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G8

due pesi e due misure

autore: 
z

15 tra prescrizioni e assoluzioni: «Si sono difesi da una carica illegittima»
G8 di Genova, 10 condanne in appello
La sentenza al processo per i manifestanti accusati
di devastazione e saccheggio: pene aumentate

GENOVA - Dieci condanne e quindici tra assoluzioni e prescrizioni: è quanto stabilito dai giudici della corte d’Appello di Genova nell'ambito del processo a carico di 25 dimostranti accusati di devastazione e saccheggio durante le manifestazioni del G8 del 2001 a Genova. La pena più alta, 15 anni di reclusione, è stata comminata nei confronti di Francesco Puglisi, condannato in primo grado a 10 anni e 6 mesi di reclusione. Pene severe anche per Vincenzo Vecchi, condannato a 13 anni, Marina Cugnaschi a 12 anni e 3 mesi, Luca Finotti a 10 e 9 mesi e Alberto Funaro a 10 anni. Pene leggermente più lievi per Carlo Aculeo, Antonino Valguarnera e Carlo Cuccomarino, condannati ad 8 anni di reclusione e per Dario Ursino e Ines Morasca, che dovranno scontare rispettivamente 7 anni e 6 anni e 6 mesi di carcere.

CARICA ILLEGITTIMA - Pene aumentate dunque per i dieci manifestanti condannati. Gli altri giovani che si trovarono coinvolti negli scontri del 20 luglio in via Tolemaide -causati, secondo i giudici, da una carica "illegittima" dei carabinieri - sono invece stati assolti. Sono state emesse pene per complessivi 98 anni e 9 mesi di reclusione (108 anni in primo grado). Alle parti civili infine (Banca Carige, un privato, il Ministero della Difesa, la Presidenza del consiglio dei ministri e il Ministero degli Interni) sono stati liquidati danni per 23 mila euro.

L'AVVOCATO: «CONDANNE ABNORMI» - L’avvocato Laura Tartarini, che difende alcuni manifestanti accusati di devastazione e saccheggio durante gli scontri di piazza del G8 del 2001 a Genova, ha parlato di "condanne abnormi". parlando della sentenza della Corte d’Appello. «Non sono abituata a criticare così aspramente le sentenze - ha spiegato Tartarini - ma il fatto che nella stessa settimana siano stati assolti i vertici della polizia e condannati i manifestanti, con pene in alcuni casi comparabili al reato di omicidio, fa pensare che per giudicare i fatti di Genova i giudici abbiano usato due pesi e due misure».

Blitz a scuola Diaz, assolti De Gennaro e Mortola

Assolti per non aver commesso il fatto l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro e l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola accusati di aver indotto alla falsa testimonianza l'ex questore di Genova FrancescoColucci in riferimento all'irruzione della Polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001.

Genova2001 accusato manifestante veneto dopo 8 anni

autore: 
dalgazzettino

Lanciò una molotov al G8 di Genova,
manifestante veneto accusato dopo 8 anni
VENEZIA (24 settembre) - A otto anni dagli scontri del G8 di Genova, un pubblico ministero ha contestato in un processo ad un manifestante accusato di resistenza a pubblico ufficiale l'aggravante di aver agito con più di cinque persone, rimaste non identificate. Finora nessuno ci aveva pensato. Il manifestante è M Bi, veneto di 27 anni.
Il fatto è accaduto oggi in un'aula del tribunale di Genova. Durante la sua deposizione come teste, un poliziotto ha ricordato che durante il G8 del 2001, alle manifestazioni avevano partecipato centinaia di persone.

E così il pm Federico Panichi ha chiesto la sospensione del processo e una nuova formulazione del capo d'imputazione a carico di Bianchini, accusato di resistenza a pubblico ufficiale per avere preparato, incendiato e lanciato una bottiglia molotov contro i poliziotti del reparto Mobile durante le manifestazioni.

