisti, il cosiddetto Accordo Tegucigalpa/San José, che legittimerebbe le elezioni del 29 novembre evitando che il movimento popolare arrivasse a partecipare a quest’ultimi con possibilità potenziali.

I golpisti non hanno rispettato l’accordo. Il presidente costituzionale continua racchiuso nell’ambasciata di Brasile, la repressione continua. In un gesto di cinismo senza limiti, gli Stati Uniti si sono affrettati a dichiarare il loro riconoscimento delle elezione. Il presidente Manuel Zelaya Rosales ha denunciato la totale impunità con la quale si svilupperanno le elezioni del 29 novembre. Allo stesso tempo il Fronte Nazionale di Resistenza assieme ad altre forze democratiche ha annunciato che non andrà alle urne e che boicotterà la farsa elettorale.

4. La maggioranza dei mezzi di comunicazione, al servizio dell’oligarchia, gli imperialismi e le loro imprese transnazionali, hanno già dato per terminata la crisi e vogliono legittimare le elezioni del 29 de novembre del 2009. Nonostante questo sforzo coordinato e mediatico di annunciare la fine della crisi, la lotta del popolo honduregno continua e reitera le sue petizioni:

1. Il ritorno incondizionato del presidente Manuel Zelaya Rosales alla presidenza della Repubblica dell’Honduras, ripristinando la situazione esistente anteriore al 28 giugno 2009.

2. Disconoscimento del processo elettorale del 29 novembre 2009

3. Dopo la rottura del ordine costituzionale da parte della casta politica oligarca, più che mai: la Convocazione ad un’Assemblea Costituente.
4. Condanna e punizione per i golpisti ed i loro complici.

Inoltre, sommandoci a queste petizioni legittime del popolo honduregno, chiediamo ai governi ed alle istituzioni internazionali di non riconoscere le elezioni del 29 novembre, di non inviare nessun tipo di commissione o missione di osservatori internazionale e di mantenere la pressione politica, economica e finanziera contro la dittatura civica-militare imposta dall’oligarchia ed il imperialismo, come anche disconoscere le autorità false che pretendono presentarsi come rappresentanti del popolo honduregno.

Libertà per il popolo honduregno

Barcellona, novembre del 2009

Per aderire: asp.hondureny@gmail.com

Assemblea de Solidaritat amb el Poble Hondureny de Catalunya
Collettivo Italia Centroamerica CICA
Associazione Italia Nicaragua

L'abbattimento del muro di Berlino non rappresentò il crollo del socialismo

autore: 
Koba

L'abbattimento del muro di Berlino non rappresentò il crollo del socialismo ma il fallimento storico dei rinnegati revisionisti

