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G8

[L’Aquila] migliaia in piazza contro il G8 e per la ricostruzione

autore: 
Marco Santopadre
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"Contro il G8 della crisi per la ricostruzione sociale al 100%" recitava uno degli striscioni. Alla fine a scendere in piazza sono state circa 8000 persone arrivate a l’Aquila per partecipare alla marcia nazionale contro il G8 indetta dal Patto di base e dalla Rete nazionale contro il G8.

Come racconta l’inviato di Repubblica in maniera fedele: “Due ore e mezza sotto il solleone in marcia sulla statale 17, tra i campi di fieno della campagna aquilana; poi la ripida ascesa alla Villa, nel cuore della città, e il gran finale con scampoli di tensione, esplosa all'improvviso quando un manipolo di teste calde italiane e straniere ha provato a sfidare il cordone di polizia che controllava l'accesso al Centro storico devastato del capoluogo abruzzese. I primi calano sul viso sciarpe e maglioncini, pronti a dare battaglia; gli agenti indossano all'istante i caschi, preparando la carica. La tensione sale a mille, e si scarica in un gran balzo generale di venti metri all'indietro. Dopo un po' ci riprovano lanciando bottigliette d'acqua contro poliziotti e telecamere. Stop, fine.”

Nonostante le intimidazioni dei giorni precedenti e l’aperto boicottaggio di Pd, Cgil ed Arci, migliaia di manifestanti, arrivati in pullman e in auto da tutta Italia, hanno percorso la lunga strada - otto chilometri - tra la stazione ferroviaria di Paganica e la Villa comunale dell’Aquila, proprio a ridosso del centro della città.

La marcia si è svolta serenamente ma con determinazione: nel lungo serpentone erano visibili soprattutto gli spezzoni dei sindacati di base RdB-Cub e Cobas (presente anche una delegazione dell’Sdl), della Rete Campana contro il G8 (alla fine sono stati cinque i pullman arrivati dalla Campania), di Rifondazione Comunista, della Rete dei Comunisti, di Sinistra Critica, del Partito Comunista dei Lavoratori, del Pdci; in testa ad aprire il corteo gli striscioni “Crisi, terremoto, repressione non ci fermeranno” retto da un ‘gruppo di aquilani contro il G8’, e “Voi G8 il terremoto, noi siamo tutti aquilani” portato da rappresentanti di Rdb e Cobas con tanto di Vigili del Fuoco in divisa e caschetto, applauditi più volte dagli altri manifestanti che al loro passaggio hanno gridato “Rispettiamo solo i pompieri” in aperta polemica con la militarizzazione delle tendopoli e lo strapotere dei corpi militari nelle zone terremotate.

In testa quelli di Epicentro Solidale con lo striscione “Una sola grande opera, ricostruire l’Aquila dal basso” con molti manifestanti abruzzesi e non che indossavano caschetti gialli e rossi a rappresentare la comune condizione di terremotati e ad esprimere quindi solidarietà attiva nei confronti delle popolazioni che prima hanno subito la tragedia del sisma ed ora quella tutta politica di una ricostruzione orientata al business e alla speculazione, con la provocazione dei vip e delle first ladies al seguito dei grandi della terra impegnati in passerelle mediatiche, pranzi di lusso e ricevimenti che appaiono come l’ulteriore schiaffo a una terra che ha perso tutto.
Pochi i rappresentanti dei centri sociali della capitale e soprattutto gli studenti dell’Onda, anche se nei 12 pullman arrivati solo da Roma oltre agli attivisti delle organizzazioni sindacali e politiche sono arrivati a Paganica tanti giovani e studenti.

La manifestazione ha cominciato a sfilare poco prima delle 13,30, e poi ha lentamente toccato 4 diverse tendopoli: quella di Paganica, le 2 di Buzzano e quella di Sant'Elia. Ai lati delle strade molti abitanti non si sono fatti irretire dagli allarmi lanciati dal Sindaco, dal Governo e dalla stampa nei giorni precedenti, che parlavano della ‘calata dei barbari’ e dell’arrivo dei black block intenzionati a spaccare tutto. Alcuni hanno distribuito acqua ai manifestanti, scambiando anche quattro chiacchiere con chi era lì per testimoniare la propria solidarietà e partecipazione.

