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G8

Summer of resistance 2009 - Appello alla mobilitazione!

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Contro la NATO, il G20, il G8, Frontex e il “Programma di Stoccolma”!
Abbattere le architetture securitarie europee!

A partire dalla fine dell’ ultimo millennio, é in atto in Europa una conversione dell’ “architettura securitaria” – giá assogettata a un’ ulteriore accelerazione con gli attentati dell’ 11 Settembre 2001. Fenomeni visibili ad essa riconducibili sono, per esempio, l’ intreccio delle politiche per la sicurezza esterne ed interne, il lavoro di squadra di istituzioni giudiziarie e servizi segreti e la semplificazione delle modalitá per lo scambio di informazioni.

Sul piano tecnico ci troviamo a confronto con nuovi tipi di telecamere per la videosorveglianza, con il monitoraggio satellitare, la biometria, le drone, i software per la ricerca intelligente in banche dati e con nuove reti a banda larga per la gestione dell’ immenso flusso di informazioni.

Sono stati inoltre creati nuovi istituti e nuove istituzioni, fra cui l’ “Autoritá di Polizia Europea” Europol, l’ Accademia di Polizia CEPOL, l’ “Agenzia di Frontiera” Frontex o la “Commissione per la collaborazione operativa” di tutte le istituzioni di polizia dell’ UE, con tanto di sala operativa di intelligence.

Su iniziativa di Michèle Alliot-Marie – oggi Minstro degli Interni francese, allora Ministro degli Esteri – nel 2004 fu istituita la “Gendarmeria Europea” (FGE). La FGE ha il compito di salvaguardare l’ ordine pubblico in zone di crisi, di svolgere ativitá antisommossa, di raccogliere informazioni a livello di intelligence, e di proteggere il patrimonio.

L’ industria della sicurezza dovrebbe essere uno dei pochi settori che trae enormi profitti dall’ attuale crisi del capitalismo e dalle lotte da questa risultanti.

Le polizie d’ Europa si preparano alle contestazioni e alla resistenza contro gli effetti della crisi. Persino il presidente del fondo Monetario internazionale (FMI) ammette che é prevedibile, in futuro, un incremento delle sollevazioni. Le istituzioni degli “Stati leader dell’ economia” sono costrette a riorganizzarsi. Sul campo di questa riorganizzazione, i “vertici” della Nato, del G8 de del G20 di quest’ anno sono di centrale importanza. Tematiche quali il clima, le migrazioni o l’ agricoltura vengono trattati in un’ ottica securitaria che considera gli stessi come fattori di rischio minaccianti gli “standard di vita occidentali”.

All’ interno dell’ UE sono in atto mutamenti della politica interna, i cui effetti attualmente sono inimmaginabili.

I Ministri degli interni e di Giustizia dell’ UE emettono ogni cinque anni nuove Direttive per una politica interna comunitaria. Il contenuto del “Programma di Tampere”, emanato nel 1999 sotto presidenza finlandese, era incentrato soprattutto sul “controllo dei flussi migratori”. Unitamente alla valorizzazione dell’ Autoritá di Polizia Europol, fu decisa l’ istituzione di una “Task-Force dei Capi di Polizia Europei”, che si occupa di “terrorismo internazionale” e di “attivismo politico violento”.

Con il “Programma dell’ Aia”, nel 2004 furono presi accordi per la creazione di uno “spazio di giustizia, libertà e sicurezza”. Un’ altra volta ancora vennero decisi inasprimenti delle politiche sulle migrazioni, fra cui l’ allestimento dell’ “Agenzia di frontiera” Frontex e l’ intercettazione di migranti giá nei paesi di provenienza. Il “Programma dell’ Aia” mise in primo piano la “lotta al terorismo”. Da allora, sul piano dello scambio di informazioni, valse il “principio della disponibilitá”.

Le direttive del 2004 vengono giá applicate da diversi stati dell’ UE: unificazione delle legislazioni sul terrorismo, data retention, ingrandimento e potenziamento di banche dati giá esistenti e accesso congiunto alle stesse, cooperazioni di polizia transfrontaliere, per esempio in occasione di eventi sportivi o di contestazioni politiche di massa, “border managenent”, rilievi dattiloscopici in concomitanza di richieste di visto per l’ Europa, identificatori biometrici sui nuovi documenti d’ identitá a partire dal 2009, potenziamento della ricerca nel campo della sicurezza, polizia all’ estero, ecc.

Il “Programma dell’ Aia” volge al termine – un nuovo programma sará deciso nell’ autunno del 2009 a Stoccolma sotto presidenza europea svedese.

Durante la presidenza tedesca nel 2007, insieme all’ allora Commissario per gli Affari Interni UE Franco Frattini, il ministro degli Interni tedesco Wolfgang Schäuble creó il “Future Group”. Questo “Future Group” si autodefinisce come “gremio informale” dei ministri degli interni europei, che elabora linee guida per la politica interna europea. In vista del varo del “programma di Stoccolma”, il “Future Group” ha presentato un elenco di preferenze per "le cooperrazioni di polizia, la lotta al terrorismo, la gestione di missioni in stati terzi, la migrazione e l’ asilo, il “border management”, la protezione civile, nuove tecnologie e reti d’ informazione". Fra le prioritá, figurano il “mantenimento del modello europeo”, il “superamento delle crescenti interdipendenze fra sicurezza interna ed esterna” e la garanzia del “miglior passaggio di dati possibile all’ interno di reti estese in tutto l’ ambito europeo”.