In occasione del 20° anniversario della caduta del muro di Berlino, datata ufficialmente al 9 novembre 1989, quando il governo revisionista dell'allora DDR annunciò la rimozione dei confini con la Germania dell'Ovest, la borghesia, i governanti e i mass media dei Paesi imperialisti hanno celebrato in pompa magna quello che essi amano evocare come il "crollo del comunismo" (ma semmai si dovrebbe dire del socialismo, dato che il comunismo non è mai stato ancora storicamente realizzato), insieme a quella che essi spacciano come la "vittoria" e la "superiorità" della democrazia borghese e del capitalismo. Nella capitale della Germania riunificata si sono tenute anche le commemorazioni ufficiali dell'evento, con la cancelliera Merkel che ha passato l'ex confine a braccetto con il rinnegato Gorbaciov e l'ex leader della "rivoluzione" polacca Lech Walesa, considerati non a torto dagli imperialisti occidentali i due veri "eroi" che hanno dato la spallata decisiva al traballante e agonizzante socialimperialismo sovietico e al suo sistema di Stati satelliti revisionisti.
Ma davvero i popoli devono prestare credito a questo coro assordante, a questa nuova orgia di anticomunismo a cui partecipano con altrettanto zelo imperialisti, fascisti e rinnegati, tutti uniti nell'esaltare il presunto "fallimento del comunismo" e la "vittoria" del capitalismo? Se ciò fosse vero non si capirebbe perché a distanza di 20 anni costoro sentano ancora il bisogno di riaffermare solennemente tale "fallimento" e tale "vittoria", quando oramai dovremmo trovarci davanti a un fatto acquisito e a un capitolo chiuso.
Ma, come sono bastati pochi anni, con la prima mostruosa guerra del Golfo del 1991, che inaugurò una nuova serie interminabile di guerre imperialiste una più devastante dell'altra che continua tuttora, per spazzare via tutte le chiacchiere demagogiche e trionfalistiche sulla "fine della storia" e delle guerre, e così come è bastata la crisi finanziaria ed economica che si è abbattuta prima sugli Usa per poi contagiare tutta l'economia globalizzata, a far riapparire lo spettro del crollo del capitalismo che 20 anni fa, sull'onda dell'euforia per il crollo del muro veniva dato ormai per trionfante ed eterno, così lo spettro del socialismo deve turbare tuttora fortemente i sonni della borghesia, se essa ha bisogno di esorcizzarlo ancora con tanta enfasi e tanto dispendio di mezzi e continuare ad attaccarlo con tanta rabbia e a screditarlo agli occhi dei popoli.
La verità è che essa sa bene che nell'89 non è fallito il socialismo ma il revisionismo. Non è fallita cioè l'idea immortale della necessità storica ineluttabile del socialismo, che continua e continuerà sempre a vivere tra gli sfruttati e gli oppressi dal capitalismo e dall'imperialismo, ma è fallito solo il simulacro di socialismo che era rimasto dell'Urss e degli altri Paesi ex socialisti dell'Est dopo il colpo di Stato dei revisionisti kruscioviani del XX congresso del Pcus nel 1956, che con la "destalinizzazione" aveva rovesciato la dittatura del proletariato e restaurato quella della borghesia, avviando già da allora, come aveva lucidamente previsto Mao, la rovinosa parabola che si sarebbe conclusa nell'89 con la resa al capitalismo e all'imperialismo dichiarata dal rinnegato Gorbaciov. Con la stessa logica, dopo la morte di Mao, anche in Cina la borghesia ha ripreso il potere trasformando questo glorioso Paese socialista in una tenebrosa dittatura fascista, dove imperversano il capitalismo selvaggio e il supersfruttamento dei lavoratori e dell'ambiente.

