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Dai media

Alcoa/ Alta tensione a Portovesme "sequestrata" la fabbrica

autore: 
jg
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da: http://www.apcom.net/newscronaca/20091120_214800_3d845f8_76746.htm

21:48 - CRONACA- 20 NOV 2009

Rivendicazione video: presi i manager, ma Cgil frena:sono con noi
Milano, 20 nov. (Apcom) - Una giornata di alta tensione alla Alcoa di Portovesme, in provincia di Carbonia Iglesias, dopo che la multinazionale dell'alluminio ha deciso di sospendere la produzione nei due stabilimenti italiani, quello in Sardegna e quello di Fusina in Veneto. L'azienda di Pittsburgh ha reagito così alla decisione della Commissione europea che ha chiesto di restituire gli aiuti ricevuti sul prezzo dell'elettricità. La notizia, ha fatto sapere la Cgil Sarda, è arrivata improvvisa e inattesa e, come ha spiegato il segretario regionale Enzo Costa, "Con una notizia come quella la fabbrica si ferma". Gli operai si sono subito riuniti in assemblea e la tensione è salita al massimo quando i lavoratori hanno deciso di "sequestrare" lo stabilimento e quindi è stato diffuso un video nel quale due uomini con il volto coperto hanno rivendicato l'azione. "Abbiamo sequestrato lo stabilimento con tutti i dirigenti dentro - hanno detto - la dichiarazione dell'Alcoa che chiude gli stabilimenti non può essere messa in atto. Togliamo il sequestro solamente dopo che l'Alcoa toglie la dichiarazione". Con il passare delle ore la situazione è andata tranquillizandosi e la Cgil ha ribadito che "non c'è nessun sequestro, i dirigenti sono rimasti di loro iniziativa, è una decisione che riguarda tutti e che ha sorpreso tutti. Domani mattina alle 9 - ha spiegato Costa - ci sarà un'assemblea aperta a tutte le associazioni del territorio e ci sarà un'analisi della situazione meno a caldo. La decisione di chiudere lo stabilimento sindacalmente è da respingere". Il problema, oltre che i lavoratori della Alcoa, riguarda l'intera regione sarda del Sulcis dove, hanno sottolineato dalla Cisl, la situazione "è disperata". "A Portovesme - ha spiegato il sindacalista Rino Barca - lavorano circa 1000 unità, circa 2mila con l'indotto, senza considerare la situazione di un territorio marcato dalla disoccupazione, per noi l'Alcoa è come la Fiat a Torino. Le fabbriche avevano dato un impulso a questo territorio dopo la chiusura delle miniere. Che la fabbrica chiuda è un disastro". Anche il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, è intervenuto sulla vicenda: "Questo è il momento della fermezza, ma anche del massimo senso di responsabilità da parte di tutti. Fare ora qualcosa di diverso potrebbe mettere a rischio qualche migliaio di posti di lavoro". Per il governatore "l'unico obiettivo che tutti perseguiamo è la piena operatività dell'impianto e il mantenimento dei livelli occupazionali, precondizione per un rilancio dell'intero polo dell'alluminio". In attesa degli sviluppi, a partire dall'assemblea di domani, la Alcoa avrebbe deciso di non fare nulla per 15 giorni. Ma la mobilitazione dei lavoratori non si ferma. l

Trovata morta la trans Brenda E' la seconda vittima del caso Marrazzo

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Si infittisce il mistero sul caso Marrazzo. E' stata trovata morta asfissiata nella sua casa invasa dal fumo, la trans brasiliana Brenda, 32 anni, coinvolta nella vicenda di sesso, droga e ricatti che ha portato alle dimissioni del presidente della Regione. La Procura di Roma sta indagando sull'ipotesi di omicidio volontario. In questura sono state convocate 15 persone attualmente sottoposte a interrogatorio. I magistrati hanno disposto l'autopsia, gli esami tossicologici e ordinato il sequestro del computer della vittima, trovato completamente immerso nell'acqua in un lavandino. Le ipotesi sono due, una opposta all'altra: il tentativo di renderlo inutilizzabile, da parte di chi non è al corrente che che, comunque, l'hard disk si può salvare; oppure per la ragione opposta, salvare il computer dal fuoco.