Tutto è filato liscio, anche al passaggio del corteo davanti ai cantieri delle C.a.s.e. di Bazzano, difesi da un imponente schieramento di polizia che è risultato inutile e provocatorio, con anche gli uomini della protezione civile schierati in maniera marziale.
A circa un km dalla partenza dalla stazione di Paganica i manifestanti hanno potuto vedere con i loro occhi la cosiddetta ‘new town’, enormi piattaforme di cemento edificate con enorme spreco di denaro pubblico in mezzo al niente, al di sopra delle quale prima o poi (prima la scadenza era settembre, ora è già slittata a novembre...) sorgeranno i cosiddetti moduli C.A.S.E. di legno e cemento.
Un progetto inviso alla popolazione che invece chiede che i soldi stanziati vengano spesi in maniera trasparente per ricostruire rapidamente e integralmente il centro storico dell’Aquila e il resto delle case distrutte dal sisma del 6 aprile.
Un cartello ieri recitava: «Il nostro protettore Bertolaso è indagato per traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa».

Il corteo ha sfidato il sole e dopo gli 8 km di marcia, soprattutto lungo la statale 17, ha raggiunto intorno alle 16 il centro de L'Aquila dichiarato zona rossa e limite invalicabile per la cittadinanza, concludendosi nei giardini comunali che costituiscono l'ultima frontiera concessa.
E proprio li, a termine del corteo, si sono verificati momenti di tensione quando un gruppo di manifestanti ha provato a forzare le transenne di corso Federico II: ci sono stati dei brevi tafferugli che si sono poi conclusi con un breve lancio di bottigliette nei confronti delle forze dell'ordine. Niente di grave, se non per il fatto che l’egocentrismo e l’irresponsabilità di alcuni hanno permesso oggi a qualche giornale e tv di parlare di ‘tensione’.

La manifestazione è andata poi a concludersi con una serie di interventi dal palco improvvisato e montato dal Patto di Base, momento nel quale gli applausi più sentiti sono stati nel ricordo di Carlo Giuliani, il compagno ucciso dalle forze di sicurezza durante la manifestazione contro il G8 di Genova il 20 luglio del 2001.

La manifestazione no global contro il G8

autore: 
Miss Kappa
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E' stato un caldo e fraterno abbraccio quello che i no global hanno portato a noi Aquilani. Solidarietà ed affetto. E comprensione.
I cittadini non c'erano, presi dalla paura sbandierata dai media. E da quella della strumentalizzazione che mister B aveva già pronta. E con lui i suoi servi.
I manifestanti, convenuti da tutta l'Italia, hanno parlato ed urlato solo per noi. Hanno portato avanti solo le nostre istanze.

Eravamo in tanti, a mio avviso settemila. Il corteo si è svolto per otto chilometri, passando davanti ai tanti borghi distrutti. E davanti alle tende. Come in prigione, dietro le reti, i nostri concittadini ci guardavano. Silenziosi. Qualcuno ha applaudito. In molti hanno perso già la speranza. Volti tristi. Voci spente.

Si è passati davanti ad uno dei cantieri delle C.A.S.E. e si è visto lo scempio. Quello scempio che fa più male delle macerie che tutti abbiamo patito all'ingresso in città. Quando il silenzio è calato per lasciar posto al dolore. Dolore vero, che ho visto sul volto dei compagni. Uomini e donne che vogliono aiutarci. Ora più di prima. Mentre i grandi con le loro ladies lasciavano L'Aquila, senza aver avuto il minimo contatto con i disperati nei campi, loro, i compagni, lo avrebbero voluto quel contatto. Ma non è stato loro concesso.
Noi, i pochissimi Aquilani, aprivamo il corteo, con il nostro carico di dolore e di rabbia. Seguiti da una grande folla di persone che sanno cosa significa esercitare la solidarietà, poiché è un valore che portano dentro e del quale fanno bandiera.

I nostri politici, quelli locali, si sono pavoneggiati con potenti e fotografi, tra pranzi di gala e farse patetiche. E sorrisi fuori luogo, che fanno male.Mentre la nostra città è immobile, da tre mesi. E le nostre condizioni stanno ogni giorno diventando più preoccupati. E non abbiamo prospettiva alcuna, e nessuna certezza, neanche minima. Li aspettiamo per inchiodarli alle loro responsabilità. Ne parleremo.