La lotta di classe continua anche nel socialismo
Il socialismo non è fallito, perché finché furono vivi Lenin e Stalin in Urss e Mao in Cina esso ha conosciuto sempre grandi e ininterrotti successi in tutti i campi, fino a rappresentare al momento della sua massima espansione, negli anni '50, una grande parte del mondo e dell'umanità e da costituire il faro indiscusso che illuminava la strada al proletariato dei Paesi capitalisti e ai popoli che lottavano per liberarsi dal colonialismo e dall'imperialismo. Il problema è, come ha dimostrato Mao con la Grande rivoluzione culturale proletaria, che anche nel socialismo la lotta di classe continua ad operare e la borghesia può sempre tornare al potere, se non si trasforma la coscienza delle masse secondo la concezione proletaria del mondo e non si educano milioni di successori della causa della rivoluzione proletaria.
In Urss, come detto, un colpo di Stato della borghesia annidata nel partito è riuscito, approfittando della morte di Stalin, a troncare il processo rivoluzionario già nel '56; mentre in Cina, anche sulla base di quella esperienza negativa, Mao era riuscito con la Rivoluzione culturale proletaria ad avviare tale processo e a far progredire l'esperienza socialista per altri 20 anni conseguendo importanti successi ed ispirando grandi lotte in tutto il mondo, tra cui la grande stagione rivoluzionaria del '68 in America e in Europa. Ma non ha potuto finire l'opera, e dopo la sua morte anche la Cina ha cambiato colore.
Non soltanto Mao aveva denunciato fino dal 1956 la restaurazione del potere della borghesia in Urss attraverso la cricca revisionista kruscioviana e previsto la sua involuzione capitalista e socialimperialista, ma era anche pienamente cosciente che ciò sarebbe potuto accadere anche alla Cina, se il partito avesse abdicato anche per un momento alla lotta di classe e smesso di lottare per la rivoluzione e il socialismo: "La grande rivoluzione culturale in corso - metteva in guardia Mao nel 1966 - non è che la prima di questo genere; sarà necessario intraprenderne delle altre. Nella rivoluzione la questione di sapere di chi sarà la vittoria non sarà risolta che al termine di un lungo periodo storico. Se non agiamo come si deve, la restaurazione del capitalismo può prodursi in ogni momento. I membri del Partito e il popolo intero non devono credere che tutto andrà bene dopo una, o due o anche tre o quattro grandi rivoluzioni culturali. Restiamo in guardia e non allentiamo mai la nostra vigilanza".
Quanta lucidità e lungimiranza in questi insegnamenti di Mao, che ci spiegano in maniera chiara e rigorosa, come solo chi padroneggia e applica a fondo il metodo marxista-leninista, il perché e come è potuto accadere che grandi fortezze socialiste come l'Urss e la Cina siano state espugnate dall'interno dopo aver resistito ai più tremendi assalti del capitalismo e dell'imperialismo.
Per quanto riguarda la fortezza sovietica ciò era già successo nel 1956, anche se per ingannare il suo e gli altri popoli che continuavano a guardare ad essa come al bastione del socialismo nel mondo, la cricca revisionista al potere manteneva formalmente ancora un simulacro di società socialista.
Dietro questo simulacro i rinnegati revisionisti del Cremlino ammantavano in realtà una politica di affamamento delle masse sovietiche e di sfruttamento dei paesi revisionisti dell'Est, per alimentare con Breznev, Andropov e Cernenko la corsa agli armamenti necessaria a soddisfare le loro smanie espansioniste e imperialiste, come in Afghanistan, e a reggere il confronto con la superpotenza americana allora in piena espansione militare con il guerrafondaio Reagan. Un confronto che si rivelerà disastroso e porterà l'Urss prima alla bancarotta economica e quindi, con Gorbaciov, alla disgregazione politica e statuale e alla resa all'imperialismo occidentale.