Tracce di liquido infiammabile sarebbero state trovate nell'appartamento, non lontano dal cadavere di Brenda.
Secondo quanto si apprende, l'incendio avrebbe causato solo qualche danno alla casa. La porta d'ingresso, al momento dell'arrivo dei vigili del fuoco, era chiusa.

Brenda giaceva su un letto collocato in un soppalco di 8 metri quadrati, costruito nella stanza del piccolo appartamento che è di 10 metri quadrati. Secondo quanto accertato le fiamme e il fumo sono scaturite vicino ad un borsone nell'ingresso dell'appartamento. La combustione, lenta, ha provocato fumi che avrebbe soffocato Brenda, che aveva il corpo annerito dalla fuligine. In un primo momento si era inmvece pensato che fosse carbonizzato.

Quattro sono i magistrati che hanno effettuato il sopralluogo nella casa di via Due Ponti: il Pm Pierluigi Cipolla, del procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani (che ha la delega per gli omicidi) e altri due Pm che indagano sul caso Marrazzo, l' aggiunto Giancarlo Capaldo e il Pm Rodolfo Sabelli.

Brenda era seminuda riversa sul pavimento del soppalco del suo appartamento seminterrato, luogo dove - a quanto pare - non riceveva i suoi clienti. Il corpo, secondo la polizia scientifica, si è mostrato senza segni di violenza. Accanto al cadavere è stata trovata una bottiglia di whisky. Ma un particolare pare più significativo di altri: c'erano delle valigie pronte, forse perché Brenda si preparava a lasciare Roma per tornare in Brasile.

Parlano le amiche. "L'hanno ammazzata, non so chi.
Stava male psicologicamente, voleva tornare in Brasile: ora devono trovare chi ha fatto tutto questo". Visibilmente scossa, Barbara, parla così una transessuale brasiliana amica della vittima. "Ieri con Brenda ci siamo incontrati in un parcheggio, abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantine's, poi lo abbiamo lasciato in casa a vedere la televisione", dice Barbara. La trans brasiliana ha affermato poi che "tutti i trans della zona sono a rischio di morte. Abbiamo molta paura dei romeni".

Brenda dopo Cafasso. La transessuale è la seconda vittima della vicenda Marrazzo. Il primo è statoGianguarino Cafasso, protettore di transessuali, stroncato da un'overdose di cocaina nel settembre scorso. Era lui il pusher che, secondo i carabinieri coinvolti nel caso, girò il filmato svelando cosa avveniva nell'appartamento di via Gradoli. La morte di Cafasso ha insospettito la Procura di Roma, che ha disposto una accertamenti tossicologi specifici per conoscere le cause del decesso.
Testimone dai pm. La transessuale brasiliana coinvolta nel caso per i rapporti che avrebbe intrattenuto con Marrazzo, era stata ascoltata in Procura a Roma, come testimone, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio, il 2 novembre scorso. L'audizione del viado, di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli, doveva chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo, e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali.

I rapporti con Marrazzo. Rispondendo alle domande dei pm il 2 novembre scorso, nell'ambito dell'inchiesta che lo vede vittima di un presunto tentativo di ricatto, Piero Marrazzo aveva dichiarato: "Ho avuto incontri di questo tipo con un'altra persona, un certo Blenda, nome che ho letto sui giornali in questi giorni e che mi sembra di ricordare. Nell'occasione di un incontro con Blenda ricordo che è passato anche un altro trans di cui non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda".

"Né Blenda o Natalie - aveva aggiunto l'ex governatore - mi hanno mai chiesto del denaro o ricattato in relazione a foto o video che mi ritraevano. Non sono a conoscenza di video o foto scattate da Blenda in occasione di questi incontri ma il mio stato confusionale negli stessi dovuto all'assunzione occasione della cocaina non mi mette in condizioni di saperlo. Non ricordo se ho dato a Natalie degli assegni per pagare le sue prestazioni, assegni poi restituitimi in cambi di contanti".

