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G8

G8. L'unico obiettivo raggiunto, l'eutanasia.

autore: 
Alessandro Cardulli
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Un obiettivo il G8 l'ha raggiunto: quello di eliminarsi in una sorta di eutanasia. E' l'unica cosa concreta che i "grandi" del mondo siano riusciti a fare. Faranno ancora qualche gita, a spese dei contribuenti, per svolgere opera di consulenza ma tutti i poteri verranno verranno assunti dai paesi del G8 (Canada, Francia, Germania,Italia, Giappone, Russia, Gran Bretagna, Stati Uniti) più quelli del G5 (Sudafrica, Brasile, Cina, India, Messico) che rappresentano le economie dei paesi in via di sviluppo più forti del mondo, con aggiunta dell'Egitto in quanto paese dalla caratteristiche uniche, arabo, mussulmano, africano.

Naturalmente poteri limitati come oggi ma con qualche segnale di rappresentatività maggiore. Poi c'è anche il G20, di cui fanno parte oltre ai sopranominati Argentina, Australia, Indonesia, Arabia Saudita, Corea del Sud, Turchia, più l'Unione europea. Come si vede l'Africa non ha voce in capitolo e non l'ha avuta in questo moribondo summit, rappresentata da un dittatore crudele come Gheddafi. A fronte di tutti questi "G" sguinzagliati da Berlusconi per le vie della città devastata dal terremoto in cerca di una nuova verginità internazionale a spese di migliaia di abruzzesi che vivono sotto una tenda, emerge in tutta la sua drammaticità una verità: il vero "G" è quello a due e cioè fra Stati Uniti e Cina.

I due paesi protagonisti indiscussi del summit, vivono in simbiosi, l'uno ha bisogno dell'altro, con le politiche indicate da Obama e i veti posti dal portavoce cinese in assenza del presidente dell'immenso paese impegnato in una dura repressione contro il popolo uiguri. Ci vorrebbe perlomeno una terza voce, quella dell'Europa, ma non ci sembra sia imminente l'arrivo. Così è avvenuto che proprio da una città morta, distrutta da un terremoto, sia venuto il segnale della fine di una tornata di " summit" di cui fra poco tempo si perderà la memoria. Questo ultimo in particolare si contrassegna per i fallimenti a ripetizione registrati sui temi più importanti che erano nell'agenda dei lavori.

Il terremoto trasformato in una festa-spettacolo

Certo oggi i capi dei governi si congratulano con il nostro paese e con Berlusconi che esce ringalluzzito dalle tre giornate per l'organizzazione dei lavori che il nostro premier ha trasformato in una specie di festa nazionale, uno spettacolo, cui far partecipare , come in una gita turistica, presidenti e mogli, più gli "sherpa" coloro che li assistono. A questo proposito la stampa internazionale ci fa sapere che ha seguito gli incontri riservati anche, Bruno Vespa che ha fatto parte del ristretto gruppo dei consiglieri di Berlusconi, intrufolatosi fra i " grandi " come membro di un comitato abruzzese. Una festa, dicevamo, e in questo come è noto " papi" è uno specialista, non è secondo a nessuno ed è perfino riuscito ad evitare che i giornalisti stranieri gli rivolgessero domande sulle "sue feste con tanto di escort, "donnine" seminude e foto imbarazzanti. Visto che le conferenze stampa del premier erano dei soliloqui come quando si trova da Vespa a Porta a Porta, hanno finito per disertare gli incontri.

Per far divertire gli ospiti un simulatore sismico

Festa, ma anche con qualche particolare raccapricciante cui la stampa italiana ha dato, quando va bene, una notiziola, basso pagina. Si scopre così che un vero e proprio sfregio, un insulto è stato portato alle popolazioni terremotate. Nella caserma di Coppito che ha ospitato il vertice per iniziativa della Protezione civile, su idea, si dice, dello stesso Bertolaso con suggeritore Berlusconi, è stato montato un "simulatore sismico", una piattaforma vibrante che riproduce in modo esatto le vibrazioni della terra che il 6 aprile hanno sconvolto tanta parte del territorio abruzzese. Informano le agenzie di stampa che anche qualcuna delle ladies è salita sulla piattaforma. Ma per provare gli effetti del terremoto bastava guardarsi intorno, ascoltare il " popolo" delle tende, le donne dell'Aquila, coloro che hanno manifestato nelle zone colpite dal sisma e in tante città italiane. Il "simulatore sismico" montato per far provare brividi di paura, ci sembra una mancanza di rispetto per le stesse vittime che invece , si è detto, sarebbero state onorate dal G8, una trovata da film dell'orrore che gli aquilani non meritavano.