Le misure il cui varo é previsto a Stoccolma, si faranno sentire solo nel giro di alcuni anni con la loro ratifica da parte degli stati membri. In gioco sono cambiamenti dai risvolti molto seri: allestimento e unificazione di banche dati poliziesche, un registro centrale della popolazione, “perquisizioni online transfrontaliere”, piú controllo dell’ internet, un monitoraggio satellitare piú avanzato, “analisi di rischio” mediante software appositi, “frontiere elettroniche” e “giustizia elettronica”, aerei e voli comunitari per le espulsioni, nuovi lager per migranti in “paesi terzi”, impiego dell’ esercito nel contrasto alle migrazioni, piú interventi di polizia al di fuori dell’ UE, estensione della forza paramilitare di “Gendarmeria Europea”, potenziamento della collaborazione dei servizi segreti civili e militari, ecc.

Ció a cui si mira, é una sorta di NATO per le questioni di “politica interna”, con l’ istituzione, nel 2014, di una “Cooperazione euro-atlantica per la giustizia, la sicurezza e la libertá”.

Anche all’ interno della NATO, alla politica interna europea viene commisurato un ruolo portante. Da un lato, viene lanciato un numero sempre piú alto di missioni di polizia in “stati terzi”, ove queste svolgono compiti di tipo militare, sedando sommosse e addestrando polizie locali. Dall’ altro, gli strateghi della NATO rilanciano volentieri ai ministri degli interni europei, sottolineando l’ importanza di una “homeland security” europea, senza la quale una “difesa forte” verso l’ estero non sarebbe possibile. La NATO si vede come garante per la sicurezza di “infrastrutture critiche” (per esempio, quelle legate all’ energia, ai traporti, alle comunicazioni) negli degli stati membri.

Il documento strategico ""Towards a Grand Strategy for an Uncertain World", redatto da cinque ex-generali radicati nell’ industria bellica, invoca il potenziamento della “collaborazione civil-militare”. Come “elementi civili” vengono classificati ad esempio le polizie, i servizi segreti, la ricerca, le accademie, la protezione civile, ma anche l’ industria bellica privata. La NATO intende appoggiarsi in particolare alla “gendarmeria Europea”.

Con la “collaborazione civil-militare” si inasprisce anche la miltarizzazione dei conflitti sociali sull’ onda di una corsa “interna” agli armementi e di nuove leggi antiterrorismo.

L’ ex commissario europeo per gli “Justice and Home Affairs”, Franco Frattini, dopo le elezioni italiane del 2008, passó al gabinetto Berlusconi. Come nuovo ministro degli esteri, egli si dedica ora al G8 sull’ isola di La Maddalena. Frattini vede nella “giustizia” uno dei profili centrali della nuova configurazione di competenze del G8: “L’Europa può diventare produttrice e non solo consumatrice di sicurezza. Ue e Nato, però, devono integrarsi, non sovrapporsi. Riprenderemo questo ragionamento all’interno del G8”. L’ Italia sta varando dei pacchetti sicurezza contenenti pesantissimi inasprimenti per i migranti. Dopo l’ erogazione di aiuti finanziari dell’ UE alla Libia per il respingimento di migranti, anche l’ Italia ha firmato un patto di cooperazione. Il consorzio Finmeccanica fornisce le motovedette, il Ministero degli Interni si rallegra della prospettiva di un “azzeramento” degli ingressi di clandestini. All’ inizio del 2009, Frattini ha visitato l’ Angola, la Sierra Leone, il Senegal e la Nigeria, per negoziare “accordi per il rimpatrio” di migranti, l’ allestimento di centri di detenzione, e l’ introduzione di documenti di identitá non falsificabili. Si tratta di sicurezza sul campo delle fonti energetiche, e della realizzazione della stessa a mezzo di polizia: in cambio, Frattini concede ai paesi africani, di ottenere udienza el G8, per “favorire il dialogo fra Paesi produttori e paesi consumatori di Petrolio”. Al seguito di Frattini viaggiava il capo della polizia italiano, che ha immediatamente avviato la realizzazione di nuovi accordi su addestramenti e cooperazioni di polizia.

In conseguenza del crollo del capitalismo globale, si prevede un moltiplicarsi di sollevazioni in tutte le parti del mondo. Con le recenti rivolte in Grecia, Islanda, Svezia, Lituania, Lettonia, Bulgaria, Francia, Guadalupe e Lampedusa, l’ UE si é rivelata come teatro diretto di forti conflitti e lotte militanti. Le misure concertate in numerose direttive e in vari accordi bilaterali e trattati degli ultimi anni, vengono giá da tempo applicate nel contrasto alle realtá di resistenza anticapitalista; iniziative e movimenti radicali vengono sommersi da indagini e procedimenti per “terrorismo”. Sono attivi “gruppi misti d’ indagine” coaudiuvati da Europol, che indagano le reti internazionali. Con l’ aiuto di manuali e di banche dati relativi ai “troublemaker”, si vuole ottenere il controllo sulle contestazioni in occasione di grandi eventi.

L’ opposizione all’ incremento della sorveglianza e del controllo, alla repressione e alla sedazione di sollevazioni, rimangono ancora troppo spesso ingabbiati in contesti nazionali.