Al reato di resistenza a pubblico ufficiale, dunque, si deve aggiungere l'aggravante di avere commesso il fatto con più di cinque persone, rimaste non identificate. Tale circostanza, fino a oggi mai contestata da nessuno, comporterebbe per Bianchini, difeso dall'avvocato Fabio Taddei, un aumento della pena, che andrebbe dai tre ai 12 anni di reclusione. L'udienza è stata sospesa e rinviata all'11 febbraio 2010.
http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=74430&sez=REGIONI

Apertura "G8: Conferenza internazionale sulla violenza contro le donne"

http://angustifolia-toglietevilescarpe.blogspot.com/

Citando i dati dell'Organizzazione mondiale della Sanita', e cioè che ogni anno vengono uccise un tot di donne (ma i numeri per me non contano) in ambito familiare o da parenti stretti, la Carfagna (Ministra delle Pari Opportunità dell'Italia - un Ministero che è stato imposto dalle Nazioni Unite... c'era una sedia da occupare - ) ha detto che questi numeri:
''Ci dicono che non e' tempo di pianti e lamenti (non i suoi, perchè sarebbero lacrime di coccodrillo!) ma di lotta e vittoria: contro un problema globale ci vogliono armi globali"
Non la pensava così l'anno scorso quando bloccò il fondo per l'inclusione sociale degli immigrati; quello destinato all’Istat per l’indagine contro le discriminazioni causate dall’orientamento sessuale (180.000 euro - probabilmente, tra le donne che lei considera degne della sua azione, non sembrano esserci le lesbiche), e quello anti violenza per le donne (20 milioni di euro che erano stati faticosamente racimolati durante la precedente legislatura e che rischiavano di essere cancellati per coprire il taglio dell'ICI).
Ma c'era già qualcuno che minacciava di fare manifestazioni di protesta, le mail si intasavano di messaggi da parte di operatrici dei centri anti-violenza che si dichiaravano allibite e chiedevano giustizia, associazioni femminili sul piede di guerra... Ma la parte più interessante era arrivata con il Question time del 5 giugno al Senato, quando era riuscita a dire che:
- tuttosommato non era un taglio così 'drammatico' visto che solo pochissime donne si rivolgono ai centri anti-violenza;
e che:
- forse alle donne faceva più comodo non pagare l'ICI che sapere che il loro governo si impegnava a lottare contro stupri e violenza familiare.
Forse non sapeva che solo il 4 per cento delle vittime trova il coraggio di denunciare i propri carnefici. Molte non sanno neppure che esistono centri a cui chiedere aiuto, o dove trovarli, proprio perché questi non hanno fondi per farsi pubblicità, per affiggere manifesti nelle città. Tagliare i finanziamenti significava renderli ancora più invisibili. La controprova? Ogni volta che in televisione passa uno spot sul telefono nazionale antiviolenza arrivano centinaia di chiamate e di denunce.
Poi, il 25 giugno, un maxi-emendamento, su cui il governo ha posto la fiducia, ha ripristinato i fondi. Ma fino a quel momento il taglio era scritto nero su bianco nel decreto 93, dal titolo “Salvaguardia del potere d’acquisto delle famiglie”. A pagarne il prezzo sarebbero state le donne: ma nessuno se ne era accorto. I giornali si erano limitati ad articoli sbrigativi che sottolineavano la novità dell’Ici.
C’è mancato poco che le donne fossero umiliate e prese in giro proprio da una donna. In ballo c’erano il sostegno economico ai Centri di accoglienza per le vittime di uomini brutali, la creazione di nuovi rifugi protetti, il coordinamento tra forze dell’ordine, magistratura, medici di Pronto soccorsi e servizi sociali per scongiurare la mattanza di mogli, ex fidanzate, figlie (ogni anno oltre cento nuove morti solo nel nostro Paese).
Il fondo serve alla prevenzione: campagne di informazione televisive, corsi nelle scuole per insegnare il rispetto verso l’altro sesso, opuscoli per sensibilizzare l’opinione pubblica, perchè solo cambiando la cultura si può sconfiggere la violenza. I progetti sono tanti: corsi di recupero per uomini violenti, come avviene già in molte parti del mondo, l’unico modo per evitare che una volta usciti dal carcere tornino a nuocere.
La Banca Mondiale segnala che, per le donne tra i 15 e 44 anni, il rischio di subire violenze domestiche o stupri e' maggiore del rischio di cancro, incidenti o malaria. Rispetto al monito di Napolitano di guardare con attenzione anche in casa nostra, il ministro ha sottolineato: ''Per onesta' ci sia consentito testimoniare che le democrazie che da centinaia di anni combattono la loro battaglia con accanimento e determinazione, portano la maggiore testimonianza di un paziente lavoro di contenimento e di repressione del fenomeno''. Detto in parole povere: non bisognerebbe chiudere la stalla prima che i buoi escano?
Che efficacia hanno avuto, per esempio, le misure contro la prostituzione (di strada, perchè di fatto si tendeva a toglierle dal marciapiede per decoro urbano, ricacciandole al "chiuso", ancora meno controllabili dallo sfruttamento e dalla riduzione in schiavitù) : "Non comprendo - affermò la Ministra - chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è un fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga". Mi sembra un'affermazione grave: allora ci sono donne e donne, secondo la Carfagna. Buone e cattive. Puttane o sante!
Il colore bianco come simbolo della "purezza e candore dell'animo femminile", infine, cosa c'entra se in discussione è la violenza degli uomini?