Cosa altro resta di questa dispendiosa, inutile tre giorni? Alla domanda di fondo, perché la crisi economica e i modi per uscirne con sostanziali cambiamenti dei modelli di sviluppo, delle politiche finanziarie, tali da combattere eficcamente la lotta contro la disoccupazione, la povertà, la fame nel mondo, non solo non c'è stata risposta. Non si è presa neppure in considerazione come punto di partenza. Basterà citare un esempio: uno dei problemi che riguarda più di un miliardo di persone, dell'Africa in particolare, cioé la possibilità di usare l'acqua, un bene che dovrebbe essere disponible per l'umanità intera, non ha trovato spazio. Non una parola contro la privatizzazione di un bene comune, quando tutti sapiamo quali e quanti interessi siano in gioco. Il rischio è che per l'acqua si aprano scontri ancora più gravi di quelli per il petrolio. Già, ma, qui, all'Aquila si è preferito parlare del buon vino abruzzese che ha acompagnato pranzi e cene. Speriamo si sia trattato davvero di un ultimo brindisi che ha accompagnato una frase d'occasione, mai tanto valida come oggi: morto il G8, viva il G8

Si è concluso un altro inutile G8

autore: 
Randy Iracile
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Con l’ultima patetica scena della targa in ricordo ai morti del terremoto si è concluso l’oltraggioso G8 italiano del 2009. Una farsa che suggella una farsa.

L’avevano detto, l’avevamo detto anche noi, che questo G8 non sarebbe servito a niente e così è stato.

O meglio, non è servito alla gente. Ai politici invece è servito e come. Il G8 nel teatrino della politica è il Pavarotti and friends della musica. Basta la presenza per legittimarsi. E così è stato per Berlusconi al quale Obama ha concesso riscatto. Obama che ha fatto la pace con il presidente russo, con Gheddafi, che ha avuto in regalo la maglia del Brasile. Insomma si legittimano tra loro questi grandi della politica, ma che poi nella pratica non decidono niente.

Il G8 nella versione 2009, una cosa a metà tra il G8 e il G13 non ha deciso nulla. Non poteva farlo. Troppo poco potenti per decidere da soli, nel bene e nel male.

Avrebbero dovuto decidere sull’Iran ma non era di certo questo il contesto giusto e non è uscita alcuna presa di posizione seria. Avrebbero dovuto parlare di regole per il libero mercato e domani le pagine dei giornali non riporteranno un emerito niente perché si è fatto melina aspettando il G20. Si doveva raggiungere un accordo sul clima ma senza Cina e India nessuno ha avuto le palle per sostenere in via unilaterale la riduzione delle emissioni e le sue conseguenze, ovvero l’inevitabile rivoluzione tecnologica necessaria per la sopravvivenza dell’umanità.

L’unico punto su cui hanno salvato la faccia, sono i paventati 20 miliardi di dollari allo sviluppo dell’Africa, ma la storia ci ha insegnato che questi progetti si perdono nel nulla del liberismo economico e negli accordi del WTO (privatizzazione dell’acqua, tanto per dirne una). Tanto più che nel futuro avremo milioni di migranti legati al riscaldamento globale.

Insomma un flop. Come quando Pavarottone prendeva le stecche. Solo di stecche questi grandi oramai ci hanno abituato ed il biglietto del loro concerto è molto molto caro.

Pranzi di galà, first ladies che scorrazzano, arredi di lusso e tanta sicurezza.

In questo dispendio di soldi arrivano ad avere ragione anche i timidi contestatori che si limitano a dire che si poteva spendere un po’ di più nella ricostruzione invece che nel G8.