Per questo lanciamo un appello per una mobilitazione transfrontaliera che porti avanti la costruzione di lotte transnazionali contro le “architetture securitarie”, non importa se contro la NATO, contro il G8 o contro le iniziative dell’ UE. Noi vediamo la giornata di iniziative contro il vertice NATO come l’ inizio di una campagna per un “Summer of resistance 2009” contro il “regime securitario globale”:

* Dal 1° al 5 Aprile | Francia/Germania | Vertive NATO a Strasborg, Baden-Baden e Kehl

* Dall’ 8 al 10 Luglio | Italia | Vertice G8 | La Madalena

* Dal 25 al 30 Agosto | Grecia | no border camp | Lesbos

* Novembre o Dicembre | Svezia | Vertice dei ministri degli interni UE | Stoccolma

Abbattere l’architettura securitaria europea!

* http://stockholm.noblogs.org
* http://euro-police.noblogs.org

The perfect Wave cannot be arrested! Call in solidarity with the students arrest

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First petition is here:
http://www.petitiononline.com/wave/petition.html

This is the second one:

Original Italian petition: http://petizionearrestig8.noblogs.org/

OPEN LETTER ABOUT ITALIAN STUDENTS ARRESTED FOR THE G8

May the civil consciousness wake up, freedom of dissent must be defended!!!

Alarming signals about the health condition of democratic safeguards and freedom rights in Italy were added in rapid succession in those days.
The ones who are now paying for this are the young girls and young boys affected by the measures of deprivation of personal liberty in a context that should be among the most protected ones in a state of law: we refer to the expression of dissent, even the most radical.
With amazing timing, in the week of the second G8 summit chaired by Silvio Berlusconi, after the notorious one who took place eight years ago in Genoa, detention orders were implemented against 21 participants in the student protest of the “Onda Anomala” against the "G8 University Summit” in Turin, that had taken place two months before.
The day after, during the first protests against the meeting of Heads of State and Government, on the occasion of the transit in Rome of the international delegations going towards the seat of the Summit in Coppito, in Abruzzo (the region recently devastated by an earthquake), detention orders affected 8 of the 36 young people stopped during a demonstration that had started from the third public university of the capital.
A march bottled up by the police without any reason, when the demonstrators were about to dismiss and reach the demonstration convened at the “Università la Sapienza” against the arrests occurred the day before. The march didn’t do anything against things or people, and apparently, no-one charged the people who are under investigation with an offence for causing any injury to anybody.
While among the people arrested, the ones who have been detained in prison, in a state of arrest and even solitary confinement, are known for being involved in daily and transparent political and social activities.
This is exactly what happened with the arrests of some representatives of the students movement, made the day before in Italy.
It is not a real democracy the one in which the organized political activity and the open expression of oneself opinion, even addressed to the deepest change in the established order, become a reason for repression and restriction of individual liberty.
Neither can be considered undamaged, full and really protected the guarantees of democratic viability in a country, when it’s authority wields forms of generalized repression of dissent of the collective disputes of dissent, especially in such particular occasions such as an international summit of governments. As a matter of fact the expression of dissent is part of the normal dialectic in a democratic society.
If the repression of the "radical" positions is systematic and continuous, if the person who is expressing is also systematically and continually subjected to the application of the most extreme measures of restriction of his individual liberty, the conscience s of those who care about democracy should be worry.
They should worry about the fate of democracy and freedom of all: it starts from radical positions, but we can not predict where this will stop.
If the authority transforms itself into action of political repression, every democratic conscience must assert itself, because the civil vigilance can not be at a fixed time: if it close its eyes it resign itself to lose a share of democracy, a bit of freedom.
And all of us are going to pay the costs, since democracy and freedom are indivisible.
We react with a convinced and intensive political, social and cultural mobilization to the damage that democracy and freedom have suffered because of the repression occurred in these days. We are not going to leave alone these young guys.
We denounce, everywhere, the serious responsibility taken by those who wanted, arranged and put into practice these episodes.

May the civil consciousness wake up, right now!

The undersigned.

Original Italian petition:
http://petizionearrestig8.noblogs.org/

Franca Rame e Dario Fo, Gianni Vattimo, Giacomo Marramao, Luisa Capelli, Giovanni Cerri
Alessandra Tibaldi (assessora al Lavoro della Regione Lazio), Massimiliano Smeriglio (assessore al Lavoro della Provincia di Roma), Jacopo Di Cesare, Stefania Donelli, Elena Spadin, Anna Simone, Sergio Falcone, Adriani Epifani, Andrea Fumagalli, Lorenzo Santinell, Claudio Panella, Maria Isabella D'Autilia, Mariangela Spera, Angela Baldi, Michele Vollaro, Clara Fasol, Erica Giannelli, Giancarlo Venturi, Carlo Effe, Piera Mango, Sara Speranza, Emidio Speranza, Sabina Donelli

Movements:
Rdb-Cub, Confederazione Cobas, Coordinamento cittadino di Lotta per la Casa - Roma, Action - Roma, Blocchi Precari Metropolitani - Roma, Rete delle/degli Indipendenti, Comitato madri per Roma città aperta, HorusLiberato2.0 - Roma, LOA Acrobax - Roma, Esc Atelier Occupato - Roma, CoMUniA - Roma, Sapienza in Onda, Studentesse e Studenti Roma 3 in lotta contro il G8 - Infoxoa - USI AIT - Circolo Arci Island PG - Associazione Sindacale BioS/S.Precario - ChainWorkers - Valverde Social Forum

Original Italian petition:
http://petizionearrestig8.noblogs.org/

Maternal Mortality Campaign G8 Adverts

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The campaign on maternal mortality today placed adverts in the major newspapers in G8 countries. Using images of the G8 leaders as children alongside their mother's, the adverts were a direct appeal to the politicians to put act on maternal health when they meet in L'Aquila later this week. The ads were placed in papers in Canada, France, Germany, Italy, Russia, UK and US.