G8, "Carlo vive". A Torino scritte contro la sentenza della Corte Europea che ha assolto il carabiniere che sparò a Giuliani

foto:
http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/photogallery/2009/08/27/g8_scritte_a_tor...
http://www.corriere.it/foto_del_giorno/home/09_agosto_27/torino_4f6aa488...
Rassegna stampa:

Torino imbrattata - «Piombo con piombo, Carlo vive», «Placanica assassino», «Omicidio di Stato», «Ammazzatevi»: sono alcune delle decine di scritte comparse nella notte su edifici simbolici del centro città, come il Duomo, il Municipio e il monumento ai Carabinieri, dopo la sentenza della Corte Europea che accetta la versione delle autorità italiane sulla morte di Carlo Giuliani al G8 di Genova. Le scritte, tutte siglate dalla A cerchiata dei movimenti anarchici, sono state tracciate nella notte sul Municipio, sulle mura del Duomo e di piazza Castello, sul monumento ai Carabinieri e sulla statua del Duca d'Aosta. Gli investigatori della Digos di Torino stanno visionando i nastri delle telecamere a circuito chiuso delle zone colpite per identificare gli autori delle scritte, che dai filmati risultano tutti incappucciati. (Emmevi)

G8 GENOVA:TORINO,SU COMUNE E DUOMO SCRITTE "CARLO VIVE!"
"Carlo vive!", "Assassini","Infami", "Placanica Assassino". Sono alcune delle numerose scritte apparse nella notte sulla facciata del comune, del duomo di Torino e su alcuni monumenti della citta'. Sul palazzo del Comune sono state fatte diverse scritte di vario colore con vernice spray inneggianti a Carlo Giuliani. Altre scritte sono state lasciate sulle pareti del Duomo della citta' e sul sagrato centrale della chiesa. E dello stesso tenore le frasi lasciate sul monumento "Duca d'Aosta" e lungo il monumento ai carabinieri. Sugli episodi indaga la Digos di Torino.
(AGI - 27 agosto 2009)

Torino, 27 ago. (Adnkronos) - Decine di scritte per Carlo Giuliani e contro le forze dell'ordine sono state tracciate in molte parti del centro di Torino, soprattutto su monumenti ed edifici pubblici, ad un paio di giorni dalla decisione della Corte europea dei diritti dell'uomo che ha stabilito che il comportamento del carabiniere Mario Placanica fu legittima difesa. Scritte di vari colori e dimensioni sono state trovate sui muri esterni del Municipio, in particolare sulla base delle colonne all'ingresso dove sono state tracciate frasi come 'Assassini Carlo vive', 'Piombo con piombo Carlo vive' e 'Acab'.
Anche sul Duomo sono state tracciate frasi analoghe, come 'Carlo vive' ripetuto piu' volte, 'Omicidio di Stato', 'Tanto uno sbirro potrebbe pure violentare un'anziana e sara' sempre legittima difesa' e 'Placanica assassino' tracciata sul sagrato della chiesa. Altre scritte sono state fatte in piazza Castello, sul monumento Duca d'Aosta, dove si leggono frasi come 'Piombo con piombo', 'Carlo vive', 'Assassini' e 'Placanica assassino'.
Infine insulti e frasi come 'Infami', 'Assassini Carlo vive' e 'Poliziotti aiutateci: ammazzatevi' sono state trovate sul monumento al carabiniere in viale Partigiani.