Ma vagli a spiegare a questi grandi 8 che la loro esistenza è inutile, d’ammazzarsi. Dovremmo saltare in un universo parallelo e far vedere come sarebbe il mondo senza il loro liberismo sfrenato ed i loro summit. Allora si vedrebbe che i crolli di molti dei palazzi de L’Aquila ed il disastro di Viareggio non sarebbero mai avvenuti. A quel punto troverebbero qualcosina per protestare in più anche i manifestanti.

Fantascienza putroppo. Oggi Berlusconi (rileggittimato, alla faccia di D’Alema ed alla sua morale) e l’Ordine Mondiale è ben saldo anche nella visione di molti no-global. La repressione in questo ha fatto la sua parte. Vedremo quando la realtà avrà superato la fantascienza e le bande scorrazzeranno per la strada se torneremo veramente a mettere in discussione queste istituzioni.

L'Aquila: in 5mila alla marcia contro il G8

autore: 
no g8
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E' iniziato intorno alle ore 14 il corteo de L'Aquila contro il G8 che si è tenuto nel capoluogo abruzzese. Manifestazione partita dalla stazione di Paganica, che è snodata lungo un simbolico (per i comitati aquilani ed il territorio colpito dal sisma) percorso in avvicinamento ai giardini comunali, nel centro della città, dove inizia la zona rossa... Un corteo che ha toccato 4 tendopoli: quella di Paganica, le 2 di Bazzano e quela di Sant'Elia; oltre 5mila le persone che vi hanno partecipato. Massiccio lo schieramento di forze dell'ordine, tanti agenti davanti e lungo il corteo, in un clima costruito mediaticamente di esagerata e sproporzionata tensione.

In testa lo striscione "Contro il G8 della crisi Per la ricostruzione sociale al 100%", i comitati de L'Aquila, Epicentro solidale con la scritta "Una sola grande opera: ricostruire L'Aquila dal basso". Presenti anche i vigili del fuoco, con lo striscione "Voi G8 siete il terremoto", compagine importante nell'emergenza creata dal sisma e dalle pesanti responsabilità delle istituzioni sul disastro abruzzese, unico reale punto di riferimento per la gente terremotata trovatosi a far da tampone alle mancanze di chi fa promesse ma non le mantiene.

8 chilometri di marcia, soprattutto lungo la statale 17, fino al giungere al centro de L'Aquila dichiarato zona rossa e limite invalicabile per la cittadinanza, i giardini comunali costituiscono l'ultima frontiera concessa.
E proprio li, a termine del corteo, si sono verificati momenti di tensione quando un gruppo di manifestanti ha provato a forzare le transenne di corso Federico II: ci sono stati dei tafferugli che si sono poi conclusi con un breve lancio di bottigliette nei confronti delle forze dell'ordine.
La manifestazione è andata poi a concludersi con una serie di interventi dal palco improvvisato e montato dal Patto di Base, momento nel quale gli applausi più sentiti sono stati nel ricordo di Carlo Giuliani, compagno ucciso dalla polizia al No G8 di Genova 2001.

Corteo NO G8 arrivato all'Aquila, tensione con la polizia

autore: 
nog8

Momenti di tensione con la polizia all'arrivo del corteo all'Aquila.
Un gruppo di manifestanti vorrebbe entrare nel centro storico che è rigorosamente interdetto dalla polizia. Attualmente manifestanti e polizia si fronteggiano.
Ci sarebbero 4 fermati.
Bernocchi ha dichiarato chiusa la manifestazione e invita tutti a tornare ai pulman per evitare incidenti.

Roma No G8: a piazza Esedra i leader "incinti".

autore: 
nog8

Azione dimostrativa delle ong Oxfam e Ucodep a piazza Esedra: i leader del G8 «incinti» che fanno stretching ed esercizi yoga pre-parto al centro di Roma.
«Se i i leader del G8 fossero incinti farebbero di più per sanità ed istruzione nei Paesi poveri» dicono gli attivisti.