http://www.sherpatimes.com/campaigns/g8-2009-latest-ngo-actvities

dopo il G8: la controffensiva del cavaliere

autore: 
***

A quanto pare, Berlusconi ce l’ha fatta anche questa volta: nessun incidente, contestazioni contenute anche dai terremotati aquilani, vivo apprezzamento di Obama e congratulazioni degli altri... Anche la temuta scossa di terremoto –in vista della quale erano già stati approntati i piani di trasferimento del G8 a Roma- non c’è stata: l’uomo è fortunato.
Risultato: i sondaggi dicono che la maggior parte degli italiani ritengono che il G8 abbia rafforzato la posizione dell’Italia e che il merito sia di Berlusconi. I giornali di Murdoch hanno smesso di attaccarlo e c’è chi lo promuove da playboy a “statista”. Di Noemi si sono perse le tracce, la D’Addario è da tempo nelle pagine interne e con sempre meno spazio, delle foto di Zappadu nemmeno l’ombra. Persino Eugenio Scalfari, in un articolo agrodolce (“La Repubblica” 12 luglio) riconosce il successo di Berlusconi, pur cercando di ridimensionarlo da “statista” a “perfetto anfitrione” capace di organizzare al meglio l’ospitalità, il cibo eccellente e “l’intrattenimento rilassante”. Sull’intrattenimento rilassante non abbiamo dubbi...
Ed allora che fine hanno fatto gli “scenari imprevedibili” di cui si diceva sicuro D’Alema? E i ripetuti avvertimenti di Cossiga sull’affondo finale che sarebbe venuto nei giorni del G8?
Sino a domenica sera il barometro personale del cavaliere segnava tempesta: il “Corriere della Sera” on line preannunciava che nei giorni seguenti sarebbero uscite nuove foto molto imbarazzanti sulla stampa inglese. Cominciava a girare una parola breve e fragorosa: coca. Ancora nel lunedì mattina, negli ambienti giornalistici romani, giravano voci di ulteriori novità assai scabrose e qualcuno paventava che la conferenza stampa del G8 si sarebbe risolta in un tiro incrociato sul Presidente del Consiglio, al quale, nelle stesse ore, l’ “Express” dedicava la copertina conferendogli il titolo di “buffone. d’Europa”.
Poi, nel giro di alcune ore le acque si sono calmate di colpo. E’ bastato un sorriso di Obama con l’incredibile dichiarazione sulla “straordinaria stima” di cui Berlusconi godrebbe presso noi italiani.
La migliore conferma che la tempesta scatenatasi da maggio non era casuale,ma era una vera e propria operazione mediatica, nella quale agivano più soggetti, sta proprio in questo improvviso acquietarsi di onde. Le tempeste spontanee di solito non rientrano così prontamente e a comando.

tutto l'approfondimento su: www.aldogiannuli.it

G8 all’Aquila: vergogna tutta italiana

autore: 
Daniele Martinelli
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L’Aquila, G8, Obama evita la stretta di mano a Berlusconi (L’Unità)

La sequenza delle immagini è stata pubblicata a mo’ di copertina dall’Unità giovedì scorso. Ritrae Barack Obama che, appena giunto nella caserma di Coppito per il G8 evita di stringere la mano al corruttore che gli corre incontro.
L’immagine censurata dalle televisioni italiane, sintetizza tutta la disistima e la sconsiderazione che il presidente degli Stati Uniti ha nei confronti del corruttore italiano da ” 7 righe”. Presidente forzato di turno del G8.
Obama in tutte le occasioni in cui è stato ritratto assieme al corruttore durante la 3 giorni del G8, ha sempre avuto un’espressione seria con una smorfia tesa a nascondere vergogna e imbarazzo.

Il corruttore ha fatto la parte dell’intruso fra i cosiddetti grandi della terra che si sono ritrovati all’Aquila. Le poche strette di mano che si sono viste fra il corruttore e altri leader come Sarkozy e la Merkel, sono state imposte dal copione dei cerimoniali. Carla Bruni, italianissima moglie del premier d’oltralpe, non ha retto nemmeno a quelli. Giunta all’Aquila si è data da fare in un percorso pubblico rigorosamente diverso da quello del vergognoso corruttore. L’unico dei leader del G8 che non si è concesso alle domande dei 3.600 giornalisti giunti all’Aquila da ogni parte del mondo.

Il tutto mentre i telegiornali italiani si sono fatti i film sul rapporto umano fra Obama e Berlusconi dipingendo un idillio che non esiste. Non solo clima, crisi economica e povertà. I telegiornali hanno parlato anche di un Obama in forma fare canestro nell’area della caserma militare appositamente adibita a campo di basket. Hanno spinto oltre ogni limite “sull’ottimo livello di organizzazione”. Hanno dipinto L’Aquila orgogliosa di ospitare il G8.

In realtà L’Aquila sfigurata dal sisma del 6 aprile scorso è una città fantasma. Indifferente agli onori della cronaca in cui è finita in questi giorni. Girare per le sue strade militarizzate ci si imbatteva in continui presidi di uomini in divisa incaricati di tenere lontano dal centro storico giornalisti e turisti. Come a Baghdad.
Le poche persone in abiti civili che si incrociavano per strada erano quasi tutti reporter stranieri armati di macchine fotografiche e videocamere, intenti a ritrarre le case sventrate dal sisma.