G8, "Carlo vive". A Torino scritte contro la sentenza della Corte Europea che ha assolto il carabiniere che sparò a Giuliani

G8 - Strasburgo: «Giuliani fu ucciso per legittima difesa»

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Mario Placanica, il carabiniere che nel luglio del 2001 uccise Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, «non ha fatto un uso sproporzionato della forza» e per questo non c’è stata alcuna violazione dell’articolo 2 della convenzione europea sui Diritti umani: in pratica, hanno deciso i giudici della Corte Europea dei Diritti dell’uomo, Placanica ha sparato per legittima difesa, perchè aveva «onestamente percepito un pericolo, reale e imminente, per la sua vita e per quella dei suoi colleghi».

La Corte, si legge nella sentenza resa nota oggi, ha dato invece ragione ai familiari di Giuliani, che hanno presentato diversi ricorsi per quanto riguarda l’inchiesta che l’Italia avrebbe dovuto svolgere su quanto possa avere pesato sui fatti di Genova, una «scarsa pianificazione e gestione in materia di ordine pubblica e pubblica sicurezza».

La Corte ha osservato che quando uno Stato ospita un evento come il G8, considerato «ad alto livello di rischio», è necessario prendere ogni misura di sicurezza necessaria anche per salvaguardare i diritti di chi protesta e la libertà di espressione: l’Italia, nel pianificare e preparare le misure di pubblica sicurezza, avrebbe «minimizzato» i rischi.

Anche se la Corte non ha riconosciuto alcun legame diretto e immediato tra i «difetti» nella preparazione delle operazioni e la morte di Carlo Giuliani, lo Stato italiano dovrà risarcire con 40.000 euro i familiari del giovane.

Infine, la Corte europea, contrariamente a quanto sostenuto dai familiari di Giuliani, ritiene che il governo italiano abbia cooperato a sufficienza con la Corte stessa, consentendole di condurre un esame «appropriato» del caso e che, quindi, l’Italia non abbia violato l’articolo 38 della convenzione che impone agli Stati contraenti di fornire tutte le informazioni richieste dai giudici di Strasburgo.

Le reazioni
Gasparri: confermati i fatti, rispetto per i vivi e per i morti
«La decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha stabilito che durante gli scontri per il G8 di Genova del 2001 il carabiniere che sparò a Carlo Giuliani agì per legittima difesa, è un’importante conferma della reale dinamica dei fatti». Lo sottolinea il presidente dei senatori del PDL Maurizio Gasparri. «A distanza di oltre otto anni da quei momenti che videro due ragazzi protagonisti di un evento tragico - dice - mi auguro che questa sentenza possa mettere fine a ogni sorta di polemica o strumentalizzazione. L’auspicio è che a questo punto possa prevalere il rispetto, per i morti, per i vivi e per la verità dei fatti».

Il padre di Giuliani: sentenza positiva, ma ricorreremo.
«La sentenza della Corte europea dei diritti umani la possiamo considerare positiva, soprattutto nella parte in cui sostiene che l’inchiesta in Italia avrebbe dovuto valutare aspetti dell’organizzazione e della gestione dell’ordine pubblico e che non è stata adeguata nella misura in cui non ha ricercato quali siano state le persone responsabili di questa situazione. E non è cosa da poco». Ha commentato così Giuliano Giuliani, padre di Carlo, la sentenza della Corte europea dei diritti umani pubblicata stamani. «Noi, comunque, faremo ricorso - prosegue - e impugneremo la sentenza nella parte in cui non vengono messe in luce le violenze che le forze dell’ordine hanno fatto sul corpo di Carlo subito dopo la sua morte, per cercare di fare credere che il colpo fosse stato deviato». «Questa sentenza - conclude Giuliani - esprime davvero quello che abbiamo sempre detto, e cioè che ci fu una volontà politica di creare quel disastro. Del resto anche il tribunale genovese aveva detto nella sentenza ai 25 manifestanti che buona parte della reazione dei manifestanti era stata motivata da un comportamento violento delle forze dell’ordine».