Alternanza delle fasi storiche
Ciò non deve però scoraggiare i sinceri anticapitalisti, né tantomeno fargli prestare orecchio alle menzogne dei reazionari e dei rinnegati sul presunto "fallimento del socialismo", perché come abbiamo visto non di questo si tratta ma del fallimento del revisionismo, che non è nemmeno riuscito a sopravvivere a sé stesso e ha dovuto arrendersi e riciclarsi nel capitalismo: come è successo in Russia e negli altri paesi dell'Est, dove molti degli ex dirigenti revisionisti si sono arricchiti e sono diventati magnati capitalisti e boss mafiosi. E così è successo nei paesi capitalisti come l'Italia, dove i rinnegati revisionisti si sono inseriti anch'essi nel sistema corrotto, piduista e mafioso che sta alla base del regime neofascista imperante.
Guardando le cose su scala storica e con metodo materialistico è del tutto naturale che la lotta titanica per il socialismo alterni fasi di successi e di sconfitte, anche per periodi relativamente lunghi. Anche perché quando erano ancora vivi Lenin, Stalin e Mao, specie dopo la sconfitta del nazi-fascismo da parte dell'Urss e la vittoria della rivoluzione in Cina, fino alla metà degli anni '70, il vento della rivoluzione prevaleva sul vento della controrivoluzione. Mentre da allora il vento si è rovesciato ed è seguita una lunga gelata controrivoluzionaria che ora comincia a scongelarsi. E tuttavia non senza violenti sussulti e scossoni che hanno finito per mutare profondamente gli equilibri geopolitici e che prefigurano nuovi sconvolgimenti rivoluzionari.
Come ci ricorda Mao in una conversazione del 1968: "Secondo il punto di vista leninista, la vittoria finale in un paese socialista non solo richiede gli sforzi del proletariato e delle larghe masse popolari del proprio paese, ma dipende anche dalla vittoria della rivoluzione mondiale e dall'abolizione del sistema di sfruttamento dell'uomo sull'uomo su tutta la Terra, in modo che tutta l'umanità raggiunga l'emancipazione. Perciò parlare alla leggera della vittoria finale della rivoluzione nel nostro paese è erroneo, va contro il Leninismo e non corrisponde neanche ai fatti".
"Il che non significa - sottolinea il compagno Giovanni Scuderi nel discorso Mao e il socialismo tenuto alla commemorazione del 15° Anniversario della scomparsa di Mao - che non si può realizzare il socialismo in un solo paese, ma solamente che la vittoria definitiva del socialismo si può avere quando in tutto il pianeta sventola la bandiera rossa".
"Con la caduta del grande bastione rosso della Cina, dopo quello sovietico vent'anni prima - proseguiva il compagno Scuderi - si conclude una fase della storia della dittatura del poletariato, ora si tratta di aprirne un'altra forti dell'esperienza accumulata nel passato. Non sappiamo quanto tempo passerà prima di allora, ma è certo che passerà. Dalla Comune di Parigi all'Ottobre sovietico passarono 46 anni e altri 32 prima dell'Ottobre cinese. Quanti altri anni dovremo ancora aspettare prima del trionfo dell'Ottobre italiano? Noi ce la mettiamo tutta per affrettarne i tempi, quanto prima il proletariato si sveglierà e ce ne darà la forza tanto prima sventolerà la bandiera rossa in Italia".
È questo lo spirito marxista-leninista con cui i sinceri anticapitalisti e fautori del socialismo devono guardare e giudicare gli avvenimenti dell'89, senza farsi confondere dai falsi e ingannatori proclami trionfalistici dei reazionari anticomunisti e dei rinnegati, per continuare a lottare con rinnovata forza e fiducia con il PMLI per l'Italia unita, rossa e socialista.