Pochi per non dire pochissimi gli esercizi pubblici aperti all’Aquila. Per l’arrivo del G8 molti suoi abitanti si sono rifugiati soprattutto lungo la costa di Pescara.
Gli aquilani accampati nelle tendopoli da ormai 3 mesi, invece hanno continuato la loro lotta, nella speranza (che serpeggia vana) di ritornare nelle proprie case in tempi ragionevoli. Sono tanti gli aquilani che non si illudono delle promesse del governo del corruttore. Lo slogan “Yes we camp“ ha fatto il giro del mondo perché gli esponenti del comitato terremotati “3 e 32″ lo hanno scritto in gigantografie sul dosso di una collina, in modo da renderlo leggibile sia dagli elicotteri che dalla città. Loro sono stati fra i pochi aquilani rimasti in città per rompere il silenzio spettrale che affligge il capoluogo abruzzese.
Sono gli accampati che per non far dimenticare gli orrori seminati dal sisma hanno sfruttato la presenza dei giornalisti esteri, gli unici a documentare al mondo con le parole giuste la situazione italiana e del suo corruttore che fa il presidente del Consiglio.

Gli esponenti del comitato terremotati erano tuttavia comuni mortali che non hanno avuto vie d’accesso preferenziali ai leader. Bloccati sul ciglio della strada dai poliziotti armati, hanno comunque tentato di esibire gli stricioni durante l’unico passaggio dalla caserma di Coppito verso la pietosa visita al centro della città.
La protesta ha vissuto qualche momento di tensione fra alcune militanti che si sono scagliate verbalmente contro il cordone di poliziotti. Intanto il corteo di auto dei leader è filato via senza intoppi assieme ai giornalisti al seguito che non hanno potuto documentare il lato B del G8. Quello dei cittadini invisibili come i terremotati, ai quali dopo la fugace vista ravvicinata con Obama non è rimasto altro che tornare nelle loro tende. Che vergogna.

L’Africa e i potenti del G8

autore: 
Lucio Garofalo

Al termine del summit internazionale tenutosi a L’Aquila nei giorni scorsi, Silvio Berlusconi ha proclamato con la consueta alterigia ed enfasi retorica: "Il G8 è stato un successo, sono stati stanziati 20 miliardi per l’Africa". In realtà, il vertice de L’Aquila si è concluso con una serie di clamorosi fallimenti rispetto agli ambiziosi obiettivi fissati nell’agenda. Sorvoliamo il tema dei mutamenti climatici, non tanto perché secondario o marginale, quanto per concentrarci sul nodo centrale dell’economia globale rappresentato dalla frattura sempre crescente tra Nord e Sud del mondo e dalle iniziative politiche a favore soprattutto del continente africano e contro la fame nel mondo. Ebbene, su tale versante il G8 ha annunciato solo vaghi e generici impegni e proclami verbali che, come ormai succede puntualmente, verranno smentiti dai fatti.

Dunque, il vertice del G8 si è rivelato come l’ennesima operazione mediatica sbandierata come un evento persino filantropico e umanitario, con uno scopo liberale quanto pragmatico, almeno stando agli scopi dichiarati e alle enunciazioni di principio, quale la cancellazione del debito economico che strangola i paesi africani. Al di là della buona fede e delle buone intenzioni, reali o presunte, di qualche ingenuo spettatore tendenzialmente credulone e sprovveduto, a chi è per indole, vocazione e formazione intellettuale sempre vigile e critico, diffidente e malpensante, non è sfuggito il vero carattere, per nulla caritatevole e misericordioso, di tale avvenimento, ossia una finalità ipocrita e strumentale di mera propaganda ideologica. Come altre precedenti iniziative persino spettacolari, anche questo annuncio “buonista” appare assolutamente funzionale, o comunque strumentalizzabile, ai fini di un disegno ideologico e propagandistico teso, tra l’altro, a “ripulire” la coscienza sporca della "ricca e opulenta" civiltà occidentale, per procedere infine a riabilitare un sistema economico di rapina, di espropriazione e sfruttamento materiale e intellettuale imposto a danno di miliardi di esseri umani, un sistema economico planetario che da anni è precipitato in una grave perdita di consensi, oltre che in una fase di profonda crisi strutturale.

A questo punto, mi sorge spontanea una domanda: ma chi sono i veri debitori e i veri creditori? Mi spiego meglio. L’Africa, culla del genere umano e delle prime civiltà storiche, è uno sterminato continente ricco di risorse umane e ambientali: forza-lavoro, acqua, petrolio, oro, diamanti, avorio e altre preziose materie prime. Queste immense ricchezze - non solo materiali, se si pensa al saccheggio culturale che ancora oggi subiscono le popolazioni africane - per secoli sono state depredate ed estorte ai legittimi proprietari, ossia gli africani, da parte di una ristretta schiera di superpotenze economico-imperialistiche (soprattutto europee, con l’aggiunta degli Stati Uniti, mentre il Giappone ha sempre mirato al dominio e allo sfruttamento coloniale del continente asiatico) che, in nome di una pseudo-legalità internazionale, continuano a pretendere la restituzione del cosiddetto debito economico accumulato da regimi locali dispotici e corrotti, collusi con lo strapotere occidentale, in seguito ad incessanti acquisti di armi da guerra, i cui principali produttori ed esportatori mondiali sono, non a caso, i suddetti Stati occidentali. Se leggiamo bene la storia dell’Africa (e dell’intero pianeta) ci rendiamo perfettamente conto che è il "ricco e civile" mondo occidentale ad essere debitore, sia sotto il profilo materiale che culturale, verso i popoli africani, non il contrario. Eppure, chi espone le cose come realmente sono, ossia crudamente e senza ipocrisie, è criticato e bandito quale “nemico” dell’occidente.