Il carabiniere: finito un incubo
«Ho sofferto per tanto tempo, era ora che si chiudesse questo brutto capitolo della mia vita. Spero solo che non debba più riaprirsi, perché mi ha portato solo sofferenza e sono stato peggio che in carcere». Lo ha detto all’Agenzia italia Mario Placanica, il carabiniere in servizio al G8 di Genova che sparò e uccise Carlo Giuliani a luglio del 2001, dopo la decisione della Corte europea, che ha stabilito che Placanica ha agito per legittima difesa. «Non voglio commentare la decisione della Corte europea - ha aggiunto l’ex militare dell’Arma - ringrazio i carabinieri, che mi sono stati molto vicini e mi hanno sostenuto, il Coisp con il suo segretario generale Maccari, e tutte le forze di polizia italiane». Una posizione, quest’ultima, che corregge le ultime polemiche e iniziative di Placanica che, mai ripresosi da quella vicenda, aveva recentemente evidenziato di essere stato solo. L’avvocato Taormina nei mesi scorsi aveva poi rilanciato la tesi del 4° uomo presente in piazza Alimonda.

Heidi Giuliani: commissione di inchiesta per la verità
«Invece di dire frasi basate sul vuoto, Francesco Storace e Maurizio Gasparri farebbero bene a darsi da fare per una commissione d’inchiesta parlamentare che faccia piena luce sui fatti di Genova». Lo dice all’Agi Haidi Gaggio Giuliani, madre di Carlo, già senatrice per il PRC, commentando le dichiarazioni di Storace e Gasparri. «La verità è che non si è voluta un’inchiesta perché questo avrebbe significato far uscire delle notizie, pubblicare dei verbali, rendere note delle carte che si è preferito tenere nei cassetti. Così - aggiunge Haidi Gaggio Giuliani - sarà più chiaro chi voleva ammazzare chi e chi è stato ammazzato per davvero», riferendosi in particolare alle parole del segretario nazionale de `La Destrà, Francesco Storace, che ha definito «una vergogna intitolare una sala del Senato a chi voleva ammazzare un carabiniere».

[Genova] G8, fiori e pugni chiusi per Carlo Giuliani

Lunghi applausi, rose rosse sull'asfalto, pugni chiusi rivolti verso il cielo la lettura di un documento scritto da Carlo Giuliani alla famiglia in cui racconta della condanna a morte di un uomo. E' l'ottavo anniversario dell'uccisione di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, e come ogni anno, in piazza Alimonda c'è stato un presidio organizzato dai genitori del ragazzo, Giuliano e Haidi, e dal Comitato Piazza Carlo Giuliani. «È una festa del diritto alla vita che a tanti, troppi viene negato - ha detto Giuliano Giuliani in piazza - Ci siamo chiesti tante volte perchè e abbiamo perciò scritto i tanti perchè ai quali non hanno voluto dare risposta». Sulla cancellata di piazza Alimonda, accanto alla chiesa di Santa Maria del Soccorso, sono stati appesi alcuni fili con frasi come «Perchè il nome di Raffone, che dicono essere l'altro occupante della jeep, compare solo sabato mattina alle 12.30?». Giuliani ha anche chiesto l'applauso dei presenti un paio di minuti prima delle 17.27: «il primo colpo che ha ucciso Carlo è delle 17.25» ha spiegato Giuliano Giuliani e la folla si è quindi raccolta nel punto in cui cadde il corpo di Carlo e dove sono state deposte rose.
Nella piazza, tra gli altri, c'erano anche il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero, Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genoa Social Forum, e don Andrea Gallo.«Le sentenze giudiziarie sul massacro della Diaz e sulle torture di Bolzaneto hanno riconosciuto come verità incontestabili quanto da sempre dichiarato dalle vittime: decine di uomini in divisa hanno fatto carta straccia della Costituzione e si sono trasformati in squadracce che hanno agito fuori da ogni legalità». Ha detto Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genoa social forum.