Cronache di Bananaland

autore: 
Carlo Bertani
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Ho da tempo affermato che non guardo più la televisione, ed è vero. Trovandomi, però, in vacanza in un luogo dove non giunge nemmeno il segnale per le comuni “chiavette” a banda (pressappoco) larga, ho dovuto “nutrirmi” delle verità delle due mamme, RAI e Mediaset. La prima curiosità che mi ha assalito, è che stavo ricevendo notizie sul G8 organizzato da Silvio Berlusconi dalle emittenti di proprietà di Silvio Berlusconi, oppure controllate da Silvio Berlusconi come Presidente del Consiglio, dove si citavano giornali di proprietà della famiglia Berlusconi. Prima domanda: è ancora l’Italia o siamo diventati il Bananaland?

La seconda, più che una domanda, è l’approfondimento di un’omissione che viene data per scontata: il presidente cinese Hu-Jin-Tao è dovuto tornare in Cina per la rivolta dei turcomanni del Xinjiang. Le comunità islamiche turcomanne sono dislocate – almeno dal XV secolo – lungo la via “alta” della Seta, ossia nel percorso che giunge in Cina passando per gli odierni Iran ed Afghanistan, Persia e Carmania di un tempo: 50.000 turcomanni abitano tuttora a Kirkuk, nel cosiddetto “Kurdistan iracheno”.

Guarda, guarda…proprio nell’occasione del G8, alcune migliaia (o decine di, centinaia di, poco importa) – visto che stiamo parlando di una nazione di oltre 2 miliardi di persone – si ribellano al governo di Pechino e giungono allo scontro. La battaglia dura un solo giorno poiché, quello seguente, già va in scena la vendetta dell’etnia dominante, quella han, e tutto sembra seguire il solito copione cinese già osservato per la questione tibetana oppure per le rivolte sindacali. Ma, ecco la novità: il presidente cinese Hu-Jin-Tao ritorna precipitosamente in Cina, secondo le Berluscomanie nazionali, per “riprendere in mano la situazione”. Come se la Cina fosse paragonabile a qualche dimenticata Repubblica delle Banane dove, quando il Presidente è all’estero, ne approfittano per portargli via l’argenteria. Ora, pur sorvolando che la rivolta ha avuto luogo in una dimenticata città di confine cinese, che sarebbe bastata una misera brigata motorizzata per domarla (come sta avvenendo), viene da chiedersi chi siano stati i fomentatori della rivolta, in pieno stile complottista.

L’ipotesi A racconta che, gli Amerikani Kattivi, abbiano trovato uno Yuschenko turcomanno “arancione” e gli abbiano fornito una montagna di soldi per fomentare i disordini: a quel punto, un nonnetto rinfanciullito napoletano – di professione Presidente della Repubblica italiana – scambiava i fatti d’Ungheria del 1956 con lo Xinjang del 2009, e si permetteva di rammentare a Hu-Jin-Tao l’annosa questione dei diritti umani.

Hu-Jin-Tao lo squadrava di traverso poi, impaurito dalla minaccia (!) turcomanna, riprendeva la via della Cina con la coda fra le gambe e – fatto tesoro delle raccomandazioni italiane (!) – decretava migliaia di condanne a morte. Cosa che, senza il Presidente in cattedra sulla Piazza Tien an Men, non si può ovviamente fare (!).

L’ipotesi B è che le impostazioni definite dalle cancellerie occidentali per le questioni più spinose – controllo delle emissioni di gas nocivi, riduzione della temperatura del Globo, ecc – non fossero poi così gradite a Pechino. Nota: alla nazione che s’avvia, nei prossimi decenni, a diventare la prima economia del Pianeta.

Nella seconda ipotesi, una rivolta in una città di confine viene rintuzzata, fino a diventare un caso mondiale proprio per volontà cinese: a quel punto, Hu-Jin-Tao ha la scusa per tornarsene in Patria e lasciare quel vertice dal quale non poteva portare a casa nulla di buono.

Qualcuno dirà che, a L’Aquila, è rimasta la delegazione cinese: chi conosce almeno un poco il “palazzo” cinese e la sua storia, potrà facilmente comprendere quanto siano importanti i funzionari cinesi rimasti.