Dal canto suo, il G8 ha creato uno dei paradossi più assurdi che si siano mai conosciuti, ma che esprime emblematicamente ed efficacemente la follia e le violente contraddizioni che sono alla base dell’assetto economico sociale vigente su scala planetaria. Infatti, mentre da un lato i capi di Stato riuniti nel G8 hanno pomposamente annunciato di voler abbattere il colossale debito economico (che ammonta a svariate migliaia di miliardi di dollari: una cifra spaventosa) che affoga i paesi africani e che in effetti non potrà mai essere estinto completamente dato che solo gli interessi annui stanno letteralmente strozzando lo sviluppo di quei popoli, soprattutto dell’Africa sub-sahariana e centro-meridionale, dall’altro lato dietro i proclami retorici si annidano nuove, pericolose liberalizzazioni in ambito economico internazionale.

A parte le condizioni di estrema povertà materiale in cui versa oltre un miliardo di persone che vive con meno di un dollaro al giorno, occorre evidenziare la catastrofe sanitaria provocata dalla crescente diffusione di perniciose malattie epidemiche quali l’Aids, che in occidente sono ormai debellate o sotto controllo, mentre in vaste zone del continente africano stanno causando un vero e proprio sterminio di massa a causa degli alti costi dei vaccini imposti dalle multinazionali farmaceutiche. Ebbene, il mio profondo scetticismo scaturisce esattamente dall’analisi dell’esperienza storica, che mi induce a dubitare del valore di simili iniziative che servono, probabilmente, solo a rimuovere i sensi di colpa e la cattiva coscienza del mondo occidentale. Non è un caso che l’immenso fiume di denaro devoluto finora ai paesi poveri, sia finito in parte nelle tasche dei ceti ricchi dei paesi poveri, in parte è ritornato ai ricchi dei paesi più ricchi in termini di interessi (usurai) sul debito oppure attraverso la vendita di armi.

Allora, si dirà, come sono “bravi, buoni e generosi” i bianchi occidentali, che sono persino disposti ad azzerare il debito finanziario che uccide l’Africa e il Terzo mondo in generale! Ma, domando, quale strozzino ha mai estinto, di sua spontanea volontà, il debito (o una parte di esso) contratto dalle proprie vittime? Nessuno. Eppure siamo pronti a credere che una cosa del genere possa improvvisamente accadere agli usurai dell’economia globale, soltanto perché lo ha detto la Tv, solo perché lo hanno annunciato alcuni capi di stato. Ma che ingenuità sovrumana! Inoltre, seguendo i telegiornali, ad un certo punto ho visto scorrere le immagini dei potenti del G8, alla stregua di un vero e proprio spot elettorale. Ciò mi ha ulteriormente confermato che un obiettivo strategico di simili iniziative “benefiche”, condotte a livello verticistico, è quello di sottrarre l’iniziativa ai movimenti di base e alle masse, che evidentemente possono solamente svolgere un ruolo da spettatrici, per assegnare invece una funzione decisiva e primaria agli statisti del G8 i quali, grazie anche ai loro giullari e servitori addetti alla propaganda, possono riacquistare la credibilità e il prestigio perduti.

Tuttavia, i capi di stato del G8 non sono tanto potenti e determinanti quanto lo sono, invece, altri centri di comando e dominio “imperiale”, ovvero: le multinazionali, soprattutto quelle petrolifere, degli armamenti, dei farmaci, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e altre strutture del potere economico sovranazionale. Pertanto, le migliori campagne di sensibilizzazione non si promuovono organizzando eventi di pura retorica e demagogia politica, o allestendo megaspot elettorali a beneficio dei presunti padroni della Terra, bensì costruendo dal basso percorsi di lotta, di elaborazione, riflessione e progettazione politica, in cui le masse popolari riescano ad esercitare un ruolo di protagonismo reale, attivo e consapevole, e non quello di semplici spettatori e consumatori passivi di ciò che ormai è diventato soprattutto uno dei tanti mega-spettacoli dello starsistem politico internazionale. Ovviamente, mi riferisco al summit del G8.

Questa è l’umile opinione di un cittadino del mondo che non intende conformarsi agli schemi politici e culturali dominanti, ma cerca di sfuggire alle facili suggestioni suscitate dai mass-media e da iniziative prettamente propagandistiche. In buona sostanza, il mio intento è di smascherare la natura ipocrita e mistificante di tali operazioni di portata planetaria che vengono spacciate come attestati di solidarietà e di amicizia universale, ma in realtà approfittano della buona fede e delle speranze dei popoli. Non sono un mago né un profeta, per cui non conosco né intendo suggerire la “soluzione” rispetto ai gravi problemi che affliggono gran parte dell’umanità, come la drammatica emergenza della povertà estrema in cui versano i popoli africani. A tale scopo, comunque, non servono le iniziative quali il G8, che celano e perseguono altri interessi, orientati a vantaggio dei decisori del G8 e di quel 20 % di ricchi che consumano oltre l’80 % del reddito materiale prodotto dall’intero pianeta.