Sono molto stanca. Demoralizzata. Ma vado avanti. Ora devo pensare a me, alla mia vita. A ricostruirla. Da sola.

Una ragazza: «Picchiata dagli agenti». Carcere svuotato per i no-global

autore: 
dal manifesto

Oggi gli interrogatori di garanzia per otto dei dieci arrestati. E a Regina Coeli un intero piano «liberato» in vista degli arresti.

Un intero piano del carcere romano di Regina Coeli è stato svuotato nei giorni scorsi per poter accogliere gli arrestati del G8. Lo racconta l'assessore al Bilancio della Regione Lazio Luigi Nieri che ieri è andato a visitare a Rebibbia le tre ragazze detenute da martedì mattina. Un clima, quello romano, sostanzialmente tranquillo nelle piazze, ma che racconta bene quelle che sembrano essere le intenzioni del Viminale.
Non è stato semplice ieri per gli assessori e consiglieri regionali incontrare gli otto arrestati durante le manifestazioni della vigilia del G8. «All'inizio non volevano farci vedere le ragazze - ha raccontato l'assessore regionale Nieri - ed è stata la prima volta in assoluto che ci hanno fatto resistenza nel vedere un detenuto». Le condizioni di una delle tre ragazze recluse nella sezione femminile di Rebibbia non è delle migliori. Secondo Nieri - che era accompagnato da Roberta Bartolozzi dell'associazione Antigone - una delle più giovani sarebbe stata malmenata al momento dell'arresto e «riporta lividi alle gambe, dietro la schiena e al braccio destro». Una versione che è stata confermata anche da Simonetta Crisci, avvocato del legal team, che sta seguendo l'iter processuale per alcuni degli arrestati.
Situazione difficile anche per i cinque ragazzi detenuti a Regina Coeli. «Non sanno neppure esattamente quali siano i reati a loro contestati e non sono ancora stati interrogati», spiega la consigliera regionale Anna Pizzo. «Tra di loro c'è un ragazzino di 20 anni, arrivato il giorno prima da Valencia e rastrellato alla stazione Termini - continua - mentre un secondo arrestato ha ripetuto più volte di non sentire da un orecchio e di aver richiesto una visita specialistica che ancora non ha ottenuto».
E' l'Onda a non piacere alle forze dell'ordine. Anna Pizzo racconta le battute di alcuni agenti della Polizia penitenziaria: «Abbiamo fatto fuori l'Onda». Agenti che quando qualcuno degli arrestati ha fatto notare che le porte delle celle erano chiuse fino a pochi minuti prima della visita dei consiglieri, rendendo l'aria irrespirabile, «hanno subito intimato a tutti di tacere», ricorda la consigliera Pizzo. Nessuna notizia è arrivata invece sugli altri due arrestati di martedì sera, uno spagnolo ed un italiano fermati alla stazione Termini.
Condizioni critiche, dunque, per i ragazzi, tutti giovanissimi, oggi alle prese con carceri sovraffollate e invivibili. La sezione femminile di Rebibbia, ad esempio, ha oggi 350 detenute, ovvero un numero pari a quello pre indulto.
Questa mattina i primi otto saranno probabilmente interrogati dal Gip per la convalida. Il Pm di Roma Giuseppe De Falco ha già chiesto ieri la conferma della custodia in carcere. L'accusa che la Procura di Roma sta ipotizzando è di danneggiamento, violenza e resistenza a pubblico ufficiale e di porto e detenzione di oggetti contundenti.
La giornata è stata relativamente tranquilla. In mattinata cinque ragazzi erano stati fermati a Piazza Di Spagna mentre tentavano uno strip tease in gruppo, ironicamente diretto a Berlusconi, esponendo uno striscione con la scritta «manteniamo il clima freddo così Berlusconi può tenere i suoi vestiti addosso». Nel pomeriggio la Polizia ha poi denunciato due fotografi con l'accusa di aver favorito la fuga di alcuni attivisti di di V-Strategy, dopo il lancio di vernice all'interno di un negozio della Benetton.

Milano «glocal», contro i Grandi e l'Expo

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dal manifesto (09/07)

In piazza alcune centinaia di persone. E una marea di agenti. «No alla repressione».