Difatti, fra i tanti successi strombazzati dalle Berluscomanie nostrane, c’è l’accordo sul clima e sulle emissioni gassose: peccato che non è stato accolto né dalla Cina e né dall’India, ovvero dalle nazioni che sono il vero apparato industriale del Pianeta.

Non vorrei, con queste poche righe, affrontare i problemi della questione turcomanna (che risale, come tante altre, all’eredità dell’Impero Ottomano) né trattare la questione del clima, che richiederebbe un saggio, altro che un semplice post, manco un articolo. Desidero solo sottolineare che, quanto esposto dai media nazionali ed internazionali, non può corrispondere a verità, poiché nell’ipotesi A – l’unica propalata ai quattro venti (senza, ovviamente, approfondire il “come mai” i turcomanni s’erano sollevati) – un cenacolo di vecchie ed azzimate vecchiette indebitate, più una Russia sorniona, non era in grado d’imporre alla Cina proprio niente. Tanto meno un giovane avvocato dell’Illinois, il quale sa benissimo in quali mani è il debito estero americano, ovvero a Pechino e, in minor misura, a Mosca.

L’unico spettacolo al quale abbiamo assistito è stato, dunque, quello delle abbuffate di ravioli, delle degustazioni di vini abruzzesi, delle visite alle gelaterie romane da parte delle mogli con figli al seguito. Nessuno, s’è accorto che la Cina ha lasciato il vertice con una scusa, a dir poco, puerile.

Domanda: se era un vertice internazionale, dov’è finita la politica estera?

Una ingannevole luna di miele

autore: 
Pietro Ancona

Dopo il g8 la batteria massmediatica dell'Occidente, aiutandosi con tanti articoli di "colore" si prodiga a stendere un'atmosfera di luna di miele su un Berlusconi che esce quasi da titano da un appuntamento pericoloso e preceduto da funesti presagi, un Barak Obama che stringe la mano (per ben due volte!!) a Gheddafi, un accordo incompleto sul clima che dà un tocco ecologico al summit e che dovrebbe eccitare i verdi di tutto il mondo rendendoli riconoscenti ad Obama che, a differenza di Bush, si preoccupa del riscaldamento e del difficile futuro dell'umanità.

Naturalmente nessuno si azzarda ad avventurarsi nelle grandi omissioni dell'agenda dell'Aquila: poche e generiche notazioni sulla più grande crisi finanziaria del dopoguerra che ha svenato gli Stati a sostegno di banche e finanzieri ladroni recidivi. Si apprende al riguardo che i managers di una grande finanziaria americana che ha ricevuto 180 miliardi di dollari dal governo USA ha subito ripristinato i superbonus milionari per i suoi dirigenti. Obbedendo all'ammonimento di Soros gli Usa ed i cortigiani europei non hanno stabilito di regolare il mercato mondiale che resterà libero ed aperto alle incursioni ed alle piraterie del liberismo nella sua fase criminale.

Per quanto riguarda l'Africa non è stato preso in considerazione nessun progetto di pacificazione delle tante guerre che la inchiodono alla miseria più nera e che sono quasi sempre fomentate dalle ingerenze post colonialistiche dell'Occidente a cominciare dal Corno d'Africa da decenni funestato da guerre a causa della sua importanza geostrategica.
Il Niger viene flagellato dall'incuria delle compagnie petrolifere a cominciare dall'Eni e dalla Shell che ne hanno avvelenato il delta del grande fiume e, per abbassare i costi, non si curano della manutenzione e della devastazione del suolo, delle acque, della salute dei disgraziati abitanti.

Il fiore all'occhiello del summit è l'accordo sul clima che per quanto largamente inefficace e spalmato da qui al 2050 mira a frenare lo sviluppo dei nuovi giganti dell'economia mondiale India,Cina e Brasile che giustamente chiedono un corrispettivo in tecnologia per compensare le maggiori spese antiiemissioni che Obama e gli altri si sono ben guardati dal proporre e si guarderanno bene dal concedere.