L'Aquila 10 luglio, report dalla manifestazione

autore: 
rete di soccorso popolare

Sabato 11 luglio, mentre leggiamo i giornali, si avvicina Nella, una signora che vive in una tenda davanti casa sua. E’ in compagnia di una ragazza che ci guarda con occhi luminosi. Non è difficile leggere nel suo sguardo la tenerezza della gratitudine di chi si è sentito avvolto dal caloroso abbraccio solidale di tante persone venute a manifestare a L’Aquila contro il G8. Nella ci riconosce dalle immagini viste in televisione. Vuole esprimerci la sua commozione nel vedere “tanti giovani, venuti addirittura dalla Sicilia, per manifestare al fianco degli sfollati aquilani” e si scusa, anche per conto di altri aquilani che non hanno partecipato alla manifestazione nazionale del 10 luglio, per l’ostilità mostrata dai rappresentanti dei comitati cittadini che non hanno aderito.
Ci spiega: “avevamo paura, c’erano tutte quelle scritte che dicevano che dovevamo starvi lontani”. “Dov’erano quelle scritte, sui giornali?” le chiediamo. “Anche - ci risponde lei – ma la polizia soprattutto le ha fatte girare”.

L’Aquila 10 luglio, circa 10.000 persone hanno partecipato alla manifestazione contro “il G8 dei potenti sopra 300 vittime innocenti”. Dietro lo striscione di apertura “Voi G8 siete il terremoto, noi tutt@ aquilan@”, c’era una delegazione di vigili del fuoco, accolta al grido di “rispettiamo solo i pompieri” e c’erano gli aquilani contro il G8, dalla rete di soccorso popolare ai sindacati di base. “fuori gli sfruttatori”, “crisi, terremoto, repressione non ci fermeranno”, “Una sola grande opera: ricostruire L’Aquila dal basso”, “assassinati alla casa dello studente. Diritto allo studio inesistente”, “meno f35 più case” recitavano i loro striscioni.
Molte donne e giovani combattivi hanno animato il lungo corteo dalla stazione di Paganica alla villa comunale al grido di “L’Aquila libera”, “siamo tutti aquilani” e poi ancora: “liberi tutti”, “ci espropriano, ci sfrattano, ci danno polizia, è questa la loro democrazia”, “al g8 soldi tanti, agli aquilani calci ai denti, ma non siamo mendicanti!”. Molti slogans per ricordare l’assassinio di Carlo Giuliani, contro i licenziamenti della crisi prodotta dai potenti e soprattutto una promessa: “una rivolta vi seppellirà”.

Davanti ai cantieri di Bazzano del progetto C.A.S.E., abbiamo urlato “case sì, ghetti no”. Gli operai di quei cantieri lavorano giorno e notte e non vedono le proprie famiglie da mesi. Già si contano numerosi incidenti su quei cantieri, dove gli operai, soprattutto immigrati, lavorano anche fino a 12 ore al giorno, senza alcun controllo: la protezione civile è il dittatore dell’emergenza e qualcuno, andato a fare reclami all’ispettorato del lavoro, si è sentito rispondere: “lasciate perdere, dovete ringraziare le ditte legate alla moglie di Bertolaso se ora qui vi lasciano lavorare”.
Si dice che al DICOMAC l’80% dei lavoratori impiegati durante il G8 dentro la scuola della guardia di finanza, lavorasse al nero.

Davanti a quei cantieri abbiamo urlato “fuori, fuori gli sfruttatori” e gli operai si sono fermati e ci hanno salutato da lontano, anche a pugno chiuso. Nessuno di loro poteva raggiungerci da quei cantieri – prigioni a cielo aperto dietro le reti e i cordoni della polizia, ma hanno potuto bloccare i lavori per un po’ mentre il lungo corteo scorreva sotto i loro occhi.
A S’Elia, davanti a una tendopoli, abbiamo invitato gli sfollati a unirsi al corteo, al grido di “L’aquilano non si arrende, tutti fuori dalle tende”. Gli sfollati autonomi da dietro le reti hanno applaudito e dato ristoro come potevano ai partecipanti al corteo.

Nonostante il boicottaggio capillare a questa manifestazione, gli sfollati hanno capito da che parte stanno questi famigerati no-global e ora sanno che non sono soli, che la lotta contro i padroni della terra è una lotta di tutti e che “siamo tutti aquilani”.

I veri guastatori, i veri assassini sono coloro che hanno imprigionato un’intera città; i veri guastatori, i veri assassini sono coloro che hanno ignorato il rischio sismico; i veri guastatori, i veri assassini sono gli sciacalli al governo, sono le tutte le istituzioni e i partiti che hanno rilasciato autorizzazioni a costruire senza alcun vincolo di sicurezza, sono gli 8 potenti della terra, che su questa terra, lacerata dalla crisi e dal terremoto, spadroneggiano arroganti.

IL G8 E’ FINITO
LA LOTTA DEGLI SFOLLATI E’ APPENA COMINCIATA

Grazie a tutti i compagni che hanno lottato insieme a noi
A tutti loro e a quelli che non sono riusciti a raggiungerci, ostacolati o repressi da questo Stato di polizia, va tutta la nostra solidarietà

Repressione e incapacità: ecco cosa resta del G8

autore: 
Mattia Nesti
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Chiunque abbia vissuto con passione, nel bene e nel male, le giornate del G8 di Genova di otto anni fa, non potrà fare a meno di guardare con un velo di malinconia agli eventi di questo nuovo summit targato Berlusconi.