Il corteo (o rito stanco, stanchissimo) si doveva fare, e così è stato, da Porta Ticinese fino a Piazza Fontana, tagliando il centro cittadino più distratto del mondo. Tutto come da copione, comprese le farneticanti dichiarazioni allarmate del vicesindaco Riccardo De Corato, prontamente smentito dal prefetto Gian Valerio Lombardi, che invece di vietare il salotto della città ai «no global» - c'è ancora chi li chiama così - ha elargito pillole di democrazia applicata, «il diritto a manifestare il dissenso è sacrosanto, purché nelle forme non violente». Traduzione: a Milano ieri c'erano più poliziotti che manifestanti, non si sa mai...i grandi del pianeta ci stanno guardando, e non è sempre un bello spettacolo.
Duecento persone, accompagnate almeno dalle note della Banda degli Ottoni, hanno cercato in qualche modo di «milanesizzare» la mobilitazione sfilacciata contro il G8 e in sostegno delle popolazioni abruzzesi. Ne è uscito uno striscione colorato che ha messo insieme tre «No»: no al G8, appunto, no alla «militarizzazione» di tutti i territori che cercano di esprimere una qualsiasi forma di protesta, e no alla «speculazione», perché da queste parti alcuni comitati stanno cercando di spingere sul tema dell'Expo 2015 per rivitalizzare una opposizione sociale che non c'è (anche se proprio ieri, un sondaggio Cisl, diceva che il 61,7% dei milanesi non conosce gli obiettivi dell'iniziativa e che il 51,3% è orgoglioso che si tenga a Milano). Per tornare alla cronaca dell'evento che in queste ore sta sbriciolando tutti gli altri, lo slogan più sentito tra i manifestanti - le agenzie precisano che tra di essi c'era anche l'ex fondatore di Potere Operaio Oreste Scalzone - chiedeva la scarcerazione immediata dei ragazzi e delle ragazze arrestate nel corso della «tempestiva» e un po' goffa operazione della Procura di Torino in merito agli incidenti del Maggio scorso durante le manifestazioni dell'Onda. «Andate via, è anche colpa vostra se hanno arrestato gli studenti di Torino», con queste parole qualcuno ha apostrofato i cameramen sguinzagliati per riprendere fatti e piccoli misfatti. La solidarietà con gli arrestati, intanto, è stata rilanciata dalla testa del corteo milanese con un invito a partecipare alla manifestazione che si terrà domani nel capoluogo piemontese, per terminare il suo percorso davanti al carcere delle Vallette.

No global all'Aquila tra anti-G8 e ricostruzione

autore: 
dal manifesto

Nove chilometri di testimonianza, per contestare il G8 e per dimostare solidarietà alla popolazione aquilana.