L'avevano picchiata e rapinata. L'8 novembre Brenda era rimasta coinvolta in una rissa dalla quale era uscita con ferite al volto. I carabinieri la trovarono in evidente stato di alterazione psicofisica dovuta all'assunzione di alcool e con alcune escoriazioni. In quell'occasione, Brenda ebbe atteggiamenti autolesionistici, sbattendo la testa su un'autovettura in sosta.

Poi dette in escandescenze anche all'ospedale, minacciando il personale sanitario con un paio di forbici da medicazione e procurandosi lesioni alle braccia. Dalle testimonianze dagli inquirenti si accertò che Brenda era stato avvicinata da alcuni ragazzi, probabilmente dell'est Europa, i quali gli avrebbero portato via la borsa, restituendogliela subito dopo, senza il cellulare.

Il legale di Marrazzo: "Inquietante". La morte della transessuale è un fatto "inquietante", ha commentato Luca Petrucci, legale di Marrazzo. "Bisogna indagare per vedere se c'è qualcosa di più grosso di quel che sia già emerso". "Non posso pensare - ha spiegato i legale - che la settimana scorsa questa persona è stata aggredita e rapinata e da poche ore è morta. Vanno approfondite le cause, c'è da capire che cosa c'è dietro".

Vladimir Luxuria. "Brenda non si è suicidata,
poteva essere vista come una persona troppo scomoda". Così si è espressa Luxuria, la prima parlamentare italiana transgender, commentando la morte di Brenda. Pochi giorni fa era stata picchiata, le hanno rubato il cellulare con tutti i numeri e i messaggi - sottolinea Luxuria - Mi viene il sospetto che, probabilmente, qualcuno sapeva che Brenda era a conoscenza di troppe cose. Probabilmente c'era qualche altro nome di politico importante che Brenda frequentava".

da repubblica on line e corsera magazine

Contro la privatizzazione della conoscenza

Diritto allo studio

Di fronte alla protesta in cinquanta città italiane dei giorni scorsi, Gelmini e il governo reagiscono con la tecnica di sempre: screditando. E inventandosi una visione su misura della realtà. C’è una Giornata di mobilitazione internazionale per il diritto allo studio che ha visto l'organizzazione di numerosi cortei e sit-in contro le privatizzazioni della formazione e della conoscenza? Gelmini lo nega. Non dice, come disse a suo tempo, che gli studenti che protestavano erano «facinorosi», ma qualcosa che per lei rappresenta una sorta di sinonimo: appartenevano tutti ai centri sociali. Dunque: non rappresentavano in alcun modo la maggioranza dei bravi studenti italiani che, per carità, invece di protestare, loro, studiano. L'altra tecnica ormai collaudata da una Gelmini a corto di argomenti per scongiurare una ripresa dell' Onda, è quella di definire «anacronista» il movimento di protesta. «Gli studenti italiani hanno capito che bisogna avere il coraggio di guardare al futuro, di cambiare la nostra scuola, di fare scelte coraggiose», dice Gelmini. «Riproporre vecchi slogan, come se fossimo ancora negli anni '70, certamente non contribuisce a rendere la nostra scuola più moderna». Gli anni '70 come culla di tutti i mali della scuola e del mondo, secondo Gelmini. In realtà è difficile capire perché il mondo dell'università e della scuola protesta senza andare a quegli anni.
Uno dei lasciti migliori degli anni '70 in Italia è stato il rinnovamento della scuola e dell'università. Poi è iniziata un'inversione di tendenza che sta andando avanti anche oggi. Si è cercato sempre più di offrire agli studenti un modello di scuola di tipo anglosassone, che prevede di arrivare da una parte a una scuola di base pubblica e gratuita di scarsa qualità e con funzioni soprattutto di contenimento sociale, e dall'altra a una scuola privata a pagamento per chi se la può permettere. E ad una ferrea privatizzazione delle Università, del sapere, della cultura, della conoscenza. Una scuola «classista» fin da bambini, a ben pensarci, che stride con il dettato costituzionale. Il primo a parlare apertamente di «modello anglosassone» nella scuola pubblica di base è stato Luigi Berlinguer, Ministro della Pubblica Istruzione dal maggio 1996 all'aprile 2000. Da allora, a tentare di completare questo disegno che ha come stella polare la riduzione dei fondi destinati alla scuola primaria, hanno provato soprattutto i Ministri dell'Istruzione del centro-destra: prima Letizia Moratti e oggi, appoggiata da un sistema informativo a senso unico, Maria Stella Gelmini.
Di fronte a un drastico taglio di fondi alla scuola e all'Università, se ne possono migliorare la qualità? No, certo. E prima o poi ci si accorgerà come «provare con l'ignoranza» invece che con l'istruzione e l'educazione, per uno Stato, non è neppure più economico. Allora che si farà?