L’inutilità di questo vertice è ancora più lampante di quanto già lo fosse otto anni fa, quando i movimenti no-global denunciavano le pericolose contraddizioni del capitalismo, esplose con la crisi economica che tutti ben conosciamo. I “grandi” rispondono con dichiarazioni poco convincenti, dimostrandosi, nonostante i clamorosi fallimenti registrati in questi anni, ancora totalmente incapaci di guardare ad “un altro mondo possibile”, come dimostrano le debolissime prese di posizioni sull’economia mondiale, sull’ambiente, sulle problematiche legate alla povertà, all’acqua, alla guerra.

Otto anni fa le strade di Genova videro centinaia di migliaia di studenti, di giovani precari, di lavoratori, di attivisti manifestare il proprio dissenso nei confronti della politica ottusa dei “grandi”, intenzionati a continuare a subordinare il bene dei popoli agli interessi del capitalismo e dell’imperialismo. Le strade di Genova di quei giorni furono anche teatro di una repressione tanto violenta quanto confusa e disorganizzata; mesi di terrorismo psicologico criminale messo in atto da alti dirigenti contro ragazzi di vent’anni mandati in piazza a massacrare loro coetanei, diedero i loro frutti in quelle giornate, con interi battaglioni mandati allo sbaraglio in una città a loro sconosciuta e finiti a caricare alla cieca cortei autorizzati e fino a quel momento pacifici.

Negli otto anni trascorsi e in particolare negli ultimi mesi, i “grandi” hanno subito sconfitte macroscopiche sul piano politico, sociale ed economico. Ma questo non li ha impedito di presentarsi all’appuntamento di questi giorni con risoluzioni ridicole, senza prendere posizioni chiare sull’ambiente (auspicando solo una fantomatica riduzione delle emissioni entro il 2050) e sull’economia, con il dollaro che verrà presto spodestato dal suo ruolo di moneta di riserva e senza che nessuno si sia preoccupato di parlare, oltre che di vuote regole finanziarie, di come contrastare l’emergenza sociale. Per non parlare dell’atteggiamento che li ha portati a denunciare la repressione iraniana senza preoccuparsi di prendere una posizione netta contro il vergognoso golpe “cileno” in atto in Honduras.

Oggi come ieri i “grandi” non hanno nessuna intenzione di pensare ad un mondo diverso e migliore. Possibile e necessario.

A mancare l’appuntamento, quest’anno, è stato magari il movimento contro il G8 che proprio adesso, che la storia di inizio millennio, gli ha dato ragione, non è riuscito a costruire una piattaforma convincente contro questo G8, chiedendo, una volta per tutte, non tanto l’eliminazione di questo vertice, destinato di per sé ad estinguersi nel giro di pochi anni, quanto la costruzione di un modello socio-economico e culturale alternativo al capitalismo, fondato su diritti, libertà, uguaglianza, partecipazione.

E’ anche per questo che le manifestazioni e le azioni di questi giorni, fatta eccezione solo per la vigorosa reazione dell’Onda agli inqualificabili attacchi polizieschi, spesso non sono riuscite o, comunque, hanno avuto un profilo nettamente minoritario.

Al contrario bisogna, purtroppo, registrare un pericolosissimo salto di qualità delle forze dell’ordine. Il caos che regnava otto anni fa, che fu anche ben cavalcato da chi voleva trasformare il summit in una “macelleria messicana”, ha lasciato spazio ad un’azione capillare su tutto il territorio, volta a eliminare con la forza qualsiasi forma di opposizione democratica.

Lo dimostra l’enorme numero di fermi, arresti, perquisizioni che hanno fatto registrare un livello di repressione mai così alto a fronte di numeri, per quanto concerne le manifestazioni, mai così bassi.

Il tutto assume un profilo ancora più inquietante se riletto, come qualcuno tra i vari collettivi e movimenti suggerisce, attraverso le parole del progetto NATO “Urban Operations in the Year 2020” redatto nel 2003, che contiene una previsione, antecedente, quindi, alla grave crisi economica che stiamo attraversando, secondo cui nel 2020 è prevista l’esplosione di un enorme conflitto sociale su scala planetaria che richiederebbe, come unica soluzione, l’intervento capillare dell’esercito all’interno delle città.

Un documento che oltre a rendere più inquietanti le pattuglie di La Russa, le ronde e i fatti di questi giorni, dovrebbe far riflettere su come queste organizzazioni internazionali sotto l’egida degli Usa (G8, NATO, WTO…) non contemplano in nessun caso la possibilità di costruire un mondo “diverso”, di sostituire gli interessi del capitale con i bisogni dei popoli.

Alla fine questo G8 se ne va dall’Italia lasciando una situazione identica a quella che ha trovato una settimana fa. Questo summit, come era ampiamente prevedibile, non ha detto nulla per quanto riguarda l’ambiente, l’economia, gli equilibri geopolitici internazionali. Dall’altra parte, fatta eccezione per gli arresti di lunedì, questo summit è passato senza lasciare alcun segno importante nella vita dei movimenti italiani.

Quello che esce, invece, da questa settimana è la chiara impressione che l’unico modo per uscire da questa situazione che ci vede rotolare, con la tacita approvazione dei “grandi”, verso un abisso economico e sociale, sia ricostruire conflitto a partire dal territorio e dalla realtà locali, come accaduto, per esempio, a Vicenza contro il Dal Molin.

E allora sarà fondamentale costruire un autunno di lotte su tutto il territorio per rilanciare le vertenze degli studenti, dei lavoratori, dei cittadini che difendono il territorio, dell’ambiente, dei migranti, degli sfruttati.

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