Si è conclusa senza incidenti, intorno alle 18, la manifestazione organizzata dalla rete no-G8 in Abruzzo. Il serpentone (20 mila i partecipanti secondo gli organizzatori) si è snodato da Paganica - uno dei comuni più colpiti dal sisma - alla villa comunale dell'Aquila. I manifestanti sono quindi arrivati fino alla "zona rossa" che contrassegna il martoriato centro dell'Aquila, dove nessuno può più entrare. Il corteo era aperto dallo striscione "Voi siete il terremoto, noi siamo tutti aquilane/i", subito dietro il gruppo "Epicentro solidale", una delle prime reti dal basso che si è attivata per portare aiuti - non soltanto cibo e vestiti - alla popolazione rimasta senza casa.
A lungo il movimento ha discusso se fosse il caso di organizzare una manifestazione nelle zone colpite dal terremoto. L'idea di Berlusconi, lanciata a poche settimane dal vertice originariamente previsto a La Maddalena in Sardegna, aveva spiazzato praticamente tutti. Il premier aveva subito asserito: "I no global non avranno i coraggio di maniefstare lì". La rete no-G8 ha deciso invece di non rinunciare a portare in piazza una protesta contro la finta democrazia dei vertici, sicura che la popolazione aquilana avrebbe capito l'intenzione dei manifestanti di appoggiare le rivendicazioni per una ricostruzione veloce e trasparente. In questi giorni si sono rincorse le polemiche, sempre additate dai componenti della rete come un tentativo non soltanto della destra, ma anche del Pd, di creare divisioni. Non a caso diverse organizzazioni hanno disertato la manifestazione di ieri, che ha visto l'arrivo massiccio di persone soprattutto da Roma e Napoli. Tra le bandiere - moltissime - quelle di Cobas, Rdb-Cub, Rifondazione, Partito comunista dei lavoratori, Sinistra critica, Lotta comunista, Pdci. In realtà i pochi aquilani rimasti in città in questi giorni di G8 hanno accolto in modo positivo l'arrivo dei manifestanti. I quali sono stati più che attenti a isolare chiunque avesse intenzione di creare disordini in una situazione che, va da sé, è molto delicata. Le tensioni sono state ridotte al minimo: all'inizio c'è stata una polemica contro uno striscione firmato dal partito comunista turco che raffigurava una falce e martello con il mitra in mezzo e con su scritto "Smash G8". Alla fine del corteo, invece, qualcuno ha lanciato alcune bottiglie di plastica contro lo schieramento di polizia: "Sono una cinquantina di facinorosi, che avevamo individuato fin dall'inizio ed isolati", ha detto Piero Bernocchi portavoce dei Cobas "è un gruppo rappresentato da stranieri e italiani che si è radunato intorno allo striscione «Smash G8»". Anche il procuratore della Repubblica dell'Aquila, Alfredo Rossini, ha riconosciuto che "è andato tutto bene", pur precisando che "l'attenzione verrà mantenuta alta fino a sera".

[Torino] L'Onda non si arresta! 2mila in piazza a Torino!

autore: 
da infoaut

Mobilitaziona nazionale e diffusa sul territorio dell'Onda Anomala. Dopo la conferenza stampa tenutasi ieri a Torino da tante articolazioni del movimento, l'Onda prosegue la battaglia per la liberazione dei 21 compagni e compagne arrestati nell'operazione Rewind. E' stato fissato al 16 luglio prossimo il tribunale del riesame, ore 10:30 al Palazzo di giustizia di Torino; l'Onda si mobiliterà con un presidio fuori dal tribunale. Nel frattempo 2 degli arrestati riacquistano parziali libertà: quest'oggi ai torinesi Alessandro e Lorenzo sono stati concessi, al primo, gli arresti domiciliari, al secondo, l'obbligo di dimora.

L'appuntamento più atteso della giornata di mobilitazione contro gli arresti compiuti da Caselli & company era il corteo di Torino, fortemente interessata dagli arresti e dall'essere stata il teatro degli scontri contro il G8 University Summit del 19 maggio scorso. 2mila persone hanno percorso e bloccato per oltre 2 ore il centro della città di Torino, partendo da Palazzo Nuovo, concludendo in piazza Vittorio. Buona l'ennesima risposta e tassello dato agli arresti in città, tanti hanno voluto parteciparvi per portare la loro solidarietà, per esigere la liberazione, per ricordare "anch'io c'ero". Si è tornati sul luogo dove sono scoppiati gli scontri (corso Marconi), simbolicamente tornando con la mente a quella straordinaria giornata di conflitto dell'Onda dimostratasi Perfetta.

-Una breve cronaca del corteo contro gli arresti di Torino:

h 24 - Il corteo è terminato nella centralissima piazza Vittorio Veneto. 2000 i partecipanti: student*, precar*, militant* dei centri sociali, lavorator*, una delegazione NoTav, sindacati di base e tanti abitanti di questa città che non si riconoscono nell'immagine che di essa vogliono dare Caselli & co.

h 23.30 - Il corteo è appena passato in Corso Marconi, davanti alla Facoltà di Architettura, teatro degli scontri dello scorso 19 maggio. Gli interventi hanno ribadito l'importanza della giornata e della scelta dell'Onda di rompere i divieti cercando di violare la zona rossa.

h 23 - Il corteo si è molto ingrossato attraversando il centro città. Ora si trova in corso Vittorio e sono quasi 2000 le persone raccolte dietro lo striscione "LiberI/e Tutti/e! L'Onda Peretta non si arresta!" e grossi cartellli coi nomi degli arrestati. Dal furgone si ripetono - praticamente senza pausa - interventi a raffica che rivendicano tutto l'operato della manifestazione del 19 maggio, raccogliendo le grida d'adesione egli slogan di tutt* i/le presenti.