Il Manifesto

poveri ciellini...

Fonte: "Il giornale"

Negli anni ’20 i fascisti riuscirono a ridurre al silenzio giornali, sindacati, associazioni culturali e partiti d’opposizione a colpi di incursioni squadristiche. In questi giorni, con gli stessi metodi, i centri sociali, amorevolmente accuditi da Rifondazione comunista e Sinistra critica, hanno costretto a chiudere la Cusl, cartolibreria di Comunione e liberazione all’Università Statale. Anzi, di più: hanno talmente intimidito i «ciellini» da indurli a non denunciare nemmeno l’ultima aggressione, avvenuta l’altro pomeriggio, per paura di ulteriori ritorsioni.
Finisce così una settimana di passione per la città, e per la civile convivenza, iniziata venerdì 13 con l’arresto dei cinque anarchici, uno in carcere e quattro ai domiciliari, che un mese prima avevano fatto 800 fotocopie di un volantino alla Cusl e poi «pagato» a calci e pugni. Immediata la reazione dei compagni con cassonetti rovesciati, muri imbrattati venerdì sera al Ticinese e bombe carta dentro San Vittore sabato pomeriggio. Ma c’è soprattutto un conto da regolare ed è con «quegli infami» di Comunione e liberazione. Così lunedì la libreria viene assaltata e costretta a chiudere. Ma non basta, bisogna dare un segnale e deve essere di chiaro stampo mafioso: così i nomi dei cinque ragazzi della Cusl vengono vergati sia su un lenzuolo fatto scendere dalla balconata dell’atrio sotto la scritta «nuociono gravemente alla libertà» sia sul muro della libreria accompagnati dalla parola «carcerieri». Come dire: chi vuole è libero di andarli ad aspettare sotto casa.
Martedì, durante la giornata nazionale di mobilitazione contro la riforma Gelmini, i «centrosocialisti» iniziano una scorribanda in centro. La polizia interviene e in Loggia dei Mercanti quattro ragazzi vengono bloccati e accusati di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale più lesioni, per un paio di agenti contusi. Due vengono denunciati a piede libero, due rimangono nelle celle di sicurezza. Il giorno dopo il Tribunale, dove si svolge l’udienza di convalida degli arresti, è preso d’assedio. Poi con un buffetto del giudice «Fate i bravi adesso» i due tornano liberi. Anche se dovranno presentarsi il 25 per la prima udienza del processo.
Dopo averli portati in trionfo per la città i «bravi ragazzi» tornano alla Statale per verificare che la libreria sia chiusa. Invece è aperta e riparte l’assalto: spintoni, minacce, insulti, libri e suppellettili fatti volare. Arriva il nucleo Informativo dei carabinieri ma gli squadristi, 7/8 sembra, se ne sono andati, quindi gli agenti chiedono alle vittime se vogliono presentare denuncia. Ma questa volta vince la paura: «No grazie, altrimenti “questi” ritornano». Gli investigatori esaminano i fatti: ingiurie, minacce e danneggiamento, vista la modesta entità dei danni, sono reati perseguibili per querela di parte. I ciellini non la presentano quindi caso chiuso. L’Informativo invierà una relazione all’autorità con i nomi e cognomi degli aggressori, di più non si può fare.
Intanto gli squadristi cantano vittoria: per tutto il giorno festeggiano la loro «giornata contro Cl». Oggi invece riposo ma si riprende domani con una serie di presidi davanti a tutte le scuole cittadine. L’11 e il 12 dicembre, manifestazioni e occupazioni contro la riforma Gelmini.

quando l'infamia dei giornalisti non conosce limiti, e ovviamente quando i ciellini non conoscono il pudore per le LORO ladronerie sistematiche...
Che almeno conoscano un altro sentimento

quella merda di placanica

L'ex carabiniere fu accusato e poi prosciolto per la morte di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova
Gli abusi risalgono al 2007. All'epoca la ragazzina che ne è stata vittima aveva 11 anni
Mario Placanica indagato
per violenza sessuale su minore

Mario Placanica indagato per violenza sessuale su minore

Mario Placanica
ROMA - Mario Placanica, l'ex carabiniere accusato e poi prosciolto per la morte di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, è indagato dalla procura di Catanzaro per violenza sessuale su minore e maltrattamenti.