La fame nel mondo non si brevetta

autore: 
mk

bastano il cervello e lo spirito critico di una persona sola per smontare la pagliacciata miliardaria di un altro G8 criminale... (da una lettera al direttore dell'Espresso)

La fame nel mondo non si brevetta
Postato in Lettere e risposte il 20 luglio, 2009

Gentile Dottoressa Rossini,

ho letto, tra i vari commenti che hanno accompagnato il G8, che “L’unico punto fermo concordato unanimemente nel G8 aquilano è lo stanziamento di 20 miliardi di dollari a favore dell’agricoltura africana, per assicurare l’autosufficienza alimentare al continente”.

Certamente una buona inziativa, mi sono detta, l’alimentazione è importante soprattutto là dove si muore letteralmente di fame.
Poi mi sono chiesta, come, con quali mezzi, attraverso quali strutture e così via. Ma un dubbio si è insinuato nella mia mente.

Vuoi vedere che utilizzano il sistema delle multinazionali? Ovvero gli OGM della Monsanto, multinazionale americana, che con i suoi brevetti su tutti gli organismi viventi (compresi i vegetali) ha impedito a Stati interi di utilizzare le proprie sementi, se non si paga il costo del brevetto?
Dottoressa Rossini, conoscerà sicuramente la signora Vandana Shiva, la donna indiana che si batte, da tempo, con forza contro questa multinazionale, che con i suoi brevetti sul grano, farina e prodotti da forno (quello n. EP445 929) ha sostanzialmente tolto ai contadini di quel continente la possibilità di utilizzare le sementi delle proprie specie territoriali di grano e li ha costretti a comperare sementi, ogni anno, dalla Monsanto. I loro debiti sono diventati insostenibili e per disperazione, quei poveri contadini, si suicidano.

Le sementi infatti sono dotate di un “terminator” che impedisce la germogliazione nell’anno successivo anche se vengono seminate in buoni terreni.
La battaglia della signora Vandana ha avuto un esito favorevole e la Monsanto ha perso la causa, ma dopo anni di stenti, e di sofferenze da parte delle popolazioni povere dell’India.

La stessa cosa sta accadendo adesso in Iraq, dove i contadini iracheni, sono costretti a comprare le sementi dalla Monsanto, ogni anno ed hanno dovuto abbandonare una tradizione millenaria, dai tempi di Abramo, che era quella di riseminare il proprio grano.

Questo problema e le domande che ne conseguono, sulla brevettabilità della materia vivente, rendendola disponibile solo per le multinazionali, mi sembra un obbrobio, una contraddizione enorme e credo che meriti di essere approfondito e discusso perchè, ad esempio, vi sono paesi interi, come la Gran Bretagna, la Russia, l’Australia, Le Filippine, la Cina, ecc. (160 paesi circa) che non sono più padroni dei propri maiali, la Monsanto ha messo sotto controllo alcune fasi cruciali dell’allevamento, per cui per allevare maiali bisogna pagare il brevetto.
Così per le barbabietole, il mais, la soia ed una infinità di prodotti. Tutto ciò accade perchè la richiesta di brevetto comprende solo la parola “piante” o “animali” in genere, il che significa, tutto il DNA degli esseri viventi del mondo.

In Canada, alcuni agricoltori debbono pagare la Monsanto perchè il vento e gli uccelli, rinomati trasportatori di semi da un campo all’altro, hanno portato il polline e le sementi nei loro campi, e la Monsanto, che aveva coltivazioni contigue, accusa i contadini di averle “rubato” il polline e semi.

Non aggiungo altro, ma se i signori del G8 pensano di risolvere i problemi dell’agricoltura in Africa, costringendo gli africani a comprare sementi con “terminator” o con lo “zombie” dalle Multinazionali, non credo che si risolva il problema della fame, ma semmai si centuplicano gli affari delle multinazionali. Mi auguro che gli organismi preposti a questi controlli, funzionino a dovere.

La ringrazio per l’ospitalità.

R.