Il proletariato è l'attore principale della lotta di classe

autore: 
Koba

Ufficio Centrale Proletariato Internazionale

Il proletariato è l'attore principale della lotta di classe

Per noi il proletariato è l'attore principale della lotta di classe, della rivoluzione socialista e dell'edificazione del socialismo. Le rivoluzioni tecnologiche non ne hanno cambiato la natura, la composizione, il carattere, le funzioni, il ruolo e i compiti.
Per la sua collocazione nella produzione e nella società, per la sua ideologia, per la sua esperienza produttiva e di lotta, per le sue capacità organizzative e mobilitatrici, che non hanno uguali riscontri nelle altre classi anticapitalistiche, il proletariato è la classe più progredita, più avanzata e più rivoluzionaria della storia, i cui compiti fondamentali rimangono immutati nel tempo e in ogni paese del mondo, la sola classe che ha la forza e la capacità di dirigere la rivoluzione socialista e l'edificazione del socialismo.
Avendola vista all'opera in Cina e nel mondo, Mao ha rilevato che "la classe operaia è la classe più lungimirante e più disinteressata, la classe dallo spirito rivoluzionario più coerente. Tutta la storia della rivoluzione dimostra che, senza la direzione della classe operaia, la rivoluzione fallisce, mentre con la direzione della classe operaia, essa trionfa. Nell'epoca dell'imperialismo nessun'altra classe in nessun paese può condurre una vera rivoluzione alla vittoria".
Il problema è che da lunghissimo tempo, a causa della devastazione e della corruzione ideologica che i dirigenti del PCI revisionista e i dirigenti di Rifondazione trotzkista e del PdCI revisionista hanno alimentato al suo interno, il proletariato italiano ha perso la coscienza di essere una classe per sé, e quindi attualmente è ben lontano dall'avere tale consapevolezza e dallo svolgere il suo ruolo rivoluzionario.
Infatti il proletariato italiano lotta oggettivamente, nei fatti, contro il capitalismo per migliorare le sue condizioni di vita e di lavoro, ma non si propone di abbatterlo e di sostituirlo col socialismo. Lotta oggettivamente contro la classe dominante borghese ma non mette in discussione il suo potere politico e non si propone di prenderne il posto.
In tal modo lotta come classe in sé, cioè come classe di fatto, non come una classe per sé, consapevole di essere indipendente e antagonista dalla borghesia e di avere una propria cultura; consapevole di essere portatrice di un progetto generale di una nuova società, e candidata a governarla e a costruirla; consapevole che spetta a essa riunire e dirigere tutte le classi e i gruppi sociali anticapitalisti; consapevole di dover porre fine una volta per tutte a ogni forma di sfruttamento dell'uomo sull'uomo e di disuguaglianza di sesso per poter arrivare all'emancipazione dell'intera umanità.
È come se il proletariato italiano fosse ritornato a una situazione pre-marxista, quando si muoveva come classe in sé, non avendo ancora potuto acquisire quella coscienza, quella mentalità, quella cultura che Marx ed Engels, per primi nella storia, seppero infondere al proletariato internazionale.
Spetta quindi ora al PMLI dare al proletariato italiano la coscienza di essere una classe per sé. Un compito assai difficile, e occorre molto tempo, una seria preparazione culturale e grandi capacità di persuasione, ma è assolutamente necessario per far compiere un salto di qualità alla lotta di classe e portarla su un terreno rivoluzionario.

SU LAVORO, SAPERI E DIRITTI NON SI SPECULA!

autore: 
Uniti contro la Crisi
image1: 
28.jpg

SABATO 28 NOVEMBRE @ RHO 9.30 PIAZZALE STAZIONE
MANIFESTAZIONE: "SU LAVORO, SAPERI E DIRITTI NON SI SPECULA!"

Nel territorio Rhodense, sotto l'influenza di Fiera ed Expo, si sta verificando un processo di desertificazione del tessuto produttivo per favorire la speculazione immobiliare.

La situazione dell'Alfa di Arese è emblematica: mentre Fiat tenta di cancellare gli ultimi insediamenti rimasti, trasferendoli a Torino, Regione Lombardia e i Comuni, dopo avere disatteso tutti gli impegni per la reindustrializzazione dell'area, e avere favorito il progressivo smantellamento delle attività produttive, si apprestano ora a definirne la nuova vocazione urbanistica terziaria, residenziale e ricettiva, spartendosi la torta degli oneri di urbanizzazione.

A Pregnana i lavoratori dell'Agile ex Eutelia da una settimana hanno occupato l'azienda contro i 237 licenziamenti annunciati e contro un disegno finanziario fallimentare che sta causando la perdita di migliaia di posti di lavoro in tutte le società del Gruppo Omega, nel totale disinteresse delle istituzioni regionali e nazionali. Ed anche in questo caso le tentazioni di una speculazione immobiliare sono forti, visto che la sede di Pregnana sta accanto alla nuova stazione ferroviaria che la collega direttamente con Fiera ed Expo.

In questo contesto la follia del Piano di Governo del Territorio presentato dal Sindaco di Rho prevede di trasformare l'area industriale di Mazzo, 900.000 mq adiacenti alla Fiera con oltre 250 piccole e medie aziende attive, in un'area a destinazione alberghiera, commerciale e residenziale, dando ai proprietari dei capannoni un vero e proprio incentivo a trasferirsi altrove, mettendo così a rischio migliaia di posti di lavoro.