Secondo quanto trapelato, ieri la vittima degli abusi, che all'epoca dei fatti aveva 11 anni, è stata ascoltata dal gip della città calabrese Gabriella Reillo in sede di incidente probatorio, su richiesta del pubblico ministero. La ragazzina è stata sentita in una struttura protetta. Nell'ordinanza ammissiva di incidente probatorio depositata il 26 ottobre 2009 si legge che è stato necessario ascoltarla "per garantire il miglior ricordo dei fatti, verificatisi circa due anni fa, e verso i quali la stessa ha manifestato un atteggiamento di rifiuto e di tendenza alla rimozione, come desumibile dall'atteggiamento di non collaborazione" rilevato da una psicologa, e in generale "dal sentimento di vergogna, con conseguente reticenza".

Insomma, scrive il magistrato, "la prova richiesta deve ritenersi rilevante e non rinviabile al dibattimento", anche per l'atteggiamento di "vergogna, con conseguente reticenza" della ragazza, ma soprattutto "per porre fine o comunque alleviare la situazione di stress". E dunque il giudice, assistito da una psicologa minorile, ha ascoltato in una stanza protetta e che la mettesse a suo agio, le parole della giovane, mentre una telecamera trasmetteva le immagini a un'altra stanza della struttura dove era prevista la presenza di "tutti gli altri soggetti legittimati".

Placanica non ha partecipato alla deposizione: in sua vece l'avvocato Salvatore Sacco Saragò del foro di Catanzaro. Secondo indiscrezioni la ragazza, che in un primo momento, e non in sede di incidente probatorio, avrebbe ricordato un solo episodio, ieri davanti al gip avrebbe invece fatto cenno a più di un abuso.

Gli abusi, sempre a quanto si apprende, sarebbero durati un anno circa fino ad agosto 2007. La denuncia alla polizia, invece, sarebbe arrivata qualche mese dopo, a maggio del 2008. A presentarla la madre della ragazza. Giusto il tempo, per lei, di rompere il muro della paura, e quello del pudore da parte della giovane, aiutata nel difficile percorso da una psicologa. Davanti alla quale, faticosamente, avrebbe iniziato a raccontare quanto le sarebbe accaduto. A quanto pare, poi, la polizia di Catanzaro avrebbe ascoltato immediatamente altre quattro persone, le quali sarebbero state messe al corrente dei fatti da Placanica stesso. La ragazza invece sarebbe stata ascoltata la prima volta dagli inquirenti ad aprile 2009, con l'ausilio di uno psicologo. Ieri, infine, l'incidente probatorio.

A Milano gli studenti finiscono in galera

autore: 
dal manifesto

Una settimana nera tra arresti, sgomberi e manganelli. Studenti medi, universitari e precari della ricerca in piazza in 50 città d'Italia. Nel mirino il ddl Gelmini sull'università e i tagli del governo. Occupati i rettorati a Bari e Torino, a Milano la polizia carica: arrestati due liceali, altri due saranno processati questa mattina per direttissima.

