"Contro il G8 della crisi per la ricostruzione sociale al 100%" recitava uno degli striscioni. Alla fine a scendere in piazza sono state circa 8000 persone arrivate a l’Aquila per partecipare alla marcia nazionale contro il G8 indetta dal Patto di base e dalla Rete nazionale contro il G8.
Come racconta l’inviato di Repubblica in maniera fedele: “Due ore e mezza sotto il solleone in marcia sulla statale 17, tra i campi di fieno della campagna aquilana; poi la ripida ascesa alla Villa, nel cuore della città, e il gran finale con scampoli di tensione, esplosa all'improvviso quando un manipolo di teste calde italiane e straniere ha provato a sfidare il cordone di polizia che controllava l'accesso al Centro storico devastato del capoluogo abruzzese. I primi calano sul viso sciarpe e maglioncini, pronti a dare battaglia; gli agenti indossano all'istante i caschi, preparando la carica. La tensione sale a mille, e si scarica in un gran balzo generale di venti metri all'indietro. Dopo un po' ci riprovano lanciando bottigliette d'acqua contro poliziotti e telecamere. Stop, fine.”
Nonostante le intimidazioni dei giorni precedenti e l’aperto boicottaggio di Pd, Cgil ed Arci, migliaia di manifestanti, arrivati in pullman e in auto da tutta Italia, hanno percorso la lunga strada - otto chilometri - tra la stazione ferroviaria di Paganica e la Villa comunale dell’Aquila, proprio a ridosso del centro della città.
La marcia si è svolta serenamente ma con determinazione: nel lungo serpentone erano visibili soprattutto gli spezzoni dei sindacati di base RdB-Cub e Cobas (presente anche una delegazione dell’Sdl), della Rete Campana contro il G8 (alla fine sono stati cinque i pullman arrivati dalla Campania), di Rifondazione Comunista, della Rete dei Comunisti, di Sinistra Critica, del Partito Comunista dei Lavoratori, del Pdci; in testa ad aprire il corteo gli striscioni “Crisi, terremoto, repressione non ci fermeranno” retto da un ‘gruppo di aquilani contro il G8’, e “Voi G8 il terremoto, noi siamo tutti aquilani” portato da rappresentanti di Rdb e Cobas con tanto di Vigili del Fuoco in divisa e caschetto, applauditi più volte dagli altri manifestanti che al loro passaggio hanno gridato “Rispettiamo solo i pompieri” in aperta polemica con la militarizzazione delle tendopoli e lo strapotere dei corpi militari nelle zone terremotate.
In testa quelli di Epicentro Solidale con lo striscione “Una sola grande opera, ricostruire l’Aquila dal basso” con molti manifestanti abruzzesi e non che indossavano caschetti gialli e rossi a rappresentare la comune condizione di terremotati e ad esprimere quindi solidarietà attiva nei confronti delle popolazioni che prima hanno subito la tragedia del sisma ed ora quella tutta politica di una ricostruzione orientata al business e alla speculazione, con la provocazione dei vip e delle first ladies al seguito dei grandi della terra impegnati in passerelle mediatiche, pranzi di lusso e ricevimenti che appaiono come l’ulteriore schiaffo a una terra che ha perso tutto.
Pochi i rappresentanti dei centri sociali della capitale e soprattutto gli studenti dell’Onda, anche se nei 12 pullman arrivati solo da Roma oltre agli attivisti delle organizzazioni sindacali e politiche sono arrivati a Paganica tanti giovani e studenti.
La manifestazione ha cominciato a sfilare poco prima delle 13,30, e poi ha lentamente toccato 4 diverse tendopoli: quella di Paganica, le 2 di Buzzano e quella di Sant'Elia. Ai lati delle strade molti abitanti non si sono fatti irretire dagli allarmi lanciati dal Sindaco, dal Governo e dalla stampa nei giorni precedenti, che parlavano della ‘calata dei barbari’ e dell’arrivo dei black block intenzionati a spaccare tutto. Alcuni hanno distribuito acqua ai manifestanti, scambiando anche quattro chiacchiere con chi era lì per testimoniare la propria solidarietà e partecipazione.
Tutto è filato liscio, anche al passaggio del corteo davanti ai cantieri delle C.a.s.e. di Bazzano, difesi da un imponente schieramento di polizia che è risultato inutile e provocatorio, con anche gli uomini della protezione civile schierati in maniera marziale.
A circa un km dalla partenza dalla stazione di Paganica i manifestanti hanno potuto vedere con i loro occhi la cosiddetta ‘new town’, enormi piattaforme di cemento edificate con enorme spreco di denaro pubblico in mezzo al niente, al di sopra delle quale prima o poi (prima la scadenza era settembre, ora è già slittata a novembre...) sorgeranno i cosiddetti moduli C.A.S.E. di legno e cemento.
Un progetto inviso alla popolazione che invece chiede che i soldi stanziati vengano spesi in maniera trasparente per ricostruire rapidamente e integralmente il centro storico dell’Aquila e il resto delle case distrutte dal sisma del 6 aprile.
Un cartello ieri recitava: «Il nostro protettore Bertolaso è indagato per traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa».
Il corteo ha sfidato il sole e dopo gli 8 km di marcia, soprattutto lungo la statale 17, ha raggiunto intorno alle 16 il centro de L'Aquila dichiarato zona rossa e limite invalicabile per la cittadinanza, concludendosi nei giardini comunali che costituiscono l'ultima frontiera concessa.
E proprio li, a termine del corteo, si sono verificati momenti di tensione quando un gruppo di manifestanti ha provato a forzare le transenne di corso Federico II: ci sono stati dei brevi tafferugli che si sono poi conclusi con un breve lancio di bottigliette nei confronti delle forze dell'ordine. Niente di grave, se non per il fatto che l’egocentrismo e l’irresponsabilità di alcuni hanno permesso oggi a qualche giornale e tv di parlare di ‘tensione’.
La manifestazione è andata poi a concludersi con una serie di interventi dal palco improvvisato e montato dal Patto di Base, momento nel quale gli applausi più sentiti sono stati nel ricordo di Carlo Giuliani, il compagno ucciso dalle forze di sicurezza durante la manifestazione contro il G8 di Genova il 20 luglio del 2001.