Intanto, il mondo non rappresentato dalla mielosa prosa dei laudatori, va avanti per conto suo. Si attacca l'Iran per le repressioni delle proteste (fomentate dalla Cia) e si parla del suo Capo di Stato come di un Presidente oramai azzoppato. Si costringe il Presidente cinese a rientrare precipitosamente a Pechino per via del pogrom degli Uiguri presentato in Occidente come attacco ai diritti umani degli stessi (bomba propagandistica cronometrata al millesimo sul g8 come la bomba tibetana del Dalai Lama fu cronometrata sulle Olimpiadi), il Golpe honduregno giunge alla sua terza settimana e non sembra che qualcuno a Washington abbia fretta di consentire il ripristino al suo posto del legittimo Presidente deposto dai gorillas bananas.

L'Italia che ospita il g8 si è data una legge razzista che criminalizza l'immigrazione e la mette in mano ai capricci dei datori di lavoro che la utilizzano spesso in nero. Scheda i barboni in un apposito elenco presso le Questure e non presso gli uffici del welfare e consente di strappare alle famiglie dei poveri immigrati e rom i bambini.
Il Presidente Napolitano che bacchetta la Cina per i "diritti umani" non penso abbia intenzione di fermare un obbrobrio razzista più grave di quello delle leggi di Mussolini.
In Afghanistan è in corso una offensiva militare contro i patrioti e la popolazione civile di cui non sappiamo quasi nulla, mentre in Iraq, nonostante la descrizione fattane recentemente dalla Sgrena sul Manifesto come di una Napoli del dopoguerra, si marcia al ritmo di trenta e più morti al giorno, non sappiamo a chi dovuti se ai sunniti o agli squadroni della morte di Negroponte.
Naturalmente del milione e mezzo di abitanti della striscia di Gaza, prigionieri degli israeliani che impediscono qualsiasi contatto con l'esterno e sequestrano gli aiuti umanitari e li fanno morire di fame di sete e di malattie non curate non interessa a nessuno. Che crepino pure dal momento che non solo gli ebrei ma
tutti gli occidentali li considerano "bipedi parlanti" ai quali si può fare tutto...
E sulle omissioni potremmo continuare per un pezzo...

Ps: come mai Israele non partecipa ai G8?

L'Aquila: partito il corteo

autore: 
no g8

Il corteo contro il G8 è partito, lo striscione dice «Voi G8 siete il terremoto, noi tutti aquilani»; a organizzarlo sono il Patto di base e la Rete nazionale contro il G8.
Ad aprire il corteo i vigili del fuoco. Sono presenti, tra gli altri, esponenti di Cobas, Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Sinistra critica, i sindacati di base e alcune associazioni aquilane come Epicentro solidale.
Il corteo percorrerà la Statale 17 passando dinanzi a Bazzano, dove c’è il cantiere per la costruzione della C.a.s.e.

Roma: liberati gli arrestati il 7 luglio

autore: 
((A))

Arrivano buone notizie dal carcere.
Gli otto ragazzi fermati martedì 7 luglio in zona Testaccio verranno liberati nel pomeriggio. Per cinque di loro ci sarà l’obbligo di firma.

[L'Aquila] NO G8: alle 14 partenza del corteo

autore: 
no g8

Si stanno radunando nella piazza della stazione di Paganica le persone che parteciperanno tra poco alla manifestazione nazionale indetta dalla Rete contro il G8.
Il tragitto della manifestazione ha più i connotati di una marcia che quelli di un corteo vero e proprio. Intanto la lunghezza – circa 10 chilometri, di cui l’ultimo in salita – per affrontare la quale, per di più sotto il sole estivo, è necessario attrezzarsi con copricapo e scarpette e con uno zainetto che abbia almeno una bottiglietta di acqua.
La partenza del corteo è stata spostata alle 14 per attendere l'arrivo dei numerosi pulman (20 solo da Roma) provenienti da varie città, ma in notevole ritardo anche per i pressanti controlli di polizia.

E’ stato costituito un Legal Team dall’associazione «Avvocati europei democratici», che sarà operativo all’Aquila per ogni evenienza.
Gli avvocati saranno riconoscibili durante il tragitto dalla pettorina con la scritta «Legal Team Europa», mentre per chi necessita dell’assistenza legale il numero da chiamare è il 339 5930900.

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