La situazione, qui a Milano, è dolorosamente semplice. Non che ci sia granché da reprimere, eppure - anzi, proprio per questo - da settimane non passa giorno senza che qualcuno venga accarezzato dalla mano pesante di chi cerca in tutti i modi di provocare lo scontro. E' qui, complice la giunta più avanzatamente reazionaria del centrodestra, che si sta sperimentando la capacità di soffocare sul nascere qualsivoglia tentativo di dissenso, ancorché modesto, o divertito, o disperato. Le pigliano gli studenti, i ragazzi che la sera si ritrovano con un bicchiere in mano, vengono processati per direttissima i writers, le pigliano gli occupanti di case, e figuriamoci i rom...
Gli ultimi, in ordine di tempo, sono stati arrestati ieri - resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale - dopo un corteo non autorizzato che solo per finta è sfuggito al controllo delle «forze dell'ordine». Cariche di alleggerimento, manfrine paramilitari, accerchiamenti vari, qualche concessione dello spazio giusto per agevolare infrazioni e poi manganelli, e la Questura di via Fatebenefratelli. Ne hanno fatto le spese due ventenni del centro sociale Cantiere rimasti impigliati nelle maglie sempre più strette della polizia (altri due sono stati fermati e poi rilasciati): questa mattina alle 9 vengono processati per direttissima - con presidio studentesco al seguito. Si sono macchiati per aver organizzato un corteo un po' itinerante, «sportivo», come fanno quasi sempre. E dire che poteva andare anche peggio, stando alle parole mai tanto calibrate del vicesindaco De Corato, l'uomo che meglio di tutti interpreta il clima da caccia alle streghe che si respira in città, lo stesso che pochi giorni fa è stato investito anche della delega al Traffico: «Non è tollerabile che Milano sia oggetto di uno stillicidio di cortei non autorizzati che hanno l'unico scopo di paralizzare il traffico. Senza dimenticare che questi raid, effettuati correndo per mezza città, solo per creare maggiore scompiglio, sono molto pericolosi. E se qualche studente finisce sotto una macchina non si può poi accusare il Comune o le forze dell'ordine». Geniale, e anche un po' agghiacciante.
Allora, solo per restare nel limitato campo delle proteste studentesche di questi ultimi giorni, vediamo un po' quali responsabilità possiamo attribuire con certezza al Comune di Milano, alle forze dell'ordine (che prendono ordini direttamente dal ministro degli Interni Roberto Maroni), e a quella parte della magistratura milanese che non esita ad invocare la galera per fatti di poco conto.
Torniamo a sabato scorso, per esempio. Tra i protagonisti del corteo di ieri c'erano anche i ragazzi e le ragazze delle scuole civiche serali Gandhi, il gruppo di studenti lavoratori che a settembre si è visto sbattere in faccia le porte della scuola perché, a detta di Palazzo Marino, non era «conveniente» tenerla aperta - era uno dei pochissimi licei serali d'Italia. Da mesi stanno campeggiando in segno di protesta, giorno e notte, di fronte al cinema della gauche milanese (l'Anteo), senza raccogliere molta solidarietà. Il Tar ha dato loro anche ragione, e sabato scorso, dopo l'ennesimo tentativo simbolico di occupazione, sono stati sgomberati duramente dalla polizia. Niente di grave, solo qualche gomitata fuori programma per una inutile esibizione di muscoli, davvero niente se confrontato a ciò che è accaduto il giorno prima.
E veniamo quindi a venerdì scorso. Quel giorno, novanta agenti tra poliziotti e carabinieri, con un blitz in perfetto stile antimafia che nemmeno a casa di Provenzano, hanno arrestato cinque studenti della cosiddetta «area antagonista» dell'Università Statale di Milano. Quattro sono finiti agli arresti domiciliari, il quinto - noto alle cronache e soprattutto agli uomini della Digos, come «figlio di un ex terrorista di Prima Linea» - è finito direttamente in carcere. Di quale reato si sono resi colpevoli? Furto di fotocopie, con rissa al seguito - per i magistrati: «rapina aggravata». Lo scorso 2 ottobre, i cinque, nel corso delle proteste contro la sospensione di alcuni studenti dell'Onda, sono entrati nella libreria Cusl (di area Comunione e Liberazione) per fotocopiare alcuni volantini: senza pagarli. E' scoppiata una rissa, è volato qualche schiaffone. Tutto qui. E la sproporzione tra l'illecito contestato e la furia repressiva si può spiegare solo con l'ansia criminalizzatrice che tutto macina nel tritacarne della repressione. Ecco perché le botte al corteo di ieri, e perché in quattro giorni gli arrestati sono saliti a sette. A bocce ferme, senza lo straccio di un'opposizione sociale degna di questo nome, a Milano questo non era mai capitato. «Dare la possibilità di non pagare le tasse per il primo anno di laurea magistrale o specialistica agli studenti che saranno neolaureati alla triennale nei primi mesi del prossimo anno». Questa la richiesta al senato accademico avanzata dal coordinamento dei collettivi degli studenti della Sapienza di Roma, che ieri hanno manifestato all'interno della città universitaria della Sapienza di Roma e davanti al rettorato. Le scale del rettorato, in piazzale Aldo Moro, sono state «isolate» con del nastro rosso. All'entrata lo striscione «Di-istruzione in corso. Ricostruiamo l'università». Una delegazione di studenti è stata poi accolta in senato accademico, dove si stava già svolgendo una seduta. Alla fine il senato accademico ha votato all'unanimità la proposta degli studenti per l'esenzione dalle tasse universitarie per gli studenti laureandi, «negli ultimi anni notevolmente svantaggiati a seguito della riduzione del tempo di durata dell'anno accademico». Per i collettivi si tratta di «un'importantissima vittoria».