Ha ragione. Giro questa suo importante contributo a chi ha la sensibilità per discuterne e a chi ha strumenti per intervenire.

http://lettere-e-risposte.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/07/20/l...

[G8 Genova 2001] La ricorstruzione completa della prima carica in Via Tolemaide che porterà agli scontri dove morirà Carlo

autore: 
da Processi G8

20 Luglio 2001

Il Battaglione Lombardia dei Carabinieri carica immotivatamente il corteo della Disobbedienza (con circa 20.000 partecipanti) autorizzato dalla Questura fino a Piazza Verdi.
Ne seguiranno quattro ore di scontri durante i quali troverà la morte Carlo Giuliani.

http://www.youtube.com/watch?v=0vh41kchl1w&feature=channel_page

I successivi su: http://www.youtube.com/user/Processig8

[Torino] Il tribunale scarcera l'Onda. Revocate le custodie cautelari

autore: 
dal manifesto

Solo due indagati restano ai domiciliari. La soddisfazione dei legali: «Abbiamo vinto il primo round».

L'onda travolge l'inchiesta di Torino. Il commento è diffuso tra i giovani che da ieri mattina si sono visti revocare il provvedimento di custodia cautelare in carcere ordinato dalla procura di Torino. Dopo due giorni dall'udienza del tribunale del riesame infatti ieri mattina è stata depositata l'ordinanza che revoca il carcere per tutti. Restano significative restrizioni per alcuni dei giovani imputati ma evidentemente il primo passo era quello di convincere il tribunale del riesame che il carcere era una misura sproporzionata rispetto alle accuse rivolte ai 21 giovani dell'Onda torinese. Due ragazzi passano dal carcere ai domiciliari, cinque all'obbligo di dimora nel comune di residenza. Altri avranno l'obbligo di firma mentre alcuni non hanno più alcuna misura restrittiva.
Un primo passo nello smontare un impianto accusatorio che fin dall'inizio aveva mostrato diverse lacune. «La decisione del riesame - dice l'avvocata di due dei padovani coinvolti nell'inchiesta, Aurora d'Agostino - ha chiaramente ridimensionato in modo sostanziale la situazione determinata dalla procura di Torino». Sull'esagerazione delle misure restrittive hanno del resto puntato tutti gli avvocati giovedì scorso in aula. «Abbiamo sottolineato - dice Gianluca Vitale, legale di alcuni dei torinesi - come non fosse necessario utilizzare il carcere per fatti risalenti a un mese e mezzo fa e il riesame in questo senso ha confermato la nostra perplessità».
L'avvocata d'Agostino ci tiene anche a sottolineare come la vittoria sia stata doppia in questa fase, che definisce comunque il «primo round». «E' stata una vittoria - dice - sia sul piano processuale che su quello della mobilitazione a fronte di quello che ha dichiarato giovedì in aula il pm Sparagna». In particolare il pm aveva ribadito la sua preoccupazione per quanto potrebbe succedere nel prossimo autunno da lui definito caldo. Quasi che gli arresti di quasi due settimane fa fossero un messaggio da inviare al movimento. E in effetti le questure di Vicenza e Padova, per esempio, si erano dette subito disponibili a recepire il nuovo modo di procedere inaugurato dalla procura di Torino, e cioè l'arresto per fatti avvenuti molto tempo prima e comunque con prove assai poco concrete. Vicenza è evidentemente una città da tenere «sotto controllo», per via della pacifica protesta dei suoi cittadini contro la base militare che gli Stati uniti vorrebbero costruire con il placet del governo italiano.
Ora per gli avvocati resta da risolvere la posizione dei due giovani colpiti da ordine di arresto non eseguito. Uno dei giovani è uno studente iraniano che si trova in Iran. «Siamo riusciti - conclude d'Agostino - ad ottenere nei tempi più rapidi possibili un primo risultato importante, che era denunciare l'uso distorto della misura cautelare in carcere. Il primo round è stato vinto».
Da Torino, oltre alla soddisfazione per questa prima vittoria in tribunale, viene anche ribadita l'intenzione di non fermarsi qui. «Continueremo a batterci - dice l'Onda torinese - per la liberazione totale di tutti».

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