h 22.40 - Continua la solidarietà anche in Val di Susa, dove è in corso una nuova fiaccolata per graidare ancora una volta "Liber* tutt*!"

h 22.00 - Partito il corteo torinese per la liberazione di tutti gli arrestati dell'operazione "Rewind". Un migliaio di persone attraverserà - rifacendo il proprio di Rewind - le strade e le piazze che furono teatro della manifestazione nazionale contro l'illeggittimo G8 dell'università lo scorso 19 maggio. Per riaffermare il diritto al dissenso e alla libertà di manifestare, contro le inquisitorie persecuzioni dei vari Caselli e Maroni.

Dietro lo striscione "Dietro quello scudo c'eravamo tutti/e" a Bologna è sfilato un altro rabbioso corteo contro gli arresti, che hanno interessato la città con 4 compagni arrestati. 21 estintori di cartone sono stati portati in corteo, a simboleggiare la rivendicazione completa della giornata di conflitto del maggio scorso. Iniziativa travolgente anche a Pisa: il presidio indetto questo pomeriggio tardi si è trasformato in corteo non autorizzato che è andato ad occupare La Sapienza dell'università, uscendo poi dall'occupazione in corteo, bloccando il traffico e recandosi fin sotto la prefettura contro gli arresti, per la libertà di tutt*. Azione anche a Napoli, dove l'Onda napoletana ha occupato il Castello dell'Ovo, calando un lunghissimo striscione richiedente la scarcerazione degli arrestati. L'Onda di Palermo si è anch'essa mobilitata nella misura in cui questa mattina è stato interrotto il convegno "Univercittà", ponendosi ancora fortemente contro l'operazione Rewind. Tanti altri appuntamenti sparsi sul territorio nazionale in questa mobilitazione: da Ancona a Cagliari, da Trento a Firenze, e altre.

onda bologna: in 1500 per la liberazione dei 21

autore: 
da infoaut bologna

Millecinquecento persone hanno attraversato oggi Bologna in occasione del corteo indetto dagli studenti dell'Onda per ribadire con forza la richiesta di scarcerazione immediata dei ventuno arrestati nell'ambito dell'operazione Rewind. 4 di questi, Alle, Mato, Ernesto e Zua, sono stati arrestati a Bologna.

A tenere lo striscione, che recava la frase "Dietro quello scudo c'eravamo tutti/e" moltissime persone, che hanno intonato cori e mostrato il loro supporto agli arrestati, i quali il 16 luglio alle 10.30 assisteranno al pronunciamento del Tribunale del Riesame. Nonostante le condizioni climatiche non ottimali, verso le 20 il corteo è partito, ingrossandosi gradualmente durante il tragitto. All'altezza di via Delle Moline, i ragazzi e le ragazze dell'onda hanno dimostrato di rivendicare pienamente le pratiche di autodifesa messe in atto nella giornata del 19 maggio, esponendo 21 estintori di cartone( 1 per ogni arrestato) e ribadendo la loro opposizione al tentativo di criminalizzazione del movimento messa in atto dalla procura di Torino capeggiata dall'idolo della sinistra giustizialista Caselli.

"Dietro quello scudo c'ero anch'io" è stato il coro più cantato dai manifestanti, come a voler sottolineare l'unità del movimento dell'Onda e delle sue pratiche, in risposta al tentativo di divisione tra buoni e cattivi che è stato il fil rouge del teorema accusatorio della Procura torinese. Inoltre l'Onda bolognese si è saputa legare anche al dibattito cittadino spinto dalla neo-insediata amministrazione Delbono sulla necessità di ripulire i muri della città dal degrado delle azioni dei writers; notizia recente è la denuncia infatti (tra ieri notte e quella precedente) di 4 persone, prime vittime della nuova caccia alle streghe per cui anche l'ex premier Prodi si è mosso in prima persona.