BATTISTI: VENIER (PDCI), ORA STESSO ZELO GOVERNO PER ESTRADIZIONE ZORZI

(ASCA) - Roma, 19 nov - ''Il via libera del Brasile all'estradizione di Battisti e' una buona notizia. I terroristi, come tutti gli imputati, devono rispondere nei processi delle accuse che gli vengono mosse. Vorremmo pero' che il Governo italiano mettesse lo stesso impegno per ottenere anche la consegna di Delfo Giorgi, il neofascista di 'Ordine Nuovo', ricercato per le stragi di Piazza della Loggia e Piazza Fontana che oggi vive libero in Giappone''.

E' quanto chiede Jacopo Venier della segreteria nazionale del PdCI il quale aggiunge che ''nella lotta al terrorismo il doppio standard distrugge ogni credibilita'''.

sgombero di un campo stamattina a milano: i vigili antisommossa

il corriere parla di sgombero fatto da polizia e caramba, ma qua si vede benissimo che gli sbirri con casco e manganello sono la polizia locale, i vigili insomma.

http://milano.corriere.it/milano/gallery/milano/11-2009/rom/1/sgombero_4...

acab

[Roma] un altro detenuto nell'ospedale Pertini, in gravi difficolta

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(ANSA) - ROMA, 18 NOV - ''Siamo preoccupati perche' c'e' un altro detenuto nell'ospedale Pertini, in gravi difficolta'''.Lo ha detto il senatore Marino.
Uscendo dall'ospedale dove,con la Commissione parlamentare si sta occupando della morte di Stefano Cucchi, Marino ha detto che questo detenuto sta facendo lo sciopero della fame,perche' non riesce ad avere contatti con il suo avvocato.''Decideremo se allargare la nostra inchiesta. Il nostro scopo e' capire se Cucchi ha avuto assistenza adeguata''.

"Io, no global con partita Iva"

autore: 
La Stampa

Una volta assaltava il G8, ora fa l’imprenditore: “Siamo noi i veri sfruttati”. Contesta l’Irap (“Una vergogna”) e giustifica gli evasori: “Non hanno altra scelta”

MICHELE BRAMBILLA
MILANO

Ricordate Luca Casarini, il no global? Adesso fa l’imprenditore. È una delle tante partite Iva del Nord-Est, quelle che votano Berlusconi o Lega in percentuali bulgare. Quando parla dell’Irap, il nuovo Casarini parla come la Marcegaglia: «Un’imposta che colpisce la produzione è un’imposta assurda». Quando parla delle banche, parla come Tremonti: «L’accesso al credito, specie in periodi di crisi come questo, dovrebbe essere agevolato». Quando parla del centralismo dello Stato, parla come Bossi a Pian del Re: «C’è una forte richiesta di autonomia dalla parte della nostra gente, dobbiamo riprendere in mano i nostri destini».