A fronte dei 70.000 posti di lavoro precari promessi per l'Expo 2015, il nostro territorio si trova nella realtà dei fatti a fare i conti con un'accelerazione della crisi e dei processi di dismissione industriale, che sta comportando un incremento esponenziale della disoccupazione, senza offrire in prospettiva una nuova vocazione territoriale che dia un futuro credibile ai giovani e ai lavoratori attualmente occupati.

Saremo in piazza sabato 28 novembre a Rho, con l'intento di dare una voce unitaria alle vertenze dei lavoratori, degli studenti e dei cittadini che, a causa di queste speculazioni, non trovano risposte dalle istituzioni ai propri bisogni e vedono mortificati i propri diritti al reddito, ai saperi, alla mobilità, alla sanità e ad un ambiente vivibile, da una pianificazione territoriale che mira a senso unico alla speculazione e alla cementificazione selvaggia.

UNIAMO LE VERTENZE DENTRO E CONTRO LA CITTA' VETRINA

Centro Sociale SOS Fornace (Rho-Pero), Comitato No Expo (Milano), SIM - Studenti In Movimento (Rho), Collettivo Oltre Il Ponte (Nerviano), La Spinta! (Rho), RSU Agile/Eutelia (Pregnana), SLAI Cobas Alfa Romeo (Arese), FLMU-CUB Alfa Romeo (Arese), FIOM Sempione, CUB (Rho e Legnano), SLAI Cobas (Rho), Comunisti - Sinistra Popolare (Rho), Rifondazione Comunista (Nord Ovest Milano) Sinistra Critica (Nord Ovest Milano), Comunisti Uniti

Per Info e adesioni:
www.sosfornace.org
sosfornace@inventati.org

Studenti rhodensi in “manif sauvage” contro i tagli alla scuola pubblica, in difesa dei beni comuni!

autore: 
S.I.M. (Studenti In Movimento)

Rho, 20 novembre

Oggi centinaia di studenti delle scuole di Rho sono scesi in piazza per manifestare contro i tagli della Riforma Gelmini. Il corteo è partito spontaneamente dall’IPSIA “Puecher”, in quanto tra i vari ordini di scuole, gli istituti professionali sono quelli più colpiti dalla riforma e dalla drastica riduzione dei finanziamenti pubblici, con conseguente diminuzione delle ore di laboratorio (fondamentali per i professionali) e la riduzione degli indirizzi. La manifestazione, istintiva e determinata, ha attraversato la città lanciando cori contro la Gelmini e il governo, la crisi economica (che non devono essere gli studenti a pagare!) e l’Expo. Tra le scuole in agitazione c’era anche il Majorana con uno striscione contro il sindaco (“Zucchetti, noi la crisi te la creiamo”) per la decisione di costruire la nuova sede del Liceo Rebora di fianco allo scientifico, permettendo al sindaco di speculare sui propri terreni agricoli alla faccia degli studenti del Classico che da tempo immemorabile aspettano la realizzazione di un unico edificio scolastico. Il corteo si è concluso sotto il palazzo comunale rilanciando l’appuntamento di sabato 28 novembre dove, oltre agli studenti, parteciperanno anche diverse aziende in crisi che subiscono sulla propria pelle le conseguenze delle speculazioni legate ad Expo 2015 (come l’Eutelia di Pregnana). La mobilitazione di oggi è stato anche un modo per rispondere ai recenti avvenimenti che hanno visto la polizia reprimere con i manganelli le proteste studentesche contro l’attacco generalizzato al mondo della formazione: dalla denuncia per rapina di 5 studenti universitari per non aver pagato un centinaio di fotocopie fatte alla libreria Cusl – gestita da CL – in Statale, allo sgombero del liceo civico Gandhi occupato per opporsi alla chiusura decisa dal Comune di Milano, fino al fermo di 4 studenti durante un corteo martedì scorso (con l’arresto di due di loro) successivamente tutti rilasciati e a cui va tutta la nostra solidarietà.

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!
SUI SAPERI NON SI SPECULA!

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