Da via delle Moline fino alle Due Torri, passando per via Righi e la centralissima Via Indipendenza,i muri sono stati ricoperti da scritte inneggianti alla liberazione dei 4. Momento culmine di questa azione di ripresa della città è stato il murales (recante la scritta Liber* Tutt*)realizzato sotto le due torri. Da sottolineare anche la solidarietà internazionale verso i compagni in carcere dimostrata da alcune delegazioni che hanno sfilato per il percorso. Il corteo è poi terminato in Piazza Verdi, dove numerosi interventi hanno sottolineato la riuscita completa di un'iniziativa che in pieno luglio è riuscito a mobilitare un tale numero di persone in una città universitaria come Bologna. La battaglia per la liberazione degli arrestati prosegue.

Il G8 rinvia la sua azione sul clima al 2050

autore: 
(A)mbientalista
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Questa mattina, attivisti di Greenpeace a bordo di gommoni hanno avvicinato una nave carboniera in rada a Civitavecchia, dipingendo sulla sua fiancata il messaggio “G8: FAILED” (“G8: fallito”). Questa attività segna il culmine di una settimana di proteste di Greenpeace in tutto il mondo: dagli Stati Uniti alla Russia, dalla Francia all’Italia, gli attivisti hanno chiesto in diversi modi al G8 di porre le condizioni per un accordo importante alla Conferenza Onu di Copenhagen del prossimo dicembre sul clima. Sulla ciminiera di Brindisi è stato scritto “STUPIDS”, rivolto ai capi di governo riuniti all’Aquila.

In Italia, più di cento attivisti hanno occupato, scalato e dipinto ciminiere, gru e nastri trasportatori in cinque centrali a carbone (o in via di trasformazione), sottolineando come il carbone sia il principale “killer del clima” a livello mondiale. Dall’alto delle centrali di Brindisi, Fusina/Marghera, Porto Tolle, Vado Ligure e Civitavecchia, Greenpeace ha chiesto ai governi del G8 di prendere la leadership della lotta ai cambiamenti climatici. Gli attivisti stanno ancora occupando due centrali –Brindisi e Porto Tolle – dalla quale discenderanno in contemporanea con la fine del meeting dell’Aquila, concludendo la protesta.

“Mentre Greenpeace sta dimostrando cosa significa agire per difendere il clima, l’inazione del G8 ha portato il mondo un passo ancora più vicino a cambiamenti climatici catastrofici”, è il messaggio di Simona Fausto, attivista di Greenpeace, dall’alto della ciminiera di Brindisi: “I governi del G8 stanno nascondendo la loro mancanza di leadership dietro parole vuote e gesti vani. Invitiamo le persone di tutto il mondo a intraprendere ogni azione pacifica per domandare ai propri governi di stabilire obiettivi chiari di taglio alle emissioni di gas serra, prima che il trattato sul clima sia negoziato in dicembre”.

Il summit del G8 all’Aquila

I leader del G8 hanno rinviato l’azione sul clima alle future generazioni. E hanno abbandonato le popolazioni più vulnerabili agli effetti, sempre più devastanti, dei cambiamenti climatici. “I governi delle nazioni più ricche hanno avuto un’opportunità storica ma l’hanno sprecata”, commenta Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, dall’Aquila, “fallendo nello stabilire obiettivi di medio termine (2020, ndr) e rinviando al G20 la discussione sugli investimenti che serviranno alle nazioni in via di sviluppo per combattere i cambiamenti climatici. Oggi, i capi di governo del G8 hanno mostrato a tutti di essere dei semplici politici che parlano e non dei leader che prendono le azioni necessarie per il Pianeta”.

“Il G8 ha abdicato, in modo disgustoso, dalle proprie responsabilità”, continua Onufrio: “Invece di affrontare i cambiamenti climatici e di salvare le nazioni più vulnerabili del Pianeta, a partire da quelle dell’Africa, dagli impatti devastanti già in atto, hanno rinviato questa responsabilità a i governi futuri e alle prossime generazioni. La loro eredità e, cosa più importante, il nostro futuro sono ora sospesi sul filo”.

Sebbene abbiano finalmente ammesso che l’aumento della temperatura media del Pianeta dovrà essere contenuto sotto i 2 gradi, il G8 non ha indicato come raggiungere questo obiettivo. “Quando le Nazioni Unite terranno una sessione sui cambiamenti climatici, il prossimo 22 settembre, questi capi di governo dovranno essere pronti: il tempo per l’azione è ora”, conclude Onufrio.