Guai a dirgli, però, che ha voltato gabbana. Ribelle era e ribelle rimane. La sua ditta, una società di consulenza su marketing e comunicazioni, l’ha voluta chiamare «Nexus 7». «Nexus 6 - spiega - era il replicante di Blade Runner che si ribella. Io sono il numero 7, mi ribello ancora di più». La sede della ditta è a Marghera, a casa sua. Dipendenti zero. L’ha aperta in settembre. E due mesi sono sufficienti per capire i problemi di un mondo che non è propriamente quello da cui viene lui. Tasse, balzelli, burocrazia, clienti che non pagano e banchieri con il braccino corto hanno preso il posto di cortei, slogan, scontri con la polizia, denunce, condanne per resistenza a pubblici ufficiali.

Casarini, si rende conto che diranno tutti che è passato dall’altra parte?
«Ma non è vero. Io resto dalla parte degli sfruttati. E i nuovi sfruttati sono i piccoli imprenditori, gli artigiani. È il Paese che produce e quindi dovrebbe essere aiutato e invece si scontra con tutto un sistema di difficoltà».
Faccia qualche esempio.
«L’Irap è una vergogna. Specie in periodi di crisi. Viene tassata la produzione, non il reddito: ma le pare? E poi le banche. Per fare un mutuo, che è l’unico sistema possibile per comprare una casa, in Italia c’è un tasso medio del 5 per cento; in Europa è del 2,5. Per chi ha un’attività, poi... Io ho chiesto settemila euro di credito, per darmeli ci hanno messo un mese e mi hanno chiesto beni di famiglia in garanzia».
Sono i rischi d’impresa. Se ne rende conto solo adesso?
«No, ho sempre pensato che i piccoli imprenditori erano vessati. Non ho mai avuto un atteggiamento ideologico contro di loro. Per questo ho polemizzato con la sinistra, che ha sempre avuto un’impostazione classica: difende gli operai delle grandi fabbriche, che sono stra-garantiti, e se ne infischia di quelli che lavorano con i piccoli».
Sta pensando di passare alla Lega?
«Per carità. Non crederà davvero che la Lega tuteli le piccole imprese, vero? O che il Pdl sia il mitico “partito del popolo delle partite Iva”? Quelle sono tutte balle. La prova è che al governo ci sono loro, Lega e Pdl, e per noi piccoli imprenditori non stanno facendo niente».
«Noi piccoli imprenditori»? Siamo sicuri che lei è proprio il Casarini che guidava le masse contro il G8?
«Mi faccia continuare. Si è mai chiesto perché la Lega se la prende tanto con gli immigrati? Perché è l’unico argomento che può permettersi. Se parla di tasse, balbetta. La Lega, qui in Veneto, è lo Stato. È la Lega che ci impone le tasse. Dicono tanto di Roma, ma a Roma ci stanno loro».
Che cosa vuol dire aprire un’impresa proprio in tempo di crisi?
«Vuol dire scoprire l’iniquità del sistema fiscale. Le faccio un esempio. Oggi la gente paga tutta in ritardo. Chi lavora per gli enti pubblici, poi, riceve i soldi dopo 90 o 120 giorni, a volte dopo sei mesi. Ma l’Iva la deve pagare subito. Subito, ha capito? Io la recupero dopo mesi e mesi. E gli interessi, dico: gli interessi chi me li paga?».
Lei è un uomo di lotta. Ha pensato a qualche manifestazione?
«Beh, potrei cominciare a fare obiezione fiscale non pagando l’Irap, ad esempio».
Cioè evadere il fisco? Proprio lei? Sono discorsi da cumenda brianzolo che vota centrodestra.
«Un momento. Distinguiamo. C’è evasione ed evasione. Un conto sono i grandi evasori, che non pagano le tasse e poi si comprano l’Alitalia con i soldi dello Stato, cioè nostri. Un conto sono i piccoli, che devono pur difendersi».
Quindi lei giustifica l’artigiano o il commerciante che fa un po’ di nero?
«Ma certo. Se no come fa a vivere? Uno è costretto a evadere. Lo so che eticamente è discutibile. Ma io vorrei sapere anche dove vanno, i nostri soldi. A finanziare le guerre? Io non ci sto».

E rieccolo, il Casarini disobbediente. Sarebbe curioso se il prossimo guaio giudiziario l’avesse per evasione fiscale, e si trovasse sul banco degli imputati con la stessa accusa di frode fiscale che i pm contestano a Berlusconi.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200911articoli/4950...

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