bastano il cervello e lo spirito critico di una persona sola per smontare la pagliacciata miliardaria di un altro G8 criminale... (da una lettera al direttore dell'Espresso)
La fame nel mondo non si brevetta
Postato in Lettere e risposte il 20 luglio, 2009
Gentile Dottoressa Rossini,
ho letto, tra i vari commenti che hanno accompagnato il G8, che “L’unico punto fermo concordato unanimemente nel G8 aquilano è lo stanziamento di 20 miliardi di dollari a favore dell’agricoltura africana, per assicurare l’autosufficienza alimentare al continente”.
Certamente una buona inziativa, mi sono detta, l’alimentazione è importante soprattutto là dove si muore letteralmente di fame.
Poi mi sono chiesta, come, con quali mezzi, attraverso quali strutture e così via. Ma un dubbio si è insinuato nella mia mente.
Vuoi vedere che utilizzano il sistema delle multinazionali? Ovvero gli OGM della Monsanto, multinazionale americana, che con i suoi brevetti su tutti gli organismi viventi (compresi i vegetali) ha impedito a Stati interi di utilizzare le proprie sementi, se non si paga il costo del brevetto?
Dottoressa Rossini, conoscerà sicuramente la signora Vandana Shiva, la donna indiana che si batte, da tempo, con forza contro questa multinazionale, che con i suoi brevetti sul grano, farina e prodotti da forno (quello n. EP445 929) ha sostanzialmente tolto ai contadini di quel continente la possibilità di utilizzare le sementi delle proprie specie territoriali di grano e li ha costretti a comperare sementi, ogni anno, dalla Monsanto. I loro debiti sono diventati insostenibili e per disperazione, quei poveri contadini, si suicidano.
Le sementi infatti sono dotate di un “terminator” che impedisce la germogliazione nell’anno successivo anche se vengono seminate in buoni terreni.
La battaglia della signora Vandana ha avuto un esito favorevole e la Monsanto ha perso la causa, ma dopo anni di stenti, e di sofferenze da parte delle popolazioni povere dell’India.
La stessa cosa sta accadendo adesso in Iraq, dove i contadini iracheni, sono costretti a comprare le sementi dalla Monsanto, ogni anno ed hanno dovuto abbandonare una tradizione millenaria, dai tempi di Abramo, che era quella di riseminare il proprio grano.
Questo problema e le domande che ne conseguono, sulla brevettabilità della materia vivente, rendendola disponibile solo per le multinazionali, mi sembra un obbrobio, una contraddizione enorme e credo che meriti di essere approfondito e discusso perchè, ad esempio, vi sono paesi interi, come la Gran Bretagna, la Russia, l’Australia, Le Filippine, la Cina, ecc. (160 paesi circa) che non sono più padroni dei propri maiali, la Monsanto ha messo sotto controllo alcune fasi cruciali dell’allevamento, per cui per allevare maiali bisogna pagare il brevetto.
Così per le barbabietole, il mais, la soia ed una infinità di prodotti. Tutto ciò accade perchè la richiesta di brevetto comprende solo la parola “piante” o “animali” in genere, il che significa, tutto il DNA degli esseri viventi del mondo.
In Canada, alcuni agricoltori debbono pagare la Monsanto perchè il vento e gli uccelli, rinomati trasportatori di semi da un campo all’altro, hanno portato il polline e le sementi nei loro campi, e la Monsanto, che aveva coltivazioni contigue, accusa i contadini di averle “rubato” il polline e semi.
Non aggiungo altro, ma se i signori del G8 pensano di risolvere i problemi dell’agricoltura in Africa, costringendo gli africani a comprare sementi con “terminator” o con lo “zombie” dalle Multinazionali, non credo che si risolva il problema della fame, ma semmai si centuplicano gli affari delle multinazionali. Mi auguro che gli organismi preposti a questi controlli, funzionino a dovere.
La ringrazio per l’ospitalità.
R.
Ha ragione. Giro questa suo importante contributo a chi ha la sensibilità per discuterne e a chi ha strumenti per intervenire.
http://lettere-e-risposte.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/07/20/l...