In 8 e in 14 vissero tutti felici e contenti

autore: 
Marco Cedolin
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Finalmente si è chiuso il G8 dell'Aquila, patetica kermesse a metà fra una rivista di gossip e un rotocalco televisivo di propaganda politica.
La congrega di marionette lautamente stipendiata attraverso il denaro pubblico ed impropriamente etichettata come "grandi della terra" da uno stuolo di giornalisti sussiegosi, abituati a suggere la propria mancia dalla stessa fonte, si è profusa durante questi giorni in una rappresentazione tutto sommato mediocre.

Proclami generalisti privi di fondamento, buonismo di facciata dispensato a pioggia, vagonate di banalità spacciate come il risultato di complessi studi analitici, ottimismo fuori luogo sempre presente, al fine di dimostrare all'opinione pubblica che i mestieranti della politica continuano a tenere in pugno la situazione,a prescindere da quanto grave essa sia.

La crisi economica? Uno spauracchio, vero e proprio incidente di percorso, che ormai i "grandi" si sono lasciati alle spalle, per approdare a breve nella verde vallata della ripresa e dello sviluppo.

I mutamenti climatici? Un problema tangibile che fortunatamente i "grandi" dall'alto della propria lungimiranza sono riusciti a risolvere in quel di Coppito, attraverso proclami e proponimenti privi di qualsiasi valenza scientifica ma pregni di buona volontà, che rimetteranno sicuramente a posto le cose entro il 2050.

La fame nel mondo? Una piaga da lenire attraverso l'elargizione di una ventina di miliardi di denaro pubblico a quegli stessi soggetti che nel tempo hanno contribuito a rendere i paesi africani sempre più poveri e indebitati.

Poco importa se la fame sta iniziando a farsi strada anche nell'ex opulento occidente, dove le fabbriche chiudono, le code alle mense della Caritas s'ingrossano a dismisura e negli USA iniziano a proliferare tendopoli simili a quelle dell'Aquila ma destinate ad ospitare i poveri anziché i terremotati. Così come poco importa se il deterioramento dell'ambiente a livello globale continua a peggiorare in maniera esponenziale, mentre la malattia della biosfera, violentata dalla tecnosfera si fa ogni giorno più grave, infischiandosene delle rappresentazioni teatrali di un manipolo di cantastorie.

Una rappresentazione che nonostante la sua assoluta inutilità, al contribuente italiano è costata parecchio, senza ricevere nulla in cambio. Sempre che non abbiate trovato il modo per entusiasmarvi di fronte al nuovo vestito di Michelle, alla capacità di andare a canestro di Obama, al quadretto commovente costituito da Sarkò e Carlà mano nella mano o ai tanti complimenti che tutti gli ospiti si sono sentiti in dovere di rivolgere al nostro Presidente del Consiglio per l'impeccabile ospitalità, gentilmente offerta da tutti gli italiani che pagano le tasse e continueranno a pagarle fino a quando la crisi economica (quella che ormai ci siamo lasciati alle spalle) non li costringerà a prendere posto anche loro sotto ad una tenda, purtroppo molto meno lussuosa ed accessoriata rispetto a quella di Gheddafi.

Riflettori su l'Aquila e buio in Parlamento

autore: 
zac
image1: 
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Mentre il G8 sembra sempre più la croisette di Cannes, dove c'è più attenzione ai vestiti di Michelle che ai problemi del mondo e dove fa la sua comparsa anche George Clooney in compagnia di un Walter Veltroni in versione presenzialista, nel nostro Parlamento si compiono altri decisivi passi del nostro paese verso il baratro culturale, sociale ed ecologico in cui il governo di Berlusconi lo sta gettando.

Alla Camera assistiamo ad un blitz sul testamento biologico, incardinato in tutta fretta per pagare la cambiale di Berlusconi al Vaticano, dopo le feroci critiche sul libertinaggio gaio e irresponsabile.

Mentre al G8 si parla di rinnovabili, al Senato si vota il disegno di legge sullo sviluppo, che segna il già annunciato ritorno dell'Italia al nucleare, un bluff che farà solo perdere al nostro paese risorse e tempo preziosi sulla via obbligata della riconversione energetica.
In tutto questo dov'è il PD? Fuori dalla scena, chiuso in camerino, si guarda allo specchio e ancora non si riconosce.

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